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La "Envencible Armada" del XXI secolo muove le sue flotte di banche e cordate di multinazionali per il possesso delle ultime risorse. Equipaggiate di accordi multilaterali e organismi internazionali, al motto di "uno per tutti e tutto per uno", puntano alla privatizzazione dello scacchiere planetario. Ma il gigante ha i piedi d'argilla e sull'acqua rischia di crollare…

I nuovi Conquistadores

Di Umberto Bandiera

Incisioni tratte da: http://library.wustl.edu

07 marzo 2004
:: DOCUMENTI ::

Il Pentagono ora dice a Bush:
i cambiamenti climatici ci distruggeranno

Articolo pubblicato su Nuovi Mondi Media
Fonte: http://observer.guardian.co.uk/ - For Fair Use Only


La Gran Bretagna con temperature siberiane, i Paesi Bassi sommersi dalle acque del Mar del Nord, alluvioni su scala mondiale, pressioni demografiche sempre più forti, grandi spostamenti di popolazioni lungo tutti i continenti! Questo scenario apocalittico è stato di recente descritto dall' autorevolissimo Pentagono, presentando un proprio rapporto sui rischi globali alla sicurezza nazionale, derivati dall' elevata probabilità di collasso dell' attuale modello di sviluppo, causa di epocali sconvolgimenti dell' ecosistema terrestre, e che porterà ad una futura e probabile corsa agli armamenti nucleari per far fronte a una crisi globale di proporzioni enormi.
La notizia è stata riportata da tutti gli organi di informazione, con toni a dir poco allarmistici e ipocriti. Sono anni infatti che in tutte la parti del mondo si reclama maggior attenzione e rispetto verso l' ambiente, inteso non come sterile ecologismo, ma come base per una reale convivenza dell' uomo con i suoi simili e l' ambiente circostante.
Il rapporto fa in realtà seguito ad un altro allarme lanciato nel 2001 dal National Security Council statunitense, un dipartimento della CIA, che preventivava entro il 2015 la possibilità di enormi crisi idriche e conseguente crescita della conflittualità interna e internazionale.
Purtroppo di diverso avviso è stato fino ad adesso l' orientamento generale delle più importanti istituzioni internazionali e delle èlites più influenti della Terra, includendovi governi e multinazionali, che invece si sono spinte verso una totale mercificazione della vita, in ogni sua forma e ambito.

Il trionfo del neoliberismo americano
La situazione geopolitica mondiale ha subito dei rapidissimi mutamenti dopo la fine della guerra fredda, assistendo anche alla caduta del sistema sovietico di aiuti internazionali. Tutto ciò ha aperto una stagione totalmente nuova, soprattutto per il "Sud" del mondo, confidando in un epoca di riappacificazione e progresso. In realtà la vittoria del "modello americano" si è traformata in una sua continua autoconsacrazione, imponendo, nel vero senso della parola, l' unico dogma ammesso dal nuovo "impero globale": il mercato.
Con un assalto frontale al sistema multilaterale di relazioni fra i paesi del mondo, gli Stati Uniti continuano a sostenere un modello di sviluppo totalmente prigioniero degli interessi di ristrette lobby affaristiche e finanziarie, capaci di influenzare fondamentali decisioni su scala mondiale, al di fuori delle regole democratiche conosciute; violando infatti il mandato rappresentativo, in quanto in nessun paese i cittadini eleggono un manager della Nike, della Exxon o di una qualsiasi altra azienda, le principali corporations transnazionali sono divenute un concentrato di una nuova forma di potere autoritario: un' oligarchia tecno-finanziaria globale. Con questa definizione si vuole sottolineare lo stretto legame fra il potere finanziario (fatto di banche e società di investimento, holdings d' alta finanza, banche di sviluppo) e quello tecnologico-scientifico, proprio al fine di poter controllare e gestire informazioni che sono a disposizione di chi voglia realizzare enormi profitti anzichè essere nelle mani della collettività. Così il propagarsi della globalizzazione dei mercati finanziari e commerciali ha portato alla sostituzione dello Stato nazione con lo Stato vassallo, al ruolo "minimo" o quasi nullo della forma Stato e l' esercizio di questo nuovo potere si compie presso le arene globali delle grandi istituzioni internazionali.
Al già ampio cambio di indirizzo politico avvenuto negli ultimi 20-25 anni sia del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sia della Banca Mondiale (BM), cioè dei due principali pilastri dell' architettura economica e finanziaria neoliberista, nel 1994 con il famoso "Uruguay Round" si è assistito alla nascita del terzo pilastro, l' Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC-WTO), divenuto promotore unilaterale della nuova dottrina economica: tutto si può commerciare, tutto è riducibile a un prezzo e pertanto si può vendere o comprare.

