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ARRIVEDERCI PORTO ALEGRE

"Chi si riunisce a Porto Alegre non sta pensando alla lotta al capitalismo, ma sta lottando per la vita, perché il capitalismo è l'unica forma di vita che vuole essere imposta nel mondo da alcuni stati, dalle grandi corporation. Ma il capitalismo distrugge le comunità locali, provoca miseria. Così le persone che sono qui stanno lottando per la vita, anzi stanno pensando alla vita dopo il capitalismo".
Le parole di Noam Chomsky (ascoltate da ben 15.000 persone accalcate per l'ultimo seminario del FSM "come fermare l'impero" di lunedì 27 gennaio) sintetizzano il significato della terza edizione del Forum Sociale Mondiale appena conclusosi a Porto Alegre (Brasile).

A cura di Cristiano Morsolin



Tramonto "cartolina" da Porto Alegre

:: I LINK del FSM 2003 ::
www.forumsocialmundial.org.br
www.portoalegre2003.org
www.movimientos.org/fsm2003
www.attac.info/poa2003
www.unimondo.org
www.carta.org
www.adital.org.br
www.rebelion.org

Per i lettori di selvas.org:

Dichiarazione di OILWATCH a Porto Alegre


Documento della JOC - Gioventù Operaia Cristiana Internazionale a Porto Alegre

Le risoluzioni finali del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale - Porto Alegre 30.1



Domenica 2 febbraio 2003

I 100.000 partecipanti, rappresentanti di 126 nazioni del mondo, sparsi tra 1500 seminari, dibattiti, tavole rotonde (di cui hanno scritto ben 4.500 giornalisti accreditati, più di quelli che seguono un mondiale di calcio !) danno un'immagine di questa nuova Babele, simbolo di una carovana colorata di diversità planetarie, spazio nomade di una mappa che abbraccia tutto il mondo per far viaggiare il desiderio di ribellione, lo spirito di giustizia, la sete di costruire un mondo eco-sostenibile più fraterno, a misura dei Piccoli della Terra.

Candido Grzybowski (presidente dell'IBASE www.ibase.org.br Istituto Brasiliano di Analisi Sociale ed Economica, fondato da Betinho, profeta della lotta per la giustizia sociale), impronunziabile portavoce del Consiglio internazionale del Forum commenta: "il problema è inventare una nuova cultura politica che renda efficiente e funzionale tutta questa diversità. Il movimento è un'onda che continua a crescere fino a toccare paesi e strati sociali da troppo tempo lontanissimi da qualsiasi speranza di cambiamento: l'Africa e i paesi dell'Est europeo così come gli strati più disagiati del sottoproletariato urbano. E' un'onda che sta arrivando a lambire anche l'agenda delle grandi istituzioni finanziarie, imponendosi come interlocutore pur senza esserlo direttamente, proprio in quanto entità collettiva, magmatica disorganizzata e fertile, che non può produrre dichiarazioni finali proprio perché il Forum non è un'istituzione ma uno spazio e un processo. Siamo un magma di differenze unificate da una Carta dei principi generali che vede al primo posto il valore della pace a qualsiasi costo. Quello che dobbiamo fare è tenere in moto il processo e mantenere attive le relazioni che, nel forum, vengono allacciate".



Tanti militanti per la pace, tanti costruttori di pace sono presenti a Porto Alegre; c'è
Alzenì Tomaz della Commissione Pastorale della Terra CPT (ora a S. Paolo per il consiglio nazionale della CPT e a fine settimana ritornerà nel nord-est, a Recife e ci spedirà i suoi commenti sul FSM e sull'Assemblea mondiale di VIA CAMPESINA); c'è Aurora Danoso di ACCION ECOLOGICA dell'Ecuador e di OILWATCH (rete internazionale che sviluppa strategie globali per le comunità colpite dallo sfruttamento petrolifero e che appoggia i processi di resistenza delle comunità che lavorano per la sostentabilità e i diritti collettivi) che a Porto Alegre ha partecipato ai seminari sul debito estero e sul debito ecologico (tra breve SELVAS metterà on-line nuovi materiali) e ha organizzato un sit-in "Stop climate change!" (vedi foto di Raffaele Lupoli), c'è Alejandro Cussianovich e Derlys Herrera del Movimento Latinoamericano Nats - MOLACNATs dei bambini e adolescenti organizzati qui a Porto Alegre per la prima volta in rappresentanza del Movimento Mondiale dei Nats, c'è Marli de Fatima Aguiar e i giovani brasiliani della JOC - Gioventù Operaia Cristiana che a Porto Alegre hanno organizzato il seminario "Fine della disoccupazione e diritto al lavoro dignitoso (il cui documento mi è stato gentilmente mandato da Nubia Alvarez della JOC Internazionale con sede a Bruxelles).



Al Forum Sociale Mondiale, terza edizione, ci sono anche vescovi come Mons. Ruiz del Chiapas, teologi della liberazione come Frei Betto, Leonardo Boff, Pablo Richard, espressione di quella Chiesa dei poveri che resiste alla normalizzazione vaticana ma continua a soffiare speranza e profezia per i popoli oppressi del mondo.

