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Lintelligence boliviana impegnata nella ricerca delle tracce lasciate da Marco Marino Diodato, evaso dal carcere di Palmasola Santa Cruz- la mattina del 31 gennaio.
Accusato nel 1999 di una decina di capi dimputazione, assolto per non aver commesso i fatti un anno dopo, limprenditore era ancora in carcere. I giudici che lo avevano scagionato sono finiti immediatamente sotto inchiesta: il loro verdetto importunava lambasciata americana.
Il "Caso Diodato",
l'italiano più famoso in Bolivia
A cura di Giovanna Vitrano

Marco Marino Diodato, 47 anni, detenuto dal 1999, è evaso sabato 31 gennaio dal carcere di Santa Cruz della Sierra in Bolivia.
SOMMARIO
Il caso Diodato dall'inizio
Le contraddizioni
Lo zar dell'antidroga
DOCUMENTI: Gli interventi alla Camera e al Senato
della Repubblica Italiana
Prima ha assistito a tutto liter giuridico in silenzio. Sulla panca degli imputati, quasi immobile, ma increbilmente zitto. Ha provato a discolparsi solo durante il primo grado del suo processo, ma a niente è servito né il suo racconto, né tutte le carte e le certificazioni e le testimonianze presentate dals uo avvocato difensore. Poi, quando ha capito che il suo destino era già stato segnato, ha deciso di tacere. Fino alla condanna definitiva. Fino al primo infarto. Fino a l suo trasferimento alla sezione infermeria del carcere di Palmasola, dove, incredibile per un narcotrafficante, ha avuto messo a disposizione un appartamento completo di tutti i comfort. Lunica cosa che ha sempre detto a tutti quelli che sono andati a trovarlo è che molto presto sarebbe riuscito a pubblicare un libro nel quale raccontava della sua storia, del suo passato come paracadutista, del suo ingresso allinterno della famiglia Banzer, del suo ruolo di istruttore, degli affari che lo hanno legato, come non è chiaro, allo scandalo dellacquisto di aerei militari e allallora ministro della difesa Kieffer.
Il libro non lo ha ancora pubblicato, ma ha scritto. Su di un pezzo di carta, nascosto dietro un brandello di carta da parati che lumidità aveva staccato. Già, nel suo appartamento, allinterno di un carcere di massima sicurezza, cera anche la carta da parati.
La più grande espressione di codardia e violenza che si possa osservare è quando la giustizia viene utilizzata per ottenere la condanna di innocenti. Oggi non ho il minimo dubbio che per me non è mai esistita la seppur remota possibilità di riacquistare la libertà. E giunta lora di tornare alla lotta per morire come soldato nella battaglia più giusta della mia vita, per una possibilità in cui lipocrisia, la falsità, la politica e linfamia non saranno argomenti validi. Palmasola, 30 gennaio 2004.
Marco Marino Diodato è evaso il giorno dopo, tra le 8 e le 11 del mattino. A seguirne le tracce, finora non trovate, una buona fetta di agenti della Policía Técnica Judicial (PTJ) di Santa Cruz, la vera intelligence boliviana.
Il caso Diodato. Dallinizio
Organizzazione criminale, associazione a delinquere, manipolazione informatica, clonazione di telefoni cellulari, falso e falso ideologico, narcotraffico, interruzione di pubblico servizio, attentato contro la sicurezza pubblica. E anche gioco dazzardo. Questi alcuni dei capi dimputazione per Marco Marino Diodato, un pericolo pubblico, come risulta dai reati che gli si contestano, che forse ha commesso crimini ben diversi, crimini che lo hanno visto diventare, da un giorno allaltro, da braccio destro dellex presidente boliviano a scomodo testimone.

