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Occhi aperti sull'ENI
Selvas.org documenta l'importante azione di solidarietà ai popoli "condannati" dalle multinazionalki del petrolio. La CAROVANA attraversa Colombia e Ecuador documentando le verità nascoste dai piani marketing che si preoccupano dell'immagine e non dei diritti dell'uomo.

| :: APPROFONDIMENTI :: |
IL DIARIO DELLA CAROVANA
da Giuliano Trentini
7 giugno 2002
8 giugno 2002
9 giugno 2002
11 giugno 2002
12 giugno 2002
18 giugno 2002
19 giugno 2002

IL VOLANTINO
Il programma della carovana in formato PDF - Scarica qui
COMITATI ITALIANI
CRIC
Centro Regionale Iniziative di Cooperazione
Isa Giunta
Tel. 06/3216054
Campagna per la riforma della Banca Mondiale
Jaroslava Colajacomo,
Luca Manes
Tel. 06 7826855
Amici della Terra
Laura Radiconcini
Tel. 06 6868289/6875308
IN ECUADOR
Acción Ecológica
Yvonne Ramos
Alejandro de Valdez N24-33 y La Gasca - Quito (Ecuador)
Tel 00593 - 2 - 547 516
Fax 00593 - 2 - 527 583
amazonia@accionecologica.org
http://www.accionecologica.org
CONAIE Federazione delle nazionalita indigene dellEcuador
Organización de los Pueblos Indígensa de Pastaza (OPIP)
Tn.te Ortíz y Gral Villamil
Apartado 16-01-790 Puyo - Pastaza (Ecuador)
Tel/Fax 00593 - 3 - 885 461
allpamanda@yahoo.es
http://www.unii.net/opip/intro.html
APDH - Asamblea Permanente por los Derechos Humanos
Edif. Servilibro, of. 301; Salinas N14-81 y Riofrío - Quito (Ecuador)
Tel/Fax.: 00593 - 2 - 521118
quijote@porta.net apdhec@hotmail.com
COICA
Coordinamento delle
Organizzazióni Indigene
della Amazzónia
Iza M. Dos Santos,
secretaria ejecutiva Coica
Teléfonos: 2407-759, 28112-098, 2814-611 (Quito)
Correo electrónico: info@coica.org rona@coica.org
Pagina web:
www.coica.org
ICCI
Instituto Científico
de Culturas Indígenas
Opuscolo
di Amazon Watch (scaricabile in PDF)
Amazon Watch (USA) mette a disposizione questo opuscolo di 16 pagine
(in spagnolo, ma per chi volesse sul sito esiste anche una versione in inglese)
con la descrizione del progetto OCP che attenta alla vita della selva ecuadoregna.
Un documento utile da consultare e importante per approfondire.

RADIOSHERWOOD
Documento Audio
La CAROVANA OCCUPA LA SEDE ENI A QUITO
19.06.02
Alle 9.30 (ore locali) 15 europei della Carovana contro l'OCP, tra cui le deputate dei Verdi Grazia Francescato e Luana Zanella, si sono introdotti all'interno del palazzo che ospita la sede dell'ENI, la multinazionale del petrolio che ha una partecipazione nella costruzione dell'OCP.
Ad attenderli, il servizio d'ordine, che non ha reso possibile la salita al decimo piano, dove è sito l'ufficio ENI. Ma l'occupazione ha avuto luogo comunque all'ingresso del palazzo. Si sono unitie alla protesta le tante organizzazioni, Accion Ecologica, Accion por la Vida, la Conaie che da anni si battono contro la costruzione di questo nuovo oleodotto dal devastante impatto ambientale e sociale nei territori dell'Amazzonia. Sono stati aperti gli striscioni: AMAZONAS OIL FREE, FUERA ENI DALL'OCP, NO OCP. Immediata la divulgazione della notizia da parte delle realtà ecuadoriane che hanno preso parte all'iniziativa, accolta, tra l'altro come un'azione storica in quanto per la prima volta, hanno detto, degli europei hanno fatto qualcosa di positivo per l'Ecuador.
