12 giugno 2002

 

Car* tutt*

questo e' l'ultimo giorno in Colombia, questa sera ci involiamo per l'Equador.

Ieri abbiamo fatto la conferenza stampa, che e' andata molto bene, e siamo

ora in attesa di vedere quali saranno i riscontri reali sui media. Questo

mi da l'occasione per raccontarvi come il nostro caro Berlusca in fatto

di controllo dei media e' semplicemente un pivello rispetto ai colombiani.

Al momento esiste un unico quotidiano nazionale che e' di proprieta' della

famiglia di un ministro dell'attuale governo e il cui fratello sara' vicepresidente

del prossimo (qui vige il nepotismo piu' assoluto, ci sono due o tre famiglie

i cui membri nel corso degli ultimi settantanni si sono spartite molte delle

cariche di governo e delle presidenze). Un altro quotidiano che esisteva

fino a qualche anno fa, liberale e molto combattivo e' stato fatto chiudere;

la sua diffusione principale era in Antiochia, la regione con capitale

Medellin, e siccome stava combattendo contro il cartello dei narcotrafficante

gli hanno fatto saltare la redazione, hanno assassinato il direttore e trante

altre cosette simpatiche come queste, tanto che alla fine in Antiochia non

ha piu' venduto quasi niente. Gia' sull'orlo del collasso si e' messo a

denunciare le malefatte di una societa' colombiana molto grossa, con interessi

forti nelle banche, assicurazioni, industria e cosi' via, visto che non

gli piaceva quello stavano denunciando gli ha chiuso i canali del mercato

pubblicitario ed e' quindi fallito.

 

Oggi abiamo due incontri, uno con la defensoria del pueblo, istituzione

governmativa che in teoria dovrebbe lavrare per la difesa dei diritti di

campesinos e indigeni, e gli chiederemo conto di perche' non lo faccia;

nel pomeriggio saremo dal ministro dell'ambiente.

 

Se qui in Colombia, non essendo andati nei territori, siamo passati attraverso

il conflitto indenni, abbiamo visto e ci hanno raccontato della situazione

tragica, mna non abiamo visstuto nulla di tutto questo sulla nostra pelle,

in Equador sara' tutto diverso. Li saremo nell'occhio del ciclone, sul fronte

della lotta nonviolenta contro l'OCP andremo a sostenere csmpesinos e indigeni,

scenderemo in strada al loro fianco, comunque non preoccupatevi, le condizioni

politiche sono tali che il peggio che ci possa capitare e' che ci arrestino

per poi espellerci dal paese, e questo sarebbe estremamente controproducente

sia per BNL che per l'ENI, quasi quasi ci dispiacerebbe se non dovesse accadere

:-)

 

Per farvi capie il clima bollente eccovi un piccolo resoconto di cosa e'

accaduto recentemente in uno dei posti dove andremo

 

GiovedÏ 6 giugno, alcune decine di poliziotti ecuadoriani hanno disperso

A colpi di manganelli e gas lacrimogeni un gruppo di venticinque contadini

Che da oltre un mese erano accampati al chilometro 32 della strada tra la

capitale Quito e la città di Lago Agrio. Era un accampamento di protesta

contro il nuovo oleodotto de crudos pesados (Ocp) che parte proprio da Lago

Agrio e dovrebbe raggiungere, dopo 500 chilometri, la costa del Pacifico.

Almeno undici persone sono rimaste ferite nell'azione dei poliziotti. Lungo

il tracciato dell'Ocp, costruito da un consorzio di cui fa parte anche

l'Agip, ci sono blocchi anche al chilometro 50 e al chilometro 42. Le

proteste sono state convocate dal comitato delle vittime dell'Ocp, che

raccoglie associazioni e comunit‡ locali che a causa del nuovo oleodotto

hanno subito pressioni o sono state costrette a lasciare le proprie terre

dietro indennizzi del tutto irrisori.

 

hasta la victoria

 

 

PS in Equador non sara' possibile connetterci a internet, per cui per una

settimana o poco meno non avrete direttamente mie notizie, chi puo' pro'

ascolti Radio popolare e tenete d'occhio corriere della sera e manifesto

ciao 

 

Giuliano Trentini

Carovana Colombia — Ecuador