Mentre al Social Forum Europeo 2002 di Firenze centinaia di persone assistono al seminario che denuncia gli investimenti irresponsabili di banche e multinazionali europee, nell'area amazzonica si perpetuano le agressioni. Il popolo degli U'wa denuncia il ritorno della Oxy sul proprio territorio. La comunità di Sarayacu, mentre manifestava il proprio diritto di esistenza nella capitale ecuadoriana, è insidiata nei loro territori dai tecnici della CGC.
Dopo essere stato arrestato per due giorni, viene espulso dall'Ecuador Giuseppe De Marzo, delegato dei Verdi e esponente dell'Osservatorio ENI , colpevole di appogiare la difesa del bosco protetto di Mindo, minacciato dall'oleodotto OCP. E mentre l'ecologista statunitense Julia "Butterfly" Hill si appella affinché AGIP e BNL escano dal disastroso consorzio petrolifero, gli attivisti arrestati e espulsi dall'Ecuador in primavera vengono ufficialmente accusati dall'OCP di terrorismo e sabotaggio.
Le multinazionali affilano gli artigli

Invasione nei territori U'wa
Una trappola per Sarayacu - L'appello degli sciamani della Comunità
L'arresto e l'espulsione di Giuseppe De Marzo - Il comunicato della Campagna contro l'OCP
Lettera aperta di Julia "Butterfy"
Ecco le gravissime accuse del legale rappresentante dell'OCP in Ecuador agli attivisti: Terrorismo e Sabotaggio
L'associazione delle autorità tradizionali del popolo indigeno colombiano denuncia con estrema preoccupazione una nuova invasione e militarizzazione del territorio ancestrale da parte della Occidental Petroleum (Oxy) e delle Forze Armate
Nuovamente invaso
il territorio sacro degli U'wa

COMUNICATO ALL´OPINIONE PUBBLICA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE.
Territorio sacro U´wa.
15 ottobre 2002
Il Giorno 14 di ottobre alle due del pomeriggio il popolo U´wa è stato sorpreso dall´arrivo dei macchinari per la continuazione del progetto GIBRALTAR 1 nel territorio U´wa. Era trascorso solo un giorno, da quel maledetto giorno, quando la Oxy, che adesso intelligentemente opera nel progetto Gibraltar con il nome di Ecopetrol, è entrata protetta da tutta la forza militare che ha apportato il Presidente degli Stati Uniti alla Colombia , e specialmente al dipartimento di Arauca che sta gia soffrendo di tutte le misure dello "Stato di Commocion Interior" e di "Zona di riabilitazione" con il fine di garantire la sicurezza delle estrazioni petrolifere. Noi U´wa abbiamo chiaro che ECOPETROL è solo la facciata dell´operazione, però, chi realmente sta apportando i tecnici e i macchinari è la OXY ed altre compagnie associate, oltre al fatto che Gibraltar rappresenta solo lo 0.5% dell´area del contratto di associazione Siriri sottoscritto il 16 maggio del 2000 tra Ecopetrol, Occidental de Colombia Inc., Occidental Andina Inc., e la compagnia dei petrolieri Cordillera S.A., quest´ultima panamense, e resa effettiva dal protocollo pubblico n. 0963 del 27 aprile del 2000 della Notaria 45 del Circolo di santa fé de Bogotà.
Sollecitiamo le organizzazioni non governative, sociali, ecologiste, di diritti umani, amici della vita, della madre terra e la natura, nazionali ed internazionali a richiedere ufficialmente spiegazioni al presidente della OXY degli Stati Uniti e della Colombia, di fronte all´informazione che aveva diffuso ampiamente nel seno dell´Assemblea generale degli azionisti celebrato nel mese di aprile nella città di Los Angeles ripresa dai mezzi di comunicazione nazionali e internazionali, in cui si era informato che la OXY si ritirava dal progetto di sfruttamento petrolifero nel territorio U´wa.
Attualmente la comunità contadina della zona del progetto sta appoggiando il progetto perché sono stati accecati dall´informazione falsa che Ecopetrol era la nuova impresa operatrice, però si sono dimenticati che gli effetti ambientali, culturali, sociali e la sovranità nazionale saranno devastanti e che si tratta di una attività che porta con sé conseguenze nefaste senza considerare che si distrugge il nostro futuro. Di fonte a questo chiediamo : ECOPETROL garantirà il rispetto della vita degli uomini e della natura? La risposta è no, perché nessuna impresa sfruttatrice di petrolio nel mondo lo ha dimostrato. Sappiamo anche chiaramente che gli illusori progetti sociali proposti da ECOPETROL alle giunte Comunali non saranno rispettati, dato che si tratta di un gioco in cui vince chi sa usare il linguaggio, lo spazio e il tempo, ma quando vedranno sulle loro terre tutte le infrastrutture di sfruttamento petrolifero i nostri amici contadini se ne renderanno conto come si materializzerà sistematicamente tutto quello che stiamo dicendo.
