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11-12-2005
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:: Osservatorio sulle Ande: panorama continentale ::

Il caso che andremo ad esaminare è quello sudamericano, una regione che concentra più della quinta parte delle riserve di acqua dolce del globo e che mira ad integrare, senza considerare seriamente ed accuratamente gli impatti ecologici e sociali, una serie di schemi di “corridoi idrici” come controparte dei corridoi di sviluppo proposti ufficialmente dal progetto di Integrazione dell'Infrastruttura Regionale del Sud America (IIRSA).
Ecco l'analisi degli interessi strategici che disegneranno sulle prossime mappe, le nuove "vene aperte del latinoamerica"

L'ecologia politica dell'acqua sudamericana

Per Selvas.org l'economista messicano Gian Carlo Delgado Ramos - Universidad Nacional Autónoma de México


Le foto di questo servizio sono suggestioni del Rio Negro di Matt Reichel


26/10/2005

:: ACQUA in SELVAS.ORG::

ACQUA/AGUA
Fonti energetiche

Partendo da un riesame della geoeconomia e della geopolitica dell'acqua, il presente testo vuole porre l'accento sulla tendenza di questo liquido a trasformarsi sempre più in una risorsa strategica dai molteplici usi e, pertanto, delle molteplici modalità di ricavarne plusvalore.
A tal proposito, si presenta una revisione del vincolo tra la creazione di ciò che viene definito come “corridoi di sviluppo” e il ruolo che giocherebbe l'acqua per soddisfare le diverse necessità di tali corridoi, che vanno dal consumo umano diretto, quello agricolo e industriale, in quanto generatore di elettricità, mezzo di trasporto, ecc. Il caso che andremo ad esaminare è quello sudamericano, una regione che concentra più della quinta parte delle riserve di acqua dolce del globo e che mira ad integrare, senza considerare seriamente ed accuratamente gli impatti ecologici e sociali, una serie di schemi di “corridoi idrici” come controparte dei corridoi di sviluppo proposti ufficialmente dal progetto di Integrazione dell'Infrastruttura Regionale del Sud America (IIRSA).

L'idea del corridoio di infrastruttura è piuttosto antiquata. Ciò nonostante, in termini “moderni”, forse il caso più vicino a tale concezione è il progetto statunitense della ferrovia transcontinentale del XIX secolo, che aveva come scopo l'espansione verso il Pacifico per occupare nuove terre. Il “pacchetto” comprendeva un “programma di sviluppo”, giacché, con l'avanzamento della ferrovia e - in seguito - con l'arrivo dell'acqua nelle terre aride dell'ovest o nel Gran Deserto Americano, si andavano creando città, centri industriali, agricoli, culturali, eccetera, il tutto come un gran “corridoio di sviluppo” i cui costi sociali ed ecologici dell'espansione territoriale statunitense sono stati avvilenti. Il massacro di milioni di indigeni, l'usurpazione e il saccheggio delle loro terre e, poco tempo dopo, l'inondazione delle stesse per la costruzione di dighe - tra le altre “icone” - sono stati una costante nella storia della potenza statunitense.
Pertanto, i “corridoi di sviluppo”, d'ora in avanti denominati corridoi, hanno un chiaro fondamento nella creazione di un insieme di infrastrutture che le rendono possibili, con le quali prendono corpo e forma nello spazio geografico. Mi riferisco ai corridoi di infrastruttura.
La differenziazione è importante per capire che senza un corridoio di infrastruttura non si può parlare di corridoio, ciò nonostante, quando si parla di corridoio allo stesso tempo si fa riferimento all'infrastruttura che lo rende possibile.
I corridoi (ed i rispettivi corridoi di infrastruttura) negli ultimi secoli hanno dimostrato di essere la figura più efficiente - in termini capitalistici - per l'occupazione territoriale (riordinamento territoriale), il trasporto e commercio di merci via terra e acqua, lo sviluppo dell'industria e dell'agricoltura su larga scala, lo sviluppo di zone turistiche di ispirazione multinazionale, ecc. È per questo motivo che i corridoi devono essere visti come rotte di sviluppo strategiche di diversi chilometri di larghezza nei quali si creano aree di produzione intensiva, di estrazione di risorse naturali, di mezzi di comunicazione, di stanziamenti urbani, tra gli altri fattori.


