:: Osservatorio sulle Ande: panorama continentale ::
Il caso che andremo ad
esaminare è quello sudamericano, una regione che concentra
più della quinta parte delle riserve di acqua dolce del globo e
che mira ad integrare, senza considerare seriamente ed accuratamente
gli impatti ecologici e sociali, una serie di schemi di “corridoi
idrici” come controparte dei corridoi di sviluppo proposti
ufficialmente dal progetto di Integrazione dell'Infrastruttura
Regionale del Sud America (IIRSA).
Ecco l'analisi degli interessi strategici che disegneranno sulle
prossime mappe, le nuove "vene aperte del latinoamerica"
L'ecologia politica dell'acqua sudamericana
Per Selvas.org l'economista messicano Gian Carlo Delgado Ramos - Universidad Nacional Autónoma de México

Le foto di questo servizio sono suggestioni del Rio Negro di Matt Reichel
26/10/2005
Partendo da un riesame della geoeconomia e
della geopolitica dell'acqua, il presente testo vuole porre l'accento
sulla tendenza di questo liquido a trasformarsi sempre più in
una risorsa strategica dai molteplici usi e, pertanto, delle molteplici
modalità di ricavarne plusvalore.
A tal proposito, si presenta una revisione del vincolo tra la creazione
di ciò che viene definito come “corridoi di
sviluppo” e il ruolo che giocherebbe l'acqua per soddisfare le
diverse necessità di tali corridoi, che vanno dal consumo umano
diretto, quello agricolo e industriale, in quanto generatore di
elettricità, mezzo di trasporto, ecc. Il caso che andremo ad
esaminare è quello sudamericano, una regione che concentra
più della quinta parte delle riserve di acqua dolce del globo e
che mira ad integrare, senza considerare seriamente ed accuratamente
gli impatti ecologici e sociali, una serie di schemi di “corridoi
idrici” come controparte dei corridoi di sviluppo proposti
ufficialmente dal progetto di Integrazione dell'Infrastruttura
Regionale del Sud America (IIRSA).
L'idea del corridoio di infrastruttura è piuttosto antiquata.
Ciò nonostante, in termini “moderni”, forse il caso
più vicino a tale concezione è il progetto statunitense
della ferrovia transcontinentale del XIX secolo, che aveva come scopo
l'espansione verso il Pacifico per occupare nuove terre. Il
“pacchetto” comprendeva un “programma di
sviluppo”, giacché, con l'avanzamento della ferrovia e -
in seguito - con l'arrivo dell'acqua nelle terre aride dell'ovest o nel
Gran Deserto Americano, si andavano creando città, centri
industriali, agricoli, culturali, eccetera, il tutto come un gran
“corridoio di sviluppo” i cui costi sociali ed ecologici
dell'espansione territoriale statunitense sono stati avvilenti. Il
massacro di milioni di indigeni, l'usurpazione e il saccheggio delle
loro terre e, poco tempo dopo, l'inondazione delle stesse per la
costruzione di dighe - tra le altre “icone” - sono stati
una costante nella storia della potenza statunitense.
Pertanto, i “corridoi di sviluppo”, d'ora in avanti
denominati corridoi, hanno un chiaro fondamento nella creazione di un
insieme di infrastrutture che le rendono possibili, con le quali
prendono corpo e forma nello spazio geografico. Mi riferisco ai
corridoi di infrastruttura.
La differenziazione è importante per capire che senza un
corridoio di infrastruttura non si può parlare di corridoio,
ciò nonostante, quando si parla di corridoio allo stesso tempo
si fa riferimento all'infrastruttura che lo rende possibile.
I corridoi (ed i rispettivi corridoi di infrastruttura) negli ultimi
secoli hanno dimostrato di essere la figura più efficiente - in
termini capitalistici - per l'occupazione territoriale (riordinamento
territoriale), il trasporto e commercio di merci via terra e acqua, lo
sviluppo dell'industria e dell'agricoltura su larga scala, lo sviluppo
di zone turistiche di ispirazione multinazionale, ecc. È per
questo motivo che i corridoi devono essere visti come rotte di sviluppo strategiche
di diversi chilometri di larghezza nei quali si creano aree di
produzione intensiva, di estrazione di risorse naturali, di mezzi di
comunicazione, di stanziamenti urbani, tra gli altri fattori.