VINCERA' L'INGANNO.
La nostra posizione, come popolo U´wa è di totale rifiuto di questo nuovo intervento della Oxy nel nostro territorio sacro, abbiamo i nostri diritti ancestrali supportati anche da documenti storici che oggi come mai sono fondamentali per la difesa delle nostre "leggi maggiori", per tanto sollecitiamo l´opinione pubblica nazionale e internazionale di respingere questa violazione dei diritti umani da parte della OXY e dello Stato colombiano.
Noi U´wa proseguiremo fermamente nel nostro impegno per difendere la vita, la natura, la sovranità nazionale , il Re Denaro non può competere col dono della vita, col rispetto per la nostra madre terra sacra che ci alimenta ogni momento , senza di lei non possiamo mangiare, bere e neppure respirare.
Chiediamo a tutte le ONG, amici della vita, della natura e della sovranità dei popoli indigeni dell´America del sud, del centro e del nord, dell´Africa dell´Europa etc.. di inviare lettere al presidente colombiano Alvaro Uribe velez, al presidente della Occidental in Colombia e negli Stati Uniti, come a ECOPETROL, sollecitando il rispetto dei diritti umani dei popoli indigeni e del popolo indigeno U´wa. La vita non si vende né si compra. Il rispetto dei diritti umani degli indigeni fa parte dei doveri e degli obblighi degli Stati del Mondo. Esigiamo il ritiro e la cancellazione definitiva del progetto di esplorazione e di estrazione petrolifera nel territorio del Popolo U´wa.
Oggi inizia un nuovo cammino in difesa della vita, delle nostre radici millenarie.
AUTORIDADES TRADICIONALES U´WA DE CASANARE, ARAUCA, BOYACA, SANTANDER Y
NORTE DE SANTANER CABILDOS COMUNIDADES INDÍGENA ROBERTO PEREZ GUTIERREZ
Presidente Cabildo Mayor Asociación U´wa
Mentre il 30 ottobre il popolo di Sarayaku è a Quito per protestare contro le pressioni del consorzio petrolifero CGC/ChevronTexaco, le multinazionali entrano nel loro territorio.
Una trappola per Sarayacu
Per ulteriori informazioni sul conflitto tra Sarayaku e la compagnia petrolifera,
potete visitare il sito:
http://www.sarayacu.com
Con preghiera di diffusione ad altri amici solidali.

Pastaza - Ecuador
Proprio mentre una delegazione di uomini, donne e anziani della Comuntà di Sarayacu, della provincia di Pastaza, finiscono la loro dimostrazione democratica per denunciare le pressioni continue della compagnia CGC/ChevronTexaco, tra le vie di Quito ancora calde delle proteste continentali anti ALCA, una notizia arriva come fiulmine a ciel sereno. Tecnici delle multinazionali di estrazione petrolifera, hanno aprofittato dell'assenza massiccia della comunità per farsi strada nella foresta protetta insediando accampamenti e macchinari. L'allarme arriva dai giovani di Sarayacu rimasti nell'area e non ci sono ancora notizie certe dell'accaduto. Ma è sicuro che qualcuno ha aproffittato dell'assenza del gruppo di anziani per tentare un esproprio vile e improvviso.
Attendendo ulteriori informazioni a riguardo (le comunicazioni sono diventate più difficili n.d.r.) alleghiamo l'articolo de El Comercio del 6 aprile 2002. Il pezzo (in spagnolo) descrive come Telmo Gualinga, ex referente politico della comunità tra 1988 e il 1992, fu accusato dai leader di Sarayacu di essere il rappresentante della Daimis Service, sub appaltatrice della CGC e di avere stipulato accordi in proprio senza l'autorizzazione della rappresentanza comunitaria. Cristina Gualinga, rappresentante della Organización de Pueblos Indígenas de Pastaza (OPIP) e collegata a Pachakutik dopo l'accaduto dichiarò: "l'opposizione contro la ricerca di petrolio nella zona (blocco 23) , si radicalizzerà".