- Chi è Diodato
Diodato è un italiano trasferitosi in Bolivia nei primi degli anni Ottanta. Lì ha sposato la nipote del presidente Hugo Banzer. Lì ha messo su, tra il 1994 e il 1995, la FRIE, la Fuerza de Reacion Immediata del Ejercito, un gruppo di paramilitari chiamati a proteggere i civili dagli attacchi terroristici dei narcotrafficanti. In quel tempo presidente era Gonzalo Sanchez de Lozada, persona per la quale Diodato, dal 1987, aveva ricoperto lincarico di consulente militare (Diodato è un esperto militare paracadutista), lavorando a stretto contatto, ovviamente, con lex ministro della difesa Fernando Kieffer. In Bolivia, Diodato gestiva una fattoria - un agriturismo si chiamerebbe dalle nostre parti- la Perseverancia.
Un ricco uomo daffari, Diodato, il cui caso si è aperto improvvisamente come una voragine il 1° ottobre del 1999, data del suo arresto, e che non si è ancora concluso.
Certo, Diodato è stato assolto da tutti i capi di imputazione il 28 febbraio del 2000, ma è rimasto in in carcere fino allo scorso 31 gennaio. Perché dopo lassoluzione senza aver mai lasciato la sua cella- è stato condannato il 26 agosto 2000 per gioco dazzardo (reato che non è neppure previsto dal codice penale boliviano), associazione a delinquere e un pugno di altri reati; mentre il 7 settembre dello stesso anno gli è stato aggiunto il reato di fabbricazione di droga (cocaina, ovviamente). Solo per questo reato ha avuto comminata una pena pari a dieci anni di carcere.
- Le farse in tribunale
Due giorni dopo questultima sentenza, il deputato Omar Barrietos lancia strali contro il governo che aveva fatto a Diodato un regalo di Natale e che avrebbe dovuto condannarlo ad almeno 20 anni di reclusione. Insorge il governo (nessuno può permettersi di contestare una sentenza passata in giudicato), e il giorno dopo Guillermo Fortun, allora ministro del governo boliviano, chiede la destituzione di Barrietos. Proprio mentre Oscar Crespo riesce ad ottenere per Diodato un aumento della pena a 24 anni.
Questa la cronaca. Una serie di fatti che si concludono con il ricovero di Diodato allospedale Foianini per una grave crisi cardiaca. E, passata la convalescenza dopo lintervento chirurgico, con il suo trasferimento al carcere di massima sicurezza di Palmasola.

Marco Marino Diodato, . Foto foto tratta dal quotidiano boliviano La Patria
| :: ULTIM'ORA :: |
Tratto da http://www.ansa.it
Polizia chiede aiuto per catturare il narcotrafficante Diodato
SANTA CRUZ, BOLIVIA, 3 (ANSA)
La Policía boliviana, Interpol y la Fuerza Especial de Lucha Contra el Narcotráfico (FELCN) solicitaron ayuda de países vecinos, entre ellos Brasil, para poder capturar al ciudadano italiano Marco Marino Diodato, condenado a 10 años de cárcel por narcotráfico y que logró fugar el fin de semana, confirmaron hoy fuentes oficiales.
El director nacional de la FELCN, Luis Caballero, afirmó que "se han pasado informes a otros países para que nos puedan ayudar a capturar a Diodato si es que salió del país".
Diodato, de 47 años, detenido en 1998, se fugó el sábado de la clínica Bilbao, de la ciudad de Santa Cruz de la Sierra, 1.200 kilómetros al este de La Paz, donde permanecía internado desde marzo del año pasado por una afección cardíaca.
Por su huida, cinco de los seis custodios de Diodato fueron detenidos por el delito de "favorecimiento a la evasión", mientras que el sexto está prófugo.
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- Le prove
Marco Marino Diodato non è un santo. Ma è difficile esultare per una condanna che non sta né in cielo né in terra. Una condanna che non si sostanzia neppure dello straccio di una prova. Anzi, tutte le prove prodotte dallaccusa si sono sgonfiate ad una ad una. E di questo la documentazione esiste, eccome.
