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RIBELLI AL GOVERNO
L'alternativa dei nuovi governi popolari in Ecuador e Brasile
A cura di Cristiano Morsolin



Foto di Ricardo Mazalan - AP e Sergio Moraes - Reuters

:: ECUADOR su SELVAS.ORG ::
• Le notizie dal Paese andino nel 2002 raccolte da selvas.org le potete vedere ordinate nel dossier: ECUADOR



Documento verso Porto Alegre.
En español
"El Foro Social Mundial 2003" di Frei Betto
ALAI, 16.01.2003

En español
Fundación Pueblo Indio del Ecuador:
Lettera di fine anno


20 gennaio 2003

Il nuovo anno si è aperto con l'insediamento in Brasile del Presidente Iñacio Lula da Silva e in Ecuador del Presidente Lucio Gutierrez: nuove speranze si accendono nei popoli dell'America Latina con l'entrata al governo di ribelli oppositori e rivoluzionari.
In questo nuovo scenario sono protagonisti i movimenti popolari: in Brasile il percorso storico di Lula e del Partito dei Lavoratori PT ha sempre abbracciato le loro istanze, come ha commentato per SELVAS ALZENI TOMAZ, coordinatrice della Commissione Pastorale della Terra CPT del Nordest 2 minacciata di morte per la sua militanza in difesa dei senza-terra www.selvas.org/Brazil2002.html
Come Selvas abbiamo scelto di leggere l'insediamento di Lula con gli occhi di Salvador do Bahia, capitale nera di un arcipelago di diversità culturali dove il candomblè si mescola nelle comunità ecclesiali di base, dove la capoeira diviene memoria della lotta di liberazione di Zumbi e delle comunità afro-discendenti che lottano contro un razzismo imperante.

In Ecuador i movimenti indigeni hanno lanciato la sfida del cambiamento investendo su Gutierrez.
L'analisi offerta dalla "Fundación Pueblo Indio del Ecuador" (fondata dal Mons. Leonidas Proaño, vescovo degli indios) approfondisce questa lettura con la riflessione di Nidia Arrobo, da sempre impegnata nel riscatto e nella valorizzazione della donna nelle comunità indigene a Riobamba come a Pucahuaico e Quito.
Questo cambiamento dal basso dei movimenti popolari si interseca con proposte di governo che non vogliono lasciarsi inghiottire dallo zio Sam, dall'egemonia statunitense che continua ad avere il vizio di considerare l'America Latina come il suo cortile di casa (e l'arrivo di truppe Usa in Colombia in difesa degli Oleodotti per assicurare che l’‘oro nero’ colombiano possa continuare ad essere esportato senza problemi in direzione degli Stati Uniti, ne è una conferma).

A Porto Alegre Lula darà il benvenuto ai migliaia rappresentanti del Forum Sociale Mondiale (di cui ci parla il teologo della liberazione Frei Betto) : si concentreranno nella città gaucha i delegati della rete mondiale dei movimenti sociali: UN ALTRO MONDO E' POSSIBILE !



Foto di Rickey Rogers -Reuters

BRASILE, LA SPERANZA LULA
A Salvador do Bahia si canta e si balla nelle piazze per festeggiare la vittoria e l'ingresso (avvenuto il 1° gennaio) di Lula come nuovo presidente del gigante latinoamericano.
In tutto il Brasile è come se fosse già carnevale.
Padre Alfredo Dorea Souza , gesuita nero, coordinatore delle case famiglia "Sementes do Amanha" (in italiano "Semi di domani") che accolgono 130 meninos de rua e minori in difficoltà, responsabile del CEAS - Centro di Studi e Azione Sociale (www.ceas.com.br), animatore del dialogo ecumenico con il candomblè, da anni impegnato nella lotta di liberazione dei movimenti popolari afro-discendenti, commenta:
"E' una speranza per i poveri, è una vittoria del popolo. Significa tanto: la lotta per la riforma agraria, l'aumento del salario minimo, la scuola, l'infanzia, la situazione degli operai, i senza casa, sono tutti temi presenti nel suo programma di governo. Lula è un simbolo perché viene da una famiglia povera del nord est del Brasile, ha lottato contro la dittatura militare. Sta insieme alla gente, agli operai, ai contadini. Per i poveri vuol dire che forse è possibile arrivare così in alto senza vendersi a nessuno. Lula propone di unirsi con altri per cambiare le cose, non un governo di pochi ma una grande assemblea per tutta la popolazione del Paese. E conta molto anche sull'aiuto della Chiesa nelle attività sociali".

