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La presunta attività di gruppi terroristici nel territorio della Triple Frontera, che unisce l’Argentina, il Brasile e il Paraguay, è stato il pretesto degli Stati Uniti per intensificare la propria presenza militare nella regione ed ottenere il loro reale obiettivo: impadronirsi del sistema acquifero Guaraní, la riserva d’acqua più importante del mondo, condivisa tra le tre nazioni.

Disputa per l’oro azzurro

della Prof.Elsa M. Bruzzone - (CEMIDA)
Con il consenso dell'autrice per Selvas.org

Traduzione di Loredana Stefanelli e revisione di Daniela Cabrera - di Traduttori per la Pace

Foto tratta da http://www.demene.cnpm.embrapa.br/ di Clayton F. Lino/AE

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"El agua no es una mercancía"
Redacción Tierramérica
Hay que frenar el afán de lucro de las transnacionales embotelladoras que intentan dictar la agenda global sobre el recurso, asegura Maude Barlow, activista canadiense y autora del best-seller "Oro Azul".

26 febbraio 2004


Se sfruttato ad un ritmo ecologicamente sostenibile, il Guaraní potrebbe produrre 40 chilometri cubici di acqua all’anno, sufficienti ad approvvigionare, individualmente, le 360 milioni di persone insediate nella regione del bacino acquifero e soddisfare il consumo della popolazione statunitense.
Negli ultimi mesi si è insistito sul fatto che la zona della Triple Frontera (Brasile, Argentina e Paraguay) sia la base di organizzazioni quali Hamas, Hezbollah e Al Qaeda.
Secondo dati ufficiali, la zona presenta una popolazione di 470 mila abitanti, distribuiti nel seguente modo: 30 mila risiedenti a Puerto Iguazú (Argentina), 270 mila a Foz do Iguazú (Brasile) e 170 a Ciudad Del Este (Paraguay).
Sebbene in totale si tratti di una quantità rispettabile, considerate singolarmente, le suddette popolazioni costituiscono percentuali ridotte del totale dei rispettivi paesi e sono quasi irrilevanti in relazione al totale della popolazione dei tre paesi.
A Ciudad Del Este e a Foz do Iguazú è presente un’importante comunità sirio-libanese che si occupa di commercio. L’attività più importante a Foz do Iguazú e Puerto Iguazú è il turismo; a Ciudad del Este il contrabbando organizzato e controllato dal potere politico-militare.
In questo spazio geografico, caratterizzato da un grande movimento turistico nazionale ed internazionale, i paesi interessati hanno spiegato i propri mezzi di sicurezza per evitare che eventuali azioni criminali possano minacciare questa industria vitale.
I mezzi sono abbondanti ed operano in modo coordinato e con modalità particolari: forze di polizia nazionali e regionali, di gendarmeria e prefettura, filiali di organi di intelligenza, polizia doganale, agenzie di vigilanza privata per hotel e altri organici turistici, guarnigioni militari.
Perché allora la zona ha acquisito all’improvviso tanta importanza per gli Stati Uniti?

La paranoia statunitense
Per gli Stati Uniti, la risorsa strategica più importante in questo momento è il petrolio con i suoi derivati. Abbiamo osservato come, per assicurarsene l’approvvigionamento a prezzi convenienti, con il pretesto del controllo del terrorismo internazionale e del narcotraffico, siano riusciti ad ottenere il controllo politico e militare di importanti giacimenti, soprattutto in Asia Minore e in America Latina e non abbiano dubitato neanche un attimo a dichiarare la guerra più iniqua contro l’Afghanistan e l’Iraq.
In America hanno agito sul Messico, utilizzando il Trattato del Libero Commercio dell’America del Nord come strumento di sottomissione e dipendenza e sul Venezuela, organizzando un colpo di stato fallito e altre minacce pur di non vedere pregiudicato il proprio controllo sul petrolio.
Altri elementi, tuttavia, hanno acquistato valore strategico per il prossimo futuro. Molto significativa è stata l’importanza data, negli ultimi tempi, all’acqua potabile, in quanto risorsa scarsa per gli anni futuri, che diventerà fondamentale per l’umanità. Chi la controllerà, controllerà anche l’economia mondiale e la vita del futuro non lontano.
Il primo paese ad aver percepito il pericolo di nuove azioni negli anni passati è stato il Brasile. Tramite il Plan Amazonia, importanti interessi statunitensi minacciarono di stabilirsi nella regione per controllare le riserve d’acqua. Nel nord, incoraggiarono il movimento indipendentista degli indigeni yanomami, i quali miravano a segregare importanti settori del territorio brasiliano. In seguito gli Stati Uniti riuscirono a stabilire una base militare ad Alcántara.
Nonostante tutto, il Brasile reagì immediatamente per impedire la segregazione: stabilì una linea di basi militari lungo quella frontiera, costruì strade all’interno della foresta e trasferì la propria capitale nel cuore dell’Amazzonia. Questa strategia di affermazione della propria sovranità fu completata dalla creazione del Sistema di Vigilanza dell’Amazzonia (Sivam), del Sistema di Protezione dell’Amazzonia (Sipam) ed infine dall’annuncio, da parte del’attuale governo, della chiusura di Alcántara.
Ma l’impero non si arrese facilmente: cambiò fronte e tentò invano di affermarsi in Venezuela con un colpo di stato e, col pretesto della lotta contro il narcotraffico, elaborò il cosiddetto Plan Colombia che, in fin dei conti, consiste nel mantenere una presenza militare attiva nella regione. Allo stesso modo, con la cosidetta Iniziativa Regionale Andina, riuscì a stabilire una base militare a Manta, in Ecuador, che gli ha permesso di chiudere il cerchio intorno all’Amazzonia, controllare militarmente la sua periferia ed essere nella condizione di giocare un ruolo preponderante nel momento di sfruttare le sue risorse naturali.
Tutto ciò è completato dal suo piano per imporre nei prossimi anni l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), una pseudoallenaza economica che sottometterà le deboli economie latinoamericane al potere colossale delle sue multinazionali e senza altre alternative se non la cessione delle proprie risorse.



