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29-01-2007
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Durante il governo di Carlos Mesa, successore di Sanchéz de Lozada, ha iniziato a mettersi in pratica un disegno tratteggiato dall'interventismo nordamericano. Nel giugno del 2004, un consigliere di Bush e Cheney per le politiche di intervento militare statunitense, Mark Falcoff, ha scritto un intrigante articolo intitolato “Gli ultimi giorni della Bolivia?” pubblicato dall' American Enterprise Institute (AEI, l'organismo accademico della Cia) sulla loro rivista Latin America Outlook. Secondo quel rapporto, i nostri giorni sono contati…


Mark Falcoff, cosigliere di Bush, ha predetto la balcanizzazione delle Ande
Il separatismo che si agita nel paese è cominciato nel 2004

Dalla Bolivia
Wilson García Mérida - Servizio d'informazione Datos & Análisis- p
er Selvas.org

Traduzione a cura di Selvas.org



Ombre sulle Ande (Foto Gustavo Mujica)


  • Su Falcoff, autonomia e Bolivia
    Un paese fastidioso
    Di Giovanna Vitrano - Selvas.org

    L'articolo di Wilson Garcia Merida ci ha suggerito una lettura davvero incredibile: quella dell'articolo scritto da Mark Falcoff.
    «Lo scorso ottobre (quello del 2003, ndr) la Bolivia ha vissuto un dramma sociale e politico che ha costretto il presidente Gonzalo Sanchez de Lozada a rassegnare le dimissioni, un dramma che ha scosso la capitale La Paz fin alle sue fondamenta. Le sedi di tutti i partiti politici che hanno appoggiato il governo sono state bruciate per intero; tutti i simboli dell'autorità governativa sono stati distrutti o danneggiati, persino il Ministero dello Sviluppo Sostenibile - un magnifico edificio art decò una volta sede dell'impero della Patiño (famosa impresa legata all'estrazione dello stagno e strettamente legata all'oligarchia boliviana dell'epoca, ndr) - è stato danneggiato…»: questo l'inizio di una lettura che ci è sembrata quasi fantascientifica. Se non seguissimo così da presso le vicende boliviane, non potremo che dar ragione a questo esperto, addirittura consulente del presidente Bush per l'America Latina, così importante per il suo ruolo che è anche un membro anziano della National Bipartisan Commission on Central America di Kissinger. Insomma, un vero esperto. Peccato che gli siano sfuggite un paio di considerazioni sulle cause che hanno portato i Boliviani ad insorgere contro Goni Sanchéz, cause che recentemente sono state scritte su un atto legale che accusa l'ex presidente di genocidio.
    Ma questi forse sono solo dettagli di scarsa rilevanza, soprattutto perché l'articolo è stato redatto nel 2004, quando ancora non esisteva nessuna accusa “ufficiale”.



    Abbiamo apprezzato l'amore per l'arte e per i beni monumentali boliviani, abbiamo “sentito” il tono nostalgico con cui Falcoff si riferisce alla Patiño (i sindacati boliviani si inteneriscono meno)… ah!, i bei vecchi tempi… Tempi in cui la Bolivia davvero non esisteva. Tempi in cui i boliviani non esistevano. E tutti erano tranquilli, ben protetti dalle grandi ali del condor e dalle medaglie sul petto dei presidenti.
    Adesso i presidenti sono ex operai, ex rivoluzionari, ex sindacalisti e tranquilli non si può stare più. Così, ci si deve inventare qualcosa. Soprattutto in Bolivia, un paese povero che si trova al centro degli interessi economici multimiliardari delle grandi potenze economiche, un paese che non può permettersi di intralciare lo sviluppo delle multinazionali che qui hanno sempre guadagnato mille spendendo uno. Ecco che salta fuori l'idea dell'autonomia, un progetto che comincia a farsi sentire nel 2000, proprio all'indomani delle dimissioni “per motivi di salute” del vecchio Banzer.

    Peccato però che i progetti ideati nelle stanze eleganti e climatizzate non abbiano tenuto conto di un piccolo, insulso dettaglio: i boliviani esistono e, incredibile, sanno pure pensare. Così, questi contadini, questi minatori, questi operai, stanchi delle promesse mai mantenute e stufi di aver paura, hanno eletto un uomo di sinistra, un indigeno per di più. Un brutto tiro, davvero uno scherzo di pessimo gusto a cui adesso bisogna porre rimedio. E visto che questo presidente dalla pelle scura ha riunito i boliviani, non resta che dividere la Bolivia. Solo così si potrà tornare a fare sonni tranquilli, snocciolando a mo' di ninna nanna i saldi dei conti correnti nuovamente rimpinguati.

    Torniamo a Mark Falcoff. «Mentre gli altri continenti - su tutti l'Argentina e il Brasile, e allo stesso modo gli Stati Uniti - hanno interesse che il paese (la Bolivia) progredisca, se gli stessi Boliviani prenderanno la decisione sbagliata, nessuno potrà salvarli dalle conseguenze», conclude il suo articolo.
    Non crediamo si tratti di una minaccia. Ci sembra di più un avvertimento.




Bolivia, 26 gennaio 2007.