Padre Alfredo ha celebrato il Natale con i suoi meninos de rua; da poco è stata aperta anche una unità di appoggio per bambini sieropositivi (e per questo lancia una campagna di solidarietà,Telefono 0055.71.3939866): "nel percorso educativo abbiamo scelto di lavorare attraverso l'arte e lo sviluppo dell'espressione artistica. Molti dei ragazzi arrivano già con "ferite" profonde ma la forza della Vita e dell'Amore vince malgrado tutto: molti di loro stanno crescendo e sviluppando talenti artistici eccezionali come la danza, il candomblè, la musica."
Lo hanno condiviso anche con i coetanei italiani nell'estate del 2000 con la tournèe "IN-CANTO di Bahia", una carovana per diffondere uno spettacolo di musiche brasiliane e bahiane per promuovere l'interculturalità come spazio di scambio, di condivisione, con la dolce voce di Mariene de Castro, giovane cantante baiana nipote di Gaetano Veloso.

La ricchezza culturale è patrimonio di cittadinanza in Brasile: il campione di ingiustizie sudamericane, rompe i clichè della samba, carneval, Maracanà e Copacabana con la cittadinanza e il protagonismo dei meninos de rua organizzati nel Movimento Nazionale Bambini e Bambine di strada - Movimento Nacional Meninos Meninas de Rua (www.mnmmr.org.br ).
La forza del governo popolare di Lula, frutto di un processo storico di resistenza e di opposizione nato a partire dalla lotta contro la dittatura delle Comunità Ecclesiali di Base CEB, della Commissione Pastorale della Terra come del CIMI nel tempo della Chiesa dei Poveri accompagnata da profeti come Dom Helder Camara, Cardinal Paulo Arns, dom Pedro Casaldaliga, Betinho, ecc, è il frutto anche delle lotte dei meninos de rua (pensate nel giugno '90 la mobilitazione per redigere lo "Statudo do Menor", una tra le legislazioni più innovative al mondo), non solo contro i massacri degli squadroni della morte, ma anche contro gli interessi delle elites, dei potentati economici che vogliono eliminare o addomesticare i "costi sociali" del neoliberismo selvaggio: 10 milioni di meninos de rua sono considerati "randagi", non-cittadini...
Lo stesso governo Lula è una sfida per tutto mondo con la sua partecipazione popolare: segno eloquente di questo cambiamento dal basso che può diventare strutturale per la 9 potenza economica mondiale è la storia Benedita da Silva (come anche Marina da Silva, compagna di Chico Mendes e oggi Ministra dell'Ambiente), nera e favelada, prima donna nera governatrice di Rio de Janeiro; dalle baraccopoli più malfamate di Rio dove a sette anni vendeva caramelle per strada, al palazzo presidenziale come Ministra delle politiche sociali.
Non è la favola di una cenerontola nera ma il risultato di un processo storico e popolare al potere !




Foto di Ricardo Mazalan - AP

ECUADOR, RESISTENZA INDIGENA AL GOVERNO
Mercoledì scorso 15 gennaio, si è insediato il nuovo presidente dell'Ecuador Lucio Gutierrez che nel discorso ufficiale ha invitato tutti gli ecuadoriani "a partecipare ad un gran dialogo nazionale, per lottare contro la corruzione e la povertà; non possiamo sviluppare il nostro paese pagando per il debito estero il 40% del PIL. (..) Promuoverò una visione di interculturalità e diversità nelle relazioni internazionali per costruire una politica estera finalizzata ad una maggior indipendenza economica e politica" - ha enfatizzato l'ex colonnello Gutierrez, che ha vinto le elezioni del novembre scorso con il sostegno di Alleanza Società Patriottica, del movimento Pachacutik e del partito roldosista, sconfiggendo con il 54.5% dei suffragi il multimilionario bananero Alvaro Noboa, rappresentante dei poteri forti economici e finanziari locali.
Nel pomeriggio ha festeggiato l'investitura in modo inedito e simbolico in mezzo ad una moltitudine colorata di 40.000 persone, in maggioranza indigeni e poveri delle classi popolari, stipati nello stadio olimpico "Atahualpa" nell'ambito di una "cerimonia della speranza" come un "giuramento di fronte al popolo".

