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Forse un tavolo di pace in Chapare,
all'ombra di dollari e pallottole

Di Giovanna Vitrano

Blocchi stradali dei "cocaleros" del Chapare durante le manifestazioni disettembre 2000.
Qui sotto il leader sindacale cocalero e deputato Evo Morales Ayma.
(Foto di Jeremy Bigwood - http://JeremyBigwood.net)

BOLIVIA - 16/11/2001

Poche ore dopo il lancio della agenzia Misna sull’apertura di un tavolo di trattative tra il goveno boliviano e i coltivatori di Coca, con la mediazione della Chiesa cattolica, per il raggiungimento della pace sociale nel tropico di Cochabamba, forze regolari della Fuerzas de Tarea Conjunta sono entrate in conflitto con il gruppo dei cocaleros guidato da Luis Cutipa, braccio destro di Evo Morales, a poca distanza da Senda 6, sulla strada Cochabamba-Santa Cruz.

La versione ufficiale
Gli scontri, secondo voci governative causate dall’attacco di oltre 400 cocaleros ad un convoglio di militari allo scopo di disarmarli, si è concluso con la morte di tre persone e con il ferimento di altri 18 civili. “Così si finisce nel mezzo di una lotta armata, perché questo non lo perdoneremo facilmente. Continueremo con i blocchi come risposta al sangue con il quale questo governo bagna il Chapare”, è stata la risposta immediata del dirigente cocalero e deputato Evo Morales Ayma.
La strada Cochabamba-Santa Cruz è stata bloccata per tutto il giorno, visto che i tre civili sono stati lasciati sull’asfalto.

Milioni di dollari dal congresso USA
Nelle stesse ore, il governo americano stanziava altri 86 milioni di dollari per la lotta al narcotraffico in Bolivia, come prima tranche dei 128 milioni di dollari previsti per l'anno 2002. Questi
:: FONTI ::
El Diario
Opinion
La Razòn
Los Tiempos
finanziamenti fanno parte dei 625 milioni di dollari destinati alla "Iniziativa Regionale Andina" ossia il supporto economico, militare e di lotta alle droghe del governo statunitense, esteso a tutti i paesi andini e, in aggiunta, anche a Brasile e Panamà.


Los Tiempos – 16 novembre 2001
Secondo il governo, 400 campesinos hanno cercato di disarmare dei militari
I tre morti sono stati abbandonati sulla strada, e questo ha provocato l’interruzione del traffico di automobili.
Gli incidenti più violenti sono stati quelli con la popolazione di Senda 6

La cocciutaggine dei cocaleros e la repressione violenta delle forze dell’ordine hanno finito con ilprovocare ieri la morte di tre persone a Senda 6, nei dintorni di Ivirgarsama, a 220 chilometri da Cochabamba, in una giornata segnata dai tentativi di bloccare la principale via di collegamento del paese e dai lacrimogeni. In più, 18 persone sono rimaste ferite, due delle quali sono ricoverate nell’ospedale Viedma di Cochabamba, e alcuni cocaleros sono stati arrestati nei luoghi degli incidenti. Il governo ha dichiarato che le morti sono state causate dall’attacco di più di 400 cocaleros a un camion di 15 militari della Ftc (Fuerzas de Tarea Conjunta) nel tentativo di disarmarli. Il rumore di questa violenza giunge nel momento in cui il presidente della Repubblica, Jorge Quiroga, ha convocato tutti i settori del tropico per aprire il dialogo con la mediazione della Chiesa cattolica.

Ieri
Mentre questo succedeva nel Chapare, il governo ha ricevuto la risposta del Congresso degli Stati Uniti che, per eliminare il narcotraffico, ha stanziato altri 86 milioni di dollari

Esplode nuovamente la violenza nel Chapare: tre morti
Evo Morales (rappresentante sindacale e deputato dei cocaleros) annuncia la “guerra armata”. “Non ci sarà perdono”
La convocazione a La Paz del presidente Jorge Quiroga e della Chiesa cattolica è durata poco. La risposta: tre morti per colpi di arma da fuoco, tentativi di blocchi, incidenti, lancio di lacrimogeni, arresti e 18 feriti da fucili e pistole tra la gente di Shinahota e Senda 6, sulla strada Cochabamba-Santa Cruz. “Così si finisce nel mezzo di una lotta armata, perché questo non lo perdoneremo facilmente. Continueremo con i blocchi come risposta al sangue con il quale questo governo bagna il Chapare”, è stata la risposat immediata del dirigente cocalero e deputato Evo Morales Ayma, dal centro abitato di Eterazama, dove si trova già da 12 giorni virtualmente accerchiato. Ad ogni modo, la versione del governo dice che i morti sono stati causati dall’attacco di oltre 400 cocaleros contro un camion che trasportava 15 militari effettivi della Fuerzas de Tarea Cnjunta nel tentativo di derubarli delle armi. A causa di quanto successo, i morti sono stati lasciati sulla strada, provocando comunque l’interruzione del traffico veicolare nella strada più importante del paese. Solo un’ora prima, il presidente della Repubblica, Jorge Quiroga Ramìrez, aveva sollecitato la mediazione della Chiesa per dare l’avvio al più presto ad un summit per la pace sociale nel Chapare. Il documento presidenziale indirizzato al cardinale Julio Terrazas, nella qualità di presidente della Conferenza Episcopale Boliviana potrebbe essere arrivato a destinazione proprio mentre giungevano le prime notizie dal Chapare.

