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In Ecuador continuano le azioni dei movimenti indigeni e popolari. Dopo il passaggio della Carovana Internazionale, organizzata da una delegazione italiana, si organizzano le prossime mobilitazioni contro la militarizzazione del territorio e il rifiuto del mercato unico continentale, l'ALCA.

Continuano le mobilitazioni
contro l'oleodotto

a cura di Cristiano Morsolin


:: APPROFONDIMENTI ::
LA CAROVANA ITALIANA su SELVAS.ORG




COMITATI ITALIANI


CRIC
Centro Regionale Iniziative di Cooperazione

Isa Giunta
Tel. 06/3216054

Campagna per la riforma della Banca Mondiale
Jaroslava Colajacomo,
Luca Manes
Tel. 06 – 7826855

Amici della Terra
Laura Radiconcini
Tel. 06 – 6868289/6875308


IN ECUADOR

Acción Ecológica

Yvonne Ramos
Alejandro de Valdez N24-33 y La Gasca - Quito (Ecuador)
Tel 00593 - 2 - 547 516
Fax 00593 - 2 - 527 583
amazonia@accionecologica.org
http://www.accionecologica.org



CONAIE – Federazione delle nazionalita’ indigene dell’Ecuador

Organización de los Pueblos Indígensa de Pastaza (OPIP)
Tn.te Ortíz y Gral Villamil
Apartado 16-01-790 Puyo - Pastaza (Ecuador)
Tel/Fax 00593 - 3 - 885 461
allpamanda@yahoo.es
http://www.unii.net/opip/intro.html


APDH - Asamblea Permanente por los Derechos Humanos
Edif. Servilibro, of. 301; Salinas N14-81 y Riofrío - Quito (Ecuador)
Tel/Fax.: 00593 - 2 - 521118
quijote@porta.net apdhec@hotmail.com


COICA
Coordinamento delle
Organizzazióni Indigene
della Amazzónia
Iza M. Dos Santos,
secretaria ejecutiva Coica
Teléfonos: 2407-759, 28112-098, 2814-611 (Quito)
Correo electrónico: info@coica.org rona@coica.org
Pagina web:
www.coica.org


ICCI
Instituto Científico
de Culturas Indígenas


Opuscolo
di Amazon Watch
(scaricabile in PDF)
Amazon Watch (USA) mette a disposizione questo opuscolo di 16 pagine
(in spagnolo, ma per chi volesse sul sito esiste anche una versione in inglese)
con la descrizione del progetto OCP che attenta alla vita della selva ecuadoregna.
Un documento utile da consultare e importante per approfondire.



E’ gia trascorso un anno dall’inizio della costruzione dell’Oleodotto OCP; per l’occasione il 26 giugno scorso si sono realizzate varie manifestazioni di protesta a Lago Agrio, Mindo, Esmeraldas e Quito.
Nella capitale Accion Ecologica ha presentato alla Defensoria del Pueblo una domanda di incostituzionalità dell’Accordo Ministeriale n. 163 firmato dal Ministro Pablo Teran che dichiara la costruzione dell’OCP di utilita’ pubblica, con l’obbiettivo di espropriazione sommaria e di occupazione immediata delle terre attorno alla rotta del nuovo oleodotto.
Pochi giorni prima, il 19 giugno, quindici italiani della Carovana per monitorare l’impatto dell’Ocp in Ecuador (di cui hanno fatto parte anche la Presidente dei Verdi Grazia Francescato, la parlamentare verde Luana Zanella, Giuseppe di Marzo, coordinatore della Carovana e della campagna dei Verdi in difesa del popolo UWA della Colombia, Cinzia Gubbini, giornalista del Manifesto, Enzo Mangini, della redazione di Carta) hanno occupato il palazzo che ospita l’AGIP nella capitale ecuadoriana, appoggiati dalle principali associazioni ambientaliste del paese andino che si battono contro la costruzione dell’OCP, l’Oleodotto de crudos pesados, la nuova infrastruttura che permetterà di trasportare greggio pesante fino alla raffineria di Esmeraldas. L’argomento è sulla bocca di tutti: per il governo ecuadoriano l’oleodotto rappresenta il miraggio di un secondo boom petrolifero, per gli ecologisti la minaccia di irreparabili danni ambientali in Amazzonia, forse peggiori di quelli creati dal primo boom.
Per questo è nata una rete internazionale, di cui fanno parte 62 associazioni italiane; anche grazie al loro lavoro di pressione e coscientizzazione la Fondazione ALEX LANGER di Bolzano ha dedicato il premio per la pace 2002 in memoria del profeta ecologista a Esperanza Martinez, fondatrice di ACCION ECOLOGICA e di OILWATCH che lo ritirerà personalmente domenica prossima 7 luglio.