Nel piccolo paese Andino è stato eletto l'ex-colonnello Gutierrez, che nel gennaio 2000 aveva detronizzato il corrotto Mahuad partecipando a quel triunvirato di governo popolare che poi gli costò 40 giorni di carcere, intollerabile per lo sceriffo del mondo USA che aveva subito minacciato l’embargo. Troppo facile equipararlo a Fidel Castro o a Chavez, è un militare ribelle anomalo che ha scelto di investire sui movimenti popolari riconoscendo il protagonismo degli indios, storicamente esclusi, ricercando la "via andina al socialismo", una sorta di terza via latinoamericana appoggiata dall'ex operaio Inacio Lula da Silva in Brasile, dal cocalero Evo Morales in Bolivia, dal golpista Chavez in Venezuela, del rivoluzionario Fidel a Cuba, tutti presenti a Quito insieme anche al Premio nobel per la pace Rigoberta Menchù.

Dopo oltre 500 anni l'Ecuador è stata scelta la prima ministra degli Esteri Ninà Pacari, esponente di spicco del Coordinamento delle Nazionalità indigene CONAIE insieme al neo ministro dell'agricoltura Luis Macas (che si dovrà confrontare con la violazione massiccia dei diritti sindacali nel primo produttore di banane a livello mondiale).
E' la continuazione della rivoluzione del poncho iniziata con la coscientizzazione promossa di Mons. Leonidas Proanò, padre della teologia della liberazione dal volto indio, che portò alla prima rivolta del 1990 conosciuta come "Leviantamento del Inti Raymi" (Festa del Sole).
Non a caso la candidatura unica a sinistra è stata promossa anche dall'impegno di Mons. Alberto Luna Tobar, già arcivescovo di Cuenca e di P. Edoardo Delgado ( una scelta che, su pressione della potente Opus Dei capitanata da Mons. Arregui, gli costo l'allontanamento dalla carica di Rettore dell'Università Politecnica Salesiana di Quito, che aveva aperto le porte agli indios durante il leviantamento del gennaio 2001)



Il nuovo governo appena insediatosi, dovrà garantire risposte, vie di scampo ad una crisi acutizzata dalla dollarizzazione che impoverisce strutturalmente la maggioranza povera provocando oltre un milione di immigrati spesso alla mercè di sfruttatori e gang criminali; il 50% dei minori di cinque anni soffre di denutrizione, le spese sociali per la salute, la scuola, la sicurezza alimentare vengono tagliate per pagare il debito estero che annienta la sovranità nazionale.
Continuano le violazioni dei diritti umani per le fumigazioni al confine con la Colombia, subendo le violente conseguenze del PLAN COLOMBIA che sta regionalizzando un conflitto (come hanno sempre documentato e per questo sono minacciati di morte i vari Alexis Ponces dell'Assemblea Permanente Diritti Umani APDH, Pablo de la Vega del Centro di Documentazione sui diritti umani "Segundo Montes Mozo", Jhonny Jimenez del Servizio Pace e Giustizia SERPAJ, la Commissione Ecumenica diritti umani CEDHU), mascherando la lotta al narcotraffico con lo sterminio di chi si impegna per la lotta sociale: le comunità nere e indigene, dirigenti sindacali, campesinos, difensori dei diritti umani. Ne è una drammatica conferma l'Oleodotto OCP (che vede implicati anche ENI- Agip e Banca Nazionale del Lavoro contro cui si è mobilitata anche un'apposita campagna di pressione in Italia con la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, CRIC, Attac, Carta, ecc.), considerato strategico per i suoi interessi economici da parte dei poteri transnazionali .
I movimenti popolari (in prima fila Accion Ecologica, Accion por la Vida, la comunità di Sarayacu) si oppongono alla distruzione e allo sfruttamento della ‘Madre Terra’, la ‘Pachamama’, in Amazzonia e lungo il tracciato dell'Oleodotto OCP e sollecitano nuove politiche di sovranità nazionale nei confronti delle multinazionali petrolifere come la Texaco e l'Agip, capaci di difendere l'ecosistema e i popoli che da oltre 500 anni resistono alla conquista depredatrice e neoliberista.