Figura A

(a cura dell'autore)


Grosso modo, la composizione nodale di un corridoio consiste in:
1) Mezzi di Trasporto per muovere materie prime e merci (porti marittimi - per esempio dal lato dell'Atlantico e del Pacifico - ed altri mezzi che variano a seconda della conformazione territoriale: canali d'acqua, treni ad alta velocità, strade, ecc.;
2) Energia per rendere funzionali i corridoi e, soprattutto, per muovere i sistemi di produzione: petrolio, gas ed elettricità (centrali nucleari, termoelettriche/geotermiche, idroelettriche, impianti e interconnessioni elettriche, gasdotti/oleodotti, ecc.);
3) Acqua per attività produttive (dighe, opere di derivazione, acquedotti, sistemi di pompaggio, distribuzione e trattamento, ecc., compresi i generatori idroelettrici );
4) Telecomunicazioni che colleghino la regione in tempo reale, tanto all'interno del corridoio, quanto con altri corridoi e, in generale, con l'esterno (fibra ottica e creazione di centri di comunicazione con la tecnologia più avanzata). Vedi Figura A.

Questa schematizzazione è molto conosciuta ed il suo impiego nell'emisfero americano è un fatto di attualità, in America Centrale con il Plan Puebla Panamá e in Sud America con l'IIIRSA (si veda più avanti).
È necessario chiarire che in genere i progetti sono solo tratti generali e i particolari si gestiscono a livello regionale, nazionale e locale. Questi sono sempre soggetti a modifiche, non solo tecniche, ma anche di quelle che rispondono alla loro nuova funzionalizzazione in cerca delle opzioni migliori che sorgono per stimolare l'accumulo di capitale a favore dei principali gruppi di potere economico di questa o quella regione. Inoltre, il suo grado di incertezza è considerevole tanto per la sua fattibilità finanziaria e le limitazioni tecnologiche e tecniche inaspettate (le caratteristiche bio-geofisiche del territorio, tra gli altri fattori), quanto per le condizioni politiche e sociali (nel nostro caso, sia quelle all'interno degli Stati Uniti che quelle presenti sul territorio latinoamericano).
In questo caso, l'istallazione è progressiva e non sempre si presenta come un “pacchetto”, ma come una serie di progetti isolati di varie dimensioni. In altre occasioni, si possono individuare progetti che non erano stati precedentemente presi in considerazione, ma che sono stati la conseguenza di nuove necessità particolari dei vertici del potere e della concorrenza capitalistica, mentre altre sono il risultato della contraddizione di interessi capitalistici locali, nazionali, regionali o mondiali. Entrambe le tipologie appartengono ad un momento storico preciso. Pertanto, non sempre tutti i progetti di infrastruttura fanno parte di uno schema più grande, che chiameremo corridoi, sebbene possano essere inseriti ed adattati successivamente ad essi.



Mappa 1 (a cura dell'autore))

Scenari di corridoi di sviluppo e loro corridoi idrici in America Latina
In America sono tre le regioni di scenari e megaprogetti idrici che possono essere individuate e che rispondono alla creazione di corridoi (vedi Mappa 1). Al nord del Rio Bravo, scorrono i corridoi dell'est degli Stati Uniti - totalmente vincolati al Mississippi - e quelli di alcune regioni dell'ovest di questo paese (in particolare la California). Per soddisfare la richiesta di acqua dei suddetti corridoi, oltre a quelle di altri situati a sud del Canada e al nord del Messico, è stato progettato a metà del XX secolo il North American Water and Power Plan (NAWAPA). Il suo potenziale ritorno nel caso di una crisi acuta di acqua negli Stati Uniti non è da sottovalutare. In Messico e in America Centrale, si sta cercando di stimolare insistentemente lo sviluppo di diversi corridoi (sette in Messico, secondo il Programma Nazionale di Sviluppo Urbano 1995-2000). La sua ultima versione è il cosiddetto Plan Puebla Panamá (PPP), che ha come controparte idrica quello che in un'altra occasione ho classificato come Scenario Acquario e che ha quale fulcro il sistema idroelettrico del bacino del Usumacinta (Messico-Guatemala).
Infine, il contesto sudamericano è modellato dai sette corridoi terrestri e da due idrovie che formano il sistema di Integrazione dell'Infrastruttura Regionale del Sud America (IIRSA). I movimenti di acqua in quella regione, in particolare, si concentrano negli affluenti dei fiumi Plata/Paraná/Paraguay-Guaporé (dove si trova un corridoio di idrovie che va da sud a nord), il Amazonas/Putumayo e il Rio Negro-Orinoco (questi ultimi due formano un corridoio da est ad ovest collegando Macapa e Belem, nell'Atlantico, con Saramerisa/Yurimaguas in Perù, e con Puerto El Carmen in Ecuador, tutti con collegamenti terrestri al Pacifico). Inoltre, il centro dell'attenzione è il potenziale che ha l'acquifero Guaraní, la riserva di acqua dolce sotterranea più grande del mondo e che si profila come fulcro idrico della regione produttiva “forte” del Mercosur.
Vediamo, quindi, il caso particolare del Sud America, i suoi piani per megaprogetti idrici ed il suo “collegamento” con i corridoi progettati per questa regione.



