:: Bolivia - maggio 2008 ::
Risultato del referendum autonomista:
1 morto e 30 feriti
Di Giovanna Vitrano Selvas.org

La polizia è dovuta intervenire domenica 4 maggio, in Santa Cruz per evitare gli scontri tra fazioni dei Comitati per lAutonoma e cittadini che rifiutavano la dimostrazione referendaria. (Fotos: Juan Cori / ABI).
L'opinione di Isaac Bigio:
Reflexiones sobre la autonomía de Santa Cruz
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Bolivia sulla strada della Yugoslavia: Indigenismo e separatismo
di Padre Gregorio Iriarte
| :: Bolivia su Radio Onda D'urto:: |
MORALES NAZIONALIZZA IMPRESE DI "INTERESSE POPOLARE"
Il presidente Evo Morales ha deciso di annunciare ieri, durante la festa del Primo di Maggio, la nazionalizzazione di alcune imprese chiave del Paese, che fanno parte di quei settori più volte definiti da Morales "primari". Tra queste c'è la Entel, il principale operatore telefonico del Paese, che dalla sua privatizzazione nel 1996 è controllata da Telecom Italia. Morales ha inoltre firmato i decreti di acquisizione della Chaco (British Petroleum) della Transredes (Shell) e la tedesco-peruviana Clbh.
I servizi con Giovanna Vitrano di Selvas.org
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BOLIVIA: SI AVVICINA IL REFERENDUM PER L'AUTONOMIA
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:: La Costituzione boliviana ::
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Un decesso e una trentina di feriti: questo è il saldo di una giornata che, più del suo possibile risultato, ha diviso la Bolivia in modo duro ed evidente.
Domenica 4 maggio, la parte sud-orientale del paese andino è stata chiamata a esprimere il voto su una possibile scelta autonomista. Una scelta che ben si accorda con le richieste e con le necessità della cosiddetta Media Luna (una “casta” di boliviani di pelle bianca con giganteschi interessi economici nel commercio di materie prime dalla Bolivia agli Stati Uniti), minoranza di “gringos” a cui si oppone la maggioranza dei campesinos, i “colla”, ovvero gli abitanti delle zone occidentali, le più povere e le più scure di pelle.

Numerosissime le manifestazioni anti-referendarie realizzate in tutta la Bolivia contro la spinta autonomista. (Foto: ABI)
Un referendum di cui la Corte Elettorale Nazionale non ha riconosciuto alcun valore ma il cui presidente ha detto che vi avrebbe potuto vedere una “indicazione” di volontà e che è stato rifiutato e osteggiato dagli indios (l’ottanta per cento dei boliviani) per il suo carattere separatista. In effetti, lo Statuto Autonomo pubblicato dal dipartimento di Santa Cruz sembra più una carta costituzionale di uno Stato indipendente che quello di una regione autonoma (sicurezza, forze militari, economia, giustizia, tutto in “autonomia”), una posizione forte che di certo non è piaciuta al presidente Evo Morales che con tanto lavoro, e tanti problemi, è riuscito a mettere in piedi una nuova Carta Costituzionale del Paese solo l’anno scorso.
Torniamo alla giornata del 4 maggio e al referendum.
Circa 5.200 i “seggi” (banchetti con scatole di cartone al posto delle consuete urne) allestiti nell’area che, fin dalle prime ore del mattino, si è trovata isolata da una serie di blocchi stradali organizzati dai campesinos contrari alla consultazione.
Per smantellare i blocchi sono arrivate le squadre della Unión Juvenil Cruceñista, giovani di estrema destra che usano la violenza come unico strumento di dialogo. Ma questo, forse, poco importa perché si tratta di pratiche consuete in quelle province.
Da un lato, i campesinos usavano pietre per bloccare la circolazione, impedendo così alle persone di recarsi ai “seggi”; dall’altro le squadre nero-vestite usavano le autombulanze per spostarsi e per risolvere le proprie faccende come meglio sanno fare.
“Autonomia senza collas”, “Evo anticristo” e cose simili sono state scritte sui muri, mentre dall’altro lato Radio Patria Nueva continuava a ripetere sempre lo stesso messaggio: nessuno è obbligato a votare! Non siete obbligati a votare!