Il controllo militare
Per questa ragione abbiamo cercato di chiarire quale sia l’interesse militare statunitense riguardo la Triple Frontera; queste ricerche hanno rivelato l’esistenza di un colossale giacimento di acqua potabile, forse la riserva più importante del mondo: il bacino acquifero Guaraní.
Chiamato anche “Acuífero Gigante del Mercosur” o “Sistema Acuífero Mercosur”, è situato tra i paralleli 16 e 32 di latitudine sud e i meridiani 47 e 56 di longitudine ovest. Si estende lungo i bacini dei fiumi Paraná, Paraguay e Uruguay.
Secondo i dati disponibili finora, la sua superficie è di un milione 194 chilometri quadrati, dei quali 839mila rientrano nel territorio del Brasile, 226mila in quello dell’Argentina, 71mila 700 in Paraguay e 59mila in Uruguay.
Al nord, si collega col Pantanal, che a sua volta si collega con l’Amazzonia. Ancora non si conosce quale sia il confine ovest del bacino acquifero in Paraguay e in Argentina, sebbene si calcoli che in questo paese si prolunga verso il bacino del Bermejo. Anche il suo confine sud in Argentina è sconosciuto, non viene scartata però l’ipotesi che possa continuare fino alla regione pampeana ( allagata ) e quella patagonica, arrivando anche a collegarsi con la zona dei grandi laghi preandini.
E’ una delle maggiori riserve di acqua sotterranea del pianeta, calcolata in 55mila chilometri cubici. Ogni chilometro cubico equivale ad un miliardo di litri d’acqua. La ricarica sarebbe di 160 o 250 chilometri cubici all’anno, pertanto con lo sfruttamento di 40 chilometri cubici annuali si potrebbero approvvigionare 360 milioni di persone, le quali riceverebbero un rifornimento di 300 litri al giorno.
In ampie regioni presenta una turgescenza naturale. La portata normale del bacino è di 200 metri, tuttavia lungo il fiume Uruguay arriva a 800 e a mille o mille 200 nelle zone del Brasile e dell’Argentina. Le acque situate tra i 500 e i mille metri di profondità presentano portate maggiori di 500mila litri l’ora e, in alcuni casi, si avvicinano al milione. La temperatura dell’acqua varia a seconda della profondità. Nella regione racchiusa dal bacino sono stanziati 15 milioni di abitanti. Il Guaraní rappresenta la principale fonte di acqua potabile per l’approvviggionamento urbano, industriale ed agricolo.
In Brasile, più di 300 città con popolazioni che vanno da 3mila a 500mila abitanti si approvvigionano totalmente o parzialmente da esso; in Paraguay si registrano circa 200 pozzi che riforniscono le popolazioni della regione orientale del paese e in Uruguay ne esistono 135, utilizzati per il rifornimento pubblico e per i bagni termali. In Argentina si sfruttano solo sei pozzi termali di acqua dolce nel settore orientale della provincia di Entre Ríos.
Le aree di ricarica e di scarico del Guaraní e quelle che registrano un’altra concentrazione di utenti sono considerate zone critiche (hots spots): Concordia-Salto (Argentina-Uruguay), Rivera- Santana do Livramento (Uruguay-Brasil) e Ribeirao Preto (Brasil). Tuttavia l’area più importante di ricarica e di scarico è il corridoio transfrontaliero, ubicato tra i territori del Paraguay, del Brasile e dell’Argentina e, oh che sorpresa!, proprio nella zona della Triple Frontera.
Si conosce un altro bacino acquifero nel continente americano.
Sebbene si ignorino i suoi confini effettivi, si dovrebbe estendere dalla zona dello Yucatán, in Messico, fino a Panamá. Ciò spiega perfettamente la proliferazione di basi statunitensi nella regione e la pressione esercitata sui governi locali affinchè accettino il Plan Puebla Panamá. Entrambi questi strumenti garantiscono agli USA il controllo militare ed economico della regione, della quale possiedono già quello politico.
Gli Stati Uniti hanno creato un sistema per determinare la grandezza del bacino acquifero Guaraní, per assicurare il suo uso in maniera sostenibile ed evitare ogni tipo di contaminazione. A questo scopo hanno messo a capo dell’indagine la Banca Mondiale, L’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), organi tedeschi ed olandesi da loro controllati ed alcuni elementi universitari dei paesi coinvolti.
Hanno stabilito un presupposto di 26 milioni 760mila dollari e suggerito il modo in cui le comunità indigene e la società civile avrebbero dovuto partecipare per raggiungere gli obiettivi: stabilire la grandezza del serbatoio, evitare la sua contaminazione, regolare il suo uso “sostenibile” e mantenere il controllo permanente fin quando lo considerino conveniente.