La crisi che attanaglia il Paese Andino con il 70% della sua popolazione al di sotto della soglia della povertà è drammaticamente analizzato dall'economista Alberto Acosta (esperto di debito estero a livello mondiale): "Gli indici di povertà e di concentrazione della ricchezza in Ecuador sono inacettabili: il 5% dei minori di cinque anni muore per malattie curabili. Il 44% dei minori di età scolare ha deficienze nel livello di istruzione. L'81 % di minori e madri povere non ha accesso all'attenzione medica. Il salario minimo (148 dollari) non copre neanche la metà del "paniere" familiare di base. Per questi bambini non ci sarà futuro mentre la corruzione regna nella società, mentre i ricchi ostentano un tenore di vita costruito sulla miseria della maggioranza, mentre le elites di potere, le politiche economiche ortodosse sviluppano la civilizzazione della diseguaglianza, idolatrando l'ideologia neoliberale".

Questa drammatica situazione richiede un'inversione di rotta delle politiche governative troppo spesso ostaggi di corrotti e ladri (non a caso il presidente Gutierrez incontrerà Bush il prossimo 11 febbraio anche per ottenere l’estradizione di un gruppo di banchieri corrotti, riparati negli Stati Uniti, che hanno ancora grossi conti in sospeso con la giustizia): debito estero, ALCA, un parlamento del Mercosur, lotta alla povertà, consulta popolare sono priorità in agenda.

Per esempio la proposta di un'Area di libero commercio delle Americhe (Alca), presentata dagli Stati Uniti per favorire i commerci nei vari Paesi del Continente, sarebbe per l’Ecuador un “suicidio: nelle condizioni attuali non esistono garanzie per la nostra impresa nazionale” ha già commentato Nina Pacari alla guida del dicastero internazionale, facendosi portavoce anche di quella opposizione all’ALCA promossa durante le giornate di mobilitazione latinoamericana proprio per le strade di Quito a fine novembre.

Sono in molti a credere in questo nuovo scenario dove la resistenza è andata al potere: un'Altra America è possibile !



Si è creata la rete mondiale delle alternative sociali, politiche, economiche, culturali e religiose: "senza questa fabrica di idee, esperienze e proposte forse non ci sarebbe stato un Brasile "possibile".
Verso il Forum Sociale Mondiale 2003


il teologo della liberazione Frei Betto parla con Fiede Castro durante la cerimonia presidenziale di Lula- Foto di Santiago Llanquin - AP

Di Frei Betto
Servicio Informativo "alai-amlatina"


En español
16 Gennaio 2003

Para quien cree que el mundo, puede y debe ser diferente, es bueno saber que por la tercera vez, Porto Alegre abrigará, del 23 al 28 de enero, el Foro Social Mundial (FSM). Se espera cerca de 100.000 participantes, provenientes de 121 países, y la presencia del Presidente Lula.
Los cinco ejes temáticos serán:
1) Desarrollo democrático y sustentable;
2) Principios y valores, derechos humanos, diversidad e igualdad;
3) Medios, cultura y contra hegemonía;
4) Poder político, sociedad civil y democracia;
5) Orden mundial democrático, combate a la militarización y promoción de la paz.

El lema del Foro sigue siendo "Otro mundo es posible". Y es lo que se busca, no solo como propuesta, sino también como rescate de experiencias, luchas y victorias (como la del PT en Brasil), que señalan una alternativa al neoliberalismo y al actual modelo de globacolonización. En este sentido, el FSM es una crítica del Foro Económico Social, que desde hace 30 años, se reúne en Davos, Suiza, con el objeto de mantener la idolatría del mercado.
Para cada uno de los cinco ejes divididos en seis subtemas, se realizarán paneles (mapa de acciones del FSM y propuestas estratégicas) y conferencias (análisis orientados a construir alternativas), que se realizarán por lo general en la mañana. En la tarde y noche se realizaran talleres (laboratorio de la sociedad organizada) y seminarios (diagnósticos para fortalecer estrategias), mesas de dialogo y controversia (confrontación de visiones y propuestas), testimonios (presentaciones de personalidades o grupos), eventos culturales, etc.
Varios foros sociales realizados por el mundo, preceden al 3er FSM: en agosto de 2002, Buenos Aires abrigó al Foro Argentino, en noviembre en Florencia (Italia) aconteció el Foro Social Europeo. En diciembre Etiopía abrigó al Foro Social Africano. A inicios de este mes en India tuvo lugar el Foro Social Asiático, y en Belem De Pará se reunirá en enero el Segundo Foro Social Panamázonico. Están previstos también para octubre el Foro Social Pan Americano (en Ecuador) y en noviembre en España el Foro Mediterráneo.