Così come esiste la prova documentata dellira dellambasciata americana in Bolivia che, non appena messa al corrente della assoluzione del criminale, si è sentita in diritto di poter esprimere tutto il suo dissenso con una nota inviata al governo. Lamministrazione della giustizia nel paese lascia molto a desiderare, scrive lambasciatore americano a Banzer, e che quel verdetto importunava lambasciata stessa.
Pochi giorni dopo, i giudici colpevoli del verdetto vennero messi sotto inchiesta. Non si può importunare lambasciata americana e pensare di farla franca.
- Cosa nostra
E a questo punto che escono fuori dal cilindro magico di questo caso Diodato altri reati. Ad esempio, viene fuori che Diodato, tra tutti i reati che avrebbe commesso, sarebbe stato anche il contatto boliviano della famiglia mafiosa Santapaola. Il governo italiano, interpellato da La Paz, ha escluso categoricamente ogni possibile contatto tra i mafiosi siciliani e labruzzese. Lo stampo mafioso non si può invocare.
Non si è potuto evitare, invece, un doppio processo per gli stessi reati: Diodato ha corso il rischio di essere giudicato, per gli stessi reati, anche a Santa Cruz, benchè fosse stato già condannato dal tribunale di La Paz. Questo, incidente, comunque, ci è stato risparmiato.
- Le testimonianze
Non sono stati risolti, invece, i tanti dubbi sulle testimonianze del principale testimone a carico di Diodato, Felix Sossa, un contadino di Perseverancia, che non sa né leggere né scrivere. Eppure risulta agli atti processuali il verbale della sua testimonianza quella con cui Diodato è stato incastrato per narcotraffico (e quindi soggetto alla terribile legge 1.008), debitamente firmato.
A questa testimonianza, comunque, hanno fatto seguito le perizie tecniche sulla raffineria che, secondo laccusa, sarebbe stata utilizzata dallitaliano per la produzione di droga. Tutti i verbali hanno concluso che limpianto (circa un chilometro e mezzo fuori dalla proprietà di Perseverancia) era inattivo da almeno dieci anni.
Questi sono atti, documenti, verbali, non certo fastidi.
- Gli amici
Il governo italiano, però, ha fatto la sua parte. Ha sollevato uninterrogazione parlamentare sul caso Diodato, e si è accontentato di sapere che il condannato sta bene. Tutto qui.
Un uomo, Diodato, che sembra avere davvero pochi amici oggi, sia nella sua madrepadria che in Bolivia.
Kieffer, ad esempio. Da grande amico di Diodato, si è presto trasformato in uno dei suoi principali detrattori. Ma per questo cè una chiara spiegazione. Kieffer, proprio nei giorni della sentenza sul caso Diodato, è stato incastrato per aver usato parte dei fondi governativi per i territori colpiti da terremoto per lacquisto di fucili e di un aereo. Entrambe le trattative sono state condotte con lapporto dell esperto Diodato che ha fatto prendere a Kieffer due bei bidoni: i fucili li ha pagati per tre volte il loro valore, mentre laereo, quello, non è mai partito.
Le contraddizioni
Ma in un paese come la Bolivia, così ben monitorato dalle forze americane che vigilano sullattuazione del Plan Bolivia, come è possibile portare a termine compravendite di migliaia di fucili e addirittura di un aereo senza che lo zio Sam se ne accorga?
E come mai in un paese con la dignità di stato sovrano è sufficiente una nota, qualche riga appena, dellambasciata americana per trasformare un verdetto di assoluzione in un verdetto di piena condanna?

Torniamo alle prove raccolte dallaccusa.
Cominciamo dalla testimonianza di Felix Sossa, quella incredibilemente firmata in calce da un analfabeta.