Federico Mariani, Presidente dell'Associazione YA BASTA! era presente alla protesta e ce ne raccontato l'importanza
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TESTIMONIANZA del
19 giugno 2002
Radio Sherwood
V.lo Pontecorvo 1/a
35100 Padova
Tel. +39 49 8752129
Fax : +39 49 664589
comunicazione@sherwood.it |
Occupata la sede dell'ENI a Quito, Ecuador
Da: www.sherwood.it
19 Giugno 2002
La carovana internazionale che nelle ultime due settimane ha attraversato Colombia ed Ecuador per protestare contro la costruzione del megaoleodotto OCP, ha occupato stamattina la sede dell'ENI - una dei maggiori azionisti del progetto - a Quito, Ecuador. Dopo alcuni momenti di tensione, seguiti all'intervento della polizia, la carovana, della quale fanno parte molti italiani (tra cui anche la deputata dei verdi Luana Zanella), è riuscita ad entrare nell'androne principale del palazzo e a consegnare ai funzionari dell'ENI un comunicato di dura condanna del loro operato.
Nel corso della settimana trascorsa in Ecuador, infatti, la carovana ha potuto verificare direttamente i disastri ambientali, sociali ed economici causati dagli oleodotti e dai pozzi di estrazione petroliferi realizzati nei territori che saranno attraversati dal progetto OCP, ha raccolto la disperazione delle popolazioni indigene, espropriate dei loro terreni, vessate dalla corruzione delle autorità locali, minacciate della distruzione del loro habitat naturale. All'iniziativa di oggi hanno partecipato, oltre alla delegazione italiana, esponenti di Accìon ecologica, Accìon por la vida e CONAIE (la principale organizzazione ecuadoriana che difende i diritti degli indigeni). Presente tra gli occupanti anche un folto gruppo di ragazzi provenienti dal bosco di Mindo, area naturale di straordinaria bellezza, caratterizzata da una grandissima biodiversità e dalla presenza di centinaia di specie di volatili rarissime ora a rischio di estinzione a causa del progetto OCP.
Di seguito il comunicato stampa diffuso durante l'iniziativa.
Quito, miércoles 19 de junio del 2002
BOLETIN DE PRENSA
15 ITALIANOS
SE TOMAN LA OFICINA DE ENI-AGIP EN QUITO
Los activistas, miembros de una caravana de observación de los impactos socio-ambientales de la construcción del oleoducto de crudos pesados, demandan la salida de la ENI del Consorcio OCP
El día de hoy, alrededor de las 10h00, un grupo de 15 activistas ingresó de manera pacífica en las oficinas del Ente Nazionale d'Idrocarburi ENI en Quito (Av. Amazonas y Naciones Unidas, Edificio Puerta del Sol, 10mo. piso). La acción tiene como objetivo protestar por la participación de la multinacional petrolera ENI, con sede en Italia, en el Consorcio OCP, a cargo de la construcción del nuevo oleoducto en el Ecuador.
El grupo de italianos llegaron a Quito el miércoles 12 de junio y llevaron a cabo una gira de observación de los impactos socio-ambientales del OCP. La gira incluyó un recorrido por la zona de construcción del OCP desde Quito hacia Lago Agrio, la reunión con autoridades, organizaciones y campesinos afectados por la construcción de la obra en la provincia de Sucumbíos, y la visita a la zona de Mindo, donde se reunieron con organizaciones locales e intentaron visitar el cerro de Guarumos, acción que fue impedida por la guardia privada del Consorcio OCP.
Durante su estancia en Ecuador, los 22 integrantes de la caravana (que incluyen parlamentarios, miembros del Partido Verde, representantes de organizaciones no gubernamentales y corresponsables de los principales medios escritos italianos) pudieron constatar:
· malas prácticas de construcción, que incrementan los impactos ambientales del proceso y no respetan los términos del Estudio de Impacto Ambiental ni el Plan de Manejo Ambiental;
· violaciones a los derechos humanos de los finqueros a lo largo de la ruta, mediante amenazas y presiones para la firma de los acuerdos con el consorcio, y la represión violenta de los que se han opuesto a la obra, a través de fuerzas policiales dependientes directamente del OCP;
· amenazas contra áreas naturales frágiles, como la zona del cerro de Guarumos;
· impactos de la explotación petrolera en la Amazonía ecuatoriana, lo que anuncia la grave amenaza de la incorporación de nuevas áreas a la extracción de petróleo.
