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Intervista a Evo Morales
a cura di Francesca Nava

(Foto di Jeremy Bigwood - http://JeremyBigwood.net)


Evo Morales Ayma (42 anni) è un sindacalista boliviano,
leader dei cocaleros del Chapare e deputato nazionale
per il MAS (Movimento al Socialismo)


31 maggio 2001

D. Fonti governative dichiarano che il Piano “coca zero” in Bolivia sia stato portato a termine con successo. Morales, come commenta queste dichiarazioni?

La Bolivia si porta addosso da troppo tempo la nomea di paese venditore di morte ed è logico che la sua classe dirigente debba ora alzare la testa davanti alla comunità internazionale, per giustificare gli appoggi finanziari stranieri e l’intervento militare. Chi si è occupato di gestire e organizzare il piano di sradicamento della coca nel Chapare sa benissimo che è stato un totale fallimento.
Ho anche invitato pubblicamente un vostro connazionale, Pino Arlacchi (vicesegretario dell’Onu e direttore dell’Undcp – dipartimento antidroga delle Nazioni Unite – ndr) perchè venga qui a parlare con i campesinos e ascolti la loro versione, ma sembra che non voglia sentire la verità. Per lui la lotta al narcotraffico è un business ed è logico che parli con toni entusiastici del Piano Dignità, dovendo giustificare il proprio operato per non perdere l’incarico.

D. Quanti ettari di coca ci sono oggi nel Chapare?

Anche se il Governo boliviano va dicendo che è stato raggiunto l’obiettivo “coca zero” e che sono state sradicate tutte le piante di coca nel Chapare, noi abbiamo stimato che restano ancora 5.000 ettari di coca in questa zona, senza contare i 15.000 ettari nelle Yungas. E poi è risaputo che se si sradica in un punto si risemina da un’altra parte. E’ quasi impossibile spezzare per sempre il circolo produttivo della foglia di coca in Bolivia.


D. Il Chapare continua ad essere occupato dai militari?

Il governo boliviano firmò nel 1998 un accordo con gli Stati Uniti che prevedeva la costruzione di una base militare nordamericana nel Chapare. Questo progetto venne però sospeso, poiché minacciammo di bloccare nuovamente la principale arteria stradale del paese. La base militare, quindi, non venne mai costruita. Attualmente nel Chapare ci sono ancora 3.000 militari circa che – secondo il governo – continuano a sradicare le piante di coca. Questa è chiaramente una contraddizione, visto che il governo dichiara di aver raggiunto l’obiettivo “coca zero” in questa zona. Cosa diavolo ci fanno ancora tutti quei soldati se, “teoricamente”, non c’è più nulla da sradicare?

D. Secondo cifre governative, La Paz avrebbe stanziato dal 1996 ad oggi 100 milioni di dollari ai produttori di coca per passare alle coltivazioni alternative: ananas, banane, palmitos eccetera. I risultati, però, sembrano deludenti. Come è stato utilizzato quel denaro?

Quei soldi si sono persi nella burocrazia e nella corruzione. Mi spiace dirlo, ma l’attuale governo è campione mondiale di corruzione e quello anteriore ancor di più. Purtroppo manca la volontà politica di destinare quei fondi a fini benefici e umanitari a sostegno delle famiglie dei coltivatori di coca rimasti senza lavoro e nella miseria più completa.
Il governo ha parlato prima del programma “coca zero” ed è fallito. Poi ha cambiato strategia e si è messo a parlare di “cocaina zero”. Ma anche questo piano è destinato a fallire, poiché fino a che non si va a monte, combattendo la domanda di droga sul mercato, difficilmente potremo parlare “cocaina zero”. Questo è lo zoccolo duro da abbattere, il vero problema. Anche se hanno investito moltissimi soldi nella repressione dei cocaleros e dei narcotrafficanti e nello sradicamento della coca, si sono fondamentalmente concentrati sul problema della droga da un punto di vista militare . La Bolivia è un paese sottosviluppato e bisogna capire che quello della droga è un problema di natura economica e se non si affronta da questo punto di vista è impossibile parlare di zero, zero, zero….
Oltre a questo c’è da dire che fino a che non si “sradica” la droga nei paesi sviluppati, come gli Stati uniti, il narcotraffico continuerà ad essere un problema a livello mondiale.
Per quanto riguarda le colture alternative, c’è da dire che funzionano. Ma una cosa è produrre e un’altra è commercializzare. Purtroppo manca il mercato e i prodotti finiscono per marcire. Se ci vogliono far coltivare prodotti alternativi, il governo deve altresì assicurare un mercato sicuro con prezzi equi.