Gli scontri
Lo scontro più violento si è avuto con la popolazione di Senda 6, intornoa lle 13 :30, tra i gruppi di cocaleros agli ordini del braccio destro di Evo Morale, il dirigente della Federazione di Carrasco Tropical, Luis Cutipa. Lo scontro, che è durato per circa due ore, è terminato con la uccisione di Máximo Rojas (25 anni) e Abel Orozco (40), mentre Claudio Ordóñez, la terza vittima, è morto alcune ore dopo all’ospedale di Villa Tunari. Altri due feriti, Benito Mayda e Gilberto Castro, sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale di Viedma, a Cochabamba. Justo Jiménez López è stato ferito al braccio, Jorge Borda Montaño e Alberto Castro Fernández al ginocchio. Carlos Merino Moya, Filiberto Castro Fernández, Germán Estrella Ordoñes sono stati curati per intossicazione da lacrimogeno. “Hanno utilizzato proiettili da guerra, questo governo ha risposto con il sangue alla nostra richiesta di sostentamento”, ha protestato il dirigente Luis Cutipa. La notizia dei proiettili da guerra è stata confermata sia da fonti della polizia che dal dottore dell’ospedale di Ivirgarzama, Janeth Daza, dove sono giunti altri feriti. Altri scontri tra i cocaleros e la Fuerzas de Tarea sono avvenuti nelle località di Shinahota, Bulo Bulo, Sajta, Ivirgarzama e Senda 6. “I feriti e gli arrestati ormai non si contano più, ne abbiamo perso il conto, ma io assicuro che oltre 20 cocaleros sono stati brutalmente colpiti dalla Fuerzas de Tarea Expedicionaria”, ha denunciato da Shinahota il dirigente Rolando Rivas.

Uno di loro ha perso due dita
Due dei feriti negli scontri del tropico cochabambino sono giunti ieri in gravi condizioni al pronto soccorso dell’ospedale Viedma di questa città, approssimativamente alle 21:15. Uno dei feriti, Benito Maida Guzmán (18 anni), proveniente dalla colonia Arani di Senda 6, è stato colpito da un proiettile alla spalla sinistra dove risultano il foro di entrata e quello di uscita. Questo ha causato un’emorragia, come ci ha informato il medico di turno dell’ospedale, Edgar Anaya. Gilberto Castro Fernández, di 28 anni, anche lui di Senda 6, è stato ricoverato per una ferita traumatica, presumibilmente causata da un proiettile. Il dito medio e l’anulare della mano destra gli sono stati amputati. Il ferito è stato curato per schegge nelle ginocchia. Attualmente le condizioni dei due feriti sono stabili e ricevono le cure più appropriate, ha detto Anaya. Tanto Maida che Castro sono stati feriti nel corso degli scontri tra le forze dell’ordine e i produttori di coca e sono giunti in opsedale con l’autoambulanza di Villa Tunari.

(Traduzione di G.V.)


MISNA - http://www.misna.org/

BOLIVIA, 16 NOV 2001 (4:6)

CHAPARE: SPIRAGLI PER APERTURA DIALOGO GOVERNO-‘COCALEROS’, CHIESTA MEDIAZIONE DELLA CHIESA (BRIEF, GENERAL)

Il governo boliviano ed i produttori di coca del Chapare (580 chilometri a sudest di La Paz) hanno deciso di aprire il prima possibile una trattativa mirata a porre fine al conflitto che da settimane insanguina la regione. Lo riferiscono fonti internazionali di agenzia, precisando che il presidente Jorge Quiroga e il leader dei ‘cocaleros’, il deputato Evo Moales Ayma, hanno chiesto alla Chiesa cattolica di facilitare un incontro tra le parti. “Nel rispetto della legge – ha dichiarato Quiroga in una missiva inviata al presidente della Conferenza episcopale boliviana, cardinal Julio Terrazas Sandoval - l’esecutivo ha deciso di convocare tutte le istituzioni del Tropico di Cochabamba ad un dialogo pubblico per valutare proposte e iniziative mirate a promuovere lo sviluppo integrale della regione”. Già nei giorni scorsi, rilevando un preoccupante aumento della violenza nel Chapare, i vescovi avevano chiesto nuovamente al governo di risolvere l’annosa questione dei ‘cocaleros’, in lotta per poter continuare a coltivare una piccola porzione di coca a famiglia. I presuli, guidati dal cardinal Terrazas Sandoval, avevano sottolineato la necessità di “superare il nervosismo per impedire una catastrofe”. Tra il 1998 e il 2000 il governo boliviano ha sradicato in Chapare circa 38mila ettari di piantagioni di coca. Il bilancio della denominata ‘operazione coca zero’, fornito dalle locali associazioni per i diritti umani, parla di 43 contadini e 5 militari uccisi, decine di civili torturati, oltre 500 feriti e più di 4mila ‘cocaleros’ finiti agli arresti. A ciò si devono aggiungere altre decine di persone, tra cui donne e bambini, rimaste ferite in scontri con le forze dell’ordine, soprattutto nell’ultima settimana. (FB)