Abbiamo scelto di intervistare
Dom Demetrio Valentini, vescovo di Jales, accompagna la pastorale sociale della CNBB Conferenza Episcopale del Brasile e coordina la Campagna contro ALCA, il trattato di libero commercio delle Americhe che segnerebbe non l'integrazione ma l'annessione dell'America Latina da parte degli USA.
"Questo Forum è una delle sedi in cui si cercano vie alternative all'attuale sistema economico e sociale. Un sistema che aggrava il fossato tra ricchi e poveri. La Chiesa non può ignorare questi ricercatori, deve ascoltarli e dare il suo aiuto a trovare il senso e le motivazioni del cammino. Va anche detto che a Porto Alegre ci sono molti che vengono dalle Comunità Ecclesiali di base, dagli organismi della Pastorale Sociale, dalle Caritas. Ma al di là della presenza dei "nostri", in Brasile apprezziamo sempre più la "parceria" che significa lavorare con chi, pur non condividendo esplicitamente la nostra fede, ha in comune con noi la preoccupazione sociale, l'impegno con i più poveri, il desiderio di costruire un mondo più giusto rispetto all'attuale, dominato dal modello unico del neoliberismo.
(…) Ed è vero che l'utopia di un mondo diverso incomincia finalmente a concretizzarsi. Ad esempio, anche quest'anno partecipa al Forum Luiz Inacio Lula da Silva, ma adesso è il presidente del Brasile e un simbolo delle possibilità di cambiamento, anche se solo iniziale.
(…) In questo Forum si è realizzato un lavoro comunitario mondiale di ri-elaborazione delle formule di relazione, di responsabilità e di convivenza tra popoli e paesi, tra nazioni e continenti, tra natura e tecnologia, tra religioni e culture, tra uomini e donne che si rendo conto sempre più dell'urgenza di ripensare il nostro mondo, per sintonizzare i cammini della vita con le aspirazioni più profonde che manifestano lucidamente. L'umanità vuole vivere, vuole ricercare la pace, non vuole morte, né una guerra stupida che sacrifica la vita per garantire egemonie oppressive.
Il Forum sociale è nato come contrapposizione al Foro Economico di Davos (Svizzera). Ora le posizioni si invertono. E' il Forum sociale che si trasforma in referente principale e più ampio. Ha aperto un panorama di proposte, indispensabile per contemplare la diversità delle dimensioni che hanno bisogno di entrare in un progetto di mondo per tutti. Il Forum Sociale ha inaugurato la cittadinanza universale, la cui coscienza deve essere coltivata, per tradursi in nuove strutture che la garantiscano per tutto il mondo, senza esclusi.
Il viaggio del Presidente Lula a Davos, dopo aver entusiasmato Porto Alegre, si è trasformato nel simbolo di questa inversione di importanza: è andato in Svizzera per sollecitare la centralità del destino umano rispetto all'economia".

In questo senso
Candido Grzybowski, portavoce del Consiglio internazionale del Forum sottolinea nella conferenza stampa conclusiva: "La nostra maggior vittoria di quest'anno è che tutto il mondo ci ha ascoltati. Il Forum Sociale Mondiale FSM è un'eco delle proposte di tutta la società civile e per questo molte delle questioni discusse nella seconda edizione del 2002 fanno parte oggi del nuovo programma del governo Lula. Questo grande incontro di movimenti sociali, Organizzazioni non governative ONG e personalità progressiste di tutto il mondo in soli tre anni di esistenza ha cambiato l'agenda internazionale per indicare che le questioni sociali devono predominare rispetto a quelle economiche".

La calorosissima accoglienza riservata al presidente Lula (simbolo di riscatto, dell'orgoglio ritrovato dell'America Latina insieme a Gutierrez in Ecuador, a Chavez in Venezuela, a Castro in Cuba) indica la direzione di un governo popolare per la nona potenza economica mondiale, frutto di tante lotte dei movimenti sociali, personificati anche dalla storia di
Marina Silva (vedi foto insieme al teologo Leonard Boff), la voce dell'Amazzonia.



Marina è l'erede di Chico Mendes, figlia di seringueiros (raccoglitori di caucciù), ex senatrice dell'Acre e neo ministra dell'ambiente del governo Lula.
Racconta la sua militanza in difesa della foresta amazzonia, della Pachamama MADRE TERRA. Impara a leggere e scrivere solo a diciassette anni dopo un'infanzia durissima in Amazzonia dove la sua famiglia si era trasferita per sfuggire alle ricorrenti carestie dell'arido nordest. Ha lavorato fin da bambina per aiutare i sette fratelli, camminando 14 Km al giorno. A 14 anni muore la madre e diventa capo-famiglia. La sua vocazione di ambientalista, anzi de socio-ambientalista, che coniuga preoccupazioni sociali ed ecologiche, sorge da questa infanzia in mezzo alla foresta, in mezzo alle conoscenze tradizionali dei popoli della foresta e della lotta nella sua difesa.
"Era una vita durissima. Riuscivamo a sopportarla solo grazie alle tradizionali conoscenze indigene, che ti insegnano come sopravvivere e curarti utilizzando le risorse della foresta e grazie alla solidarietà della comunità che è, era fortissima": in queste comunità attanagliate da conflitti tra latifondisti, compagnie multinazionali e seringueros, Marina viene designata come rappresentante e spedita a frequentare una scuola di formazione politica per attivisti sindacali, che le permetterà di incontrare Chico Mendez e Leonardo Boff. L'esponente della teologia della liberazione la definisce "figlia di uno spirito evangelico radicale e la degna rappresentante di un popolo come quello brasiliano nella sua umanità africana, indigena e femminile".
Marina conclude la sua lunga testimonianza davanti a 5.000 ascoltatori: "Dobbiamo impegnarci tutti affinchè Il Brasile sia un esempio di soluzione pacifica dei conflitti sociali, etnici e ambientali, senza dimentare che l'Amazzonia è il polmone del mondo e la distruzione della sua foresta, così come la sopravvivenza dignitosa delle comunità che l'hanno conservata per migliaia di anni, sono questioni che riguardano il mondo intero".

Alla fine non è stato redatto un documento finale (ma solo le risoluzioni del Consiglio internazionale qui allegate) del FSM ma MST del Brasile, la Marcia mondiale delle donne di Quebec, Attac-Francia e Focus on the Global South della Tailandia hanno lanciato un documento per costruire una rete mondiale dei movimenti sociali: "Una rete mondiale dei movimenti sociali aiuterebbe a sviluppare le condizioni affinchè i diversi movimenti sociali del mondo possano scambiarsi analisi, opinioni ed informazioni sulle congiunture presenti ed individuare priorità comuni e compiti necessari, prima e dopo gli incontri del SFM. Il dibattito, lo scambio e la coordinazione tra noi potrebbe quindi diventare un processo permanente.
L'obiettivo è di andare oltre gli episodici incontri tra Movimenti di diversi paesi e continenti, per la costruzione di un più profondo dibattito politico, per stabilire strutture orizzontali che facilitino gli scambi di informazioni e agiscano sulla coordinazione di azioni comuni, così da estendere il contatto fra Movimenti di tutti i continenti. Questo processo richiede di stabilire almeno un minimo di coordinazione e di scambi d'informazione attraverso un sito internet, un'e-mail ed una segreteria."

Per adereire alla Rete Mondiale dei Movimenti sociali: www.redesocialmundial.org




DECLARACIÓN DE OILWATCH al FORO SOCIAL MUNDIAL 2003



SEGURIDAD vs SOBERANIA

Para la política norteamericana "sin un incremento sustancial en las
reservas de energía, Estados Unidos puede enfrentar una amenaza a su
seguridad nacional y su bienestar económico" Por esto han declarado a
todas las reservas petroleras en el mundo, como un asunto de seguridad
para este país.