L' impatto violento che un pensiero così estremo ha potuto avere si manifesta quotidianamente nella maggior parte delle attuali emergenze globali: scarsità di risorse energetiche, migrazioni interne e internazionali di molte popolazioni, guerre etniche, povertà e fame.
A tali problemi le uniche risposte avute dai governi "occidentali", soprattutto da quelli raccolti nel G8, è stata un aumento vertiginoso delle politiche neoliberiste in tutti i settori della vita associata e un imponente sforzo diplomatico in sede OMC, dove i cosiddetti rappresentanti governativi hanno semplicemente rappresentato le posizioni delle multinazionali e delle lobby, interessate a una strana forma di liberismo: proteggere i mercati interni (occidentali) e liberalizzare i mercati del resto del mondo. Questa scellerata formula è visibile in tante trattative dell' ultimo vertice di Cancùn, così come nelle future relazioni tra Unione Europea e paesi terzi negli "accordi di Cotonou", vero e propio colpo basso alle economie agricole e tessili dei paesi in via di sviluppo, e l' elenco potrebbe continuare ancora. Il punto è che dal 1995 l' OMC, dal suo tradizionale ruolo regolatore in ambito di tariffe e commercio (GATT), si è allargato ad aree che ricoprono un interesse più collettivo e sociale che puramente economico.
Basta guardare le ultime grandi trattative internazionali neoliberiste:
-servizi (GATS)
-diritti di propietà intellettuale (TRIPS)
-investimenti al settore commerciale (TRIMS)
-agricoltura (AoA)
-standard sanitari e fitosanitari (SPS).
In tali trattative più volte è emersa la pretesa delle multinazionali di avere campo libero in tutti questi settori e di poter includere a loro piacimento le definizioni di cosa fosse lecito o meno considerare come parte degli accordi.
Questa logica al di là di rappresentare un nuovo autoritarismo politico ha avuto come diretta conseguenza l' inclusione alla voce "servizi" di importanti aree della vita associata: istruzione, sanità e beni primari quali l' acqua. A questo punto è stata comune a tutto il mondo la presa di coscienza della terribile involuzione che ci aspetta!



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LE VENE APERTE
Dossier Energia


