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La denuncia e la decisa presa di posizione dei popoli indigeni dell’Amazzonia ecuatoriana contro l’invasione delle multinazionali del petrolio sulla loro terra.

Non saremo schiavi
dell'oro nero

03/02/2002 da Quito Cristiano Morsolin


(Le foto della foresta ecuadoriana ferita dal petrolio sono tratte dal sito http://gladstone.uoregon.edu/~rainy/amazonia/index.html)


:: APPROFONDIMENTI ::
CONAIE – Federazione delle nazionalita’ indigene dell’Ecuador

Organización de los Pueblos Indígensa de Pastaza (OPIP)
Tn.te Ortíz y Gral Villamil
Apartado 16-01-790 Puyo - Pastaza (Ecuador)
Tel/Fax 00593 - 3 - 885 461
allpamanda@yahoo.es
http://www.unii.net/opip/intro.html


Acción Ecológica
Alejandro de Valdez N24-33 y La Gasca - Quito (Ecuador)
Tel 00593 - 2 - 547 516
Fax 00593 - 2 - 527 583
verde@hoy.net
http://www.accionecologica.org
http://www.ecuanex.net.ec/accion


APDH - Asamblea Permanente por los Derechos Humanos
Edif. Servilibro, of. 301; Salinas N14-81 y Riofrío - Quito (Ecuador)
Tel/Fax.: 00593 - 2 - 521118
quijote@porta.net apdhec@hotmail.com



COICA
Coordinamento delle
Organizzazióni Indigene
della Amazzónia
Iza M. Dos Santos,
secretaria ejecutiva Coica
Teléfonos: 2407-759, 28112-098, 2814-611 (Quito)
Correo electrónico: info@coica.org rona@coica.org
Pagina web:
www.coica.org



ICCI
Instituto Científico
de Culturas Indígenas

SOMMARIO:
Gli indigeni, il petrolio e l'AGIP
No alle "petrolifere" (en español)




I popoli indigeni di Sarajacu, provincia di Pastraza, nell’amazzonia ecuadoriana, hanno denunciato ieri al Governo Noboa e alla comunita’ internazionale che non permetteranno l’invasione delle loro terre da parte dell’impresa petrolifera CGC (Compañía Geo Fiscal).



La dirigente Cristina Gualinga Cuji (nella foto), rappresentante dell’Associazione delle Donne Indigene di Sarayacu (che fa parte della Conaie - Confederazione delle Nazionalita’ indigene dell’Ecuador) ha dichiarato che “la compagnia CGC ha firmato un contratto con il governo per l’esplorazione e lo sfruttamento del petrolio nei nostri territori senza consultarci ne informarci previamente; da 5 anni la multinazionale non ha potuto entrare a casa nostra, perche’ tradizionalmente teniamo una nostra proposta di gestione e di sviluppo economico; non abbiamo bisogno di distruggere la nostra selva per vivere. Non vogliamo impoverirci, ora abbiamo la ricchezza della nostra terra, un ambiente sano e la madre terra ci sono i suoi prodotti per lavorare; non volgliamo diventare schiavi delle multinazionali”, ha sottolineato la dirigente indigena durante la conferenza stampa.

Si chiede l’abbandono della multinazionale, il riconoscimento del diritto del popolo Kichua di Sarayacu nella gestione delle Risorse naturali rinnovabili e non rinnovabili del territorio e che il governo e le imprese rispettino le decisioni degli antichi proprietari indigeni.

Questa radicale opposizione del popolo Kichua della Cuenca de Bonbanaza e’ indirettamente collegata alla campagna internazionale di mobilitazione contro l’Oleodotto OCP, promossa da ACCION ECOLOGICA, appoggiata in Italia da varie Ong che denunciano le responsabilita’ dell’Agip per essere parte del consorzio incaricato della costruzione dell’oleodotto, con finanziamento della Banca Nazionale del Lavoro BNL, come risulta dalla recente interrogazione parlamentare del Senatore verde Francesco Martone.

Concludendo la conferenza stampa Cristina Gualinga, 60 anni, dei quali gli ultimi 30 anni dedicati alla lotta per la difesa dell’Amazzonia, ha sottolineato che: “nasciamo liberi, viviamo felici, lotteremo come leoni e non termineremo schiavi”.