Ma la massiccia mobilitazione ecuadoriana non si limita all’opposizione dell’Oleodotto OCP.
Anche la Federazione delle Nazionalita’ indigene CONAIE ha denunciato la compagnia petrolifera BURLINGTON RESOURCES ECUADOR per lo sfruttamento nelle provincie amazzoniche di Pastaza e Morona Santiago, abitate dai popoli Shuar.
Il 27 giugno la Presidenza del Parlamento Nazionale (tramite l’iniziative del vice-presidente Antonio Posso, del movimento politico “Pachacutik”) e dell’Assemblea Permanente dei Diritti Umani APDH e il Gruppo Civile di Monitoraggio sugli impatti del Plan Colombia in Ecuador hanno organizzato un seminario nazionale dal titolo: “Base di Manta, argomenti per la sua vigenza o revisione” dove e’ stato presentato ufficialmente la rivista “Bandiera Bianca” curata dall’APDH sugli effetti del Plan Colombia, sulle basi militari nel continente latinoamericano e l’Iniziativa Regionale Andina, di cui offriamo l’editoriale in esclusiva per SELVAS.ORG.
Si puo’ chiedere l’invio gratuito di copie contattando Sofía Jara, responsabile Comunciazioni APDH, e-mail: quijote@punto.net.ec

I lettori di Selvas potranno leggere anche DESCpierta, il nuovo bollettino del Centro dei Diritti Economici, sociali e culturali dell’Ecuador CDES che approfondisce varie tematiche come il debito estero, Alca, etc.

Preparazione del FORUM SOCIALE LATINOAMERICANO a Quito
Sulla scia del Campo internazionale Permanente per la Giustizia Sociale e la Dignita’ dei Popoli che a marzo ha radunato in Ecuador centinaia di militanti anti-globalizzazione provenienti da 20 paesi (compresi gli italiani di Ya Basta e l'adesione di selvas.org), i movimenti popolari, indigeni, per i diritti umani, contro il Plan Colombia,contro l’ALCA, con in prima fila ACCION ECOLOGICA (www.accionecologica.org.ec ), storica Ong militante e radicale, e CONAIE, stanno organizzando il Forum Sociale Latinoamericano in programma a fine ottobre a Quito in concomitanza della Settima Riunione dei Ministri dell’ALCA .

INFO: Campamento Internacional Permanente Por la Justicia Social y la Dignidad de los Pueblos
Avenida Mosquera Narváez y Versalles, QUITO (Ecuador)
Telefax: (593.2)223.59.35
campamento@ecuanex.net.ec
www.camp-ecuador.de.vu


Per i lettori di Selvas alleghiamo i seguenti materiali:

Comunicato stampa
(español) di Accion Ecologica sull’occupazione degli italiani agli uffici AGIP di QUITO del 20 giugno;
Comunciato stampa
(español) di Accion Ecologica sulla mobilitazione nazionale ad un anno dall’inizio della costruzione dell’OCP, 26 luglio;
Comunicato stampa
(español) di Accion Ecologica sulla domanda di incostituzionalità dell’Accordo Ministeriale n. 163 firmato dal Ministro Pablo Teran che dichiara la costruzione dell’OCP di utilita’ pubblica, con l’obbiettivo di espropriazione sommaria e di occupazione immediata delle terre attorno alla rotta del nuovo oleodotto;
L’editoriale della nuova rivista “Bandiera Bianca” curata dall’APDH sugli effetti del Plan Colombia, sulle basi militari nel continente latinoamericano e l’Iniziativa Regionale Andina;
DESCpierta, il nuovo bollettino del Centro dei Diritti Economici, sociali e culturali dell’Ecuador CDES (www.cdes.org )che approfondisce varie tematiche come il debito estero, Alca, etc. (documento in html)
Il documento finale della prima assemblea di preparazione al Forum sociale Latinoamericano contro l’ALCA, svoltasi a Quito il 24-25 maggio scorsi.


Comunicato stampa del 5.6.2002:
A Esperanza Martínez,
il “Premio internazionale Alexander Langer 2002”

Il Comitato scientifico e di Garanzia della Fondazione Alexander Langer, ha deciso di attribuire il “Premio internazionale Alexander Langer” per l’anno 2002, dotato di 10.000 Euro, ad Esperanza Martínez, Ecuador, 43 anni, madre di tre bambini, biologa.



Nata e cresciuta a Panama, vi ha effettuato gran parte degli studi. Al suo rientro in Ecuador Esperanza Martinéz ha deciso di mettere tutte le sue conoscenze ed energie al servizio della parte più indifesa della società e dell'ambiente. All'inizio degli anni 70, il governo del suo paese ha rilasciato ad alcune imprese multinazionali delle concessioni di ricerca ed estrazione petrolifera, in una vasta area amazzonica di oltre 1 milione di ettari, in uno dei territori più ricchi di specie animali e vegetali dell'intero pianeta. L'attività di estrazione del petrolio in eco-sistemi così delicati, produce un drastico peggioramento delle condizioni ambientali e di vita delle popolazioni indigene, mettendo in crisi un sapiente uso del territorio e delle sue risorse naturali, nonché un consolidato sistema di relazioni sociali.

