:: Osservatorio sulle Ande: panorama continentale ::
Lanatema del populismo radicale lanciato dal Pentagono contro la fronda sudamericana, contiene significanze negative che evocano fenomenologie politiche del passato, senza offrire nessun riferimento fondato a quel che ora sta avvenendo.
Che cosa hanno in comune Chavez, Lula, Kirchner, Tabarè Vàzquez in Uruguay, i boliviani Evo Morales e Felipe Quispe, la CONAIE dellEcuador, il sub-comandante Marcos e Lopez Obrador? E che hanno a che vedere tutti costoro con il populismo?
POPULISMO: etichetta ingannevole
Dal Venezuela per Selvas.org le analisi di Tito Pulsinelli

Le foto di questo servizio sono di Alcides Hurtado per selvas.org, e si riferiscono ai grandi raduni "pro e contro Chavez" a Caracas di questa estate.
SOMMARIO:
Il "populismo" utile
Il "populismo" ritrovato
Il "populismo" funzionale
Il "populismo" strategico
20/09/2004
...Una minaccia emergente meglio caratterizzata come populismo radicale, in cui è minacciato il processo democratico, quando si riducono invece di aumentarli- i diritti individuali (generale James Hill - Comandante US Southern Command)
.
Lanatema del populismo radicale lanciato dal Pentagono contro la fronda sudamericana, contiene significanze negative che evocano fenomenologie politiche del passato, senza offrire nessun riferimento fondato a quel che ora sta avvenendo. Nulla di concreto che aiuti ad inquadrare correttamente gli accadimenti inVenezuela, Brasile ed Argentina degli ultimi tre anni.
Mettiamo da parte, quindi, queste stigmatizzazioni indispensabili alle campagne di propaganda con alto contenuto di manicheismo, direttamente ispirate dai manuali della guerra psicologica.
Che cosa hanno in comune Chavez, Lula, Kirchner, Tabarè Vàzquez in Uruguay, i boliviani Evo Morales e Felipe Quispe, la CONAIE dellEcuador, il sub-comandante Marcos e Lopez Obrador? E che hanno a che vedere tutti costoro con il populismo?
Secondo Laclau il populismo è un fenomeno ideologico che fa appello direttamente al popolo e non a una classe specifica- in un contesto di profonda crisi delle istituzioni e dei valori, di scetticismo o rifiuto radicato dello status quo, partiti privi di credibilità o in caduta libera. Acuta spoliticizzazione, soprattutto tra i giovani, gruppi dirigenti delegittimati o apertamente ripudiati, difficoltà per identificare chiare differenze apprezzabili tra opposizione e governo.
In questo contesto, sorsero leaders di tipo carismatico che muovendo lanti-politica e lanti-partitismo- fecero uso del termine popolo in contrapposizione al blocco egemonico detentore del potere che -in questa latitudine- sono le oligarchie con cui Washington ha un feeling di tipo telepatico.
Non si tratta di vuote esercitazioni di retorica demagogica che non richiamerebbero lattenzione del Comando sud degli Stati Uniti- ma della ...interpellazione popolar-democratica come formula sintetica antagonista rispetto allideologia dominante (Laclau).
Il populismo latino-americano reale, concretamente furono quei movimenti popolari e nazionalisti posteriori alla seconda guerra mondiale: Peròn in Argentina, lMNR in Bolivia, la Guatemala di Arbenz, forse il governo di Goulart in Brasile (1). Nessuna di queste esperienze perì di morte naturale, ma grazie ad invasioni e a colpi di Stato che si ripeterono e perdurarono fino agli anni 80.
Indistintamente, la comune ragione ideologica del post-populismoera il libero mercato. Liquidarono le proprietà statali nel settore dei minerali, energetici, agro-alimentari, comunicazioni, così come ogni vestigio di previdenza sociale.
Dopo la lunga notte, il ritorno alla democrazia fu la continuazione della stessa terapia senza dittatori, e coincise con la culminazione dellimpatto distruttivo del neoliberismo: narco-economia, 70% dei salariati lavorano in nero, precari, espulsione di massa dalla scolarità, lavoro infantile, senza tetto, senza terra, profughi, emigranti, ambulanti, raccogli-cartone e lattine ecc.
