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La crisi argentina sta favorendo lo scempio ambientale di una delle regioni piu belle del pianeta. I boschi e le sconfinate pianure della terra che hanno raccontato Chatwin, Soriano, Sepulveda e Coloane stanno per essere devastati dalle scorie nucleari australiane, dall'alluminio nordamericano e dal cianuro prodotto dalla lavorazione di una miniera d'oro venduta illegalmente a una multinazionale.

C'era una volta la Patagonia
Di Giovanna Vitrano



Questi sono i paesaggi reclamizzati dall'Azienda Turistica di Esquel per invogliare il turismo, in basso la foto della miniera d'oro di Esquel che rischia modificarne l'ambiente.

:: SELVAS.ORG su CARTA ::
• L'articolo di Giovanna Vitrano, è stato pubblicato da CARTA n.46 del 5-11 dicembre 2002, alle pagg.76/77


Scarica qui la presentazione dell'azienda di ricerca mineraria che presentale miniere di ore di Esquel
(in formato PowerPoint)


:: ESCLUSIVA SELVAS.ORG ::
S.O.S. Patagonia
Un sondaggio, che aveva lo scopo di "conoscere il parere degli argentini prima di un grosso investimento", svela gli enormi interessi per la privatizzazione delle risorse naturali della regione. Queste ricchezze potrebbero "ripagare i debiti nazionali contratti con il Fondo Monetario Internazionale". Allarme dall'Argentina per la svendita dei "gioielli di famiglia" alle multinazionali, e il silenzio stampa.
Da Santa Cruz, Argentina - per Selvas.org - Liliana Venanzi

Anche il lato cileno della Patagonia sta per diventare una discarica per rifiuti tossici.
La “riserva di vita” lancia un S.O.S
Di G.V.


En español
Indignación: Base estadounidense en Tierra del Fuego
Da ADITAL


En español -
Appello del popolo Mapuche


Dicembre 2002

L’articolo 21 della Costituzione Argentina dice che i trattati con i paesi stranieri devono essere conclusi “in conformità con i principi di diritto pubblico stabiliti da questa Costituzione”.
L’articolo 41 della stessa Costituzione prescrive: “E’ proibito l’ingresso nel territorio nazionale di sostanze attualmente o potenzialmente pericolose, e di sostanze radioattive”.
E’ bene tenere a mente questi due principi sanciti dalla Carta per ben comprendere la gravità delle scelte operate proprio in questi giorni dal governo argentino, scelte che si giocano sul tavolo della Patagonia.



I veleni dell’oro
Questo “gioco” inizia nel 2001, anno in cui lo Stato argentino registra una denuncia per la supposta usurpazione di titolarità del giacimento aurifero sito nella regione boscosa andino-patagone, esattamente nel distretto di Esquel. Le indagini condotte hanno appurato che un fratello dell’attuale direttore delle Minas de la Provincia, l’ingegnere Guillermo Hughes, aveva venduto ad una multinazionale il diritto di estrazione per un milione di dollari. Non si conosce l’esito di questa indagine né il percorso giuridico della denuncia.
Si sa, invece, che a partire dall’anno successivo si registrano testimonianze su testimonianze relative alla presenza di strani capannoni industriali nella zona, di un traffico sostenuto di camion di cui si sconosce il carico, e, soprattutto, si sa che già si sono fatte perforazioni per oltre 70 chilometri all’interno di quello che dovrebbe essere un parco nazionale.
Ma non è tanto questo il problema, quanto i veleni usati nell’estrazione e nella lavorazione dell’oro. E l’elemento chimico più presente in una miniera d’oro, per la lavorazione del prezioso minerale, è il cianuro, uno dei veleni più potenti che si conoscono.
Insomma, installare una miniera d’oro in questa zona della Patagonia significa avvelenare con metalli pesanti e veleni potenti tutta la zona, andando incontro al rischio di un disastro ambientale futuro da cui non c’è scampo.
Tutte questo, però, oggi passa in secondo piano incluso il fatto che l’Argentina non guadagnerebbe nulla da questa attività perché, in barba a tutte le leggi, la multinazionale ha avuto riconosciuto il diritto di estrazione senza dover versare nemmeno il classico 2% della produzione allo Stato sul quale si opera. La prospettiva della creazione di posti di lavoro ha poi fatto in modo che gli abitanti del luogo guardino alla miniera come ad un miracolo piuttosto che come un incubo.