La seguridad de los Estados Unidas amenaza a la seguridad del resto de
mundo. Amenaza además a la soberanía de todos los países en donde
existen reservas o se extrae crudo.

El control del petróleo y el garantizar el acceso por parte de los
Estados Unidos fue la causa de la guerra en el Golfo en 1991, y es
también la causa para una guerra inminente contra IRAK, pues en esa
región se encuentran las reservas petroleras más importantes del mundo.
Acceder a este recurso supuso la intervención en Afganistán, importante
ruta de gasoductos que conectan a la región del Caspio con Europa.

Igualmente la guerra declarada en Colombia tienen como objetivo
controlar la producción petrolera en ese país y mejorar su presencia en
la región para evitar perder el control sobre el crudo principalmente de
Venezuela. El Plan Puebla Panamá, y la iniciativa militar "Nuevos
Horizontes", incluye la construcción de ductos en dirección a los
Estados Unidos

La demanda energética de los Estados Unidos requiere de 20 millones de
barriles por día barriles de petróleo diarios. Su producción y
reservas son absolutamente insuficientes. Por cada 100 barriles
consumidos en Estados Unidos, se importan 60, para el 2020 serán 75
barriles por cada 100. Estados Unidos consume la mitad de la gasolina
mundial, y son el 4% de la población humana.

Cubrir la demanda de petróleo justifica guerras, la exploración y
extracción de todas los rincones del mundo, sobre explotación de campos.

El control de los combustibles fósiles, fuente de energía prioritaria
para el norte industrializado, y más recientemente el control de la
generación de electricidad, por parte de las empresas transnacionales,
le permite a los Estados altamente consumidores de energía, el flujo de
energía para satisfacer su demanda.

Para consolidar este control se utiliza tanto una estrategia militar
como económica, personificada por las empresas transnacionales. Los
Estados del Tercer Mundo, sujetos a presiones externas, han ido
delegando sus funciones. Esta privatizado las empresas eléctricas, el
transporte, los procesos de obtención de la energía, ya sea proveniente
de hidrocarburos como fuentes hidrícas.

La energía ha dejado de ser un bien social para convertirse en una
mercancía en donde el objetivo es la rentabilidad económica de control a
empresas transnacionales.

Mientras los Estados Unidos garantizan su seguridad los Estados
Nacionales han perdido el control de su energía y de sus reservas, han
perdido por lo tanto soberanía.

Muchos de los países del Tercer Mundo cada vez tienen menos seguridad
energética, pues están condenados a extraer energía para exportarla y
con las divisas comprar dependencia.

Muchos de los países del Tercer Mundo que tienen recursos
hidrocarburíferos no han logrado ni siquiera tener seguridad y acceso,
para su población, debido a un modelo económico desigual que priva a la
mayoría de la población de los recursos. No controlan el precio de este
recurso, ni el proceso de extracción pues la mayoría de empresas que lo
extraen (incluyendo las que dan servicios) son empresas transnacionales.


ROMPER LA DOMINACIÓN CON IMAGINACIÓN

El acceso, el abuso o la privación de la energía determinan la vida
de los grupos sociales. El acceso a la energía, agua y aire constituyen
derechos humanos fundamentales, que deberían estar garantizados para
todos los habitantes del planeta. Estos son servicios, no mercancías.
Los ciudadanos son usuarios de estos servicios, no clientes de las
empresas.

La energía es indispensable para la vida de la gente y de la sociedad ,
y puede permitir contribuir a mejorar la calidad de vida de la
población. Construir y consolidar desde las bases, propuestas en
relación a la energía puede permitir tener soberanía energética.

Impedir que el flujo de energía continúe del sur al norte confronta el
modelo basado en la dominación.

Propuestas como la moratoria a la expansión de la frontera petrolera
son críticas de fondo a ese modelo que apuntan a terminar con evitar la
destrucción ambiental y económica de los países.

En muchas de las zonas de donde se extrae petróleo viven pueblos que con
esta actividad sufren por la destrucción de sus tierras y sus recursos.
La extracción de petróleo provoca la destrucción de las bases de
sustentación de las culturas. La conservación de la naturaleza permite y
ha permitido el desarrollo de modelos productivos perdurables



LA SOBERANÍA ENERGÉTICA

La soberanía energética, es un nuevo concepto que plantea el control de
nuestras fuentes de energía, la decisión sobre sus características y el
acceso descentralizado y democrático a ellas.

Una condición esencial para la soberanía energética es que las fuentes
de energía vuelvan a ser descentralizadas, limpias, renovables,
diversificadas y adaptadas al lugar de origen y a las necesidades
locales. Una fuente de energía no puede significar la destrucción de las
fuentes de vida de los pueblos, Deben asegurare la sustentabilidad de
los recursos y la conservación ambiental y debe asegurarse además el
control tecnológico pues de otra manera se imponen condiciones de
dependencia.

Necesitamos romper el círculo vicioso de la dependencia al petróleo que
nos impone extraer para exportar, exportar para pagar, y endeudarnos
para exportar.

La soberanía energética se la demanda, exigiendo a los gobiernos definir
una plataforma energética democrática y sustentable, que termine con la
dependencia al petróleo y al gas , que termine con la dependencia a las
transnacionales y que termine con la dependencia a las tecnologías
importadas.

La soberanía energética desde las comunidades, se la mantiene, pues
muchas comunidades conservan modelos propios de manejo y consumo,
conservando los ecosistemas e impidiendo que nuevas zonas sean
destruidas con la exploración.

La soberanía energética se la construye, desarrollando estrategias
locales y comunitarios de producción y consumo de energía, que nos
permitan ser autónomos y romper la dependencia.

ROMPER LA DOMINACIÓN CON IMAGINACIÓN !