Cristina Gualinga ha partecipato nel luglio scorso al Genova Social Forum organizzato a Genova per le manifestazioni contro i G8, come rappresentante dell’ong Accion Ecologica, su invito di Isa Giunta, esperta cooperante del CRIC – Centro Regionale d’Iniziativa per la Cooperazione.

Alleghiamo l'articolo di Marina Forti del Manifesto che nell'estate scorsa ha intervistato la dirigente indigena.




Gli indigeni, il petrolio, l'Agip

di MARINA FORTI
IL MANIFESTO, 24 Luglio 2001


Cristina Gualinga parla lentamente. "Sono dell'Amazzonia ecuadoriana. Il mio lavoro è in difesa della madre terra, pacha mama: è quella che ci dà la vita, il cibo". Lo sguardo è assorto. Gualinga è in Italia per denunciare l'ultimo degli attentati alla "madre terra", la foresta amazzonica dove vive la sua gente indigena: l'aggressione delle compagnie petrolifere. "In questo momento il nostro governo sta negoziando qualcosa che non ha il diritto di cedere, cioè la concessione di diritti di prospezione ed estrazione del petrolio nella parte meridionale dell'amazzonia ecuadoriana. Questa è una grave minaccia per il nostro futuro. Il governo sta negoziando senza neppure consultare le comunità indigene, dunque in violazione alle stesse leggi dello stato dell'Ecuador. Dicono che è lo 'sviluppo', ma questo sviluppo non è per noi. Per noi è solo impoverimento.

A che ci serve?
Distruggono la terra, inquinano i fiumi, non avremo più acqua pulita né una vita degna per gli abitanti della foresta". Avevamo incontrato Cristina Gualinga a Genova, nei giorni in cui nel vecchio porto -ancora non militarizzato - si svolgevano in parallelo un meeting internazionale su "globalizzazione e genere" e la Fiera del commercio equo - sovrapposizione non casuale, e del resto Gualinga partecipava a entrambi, rappresentando l'organizzazione ecuadoriana Accion Ecologica, che da parecchi anni ormai lavora nelle regioni amazzoniche devastate dalle attività petrolifere, con le popolazioni indigene rese "superflue" nella loro terra. "Sto parlando di cose che ho visto con i miei occhi. Ricordo - ero molto piccola - l'arrivo della Shell nel 1946. E' stato un trauma. Donne che andavano a coltivare i loro campi venivano violentate. Una tragedia che non ebbe mai giustizia, erano solo indigene e nessuno si curò di sapere cosa stesse succedendo. Le comunità indigene non poterono far altro che ritirarsi in zone più isolate della foresta. Nel '76 è successo qualcosa di simile. La Western aveva cominciato lavori di esplorazione in una zona sismica, un'area di foresta vergine. Gli uomini venivano occupati come macheteros, perché aprire la strada nella foresta è un lavoro duro. La selva veniva aperta per fare i pozzi. L'effetto è stato dirompente sulle comunità indigene. Gli uomini pensavano che il lavoro sarebbe durato, si mettevano con donne venute da fuori, spendevano subito tutti i soldi che prendevano. Ci furono molti divorzi, donne abbandonate, e poi madri sole. La comunità era distrutta. La compagnia arriva e compra la coscienza delle persone, crea conflitti tra le stesse comunità. Per questo dico che questo non è 'sviluppo': è impoverimento, perdita di cultura e dignità. Oltretutto, finito di aprire la selva e impiantare i pozzi, gli uomini restavano senza lavoro. E' stato un grande inganno, una bugia, una corruzione".