Nuovo altruismo yankee
:: DOCUMENTI ::

INFOGRAFRICA: L'acqua

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Tratto da: http://www.tierramerica.net
Tocca domandarci: perché i governi della regione hanno rinunciato all’autonomia del progetto? Qual è il significato di “sviluppo sostenibile” per i paesi del Primo Mondo e per coloro che non fanno parte di questo gruppo selettivo? Basta guardarli per rendersene conto: il Primo Mondo ha dilapidato tutte le sue risorse e riserve ed ora viene a prendere le nostre. A chi obbediscono e rispondono gli organismi internazionali che intervengono nel progetto? Da quanto hanno dei sentimenti realmente altruisti, solidali e umanitari? Cosa significa preservare? Forse costruire una catena di spa? Il non uso dell’acqua del bacino? Da quando le popolazioni indigene vengono consultate affinché esprimano la loro opinione su progetti che li riguardano da vicino e che nella maggior parte dei casi sono a loro danno? E se qualche volta sono state consultate, cosa molto dubbia, sono state anche ascoltate? Quando i governi della regione hanno raccontato la verità ai loro cittadini e li hanno consultati riguardo temi di vitale importanza, che hanno a che vedere con il mantenimento della sovranità e dell’indipendenza dei loro paesi? Perché la comunità accademica rimane in silenzio senza avvertire dei pericoli contenuti in questo progetto che non corrisponde ad interessi nazionali ma a quelli degli Stati Uniti?
L’inefficienza e l’atteggiamento dei governi locali, attenti esclusivamente ai propri interessi e non a quelli nazionali, hanno favorito l’incessante avanzamento degli Stati Uniti ed hanno messo in pericolo la sovranità dei paesi del bacino acquifero Guaraní e dell’intera regione.
Si ignora se in Argentina esistano progetti di utilizzo del bacino. Si sa che le acque sono di qualità eccellente per il consumo umano, industriale, idrotermale e per l’irrigazione e che il rapporto costo-beneficio è nettamente favorevole se paragonato con quello richiesto dal trattamento di acque di superficie.
Con la costruzione di acquedotti, come fecero in passato le civiltà di questo continente, si potrebbero approvvigionare di acqua pura piccole e grandi città e le popolazioni delle provincie del nordest e del nordovest, Córdoba, capitale federale, Buenos Aires sia per il consumo umano che per l’irrigazione.
E in collegamento con la Cuenca del Bermejo potrebbero svilupparsi le province del nordest e perfino quelle del nordovest. La popolazione di questo paese avrebbe accesso all’acqua potabile, un bene scarso per la maggioranza, ad un costo bassissimo ed in quantità illimitate.
E se si confermasse il collegamento del Guaraní con i bacini patagonici, saremmo vicini – se avessimo la fortuna di poter contare su dirigenti politici impegnati nell’interesse di questa nazione – ad ottenere lo sfruttamento delle risorse che potrebbe finanziare l’intero sviluppo di questo paese.
Davanti a queste cifre non c’è altro che sorpresa e adesso tutto comincia ad avere una spiegazione: l’insolita presenza di operativi militari statunitensi nella regione; la proliferazione di rapporti – sempre falsi – di azioni di terrorismo internazionale nella zona della Triple Frontera; le accuse infondate contro la comunità araba; le continue esercitazioni delle forze militari dell’Impero con quelle regionali con pretesti tanto infantili come quello di insegnare ai marinai argentini a combattere la dengue (malattia virale trasmessa tramite alcune specie di zanzare e molto diffusa nel centro e sud America, oltre che in varie zone asiatiche) a Misiones.
Si parla continuamente della necessità e della possibilità di installare una base militare statunitense nella provincia di Misiones, col fine di controllare i tanto temuti terroristi. Ed i preparativi avanzano con il nullaosta del Ministero della Difesa dell’Argentina e con l’appoggio di alcuni settori militari che facilitano le loro installazioni durante le prime fasi. Sono questi stessi settori a vagheggiare sul fatto che la presenza yankee farà in modo che possano ripetere la loro “epopea della guerra contro la sovversione”, solo che questa volta i nemici sarebbero i commercianti sirio-libanesi.