Le riserve strategiche di acqua in Sud America e il IIRSA
In Sud America, la ricchezza della natura è impressionante. È la prima riserva biotica terrestre del pianeta e la seconda marina; raccoglie circa il 25% dell'acqua dolce del mondo, oltre a possedere ingenti depositi di petrolio in Venezuela (circa il 70% delle riserve di questo emisfero), di gas in Perù e Bolivia o di vari minerali in tutta la regione, tra gli altri esempi.
Come già detto, i centri idrici più importanti sono gli affluenti dei fiumi Plata/Paraná/Paraguay-Guaporé, il Amazonas/Putumayo e il Rio Negro-Orinoco. Allo stesso tempo, tra le altre riserve idriche superficiali di considerevole importanza che è pertinente menzionare, ci sono quelle che si trovano in Patagonia, tra il Rio Mayo e il Rio Gallegos. Ad esse si aggiungono gli immensi depositi sotterranei che formano il cosiddetto Acquifero Guaraní, per menzionare il più importante della regione e del mondo, con un'estensione di circa 1 milione 190 mila kmq (superficie maggiore di quella occupata da Spagna, Francia e Portogallo messi insieme). La riserva di acqua abbraccia una superficie, in Brasile, di circa 850 mila kmq (9,9% del territorio), in Argentina, 225 mila kmq (7,8%), in Paraguay, 70 mila kmq (17,2%) e in Uruguay, 45 mila kmq (25,5%).



Mappa 2 (a cura dell'autore)


Come si può immaginare, la sua importanza è vitale per la serie di corridoi di sviluppo che si cerca di consolidare (vedi Mappa 2). Non è casuale che il centro di produzione più forte del Sud America, secondo i progetti dell'IIRSA, giustamente sia la zona in cui si estende l'acquifero, un punto geografico che a ovest sbocca direttamente sull'Atlantico ed ad est comunica con quello che si pretende sia l'idrovia Paraná-Paraguay (mezzo di trasporto regolato da varie dighe che già cominciano ad essere finanziate dalla Banca Mondiale e dal BID - ad esempio Corpus, Yacyretá - e che, “sebbene” danneggerebbero l'ecosistema del Pantanal, la loro realizzazione potrebbe dare origine alla produzione non solo industriale, ma anche agricola - in particolare della soja convenzionale e geneticamente modificata, che viene prodotta lì da multinazionali come Cargill - in un'area che si estende da Cáceres, in Argentina, a Mato Grosso, in Brasile, fino a Nueva Palmira, in Uruguay).

In questo scenario di ordinamento territoriale, l'acquifero si profila strategico: è da lì che la BM e i governi dei paesi che formano il Mercosur lanceranno il progetto di Protezione Ambientale e Sviluppo Sostenibile del Sistema Acquifero Guaraní.
La cosa interessante, sebbene non sorprenda, è che si tratta di un programma progettato dagli “esperti” della BM insieme alle “controparti locali” che lavorano subordinatamente secondo le tipiche direttive della BM contenute nei suoi manuali operativi. A questo va aggiunto il “dettaglio” che è finanziato da questo organismo “internazionale”, dai governi di Olanda (Bank Netherlands Water Partnership Program) e Germania (German Geological Survey), dall'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica e dall'Organizzazione degli Stati Americani (con sede a Washington).
Secondo il News Release, n. 2003/371-LAC della BM, “i 27,24 miliardi del Progetto del Sistema Acquifero Guaraní, che comprendono una donazione del Fondo Mondiale per la Natura (GEF è la sua sigla inglese) di 13,4 miliardi, serviranno… per elaborare e creare in modo congiunto un quadro istituzionale e tecnico per la gestione e la conservazione dell'acquifero”, riserva di acqua che puntualmente è riconosciuta dalla Banca in questo stesso documento come “una risorsa strategica di acqua potabile nel Cono Sud”.