Figura A
(a cura dell'autore)
Grosso modo, la composizione nodale di un corridoio consiste in:
1) Mezzi di Trasporto per muovere materie prime e
merci (porti marittimi - per esempio dal lato dell'Atlantico e del
Pacifico - ed altri mezzi che variano a seconda della conformazione
territoriale: canali d'acqua, treni ad alta velocità, strade,
ecc.;
2) Energia per rendere funzionali i corridoi e,
soprattutto, per muovere i sistemi di produzione: petrolio, gas ed
elettricità (centrali nucleari, termoelettriche/geotermiche,
idroelettriche, impianti e interconnessioni elettriche,
gasdotti/oleodotti, ecc.);
3) Acqua per attività produttive (dighe, opere
di derivazione, acquedotti, sistemi di pompaggio, distribuzione e
trattamento, ecc., compresi i generatori idroelettrici );
4) Telecomunicazioni che colleghino la regione in
tempo reale, tanto all'interno del corridoio, quanto con altri corridoi
e, in generale, con l'esterno (fibra ottica e creazione di centri di
comunicazione con la tecnologia più avanzata). Vedi Figura A.
Questa schematizzazione è molto conosciuta ed il
suo impiego nell'emisfero americano è un fatto di
attualità, in America Centrale con il Plan Puebla Panamá
e in Sud America con l'IIIRSA (si veda più avanti).
È necessario chiarire che in genere i progetti sono solo tratti
generali e i particolari si gestiscono a livello regionale, nazionale e
locale. Questi sono sempre soggetti a modifiche, non solo tecniche, ma
anche di quelle che rispondono alla loro nuova funzionalizzazione in
cerca delle opzioni migliori che sorgono per stimolare l'accumulo di
capitale a favore dei principali gruppi di potere economico di questa o
quella regione. Inoltre, il suo grado di incertezza è
considerevole tanto per la sua fattibilità finanziaria e le
limitazioni tecnologiche e tecniche inaspettate (le caratteristiche
bio-geofisiche del territorio, tra gli altri fattori), quanto per le
condizioni politiche e sociali (nel nostro caso, sia quelle all'interno
degli Stati Uniti che quelle presenti sul territorio latinoamericano).
In questo caso, l'istallazione è progressiva e non sempre si
presenta come un “pacchetto”, ma come una serie di progetti
isolati di varie dimensioni. In altre occasioni, si possono individuare
progetti che non erano stati precedentemente presi in considerazione,
ma che sono stati la conseguenza di nuove necessità particolari
dei vertici del potere e della concorrenza capitalistica, mentre altre
sono il risultato della contraddizione di interessi capitalistici
locali, nazionali, regionali o mondiali. Entrambe le tipologie
appartengono ad un momento storico preciso. Pertanto, non sempre tutti
i progetti di infrastruttura fanno parte di uno schema più
grande, che chiameremo corridoi, sebbene possano essere inseriti ed
adattati successivamente ad essi.

Mappa 1 (a cura dell'autore))
Scenari di corridoi di sviluppo e loro corridoi idrici in America Latina
In America sono tre le regioni di
scenari e megaprogetti idrici che possono essere individuate e che
rispondono alla creazione di corridoi (vedi Mappa 1). Al nord
del Rio Bravo, scorrono i corridoi dell'est degli Stati Uniti -
totalmente vincolati al Mississippi - e quelli di alcune regioni
dell'ovest di questo paese (in particolare la California). Per
soddisfare la richiesta di acqua dei suddetti corridoi, oltre a quelle
di altri situati a sud del Canada e al nord del Messico, è stato
progettato a metà del XX secolo il North American Water and
Power Plan (NAWAPA). Il suo potenziale ritorno nel caso di una crisi
acuta di acqua negli Stati Uniti non è da sottovalutare. In
Messico e in America Centrale, si sta cercando di stimolare
insistentemente lo sviluppo di diversi corridoi (sette in Messico,
secondo il Programma Nazionale di Sviluppo Urbano 1995-2000). La sua
ultima versione è il cosiddetto Plan Puebla Panamá (PPP),
che ha come controparte idrica quello che in un'altra occasione ho
classificato come Scenario Acquario e che ha quale fulcro il sistema
idroelettrico del bacino del Usumacinta (Messico-Guatemala).