1° Forum Alternativo
Mondiale dell’Acqua
Firenze 2003


Contratto Mondiale dell’Acqua

Attac

Campagna per la riforma della Banca Mondiale

3° Forum Mondiale dell’Acqua - Kyoto

Commissione per la gestione dell’acqua in Bolivia

Tribunale latinoamericano dell’acqua
L' acqua non è in vendita.
Sostenere, come già da anni fanno migliaia di attivisti in tutto il mondo, che vi sono beni in natura di cui è impossibile, per una sorte di comunanza etica di tutta l' umanità, arrivare alla commercializzazione, alla vendita o a vantarne pretesi diritti di proprietà, è una questione fondamentale per poter garantire nei futuri scenari globali un accesso equo alla più preziosa risorsa del nostro pianeta.
Chi abbia studiato la storia dell' umanità, sa che le principali civiltà storiche son fiorite in corrispondenza di corsi d' acqua dolce: così è stato per i regni egizi, per l' antica Roma, per la Firenze rinascimentale, per Parigi e lo Stato francese, per le civiltà maya, azteca e inca nel centro-sudAmerica, per gli arcani imperi indiani e cinesi, per le civiltà del Mekong in Indocina e così via. L'importanza dell' acqua è dunque fondamentale per la vita associata dell' umanità e poter avere un equo e libero accesso ad essa diviene un diritto naturale di ogni donna e uomo.
Successivamente con la rivoluzione industriale l' ambiente naturale ha subito un' aggressività sconvolgente per far posto ai nuovi spazi urbani e industriali. Questa nuova concezione dello spazio è stata abbondantemente esportata e imposta in ogni angolo del mondo da entrambi i modelli assoluti dell' età contemporanea: il sistema capitalistico "occidentale" e il comunismo sovietico. Entrambi i modelli, con la pretesa di poter dare la felicità assoluta all' uomo, hanno rotto il rapporto che legava
quest' ultimo con la terra e, innescando un incredibile processo di accumulazione materiale, hanno dato vita a un pauroso incremento dei consumi delle risorse naturali, con il conseguente deterioramento della loro qualità e quantità. Non solo, ma tali modelli hanno finito per dimostrarsi praticamente fallimentari in tutte le loro prerogative economiche, sociali, politiche e hanno contribuito all' affermarsi delle attuali èlites mondiali, fatte di affari, lobby e speculazioni.
In tal contesto la privatizzazione delle risorse naturali è stata come un passo spontaneo verso ciò che era rimasto ancora disponibile; e dato che l' ecosistema dei paesi "sviluppati" risulta gravemente compromesso proprio dallo sviluppo economico, si è andati alla conquista del resto del mondo, che nel frattempo, come dato medio, ha addirittura peggiorato la sua condizione socioeconomica.

Così i nuovi "conquistadores", sotto le nuove vesti di manager, diplomatici o amministratori pubblici, si son lanciati verso il prossimo ed ultimo fallimento: trasformare i beni primari per la vita dell' uomo - aria e acqua - nel business del futuro.
Per l' aria basta guardare come, in seno alle ratifiche per il protocollo di Kyoto, le più importanti diplomazie del mondo stanno contrattando "quote di inquinamento" da scambiarsi e da poter commercializzare per poter mantenere gli altissimi e insostenibili tassi di inquinamento industriali e tutto ciò alla faccia del cosiddetto sviluppo sostenibile.
Per l' acqua la questione è molto più scottante, in quanto è già un problema all' ordine del giorno in molte tavole decisionali.
La sua ben nota scarsità sul pianeta - di cui solo poco più del 1% è utilizzabile per scopi umani e che gli ha fatto valere il soprannome di "oro blu" - ne fa da sempre un importante tassello per il benessere di un popolo, ma nelle regioni aride del pianeta diventa inevitabilmente un elemento di contrasto e soprattutto di guerra.
Così lo è nelle relazioni israelo-palestinesi, nella futura torta iraqena, dove ci sarà anche il controllo delle ingenti risorse idriche del nord curdo, nel megaprogetto turco di costruzione di centinaia di dighe ai confini con Siria e Iraq, implicando tra l' altro lo sgombero forzato di migliaia di Curdi residenti da secoli in quelle terre. L' elenco purtroppo è davvero lunghissimo e si son aggiunte, con toni trionfalistici, le dichiarazioni di governo per la ormai avviata costruzione delle dighe sul Narmada in India e sullo Yangtze in Cina, progetti finanziati con il beneplacito della BM, giusto per dimenticare che l' 80% dei fiumi cinesi è gravemente inquinato e che negli scorsi anni si è attivato un vero e proprio commercio su navi da cargo di acqua potabile dall' Alaska e dal Canada verso Pechino.
La dimensione del problema delle gestione delle risorse idriche, ha acquisito un valore mondiale e non si risolverà se non in un contesto di trattative internazionali.
Il megacontinente americano in tutto ciò non ne è esente, anzi se ne è fatto apripista, ma in senso negativo. A titolo di cronaca basti guardare gli effetti nefasti
del trattato NAFTA, in particolare per il paese più debole, cioè il Messico.
Analizzare quel trattato significa poter capire quale partita si stia giocando in questo momento in tutta l' America Latina, soprattutto per il futuro controllo delle risorse naturali, quali l' acqua; come si sa dal 1994, con il "vertice delle Americhe" svoltosi a Miami, prendeva piede il megaprogetto statunitense dell' ALCA (o FTTA per gli anglofili), cioè un unico esteso mercato dall' Alaska alla Tierra del Fuego, regno incontrastato delle multinazionali nordamericane, che in regime di liberalizzazione si vedrebbero uniche protagoniste delle economie americane. Il trattato preso a modello, per arrivare a stipulare entro breve l' ALCA, è proprio il NAFTA.
In tal testo vi sono incluse clausole che ledono pesantemente i diritti umani, come dimostrato dalla "libertà" con cui si sono avviate, grazie al NAFTA, le maquiladoras nel nord del Messico, e che sono state riprese per la stesura dei piani di integrazione regionale come il "Plan Puebla-Panamà", il "Plan Colombia", di prossima estensione alla regione andina, e appunto l' ALCA che scalzerà il Mercosur e unificherà tutti i piani regionali.



