Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti designato da George Bush, Philip Goldberg, ha presentato le sue credenziali al presidente Evo Morales lo scorso 13 ottobre, ma tre mesi prima del suo arrivo in Bolivia, quando si trovava ancora a Pristina nella funzione di capo della missione statunitense in Kosovo, si diceva già che sarebbe venuto a prendere una netta posizione nel processo separatista che iniziava a delinearsi.
Philip Goldberg appoggia il separatismo di Reyes Villa
In Bolivia l'ambasciatore USA della balcanizzazione
Di Wilson García Mérida - Servizio d'informazione Datos & Análisis- per Selvas.org
Traduzione di Maria Cristina Bitti e revisione di Daniela Cabrera dei Traduttori per la Pace

15 aprile 2006: Philip Goldberg posa, in Kossovo, davanti il Monastero Visoki Decani (foto www.kosovo.net/)
- ULTIME NOTIZIE: "Il prefetto e il movimento sociale accettano la proposta di un referendum per la revoca del mandato a Manfred Reyes Villa"
(Agenzia Pulsar - 18.01.2007)
Dopo essersi riuniti con il presidente Evo Morales, i movimenti sociali di Cochabamba - gli stessi che chiedevano la rinuncia del prefetto Manfred Reyes Villa - hanno accetato la proposta di risolvere la situazione con un referendum. Reyes Villa si è dichiarato d'accordo con la soluzione proposta.
Questo primo anno di presidenza che stiamo concludendo ha visto protagonisti molti problemi simili, il popolo vede la corruzione in una istituzione e agisce contro queste, chiede la rinuncia dei responsabili, si mobilita. È chiaro che si tratta di una richiesta legittima che cozza contro una realtà legalizzata, ha spiegato Morales. L'unica maniera di uscirne è trovare il modo per cui il responsabile corrotto sia destituito mediante un voto sovrano, e per questo sarà importante questo referendum revocatorio, ha aggiunto.
Nel frattempo, il prefetto di Cochabamba, Manfred reyes Villa, ha accettato la proposta del premier boliviano, dichiarando che accetta la proposta del referendum. Ho preso la decisione di accettare l'invito del Presidente della repubblica, un referendum revocatorio (
). Non posso né devo rinunciare al mandato perché costretto con la violenza, ha sottolineato Reyes Villa.
Contemporaneamente, il prefetto - che è rientrato a Cochabamba dopo essersi rifugiato a Santa Cruz - ha accettato di aprire il dialogo con i movimenti sociali, con la mediazione del Governo nazionale.
Dall'altro lato, a La Paz, la Cetral Obrera (il più grande sindacato boliviano), ha rinviato di una settimana l'assembramento previsto inizialmente per questo mercoledì, mentre vengono decise le azioni per esigere la rinuncia del prefetto di la Paz, Josè Luis Paredes.
Bolivia, 17 gennaio 2007.
Il 13 luglio del 2006, il giornalista di El Deber de Santa Cruz, Leopoldo Vegas, pubblicò un articolo in cui dichiarava che secondo tre politologi consultati dopo che si è conosciuta la decisione della Casa Bianca, l'esperienza acquisita da Goldberg nella regione dell'Est europeo, in cui si verificarono lotte etniche dopo la separazione della ex Jugoslavia, può essere usata in Bolivia, in occasione dei cambiamenti che il nuovo governo ha deciso di introdurre.
Uno degli intervistati da Vega è il cattedratico Róger Tuero, ex direttore della Facoltà di Scienze Politiche dell' Universidad Autónoma René Gabriel Moreno (Uagrm) di Santa Cruz, che sostiene che i profili dei singoli ambasciatori sono determinanti per la diplomazia statunitense. Non è casuale che questo signore sia stato trasferito dal Kosovo in Bolivia, ha dichiarato Tuero.