Consapevole della complessità degli interessi in gioco, Esperanza Martínez ha deciso di dare il suo sostegno ai gruppi di donne e di associazioni locali, contribuendo a tessere, con pazienza e tenacia, una rete di alleanze sempre più ampie, che hanno coinvolto prima la conca amazzonica e poi un numero crescente di associazioni del Sud e del Nord del Mondo. Ed ha saputo collegare la richiesta di riconoscimento dei diritti violati e di moratoria delle attività petrolifere, che causano inquinamento e perdita di biodiversità, con quelli più generali dell'effetto serra e il cambiamento climatico, affrontati nel 1992 a Rio e che saranno nuovamente all’ordine del giorno dell’assemblea ONU di Johannesburg (www.worldsummit2002.org ). Hanno così potuto conoscersi, scambiarsi dirette esperienze, acquisire nuove competenze, rafforzarsi reciprocamente, numerosi gruppi di resistenza indigena per esempio in Venezuela, (Amigrana), Colombia (Censat e Uwa), Perù (Racimos de Ungurahui), Argentina (Mapuche), Taylandia (Kalayanamitra Council), Birmania (Eri), Nigeria (Era e Mosop), e Georgia.

Ne sono nati, dal 1990, prima l'“Observatorio Social Ambiental de la Amazonía”, uno spazio di lavoro comune e di confronto tra organizzazioni ecologiste e sindacali, poi l'associazione „Acción Ecológica“ (www.ecuanex.net.ec/accion), sezione in Ecuador degli Amici della Terra, con la sua campagna internazionale "Amazonía por la Vida". E nel 1996 la "Red de Resistencia a las Actividades Petroleras en los Tropicos - Oilwatch" (www.oilwatch.org ), di cui Esperanza Martinez ricopre ancora oggi il ruolo di coordinatrice, e alla quale aderiscono, da 46 paesi diversi di Asia, Africa, America Latina, Europa, Usa e Australia, oltre 100 gruppi indigeni, ecologisti, religiosi, di difesa dei diritti umani.

Tra le opere informative e divulgative di cui è stata coautrice vanno segnalati:"Amazonía por la Vida: Debate ecológico del problema petrolero en el Ecuador",1993; "Guia para enfrentar las actividades petroleras en territorios indígenas", 1994. Ha curato inoltre due volumi dedicati all'attività petrolifera nei paesi tropicali : "Oilwatch", 1996 e "Voces des Resistencia a la actividad petrolera en los Trópicos", 1997. Ha inoltre pubblicato numerosi articoli in Ecuador e in altri paesi su questo decisivo tema.
Negli ultimi anni Esperanza Martinéz si è concentrata, con la rete di Acción Ecológica e di Oilwatch, nella lotta contro la costruzione di un nuovo oleodotto lungo 500 km, che attraversa l'Ecuador da Est a Ovest, colpendo aree attualmente protette e abitate dai popoli indigeni Huarani, Quichua, Shuar e Achuar. Il contestato progetto è stato affidato al consorzio di imprese OCP di cui fanno parte anche l’AGIP e la Banca Nazionale del Lavoro, che si occupa della collocazione dei titoli sul mercato. Per l’importanza della sua attività è sostenuta in Italia dalla Campagna per la riforma della Banca Mondiale (www.crbm.org) e dalla Gesellschaft für bedrohte Völker (www.gfbw.it). Un rapporto di gemmellaggio la collega anche con la Provincia Autonoma di Bolzano e con l’ Associazione ecologia e lavoro Ecolnet di Bolzano.

Del Comitato scientifico e di Garanzia della Fondazione Langer fanno parte:
Renzo Imbeni ( presidente), Gianni Tamino (vice.presidente), Pinuccia Montanari (relatrice), Ursula Apitzsch, Anna Bravo, Elis Deghenghi Olujiae, Sonia Filippazzi, Margit Pieber, Alessandra Zendron

Programma di
Euromediterranea 2002
Bolzano, 1-7 luglio 2002

La globalizzazione desiderabile

Il titolo di questa edizione di "euromediterranea" si rifà all'intervento di Alexander Langer in occasione dei "Colloqui di Dobbiaco" del 1994 - "La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile" -, in cui si avverte una critica alle illusioni tecnocratiche e dirigistiche e un forte appello alla responsabilità dei singoli individui e delle istituzioni.
L'incontro internazionale è giunto ormai alla sua sesta edizione. Si svolgerà principalmente a Bolzano dal 1 al 7 luglio, suddiviso in diverse sezioni che si rivolgono a interlocutori e pubblici differenziati.

Venerdì 5 luglio - ore 17-20:
Ambiente e giustizia. Da Rio a Johannesburg
La preparazione dell'assemblea ONU di Johannesburg (Rio + 10) ha già messo in moto incontri, documenti di lavoro, reti di discussione sia internazionali che locali. L'obiettivo ambizioso è quello di ridisegnare un'ipotesi di "governo della globalizzazione", a partire da un'analisi critica delle decisioni prese a Rio nel 1992, intese più come motore di sviluppo e trattativa per la ripartizione dei rischi che presa di coscienza dei limiti nostri e della nostra terra.