OilWatch: oilwatch@uio.satnet.net
Casilla: 17-15-246-C - QUITO, Ecuador
Fax: (593 2) 527-583 Tel-Fax: (593 2) 547-516
www.oilwatch.org.ec




Dichiarazioni della JOC a Porto Alegre

Presentación para el Taller del Foro Social Mundial, Porto Alegre, enero de 2003


TODA PERSONA TIENE DERECHO AL TRABAJO, A LA LIBRE ELECCIÓN DE SU TRABAJO, A CONDICIONES EQUITATIVAS Y SATISFACTORIAS DE TRABAJO Y A LA PROTECCIÓN CONTRA EL DESEMPLEO.
Declaración Universal de Derechos Humanos, Artículo 23, Párrafo 1
Adoptada el 10 de diciembre de 1948



En esta época de progreso y avance tecnológico en el mundo, ¿estaría disminuyendo la tasa de desempleo en general? ¡Lamento decir que no! Por el contrario, está aumentando tan rápido que ni tenemos tiempo de mirarla que ya ha subido.

Les voy a dar algunos ejemplos sacados del Informe estadístico 2002 de la OIT:

En los Estados Unidos de América, el número total de desempleados pasó de 5.655.000 en 2000 a 6.742.000 en 2001, entre los cuales hay 3.121.000 jóvenes (entre 15 y 29 años).

En México, el número de desempleados pasó de 650.000 en 2000 a 678.500 en 2001. En 2001 había 424.000 jóvenes desempleados (entre 15 y 29 años).

En Polonia, había 2.785.000 desempleados en 2000 y 3.170.000 en 2001.

En Alemania, había 3.685.000 desempleados en 2000 y 3.743.000 en 2001.

En la India, el número de desempleados ascendía a 41.344.000 en 2000 y a 41.996.000 en 2001.

En Filipinas, había 3.133.000 desempleados en 2000 y 3.269.000 en 2001.

Tan sólo en estos 6 países, son 59.598.000 personas las que se encuentran sin trabajo en 2001. En 2000, China y Argelia juntas totalizaban unos 8.377.700 personas desempleadas.

¿Les parece normal que 60 millones de personas en seis países estén sin trabajo? Es esto la justicia en nuestra sociedad? ¿Es esto un símbolo del progreso y del respeto a la dignidad humana y a la labor humana? ¿Qué tienen que hacer esos millones de personas sin trabajo? ¿Cómo pueden sobrevivir?

De hecho, estas cifras son ridículamente conservadoras ya que no muestran el 'desempleo escondido', o sea los que han abandonado la idea de buscar trabajo, los que han vuelto a la escuela, o los que han encontrado una alternativa y muy a menudo medios ilegales para tener ingresos. No hay estadísticas disponibles para todos los países, algunas sólo muestran los desempleados registrados, lo que significa que son muchos más en la realidad y algunas no dan informaciones por grupos de edad.

¿Por qué está ocurriendo esto? ¿Cuáles son las causes subyacentes de esta situación?
Son varias las causas de esta situación y de este problema y están relacionadas y ligadas.

La economía de mercado libre
Los gobiernos ya no controlan sus propias economías, el mercado determina todo, el mercado resolverá sus propios problemas. Esto ha llevado a la privatización del sector público, a reducciones de personal en las empresas y fábricas, muchas de estas buscando fuentes de mano de obra más barata en otros sitios. Esto significa el despido de miles y miles de trabajadores en el mundo entero y por consiguiente el aumento del desempleo. Mientras esto estaba ocurriendo, no hubo ningún esfuerzo para crear nuevos empleos u otros medios de ingresos y supervivencia para los trabajadores que han perdido sus empleos.

Los gobiernos pretenden que los empleos volverán una vez que mejore la economía mientras que los economistas dicen que el desempleo es un costo necesario para tener economías más competitivas. Al contrario de lo que nos dicen, podemos ver y sentir que el crecimiento económico sin creación de empleos se ha convertido en una característica permanente de la economía globalizada. La economía no necesita más empleos para crear más riqueza. Al contrario, cierto nivel de desempleo es necesario ahora y deseado por el mercado libre para mantener bajos los sueldos y la inflación y mantener altas las ganancias.

Se trata de un libre mercado que paradójicamente está sumamente controlado por una élite que se asegura de que la libertad del mercado no altera sus planes de conservar el control de la economía. En las Américas, por ejemplo, está el Acuerdo de Libre Comercio de Norteamérica, un bloque con "mercado libre" que en realidad va creando más desempleo.

Tecnología
La tecnología de la información y de las comunicaciones es la tercera revolución industrial. Mientras que la tecnología ha salvado los trabajadores de la esclavitud frente a las máquinas, su objetivo principal ha sido incrementar las ganancias, sustituyendo los trabajadores por las computadoras. La producción ya no emplea mucha mano de obra; ahí donde había soldadores, ahora hay robots, en los bancos donde teníamos taquilleros, ahora tenemos cajeros automáticos.
La mundialización de la información y de la comunicación también ha permitido la creación de riqueza sin trabajo, ya que cada día millones de millones de dólares se mueven en el mundo a través de mensajes enviados por satélite, creando ganancias para los inversionistas y los accionistas.
Hoy en día las élites y las grandes empresas como Microsoft mantienen un fuerte control sobre las tecnologías. Este control se extiende a todo el mercado tecnológico y no ofrece la menor compensación a la sociedad o a los trabajadores que perdieron su empleo, etc. a través de este dominio del mercado.

Reorganización del trabajo
Así como tenemos las nuevas tecnologías, también tenemos nuevos sistemas de gestión que requieren menos trabajadores para producir más bienes. Estos sistemas se utilizan para contratar a trabajadores solamente por unas horas, en función de la demanda de servicios o de producción. Los nuevos sistemas de gestión están diseñados para controlar a la mano de obra de una forma que antes no era posible. Algunos ejemplos:
El trabajo en equipo que implica dividir el lugar de trabajo en pequeños grupos de trabajadores que compiten entre ellos.
Las múltiples habilidades que necesita tener cada trabajador para llevar a cabo una variedad de tareas, por ej. utilizar una máquina, mantener la máquina, limpiar el lugar de trabajo.
La contratación externa por las empresas que contratan a otras empresas o a trabajadores individuales por ejemplo para cortar tela para ropa o para pagar los sueldos. Los contratos individuales son un mecanismo de las empresas que impide la negociación de acuerdos colectivos y mantiene a los trabajadores en una situación de alta vulnerabilidad.
La producción ajustada (just in time) es cuando se fabrican los productos sólo cuando hay pedido del cliente. No hay reservas y se entregan los bienes directamente de la fábrica a la tienda o al cliente.