L'ambasciatore Goldberg è oggi uno dei principali appoggi politici e logistici dell'attuale prefetto di Cochabamba, Manfred Reyes Villa, responsabile della peggiore crisi etnica, sociale, regionale e istituzionale che la storia repubblicana della Bolivia abbia mai conosciuto.
CHI È PHILIP GOLDBERG?
Secondo il curriculum distribuito ufficialmente dall'ambasciata degli Stati Uniti a La Paz, Philip Goldberg partecipò fin dall'inizio alla guerra civile jugoslava che scoppiò negli anni '90, fino alla caduta e all'incriminazione del presidente serbo Slobodan Milosevic.
Tra il 1994 e il 1996 ricoprì la carica di desk officer del Dipartimento di Stato in Bosnia, nel periodo in cui scoppiò il conflitto tra i separatisti albanesi e le forze di sicurezza serbe e jugoslave.
In quello stesso periodo, lavorò anche come assistente speciale dell'ambasciatore Richard Holbrooke, che fu l'artefice della disintegrazione della Jugoslavia e della caduta di Milosevic. In questa ultima funzione - ha informato l'ambasciata - è stato membro del gruppo di negoziazione statunitense che ha preparato la Conferenza di pace di Dayton e capo della delegazione statunitense a Dayton.
L'ambasciatore Goldberg è anche stato funzionario politico ed economico a Pretoria, in Sudafrica, e poi funzionario consolare e politico all'ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà, in Colombia, dove iniziò a interessarsi di politica latinoamericana. Dopo aver esercitato la funzione di Consigliere dell'ambasciata degli Stati Uniti a Santiago del Cile dal 2001 al 2004, Goldberg ritornò nei Balcani per dirigere la missione statunitense a Pristina, capitale del Kosovo, e da lì appoggiò il processo contro l'ex dittatore Milosevic (morto l'11 marzo 2006) nel Tribunale dell'Aia.

16 Giugno 1996 - Il segretarion generale della NATO Solana (secondo da sinistra) a Bruxelles con Richard Holbrooke (terzo da sinistra) e il suo staff al completo in missione speciale verso la Bosnia inviati dal Presidente Clinton. (Foto NATO)
DAL KOSOVO ALLA BOLIVIA
Prima del suo trasferimento in Bolivia, Goldberg ha lavorato in Kosovo per la separazione della Serbia e del Montenegro, che è diventata effettiva nel giugno dello scorso anno come ultima conseguenza della scomparsa della Jugoslavia. La scomparsa della Jugoslavia avvenne nell'arco di una sanguinosa decade di guerra civile nata da processi di decentralizzazione e autonomie che alla fine si imposero con l'intervento militare nordamericano e la presenza di truppe della NATO e dell'ONU, che occuparono i Balcani per riappacificare la regione.
La guerra civile jugoslava ebbe come caratteristica principale la cosiddetta pulizia etnica, che consistette nell'espulsione e nell'annichilimento dei gruppi etnici tradizionali che componevano i territori della Jugoslavia. Tra queste azioni, la più crudele fu lo sterminio che si produsse tra serbi e croati.
La Bolivia, tre mesi dopo l'arrivo dell'ambasciatore Goldberg, inizia a subire un violento processo di razzismo e di autonomie separatiste, come nei Balcani, alimentato dalla città orientale di Santa Cruz, dove governa un'élite formata, tra gli altri, da impresari di origine croata che hanno creato un movimento federalista chiamato Nación Camba.
Uno dei principali capi del movimento separatista è l'impresario agroindustriale di Santa Cruz, Branco Marinkovic, socio di capitalisti cileni, che il prossimo febbraio assumerà il comando del Comitato Civico di Santa Cruz, un'istituzione che vuole accelerare questo processo incitando alla ribellione contro il governo di Evo Morales.