Incontro introdotto e coordinato da: Wolfgang Sachs, ricercatore del Wuppertal Institut, Germania, coordinatore del memoriale realizzato dalla Heinrich Böll Stiftung in preparazione di Johannesburg (www.joburgmemo.org)
Interventi di: Esperanza Martinez, Ecuador, Acción Ecológica, rete OILWATCH
Mario Agostinelli, sindacalista, cgil-Lombardia
Jaroslava Colajacomo, campagna per la riforma della banca mondiale
E' prevista una collaborazione con le reti locali che intendono costruire e presentare una piattaforma comune e partecipare all'incontro di Johannesburg (Agenda 21)

Sabato 6 luglio - ore 10 - 13
Assemblea annuale della Fondazione Alexander Langer

Domenica 7 luglio - ore 10-13
Annuncio e presentazione del premio internazionale Alexander Langer 2002
a Esperanza Martinez, Ecuador, fondatrice in Ecuador dell'associazione Acción Ecológica, coordinatrice dell'Osservatorio socio-ambientale dell'Amazzonia, co-fondatrice di Oilwatch, la rete internazionale sorta per difendere delicati eco-sistemi e antichi diritti delle popolazioni indigene dai danni conseguenti alle attività petrolifere.

FONDAZIONE ALEXANDER LANGER STIFTUNG – Onlus

Fondata/Gegründet: 04.07.1999 – Anerkannt/Riconosciuta dal Ministero per i beni culturali: 18.11.1999
Via Portici 49 Lauben, I - 39100 BOLZANO/BOZEN
Tel.+Fax. 0039 0471 977691 - E-Mail: langer.foundation@tin.it www.alexanderlanger.org



Quito, miércoles 19 de junio del 2002

BOLETIN DE PRENSA

15 ITALIANOS
SE TOMAN LA OFICINA DE ENI-AGIP EN QUITO



Los activistas, miembros de una caravana de observación de los impactos socio-ambientales de la construcción del oleoducto de crudos pesados, demandan la salida de la ENI del Consorcio OCP

El día de hoy, alrededor de las 10h00, un grupo de 15 activistas ingresó de manera pacífica en las oficinas del Ente Nazionale d'Idrocarburi ENI en Quito (Av. Amazonas y Naciones Unidas, Edificio Puerta del Sol, 10mo. piso). La acción tiene como objetivo protestar por la participación de la multinacional petrolera ENI, con sede en Italia, en el Consorcio OCP, a cargo de la construcción del nuevo oleoducto en el Ecuador.

El grupo de italianos llegaron a Quito el miércoles 12 de junio y llevaron a cabo una gira de observación de los impactos socio-ambientales del OCP. La gira incluyó un recorrido por la zona de construcción del OCP desde Quito hacia Lago Agrio, la reunión con autoridades, organizaciones y campesinos afectados por la construcción de la obra en la provincia de Sucumbíos, y la visita a la zona de Mindo, donde se reunieron con organizaciones locales e intentaron visitar el cerro de Guarumos, acción que fue impedida por la guardia privada del Consorcio OCP.

Durante su estancia en Ecuador, los 22 integrantes de la caravana (que incluyen parlamentarios, miembros del Partido Verde, representantes de organizaciones no gubernamentales y corresponsables de los principales medios escritos italianos) pudieron constatar:

· malas prácticas de construcción, que incrementan los impactos ambientales del proceso y no respetan los términos del Estudio de Impacto Ambiental ni el Plan de Manejo Ambiental;
· violaciones a los derechos humanos de los finqueros a lo largo de la ruta, mediante amenazas y presiones para la firma de los acuerdos con el consorcio, y la represión violenta de los que se han opuesto a la obra, a través de fuerzas policiales dependientes directamente del OCP;
· amenazas contra áreas naturales frágiles, como la zona del cerro de Guarumos;
· impactos de la explotación petrolera en la Amazonía ecuatoriana, lo que anuncia la grave amenaza de la incorporación de nuevas áreas a la extracción de petróleo.

Las organizaciones que hacen parte de la caravana son miembros de la campaña italiana en contra de la construcción del OCP, que surgió por la preocupación de la responsabilidad de entidades italianas como el Banco Nacional del Trabajo y la empresa petrolera ENI (Agip en Ecuador) en la construcción de una obra que viola estándares internacionales de respeto de los derechos humanos y cuidado del ambiente. La campaña fue lanzada en enero de este año en Porto Alegre, a propósito del Foro Social Mundial que tuvo lugar en esa ciudad brasileña.