Infine, il contesto sudamericano è modellato dai sette corridoi
terrestri e da due idrovie che formano il sistema di Integrazione
dell'Infrastruttura Regionale del Sud America (IIRSA). I movimenti di
acqua in quella regione, in particolare, si concentrano negli affluenti
dei fiumi Plata/Paraná/Paraguay-Guaporé (dove si trova un
corridoio di idrovie che va da sud a nord), il Amazonas/Putumayo e il
Rio Negro-Orinoco (questi ultimi due formano un corridoio da est ad
ovest collegando Macapa e Belem, nell'Atlantico, con
Saramerisa/Yurimaguas in Perù, e con Puerto El Carmen in
Ecuador, tutti con collegamenti terrestri al Pacifico). Inoltre, il
centro dell'attenzione è il potenziale che ha l'acquifero
Guaraní, la riserva di acqua dolce sotterranea più grande
del mondo e che si profila come fulcro idrico della regione produttiva
“forte” del Mercosur.
Vediamo, quindi, il caso particolare del Sud America, i suoi piani per
megaprogetti idrici ed il suo “collegamento” con i corridoi
progettati per questa regione.
Le riserve strategiche di acqua in Sud America e il IIRSA
In Sud America, la ricchezza della
natura è impressionante. È la prima riserva biotica
terrestre del pianeta e la seconda marina; raccoglie circa il 25%
dell'acqua dolce del mondo, oltre a possedere ingenti depositi di
petrolio in Venezuela (circa il 70% delle riserve di questo emisfero),
di gas in Perù e Bolivia o di vari minerali in tutta la regione,
tra gli altri esempi.
Come già detto, i centri idrici più importanti sono gli
affluenti dei fiumi Plata/Paraná/Paraguay-Guaporé, il
Amazonas/Putumayo e il Rio Negro-Orinoco. Allo stesso tempo, tra le
altre riserve idriche superficiali di considerevole importanza che
è pertinente menzionare, ci sono quelle che si trovano in
Patagonia, tra il Rio Mayo e il Rio Gallegos. Ad esse si aggiungono gli
immensi depositi sotterranei che formano il cosiddetto Acquifero
Guaraní, per menzionare il più importante della regione e
del mondo, con un'estensione di circa 1 milione 190 mila kmq
(superficie maggiore di quella occupata da Spagna, Francia e Portogallo
messi insieme). La riserva di acqua abbraccia una superficie, in
Brasile, di circa 850 mila kmq (9,9% del territorio), in Argentina, 225
mila kmq (7,8%), in Paraguay, 70 mila kmq (17,2%) e in Uruguay, 45 mila
kmq (25,5%).

Mappa 2 (a cura dell'autore)
Come si può immaginare, la sua
importanza è vitale per la serie di corridoi di sviluppo che si
cerca di consolidare (vedi Mappa 2). Non è casuale che il
centro di produzione più forte del Sud America, secondo i
progetti dell'IIRSA, giustamente sia la zona in cui si estende
l'acquifero, un punto geografico che a ovest sbocca direttamente
sull'Atlantico ed ad est comunica con quello che si pretende sia
l'idrovia Paraná-Paraguay (mezzo di trasporto regolato da varie
dighe che già cominciano ad essere finanziate dalla Banca
Mondiale e dal BID - ad esempio Corpus, Yacyretá - e che,
“sebbene” danneggerebbero l'ecosistema del Pantanal, la
loro realizzazione potrebbe dare origine alla produzione non solo
industriale, ma anche agricola - in particolare della soja
convenzionale e geneticamente modificata, che viene prodotta lì
da multinazionali come Cargill - in un'area che si estende da
Cáceres, in Argentina, a Mato Grosso, in Brasile, fino a Nueva
Palmira, in Uruguay).
In questo scenario di ordinamento territoriale, l'acquifero si profila strategico:
è da lì che la BM e i governi dei paesi che formano il
Mercosur lanceranno il progetto di Protezione Ambientale e Sviluppo
Sostenibile del Sistema Acquifero Guaraní.
La cosa interessante, sebbene non sorprenda, è che si tratta di
un programma progettato dagli “esperti” della BM insieme
alle “controparti locali” che lavorano subordinatamente
secondo le tipiche direttive della BM contenute nei suoi manuali
operativi. A questo va aggiunto il “dettaglio” che è
finanziato da questo organismo “internazionale”, dai
governi di Olanda (Bank Netherlands Water Partnership Program) e
Germania (German Geological Survey), dall'Agenzia Internazionale
dell'Energia Atomica e dall'Organizzazione degli Stati Americani (con
sede a Washington).