Abitanti della zona di "Plan Tres Mil" nella città di Santa Cruz, dove risiedono circa 250 mila persone, hanno bruciato questa domenica decine di scatoloni-urne prese ai comitati elettoral autonomisti. (Foto: ABI)
Un morto e una trentina di feriti. Solo perché nessuno vuole una Bolivia veramente democratica, uno stato che possa esprimere la volontà del suo popolo in libertà.
Così i campesinos si sono dati da fare per bruciare i contenitori con le schede da utilizzare, almeno fino a quando dicono di averne aperto uno e di avervi trovato tutte le schede già votate con il “SI’”.
La polizia ha cercato di evitare gli scontri tra i sostenitori boliviani e i ragazzi della Juventud, finendo per causare la morte di un anziano il cui cuore non ha sopportato l’effetto dei gas lacrimogeni sparati nella zona della Plan 3000, una delle aree più “calde” nella convulsa giornata di ieri. Un morto e 30 feriti. Per niente. E i risultati dello “spoglio” si sapranno solo il prossimo 26 maggio.
Un morto e 30 feriti in una domenica di maggio, nell’autunno australe. Perché questa rimanga la Bolivia che conosciamo.
L'opinione di
Isaac Bigio:
Reflexiones
sobre la autonomía de Santa Cruz
Santa Cruz
| :: Isaac Bigio :: |
Isaac Bigio es un analista internacional formado en la London School of Economics & Political Sciences. En ésta, considerada la principal universidad internacional especializada en ciencias sociales, él ha obtenido grados y postgrados en Historia y Política Económica, y ha enseñando. Su especialidad son países en conflicto y transición entre distintos sistemas sociales. Ha pasado por las aulas del Instituto Europeo, la Escuela de estudios Asiáticos y Orientales, la escuela de Estudios Eslávicos y Europeo Orientales así como en otras dependencias de la Universidad de Londres. Sus artículos han sido publicados en unos 200 medios en 5 continentes. En 1998 obtuvo 2 Premios significativos: el de la Excelencia de Dillons-Waterstone (la mayor librería británica), y el E.H. Carr del Departamento de Política Internacional de la Universidad de Gales, Aberyswyth (el primer departamento de dicha disciplina en el mundo). |
En los últimos dos años el chavismo fue logrando que llegaran al poder amigos suyos en Bolivia, Nicaragua, Ecuador y Paraguay. Empero, su avance también genera resistencias y eventuales derrotas.
Mientras que en Venezuela Chávez perdió hace 6 meses su referendo y hoy su popularidad ya no es tan alta, se supo ayer que su mayor aliado en Europa (el alcalde de Londres Livingstone) fue removido del cargo por los conservadores, quienes anularían el convenio petrolero entre ésta (la mayor urbe de la UE) y Caracas.
Hoy Santa Cruz daría un sí en el referendo autonómico mientras el presidente Morales y sus seguidores llaman a boicotearlo por considerarlo ilegal y separatista. Bolivia profundizará su grieta entre su Oriente más cercano a un modelo económico tipo liberalismo occidental y un Oeste altiplánico que se inspira en algunas recetas del fenecido bloque oriental ‘socialista’.
Santa Cruz quiere convertirse en un bastión del antichavismo en medio de una región en donde tanto su país como todas las repúblicas que le rodean tienen administraciones que van del centro a la izquierda.
Autonomías
Santa Cruz ha votado por su autonomía aunque La Paz boicotee ese proceso. Bolivia, tras haber sido el país más centralista de la región (quienes gobernaban cada uno de sus 9 departamentos no eran electos sino designados por el presidente) se va en una dirección opuesta. La única nación suramericana que ha perdido la mayoría de su territorio original ante sus 5 vecinos (y que por ello recuerda el caso de Polonia) hoy sufre fuertes tendencias centrífugas (que podrían convertirla en la Yugoslavia andina).
El nacionalismo camba afirma no querer dividir a Bolivia aunque si crear una autonomía tan grande que les permita evitar que el gobierno izquierdista regularice, quiera redistribuir las tierras o tener mayor control sobre el gas. Morales, Correa y Chávez acusan a EEUU de fomentar ‘separatismos’ en los principales contrapesos a sus capitales. Empero, estos mandatarios ‘socialistas’ pueden estar ayudando a sus rivales si no hacen ciertas concesiones a ciertas demandas des-centralistas que han calado en las poblaciones de Santa Cruz, Guayaquil y Zulia.