Las organizaciones que hacen parte de la caravana son miembros de la campaña italiana en contra de la construcción del OCP, que surgió por la preocupación de la responsabilidad de entidades italianas como el Banco Nacional del Trabajo y la empresa petrolera ENI (Agip en Ecuador) en la construcción de una obra que viola estándares internacionales de respeto de los derechos humanos y cuidado del ambiente. La campaña fue lanzada en enero de este año en Porto Alegre, a propósito del Foro Social Mundial que tuvo lugar en esa ciudad brasileña.
Acción Ecológica
Esperanza Martinez
Coordinador de la Caravana Italiana
Giuseppe de Marzo

Carovana internazionale in Colombia e Ecuador
5 20 giugno 2002
per i diritti delle comunità locali
contro i megaprogetti petroliferi
Documento sulla Carovana
Negli ultimi mesi la situazione nella Regione Andina appare ulteriormente peggiorata in termini sociali, economici e culturali. La stessa situazione pare interessare quattro quinti del pianeta. Aumentano i drammi di quotidiani superstiti da massacri di massa, da desplazamientos forzati, da guerre imposte per accaparrarsi della terra fertile. Il dramma di quelle tragedie dimenticate che fanno ancora più male per il fatto di essere state scordate, cancellate. Il dramma della brutalità dei numeri che riducono gli uomini e le donne a statistiche di Paesi le cui frontiere sono stati trasformate in confini in cui non trova spazio nemmeno il ricordo.
Questo lo scenario che si consuma lentamente da decenni in quei luoghi condannati dalla loro stessa ricchezza, le cui comunità sono costrette a vivere nel terrore e nella costante minaccia di repressione violenta.
Ma è proprio in questi luoghi che lumanità resiste, combatte e trasforma il suo grido di dolore in un inno alla vita e alla speranza.
E proprio dalle comunità locali e dalle organizzazioni indigene, sociali, sindacali, popolari, contadine e studentesche, che parte la risposta della società latinoamericana ed è questa risposta che noi, donne e uomini della Carovana, vogliamo fare nostra.
Per questo abbiamo deciso di visitare la Colombia e lEcuador, praticando lunica forma di globalizzazione per noi comprensibile: quella della speranza e della solidarietà.
Alla competitività esasperata della società neoliberista noi rispondiamo con la cooperazione e la solidarietà.
Alla esclusione sociale praticata dal modello economico e sociale noi rispondiamo con la costruzione di modelli sociali includenti che rendano possibile e dignitosa anche la più difficile delle esistenza.
Alla politica delle elite che riproduce il suo stesso ceto noi rispondiamo con la democrazia partecipata che restituisce ai cittadini la possibilità di decidere del proprio futuro.
Alla guerra globale permanete scatenata in maniera funzionale al sistema noi rispondiamo con il dialogo, la pace ed il rifiuto della guerra.
Alle fumigazioni, alle devastazioni del campo ed allappropriazione della biodiversità noi rispondiamo proteggendo i campi ed il lavoro contadino e indigeno, rifiutando qualsiasi svendita dei frutti della Terra.
Ai megaprogetti che invadono e distruggono in nome del progresso noi rispondiamo combattendo per la difesa della Madre Terra e di tutti i suoi figli.
Ai governi corrotti e violenti succubi delle politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e dellOrganizzazione Mondiale del Commercio noi rispondiamo schierandoci al fianco di tutti quei movimenti ed organizzazioni che difendono la loro cultura, il loro territorio, la loro vita, il futuro del pianeta.
Alle grandi multinazionali che speculano, sfruttano e rendono deserto ogni panorama noi rispondiamo chiedendogli di rispettare i diritti, le leggi, le regole ed il buon senso e di cambiare il loro atteggiamento prima che sia troppo tardi per i loro stessi figli.
Alla globalizzazione economica che sta portando lumanità in un luogo senza luce noi rispondiamo con la globalizzazione dal basso, con la diplomazia popolare, con la richiesta di planetarizzazione dei diritti.