America meridionale e Caraibi dispogono le più grandi riserve di acqua del pianeta
America y agua


Foto tratta da http://www.demene.cnpm.embrapa.br/ di Rodrigo L. Mesquita/AE

Tratto da: Http://www.prodiversitas.bioetica.org/des43.htm

Con 3856 millones de hectáreas y 830,7 millones de habitantes, América concentra la mayor cantidad de agua disponible del mundo, 200.000 km3, de los que sin embargo sólo 42.780 km3 anuales se consideran renovables.

Es decir, posee algo más del 31,3% de la superficie terrestre, el 13,7% de la población global, y casi el 47% de la disponibilidad mundial de recursos hídricos renovables. Todo gracias a que tiene en su haber algunas de las mayores cuencas fluviales del planeta, como el sistema amazónico, el más grande del mundo. Los grandes lagos situados en la frontera entre Canadá y los Estados Unidos constituyen, también, el mayor conjunto lacustre del mundo.

Pero durante los últimos 100 años, debido al crecimiento poblacional, la gran demanda del sector agrícola y el desarrollo de los procesos industriales, los requerimientos de agua aumentaron seis veces; según algunos, más de lo que los ecosistemas pueden soportar. Por citar sólo un ejemplo, en el último medio siglo, en México disminuyó a más de la mitad el agua disponible para el consumo humano, según datos de la Comisión del Agua de ese país.

Precisamente, una de las fuerzas dominantes que conducen la cuenta regresiva en materia de agua para consumo humano es la acelerada urbanización. Y, si el presente es preocupante, el futuro se presenta más amenazante aún, especialmente si se tiene en cuenta que, para 2030, se espera que el continente americano sea el más urbanizado del globo (ya posee dos megaciudades: San Pablo y México).

"Los servicios públicos fueron sobrepasados por un crecimiento descomunal de la urbanización en los alrededores de las ciudades -explicó Juan B. Valdés, de la Universidad de Arizona- . Esto tiene un gran impacto en los recursos hídricos debido el aumento del área impermeable, la inexistencia de sistemas de drenaje y la muy ineficiente recolección de basura."

Para Camilo Garzón, del Banco Interamericano de Desarrollo, este proceso de acelerada urbanización representa precisamente uno de los mayores desafíos de las próximas décadas y, con él, el tratamiento de las aguas residuales plantea serios problemas ambientales y de salud pública. "La mayoría de las ciudades continúa contaminando sus cursos de agua dulce -dijo-. De allí extraemos diariamente 103 millones de metros cúbicos de agua, pero también depositamos más de 20.000 toneladas de materia orgánica, lo que ejerce una fuerte demanda sobre los ecosistemas ya que, sin tratamiento de efluentes, las ciudades pueden transformarse en los entornos más peligrosos."

Para Garzón, el horizonte cercano plantea cinco desafíos: remover la contaminación (20.000 millones de dólares); establecer prioridades nacionales y regionales; fortalecer a las instituciones responsables de tratar y transportar el abastecimiento de agua; promover la innovación tecnológica; lograr la remoción biológica de nutrientes; desarrollar sistemas de aguas servidas simplificados; procesos de tratamiento más adaptados a la realidad económica de nuestros países y asegurar la sustentabilidad de las plantas de tratamiento.

Y por si esto resultara poco, Valdés subrayó, además, que estos inconvenientes se agravarán por efecto del cambio climático, que intensificará el ciclo hidrológico y otorgará mayor variabilidad a las precipitaciones. "En América latina, entre 1990 y 1998, el 66% de los desastres estuvo relacionado con el clima. La Argentina perdió 1200 millones de dólares por crecidas. Ecuador y la Argentina están en riesgo de padecer inundaciones superiores al 1% de su producto bruto", concluyó.




Prof. Elsa M. Bruzzon - Secretaria del Centro de Militares para la Democracia Argentina (Cemida).
E-mail : cemida2@hotmail.com