Alleghiamo anche l'appello degli sciamani di Sarayacu che chiedono il rispetto e la difesa del loro territorio ancestrale, della loro cultura e tradioni dallo sfruttamento petrolifero imminente.
Sábado, 6 de Abril del 2002
ElComercio.com
La negativa a la prospección petrolera persiste en Pastaza
Puyo. La comunidad kichwa de Sarayacu es el centro de una oposición a la ampliación de la actividad petrolera al bloque 23, en el centro-sur de Pastaza. Sus 800 habitantes, asentados a 25 minutos de vuelo desde Shell, a orillas del río Bobonaza, rechazaron "enérgicamente", a uno de sus miembros, que quiso ser el puente entre la comunidad y la petrolera argentina Compañía General de Combustibles (CGC), que busca petróleo en la zona.
Telmo Gualinga, ex teniente político entre 1988 y 1992, fue acusado por líderes de la comunidad de ser el "relacionador comunitario" de la Daimis Service, subcontratista de CGC.
"Con varias estrategias, como socializar supuestos beneficios de la actividad, quiso atraer a la gente", explico Cristina Gualinga de la Organización de Pueblos Indígenas de Pastaza (Opip). Esta organización está vinculada a Pachakutik.
Por esa razón, los pobladores de los centros Shiguacocha y Calicali, en Sarayacu, detuvieron a Telmo Gualinga, quien fue 'juzgado' por la comuna. Esas comunidades, según Cristina Gualianga debatieron sobre la sanción que recibiría el indígena.
Si frotarle ají en sus ojos, ortigarle o ponerle tabaco por la nariz. No se descartó su expulsión de la comunidad.
Finalmente, los ancianos y chamanes hicieron valer su experiencia y autoridad. "Recibió solo una llamada de atención y la advertencia de que debía acatar la decisión de la asamblea", dijo el vicepresidente de la Opip, Olmedo Cuji.
"La oposición indígena a que se busque petróleo en el bloque 23 se radicaliza", dijo Cristina Gualinga, de la Opip. A la negativa de esa comunidad se suma la de la Unidad de Organizaciones Indígenas del Pueblo Kichwa de Pastaza, formada por Opip, Federación de la Nacionalidad Kichwa y Asociación de Indígenas Evangélicos.
Estas comunidades hicieron una listado de sus demandas a la empresa antes de autorizar el inicio de los trabajos en la zona.
Fijaron un cronograma. En ese listado reclaman de la empresa inversiones superiores a 22 millones de dólares.
David Gualinga, presidente de los Evangélicos, asegura que aún desconocen la posición oficial de la CGC porque su representante en el país (Ricardo Nicolás) está en Argentina.
Fuentes cercanas a la empresa argentina dijeron que la aspiración indígena "es exagerada y sin consenso de las bases".
Cují respondió que "todo lo planteado es una aspiración comunitaria". Ahora estudian un recurso de Amparo Constitucional como sucedió en el bloque 24.
Mientras tanto la incertidumbre continúa.
30 ottobre 2002
MESSAGGIO DEGLI SCIAMANI DI SARAYAKU
AMIAMO LA VITA, LA NATURA È VITA

Nel corso della nostra vita siamo responsabili di ciò che la natura ci ha offerto affinché lo si utilizzi in modo razionale e si possa così vivere in armonia; la responsabilità di vivere in un ambiente sano, godendo di buona salute fisica e mentale, è assolutamente nostra.
Tutto ciò che esiste nel mondo ha una ragione dessere, le risorse naturali non fanno eccezione, il petrolio non fa eccezione. Per molti individui ciò che sto dicendo potrebbe suonare poetico o irreale, non è così! Ciò che sto per dirvi è reale, tanto reale quanto la vita stessa.
La natura ha vita propria, fiumi, laghi, montagne, alberi e tutto ciò che esiste in natura ha vita propria; attentare alla vita della natura significa provocare imprudentemente uno squilibrio irreversibile e cambiare il corso normale dellesistenza. Così iniziano i disastri naturali, per molti inesplicabili, ma comprensibili per noi: è il modo in cui protesta MADRE NATURA chiedendo a chi non vuol sentire di essere ascoltata.
Nei miei 80 anni di vita ho visto molte trasformazioni, ciò che oggi difendiamo non è tutto ciò che esisteva una volta. Al tempo dellingresso della compagnia Shell già si depredò parte del nostro mondo naturale, con dolore osservammo come si estinguevano molte specie che oggi non esistono più, incontravamo morte nei laghi enormi anaconde, così come delfini, nutrie, caimani e a poco a poco gli esseri viventi dei fiumi e delle montagne cercarono rifugio sempre più lontano; recentemente si stanno riprendendo perché la saggia Madre Natura sa riacquistare forza, ma per questo ci vogliono molti anni e forse le specie che esistevano un tempo non torneranno ad esistere.