Nellepoca della comunicazione di massa, i media sono concentrati nelle mani di poche imprese che rispondono alle logiche degli interessi dominanti e che non hanno nessuna convenienza nel divulgare la verità e le gravi ingiustizie prodotte, anzi. Proiettano immagini completamente fuorvianti e non rispondenti allo stato delle cose, al fine di vendere un prodotto che possa essere acquistato dal cittadino, relegato al ruolo di consumatore finale. Oggi in occidente attraverso la comunicazione di massa le multinazionali danno di loro una immagine opposta a quelli che sono le loro reali pratiche e comportamenti nei troppi luoghi del sud del mondo dove operano.
Queste pratiche quasi sempre corrispondono a: violazioni delle garanzie dei lavoratori, delle garanzie sociali ed ambientali, svuotamento della sovranità nazionale, militarizzazione dei territori, innalzamento della violenza, distruzione delle culture e delle economie indigene e contadine, impoverimento del paese, diminuzione dei salari ed aumento della corruzione.
Questi sono solo alcuni degli effetti prodotti da quello che possiamo definire il Modello Multinazionale e che per sua stessa forma e pratica è inconciliabile con la giustizia sociale, la libertà e la difesa della natura. Senza questi fondamentali prerequisiti non può esserci pace e questo sistema economico ed industriale è, oggi, il più acerrimo nemico della pace, proprio perché se tutelasse quei prerequisiti perderebbe il suo predominio, la sua posizione egemone e la sua capacità di continuare a speculare.
Svelare il vero volto delle multinazionali nascosto dietro limmagine costruita negli uffici marketing e proiettata dalla comunicazione di massa è uno degli obiettivi della carovana internazionale per i diritti delle comunità e contro i megaprogetti petroliferi.
Portare a conoscenza dellopinione pubblica internazionale e denunciare le distruzioni, le violazioni dei diritti umani e lingerenza nella sovranità di interi paesi compiute dai megaprogetti realizzati dalle multinazionali petrolifere, sono alla base delle motivazioni che ci spingono nelle Ande sudamericane per visitare i luoghi dei conflitti.
Portare la nostra solidarietà alle comunità minacciate nella loro stessa sopravvivenza dai megaprogetti e dalla violenza che questi progetti comportano, è invece il motore centrale del nostro agire politico. È la vera scintilla che accende quella sopita, ma non spenta umanità che è in grado di costruire reti e sviluppare quella diplomazia popolare capace di rispondere allegoismo ed allindividualismo dei nostri tempi.
Compito della Carovana sarà riuscire, attraverso le organizzazioni e le realtà che la compongono, a riportare in Italia ed in Europa una riflessione sul ruolo del petrolio nelle guerre, nella gestione dei nuovi conflitti, sulla nuova frontiera dello sfruttamento ambientale, sulle migrazione ambientali e sui cambiamenti climatici provocati dal suo utilizzo. Contribuire al dibattito ed alla riflessione sulla possibilità di uno sviluppo sostenibile ed alternativo alla Società del petrolio, totalmente irrazionale.
La carovana pone al centro del suo agire politico la lotta e le denunce nei confronti delle imprese italiane coinvolte in progetti di devastazione e sfruttamento, impegnandosi a continuare le campagne in corso per chiedere a queste imprese di uscire da megaprogetti distruttivi e di rispettare gli standard internazionali in materia di diritti umani, diritti dellambiente e dei lavoratori.
La carovana nasce proprio come esigenza e strumento ulteriore di pressione della Campagna contro lOCP (oleoducto de crudo pesado), lanciata durante il 2° Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre, e come frutto delle esperienze maturate dal movimento italiano.
Alla luce di quanto appreso e conosciuto negli ultimi anni di attività e di relazioni con le organizzazioni latinoamericane, esprimiamo grande preoccupazione per il tentativo di Balcanizzazione della regione Andina. La violenza, la distruzione dellambiente, la crisi economica, sociale e umanitaria, la guerra imposta attraverso il Piano Andino Regionale, la paura seminata fra i cittadini e le repressioni attuate con la motivazione del terrorismo, sono le prerogative di quella che è stata definita come la fase due di libertà duratura nella campagna lanciata dal governo di Washington per combattere a livello mondiale qualsiasi persona o organizzazione non condivida lattuale stato delle cose, descrivendo e accusando di terrorismo persino pacifisti o alcune organizzazioni ecologiste.
La sofferenza, la repressione e la paura imposta dal sistema neoliberista pare essere quello che in questo momento più accomuna le realtà europee e latinoamericane.