Sorprende che in un sondaggio oltre il 65% dei latinoamericani dicano che non stravedono per la democrazia?

Il populismo utile
Nello schema interpretativo di Laclau rientrano anche gli episodi di Menem in Argentina e di Fujimori in Perù. Nel primo caso, il caricaturale personaggio non ebbe nessuno scrupolo a mettere da parte il Parlamento e trasferire il processo decisionale a una direzione tecnocratica nellombra.
Menem governò e privatizzò a colpi di decreti di urgenza, ..ben 309 volte in 4 anni; mise la museruola alla giustizia, si scagliò contro giudici, pubblici ministeri ed altri funzionari che non gli erano congeniali, e relegò il potere legislativo a un livello secondario, utilizzò persino il potere di veto dei bilanci ..(M. Novaro).
A Washington nessuno si scandalizzò, venne coniato leufemismo caritatevole di democrazia delegata, giustificando in tal modo la sconfinata concentrazione di potere in una sola persona, che asseriva di incarnare la sovranità. E ovvio che ai loro occhi Menem, campione mondiale della privatizzazione integrale, suscitava grandi entusiasmi. Il resto erano peccatucci veniali.
Sarà che esiste un populismo buono, liberista e tecnocratico ed un altro che è negativo e radicale?
Nel 1995, Fujimori si assicura la Presidenza peruviana, impegnandosi a sconfiggere la guerriglia di Sendero luminoso e risolvere la crisi economica che esplose a causa del blocco finanziario, sanzionato dopo la moratoria del debito estero di Alan Garcia. Fujimori governo con mano dura, contraddicendo le promesse elettorali, ignorando le altre istituzioni a lui scomode (parlamento, magistratura, mezzi di comunicazione), e violò i diritti umani con il pretesto di garantire la governabilità. In questo modo riuscì ad offrire su di un vassoio dargento il Perù al FMI, che fu il vero governo di quel paese, mentre Fujimori si dedicava alla repressione, ad arricchirsi e al nepotismo.
Anche questa fu tollerata come una democrazia delegata ( o protetta), fino a quando lincauto governante ebbe lardire di trafficare una partita di armi per la guerriglia colombiana. Gli costò il posto e lesilio, liberando lo spazio per un ex funzionario della Banca Mondiale.
A costui è servito ben poco il dottorato a Stradford: privatizzazione dellelettricità rinviata ad altra data, a causa delle estese proteste popolari.
Forse esiste un populismo di destra e uno di sinistra? Uno che è immorale perchè propizia lintervento dello Stato nelleconomia per far fronte alla domanda sociale. E un populismo etico, nobile, che applaude il protagonismo statale quando lancia salvagente ai banchieri dopo le bancarotte, quando sovvenziona lindustria privata o quella bellica.

Il populismo ritrovato
La minaccia emergente meglio caratterizzata come populismo radicale (generale Hill), evidentemente non è imputabile a un manipolo di leader irresponsabili, ma è il risultato delleffetto cumulativo delle ferite inferte dal neoliberismo a quelle società cui è stato imposto integralmente.
Nessuno ha dimenticato che lArgentina, fino agli anni 60 del secolo scorso, era la sesta economia del mondo e per tutti era il granaio del mondo. Che strano, coincide con lepoca dorata del populismo. Ancora in piena dittatura militare esportarono grano allUnione Sovietica in cambio di oro.
LArgentina del 2002, quando la collera popolare scacciò in rapida successione vari Presidenti, è la stessa alunna prediletta che il FMI indicava come modello da imitare su scala continentale. La fantascienza della parità con il dollaro e una privatizzazione che risparmiò solo la Patagonia, lasciò un paese in cui i bisogni sociali primari (pane, mattoni, scuole) furono soddisfatti con lazione diretta e lautorganizzazione dal basso, riportando alla superficie pratiche mutualiste degli albori del movimento socialista.