E poi l'ambiente.
"L'attività petrolifera distrugge ciò che consideriamo più sacro: le lagune, le montagne dove abitano gli spiriti che noi crediamo abbiano dato vita al nostro popolo. Resta contaminazione, rifiuti tossici, plastica. Finora le grandi operazioni sono state nel nord, dove ormai la distruzione è impressionante. Io vengo dalla provincia di Pastaza, che invece è nel sud, dove lavora l'Agip. E sta facendo le cose peggiori: pensate che tutti i rifiuti tossici e pure quelli organici vanno direttamente nei fiumi. Al governo e alle commissioni sull'impatto ambientale dicono che stanno usando le tecnologie di punta, ma non è vero. Le comunità là sono costrette ad andarsene perché l'acqua è contaminata e nei fiumi non ci sono più i pesci di cui si cibano. E non possono fare nulla, per questo chiedono aiuto. L'oleodotto taglia la foresta ed è protetto da barriere elettriche, non si può più passare da una parte all'altra. I cartelli avvertono che è pericoloso, ma il bestiame non legge e spesso va a morire contro i fili elettrici. Vivere è sempre più difficile. E poi la foresta è militarizzata. Per noi la libertà è limitata. Ora poi si discute di un nuovo oleodotto chiamato Ocp, per il greggio pesante. Dovrebbe tagliare il paese da est a ovest, passare ai piedi di sei vulcani, attraversare il parco nazionale Yasuni: sarà un disastro ancora più grande.
La gente di città forse ha interesse a tutto questo, vuole lo 'sviluppo'. Ma per noi il petrolio non è nulla di tutto questo: è solo impoverimento".




Da: Conaie

COMUNIDAD DE SARAYACU NO PERMITIRA LA ENTRADA
DE LAS EMPRESAS PETROLERAS EN SU TERRITORIO

No a las Petroleras

Sarayacu, 24 de enero 2002


La Asociacion de Centros Indigenas de Sarayacu, frente a la arremetida de la empresa petrolera CGC ("Compañia Geo Fisical") y la pretension del gobierno de nuestro pais de licitar nuestros territorios en la Novena Ronda Petrolera expresa lo siguiente:
Los Pueblos Indigenas ya hemos soportado lo suficiente al sufrir la invasion a nuestros territorios. Por lo tanto, ADVERTIMOS al Gobierno de nuestro pais y a la Comunidad Internacional que no permitiremos la entrada a ninguna subcontratista, ni relacionadores comunitarios, quienes pretenden engañar al Pueblo Kichua de la Cuenca del Bonbonaza y pretenden dividir a los pueblos en nuestros propios territorios; que la persistencia por parte de estas petroleras provocaran una reaccion de fatales consecuencias, el objetivo es evitar confrontamientos.
La Subcontratista DAIMI, dirigida por Milton Ortega ya destruyr la Cultura del Pueblo Huaorani. Por lo tanto, el Pueblo Huaorani ya lo advirtie y ya no puede trabajar de relacionador comunitario de las empresas YPF - REPSOL, Petrocol y Perez Companc.
La compañia CGC firma un contrato con el gobierno para la exploracion y explotacion de petroleo en nuestros territorios, sin consultarnos ni informarnos previamente; desde hace 5 años la empresa
NO ha podido entrar a nuestra casa, porque nosotros tradicionalmente tenemos nuestra propia propuesta de manejo y desarrollo economico, NO necesitamos destruir nuestra selva para vivir.
No queremos entrar en la pobreza, ahora tenemos las riquezas de nuestras tierras, el rìo sano, el medio ambiente sano y los productos conseguidos por nuestro trabajo, no queremos facilismos, ni ser
esclavos de las empresas.

Exigimos:

1. El cese inmediato de las actividades de acoso a las comunidades y la salida de la empresa CGC de los territorios de la OPIP.
2. La salida del subcontratista DIMI SERVI de nuestros territorios.
3. El establecimiento de la Circunscripciòn Territorial del pueblo kichua de Sarayacu, conforme al mandato de la Constitucion Politica del Estado.
4. El reconocimiento del derecho del pueblo kichua de Sarayacu del manejo de los Recursos Naturales Renovables y no Renovables en nuestro territorio.
5. El gobierno y las empresas tienen que respetar nuestra decision.

NACIMOS LIBRES, VIVIMOS FELICES, LUCHAREMOS COMO FIERAS Y NO TERMINAREMOS COMO ESCLAVOS!

Cristina Gualinga Cuji
Representante ASOCIACION DE MUJERES INDIGENAS DE SARAYACU
– AMIS - CONSEJO DE GOBIERNO DE LA CONAIE



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CRISTIANO MORSOLIN, educatore impegnato da sei mesi in progetti di condivisione con ragazzi/e lavoratori di strada dell’Ecuador e del Perù. Condivide il cammino con ragazzi/e lavoratori di strada in Ecuador e Perù nell’ambito di progetti appoggiati dal movimento internazionale “Noi Ragazzi del Mondo”, fondato da don Franco Monterubbianesi - Comunita' "Capodarco".
E-mail: utopiamo@yahoo.it