Cercare di legare in maniera interdipendente le molte lotte, proposte e alternative sperimentate in molti luoghi del pianeta, è fondamentale per comprendere come alle origini dei molti conflitti vi sia la stessa logica perversa dello sfruttamento illimitato.
Questa Carovana si offre come un piccolo strumento nelle mani delle comunità locali e indigene e delle organizzazioni sociali, contadine, sindacali, popolari e studentesche, per denunciare le violazioni compiute nei loro confronti e per cercare di rompere lassordante silenzio dei media e della comunità internazionale sulle vicende latinoamericane.
Ritornare ad essere abitanti e non consumatori, significa interessarsi di questioni solo in apparenza lontane, che in realtà riguardano il nostro futuro, quello del Pianeta e dei nostri stessi figli.Carovana Internazionale Colombia Ecuador
carovana@osservatorioeni.net
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Per ulteriori informazióni contattare:
IN ITALIA
Amici della Terra Italia:
Laura Radiconcini tel. 06 6868289
amiterra@amicidellaterra.it
Campagna per la Riforma della Banca mondiale:
Jaroslava Colajacomo - Luca Manes tel. 06 7826855 -e-mail jaro@crbm.org - manes@crbm.org
Cric:
Isabella Giunta tel. 0965 812345
isa.giunta@cric.it
IN ECUADOR
Yvonne Ramos Accion Ecologica
Quito Ecuador, Telfax (00593-2) 2547516 2527583
E-mail: amazonia@accionecologica.org
Pagina web in spagnolo : www.accionecologica.org
(da http://www.elcomercio.com/)
Ecologistas italianos protestan por el OCP
Quito.
Un grupo de 15 ecologistas italianos tomó el miércoles de manera pacífica las oficinas del Ente Nacional de Hidrocarburos (ENI, por sus siglas en italiano) en Quito, como protesta contra la construcción del nuevo oleoducto ecuatoriano.
"La acción tiene como objetivo protestar por la participación de la multinacional petrolera ENI (Ente Nazionale d'Idrocarburi), con sede en Italia, en el consorcio OCP, a cargo de la construcción del nuevo oleoducto en el Ecuador", reveló a la AFP Giusepe de Marzo, coordinador del movimiento ecologista Caravana Italiana.
Explicó que son activistas de una campaña italiana en contra de la construcción del Oleoducto de Crudos Pesados (OCP) en Ecuador a la que consideran "una obra que viola estándares internacionales de respeto de los derechos humanos y cuidado del ambiente".
De Marzo dijo que tienen especial preocupación por "la responsabilidad de entidades italianas como el Banco Nacional del Trabajo y la empresa petrolera ENI (Agip en Ecuador) que respaldan la construcción del OCP".
El consorcio OCP tiene previsto invertir alrededor de 1.100 millones de dólares para montar un ducto de 503 km, mediante el cual se transportará alrededor de 500.000 barriles diarios de crudo pesado desde los pozos en la selva de la Amazonia hasta un puerto en la provincia de Esmeraldas, en el norte del Pacífico ecuatoriano y vecina a Colombia.
El ecologista reveló que el grupo de italianos llegó al país sudamericano el pasado miércoles 12 de junio y luego de una gira de observación "constataron los impactos socio-ambientales de la construcción del nuevo tubo de crudos pesados".
La gira incluyó un recorrido por la zona de construcción del OCP y la reunión con autoridades, organizaciones y campesinos afectados por la construcción de la obra en la provincia amazónica de Sucumbíos, añadió De Marzo.
Advirtió que la visita al cerro de Guarumos, en las afueras de la capital, fue impedida por la guardia privada del consorcio OCP, la firma a cargo de la obra del ducto de petróleo.
En Guarumos otro grupo de 17 ecologistas, tres ecuatorianos y 14 extranjeros, que también mostró su oposición a la construcción del OCP fue arrestado por la Policía Nacional en marzo pasado. El activista italiano denunció que han podido constatar malas prácticas de construcción que incrementan los impactos ambientales.
Manifestó que existe violación a los derechos humanos de los finqueros a lo largo de la ruta, mediante amenazas y presiones para la firma de los acuerdos con el consorcio, y la represión violenta a quienes se han opuesto a la obra, a través de fuerzas policiales dependientes directamente del OCP.