Acción Ecológica
Esperanza Martinez

Coordinador de la Caravana Italiana
Giuseppe de Marzo




Il comunicato stampa di Accion Ecologica

Un anno di lotte
 


Data: Wed, 26 Jun 2002
BOLETIN DE PRENSA

Hoy se cumple jornada de acción en contra del OCP a lo largo de toda la ruta
Al cumplirse un año del inicio de la construcción de la obra, las organizaciones y poblaciones que se oponen a la construcción del OCP realizan protestas en Lago Agrio, Mindo, Esmeraldas y Quito,
Después de un año del inicio de las obras del OCP, los conflictos socioambientales causados por la obra se han multiplicado a lo largo de toda la ruta. El día 26 de junio del 2001, se declaró el inicio de las obras de construcción del OCP. El punto de partida lo dio el Ministro Pablo Terán, con un Acuerdo ministerial que declara la obra de prioridad nacional y autoriza la expropiación sumaria y ocupación inmediata de los predios afectados por la obra.
Desde hace un año, se han sucedido los atropellos y las violaciones a los derechos humanos de las poblaciones a lo largo de toda la ruta. Respaldados en el Acuerdo del Ministro, los funcionarios de la empresa constructora y sus subcontratistas han ejercido presiones sobre los propietarios locales, chantajeándoles para aceptar acuerdos inconvenientes a sus intereses bajo la amenaza de la expropiación sumaria y ocupación inmediata. Ante la negativa de los pequeños finqueros, se ha acudido al amedrentamiento e incluso al desalojo forzado, con la ayuda de fuerzas policiales y militares bajo el mando del consorcio OCP.
Por otro lado, los trabajos de construcción del OCP se han caracterizado por ignorar en forma sistemática los parámetros de cuidado ambiental definidos en el Estudio de Impacto Ambiental y en el Plan de Manejo Ambiental, aprobados por el Ministerio del Ambiente y el de Energía y Minas a pesar de estar plagados de irregularidades. Un estudio que lleva a cabo Acción Ecológica, registra los múltiples impactos a la vegetación, agua y suelo, producto de las malas prácticas y la negligencia con que la empresa Techint realiza los trabajos (investigación disponible en Acción Ecológica).
Como parte de una jornada de acción a lo largo de toda la ruta, convocada por la Red Nacional de Afectados por la Construcción del OCP, se están realizando acciones en varios puntos:
En Lago Agrio, los campesinos afectados por la construcción del OCP realizarán una marcha para denunciar las violaciones a los derechos humanos cometidas por el Consorcio OCP, la empresa Techint y sus subcontratistas.
En Esmeraldas, los pobladores afectados por los impactos de la infraestructura petrolera en esa provincia, se manifestarán frente a la casa del Alcalde de Esmeraldas para recordar los muertos y denunciar los riesgos de la construcción y operación del nuevo oleoducto.
En Mindo, las organizaciones locales realizarán una manifestación en el pueblo para llamar la atención sobre el desastre y la destrucción que está ocasionando el consorcio Techint al interior del Bosque Mindo Nambillo, en la zona del Cerro de Guarumos.
En Quito, Acción Ecológica presentará a la Defensoría del Pueblo una demanda de inconstitucionalidad al Acuerdo Ministerial No. 163 firmado por el Ministro Pablo Terán, que declara la construcción del OCP de utilidad pública, con fines de expropiación sumaria y ocupación inmediata de las tierras a lo largo de la ruta del nuevo oleoducto.
Esta es la primera acción conjunta de la Red Nacional, que continuará coordinando acciones para detener las violaciones protagonizadas por el Consorcio OCP con el respaldo del Estado.



Domanda di incostituzionalità dell’Accordo Ministeriale n. 163 firmato dal Ministro Pablo Teran che dichiara la costruzione dell’OCP di utilita’ pubblica, con l’obbiettivo di espropriazione sommaria e di occupazione immediata delle terre attorno alla rotta del nuovo oleodotto;


Data: Wed, 26 Jun 2002 14:41:33 -0500
BOLETIN DE PRENSA
La demanda de inconstitucionalidad del Acuerdo 163 del Ministerio de Energía y Minas fue presentada este mediodía en la Defensoría del Pueblo



El Defensor del Pueblo, Dr. Luis Mueckay, comprometió sus oficios para tramitar esta demanda, haciéndose eco de las numerosas denuncias recibidas en esta dependencia sobre los abusos cometidos en la construcción del OCP
Acción Ecológica, a través de su Presidenta Gloria Chicaiza y de su asesor legal Dr. Raúl Moscoso, presentó el mediodía de hoy una demanda de inconstitucionalidad del Acuerdo Ministerial No. 163 del Ministerio de Energía y Minas, firmado el 26 de junio del 2002 y publicado en el Registro Oficial el 9 de julio del mismo año. La firma del mencionado Acuerdo marcó hace un año el inicio de las obras de construcción del OCP, al declarar la obra de "utilidad pública con fines de expropiación y ocupación inmediata (...) del Derecho de Vía (DDV) del oleoducto de crudos pesados".
La vigencia de este instrumento legal ha sido el respaldo del Consorcio OCP para cometer una serie de atropellos y violaciones a los derechos humanos de las poblaciones a lo largo de toda la ruta. Respaldados en el Acuerdo del Ministro, los funcionarios de la empresa constructora y sus subcontratistas han ejercido presiones sobre los propietarios locales, chantajeándoles para aceptar acuerdos inconvenientes a sus intereses bajo la amenaza de la expropiación sumaria y ocupación inmediata. Ante la negativa de los pequeños finqueros, se ha acudido al amedrentamiento e incluso al desalojo forzado, con la ayuda de fuerzas policiales y militares bajo el mando del consorcio OCP.
La demanda de inconstitucionalidad elaborada por el Dr. Moscoso y presentada por Acción Ecológica, se fundamenta en los siguientes puntos:
El Acuerdo 163 ha montado un sistema expedito de despojo y embarazo de la propiedad de aquellos ciudadanos sencillos que se encuentran afectados por la construcción y operación de crudos pesados.
Sistema que desarrolla una cadena interminable de procesos confiscatorios contra las personas afectadas por este proyecto de transporte de crudos pesados.
Se crea un sistema procesal de expropiación y de constitución de servidumbres fundado en un contrato del gobierno con un consorcio extranjero que se aparta del ordenamiento legal nacional y de los procesos y jueces ordinarios, cuando existe discrepancia de los afectados sobre la decisión de expropiación o sobre la determinación del justo precio y en la competencia para realizar la ocupación inmediata y efectiva de los inmuebles usurpados y el ejercicio inmediato y efectivo de las servidumbres, gravámenes o límites del dominio arbitrariamente impuestos.
El Acuerdo 163 confiere competencias y atribuciones al ministro de los petroleros que son propias de los jueces civiles; con lo cual se perpetra violaciones de bulto a la división e independencia de las funciones del Estado, a la unidad de jurisdicción, a la democracia y al Estado de Derecho.
Mediante este acto administrativo el ministro de los petroleros se arroga atribuciones privativas de los jueces que no le confiere la Constitución ni la ley. Se escuda en un contrato, pero éste no es un instrumento jurídico eficaz para atribuir competencias y atribuciones de un funcionario público. La subordinación servil a los designios e intereses de un consorcio extranjero significa una grave falta contra la soberanía y decoro del Ecuador.
Dan por supuesto la utilidad pública del proyecto, pese a su carácter polémico, que por su magnitud y alto impacto ambiental, antes de tomar una decisión sobre construir el oleoducto y sobre la ruta a seguirse, se debió observar la obligación de consultar previamente con la comunidad informada, conforme lo establece el artículo 88 de la Carta Política.
El Acuerdo 163 recrea, de una manera encubierta, la ocupación de inmuebles como modo, actualmente no admitido por nuestra legislación, de adquirirlos.
El acto administrativo cuestionado viola algunos derechos civiles: la vida e integridad personal, la igualdad ante la ley, el debido proceso, la salud y el derecho a vivir en un ambiente sano y libre de contaminación, el derecho de jurisdicción, la propiedad, la libre empresa, el proyecto de vida y la seguridad jurídica de los ciudadanos afectados.
El Acuerdo 163 viola algunos garantías al debido proceso, tales como el derecho de defensa, el derecho a no ser distraído de su juez natural.
Desde el momento que el Acuerdo 163 le confiere a un funcionario dependiente del Ejecutivo y más que de esta función del Estado del directorio de un consorcio extranjero, infringe el artículo 8.1 del Pacto de San José.