Cos'è che inquieta del NAFTA?
Per rispondere a questa domanda basterebbe la lettura attenta di queste tre parti:
- il capitolo III, dove si definisce "commerciabile" qualsiasi merce, inclusa appunto l' acqua di qualsiasi natura;
-il "trattamento nazionale", cioè che non sarà possibile favorire un azienda nazionale contro una azienda straniera, in qualsiasi campo economico;
-il capitolo XI, dove si riconosce il diritto delle multinazionali a poter pretendere giusti indennizi se danneggiate o sfavorite nei loro affari da uno degli stati contraenti, caso già ampiamente verificatosi in questi anni- caso Bechtel vs governo boliviano, Sun Belt vs governo canadese ecc ecc..
Non solo, ma se si guarda agli artt. 315 e 309 si scoprirà come un paese una volta che ha fissato su un determinato prodotto dei livelli quantitativi e qualitativi di commerciabilità, non possa unilateralmente variare tali livelli, incorrendo altrimenti in una marea di contenziosi con gli altri Stati e ovviamente con le multinazionali che partecipano alla commercializzazione.
Queste tre principali chiavi di lettura ci fanno capire il perchè, a proposito dell' acqua e di tutte le risorse naturali, non solo sia giusto, ma sia obbligatorio opporsi con tutta la forza a simili scellerati accordi, perchè non è possibile monetizzare tutto, anche ciò che per sua stessa natura non può avere una proprietà privata.
La società civile latinoamericana deve sforzarsi di rifiutare le promesse miracolose degli ultimi anni e promuovere invece una azione refendaria estesa, per boicottare il processo di integrazione continentale dell' ALCA. Sull' esempio dei Forum sociali mondiali di Porto Alegre in Brasile, degli incontri internazionali contro l' ALCA svoltisi a L' Havana, Cuba, e soprattutto del prossimo Forum sociale delle Americhe che si terrà a Quito in Ecuador, bisogna insistere sulla strada della costruzione di alternative valide alla semplice logica del profitto economico. Credo che chi andrà a Quito avrà l' occasione e l' opportunità per avviare un serio confronto civile e democratico su quale modello di sviluppo si voglia adottare per la propria comunità senza pressioni esterne o peggio, come purtroppo si è visto ultimamente in Perù, Bolivia e Argentina, senza un ritorno ai brutali metodi repressivi da parte degli apparati di polizia di stato.



"…A Cochabamba me voy"
:: DOCUMENTI ::