L'AUTONOMIA SEPARATISTA
La Nación Camba di Marinkovic comprende, oltre a Santa Cruz, le regioni di Beni, Pando e Tarija (dove si trovano le maggiori riserve di gas naturale della Bolivia), i cui abitanti votarono a favore delle autonomie regionali in un referendum tenutosi lo scorso luglio, dando così vita alla cosiddetta mezzaluna che rappresenta la metà orientale del paese.
Le regioni orientali di La Paz, Chuquisaca, Potosi, Ororu e Cochabamba hanno votato contro questa autonomia e hanno così mantenuto il loro legame diretto con il governo centrale di Evo Morales, rimanendo separate di fatto dalle quattro province a tendenza autonomista della mezzaluna.
Questo separatismo di tipo autonomista - che dovrà essere sancito dalla nuova Costituzione politica dello Stato secondo la Legge di vincolo all'attuale Assemblea Costituente - si è aggravato con una decisione improvvisata dal governo dell'ex presidente Carlos Mesa, nel 2004, quando la Nación Camba esercitò la sua pressione attraverso consigli comunali e scioperi locali per le elezioni dei prefetti (governatori regionali). In precedenza i prefetti erano designati direttamente dal Presidente della Repubblica, mantenendo l'unità del potere esecutivo, funzione che non potrà esercitare il nuovo presidente Evo Morales, dato che si è visto obbligato a governare in modo quasi separato dai quattro prefetti autonomisti.
A Cochabamba, regione situata esattamente al centro tra oriente e occidente - e dove si iniziava a gestire un'alternativa integrativa al separatismo con la richiesta di autonomie megaregionali al posto delle autonomie provinciali - il prefetto Manfred Reyes Villa, approfittando della propria condizione di autorità eletta, si è arrogato il diritto di non riconoscere i risultati del referendum del 2 luglio e convocare illegalmente nuove elezioni per annettere Cochabamba alla mezzaluna, rompendo il fragile equilibrio tra fautori dell'autonomia e coloro che le sono contrari.

"Simboli patri" per la provincia di Santa Cruz
GLI SCONTRI DI COCHABAMBA
Per quanto si sia trattato di una decisione presa nelle urne, Reyes Villa ha cercato di indire un nuovo referendum autonomista per unire Cochabamba a Santa Cruz, smobilitando i settori urbani più conservatori della città.
Il movimento popolare, e soprattutto le organizzazioni agrarie e indigene delle 16 province di questa regione, che da tempo richiedevano una cogestione contadina nell'amministrazione regionale invece della forma escludente, clientelare e corrotta con cui Reyes Villa governava dalla città di Cochabamba (capitale della regione), hanno marciato fin qui per chiedere al prefetto una rettifica della sua politica.
Invece di dare ascolto ai giusti reclami delle province, Reyes Villa ha appoggiato l'organizzazione di gruppi fascisti giovanili, assistiti dalla Unión Juvenil Cruceñista operante a Santa Cruz, con lo scopo di espellere gli indios dalla città. Così è scoppiata la tragica giornata dell'11 gennaio, giovedì scorso, in cui si sono verificati violenti scontri culminati con due morti e centoventi feriti gravi, per la maggior parte contadini. Dopo questi luttuosi eventi, piazza 14 de Septiembre (sede della prefettura e simbolo del potere regionale) è stata occupata da più di 50.000 indigeni venuti dalle sedici province a esigere la rinuncia di Reyes Villa.
Il giorno in cui migliaia di figli di papà si sono lanciati all'attacco armati di manganelli, mazze da baseball, mazze da golf, tubi di ferro e perfino armi da fuoco, Reyes Villa ha abbandonato la città e si è diretto a La Paz per incontrarsi con i quattro prefetti autonomisti e con membri dell'ambasciata americana.
Malgrado il governo abbia aperto tutti gli spazi di dialogo possibili, Reyes Villa si è sistematicamente rifiutato di incontrare i rappresentanti provinciali, autoesiliandosi a Santa Cruz, da dove oggi cerca di trasformare il problema in un esplosivo conflitto nazionale, costituendo una vera e propria minaccia per la stabilità e la democrazia di questo paese governato da un presidente indigeno.