Se ha creado así, una red mundial de alternativas -sociales, económicas, políticas, culturales y religiosas- que configuran el diseño de un nuevo modelo de civilización, regido por la procura de la paz como resultado de la justicia social; por el combate a la desigualdad económica sin detrimento de la diversidad étnica y cultural; por una nueva actitud espiritual que vincule valores subjetivos y preservación del medio ambiente. Y todo eso gana más importancia frente a la política belicista del presidente Bush, que ignora el protocolo de Kyoto, la agenda de la FAO y la Corte de la Haya como jueza de los crímenes de guerra.

Más que un evento anual, el FSM es un proceso mundial robustecido por numerosas iniciativas que, efectivamente, abren nuevos horizontes, desde la economía solidaria hasta la ética de las relaciones de género. Una nueva cultura emerge de este proceso, a tal punto que los organismos internacionales como el Banco Mundial, han comenzado a revisar sus paradigmas y abrir su cartera de proyectos para los movimientos sociales empeñados en el combate a la exclusión y la opresión.
La historia de la humanidad es la prueba incesante de que los sueños pueden hacerse realidad. En Brasil, donde la esperanza venció al miedo, vivimos ahora el momento privilegiado de ver tantos sueños volverse realidad, sobre todo porque el presidente Lula representa un cambio en la gramática del poder, cuyo texto se refleja en la articulación de un pacto social y la prioridad del combate al hambre. Sin exagerar, se puede decir que esta victoria es también fruto del FSM, pues sin esta fábrica de ideas, experiencias y propuestas, talvez muchos ni creyeran que otro Brasil es posible.


:: DOCUMENTI DI SELVAS.ORG ::

En español
Fundación Pueblo Indio del Ecuador: :
Lettera di fine anno


Il parlamentare ecuadoriano Ricardo Ulcuando, in un rito di purificazione di uno sciamano. Foto di Dolores Ochoa - AP

Ottobre 2002

Di Nidia Arrobo Rodas
Directora Ejecutiva


Quito, 31 de diciembre de 2002

La actual coyuntura socioeconómica ha estado condicionada por los siguientes hechos:
• Al llegar el tiempo Navideño y el Año Nuevo, la ciudad de Quito cambia de rostro. La capital de los ecuatorianos, se llena de mujeres y niños indígenas e indigentes que desesperados “invaden” las calles, plazas y avenidas para mendigar “la Navidad”. Es deprimente ver mareas de niños y madres indios que hambrientos y harapientos deambulan con sus rostros expectantes y manos extendidas tratando de recibir centavitos de dólar, algún caramelo o juguete de los conductores de carros y de los transeúntes bien vestidos.

• En la ciudad de Riobamba, las secuelas de la explosión del polvorín de la Unidad Blindada Galápagos del Ejército, son enormes. Al menos 130.000 familias se han quedado sin casa y la ayuda para la reconstrucción de parte del Gobierno y de las Fuerzas Armadas no llega.

• La noticia de que en la Unión Europea han decidido exigir Visa a los ecuatorianos a partir del próximo Abril, nos ha dejado perplejos y sufridos. Qué será de miles de compatriotas emigrantes? La otra cara de esta tragedia es la xenofobia y el racismo que crece en Europa.

• Al término de su mandato, el actual gobierno declaró que deja el país saneado. Nos ha exhibido un informe económico en el cual se “demuestra” que existe superávit. Pero al analizar las cifras encontramos que deja un hueco fiscal por el monto de 720 millones de dólares correspondiente a deudas y pagos vencidos que no ha podido cubrir. El presidente Noboa “desesperadamente y al apuro” está tratando de firmar nuevos contratos como la facilidad petrolera y venta anticipada de energía y telecomunicaciones, para tratar de cubrir compromisos pendientes.