Lo stesso Sossa ha ammesso che la prima deposizione, quella in cui il contadino afferma di avere aiutato Diodato nella fabbricazione di cocaina, gli avrebbe dovuto fruttare 10.000 dollari. Tanto gli aveva promesso un certo Lee, un militare americano dirà lo stesso Sossa- purchè lui testimoniasse il falso. E lui ha testimoniato come ordinato. Poi però se ne è pentito, e ha spifferato tutto. Dopo la vicenda dellassoluzione, Sossa ha cambiato ancora la versione dei fatti: ha dichiarato che avrebbe ricevuto un compenso pari a 5.000 dollari per inventarsi la frottola della estorsione della prima testimonianza. E questi 5.000 dollari glieli avrebbe dovuti dare Gina Banzer, la moglie di Diodato, insieme con il primo avvocato di Diodato, Otto Ritter.
A questa ritrattazione ne è seguita unaltra, dove si tornava a parlare di quel Lee e di quei 10.000 dollari. Ma ormai il teste non era più credibile. Felix Sossa è stato condannato per complicità in narcotraffico.
La prova della raffineria. Ci sono pagine e pagine di verbali riempiti da illustri professori esperti che dichiarano che in quella raffineria ricordiamo fuori dalla proprietà di Perseverancia e ugualmente denunciata dallo stesso Diodato al momento dellacquisto dellagriturismo- non si produceva cocaina da almeno 10 anni. Tanta è letà di alcune piante di coca trovate nei pressi della raffineria, cresciute spontaneamente. Nessun narcotrafficante farebbe mai crescere per tanto tempo una pianta che giunge a maturità senza raggiungere dimensioni eccessivamente visibili già dopo due-tre anni.
E meno che mai un narcotrafficante si farebbe fotografare nella sua raffineria, così come invece ha fatto un Diodato in cappellino e pantaloni caki con tanto di espressione sorridente da cartolina.
E se fosse stato davvero un narcotrafficante, come mai Guillermo Canedo, conosciuto come lo zar dellantidroga boliviana, si è sempre astenuto dal prendere parte a questo gioco al massacro?
Lo zar dellantidroga
Una divagazione su questo personaggio. Canedo è un ex colonnello dei berretti verdi che ha combattuto in Vietnam cosa che lui nega con decisione- e in Bolivia ha ricoperto la carica di viceministro alla difesa sociale (guarda caso, i metodi di distruzione delle piantagioni di coca sono uguali a quelli messi in atto in Vietnam per distruggere le coltivazioni agricole). Nel 1983, appesa la divisa al chiodo, ha prestato servizio in una delle più grandi imprese americane in terra di Bolivia, la Drownell & Associates. Eppure, questo mastino della lotta al narcotraffico non ha mai voluto esprimere alcun giudizio sulla vicenda Diodato.
Torniamo alla Perseverancia. Allatto dellacquisto del terreno, Diodato aveva regolarmente segnalato al governo boliviano la raffineria, anche se questa era fuori dalla sua proprietà, visto che si trattava di un terreno appartenuto a Sonia De Atala condannata, appunto, per narcotraffico. La stessa Sonia De Atala ha confermato questa versione dei fatti. E persino i rilevamenti satellitari confermano che quei vecchi capannoni chiaramente abbandonati da anni si trovano ad almeno 1500 metri dal confine di Perseverancia.
Prove a discapito prodotte a quintali. E Diodato continua a tacere. Lunica cosa che dirà a Freddy Moreno, il suo nuovo avvocato dopo la ritirata di Ritter, è che quanto conosce di questa vicenda è segreto militare. Solo dopo la condanna a 24 anni Diodato ha messo in relazione con il suo caso il nome dellambasciatore americano Kurtis Kaman, un forte sostenitore della FRIE, il gruppo paramilitare che, come dice sempre Diodato, ha collaborato per molto tempo con la Dea americana. Da questo momento in poi, appunto, tutto diventa segreto militare.
Coincidenze?
Con lascesa di Banzer al governo, e quindi con la messa in cantire del Plan Bolivia, la FRIE è diventata un ostacolo?
Con lascesa di Banzer al governo, Diodato è diventato un protagonista scomodo? Un testimone da neutralizzare? Quali i fatti per i quali Diodato preferisce tacere e restare in carcere invece che gridare la verità?