Toda esta reorganización del trabajo ha llevado a una disminución del número de trabajadores en el lugar de trabajo y a un incremento del desempleo. También ha llevado a un aumento de la presión y del estrés en el trabajo para los trabajadores que tratan de responder a todos los pedidos y las tareas asignadas. Además ha creado una atmósfera de competición entre los trabajadores en el mismo lugar de trabajo, una desconfianza y se ha quebrado la solidaridad entre los trabajadores.

Neoliberalismo
Se trata de la ideología que predomina hoy día; cree en el individualismo y que el individuo es libre de hacer lo que quiera sin preocuparse de ningún principio moral, ninguna ley o ninguna obligación. El neoliberalismo dice que la sociedad ya no existe sino que lo que hay son individuos que compiten unos contra otros. Dice que los pobres estarán motivados a extraerse de la pobreza y que los desempleados encontrarán trabajo por si mismos.

Esta ideología dice que las empresas tendrían que poder hacer lo que quieran mientras sacan ganancias. Por eso las empresas y fábricas despiden a los trabajadores, destruyen los sindicatos, no respetan los derechos de los trabajadores ni los derechos humanos, acosan y abusan a los trabajadores, llevan a cabo reducciones de personal, deslocalizan su producción.
(Tenemos el ejemplo de la fábrica Camisas Modernas en Guatemala). Esta ideología se basa en una mayor flexibilidad de los derechos laborales en la que es más fácil el despido de los trabajadores. Por eso también asistimos a una degradación continua del medio ambiente, de nuestro hábitat natural y a la destrucción de los bosques y de la fauna (como sucede con la destrucción de la selva tropical aquí en Brasil que permite el sobreconsumo de las naciones ricas). En realidad lo que dice esta ideología es que los gobiernos, los sindicatos, los derechos laborales, los sistemas de protección social, etc. interfieren con la libre circulación de mercancías e inversiones y por consiguiente tendrían que desaparecer.

El neoliberalismo está basado en valores tales como el individualismo, la competición y el materialismo; las riquezas económicas y las ganancias son los instrumentos para medir el valor y el grado de éxito. Estas ideas las promueve la clase dominante, la gente más rica de nuestra sociedad. El efecto del neoliberalismo es satisfacer la codicia de los más ricos y consolidar su poder mundial, por un lado, y por el otro, condenar a los trabajadores vulnerables a un desempleo de larga duración y a ciclos interminables de subempleo.

Si estudiamos todas esas causas más a fondo, podemos ver que el mercado libre, el control de la élite sobre las nuevas tecnologías y la reorganización del trabajo son los instrumentos del neoliberalismo utilizados a beneficio de la clase dominante y en detrimento del resto de la gente. La política neo-imperialista de Microsoft de querer monopolizar las nuevas tecnologías antes incluso de que se apliquen es un ejemplo más que claro de lo que estamos hablando aquí.

Cuales son las conseguencias en la vida de los jovenes trabajadores y en la sociedad en su conjunto ?

La pobreza
La mayoría de los desempleados viven en la miseria y esto se traduce en viviendas inseguras e inadecuadas, gente sin hogar, estrés, hambre, pérdida de habilidades, falta de acceso a las oportunidades sociales y recreativas.

Lo más triste es que la mayoría de los jóvenes trabajadores desempleados también proceden de familias pobres, muchas no tienen ingresos suficientes. En ese tipo de situación, el problema del desempleo afecta a toda la familia.

En el primer mundo los jóvenes desempleados pueden recibir subsidios de desempleo pero estos van disminuyendo y es más difícil recibirlos.
En el tercer mundo, no hay subsidios y se está convirtiendo en una situación de pobreza absoluta en la que los jóvenes trabajadores tienen que aceptar un trabajo inferior o un trabajo en la economía informal para tratar de sobrevivir día tras día.

La salud
Muchos jóvenes trabajadores pierden su autoestima porque están desempleados y esto a su vez crea muchos problemas de salud mental y física para ellos. Muchos jóvenes trabajadores están mal de salud a causa del desempleo ya que no pueden cuidarse bien, no tienen dinero para comer y tampoco para un tratamiento cuando están enfermos. El desempleo crea un sentido de pérdida de control de la vida que lleva al estrés y a la depresión. Esto puede provocar varios tipos de reacciones de parte de los jóvenes trabajadores, tales como conflictos con los amigos y la familia, el consumo de drogas o el suicidio.

La exclusión
Cuando los jóvenes dejan la escuela, la prioridad es encontrar un buen empleo, mudarse fuera de la casa de los padres en algunos países, formar parejas estables y finalmente tener su propia familia. Es el momento en que los jóvenes empiezan a ejercer un control sobre su vida, ayudado por su participación en la sociedad y en la vida de la comunidad en la que viven.

Sin embargo, cuando los jóvenes tienen que enfrentarse con el desempleo y el desempleo a largo plazo, se pierden esas posibilidades. En lugar de eso, se encuentran excluidos de toda participación en la sociedad, alienados de la vida de la comunidad. Viven con el estigma del desempleo que les presenta como vagos, inútiles, etc.

Se encuentran perdidos, sin apoyo, sin posibilidad de desarrollarse, de desarrollar su identidad, su potencial, hábitos de trabajo, etc. Existe el riesgo que formen una nueva subclase alienada.

La impotencia
Todas esas consecuencias llevan los jóvenes trabajadores a una situación de impotencia en la que han perdido el control de su vida. Esto a su vez crea en ellos un sentimiento de desesperación y no creen que pueden cambiar algo. Rechazan el sistema actual pero son incapaces de proponer alguna alternativa en cambio.

La cohesión social
El desempleo debilita los esfuerzos para crear sociedades armoniosas, multiculturales y tolerantes. A los que migran del campo a la ciudad o del tercer mundo al primer mundo se los acusa de 'robar' los empleos de la gente del lugar. Al mismo tiempo a los jóvenes desempleados se les da la etiqueta de vagos y se les reprocha gran parte de la violencia y de la criminalidad en la sociedad. Algunos jóvenes desempleados de hecho están abocados a las actividades criminales para sobrevivir. Sin embargo, incluso en estas circunstancias, los jóvenes desempleados pasan a ser las víctimas de potentes criminales que los utilizan como instrumentos de su actividad criminal. Los jóvenes desempleados pagan por las actividades criminales y pasan a ser doble víctimas, de los capos que los manipulan y también de la policía.