LA CIA E REYES VILLA
L'influenza della CIA e dell'ambasciatore Goldberg sulla condotta politica di Reyes Villa (un ex capitano dell'esercito legato alle dittature di Banzer e García Meza) è evidente. Il prefetto separatista si è opposto sistematicamente a una soluzione pacifica del conflitto e il suo entourage conduce una serrata campagna di disinformazione che vuole creare le condizioni per uno scontro su scala nazionale.
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:: BALCANIZZAZIONE ::
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Riduzione di uno stato nelle condizioni di disordine interno ed esterno caratteristiche degli stati balcanici nel corso della disgregazione dell'impero ottomano, ovvero divisione di un territorio apparentemente omogeneo in una pluralità di piccoli stati, come è tipico dei Balcani. Il concetto nacque nelle cancellerie europee proprio per l'instabilità politica dell'area balcanica, da sempre terra di conquista, luogo di incontro e scontro di tre differenti espansioni: slava, ottomana, germanica. I Balcani fornirono più di una volta il casus belli nelle lotte fra i tre grandi imperi russo, turco e asburgico, fino a raggiungere, nel corso dell'Ottocento, la fama di "polveriera d'Europa". L'attentato all'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando a Sarajevo (1914), che scatenò la prima guerra mondiale, radicò ulteriormente tale concezione, che sembrò trovare nuova conferma dopo la caduta dei regimi comunisti, tra il 1989 e il 1990, a causa del riprodursi della tradizionale instabilità politica regionale.

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L'ambasciata americana sta portando avanti una logistica di indottrinamento collettivo contro l'emergenza indigena, appoggiando un odio razziale e separatista che è diventatao evidente l'11 gennaio, in concomitanza con organizzazioni industriali come la Camera dell'Industria e del Commercio (Cainco) di Santa Cruz, che appoggia apertamente Reyes Villa e i suoi consulenti.
L'ingerenza americana in questo conflitto non avviene però solo attraverso il fronte dell'estrema destra, ma anche per mezzo di infiltrazioni nel governo stesso del MAS. Lo scorso fine settimana il quotidiano di La Paz, La Razón, ha pubblicato una foto che dimostrava il dirottamento di viveri e vettovaglie di proprietà dell'organismo statale di Difesa Civile (destinati a vittime di disastri naturali) verso le folle di contadini concentrate in piazza 14 de Septiembre.
Si è scoperto che un ex agente della NAS (l'organo logistico e finanziario della DEA americana nei programmi antidroga) identificato come Juan Carlos Chávez, che stranamente fungeva da consigliere del Ministero di Giustizia, si era infiltrato nella Difesa Civile senza averne le competenze necessarie per ordinare questo dirottamento di risorse statali. La fotografia di questa irregolarità, scattata da un estraneo, è stata stranamente pubblicata da un giornale di La Paz, lontana più di 650 km. da Cochabamba. Chavez è stato destituito su due piedi e bisognerà spiegare come un ex agente della DEA possa aver esercitato una così profonda influenza dal Ministero di Giustizia.
La campagna mediatica per screditare la mobilitazione indigena di Cochabamba fa parte di una guerra psicologica dello stile tipico della CIA ed è un punto di forza della strategia separatista che, da Santa Cruz, è ancora gestita dal prefetto di Cochabamba, Manfred Reyes Villa.
Pare che la balcanizzazione della Bolivia stia iniziando.
Wilson García Mérida, giornalista e analista boliviano del El Nuevo Heraldo di Cochabamba. L'autore, ha subito un grave attentato personale e per ciò interrompere la pubblicazione del suo giornale. Collabora con Selvas.org che offre a lui lo spazio giornalistico negato in Bolivia.
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