Le scorie radioattive
La Invap argentina sta costruendo un reattore nucleare per l’Australia. Il 31 ottobre scorso la Commissione per le Relazioni Esterne argentina ha approvato il trattato con l’Australia secondo il quale gli stabilimenti patagoni potranno ospitare, a partire dal 2017, le scorie nucleari del reattore australiano per lavorarle, ripulirle e restituirle al Paese dei canguri sotto forma di carburante.
Nel trattato non si fa cenno al percorso che dovrebbero fare le scorie radioattive.
Durante la sessione a porte chiuse della commissione, sono stati arrestati – e liberati dopo qualche ora - 26 attivisti di Greenpeace, i deputati Oscar González e Laura Musa, e il giovane dirigente del ARI (Alternativa por una Republica de Uguales) Alejandro Sucar, colpevoli di partecipare ad una pacifica manifestazione contro l’ingresso di scorie nucleari in Patagonia.

Le basi chiuse
Intanto il governo argentino discute animatamente sulla possibile chiusura delle basi scientifiche poste al limite meridionale della Patagonia, in Antartide.
La senatrice Mabel Caparrós, sottolineando come le spese di gestione di queste basi non possono rappresentare in alcun modo un problema economico, ha sostenuto che questa richiesta deve essere letta alla luce “di interessi internazionali sul continente bianco”. Un’affermazione che va a fare il paio con le paure del vescovo argentino di San Carlos de Bariloche, monsignor Fernando Carlos Maletti, che si è detto profondamente preoccupato per “la ventilata ipotesi di frammentazione del territorio e, in particolare, della secessione della Patagonia”.

Una discarica miliardaria
L’Argentina ha un debito estero pari a 150 miliardi di dollari. In compenso ha una regione, la Patagonia, ricca di oro, petrolio (negli ultimi due anni, l’estrazione del greggio è passata da un ammontare di 700 milioni di dollari a 1,15 miliardi di dollari) e, non ultimo, è una regione ricca di enormi distese disabitate, ancor più disabitate dopo la ventilata chiusura degli insediamenti scientifici polari. Insomma, la Patagonia sembra avere tutti i requisiti per diventare la discarica perfetta per scorie radioattive e veleni vari. E se si dovesse imbattere nell’ostacolo della Costituzione argentina, basta ricordare le preoccupazioni del vescovo e i sospetti della senatrice. Basta, insomma, fare in modo che la Patagonia non appartenga più all’Argentina e alla sua “severa” costituzione.


Anche il lato cileno della Patagonia sta per diventare una discarica per rifiuti tossici. L’Aysén era riuscita a conservarsi come uno degli ultimi paradisi naturali del pianeta, poi un giorno sono arrivati gli ingegneri del progetto Noranda della canadese Alumysa…
La “riserva di vita” lancia un S.O.S


Gladys Marin, leader del Partito Comunista Cileno, durante una manifestazione in contemporanea alla 5a Conferenza dei ministri della Difesa delle Amerche a Santiago del Chile il 19 novembre 2002 - Foto di Santiago Llanquin - AP
:: LINK UTILI ::
EcoPortal.net