Il petrolio tanto bramato per il suo valore economico e monetario non è né più né meno che il sangue che dà vita alla Madre Terra e alla natura. Ora si tenta di togliere il sangue dal suo corpo e si pensa di poter vivere nella morte, ma non è logico dissanguare la Madre Terra e chiedere che la natura non reagisca. Probabilmente questa logica non funziona con chi vuole a tutti i costi sfruttare il petrolio. A che mai gli servirà tutto il denaro del mondo, se stanno andando verso la propria sventura e morte! Pensano forse che i grandi edifici, le grandi dimore siano immuni alla reazione della natura? Pensano forse che i terremoti, le eruzioni vulcaniche, le inondazioni, gli uragani non li colpiscano? Immagino che soltanto troppo tardi ci renderemo conto che lumanità si è sbagliata e si è autodistrutta, ma sarà già tardi.
Molti giovani, che ancora non hanno vissuto abbastanza per amare ciò che sono, credono che decidere nella vita è facile o che essendo usciti dalle comunità indigene possano prendere decisioni che riguardano la vita interna delle comunità stesse senza più chiedere lopinione degli anziani; non si rendono conto che contribuiscono alla loro stessa sventura. Vivere con dignità è importante, ciò implica avere coscienza e principi solidi. Purtroppo ci siamo resi conto che molti giovani che chiedono lingresso delle compagnie petrolifere e lo fanno a nome delle comunità, dicendo che ciò contribuisce al loro sviluppo, non hanno la minima idea di quale sviluppo vogliono promuovere, solo vogliono copiare qualcosa di estraneo perdendo lidentità e la dignità.
La perdita della dignità ha molte forme, ma la peggiore è attentare ai principi di ciò che siamo e ciò per cui siamo. Una persona può vivere in qualsiasi parte del mondo, mantenere con rispetto relazioni con altri popoli e ancora non perde la sua identità fin quando è cosciente di chi è.
Signori, vi sollecito vivamente ad aiutarci a proteggere lumanità, rispettando la terra e la madre natura, è sufficiente che ogni individuo ponga un granello da parte sua e la vita continuerà.
SABINO ATANACIO GUALINGA CUJI
RAPPRESENTANTE SCIAMANO COMUNITÁ KICHWA DI SARAYAKU
13 Novembre 2002
Insieme a tre ecologisti ecuadoriani protestava contro la costruzione dell'Ocp
Attivista italiano arrestato a Quito
Di CINZIA GUBBINI - da Il Manifesto
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De Marzo espulso
http://www.sherwood.it
14 novembre
Giuseppe De Marzo, della Federazione dei Verdi, e' stato costretto a lasciare l'Ecuador alle 23 di mercoledi (le 5 di giovedi' in Italia) dopo due giorni di fermo nel Centro di detenzione provvisorio a Quito. Un colpo di mano perentorio e inaspettato. Persino lAmbasciata italiana e stata avvertita allutimo minuto del provvedimento di espulsione reso subito esecutivo dallIntendencia Judicial. Dopo lazione pacifica nei boschi di Guarumos e il seguente arresto dellecologista italiano insieme ad altri due attivisti di Accion por la vida, la voglia di liberarsi di De Marzo e diventata morbosa. La polizia giudiziale ha emesso la sentezza con una celerita mai vista in Ecuador. Le multinazionali che fanno parte del Consorzio Ocp, responsabili dei disastri commessi a Mindo per la costruzione delloleodotto, hanno fatto la loro parte: il biglietto aereo di ritorno diretto in Italia (Quito-Guaiaquil-New York-Milano) e stato gentilmente pagato dal Consorzio delle multinazionali petrolifere. Tutto di corsa per allontanare De Marzo dallEcuador. Anche perche, dopo le violazioni dei diritti subite al momento dellarresto e la certezza di non avere commesso alcun reato, hanno spinto De Marzo ad andare fino in fondo. Davanti alla Intendencia Judicial il leader verde si e difeso disconoscendo tale autorita e, sicuro di una piena assoluzione, facendo pronto ricorso in giudizio di fronte alle autorita municipali. Ma il confronto sui fatti, quando si parla di petrolio, di un miliardo e settecento milioni di dollari, e di disastri ambientali, non e proprio il mezzo piu indicato per risolvere certe questioni, specie per chi guida i buldozer contro gli alberi. Quindi meglio qualche intimidazione, due giorni di carcere duro, un biglietto aereo, e via. Ma non e stato cosi facile liberarsi di De Marzo. Il volo scaccia ecolgista indesiderato era infatti previsto per le 19,45. De Marzo e stato prelevato segretamente dal Centro di detenzione provvisorio alle 18 per il trasferimento in aereoporto. Unazione pianificata al nanosecondo che invece e risultata goffa e penosa. Gli attivisti di Accion por la vida e Accion ecologica erano tutti li ad aspettarli. AllAreoporto e successo di tutto. I Ruskin di Mindo e gli attivisti di Quito si sono incatenati a De marzo come un edera. La polizia e intervenuta, la stampa anche. Risultato: De Marzo non e partito con il volo delle 19,45. De Marzo e stato invece ricoverato al pronto soccorso dellaeroporto duramente contuso al torace e la pressione alle stelle. Il medico di turno ha proibito alla polizia di trasportarlo in aereo. La polizia ha insistito talmente che il Verde italiano e partito da Quito con il volo delle 23 scortatato come un terrorista da un ufficiale di polizia. Arrivera a Roma venerdi alle 8 del mattino.