Neppure quello che è stato detto a Montecitorio è del tutto esatto. Diodato non stava affatto bene. E stato sottoposto ad un intervento chirurgico urgente per gravissimi problemi cardiaci.
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La máxima expresión de cobardía y violencia es cuando utilizan la justicia para obtener condenas de inocentes, hoy no tengo la menor duda que para mí nunca existió la más remota posibilidad de recuperar mi libertad. Llegó la hora de volver a la lucha para morir como soldado en la batalla más justa de mi vida, en una cancha donde la hipocresía, la falsedad, la politiquería y la infamia no serán argumentos válidos
Tratto dalla lettera di Marino Diodato

Gli interventi alla Camera e al Senato
della Repubblica Italiana
Allegato A
Seduta n. 746 del 22/6/2000
Pag. 9
...
(Sezione 4 - Iniziative per la tutela di cittadini italiani reclusi in Bolivia)
D) Interrogazione:
CARLESI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il 28 febbraio 2000, con una sentenza del tribunale della città di Santa Cruz della Bolivia, sono stati assolti per insufficienza di prove, dalla infamante accusa di narcotraffico, alcuni cittadini italiani emigrati, tra i quali: anche Marco Marino Diodato di San Giovanni Teatino (CH), Rocco Colanzi di Vasto (CH), Bruno Carestia di Scafa (PE), Giuseppe Paludi di San Giovanni Teatino (CH) e l'ex console italiano a Santa Cruz Fausto Barbonari;
i suddetti, pur essendo stati assolti, continuano a tutt'oggi ad essere reclusi ed hanno già scontato otto mesi di carcere in attesa della sentenza emessa nei giorni scorsi;
immediatamente dopo la sentenza, in data 1o Marzo 2000, l'ambasciata degli Stati Uniti d'America in Bolivia, ha diramato un comunicato nel quale, censurando l'operato dei giudici boliviani, ha definito "mafioso" Marco Marino Diodato suscitando il timore, come emerge dal quotidiano La Razon del 1o Marzo 2000, di possibili riduzioni o sospensioni degli aiuti economici anti-droga finora concessi allo Stato boliviano -: se risulta essere vero che i giudici che hanno provveduto a formulare la sentenza di assoluzione sono stati sospesi dal loro ufficio dopo le pressioni esercitate dall'ambasciata degli Stati Uniti d'America in Bolivia;
se risulta essere vero che un intreccio di interessi politici internazionali nella gestione della lotta alla droga di qual paese, può essere la causa che ha determinato il coinvolgimento di Marco Marino Diodato che per 12 anni avrebbe svolto servizi di intelligence anti-droga per l'esercito boliviano;
se risulta essere vero che gli altri Italiani coinvolti in questa vicenda, come per esempio l'imprenditore Rocco Colanzi, conosciuto e stimato in tutta la Bolivia, sarebbero vittime di una vera e propria persecuzione rivolta dalle autorità boliviane contro la nostra comunità che conta circa 8.000 emigrati;
quali iniziative intendano assumere al fine di conoscere i motivi per i quali tali cittadini italiani, emigrati in Bolivia, continuano ad essere sottoposti alla reclusione nonostante vi sia stata una sentenza di assoluzione;
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Pag. 10
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se non ritengano di dover intervenire per tutelare i loro diritti difendendo, tra l'altro, l'intera comunità italiana in Bolivia sottoposta in questi ultimi mesi ad un odioso linciaggio morale.
(3-05403) (23 marzo 2000).