Tra le 7 componenti del progetto, descritte nel documento base della BM, bisogna evidenziare: (i) l'espansione e il consolidamento della conoscenza scientifica dell'acquifero con base nello “sviluppo e 'integrazione” del Sistema di Informazione del Sistema Acquifero Guaraní (SISAG);(ii) lo sviluppo e la creazione congiunta di un quadro regolatore di gestione dell'acquifero, così come la (iv) considerazione del potenziale geotermico per la generazione di energia elettrica.
A questo punto bisogna chiarire cosa intenda la BM per “quadro regolatore di gestione” o processo di “rafforzamento istituzionale” nei suoi progetti relativi a risorse naturali (si parla ad esempio di biodiversità o acqua). Generalmente, si riferisce a tutte quelle misure che si devono prendere per omogeneizzare i lineamenti legali ed operativi di accesso a questa o quella risorsa (è chiaro che è un prerequisito necessario per la sua “conservazione”, il suo “uso sostenibile”, ecc.). In tal senso, dei 4 anni di cui è composto il progetto dell'Acquifero Guaraní, i primi 3 si incentrano su questa finalità o, come afferma la BM, sulla “prima fase” e, una volta consolidata, il passo (o fase) successivo sarà collocare determinati attori nella gestione e usufrutto dell'acqua.




Le linee guida della Banca Mondiale
Questo è il tipico modus operandi della banca che, in questo tipo di progetti, svela i propri interessi prima di tutto per riconfigurare la gestione dei bacini e in secondo luogo per il trasferimento dei servizi idrici al settore privato. Ciò significa che, da un lato promuove una concentrazione della gestione dei bacini idrici nelle mani di “attori selezionati” (come le ONG conservazioniste, ad es. Conservation International) e, una volta consolidati, cerca dall'altro lato di collocare le multinazionali dei creditori al centro della gestione e usufrutto dell'acqua dolce (vale a dire, nei business riguardanti i servizi idrici di raccolta, distribuzione, potabilizzazione, generazione di termoelettricità ed idroelettricità, ecc.).
Questo processo di usufrutto privato dell'acqua, che si consolida attraverso concessioni parziali o totali (pretesto che si usa per dire che allora non si tratta di privatizzazione, volendo intendere “vendita totale”), è andato concentrandosi principalmente nelle mani di multinazionali come Bechtel Co., le francesi Suez/divisione ONDEO - prima Lyonnaise des Eaux - e Vivendi, o l'inglese Thames Water, tra le altre. È un progetto che è stato possibile solo da quando i governi hanno cominciato ad abbandonare il controllo delle fonti nazionali di acqua, entrando a far parte di trattati o accordi commerciali tipo OMC o TLCAN (quest'ultimo nel caso del Nord America), dai quali passano il “trasferimento” della gestione delle risorse idriche all'iniziativa privata (in questo contesto, nel caso dell'acquifero Guaraní, non si vende l'acquifero in sé - sebbene si possano privatizzare/dare in concessione pozzi, industrie idroelettriche o geotermiche - quanto piuttosto il business che si può fare con l'acqua estratta da lì).
Le argomentazioni favorevoli alla privatizzazione/concessione sono ben note e un po' antiquate. Queste sottolineano l'urgente necessità di migliorare il cattivo servizio che prestano gli enti parastatali e l' “assenza di fondi pubblici”. L'obiettivo, secondo le informazioni fornite dalle multinazionali dell'acqua, dai loro governi, dal FMI, dalla BM e dalle banche di sviluppo regionale, è di assicurare, attraverso la privatizzazione dell'acqua o gli accordi tra pubblici e privati, l'accesso ai servizi che riguardano oltre 2,4 miliardi di persone nel mondo. La “totale universalizzazione del servizio”, secondo questa logica, si regge su un settore privato che per natura è più efficiente e competitivo, oltre ad essere in grado di apportare il finanziamento necessario. Questi presupposti, come puntualizza Grusky del Public Citizen (USA), “non vengono messi in pratica e ciò lo dimostrano i fiaschi di…Buenos Aires, Manila, Atlanta, Cochabamba, Inghilterra, che…hanno portato ad un incremento dei ritmi di consumo dell'acqua, crisi della sanità pubblica, regolamentazioni deboli, mancanza di investimenti nell'infrastruttura idrica, riduzione del tasso di occupazione, minacce ai sindacati, inquinamento ed altre catastrofi ambientali o ad accordi segreti e non conformità sociale”.