El Estado no ha ponderado ni contabilizado los costos sociales, ambientales y económicos que se derivan de la construcción y operación del oleoducto por manos extranjeras.
El verdadero alcance del proceso de usurpación y embarazo de la propiedad creado por el Acuerdo 163, encontramos en la lectura de los acuerdos específicos y concretos de expropiación y de constitución de servidumbres. En ellos se ratifica que es el Ministro de Energía quien expropia, determina el precio justo aún en caso de discrepancia y resuelve la ocupación inmediata del bien afectado y que es el ministro de los petroleros quien constituye servidumbres, determina el monto de la justa indemnización aún en caso de discrepancia y resuelve el ejercicio inmediato de éstas.
Mediante el Acuerdo 163 se establece que son los acuerdos específicos de expropiación y de constitución de servidumbres los títulos traslativos de dominio y las autorizaciones suficientes para la ocupación inmediata del inmueble o el ejercicio inmediato de la servidumbre, en caso de discrepancia o resistencia de los propietarios afectados. Cuando el Código de Procedimiento Civil establece que los títulos traslativos de dominio, en estos casos, son las sentencias de los jueces civiles y que las ocupaciones inmediatas sólo son decretadas por los jueces ordinarios.
En base a estos argumentos, Acción Ecológica solicita la declaratoria de inconstitucionalidad de este acto administrativo, y la consecuente revocatoria del Acuerdo Ministerial No. 163. De aceptarse nuestro pedido, todos los acuerdos y expropiaciones a lo largo de la ruta quedarían insubsistentes.
La demanda presentada por Acción Ecológica hace parte de la jornada de acción de la Red Nacional de Afectados por el OCP, al cumplirse un año del inicio de los trabajos de construcción de esta obra de infraestructura.



CONAIE: LAS COMPAÑIAS PETROLERAS PROMUEVEN UNA GUERRA EN LOS TERRITORIOS SHUAR-ACHUAR DEL ECUADOR



Las tres federaciones representantes de las nacionalidades Shuar y Achuar: la Federación Independiente de Pueblo Shuar de Ecuador (FIPSE), la Federación Interprovincial de Centro Shuar (FICSH) y la Federación Interprovincial de Nacionalidad Achuar del Ecuador (FINAE), miembros de base de la CONAIE, denuncian las actividades de la compañía petrolera BURLINGTON RESOURCES ECUADOR que intenta explotar el bloque 24 ubicado en las provincias amazónicas de Pastaza y Morona Santiago. Frente a la oposición de las comunidades y organizaciones Shuar y Achuar quienes rechazan la intromisión de la industria petrolera en sus territorios ancestrales, y que desde que la FIPSE obtuvo la sentencia favorable de su demanda por el Recurso de Amparo otorgado por el Tribunal Constitucional, la compañía Burlington está promoviendo una campaña de desinformación y amenazas, creando división y zozobra entre las comunidades, desprestigiando dirigentes, comprando conciencias y hasta reclutando individuos expulsados de las comunidades y contratando militares Shuar en servicio pasivo y activo, entrenando y conformando grupos paramilitares quienes están amedrentando nuestras comunidades y organizaciones de manera violenta y criminal. En medio de esta situación, el 7 de mayo del presenta año fallecieron tres altos dirigentes Shuar en una avioneta durante una diligencia judicial que la FIPSE empeñaban dentro de la demanda judicial que esta organización sigue en contra de la misma compañía Burlington. Actualmente se espera los resultados de la investigación realizado por la Junta Nacional de Investigación de la DAC. Frente a las acusaciones presentadas en hojas volantes anónimas que acusan a nuestros dirigentes, organizaciones y hasta ONGs de ser "Talibanes" y "extremistas", preguntamos ¿Quiénes realmente son los que están promoviendo el terrorismo en nuestras comunidades? Con el fin de defender nuestros derechos constitucionales y territorios ancestrales las organizaciones Shuar y Achuar hemos acudido a los tribunales, las máximas instancias de la Legislación Nacional y hasta organismos internacionales, pero las agresiones no cesan. Por lo tanto, acudimos a los medios de comunicación para que la realidad que enfrentamos a diario sea difundida y conocida por la sociedad ecuatoriana.