GreenPeace Argentina

Bioplanet

Red por una América Latina libre de transgénicos


Stretta attorno alle ande meridionali, la regione della Patagonia cilena di Aysén è soprannominata “reserve of life”, ovvero riserva di vita.
Forse sarebbe meglio parlarne, oggi come oggi, al passato, dicendo, cioè, che l’Aysén è stata per moltissimo tempo una riserva di vita, un paradiso, attraversato da fiumi e laghi cristallini, sovrastato dalle cime innevate delle Ande sotto alle quali proliferava un ecosistema impareggiabile: il 90% delle piante e degli animali qui presenti non si trovano da nessun’altra parte del pianeta. I centomila abitanti della regione, fattori, pescatori e allevatori, nel corso del tempo avevano trovato il modo di convivere con tanta ricchezza naturale, adottando il miglior progetto per uno sviluppo sostenibile: accordarsi con i tempi della natura, con i suoi bisogni, prendendo solo il necessario, vivendo, con dignità, in una delle regioni più intatte della Terra.
E’ bene parlarne al passato perchè –ne siamo sicuri- in questa terra poco o niente di paradisiaco resterà non appena si sarà definitivamente dato il via al mega progetto “Noranda” della Alumysa.
La Noranda rappresenta una compagnia mineraria canadese interessata all’elettricità congelata, un prodotto che si ottiene dalla lavorazione dell’alluminio e che va conservato a basse temperature. E nonostante il fatto che dagli uffici centrali della Noranda si continui a parlare di “scarso impatto ambientale grazie all’uso della più avanzata tecnologia”, non si può tacere il fatto che nel 1998 la stessa compagnia ha dovuto pagare 1.200 milioni di dollari come multa per aver violato 87 norme anti-inquinamento, cosa che le ha fatto conquistare il secondo posto tra le industrie più tossiche dell’intero Canada.
Eppure adesso la Noranda ha l’autorizzazione di usare la regione cilena di Aysén, la riserva di vita, per lavorare e smaltire i rifiuti della lavorazione dell’alluminio. Tanto per essere più chiari, per ogni tonnellata di alluminio prodotto dalla Alumysa, si producono una tonnellata e mezzo di rifiuti tossici tra cui sodio, arsenico, metalli pesanti, olii e solventi. E, manco a dirlo, non risulta tra i documenti alcun piano per lo smaltimento di questi rifiuti.
E’ vero, l’investimento della compagnia è uno dei più grossi fatti in Cile da una industria straniera. Ma di questi 2,75 miliardi di dollari, che dovrebbero generare un guadagno di 470 milioni di dollari in più ogni anno, nella regione andina resterebbero solo 30 milioni di dollari: gli ottomila lavoratori impegnati nel progetto arriverebbero dal Canada (solo un centinaio saranno le persone indigene che troveranno lavoro con la Alumysa), il resto dei soldi arriverebbe dalla vendita di alimentari e alcool. E non ci sembra che questa cifra possa compensare l’inquinamento di una delle ultime riserve di vita del pianeta.


En español

Indignación: Base estadounidense en Tierra del Fuego


Il presidente argentino Duhalde riposa tranquillo sulla spiaggia - Foto di Mariana Bazo - Reuters

Ottobre 2002
:: PATAGONIA MAPUCHE::
Intimidazioni continue al popolo Mapuche


Nella foto di Claudia Daut - Reuters - "Edmundo Alex Lemun Saavedra, martire della liberazione Mapuche" - Il cartello ricorda la morte, negli scontri con la polizia del 12 novembre 2002, del giovane indio

Da: argentina.indymedia.org
 
Estimados amigos:

Al finalizar una asamblea de vecinos que se realizó en la Escuela Normal 767 de Esquel, el día viernes a las 18 hs., donde se discutieron diversas acciones pacíficas que se están llevando a cabo para detener el emprendimiento minero El Desquite, un docente de nuestra ciudad, Lucas Alberto Fossati llegó a su casa y se encontró con que una persona que no se identificó, y se presentó como un trabajador minero, había estado en su domicilio realizando una serie de apreciaciones hacia su esposa y su hijo de once años, cuestionando la tarea de Lucas en lo que respecta a su participación ciudadana en el tema, y manifestó el "desagrado" que provoca esta actitud en los empresarios y personas interesadas en que el emprendimiento siga adelante. El nombrado sujeto habría llegado en una camioneta Toyota blanca, con un gorrito color verde de los que usan los técnicos; y se retiró antes de que llegara Fossati a su casa.
El Sr. Fosati tomó este hecho como una clara amenaza, y al dirigirse al día siguiente (sábado) al Juzgado de Instrucción para radicar la denuncia, se encontró con que estaba cerrado y no había nadie de turno. Se dirigió a la Fiscalía donde fue atendido por el Dr. Eduardo FALCO, Procurador Fiscal a cargo del Organismo, quien tampoco quiso recibirle la denuncia. Finalmente se dirigió a la Comisaría de Esquel, donde tampoco le recibieron su exposición, y le dijeron que vuelva el lunes.

Ante esta situación, el ciudadano Fossati redactó una nota, que será difundida a través de diferentes medios de difusión, y dirigida a la Defensora del Pueblo de la Nación y Provincia. En la nota el docente hace referencia a distintas normas constitucionales que resguardan el derecho de los ciudadanos a expresar sus opiniones libremente, el derecho de reunión y asociación pacífica, y otros derechos y garantías constitucionales.

Es el segundo caso de amenazas que se registra en los ultimos días en nuestra ciudad, ya que anteriormente había sido amenazada telefónicamente la Dra. Silvia González, una docente e investigadora de la Universidad de la Patagonia, de la Facultad de Ciencias Naturales, quien está brindando charlas en las Escuelas sobre los riesgos del Cianuro, el óxido de plomo, y otros tóxicos que se proyectan emplear en el emprendimiento minero "El Desquite" por parte de la empresa MERIDIAN GOLD, de origen canadiense-norteamericana.