A fondo: Reflexiones sobre la autonomía camba
Las izquierdas suelen ser campeonas de movimientos de nacionalidades (como las de los vascos, catalanes, palestinos, etc.) o regiones (como varias en las serranías) que éstas consideran como ‘oprimidas’. Empero, la derecha también suele calar en algunas regiones que tienen tradiciones propias autonomistas (como la costa atlántica en Nicaragua, Guayas en Ecuador, Zulia en Venezuela o el oriente en Bolivia). Si bien, ninguna de estas regiones tiene una historia como nación separada hay muchas características propias de ‘patria chica’, de diferenciación geo-cultural y de roces con la capital que tienen larga data.
En el caso camba las distancias con el altiplano tienen raíces. Hasta hace poco no había ninguna autopista pavimentada que conectase a La Paz con Santa Cruz. El oriente no fue parte del Incario, tiene un castellano muy distinto al ‘serrano’ y tiene una estructura social y cultural propia.
Una respuesta muy usual dentro de diversos socialistas consiste en acusar a los movimientos regionalistas cruceño, zuliano o guayaquileño como instrumentos de la oligarquía y el imperialismo. Es cierto que las fuerzas pro-‘libre empresa’ buscan impulsar y hegemonizar a éstos para debilitar a gobiernos que plantean nacionalizaciones o reformas agrarias o laborales.

Dos multitudinarias concentraciones en La Paz y El Alto rechazaron este domingo la consulta cruceña sobre el estatuto autonómico y ratificó la unidad de Bolivia. (Foto Américo Llampas/ABI).
Cuando los gobiernos socialistas rechazan todas estas demandas pro-autonomía y colocan a todo el movimiento de masas que hay alrededor de los regionalistas logran fortalecerse en sus bastiones geográficos (en el caso boliviano en el altiplano) pero también ayudan a empujar a los regionalistas críticos a la capital hacia los brazos de las fuerzas pro-mercado.
Evo Morales afirma que el referendo cruceño fracasó porque si se suma el menos del 40% de ausentismo con el 12% de votos por el no y los nulos y blancos se llega a que una mitad de dicho departamento no aprobó el estatuto autonómico. Usualmente en todos los comicios la tasa de ausentismo no baja del 20% al 30% de los votos, y eso no implica que los que no votaron rechacen a los resultados.
Empero, con esos mismos datos Morales reconoce que la demanda por la autonomía si tiene apoyo popular en la zona más próspera de su república pues al menos la mitad de los cruceños la apoyan.
Un político debe actuar de acuerdo a las realidades y no a sus propios deseos. Morales bien pudo neutralizar al regionalismo camba llevando como su vicepresidente a un oriental o buscando desde sus inicios combinar una reforma pro-autonomía con una agraria.
Hoy él tiene dos alternativas. Una es seguir una ruta como la que tuvo Lenin en la revolución soviética cuando él confrontaba la resistencia de otras naciones del imperio ruso (como Polonia, Ucrania, etc.) y en la cual él aceptaba la autodeterminación de éstas al mismo tiempo que lanzaba una radical redistribución de la propiedad para quebrar el poder de sus oponentes.
Otra es seguir el sendero del laborismo británico (partido que, al igual que Morales, tiene raíces sindicales) quien debe aceptar que en Escocia (en donde ha nacido Brown y Blair) exista un gobierno pro-independencia que tenga su propio sistema judicial y educativo y leyes sociales muy distintas al del resto del país. El laborismo no moviliza a la población de Inglaterra y Gales contra el nacionalismo escocés sino que trata de aceptar algunas medidas pro-autonomía al tiempo que busca socavar al separatismo. El resultado es que la mayoría de Escocia no secunda una secesión.
Sin embargo, Morales no sigue uno u otro camino. Se niega a aceptar a la autonomía y no toma medidas contra lo que él llama la ‘oligarquía camba’ a quien presenta como instigadora del separatismo. Busca conciliar pero no lo hace de manera firme. Quiere aparecer como demócrata pero no quiere aceptar un referendo que le sea hostil.
Si Morales no toma un camino claro corre el riesgo de minar su base social en Santa Cruz y en la Media Luna, con lo cual su proyecto de abrir un largo periodo histórico ‘anti-imperialista’ en Bolivia puede irse quedando socavado. |