Atentamente,
Francisco Sando, Presidente FIPSE
Santiago Kawarim, Presidente FINAE
Pablo Tsere, Presidente FICSH
Leonidas Iza, Presidente CONAIE
Para mayor información favor comunicarse con: info@conaie.ecuanex.net.ec


EDITORIAL “BANDERA BLANCA”:
La sociedad ecuatoriana y el Conflicto Regional Andino
Alexis Ponce *

Por suerte, o desventura más bien, el Grupo Civil de Monitoreo de los Impactos del Plan Colombia en el Ecuador fue el primer espacio organizado en el país y la región andina que advirtió, con agorera anticipación, las nuevas amenazas que se cernían sobre nuestros pueblos: en 1999, quienes habríamos de fundar esta red civil de acción social, investigación técnica e incidencia política, sostuvimos que los Andes se preparaban a vivir una "edición especial" de las modernas guerras de baja y mediana intensidad, y que el Plan Colombia debía llamarse Plan Andino-Amazónico, porque toda la región sería escenario de interés geopolítico para las potencias hegemónicas durante la primera mitad del siglo XXI.
A la vuelta de tres años y posicionado el Plan Colombia como tema de inevitable discusión en la agenda nacional y regional; la actual realidad geopolítica en esta zona del mundo, avanza más rápidamente que los innumerables análisis superficiales de los mass media y la desmemoria crónica de nuestra gente: mientras una buena parte de los gobiernos cree que el Plan Colombia es la 'única' referencia geopolítica de la cotidianidad andina, lo cierto es que los intereses hegemónicos, para mantenerse vigentes, siempre se adelantan una década, o más.
De un lado, en este rincón de América lo que gana terreno ya no es solamente "el Plan Colombia", sino la Iniciativa Regional Andina; y, junto a la Iniciativa Andina, empieza a configurarse en el continente la Estrategia Regional de Seguridad y Lucha Antiterrorista para las Américas, cuyos mega-objetivos serían la preparación ideológica y el acondicionamiento material de toda la región a la llamada Iniciativa de Defensa Estratégica, dispositivo digno de un largometraje de Kubrick, que intenta ser convertido en el instrumento militar fundamental del Unipolarismo para salir airoso en "el conflicto nuclear del futuro: China vs. EEUU", según el febril escenario del porvenir mundial trazado por quienes hoy dirigen los destinos de la primera potencia de la Tierra, cuyo gasto militar aumentara a la increíble e insultante cifra de 383 mil millones de dólares.
De otro lado, el ALCA, que desde México a Centroamérica extiende sus primeros tentáculos con la puesta en marcha del "Plan Puebla-Panamá", para facilitar su ulterior imposición económica a todo el continente, converge en los Andes como un macro-objetivo o "fin supremo", que explica la existencia del Plan Colombia en tanto componente militar requerido para alcanzar la liberalización de los mercados y el control de recursos en esta rica zona del mundo; y, con más claridad incluso, expone su relación con la Iniciativa Regional Andina, cuyo epicentro ya no es Colombia, solamente, sino toda una región: Caracas, Bogotá, Quito, Manta, Lima, La Paz, Brasilia y Panamá.
Estos escenarios de pesadilla orwelliana, por desgracia empezaron a cumplirse y cuentan con víctimas innumerables e impactos duraderos en casi toda la región, pero particularmente en el Ecuador y, en especial, sus castigadas cuanto postergadas provincias fronterizas.
Con esta publicación deseamos aportar, desde la estadística y la polémica, el testimonio y la investigación, al derecho ciudadano a la información y al debate, siempre inconcluso, de estas amenazas regionales que se configuran aceleradamente en los Andes, mientras la gente se "informa" sin explicarse, lee sin reflexionar, escucha sin oír y mira sin ver.
Todos los trabajos que publicaremos convergen en tres planos de la realidad, que intentamos enlazar y consolidar: las visiones y demandas de los actores locales; los sujetos nacionales, andinos y regionales, cuya vigorización política requerimos apoyar si deseamos visibilizar a escala global el drama y las propuestas de la sociedad ecuatoriana y andina; y, finalmente, las alianzas internacionales que, en un tapiz mundial tan complejo, debemos tejer si no queremos que nuestra nación y la región entera sucumban en "el incendio del hielo": el conflicto regional andino.
Este boletín de información surge sobre la marcha de los acontecimientos, en medio de las acciones que tercamente seguimos impulsando en defensa de la Vida, la Paz y la Soberanía, jurásicas utopías éstas que parecieran no conmover a los estados ni ser del agrado de la "opinión pública".
Ecuador, Colombia, Venezuela, Perú, Bolivia y Brasil son, por ahora, epicentro de las nuevas estrategias hegemónicas para la primera mitad del siglo XXI en los Andes y la Amazonía: el agua, el oxígeno y la biodiversidad que nuestras castigadas tierras poseen, son el "Santo Grial" de esta Cruzada cuyos artífices planetarios y locales deben oír el grito de las poblaciones de frontera; el murmullo social subterráneo que clama por paz, seguridad y justicia; las voces de la diversidad civil y andina, que prefiguran la construcción de una sociedad civil regional con capacidad de interlocución política en la agenda internacional. Deben escuchar las otras voces, siempre condenadas al silencio en el "off the record" de la versión oficial.
Reivindicar el derecho a la memoria, valorar la investigación de campo, brindar a los lectores datos precisos y actualizados de lo que ocurre en la región, superar la estrechez de la escala cotidiana e ir de la visión nacional a la regional, continental y global, así como colocar en el desvencijado tapete de lo público el deber ser de la dignidad humana, serán los tercos objetivos del Grupo de Monitoreo, de la APDH y de este informativo. "Nada humano nos es ajeno"