La mano nera del Nord
Fu durante il governo di Carlos Mesa che iniziò quel processo separatista che oggi attanaglia la Bolivia. Il referendum del 18 luglio del 2004 - quando si mise in gioco la vendita del nostro gas al Chile -, e la decisione di scegliere prefetti al di fiori della attuale struttura costituzionale - aprendo le porte alle autonomie dipartimentali - furono l'inizio della fine. Le linee guida di questo dramma sono state scritte quell'anno da Mark Falcoff, uno dei principali ideologi dell'interventismo militare del governo Bush.

Il copione separatista di Mark Falcoff
La teoria di Falcoff si è convertita in una ricetta per ingrassare il maiale. Assicurava che la Bolivia sarebbe stata divisa in due paesi dalle sue differenze razziali e geografiche “forse inconciliabili” d'accordo con il loro “principale” prodotto di esportazione: la regione dell'altipiano esportatrice di coca, da cui proviene l'attuale presidente Evo Morales; e le terre basse, capitanate dal dipartimento di Santa Cruz, produttore di gas naturale. Secondo Falcoff, la nazione cocalera sarebbe retta principalmente dagli indigeni, e le terre basse da gente di astrazione “più europea”.


Aqui estamos! (Foto Gustavo Mujica)

La Repubblica di Santa Cruz
Mark Falcoff (uno degli ideologi dell'invasione in Irak, che adesso promuove l'intervento in Iran) ha detto ai Cileni, quando si trovava a Santiago nel 2005, che “potrebbe essere creata la repubblica di Santa Cruz, con relazioni assolutamente normali con il Chile”. Ha affermato che non sapeva cosa avrebbe fatto l'Argentina, ma ha avvisato che se il Brasile riconosce “questa nuova repubblica”, Buenos Aires non avrebbe potuto che fare altrettanto.

Reyes Villa, il separatista che non dorme
Manfred Reyes Villa, prefetto di Cochabamba eletto grazie al decreto di Carlos Mesa, è stato il primo a riconoscere questa “nuova repubblica” ideata da Falcoff, quando ha proclamato in una assemblea dello scorso 14 dicembre: “Presto Santa Cruz indipendente”, intendendo forzare, illegalmente, la chiamata ad un nuovo referendum per l'autonomia per mettere Cochabamba insieme con Santa Cruz dentro la cosiddetta Media Luna autonoma. Nel referendum del 2 luglio 2006 Cochabamba ha votato “NO” per l'autonomia.

:: DOCUMENTI ::
"The Last Days of Bolivia", ovvero la predizione di un futuro di balcanizzazione nel cuore delle Ande, frutto delll'operato di un rinomato centro di ThinkThank statunitense, a firma di Mark Falcoff.
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(Pdf 88kb)

Ingrassando il maiale
Mark Falcoff ha contattato i principali leader civici e imprenditori di santa Cruz, molti dei quali di origine croata, fin dal 2005, durante una riunione a Santiago del Chile alla Camera dell'Industria e del Commercio di quel paese. Sono stati invitati a questa riunione riservata anche rappresentati della elite di Tarija, principale dipartimento del paese per estrazione di gas. A partire da questo incontro è cominciata la serie di assemblee, scioperi e altri tipi di pressioni intraprese da Santa Cruz, con lo scopo di ingrassare il maiale separatista. Mai avremmo immaginato che quel maiale sarebbe scoppiato a Cochabamba con gli scontri dello scorso 11 gennaio organizzati dal prefetto Reyes Villa. Fino a quel momento Cochabamba era considerata “il cuore dell'integrità nazionale”.

Autonomia balcanizzatrice
È chiaro che l'idea delle “autonomie dipartimentali” non nasce precisamente in seno alla società boliviana. Gli interessi finanziari sinarchistici che dominano il cartello per gli idrocarburi insistono con il copione definito da Falcoff nel suo famoso articolo in cui leggiamo: “Seguendo le attuali tendenze, potremo vedere la prima alterazione importante nella mappa politica sudamericana in più di cento anni”.

Olocausto sudamericano
Ciò vuol dire che Mark Falcoff non solo promuove la disintegrazione della Bolivia, ma anche la balcanizzazione del Sudamerica. Per questo le Forze Armate cilene sono rifornite con gli stessi arsenali che gli Stati Uniti utilizzano in Irak (al Chile neoliberale il Pentagono ha assegnato lo stesso ruolo di Israele contro il mondo arabo, equiparato al mondo indigeno andino); per questo ci sono le truppe del Pentagono nel Chaco, sulla frontiera tra la Bolivia e il Paraguay. E per questa strategia interventista sono parecchio d'aiuto le bravate bellicose del venezuelano Hugo Chavez.

Che fare?
Se pensiamo che le prospettive in Bolivia siano così nere, non resta altra alternativa che riportare l'attuale processo autonomico separatista ad una formula di autonomie megaregionali che sono integrali e integranti. E fare in modo che Evo sia più Mandela e meno Chavez.




Wilson García Mérida, giornalista e analista boliviano del El Nuevo Heraldo di Cochabamba. L'autore, ha subito un grave attentato personale e per ciò interrompere la pubblicazione del suo giornale. Collabora con Selvas.org che offre a lui lo spazio giornalistico negato in Bolivia.
llactacracia@yahoo.com


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