Il disastro incombente diede luogo alloccupazione di fabbriche e a forme di autogestione coperativa tuttora vigenti, come pure ad estese reti del baratto e scambi regolati da monete alternative. Si trovarono risposte pratiche alle necessità primarie quando lo Stato e le industrie avevano collassato.
In un contesto simile, dove non esiste la piena occupazione, la disoccupazione è dilagante, è evidente che il territorio passa ad essere il terreno di lotta principale. Questa è lesperienza dei piqueteros: con i blocchi stradali riescono ad essere incisivi quanto o più degli impossibili scioperi.
Il teatro di operazione della popolazione rurale brasiliana del Movimento dei Senza Terra è il territorio, e la lotta verte sulluso produttivo da assegnare al suolo: latifondi per le monocolture transgeniche delle multinazionali o piccola e media proprietà coperativa destinata alla produzione per il mercato interno. Dipendenza o sovranità alimentare, continuare o annullare- le importazioni dalla sovvenzionata tecno-agricoltura del nord.
Per soddisfare bisogni sociali che sono maggioritari, linterlocutore fondamentale diventa lo Stato, e lo strumento organizzativo sono movimenti specifici e reti orizzontali che stanno rimpiazzando definitivamente gli screditati partiti fondati sulla delega e la rappresentatività totale.
Non si sottovaluta la questione del potere politico e legislativo, ma optano per organizzazioni comunitarie, territoriali, specifiche, non totali.
In Ecuador, le organizzazioni indigeno-contadine e gli alleati dei movimenti popolari urbani, si sono ritirati dalla coalizione governativa, dopo aver visto che era semplice prosecuzione della politica fondomonetarista dei governi anteriori.
In Brasile, nonostante la lentezza quasi statica del governo nel metter mano ad una politica nuova, i senza-terra hanno aumentato la pressione della base. La riforma agraria non è allorizzonte, ma il MST preme per ottenere una quantità crecente di assegnazioni e legalizzazioni di terre. Per ora non vanno oltre, nè rompono con Lula, perchè sono consapevoli della differenza che esiste tra essere governo (peraltro senza maggioranza parlamentare) e detenere il potere economico. Lula ha le mani legate dagli impegni firmati dal suo predecessore con lFMI, una settimana prima del suo addio: una bazzeccola di 30 miliardi di dollari.
Non si tratta di un patto tattico ma confluenza attorno a pochi obiettivi strategici, che determina un peculiare intreccio tra i movimenti sociali e i governi del populismo radicale. Soprattutto quando cè da ridurre lo spazio di intromisione alla pirateria dellautorità economica internazionale (FMI e OMC).
Ciò è stato lampante a Cancun, dove dal seno dell OMC è scaturito uno schieramento significativo di paesi (G22) che ha bloccato tutto, sine die, fino a quando lUnione Europea e Stati Uniti smetteranno di sovvenzionare le loro industrie agricole.
Secondo alcuni, si tratta di ottenere quanti più cambiamenti radicali possibili con il minimo dei costi, cioè evitando la violenza fascista della restaurazione, ma senza indietreggiare.
La globalizzazione ha delegittimato i partiti (il PT di Lula in che misura riesce a rappresentare anche il 60% di manodopera informale?)- ha spazzato via molte forme che assumeva lantagonismo sociale (le guerriglie, salvo nel non-Stato colombiano), ma non è riuscito a disarticolarlo e annichilirlo, tantè che si è riproposto con vigore contro le residuali istituzionalità nazionali.

Il populismo funzionale
Quel che è in gioco sono questioni fondamentali come luso che si deve fare del petrolio, del gas, dellacqua e della terra. In Bolivia cè stata la guerra dellacqua e del gas, dove sono stati rimessi in discussione contratti già firmati con le multinazionali e lo status giuridico dei giacimenti. Si sono messe in moto forze che fanno traballare lassetto del potere interno e influiscono sulla dinamica geo-politica regionale.
Questi conflitti sociali perseguono obiettivi tesi ad accrescere i diritti individuali altro che diminuirli!- con elementi di gran novità rispetto al passato. Sono una mistura di rivendicazioni etniche, nazionaliste, anti-liberiste, anti-imperialiste ed ecologiste. E non manca affatto la componente della lotta di classe: le elites interne sono acerrime nemiche e strette alleate del nuovo egemonsimo imperiale (2).