* Vocero de la APDH e integrante del Grupo Civil de Monitoreo de los Impactos del Plan Colombia en Ecuador.



FORUM SOCIAL LATINOAMERICANO CONTRA ALCA

Las organizaciones campesinas, y los pueblos y nacionalidades indígenas, afro ecuatorianas y de la sociedad civil del país, reunidas en Quito los días 24 y 25 de Mayo en la primera Convención contra el ALCA, bajo el lema de Otra Integración es Posible, después de un proceso de análisis y reflexión, manifestamos:

Que el ALCA responde al interés de los grupos económicos aliados al capital transnacional, a las oligarquías nacionales, los banqueros y gobiernos corruptos y al Departamento de Estado Norte americano y no a
las necesidades de las mayorías empobrecidas de nuestra América.

Que el ALCA, lejos de solucionar los problemas sociales (salud, educación), los agudiza, destruye la producción nacional, genera desempleo y migración, destruye la economía familiar, genera desintegración familiar y cultural, desestabiliza las democracias y amplía la brecha entre las mayorías desposeídas y las minorías que
tienen poder y, obviamente, incrementa la deuda externa.

Que con el ALCA se constituye un Estado supranacional en el cual se pierden los derechos indígenas, laborales, sociales, y el medio ambiente.

Que el Plan Colombia y la Iniciativa Regional Andina son el brazo armado del ALCA y con ello se busca el control político y de recursos naturales del continente, queriendo convertirnos en una colonia Norte
americana.

Resuelven:

1. Rechazo total a la llamada Area de libre Comercio de Las Américas.

2. Rechazo al Plan Colombia y exigir al gobierno la salida inmediata de los mercenarios de Dyncorp y los militares norteamericanos de la base de Manta.

3. Declararnos en movilización permanente contra el ALCA

4. Ratificar a todas las organizaciones presentes en esta primera convención como comité permanente contra el ALCA

5. Rechazar la forma secreta en que se llevan las conversaciones sobre el ALCA y exigir al gobierno que se consulte al pueblo los acuerdos.

6. Trabajar en el proceso de elaboración de una consulta sobre el ALCA para después de la reunión de ministros que se llevará a cabo en Quito.

7. Impulsar las jornadas de resistencia y rechazo contra el ALCA, el pago de la deuda externa y la militarización.

8. Impulsar la formación de comités provinciales contra el ALCA

9. Resolvemos hacer un levantamiento nacional frente a la reunión de ministros en Quito Octubre y Noviembre

10. Impulsar acciones previas de movilización para la preparación del levantamiento nacional (festivales artísticos y otras formas de difusión y convocatoria).

11. Hacer un llamado a todos los sectores de la sociedad civil para integrar la campaña contra el ALCA.

12. Manifestar nuestra solidaridad con Cuba y Venezuela.

Por otra integración que es posible, por una vida digna, por una paz con dignidad, por la soberanía, por una economía solidaria, por un medio ambiente sano, por la soberanía cultural, por una América Nueva e Iracunda, invitamos a todas las organizaciones nacionales e internacionales, unirnos a la campaña continental contra el ALCA y convocamos a todos las hermanas y hermanos del continente, a las jornadas de lucha y resistencia en Octubre y noviembre.

Por que el ALCA no pasará
No al Plan Colombia, No al ALCA
Si a la vida.

Comunidad Web de Movimientos Sociales
http://www.movimientos.org/



CRISTIANO MORSOLIN, educatore di strada e giornalista militante appena rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente collabora con la rete ITALIANATs dall’Oratorio di Lavanderie (Milano).
E-mail: utopiamo@yahoo.it