Atentamente:
Gustavo Manuel Macayo
Lucas Alberto Fossati  
_______________________________________
Mapuche International Link - M I L
Enlace Mapuche Internacional
6 Lodge Street,
Bristol. BS1 5LR, United Kingdom.
Tel/Fax +44-117-927 9391
e-mail: mil@mapulink.org
http://www.mapuche-nation.org
_______________________________________
RED MAPUCHE MAPULINK
- la red internacional de informaciones del Wallmapu sobre el acontecer de la nación Mapuche. Acciones, documentos, informaciones, testimonios, directamente de sus protagonistas. Todo el material distribuido señala su fuente original y autoría. MAPULINK los insta a redistribuir dicho material, siempre y cuando se observe los mismos criterios.

Di Antonio Marin - Infohumanitarios - ADITAL

Argentina – Desde la Tierra del Fuego, la provincia más austral de la República Argentina, el Sindicato Unificado de los Trabajadores de la Educación Fueguina pide ayuda en cuanto sus esfuerzos contra la instalación de una base estadounidense en la isla. “Mediante un decreto provincial el gobierno de Tierra del Fuego cedió tierras para la instalación de una base estadounidense que realizará ‘estudios nucleares con fines pacíficos’. Diferentes sectores nos estamos organizando para impedirlo”, dice el comunicado.
Según el Sindicato, el gobernador de Tierra del Fuego, Carlos Manfredotti, firmó en julio el decreto que autoriza la instalación de una base del ‘Sistema Internacional de Vigilancia para la Prevención y Prohibición de Ensayos y Explosiones Nucleares’. Añade que el decreto habilita a los integrantes de esta base el libre tránsito por la provincia si así lo requieren para sus estudios.
“Esto fue conocido públicamente, recién ahora. Como otros actos de gobierno, se realizaron a espaldas del pueblo. Decisiones como ésta afectan gravemente a la provincia toda, y a la región. Más aún si tenemos en cuenta, que la instalación de estas bases se impulsa desde el gobierno de los Estados Unidos de Norteamérica”, son palabras del comunicado.
El comunicado expone que: “En mayo de este año, el presidente estadounidense anunció que su país pondría en marcha la construcción de un ‘escudo defensivo’, algo que desde distintos gobiernos (Alemania, China, Rusia) se ha denunciado como un peligroso paso a una nueva carrera armamentista”.
“Se han ido instalando bases en varios países latinoamericanos, como en Ecuador, Antillas Holandesas, y pronto en El Salvador. Se denuncia desde organizaciones internacionales y gobiernos, como Venezuela, Cuba y Brasil, que el Plan Colombia amenaza con extender la militarización - y el conflicto colombiano - a toda Latinoamérica”.
”El país del norte presiona permanentemente para implantar el ALCA -Área de Libre Comercio de las Américas - que en la práctica no será más que el libre tránsito de las empresas e intereses estadounidenses pasando por encima de Constituciones, leyes y pueblos americanos”.
Y analiza: “Que todo esto responde al delirio bélico de una superpotencia imperialista: los Estados Unidos que tiene al gobierno nacional y provincial a su servicio. Que ésta es una avanzada del nefasto ALCA. Que no se puede permitir – “por nuestra historia, nuestra dignidad, nuestra identidad” - la presencia de esta avanzada imperialista en Tierra del Fuego”.


Autorizan la implantación de base nuclear en Tierra del Fuego

Sindicado Unificado de Trabajadores de la Educación Fueguina - ADITAL

Gennaio 2002
Buenos Aires- Diferentes sectores están organizando para impedir la instalación de la base norteamericana en la Tierra del Fuego, teniendo en cuenta que el decreto provincial es consecuencia de la ley que sancionó la Cámara de Diputados de la Nación, en el año 1998. La ley contempla en los anexos "que podrán realizarse explosiones nucleares subterráneas con fines pacíficos".