Vemos que hay una minoría que trabaja mucho y muchas horas y por otra parte están los que no tienen ningún trabajo. A nivel social, vemos que la sociedad está dividida entre los ricos y los pobres y los ricos sienten cada vez más miedo y resentimiento para con los pobres. Esto crea más tensión y discriminación y divide a la gente.

El costo económico y el costo humano
No importa lo que dice o cree la gente, la sociedad del desempleo sí tiene un costo económico.

En primer lugar, hay un potencial humano desperdiciado: se fracasa en desarrollar su potencial. Al mismo tiempo, la contribución significante que hacen los jóvenes desempleados a la sociedad no es reconocida ni recompensada. Mientras los jóvenes trabajadores están desempleados no se responde a las necesidades económicas y sociales. Hay muchos bienes y servicios que no se producen y cuando no hay circulación de ingresos en la economía, la comunidad entera se encuentra empobrecida.

En segundo lugar, mientras siga existiendo y creciendo el desempleo, la comunidad y los gobiernos tendrán que seguir pagando subsidios en algunos países y privarse de importes enormes proporcionados por los impuestos en todos los países. La ausencia de impuestos significa la falta de dinero para financiar los servicios públicos, lo cual aumenta aún más las disparidades entre los ricos y los pobres.

Una tasa alta de desempleo también tiene costos – a veces escondidos – , en el campo de la recapacitación de los jóvenes trabajadores, de la educación, de la vivienda, de la salud, de los servicios de la comunidad y de la aplicación de la ley. La denegación de una forma significativa de participación en la sociedad destroza la autoestima de los jóvenes, lo cual genera dependencia y merma el deseo de tomar iniciativas. Los países piden a los jj.tt. contribuir cuando se trata de defender el territorio, pero no cuando se necesitan ideas y energías nuevas para desarrollar la sociedad en la que viven. Es incalculable el efecto socioeconómico de esta situación para el desarrollo de las comunidades.

¿Qué opina la JOCI de esta situación?

La JOCI cree en principio en el ideal del pleno empleo. Creemos en el derecho fundamental al trabajo, a un ingreso y condiciones de vida justas para todos. El empleo remunerado es un derecho fundamental de todas las personas y los gobiernos tienen la obligación de garantizar este principio.

Sin embargo, la JOCI no está de acuerdo con crear empleos a cualquier precio y rebajar las condiciones de trabajo y los sueldos en todos los países.

El mercado laboral está excluyendo a cada vez más personas. En su plan de acción internacional, la JOCI propone un nuevo concepto del trabajo.

Esta es la realidad y los desafíos que debemos e intentamos plantearnos. Debemos asegurar que todos tenemos el derecho al trabajo y el derecho a un ingreso justo de modo que podamos acabar con la pobreza y podamos vivir con dignidad.

La JOCI cree en una sociedad que garantice a todos los derechos fundamentales reconocidos universalmente, es decir:
- un trabajo justo para todos y todas, basado en un concepto de trabajo distinto, comprendido como una actividad física, manual o intelectual realizada con miras al funcionamiento, reproducción y desarrollo de la sociedad, que genere bienestar social y esté relacionado con todos los ámbitos de la vida. En este sentido, el trabajo se hace humano por lo que las personas hacen para ellas mismas y para los otros, en el interés social, cultural y económico.
- Una participación auténtica y activa en la que podamos decidir y administrar los recursos, de modo que la participación social sea la base de la democracia.
- Un espacio en el que podamos encontrarnos sin necesidad de consumir, donde reflexionemos sobre nuestra vida personal y colectiva, dando sentido a nuestra vida, y donde podamos tener una actitud crítica.

¿Qué hace la JOCI sobre esta situación?

Tenemos una campaña internacional sobre el desempleo, que va dirigida a los jóvenes trabajadores deseosos de superar la exclusión en el trabajo y desarrollar un nuevo concepto del trabajo. Nuestras acciones van desde la educación de jóvenes desempleados y de la sociedad en general, hasta la presión a gobiernos y otras instituciones para acabar con el desempleo, la creación de empleos, ventajas sociales para todos y definición de un nuevo concepto y comprensión del trabajo hoy.




Una visión global de nuestras acciones:

En Sudáfrica, la JOC realiza una campaña por un subsidio social para todos. Esta campaña presenta reivindicaciones al gobierno como la creación de un subsidio social para todos los desempleados, los portadores del VIH, los estudiantes que prolongan sus estudios y otras personas que no tienen un ingreso básico para satisfacer sus necesidades fundamentales. La JOC ha estado trabajando también con otras organizaciones en torno al programa BIG (renta básica). Esta acción ha implicado la participación en protestas masivas, marchas y movilizaciones de jóvenes trabajadores y dentro de las organizaciones. La JOC está implicada igualmente en la creación y participación en varios comités en las distintas provincias, y en la organización de una campaña de firmas. Se visitaron a los diputados y édiles locales sobre el tema del subsidio social para todos, se instalaron tenderetes en las calles comerciales para concienciar al público sobre esta cuestión. De momento, se ha conseguido un aumento en el subsidio para los niños hasta la edad de 14 años, que se aplicará en 2003-4.

Brasil tiene una experiencia de implementación de un ingreso mínimo garantizado.

En la India, la JOC hace una campaña contra el desempleo, dirigida al gobierno y a las empresas, pidiendo creación de empleos y la introducción de un subsidio de desempleo. La JOC pide que se haga una enmienda a la Constitución, indicando que el "empleo es un derecho fundamental", tratando de demostrar que el desempleo es un problema social y no un problema individual, pidiendo compensaciones para los trabajadores en paro, pidiendo trabajo para todos y todas. Los jocistas de la India han organizado campañas callejeras para concienciar al público sobre la situación de desempleo, concentraciones y encuentros públicos para presentar sus reivindicaciones al gobierno.

En Australia, la JOC proporciona servicios a los jóvenes desempleados: formación de informática, búsqueda de empleo, etc. La campaña critica en particular las condiciones impuestas para recibir los subsidios: algunas de ellas llevan a la supresión o suspensión del subsidio. Se están trabajando tres acciones principales: 1) WAY OUT, un proyecto de servicios que proporciona cauces de participación comunitaria a los desempleados y capacitación para la búsqueda de empleo. 2) YWATE (Acceso de la J.T. a la formación y al empleo), que busca crear contactos con jóvenes desempleados y brindarles ayuda a través de la creación de escuela de deberes, programas recreativos, ayuda a la integración laboral de jóvenes refugiados. Se ha creado también un programa de préstamos sin intereses para aquellos desempleados que perdieron su subsidio por no cumplir con los requisitos necesarios; 3) Monitorización de las agencias de colocación, como respuesta a la necesidad de que estas agencias den cuenta de su labor.