SENATO DELLA REPUBBLICA
XIII LEGISLATURA
Venerdì 11 Febbraio 2000
alle ore 9,30
769 Seduta Pubblica
INTERROGAZIONE SULLARRESTO DI ALCUNI CITTADINI ITALIANI IN BOLIVIA
3-03237) (10 novembre 1999)
BATTAGLIA, SERVELLO, VALENTINO, FLORINO, PEDRIZZI, MILIO. - Ai Ministri degli affari esteri e per gli italiani allestero, dellinterno e per il coordinamento della protezione civile e della giustizia. Per sapere se siano a conoscenza di una grave e incredibile vicenda riportata anche dal settimanale Espresso del 30 settembre 1999 a pagina 28, che riguarda alcuni italiani arrestati da oltre 4 mesi in Bolivia in spregio di qualsiasi rispetto dei diritti umani e della presunzione di innocenza ed in palese violazione della locale Costituzione, vicenda che è stata riassunta in un dossier che la famiglia dellingegner Fausto Barbonari ha fatto pervenire allufficio del Ministro degli affari esteri, al Presidente della Commissione affari esteri del Senato ed al Presidente della Commissione giustizia e pace del Vaticano.
La vicenda, iniziata con larresto di tale Marino Diodato e di altre 10 persone, tra cui il Barbonari, avvenuto il 17 giugno 1999, per associazione delittuosa e manipolazione informatica (presunta clonazione telefonica), viene supportata da una quotidiana campagna dei media alimentata dal pubblico ministero Gutierrez e dal vice ministro Canedo e, dopo due mesi, il 6 agosto 1999, viene tramutata nellaccusa ben più grave di traffico di droga ai sensi della legge locale n.1008 contro il narcotraffico, legge che attenua i poteri dellesercizio della difesa ed aumenta il potere inquisitorio della polizia e dei giudici, tanto che è stata dichiarata incostituzionale, ma la cui validità ed applicabilità è stata prorogata sino alla primavera del 2001. Laccusa si basava, inizialmente sulla testimonianza di tale Felix Sosa il quale successivamente e pubblicamente, davanti a televisioni e giornali, ha ritrattato confessando di essere stato costretto dal FELCN (Forza speciale contro il narcotraffico) dietro il compenso di 10.000 dollari. Ora che il processo è nella fase iniziale questo testimone si è reso irreperibile, mentre sulla vicenda è intervenuto il Presidente della Repubblica Hugo Banzer, cambiando opinione più volte ed intervenendo su una vicenda giudiziaria in corso. Il Ministro della giustizia Carlo Subirana si è dovuto dimettere, mentre lambasciata USA pare che prema per una rapida chiusura della vicenda. Tale vicenda non è per nulla chiara poichÉ dal dossier presentato dalla famiglia Barbonari si evince che vi sono tutti gli elementi per far credere che si tratti di un caso di spionaggio interno al paese, con risvolti che coinvolgono corpi militari paralleli di sicurezza e antiguerriglia impiegati ai confini con il Perù (Sendero Luminoso) e la Colombia (FARC) che sfuggono al controllo degli USA, e che quindi laccusa di narcotraffico sia solo il modo di mettere fuori giuoco il Diodato, marito della nipote del Presidente della Repubblica Banzer.
Visto che il Barbonari da questa vicenda è totalmente estraneo ed avrebbe la sola colpa di avere incautamente acquistato da un dipendente del Diodato un telefonino, gli interroganti chiedono di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di intervenire immediatamente attraverso i propri strumenti affinchè vengano rispettate la Costituzione di quel paese e le convenzioni internazionali, inapplicate soprattutto nelle fasi iniziali del processo, ed inoltre vengano tutelati fattivamente gli interessi degli imprenditori italiani coinvolti e soprattutto si eviti il perpetrarsi di una ingiustizia, come attualmente si prospetta in questo processo, facendo rilevare agli inquirenti e alla magistratura boliviana che gli imputati e questa vicenda sono oggetto di attenzione da parte del nostro paese, in modo da ottenere almeno che le responsabilità personali siano eventualmente perseguite individualmente, evitando di portare in giudizio in blocco degli italiani per il solo fatto di conoscersi tra di loro.
Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente ha curato diverse inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano, è tra i fondatori di selvas.org.
E-mail: giovitrano@libero.it
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