El gobernador de Tierra del Fuego, Carlos Mafredotti, firmó, el decreto Nro.1369 que autoriza la instalación de una base del Sistema Internacional de Vigilancia para la Prevención y Prohibición de Ensayos y Explosiones Nucleares". Invoca la ley nacional 25.022 del año 1998.
Como otros actos de gobierno, éste se realizó a espaldas del pueblo. Esta decisión afecta gravemente a toda la provincia y a la región.
La instalación de estas bases se impulsa desde el gobierno de Estados Unidos. En la O.N.U. se firmó el Tratado de Prohibición Completa de Ensayos y Explosiones Nucleares.
En mayo de este año, el presidente norteamericano anunció que su país pondría en marcha la construcción de un "escudo defensivo", algo que desde distintos gobiernos (Alemania, China, Rusia) se ha denunciado como un peligroso paso a una nueva carrera armamentista.
Se han ido instalando bases en varios países de América Latina, como en Ecuador, Antillas Holandesas y pronto en El Salvador.
Se denuncia desde organizaciones internacionales y gobiernos, como Venezuela, Cuba y Brasil, que el Plan Colombia amenaza con extender la militarización -y el conflicto colombiano- a toda Latinoamérica.
Estados Unidos presiona permanentemente para implantar el A.L.C.A (Área de Libre Comercio de las Américas) que en la práctica no será más que el libre tránsito de las empresas e intereses norteamericanos pasando por encima de Constituciones, leyes y pueblos americanos.
Todo esto responde al delirio bélico de una superpotencia imperialista: los Estados Unidos que tienen al gobierno nacional y provincial a su servicio.
El sindicato Unificado de los Trabajadores de la Educación Fueguina encabeza una lucha contra la presencia de esta avanzada extranjera en Tierra del Fuego. Exigen la derogación del decreto del gobernador Carlos Manfredotti.


En español
Diversi organismi scientifici si sono dichiarati favorevoli all'introduzione del nucleare in Patagonia per lo sviluppo dell'Argentina, tra questi l'Accademia Argentina delle Scienze Ambientali

"Il nucleare porterà sviluppo e occupazione nel Paese, e minimi impatti ambientali"

Titolo originale:
Más expresiones de científicos en favor del acuerdo



Tratto da Noticias de Bariloche  
Diversos organismos técnicos se pronunciaron en favor del contrato de INVAP con Australia, y lo propio hizo la Academia Argentina de las Ciencias del Ambiente.
"Avalamos el Acuerdo entre Argentina y Australia
La Secretaría de Ciencia, Tecnología e Innovación Productiva,
el CONICET, la CNEA, la CONAE, el INTI y el INTA nos manifestamos a favor del acuerdo porque sabemos que beneficia a los argentinos

 
Nota: El 27 de septiembre ppdo. Las Academias Nacionales de Ciencias de Buenos Aires, de Ciencias en Córdoba, de Ciencias Exactas, Físicas y Naturales, de Educación, de Ingeniería y de Medicina, emitieron una declaración conjunta en el mismo sentido de la siguiente.
Compitiendo con el primer mundo. Nuestro país, a través de la empresa INVAP, ganó una licitación a Francia, Alemania y Canadá para construir un reactor de investigación destinado a usos medicinales e industriales. El reactor, que actualmente está en construcción, significa la exportación de tecnología más importante de la historia del país.
El acuerdo de cooperación en los usos pacíficos de la energía nuclear. La Cámara de Diputados tiene para su tratamiento la ratificación del convenio firmado entre los gobiernos de Argentina y Australia que facilita, principalmente, la cooperación en investigación básica y aplicada a los usos pacíficos de la energía nuclear, en todas las actividades relacionadas a reactores nucleares de investigación, tecnología del ciclo de combustible nuclear, medicina nuclear, producción y aplicación de radiosótopos, cuestiones vinculadas a la seguridad nuclear y la protección física. Complementariamente, el convenio prevé la posibilidad de que Australia solicite a la Argentina el acondicionamiento del combustible gastado del reactor que nuestro país le venda, tarea que la Argentina podrá hacer o no en el país.
El acuerdo no implica un "basurero" nuclear. El convenio impide a las partes a tratar desechos radiactivos (art.6, inc.a) y obliga a Australia a depositar todos los materiales resultantes del acondicionamiento en su territorio. Si nuestro país aceptara el pedido de Australia, acondicionaría el material radiactivo y lo devolvería. El convenio sólo acepta el acondicionamiento de los elementos combustibles gastados del reactor comprado a la Argentina. (La ley 25279 ratifica la distinción entre combustible gastado y desecho radiactivo). Ni el convenio ni la Constitución Nacional permiten que luego del tratamiento queden en nuestro país. Es falso que la ratificación del convenio constituya un precedente para realizar convenios similares con otros países. Las decisiones legislativas son únicas e históricas, del mismo modo que los acuerdos entre países.
La percepción y la realidad. El posible tratamiento de los elementos combustibles gastados del reactor australiano en el Centro Atómico Ezeiza significaría sumarle un 1% a la actividad nuclear que allí se realiza desde hace años, sin riesgos para la población y el medio ambiente.
La seguridad de la industria nuclear. La industria nuclear pacífica se caracteriza por poseer un incomparable historial de seguridad en el mundo. Las normas de seguridad son muy estrictas y están bajo control internacional. La Argentina cuenta con una experiencia de 50 años de desarrollos nucleares con una seguridad impecable.
Creer en nuestras capacidades. Creer en el futuro del país. La concreción de este proyecto con Australia no es una sorpresa; es el resultado de la reconocida capacidad de nuestros científicos y de medio siglo de inversión del país en desarrollos nucleares. Es cierto. Hoy en día nos cuesta a los argentinos creer que somos capaces de competir y triunfar frente a países del primer mundo. Pero no nos confundamos. A pesar de las graves circunstancias sociales, políticas y económicas que estamos atravesando, es importante seguir creyendo en las capacidades
de nuestros recursos humanos.
La ratificación del acuerdo con Australia beneficia a los argentinos porque:
* refuerza nuestro posicionamiento mundial en el mercado de la tecnología nuclear con fines pacíficos,
* significa el ingreso de divisas,
* genera empleo evitando que muchos de nuestros científicos emigren y, fundamentalmente,
* nos da esperanzas para seguir luchando por el futuro de nuestro país.