• Miles de maestros y personal médico y paramédico ecuatorianos no han recibido aún sus haberes correspondientes al mes de noviembre ni los correspondientes al 13er sueldo que es obligatorio pagarlo hasta el 14 de diciembre.

• El triunfo del Coronel Lucio Gutiérrez a la presidencia de la república es el triunfo del pueblo-pueblo que cansado de los políticos de siempre puso sus esperanzas en quien durante la campaña se alió con el Movimiento Político Pachacutik que unido a la CONAIE (al movimiento indígena) ha estado en permanente búsqueda de alternativas para la vida del pueblo empobrecido. Esperamos que se pueda pasar del triunfo electoral al triunfo del pueblo.

• El presidente electo nos ha anunciado que frente a la crítica situación que hereda del actual régimen implementará medidas económicas de ajuste que significarán “un pinchazo” para los ecuatorianos, “dolerá al principio dijo, pero la medicina es buena y hará su efecto después” (En nuestro argot “pinchazo” llamamos a una inyección intramuscular). Se prevén las típicas medidas de ajuste ordenadas por el FMI : nueva elevación del precio del gas, de la energía eléctrica, de la gasolina... sólo que dice que lo hará en una forma “selectiva”.

• El nuevo presidente ha asumido un discurso y una praxis que se contradicen con sus postulados de campaña. Antes de la elección fueron sus ofertas entre otras: no pagar la deuda externa, oponerse al ALCA, al Plan Colombia, a la presencia yankee en la Base de Manta, a los condicionamientos del FMI.... Ahora sostiene que hay que “honrar” la deuda, que respetará los convenios firmados, que EE.UU es un país amigo, que..... Un último anuncio “navideño” dedicado a los obreros es el ofrecimiento de “eliminar el derecho al reparto del 15% de utilidades de las empresas, con el fin de atraer el capital extranjero y favorecer la competitividad” (¡!) Las centrales sindicales están ya en protesta.

• Según constatamos, el nuevo gabinete ministerial será integrado en su mayoría por “coroneles retirados” y están de “asesores” económicos banqueros y economistas neoliberales y fondomonetarisas.

• El Coronel Gutierrez se ha cuidado de tomar prudente distancia de Lula, Chávez y Fidel y ha realizado –antes de su posesión- giras veloces por EE.UU., Colombia, Chile, Argentina, Costa Rica, Alemania, Bélgica y España en búsqueda de “aliados”


• El actual salario mínimo de los ecuatoriano asciende a 126 dólares mensuales (casi igual monto en euros), salario mínimo que no lo perciben ni el 20% de los ecuatorianos empobrecidos y que no alcanza para cubrir ni la tercera parte de la canasta básica de pobreza, que según cálculos asciende a $380. La reunión entre empresarios, obreros y gobierno para fijar el salario del nuevo año, fracasó. El ministro de Trabajo en soledad dictaminó un incremento salarial del 8%, así el nuevo salario será 136 dólares. Qué sarcasmo, un pavo navideño, sin prepararse cuesta más de 60 dólares.


Sin embargo, al interior de nuestros pueblos la alegría, la resistencia y la esperanza no se pierden. Contamos con pequeñas grandes alegrías que son fruto de la lucha milenaria y de la terquedad y constancia en las reivindicaciones.
• El actual Congreso antes de terminar su actual período “aprobó” la LEY DE NACIONALIDADES INDÍGENAS DEL ECUADOR, Ley que recoge y regula la vigencia de los principales derechos colectivos de los pueblos indios consagrados en la actual carta política vigente.

• Los kicwhas de la Amazonía resisten con acciones y medidas de hecho ante la entrada de transnacionales petroleras en sus territorios. Se hallan desde hace más de un mes en pie de lucha frente a la presencia de la Cia. General de Combustibles y exigen la suspensión de las actividades petroleras en el área hasta que no se realice la “consulta previa” a las comunidades y se establezca un plan de manejo sustentable de la región afectada.