I diritti sociali dei boliviani potranno raffozzarsi solo quando le risorse naturali beneficeranno la maggioranza, cioè quando ci saranno i mezzi per soddisfarli. In altre parole, quando avranno la precedenza sugli interessi delle multinazionali. Altrimenti sarà impossibile persino sradicare lanalfabetismo.
Nella neo-lingua giornalistica, il termine populismo viene usato come una formula che sintetizza paternalismo, demagogia ed autoritarismo. In realtà, diventa populismo radicale quello che intacca o rimette in discussione- lo schema di redistribuzione del reddito nazionale, o quando tenta di ribellarsi al consenso di Washington.
Non vi è dubbio che le condizioni di vita non potranno migliorare fino a quando qualsiasi governo latino-americano è condannato a sborsare mediamente- la metà della ricchezza prodotta al G7, via FMI. I sottosviluppati sono in realtà esportatori netti di capitali, escono più soldi di quelli che si ricevono: i denutriti alimentano gli obesi.
Il debito estero è il nodo nevralgico in cui i movimenti sociali confluiscono con i governi del populismo radicale e, nello stesso tempo, è anche un punto critico di deflagrazione. Tradurre in politica di Stato il no al fondomonetarimo, significa impedire che interferisca in temi cruciali come i tassi di interessi, il sistema fiscale, pensionistico, sanitario ed educativo.
Brasile ed Argentina posseggono larma di 500 miliardi di dollari del debito estero, sono grandi agro-esportatori, produttori di manufatti tecnologici di media complessità e nel caso brasiliano- anche armamenti, tra cui aerei militari. Non sono facilmente vulnerabili a embarghi o blocchi commerciali.
Lintegrità del sistema finanziario internazionale è nelle loro mani. Il debito è tale che nessun tipo di crescita delleconomia comporta un riflesso positivo sul livello di vita, garantendo solo il pagamento puntuale al FMI. In altre parole, è impagabile, e devono esserci negoziati, il punto critico è vicino.
Quando una certa quantità di uranio arricchito, si congiunge con unaltra massa equivalente di uranio arricchito della stessa qualità, si produce la massa critica. Il punto in cui scatta la reazione a catena. Se due nazioni si comportano alla stesso modo, è la fine dellFMI. Altri si comporteranno allo stesso modo (Fidel Castro).
E in Venezuela dove sono maturate le condizioni ottimali, in cui è più visibile lordito e la trama della coalizione tra estese e diversificate reti sociali, tra queste e un governo che può agire basandosi su regole del gioco nuove. Tale è la Costituzione bolivariana approvata con un referendum.
Nessun altro paese dellarea può contare con il flusso finanziario comparabile a quello generato dal suo petrolio e materie prime, che ha consentito da 5 anni al Venezuela di tenere alla porta il FMI. Quindi di elaborare con autonomia la politica economica, fiscale, monetaria e agricola. Cionondimeno destina il 25% del bilancio al servizio del debito estero.
Qui prendono a pretesto cose come il patriottismo e la sovranità. E ora di finirla, basta! Bisogna adeguarsi alla realtà del mondo doggi, diceva sdegnato Luis Giusti, boss del petrolio venezuelano. Era il 1998, poi lui e tutti quelli che pensano a quel modo, soffrirono una cocente sconfitta. I più non si adeguarono, loro dovettero uscire di scena, segnando il tramonto di una classe dirigente e di un modello economico neocoloniale.
Oggi, L. Giusti è consiliere strategico di Bush per le politiche energetiche. Grazie ad arcaismi come il patriottismo e la sovranità, si è affermato un nuovo blocco sociale egemonico che non solo finanzia con il petrolio lestensione del diritto allistruzione, salute e previdenza sociale- ma imposta anche un nuovo schema di sviluppo endogeno, rivolto allinterno, e lo protegge. Il protezionismo non è più un monopolio del nord industrializzato.