Declaración de Cochabamba
8 de diciembre de 2000

Noi, cittadini e cittadine di Bolivia, Canada, Stati Uniti, India e Brasile:
Contadini, lavoratori, indigeni, studenti, professionisti, ambientalisti, educatori, ONG, siamo oggi riuniti in solidarietà per unire le forze nella difesa del diritto vitale all' acqua. Qui in questa città che è stata un' ispirazione per il mondo per la sua riappropriazione di quel diritto attraverso l' azione civile, il coraggio, il sacrificio restando così come eroi ed eroine contro gli abusi governativi, istituzionali ed economici, e contro gli accordi commerciali che distruggono quel diritto, in uso della nostra libertà e dignità, dichiariamo quanto segue:
-Per il diritto alla vita, al rispetto della natura e agli usi e costumi dei nostri antenati e della nostra gente, per sempre le parole che seguiranno saranno dichiarate come diritti inviolabili, relativi all' uso dell' acqua dataci dalla Terra:
-L' acqua appartiene alla Terra e alla sue specie ed è sacra alla vita, per cui, l' acqua del mondo deve essere conservata, reclamata e protetta per tutte le future generazioni e rispettati i suoi naturali cicli biologici.
-L' acqua è un fondamentale diritto umano e la proprietà pubblica deve essere garantita a tutti i livelli di governo; quindi, non potrà essere modificata, privatizzata o venduta a scopo commerciale. Questi diritti devono essere attuati da tutti i livelli di governo. In particolare, un trattato internazionale deve assicurare che questi principi siano incontrovertibili.
-L' acqua è meglio protetta dalle comunità locali e dai cittadini, i quali devono essere rispettati come partners eguali con i loro governanti nel proteggere e regolare l' acqua.
Gli uomini e le donne della Terra sono il solo veicolo per promuovere la democrazia e per salvare l' acqua.
Le risorse idriche dunque saranno un bell' affare, secondo la rivista Fortune saranno in questo secolo ciò che le risorse petrolifere sono state nel secolo scorso, ma già adesso alcune stime parlano chiaro: basti pensare che annualmente si muove un volume
d' affari di circa 400 miliardi di dollari per la prestazione di forniture, vendita e commercializzazione di acqua! I giganti mondiali del settore sono due multinazionali francesi, Vivendi e Lyonnais des eaux, che operano in 120 paesi e forniscono oltre 100 milioni di persone nel mondo, a cui si aggiungono Aguas de Barcelona e Azurix, di proprietà della vecchia Enron, che operano soprattutto in America Latina.
Purtroppo però la logica economica in nessun caso nel mondo ha portato un vantaggio considerevole per la società: basta guardare due paesi "forti" in Europa come Francia e Inghilterra, dove i costi sociali, da quando si è iniziato a privatizzare l' acqua, sono stati pesantissimi: rispettivamente 150 % e 106 % di aumenti, a fronte però di un aumento di profitti, per il solo mercato inglese, del 692 % ! Non solo, ma sempre in Inghilterra negli ultimi anni si sono celebrati ben 128 processi penali contro le società di gestione delle acque a causa di pesanti tassi di contaminazione.
A questo punto sarà essenziale come le comunità locali inizieranno ad autorganizzarsi per la difesa dei propri diritti. In questi ultimi anni vari forum sociali hanno trattato e promossso nuove pratiche sul tema, basti pensare che solo in Italia nell' ultimo anno si sono svolti il I Forum alternativo mondiale dell' acqua, a Firenze, e il I Forum mediterraneo dell' acqua, a Catania.
Ma un esempio ancora più interessante ci viene da Cochabamba, in Bolivia. Nel 2000, dopo i violenti scontri (la cosiddetta "prima guerra dell' acqua") seguiti alla privatizzazione delle risosrse idriche della zona nel 1999, il presidente della BM, Wolfensohn, dichiarava: "i servizi pubblici inevitabilmente comportano degli sprechi, pertanto tutti gli Stati, compresa la Bolivia, debbono adottare tariffe appropiate".
Infischiandosene dunque dei morti e del caos scatenatosi nel paese.

Fortunatamente l' autorganizzazione della società civile locale aiutata da molti attivisti internazionali, in particolare del "IFG project on globalization of water", ha contribuito a una forte mobilitazione che ha portato, nel dicembre del 2000 alla sottoscrizone di una dichiarazione popolare sull'acqua (che qui a fianco si riporta integralmente) e da cui si spera possa continuare un cammino fatto di solidarietà e pace, piuttosto che di profitti e guerre.


Umberto Bandiera - Studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell'Università di Bologna è attivo in diverse iniziative sociali anche all'estero, rappresentante nell'Unione degli Studenti e attivo nei Social Forum Locali.
E-mail alla redazione : info@selvas.org

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