• El presidente electo Lucio Gutierrez designó al Dr. Luis Macas Ambuludí (dirigente kichwa saraguro) como ministro de Agricultura y Ganadería , y a la Dra Nina Pacari Vega (kichwa otavaleña) como Ministra de Relaciones Exteriores, luego de semanas de tensiones y sobresaltos entre los partidos de la alianza Pachakutik y Unidad Patriótica 21 de enero. Por primera vez, luego de más de 510 años al menos dos indígenas acceden a compartir un gabinete de gobierno. Este es un hecho histórico fruto de de toda una lucha coherente del movimiento indígena. Esperamos que la gestión de estos dos ministerios sea un éxito y contribuya a superar la gravísima situación de miseria de los pueblos indígenas y de la mayoría de mestizos pobres de nuestra patria.


En lo que respecta a nuestro trabajo al interior de las comunidades con gozo y esperanza les compartimos que:
• Los indígenas de la Comunidad de Yuracruz se hallan felices con la adquisición de las 800 hectáreas de tierra comunitaria. Atrás quedaron los días amargos de orfandad y temores, de incertidumbre y desesperanzas, de persecución, humillaciones, golpes y desalojos. Quedó sepultada la idea del “suicidio colectivo”. Todos recobraron la dignidad!. Con la madre tierra en posesión ha vuelto la alegría a los rostros de quienes integran las ochenta y cinco familias indígenas. Se han iniciado reuniones de planificación para organizar las mingas, los turnos de trabajo colectivo. Cada uno busca con que puede aportar, uno una pala, otro un azadón.... algunos han guardado unas libras de papitas o unas mazorcas de maíz para sembrar.... Pronto se podrá abrir un camino de acceso, seguidamente se podrá construir una casa comunal y un corral de animalitos.... pronto llegarán los borreguitos y las llamas a poblar el páramo... Cuando aparezcan los primeros frutos las fiestas del Intiraymi ( fiesta en homenaje al padre sol por hacer madurar la cosecha) serán verdaderas.

• El sábado 21 de diciembre fueron agasajados con una fiesta navideña los “abuelitos” de las comunidades. Una tarde de compartir fraterno, de emoción, de risa, de baile, de juegos....una comida, un dulce un abrazo amoroso dieron felicidad a los ancianitos reunidos en Pucahuaico.

• Con la presencia de al menos 300 niños y sus familias provenientes de las comunidades indígenas de Imbabura el domingo 29 se celebró en el Centro de Formación de Pucahuaico la Navidad compartida. En esta fiesta se compartió la Palabra, la reflexión, la Eucaristía, la oración por todos los amigos benefactores de Alemania, Italia, España, Francia. La alegría, la fiesta, la comida, el baile, la chicha, los caramelos....animaron la celebración y unieron las familias.

• Ya son once los jardines de infantes que reciben ayuda a través del programa de apoyo a la educación pre- escolar. Suman más de cuatrocientos niños que se benefician con la labor de las maestras comunitarias...

• Unos 8 compañeros han logrado acceso a estudios universitarios gracias al programa de becas “Fondo Educativo Solidario”. La demanda es enorme pues hay muchos indígenas que aspiran a sus estudios universitarios y el fondo es extremadamente escaso.

• Las organizaciones de mujeres indígenas en Imbabura y en Pungalá continúan avanzando en su proceso organizativo, propositivo y productivo. El fortalecimiento de las organizaciones de mujeres refuerza el accionar de las comunidades.


Así entre penas y alegrías, entre luchas y resistencias avanzamos en la conquista de nuevos días y nuevos amaneceres para los pueblos indios.

La tarea y los desafíos son enormes. Nuestros grandes esfuerzos unidos a vuestra solidaridad y cercanía nos permiten avanzar. Gracias por vuestro compartir fraterno, gracias por confiar en nuestra lucha y en nuestra causa.

FELIZ Y MARAVILLOSO AÑO NUEVO les deseamos de corazón quienes integramos la Fundación Pueblo Indio del Ecuador.

Fraternalmente,

Nidia Arrobo Rodas
Directora Ejecutiva


Cristiano Morsolin, giornalista militante, educatore di strada, operatore di rete internazionale, recentemente rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Vicenza, a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente lavora nella segreteria nazionale della rete ITALIANATs e nell' Ong ASPEm (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti) a Cantù (CO), è socio dell’Associazione “Nats” con sede a Bologna; è tra i fondatori di SELVAS, Osservatorio Indipendente sulla regione andina.
E-mail : morsolin2002@yahoo.it


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