Secondo il News Release, n. 2003/371-LAC della BM, “i 27,24
miliardi del Progetto del Sistema Acquifero Guaraní, che
comprendono una donazione del Fondo Mondiale per la Natura (GEF
è la sua sigla inglese) di 13,4 miliardi, serviranno… per
elaborare e creare in modo congiunto un quadro istituzionale e tecnico
per la gestione e la conservazione dell'acquifero”, riserva di
acqua che puntualmente è riconosciuta dalla Banca in questo
stesso documento come “una risorsa strategica di acqua potabile
nel Cono Sud”.
Tra le 7 componenti del progetto, descritte nel documento base della BM,
bisogna evidenziare: (i) l'espansione e il consolidamento della
conoscenza scientifica dell'acquifero con base nello “sviluppo e
'integrazione” del Sistema di Informazione del Sistema Acquifero
Guaraní (SISAG);(ii) lo sviluppo e la creazione congiunta di un
quadro regolatore di gestione dell'acquifero, così come la (iv)
considerazione del potenziale geotermico per la generazione di energia
elettrica.
A questo punto bisogna chiarire cosa intenda la BM per “quadro
regolatore di gestione” o processo di “rafforzamento
istituzionale” nei suoi progetti relativi a risorse naturali (si
parla ad esempio di biodiversità o acqua). Generalmente, si
riferisce a tutte quelle misure che si devono prendere per
omogeneizzare i lineamenti legali ed operativi di accesso a questa o
quella risorsa (è chiaro che è un prerequisito necessario
per la sua “conservazione”, il suo “uso
sostenibile”, ecc.). In tal senso, dei 4 anni di cui è
composto il progetto dell'Acquifero Guaraní, i primi 3 si
incentrano su questa finalità o, come afferma la BM, sulla
“prima fase” e, una volta consolidata, il passo (o fase)
successivo sarà collocare determinati attori nella gestione e
usufrutto dell'acqua.

Le linee guida della Banca Mondiale
Questo è il tipico modus
operandi della banca che, in questo tipo di progetti, svela i propri
interessi prima di tutto per riconfigurare la gestione dei bacini e in
secondo luogo per il trasferimento dei servizi idrici al settore
privato. Ciò significa che, da un lato promuove una
concentrazione della gestione dei bacini idrici nelle mani di
“attori selezionati” (come le ONG conservazioniste, ad es.
Conservation International) e, una volta consolidati, cerca dall'altro
lato di collocare le multinazionali dei creditori al centro della
gestione e usufrutto dell'acqua dolce (vale a dire, nei business
riguardanti i servizi idrici di raccolta, distribuzione,
potabilizzazione, generazione di termoelettricità ed
idroelettricità, ecc.).
Questo processo di usufrutto privato dell'acqua, che si consolida
attraverso concessioni parziali o totali (pretesto che si usa per dire
che allora non si tratta di privatizzazione, volendo intendere
“vendita totale”), è andato concentrandosi
principalmente nelle mani di multinazionali come Bechtel Co., le
francesi Suez/divisione ONDEO - prima Lyonnaise des Eaux - e Vivendi, o
l'inglese Thames Water, tra le altre. È un progetto che è
stato possibile solo da quando i governi hanno cominciato ad
abbandonare il controllo delle fonti nazionali di acqua, entrando a far
parte di trattati o accordi commerciali tipo OMC o TLCAN (quest'ultimo
nel caso del Nord America), dai quali passano il
“trasferimento” della gestione delle risorse idriche
all'iniziativa privata (in questo contesto, nel caso dell'acquifero
Guaraní, non si vende l'acquifero in sé - sebbene si
possano privatizzare/dare in concessione pozzi, industrie
idroelettriche o geotermiche - quanto piuttosto il business che si
può fare con l'acqua estratta da lì).
Le argomentazioni favorevoli alla privatizzazione/concessione sono ben note e un po' antiquate.
Queste sottolineano l'urgente necessità di migliorare il cattivo
servizio che prestano gli enti parastatali e l' “assenza di fondi
pubblici”. L'obiettivo, secondo le informazioni fornite dalle
multinazionali dell'acqua, dai loro governi, dal FMI, dalla BM e dalle
banche di sviluppo regionale, è di assicurare, attraverso la
privatizzazione dell'acqua o gli accordi tra pubblici e privati,
l'accesso ai servizi che riguardano oltre 2,4 miliardi di persone nel
mondo. La “totale universalizzazione del servizio”, secondo
questa logica, si regge su un settore privato che per natura è
più efficiente e competitivo, oltre ad essere in grado di
apportare il finanziamento necessario. Questi presupposti, come
puntualizza Grusky del Public Citizen (USA), “non vengono messi
in pratica e ciò lo dimostrano i fiaschi di…Buenos Aires,
Manila, Atlanta, Cochabamba, Inghilterra, che…hanno portato ad
un incremento dei ritmi di consumo dell'acqua, crisi della
sanità pubblica, regolamentazioni deboli, mancanza di
investimenti nell'infrastruttura idrica, riduzione del tasso di
occupazione, minacce ai sindacati, inquinamento ed altre catastrofi
ambientali o ad accordi segreti e non conformità sociale”.