Due milioni di ettari di terre incolte sono state assegnate a piccoli proprietari e coperative, riuscendo in meno di due anni a non dover più importare riso e mais. Questo è possibile solo perchè si frenano i monopoli, con il controllo cambiario e un sistema di autorizzazione delle importazioni.
Mentre il Messico, per esempio, arrivato alla modernità di un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, è lunico paese petrolifero in cui le maggiori entrate in divisa pregiata sono quelle generate dagli emigrati (14 miliardi di dollari), ed ha cominciato ad importare mais.

Il populismo strategico
Washington è passato senza successo- alle vie di fatto contro il Venezuela, con un golpe e una serrata-sabotaggio dellindustria petrolifera. Non digeriscono il nuovo protagonismo dellOPEC, nè lo slancio preso dal Mercosur dopo lingresso di Caracas.
Ripugna la vendita di petrolio allArgentina a cambio di alimenti e beni tecnologici. Non garba questo modello di scambio (nè la diversificazione dei patners) che potrebbe estendersi a tutti gli alleati strategici, perchè riduce la quantità di circolante in dollari.
Non vedono certo di buon occhio che la rivoluzione bolivariana non è disarmata: conta con forze armate fedeli alla Costituzione, incorparate nel nuovo progetto di paese, e con un ruolo promotore che va oltre la sfera militare. Non è una casta chiusa e ostile verso la società, bensì una sua espressione rappresentativa che ne riflette gli aneliti.
Sono queste cose concrete, tangibili, e la somma di fenomeni sociali convergenti che si ripetono nella geografia continentale, ad avere provocato linabissarsi dellALCA. Questa è la ragione dellostilità del Pentagono che, per contrastare linsidiosa complessità di una forza multidimensionale, cerca ora di fabbricare uno scudo ideologico: la dottrina del populismo radicale.
Questa, in effetti, ha il respiro corto e non va oltre lequivalenza allalibi dei diritti umani utilizzato per fare la guerra contro la Yugoslavia.
A ben guardare, però, nellultimatum di Ramboullet che precedette i bombardamenti su Belgrado, si parla solo del diritto alla libertà di transito in tutto il territorio yugoslavo per le truppe della NATO, e che il Kosovo doveva trasformarsi in una economia di mercato.
Nel momento storico in cui gli Stati Uniti tentano di estendere lapplicazione della dottrina Monroe (3) dal continente americano a tutto il pianeta, in America latina si stanno percorrendo sentieri che allontanano dal dogma liberista e sono una critica pratica del nuovo egemonismo unipolare.
Note.
1 - A differenza del nazionalismo europeo che fu espansionista e colonialista, questo ha come denominatore comune lopposizione unificante alla interminabile catena di invasioni e colpi di Stato programmati a Washington.
2 - In America Latina, la resistenza al neo-liberismo coniuga la componente culturale, con il livello sociale e nazionale... Questa costellazione (zapatisti, piqueteros, cocaleros, bolivariani, sintierra ecc. NdR) dà al fronte della resistenza un repertorio di tattiche, azioni ed un potenziale strategico superiore a quello di altre parti del mondo, Perry Anderson Nueva hegemonìa mundial, CLACSO Libros.
3 - Priorità assoluta degli interessi nazionali USA nello spazio continentale, concepito come cortile della propria dimora.
Tito Pulsinelli, collaboratore di Radio Onda d'URTO di Brescia.
E-mail alla redazione: info@selvas.org
SELVAS.org - Disclaimer - Copyleft
In ottemperanza con la nuova legge sull'editoria italiana, si segnala che selvas.org non è' un periodico. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata nè predeterminabile. Non essendo una testata giornalistica, non esiste editore. Tutti i contenuti sono a responsabilità e copyright dei siti linkati o di chi li ha scritti. I dati sensibili relativi alla legge sulla privacy sono tutelati in ottemperanza alla legge 675/96 e dal dpr 318/99. Il contenuto del sito può essere liberamente citato, linkato ed anche copiato (a patto si citi selvas.org come fonte). Per qualunque altra informazione scrivere alla redazione.
|