En Alemania, la JOC presiona a los partidos políticos en torno al tema del futuro del trabajo de modo a desarrollar un nuevo concepto del trabajo.

En el Perú, la JOC realiza acciones en materia de creación de empleo para los desempleados.

¿Qué acciones propone la JOCI para superar esta situación y llegar a trabajo estable y digno para las millones de personas desempleadas en el mundo?

Educación – necesitamos motivar y organizar a todas las personas para que actúen en pro de un trabajo justo para todos. Entre las acciones previstas:
- Llamado a la opinión pública en nuestras ciudades y regiones sobre el desempleo juvenil y el trabajo justo para todos. Necesitamos interesar a la opinión pública a través de carteles, octavillas, programas de televisión y radio, prensa, internet, etc.
- Presión a los gobiernos nacionales e instituciones internacionales junto con otras organizaciones afines, contra políticas antilaborales como son las privatizaciones de servicios públicos y los programas de ajustes estructurales; por una reducción de la jornada de trabajo sin reducción salarial; por la creación de empleos verdaderos.
- Asumir responsabilidades en organizaciones e instituciones que pueden influir en los cambios económicos y políticos. Debemos llamar su atención sobre las necesidades de los jóvenes. Estas organizaciones necesitan oir la voz de los jóvenes desempleados para poder influir en las políticas nacionales e internacionales y en los programas de acción.
- Presionar a las empresas, patronos, directores, accionistas, para que creen nuevos empleos y mantengan los existentes, y denunciar a quienes son responsables del desempleo. Exigir que todas las empresas presten una atención especial a los problemas del desempleo juvenil e insistir en la responsabilidad que tienen de cara a su comunidad local.
- Presionar a los gobiernos para obtener una reforma agraria completa (redistribución de las tierras arables) para evitar desempleo masivo y/o pedir ingresos sociales que garanticen condiciones de vida decentes para todos (reparto de la riqueza).
- Promover, facilitar y apoyar el desarrollo de alternativas de trabajo y de vida que sean una referencia en la sociedad.
- Presionar a los gobiernos para que creen centros de formación profesional integral para garantizar la implementación de las políticas de empleo en todas las regiones, para el apoyo financiero a proyectos desarrollados por los jj.tt. desempleados, invertir en proyectos de desarrollo humano (educación, infraestructura básica, salud, protección del medio ambiente, centros de formación profesional con más opciones para los jóvenes
- Luchar para asegurar la integración de los aprendices en el mercado laboral.
- Instar a los gobiernos a no pedir más préstamos que van a aumentar su deuda externa.
- Lucha contra la corrupción de los gobiernos con miras a redistribuir la riqueza.
- Crear oportunidades para reunir a los jj.tt. para que analicen y reflexionen sobre su situación y las contradicciones de la sociedad, y planifiquen acciones juntos.

Preservar los empleos existentes
Acabando con la privatización, con la reducción de los gastos públicos, con el cierre de las empresas privadas. Luchando por una reducción de la jornada laboral sin reducción salarial.

Por una redistribución equitativa del trabajo y de la riqueza
A través del reconocimiento del nuevo concepto de trabajo y a través de cambios fundamentales en la forma de administrar el trabajo y la riqueza.

Crear nuevas iniciativas de trabajo
Estas iniciativas de trabajo deben organizarse como cooperativas comunitarias que deben permitir la participación de un máximo de jj.tt. Al cubrir las necesidades fundamentales de los jóvenes desempleados, estas iniciativas permiten también una concienciación de todos los jóvenes.

Creación de empleos y fin del desempleo a través del impuesto Spahn, un impuesto sobre las transacciones monetarias (propuesto por el Profesor Spahn) como instrumento nacional para aumentar los ingresos que pueden dedicarse a programas de desarrollo social y sostenible, Ayuda oficial al desarrollo (AOD) que requiere un compromiso público de los gobiernos de modo a alcanzar los objetivos de desarrollo internacional fijados para 2015, principalmente una drástica reducción de los niveles de pobreza, una reducción de la jornada laboral sin reducción salarial y el fin de las horas extras.
Nuevo concepto del trabajo, en que todas las formas del trabajo obtengan un pleno reconocimiento social y económico.

Subsidio social para todos – desempleados, enfermos de Sida, estudiantes que continúna sus estudios y otras personas sin ingresos básicos deberían recibir un subsidio social para cubrir sus necesidades fundamentales.
Debido a la situación de desempleo, muchos trabajadores emigran a otros países en busca de trabajo. Pero esto no les asegura un trabajo, como puede pasar con los que emigran a EE.UU. Deben instaurarse leyes en los países que propongan una amnistía de modo que estos trabajadores puedan obtener la documentación necesaria para ser reconocidos como trabajadores normales.

Nuevo papel para los Estados
Los gobiernos nacionales y las instituciones internacionales tienen un papel central que desempeñar para resituar el concepto del trabajo y asegurar un trabajo justo para todos. Es responsabilidad de estos entes de difundir la definición legal actual del trabajo para asegurar que lo que ha sido siempre una "actividad" o un "no trabajo" reciban también un pleno reconocimiento social y económico.
El derecho nacional e internacional debe regular los mercados laborales. Como todos estos aspectos vienen incluidos en el proceso de globalización, las leyes también deben globalizarse. Esto significa que el nuevo concepto del trabajo, las actividades del libre mercado, etc. estarían reguladas por leyes internacionales y reglas comerciales éticas.
Los gobiernos y las instituciones internacionales necesitarán también una extensión de las leyes laborales a todas las formas de trabajo, ya sea este trabajo por un periodo de tiempo definido o por toda la vida. Todas las formas de trabajo deben regirse por un sistema coherente de derechos laborales y estatutos legales integrados en la vida laboral normal.