La determinazione della gestione e dell'usufrutto dell'acqua dell'Acquifero Guaraní
è definita nel suddetto documento base della BM, quando si
esplicita che “il finanziamento della seconda fase
prenderà in considerazione risorse di agenzie di cooperazione,
GEF, BM, il settore privato e/o altri organismi di finanziamento multi
o bilaterali”, vale a dire della Banca Interamericana per lo
Sviluppo, tra gli altri.
In fondo, si sta parlando di modellare le legislazioni nazionali dei
paesi sudamericani in questione, per facilitare programmi di
investimento privati su una risorsa strategica (s'intenda come il
passaggio dei governi per trasferire la gestione e l'usufrutto
dell'acqua, sebbene non si tratti altro che di “prestiti”
o, in termini legali, di concessioni); un panorama nel quale
l'informazione sulle caratteristiche qualitative e quantitative della
risorsa (ricavate dal già menzionato SISAG) è
fondamentale per capire le dimensioni e le potenzialità del
possibile business. L'aspetto più importante è che tali
“dati scientifici” saranno a disposizione della BM e del
suo IFC (International Finance Corporation), del resto dei finanziatori
e sicuramente degli investitori interessati.
Sebbene il progetto dell'acquifero emerga per la grandi quantità
di acqua dolce in esso contenute, esistono altri progetti dello stesso
genere nella regione. Vale la pena menzionare quelli vincolati al
bacino della Plata (un centro nodale dei corridoi sudamericani
dell'area produttiva del Mercosur) che fornisce acqua a un quarto del
continente sudamericano e copre una superficie di 3 milioni 100 kmq .
In questo caso, emerge il programma finanziato dal National Science
Foundation, NSF (USA), intitolato “Sviluppo di un'Agenda di
Ricerca Multidisciplinare nella Conca del Plata”. È parte
del progetto “Scienza per lo Sviluppo Sostenibile” del
Direttorio di Programmi Internazionali dell'Associazione Americana per
l'Avanzamento della Scienza” (AAAS è la sigla inglese),
finanziato, tra gli altri, da diversi attori vincolati ad un importante
consumo di acqua, come le imprese nordamericane Rockfeller, Ford, IBM,
Kellogg, Kodak o la Cola-Cola; quest'ultima, in testa, insieme alla
Nestlé (Svizzera) e Danone (Francia), nel business mondiale
dell'acqua in bottiglia.

Il controllo del "fulcro dell'Amazzonia"
In sé, il progetto, come
nel caso dell'Acquifero Guaraní ed il suo SISAG, vuole
consolidare un Sistema di Informazione Geografica (SIG) più
preciso della regione, con l'obiettivo di “rafforzare” e
intraprendere “iniziative” già esistenti della BM,
della BID…”, ecc.
Il consolidamento del controllo su tali riserve idriche si basa in
particolare sulla prospettiva della sua “conservazione” e
del suo “uso sostenibile” (che, come già detto per
la BM ed i suoi soci, generalmente significa di usufrutto solo da parte
di alcuni candidati che presentino determinati requisiti che molto
spesso non hanno nulla a che vedere con le questioni ambientali e di
tutela), tuttavia esiste un'altra dimensione della risorsa in termini
di comunicazione e generazione di energia. Mi riferisco alla creazione
di idrovie e industrie idroelettriche, tra le altre infrastrutture
coinvolte.
All'idrovia Paraguay-Paraná si aggiunge, ad esempio, il
“Gran Canal” che collega il sistema del Amazonas - ed
eventualmente gli affluenti del Paraná - alle coste venezuelane
attraverso il fiume Orinoco. Questa idrovia deve essere vista dal punto
di vista della dinamica dei corridoi come uno sbocco diretto al Mar dei
Carabi e verso gli Stati Uniti attraverso il Mississippi. Qui è
dove potrebbe prendere forma uno scenario di “raccolta” di
bacini enormi con acqua sudamericana verso la potenza nordamericana
(Florida) come un'alternativa o un complemento allo scenario
dell'Aquarium.