La determinazione della gestione e dell'usufrutto dell'acqua dell'Acquifero Guaraní è definita nel suddetto documento base della BM, quando si esplicita che “il finanziamento della seconda fase prenderà in considerazione risorse di agenzie di cooperazione, GEF, BM, il settore privato e/o altri organismi di finanziamento multi o bilaterali”, vale a dire della Banca Interamericana per lo Sviluppo, tra gli altri.
In fondo, si sta parlando di modellare le legislazioni nazionali dei paesi sudamericani in questione, per facilitare programmi di investimento privati su una risorsa strategica (s'intenda come il passaggio dei governi per trasferire la gestione e l'usufrutto dell'acqua, sebbene non si tratti altro che di “prestiti” o, in termini legali, di concessioni); un panorama nel quale l'informazione sulle caratteristiche qualitative e quantitative della risorsa (ricavate dal già menzionato SISAG) è fondamentale per capire le dimensioni e le potenzialità del possibile business. L'aspetto più importante è che tali “dati scientifici” saranno a disposizione della BM e del suo IFC (International Finance Corporation), del resto dei finanziatori e sicuramente degli investitori interessati.
Sebbene il progetto dell'acquifero emerga per la grandi quantità di acqua dolce in esso contenute, esistono altri progetti dello stesso genere nella regione. Vale la pena menzionare quelli vincolati al bacino della Plata (un centro nodale dei corridoi sudamericani dell'area produttiva del Mercosur) che fornisce acqua a un quarto del continente sudamericano e copre una superficie di 3 milioni 100 kmq . In questo caso, emerge il programma finanziato dal National Science Foundation, NSF (USA), intitolato “Sviluppo di un'Agenda di Ricerca Multidisciplinare nella Conca del Plata”. È parte del progetto “Scienza per lo Sviluppo Sostenibile” del Direttorio di Programmi Internazionali dell'Associazione Americana per l'Avanzamento della Scienza” (AAAS è la sigla inglese), finanziato, tra gli altri, da diversi attori vincolati ad un importante consumo di acqua, come le imprese nordamericane Rockfeller, Ford, IBM, Kellogg, Kodak o la Cola-Cola; quest'ultima, in testa, insieme alla Nestlé (Svizzera) e Danone (Francia), nel business mondiale dell'acqua in bottiglia.