Hernán Lara, representante de la empresa OCP, ha señalado que las protestas contra la obra que se han registrado en Esmeraldas y la provincia andina de Pichincha, cuya capital es Quito, ha ocasionado un retraso de dos meses en la obra, que estará terminada en abril o mayo de 2003.
En 2001, el país sudamericano recibió unos 1.722 millones de dólares (35% del presupuesto de ese año) por la venta de 89,9 millones de barriles a un precio promedio de 19,16 dólares. Explota unos 407.000 barriles diarios (b/d), de los cuales exporta cerca de 250.000 b/d. AFP
Domingo, 9 de Junio del 2002
Ancora conflitti a causa dell'oleodotto
Titolo originale: El nuevo oleoducto otra vez en conflicto
En total 36 efectivos policiales participaron el jueves pasado en el operativo de recuperación de maquinaria pesada de la compañía Techint, en el kilómetro 34 de la vía Nueva Loja-Quito. La maquinaria permanecía retenida por parte de un grupo de comuneros de la zona de Jambelí, como una forma de protestar y exigir mejoras en el pago de las indemnizaciones por el uso de la vía en la construcción del Oleoducto de Crudos Pesados (OCP).
Nilo García, jefe (e) del Comando Policial de la provincia, señaló que la acción se cumplió por disposición del Agente Fiscal del Distrito de Sucumbíos que dio curso a la denuncia presentada por los directivos de la constructora.
Como saldo de este operativo quedaron 11 personas detenidas y algunos contusos. El oficial certificó que no se produjeron heridos de gravedad, aunque varias versiones extraoficiales señalaban lo contrario. Techint aseguró que en la acción se escucharon disparos, "aparentemente efectuados por las personas del lugar" y que "existieron algunos enfrentamientos entre las fuerzas del orden y los lugareños".
Tras el operativo fueron detenidos dos mujeres y nueve hombres, resultando dos personas con heridas cortantes en la cabeza, las cuales en el momento se encuentran asiladas en la Clínica Guayaquil. "Dichas personas fueron atendidascon urgencia a la clínica y su estado de salud no reviste peligro", señaló el responsable del operativo.
Según García, el uso de la fuerza se hizo necesario en virtud de la agresión de la que fueron objeto los uniformados por parte de los finqueros al iniciarse el operativo.
Luego de los incidentes, las autoridades destacaron que la situación regresó bajo control. La orden de desalojo se dio hace algunos días pero la Policía primero intentó disuadir a unas 70 personas que estaban participando en la protesta.
Un primer contacto se realizó con Cristóbal Galeas, quien apareció en días pasados como el vocero de la medida. Según el dirigente, la retención fue consecuencia del malestar de los finqueros del lugar, por lo que denominaron como un trato inequitativo de parte de los responsables del proyecto dentro del
proceso de indemnizaciones realizadas.
Los afectados se quejaron, por ejemplo, de que a la Fundación Mano Verde, ubicada en el kilómetro 85, se entregaron 130 000 dólares por el paso de la vía en una extensión de 40 ms. por dos kilómetros, y al señor Carlos Medina, vecino del lugar, le pagaron 25 000 dólares por una extensión parecida. Además, aseguran haber sido obligados a firmar escrituras para ceder sus propiedades en favor del Consorcio OCP, por un lapso de 20 años. Por esta razón, la medida, señalaron, apuntaba a equiparar el valor de las indemnizaciones.
De su parte, la empresa acusada dijo que recurrió al diálogo, a los jueces y la Policía, sin conseguir que el grupo desistiera. "Cuando se agotaron las gestiones de todo género, el Intendente de Policía de Sucumbíos dispuso la recuperación de la maquinaria cautiva con el apoyo de la fuerza pública".
Sin embargo, el operativo policial solo consiguió caldear los ánimos. Manuel López, presidente de la Red Amazónica de afectados por la construcción del OCP, aseguró que las protestas se mantendrán hasta que los responsables del proyecto se sienten a dialogar.
También denunciaron atropellos realizados por elementos armados en contra de los finqueros y afirmaron que demandarán a los ministros de Energía y Gobierno, Pablo Terán y Marcelo Merlo.
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