D. Chi gestisce oggi il narcotraffico in Bolivia?

E’ ormai noto che la DEA (dipartimento antidroga degli Stati Uniti) partecipa attivamente al narcotraffico nell’area latinoamericana, mentre dovrebbe controllare e supervisionare che non avvengano traffici illeciti. Clamoroso il caso del narcoavion partito dalla Bolivia (nel ’95)con a bordo più di 4 tonnellate di cocaina e sequestrato all’aeroporto di Lima. In quell’occasione si scoprì che il fior fiore della classe dirigente boliviana era coinvolta nella vicenda, tra cui lo stesso capo di gabinetto Maria Jesus Aldunate (arrestata insieme ad un centinaio di persone ndr). In che modo poteva uscirne il governo? Era chiaro che in quel caso, oltre alla nostra classe dirigente era coinvolta anche l’Ambasciata statunitense, senza la copertura della quale non sarebbe stato possibile sferrare il colpo.
Se ben ricordate la stessa moglie del capo della Dea in Colombia inviava cocaina negli Stati Uniti.
E come dimenticare la vicenda legata alla compagnia aerea statunitense American Airlines, che nel 1999 ha portato all’arresto di 55 dipendenti coinvolti nel contrabbando di cocaina proveniente anche dalla Bolivia?

D. Lei afferma quindi che buona parte della classe politica boliviana è legata, in un modo o nell’altro, con il narcotraffico.

Noi diciamo che prima di ogni cosa è necessario lottare contro la narcocracia, però nessuno vuole abbattere questa narco-struttura solo si vuole estirpare la coca in Bolivia. Abbiamo chiesto più volte la pena di morte per i narcotrafficanti e ovviamente la richiesta non è stata accolta, anche perché sarebbe anti-costituzionale.
Durante la dittatura (negli anni ’70) il narcotraffico era guidato dal genero dell’ex dittatore e attuale presidente della Bolivia, Hugo Banzer. Oggi, in stato di democrazia, il narcotraffico si muove grazie alla nipote del presidente, Gina Banzer (sposata con l’ex parà italiano Marco Marino Diodato, condannato nel settembre scorso a 10 anni di carcere in Bolivia per narcotraffico, ndr).
Quando parlo di narcocracia mi riferisco al MIR (Movimento della Sinistra Rivoluzionaria), un partito che da anni si muove grazie all’appoggio del narcotraffico. Proprio il leader del MIR, Oscar Eid Franco, è stato arrestato nel ’94 dalla polizia antinarcotici boliviana. Lo stesso ex presidente della Bolivia, Jaime Paz Zamora, è stato più volte indagato per traffici illeciti, ma gli è stato poi concesso nuovamente il visto per gli Stati Uniti in cambio del suo appoggio al Piano Dignità. Insomma, tutto passa da Washington e la cosa peggiore è che bisogna essere membri di un partito legato al narcotraffico per ottenere un visto per gli Stati Uniti.

D. Anche lei ha ricevuto numerose accuse di connivenza col narcotraffico. Come si difende?

Per mettermi in galera hanno bisogno di prove e contro di me non esiste nessuna prova. Ho da poco parlato col direttore di un giornale di Cochabamba, “El Opinion”, che mi ha ribadito che nonostante le approfondite indagini sul mio conto non hanno trovato uno straccio di prova che mi possa inchiodare.

D. Quale reputa sia la soluzione migliore per porre fine alla produzione di cocaina in Bolivia, senza ricorrere allo sradicamento delle foglie di coca?

E’ necessario effettuare un controllo sui “precursori” della cocaina, ovvero tutti quegli elementi chimici con cui si produce materialmente la cocaina e che vengono prodotti qui in Bolivia. Senza precursori la coca rimane una pianta innocua, anzi con proprietà terapeutiche, e non può essere trasformata in cocaina.

D. I cocaleros rivendicano, come diritto primario, un appezzamento di terra pari a 1.600 metri quadrati (un "cato") per ogni famiglia da destinare alla coltivazione di coca per “uso personale”. Per quale motivo il governo non vuole appoggiare questa concessione?

Alcuni funzionari di governo e ministri mi hanno fatto sapere di essere d’accordo con questa concessione minima. Il punto è che ci sono di mezzo gli Stati Uniti, che vincolano l’appoggio finanziario allo sradicamento completo della coca. Nessun compromesso, nessuna concessione, altrimenti niente soldi.



Francesca Nava, giornalista, ha intervistato Evo Morales nel maggio del 2001, quando al governo della Bolivia c'era ancora il Generale Hugo Banzer e che aveva da poco dichiarato riuscita l'operazione "coca-zero".