Nuevo sistema económico
Queremos una economía basada en lo humano, en la que haya un reparto equitativo de la riqueza y los recursos. Esto requiere que los gobiernos reasuman su responsabilidad económica. Queremos que exista un nuevo enfoque social de la economía local y mundial y se acabe con el neoliberalismo sin restricciones.
Los cambios económicos implican un cambio hacia una gestión económica positiva que pone énfasis en la consecución de un trabajo justo para todos y de otros objetivos sociales. Esto incluiría una redistribución de algunas de las riquezas creadas por el dinero especulativo (cambio de divisas, especulación financiera, etc.) y una supresión de la deuda externa de los países más pobres del mundo.
Significaría que el trabajo se pagaría de acuerdo con su valor social real y con el principio de la remuneración justa por el trabajo realizado. Es necesario crear incentivos económicos que reconozcan la utilidad de las varias formas de trabajo y la riqueza real creada como consecuencia de este trabajo.

Un encuentro internacional de jóvenes trabajadores desempleados
La JOCI realizará encuentros de acción con militantes de distintas regiones para analizar, evaluar y desarrollar nuestra campaña de acción contra el desempleo.
Vamos a organizar también una gran acción simbólica en 2004, durante nuestro Consejo Internacional, para compartir las experiencias de acción y formular nuestras reivindicaciones a la OIT y a otras organizaciones, instituciones y gobiernos, para acabar con el desempleo.

Impacto del desempleo estructural mundial en los sindicatos

Los sindicatos tuvieron avances notables en la mejora de las condiciones de vida y de trabajo de los trabajadores en el mundo. Sin embargo, algunas de estas conquistas hoy no tienen sentido cuando masas de jóvenes trabajadores se ven abandonados en la desocupación. Esto a su vez afecta al desarrollo y al crecimiento de sindicatos y acciones sindicales fuertes cuando los trabajadores se vuelven desempleados. Es fundamental que los sindicatos realicen acciones para y con los desempleados. La mejor forma de hacerlo es ayudando en la tarea fundamental de organización de los jóvenes desempleados, ayudándoles a tomar en mano su propio destino. Los trabajadores empleados como los desempleados debe luchar juntos para desafiar los gobiernos a proporcionar a todos los ciudadanos el derecho fundamental al trabajo. Deben luchar juntos contra las empresas que utilizan el desempleo como herramienta para aumentar sus ganancias, provocando un coste social tremendo. Al menos que se pueda resolver este desempleo estructural, los trabajadores y sindicalistas de hoy serán los desempleados de mañana. Es esencial la construcción de la solidaridad, la comprensión y la acción en los dos grupos, para la dignidad de toda la humanidad.

¿Que ideas tienen Uds. para superar esta crisis mundial del empleo? ¿Cómo podemos trabajar juntos de manera más efectiva para dar solución a este problema cada vez más grave?

JUVENTUD OBRERA CRISTIANA - JOC INTERNACIONAL
Avenue Georges Rodenbach , 4 B - 1030 Bruxelles
Tfno: + 32 2 2421811
E-mail: info@jociycw.net Internet: www.jociycw.net







En español

Resoluciones de la Reunión de Porto Alegre

30.enero/2003 - Porto Alegre, Brasil

El Consejo Internacional del Foro Social Mundial adopta las siguientes orientaciones para la continuidad del proceso del FSM, luego de la edición de 2003 de su evento principal anual, en Porto Alegre:

1. impulsar la continuidad de la riqueza fundamental de los eventos de ese proceso, que es su carácter amplio, abierto y plural que trabaja con la diversidad de resistencias, organizaciones y propuestas, asegurando el pleno respeto a su Carta de Principios, y asumiendo el FSM como un proceso de incremento, de aprendizaje y crecimiento colectivos;

2. profundizar el proceso de experimentación de prácticas y sistemas de organización de manera horizontal, basados en la responsabilidad recíproca.

3. estimular la multiplicación tanto de eventos regionales, nacionales y mismo locales, como de eventos temáticos, que se intercomuniquen horizontalmente, sin que se articulen como preparatorios unos a los otros, y sí como encuentros con su valor político propio;

4. organizar las discusiones y la busca de alternativas en los foros dando igual peso a las actividades programadas por los organizadores y a los seminarios y talleres propuestos y organizados por los propios participantes, así como estimular el carácter internacional de esos foros;

5. realizar el evento mundial del 2004 del proceso del Foro Social Mundial en India, y el evento mundial del 2005 del proceso del Foro Social Mundial en Porto Alegre.

6. independizar la fecha de realización del evento mundial del proceso del Foro Social Mundial de la fecha de realización del Foro Económico Mundial de Davos, pero manteniéndolo siempre en el mismo mes del año; crear un "Día Mundial de Marcha contra el Neoliberalismo y la Guerra y por un Otro Mundo Posible", en alguno de los días en que se realice el Foro de Davos.

7. reunir el Consejo Internacional del Foro en junio del 2003, en enero del 2004 y en junio del 2004, en sesiones de trabajo de mayor duración y organizadas en grupos de trabajo y plenarias. La tarea del CI es evaluar, desde análisis sistemáticos de coyuntura mundial - en diálogo con las entidades y organizaciones movilizadas en el mundo contra el neoliberalismo, sistematizando la memoria del proceso del Foro y apoyándose en grupos de trabajo adhoc - la continuidad del proceso, el respeto a la Carta de Principios en la realización de los Foros Regionales y Temáticos, la identificación de temas para el trabajo del CI, para los eventos mundiales y para que sean estimulados los Foros, y la identificación de regiones del mundo en que el proceso precisa se expandir, en coalición con movimientos y organizaciones de esas distintas regiones.

8. ampliar la composición del Consejo Internacional integrando las redes internacionales y regionales movimientos y organizaciones que acepten la Carta de Principios del FSM y soliciten su integración, y representantes de los Comités Organizadores de los Foros Regionales y Temáticos;

9. dar continuidad a las funciones de la actual Secretaría del Consejo Internacional, internacionalizándola progresivamente, con las funciones de:

- estimular y apoyar los foros regionales y temáticos;
- facilitar la realización de las reuniones del CI y sus grupos de trabajo;
- garantizar el proceso de comunicación del FSM;
- garantizar la sistematización de la memoria del proceso;
- apoyar la búsqueda de recursos para el proceso FSM.



Cristiano Morsolin, giornalista militante, educatore di strada, operatore di rete internazionale, recentemente rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Vicenza, a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente lavora nella segreteria nazionale della rete ITALIANATs e nell' Ong ASPEm (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti) a Cantù (CO), è socio dell’Associazione “Nats” con sede a Bologna; è tra i fondatori di SELVAS, Osservatorio Indipendente sulla regione andina.
E-mail : morsolin2002@yahoo.it


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