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Academia Argentina de Ciencias del Ambiente

Buenos Aires, 31 de octubre de 2002

Sra. Presidente de la Comisión de Ciencia y Tecnología
de la Honorable Cámara de Diputados de la Nación
Diputada L. Puig de Stubrin
S / D
De nuestra mayor consideración,
     La Academia Argentina de Ciencias del Ambiente consideró en su Plenario del 29 de Octubre de 2002, el Proyecto de Acuerdo con Australia, sobre la venta de un Reactor Nuclear de Investigación.
     Luego de analizar los comentarios relativos a las implicaciones del Acuerdo, resolvió comunicar al Poder Legislativo Nacional lo siguiente:
     La Academia adhiere al informe presentado por las Academias Nacionales, en el que se destaca que el Acuerdo de Cooperación Argentina-Australia, relativo a los Usos Pacíficos de la Energía Nuclear, no contraviene la Constitución Nacional.
     Con respecto a la cuestión relacionada con los posibles impactos ambientales de fuentes nucleares, la Academia señala que:
a) el impacto ambiental de las actividades que se realizan con reactores nucleares de potencia o de investigación, en actividades de estudio y aplicación médica, agrícola, hidrológica o industrial, en laboratorios o en la producción de isótopos, se encuentra entre los de menor incidencia, dentro del conjunto de actividades humanas que afectan al medio ambiente,
b) ese impacto está muy por debajo de los que generan otras formas de generación de energías convencionales, en particular las obtenidas mediante la quema de combustibles fósiles.
     Estas afirmaciones resultan de medidas de variables ambientales específicas y de evaluaciones de riesgo, como surge de las observaciones y estadísticas que, rutinariamente, se realizan en los diferentes países, bajo el control de Agencias Especializadas de las Naciones Unidas.
     Consecuentemente, resulta lamentable que el prestigio científico y tecnológico del quehacer nacional se vea afectado por opiniones interesadas, dirigidas a impedir el desarrollo de tecnologías de punta que, indudablemente, son trascendentes para el desarrollo sustentable del país y la defensa de sus intereses en el orden internacional. Sólo el desconocimiento de hechos comprobados, con respecto a los efectos de la contaminación local, regional y global producidas por la combustión de carbón y petróleo, cuya componente radiactiva es mayor que la que resulta de emisiones de fuentes nucleares como las que nos ocupa, podría justificar una oposición al Acuerdo.
     Saludamos a Ud. con la consideración más distinguida,

Prof. Zunilda González van Domselaar
Secretaria Académica
Dr. Carlos Octavio Scoppa
Presidente
Av. Ángel Gallardo 470 (1405) Buenos Aires Personería Jurídica Nº 781/87



Giovanna Vitrano, giornalista e ricercatrice indipendente cura le inchieste e dossier su politica, società e ambiente del continente latinoamericano.
E-mail:
giovitrano@libero.it


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