Il controllo del "fulcro dell'Amazzonia"
In sé, il progetto, come nel caso dell'Acquifero Guaraní ed il suo SISAG, vuole consolidare un Sistema di Informazione Geografica (SIG) più preciso della regione, con l'obiettivo di “rafforzare” e intraprendere “iniziative” già esistenti della BM, della BID…”, ecc.
Il consolidamento del controllo su tali riserve idriche si basa in particolare sulla prospettiva della sua “conservazione” e del suo “uso sostenibile” (che, come già detto per la BM ed i suoi soci, generalmente significa di usufrutto solo da parte di alcuni candidati che presentino determinati requisiti che molto spesso non hanno nulla a che vedere con le questioni ambientali e di tutela), tuttavia esiste un'altra dimensione della risorsa in termini di comunicazione e generazione di energia. Mi riferisco alla creazione di idrovie e industrie idroelettriche, tra le altre infrastrutture coinvolte.
All'idrovia Paraguay-Paraná si aggiunge, ad esempio, il “Gran Canal” che collega il sistema del Amazonas - ed eventualmente gli affluenti del Paraná - alle coste venezuelane attraverso il fiume Orinoco. Questa idrovia deve essere vista dal punto di vista della dinamica dei corridoi come uno sbocco diretto al Mar dei Carabi e verso gli Stati Uniti attraverso il Mississippi. Qui è dove potrebbe prendere forma uno scenario di “raccolta” di bacini enormi con acqua sudamericana verso la potenza nordamericana (Florida) come un'alternativa o un complemento allo scenario dell'Aquarium.
Altro schema importante è la rete di dighe che è stata progettata per la regione del Chaco e la Pampa in Argentina, strettamente collegato al potenziamento della produzione agricola di irrigazione intensiva (leggasi, agroindustria). Tra le dighe che si ipotizzano vi sono quelle del Sistema Tarija-Bermejo e del Sistema Polo di Sviluppo; più a sudest, quelle di Paraná e Guazú; o, poco più a sudovest, quelle di Chocón, Cerros Colorados, Michihuao, Piedra del Agua, Alicurá e Collón Curá (vedi Mappa 2).
La realizzazione di altre dighe, maggiormente legate alla loro funzione energetica come fondamento dello sfruttamento minerario (in particolare di alluminio), è stata presa in considerazione, ad esempio, in Argentina (da istallare nei fiumi Cuervo, Cóndor e Blanco a beneficio dell'azienda Canadese Noranda), nell'area amazzonica del Brasile (diga San Isabel, Serra Quebrada, Esperito e Machadinho, tutte a beneficio dell'azienda statunitense Alcoa ed altre aziende nazionali come Vale do Rio Dolce o Votoratim), in Cile (3 dighe sul Chacabuco a beneficio della Noranda), ecc.
Allo stesso modo si consideri il potenziale idroelettrico di altre regioni come il Perù, un caso indicativo se si tiene conto che è in questo paese che prende corpo gran parte del corridoio di sviluppo andino e che sfociano le principali idrovie (Sarameriza/Yurimaguas/Pucallpa) di ciò che l'IIRSA definisce il “fulcro dell'Amazzonia”, affluenti del Amazonas/Putumayo. L'alto consumo di energia che comporterebbe il funzionamento intensivo di porti ed aree industriali vicine potrebbe fornire le centrali elettriche di gas proveniente da Camisea e/o di una decina di industrie idroelettriche. Secondo alcuni calcoli, il potenziale idroelettrico dei bacini dei fiumi Marañón, Hullaga e Ucayali potrebbe raggiungere una potenza combinata di circa 18 mila megawatt.
Scenari simili di vincoli tra i corridoi dell'IIRSA e i (suoi) “corridoi idrici” si estendono in lungo e in largo del Cono Sud. Tutti richiedono indagini dettagliate, soprattutto da parte degli attori locali.
La dimensione degli impatti e delle conseguenze ecologiche e sociali che girano intorno a tali potenziali “scenari” di gestione e usufrutto delle risorse idriche sudamericane nell'ambito dell'IIRSA - qui sono riportati brevemente i più evidenti - sembra essere maggiore. Il dibattito collettivo, aperto e partecipativo, è urgente, soprattutto perché si tratta di un argomento che ha e sicuramente avrà sempre più importanza, specialmente di fronte alla crescente tendenza a privatizzare e denazionalizzare le risorse naturali del pianeta. In fondo, l'acqua è un elemento vitale per tutti, ma non è chiaro che l'accesso ad essa va ad essere, all'interno di tali scenari, effettivamente universale.

Riflessione finale
È fondamentale considerare che tali progetti (PPP, IIRSA, e i loro “corridoi idrici”) sono attivati solo nei luoghi in cui la popolazione non si organizza e lotta collettivamente o smette di farlo, dal momento che i movimenti sociali giocano un ruolo basilare, non solo in quanto espressione di un'affermazione di identità locale, ma soprattutto in quanto reazione e contromisura ad una logica geoeconomica e geopolitica che suppone - in questo caso dalla creazione di “corridoi di sviluppo” - la privatizzazione, la depredazione e la denazionalizzazione delle risorse naturali. Si noti che non si tratta di rifiutare tutto il piano di sviluppo, ma di quelle parti che attentano alle popolazioni e all'ambiente naturale, di quelli che, non solo nell'ambito dell'acqua, pretendono di privatizzare i benefici e socializzare i costi.


Gian Carlo Delgado Ramos economista messicano - Universidad Nacional Autónoma de México. Autore di “La Amenaza Biológica” (Plaza y Janes, 2002) e “Biodiversidad, Desarrollo Sustenatble y Militarización” (Plaza y Valdés, 2004).


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Traduzione di Cecilia Silveri e revisione di Sonia Chialastri.- di Traduttori per la Pace