Altro schema importante è la rete di dighe che è stata
progettata per la regione del Chaco e la Pampa in Argentina,
strettamente collegato al potenziamento della produzione agricola di
irrigazione intensiva (leggasi, agroindustria). Tra le dighe che si
ipotizzano vi sono quelle del Sistema Tarija-Bermejo e del Sistema Polo
di Sviluppo; più a sudest, quelle di Paraná e
Guazú; o, poco più a sudovest, quelle di Chocón,
Cerros Colorados, Michihuao, Piedra del Agua, Alicurá e
Collón Curá (vedi Mappa 2).
La realizzazione di altre dighe, maggiormente legate alla loro funzione
energetica come fondamento dello sfruttamento minerario (in particolare
di alluminio), è stata presa in considerazione, ad esempio, in
Argentina (da istallare nei fiumi Cuervo, Cóndor e Blanco a
beneficio dell'azienda Canadese Noranda), nell'area amazzonica del
Brasile (diga San Isabel, Serra Quebrada, Esperito e Machadinho, tutte
a beneficio dell'azienda statunitense Alcoa ed altre aziende nazionali
come Vale do Rio Dolce o Votoratim), in Cile (3 dighe sul Chacabuco a
beneficio della Noranda), ecc.
Allo stesso modo si consideri il potenziale idroelettrico di altre
regioni come il Perù, un caso indicativo se si tiene conto che
è in questo paese che prende corpo gran parte del corridoio di
sviluppo andino e che sfociano le principali idrovie
(Sarameriza/Yurimaguas/Pucallpa) di ciò che l'IIRSA definisce il
“fulcro dell'Amazzonia”, affluenti del Amazonas/Putumayo.
L'alto consumo di energia che comporterebbe il funzionamento intensivo
di porti ed aree industriali vicine potrebbe fornire le centrali
elettriche di gas proveniente da Camisea e/o di una decina di industrie
idroelettriche. Secondo alcuni calcoli, il potenziale idroelettrico dei
bacini dei fiumi Marañón, Hullaga e Ucayali potrebbe
raggiungere una potenza combinata di circa 18 mila megawatt.
Scenari simili di vincoli tra i corridoi dell'IIRSA e i (suoi)
“corridoi idrici” si estendono in lungo e in largo del Cono
Sud. Tutti richiedono indagini dettagliate, soprattutto da parte degli
attori locali.
La dimensione degli impatti e delle conseguenze ecologiche e sociali
che girano intorno a tali potenziali “scenari” di gestione
e usufrutto delle risorse idriche sudamericane nell'ambito dell'IIRSA -
qui sono riportati brevemente i più evidenti - sembra essere
maggiore. Il dibattito collettivo, aperto e partecipativo, è
urgente, soprattutto perché si tratta di un argomento che ha e
sicuramente avrà sempre più importanza, specialmente di
fronte alla crescente tendenza a privatizzare e denazionalizzare le
risorse naturali del pianeta. In fondo, l'acqua è un elemento
vitale per tutti, ma non è chiaro che l'accesso ad essa va ad
essere, all'interno di tali scenari, effettivamente universale.
Riflessione finale
È fondamentale considerare
che tali progetti (PPP, IIRSA, e i loro “corridoi idrici”)
sono attivati solo nei luoghi in cui la popolazione non si organizza e
lotta collettivamente o smette di farlo, dal momento che i movimenti
sociali giocano un ruolo basilare, non solo in quanto espressione di
un'affermazione di identità locale, ma soprattutto in quanto
reazione e contromisura ad una logica geoeconomica e geopolitica che
suppone - in questo caso dalla creazione di “corridoi di
sviluppo” - la privatizzazione, la depredazione e la
denazionalizzazione delle risorse naturali. Si noti che non si tratta
di rifiutare tutto il piano di sviluppo, ma di quelle parti che
attentano alle popolazioni e all'ambiente naturale, di quelli che, non
solo nell'ambito dell'acqua, pretendono di privatizzare i benefici e
socializzare i costi.
Gian Carlo Delgado Ramos
economista messicano - Universidad Nacional Autónoma de
México. Autore di “La Amenaza Biológica”
(Plaza y Janes, 2002) e “Biodiversidad, Desarrollo Sustenatble y
Militarización” (Plaza y Valdés, 2004).
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