Enzo Vitalesta
MP3 - File audio con intervista di Radio Sherwood con G. De Marzo
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Quattro ecologisti, tra cui Giuseppe De Marzo della federazione dei Verdi sono stati arrestati ieri mattina in Ecuador mentre cercavano di fermare i lavori per la costruzione dell'Oleoducto de crudo pesados (Ocp), la megagalattica operazione che vede coinvolta - insieme ad altre 6 compagnie petrolifere - anche l'italiana Eni. De Marzo e tre attivisti della rete Acciòn por la vida, che difendono il bosco protetto di Mindo Nabillo una delle vittime "eccellenti" dell'oleodotto, hanno passato tutta la notte tra lunedì e martedì nella selva per investigare sulle devastazioni prodotte dallo scellerato progetto delle sette compagnie. Si sono travestiti da operai dell'Ocp per poter penetrare nella zona dei lavori, strettamente controllata dalle guardie private assoldate dalle compagnie al fine di impedire qualsiasi verifica. In mattinata i quattro attivisti hanno deciso di provare a fermare i lavori, che stanno distruggendo la foresta mettendo a rischio l'intero ecosistema dell'area, considerato dagli esperti uno dei più importanti al mondo per concentrazione di biodiversità. La risposta è stato l'arresto immediato.
La costruzione dell'Ocp - a cui l'Italia partecipa non solo attraverso l'Eni, ma anche attraverso un finanziamento della banca Bnl - è iniziata nell'agosto del 2001 e in Ecuador si è sviluppata una forte campagna di protesta che ha influenzato l'opinione pubblica sui danni irrimediabili che deriveranno al paese dall'operazione. La resistenza è forte soprattutto nelle campagne, dove i contadini vengono espropriati delle proprie terre per permettere il passaggio dell'oleodotto, e nella selva, dove le popolazioni indigene si oppongono strenuamente allo sfruttamento petrolifero. Ma anche all'estero si è sviluppata una campagna diffusa contro la costruzione dell'oleodotto, che toccherà ben 11 aree protette, zone vulcaniche e ad alto rischio sismico, e comporterà l'apertura di nuovi pozzi petroliferi in zone ancora vergini dell'Amazzonia. In Italia sono tantissime le associazioni che partecipano alla campagna contro l'Ocp.
Non è la prima volta che militanti ecologisti finiscono in carcere per aver protestato contro l'Ocp. Il 25 marzo toccò a 17 attivisti (tra cui due italiani) che avevano partecipato a un campo ecologista proprio nell'oasi di Mindo Nabillo. Anche in quel caso l'azione di protesta era totalmente pacifica, ma gli stranieri furono comunque espulsi dal paese. La Federazione dei Verdi italiani, intanto, si è mossa immediatamente chiedendo l'intervento della Farnesina e ribadendo che sia l'Eni che la Bnl dovrebbero uscire dal progetto.
Le azioni nell'area di Mindo sono particolarmente frequenti non solo perché il bosco è uno dei più importanti a livello mondiale, ma anche perché, proprio in quell'area, sarebbe stato possibile scegliere un percorso meno pericoloso per l'ambiente. Alla fine la scelta è caduta sulla strada più corta e meno dispendiosa, denunciando il criterio meramente economico con cui viene condotta l'operazione Ocp.
Comunicato stampa della Campagna Italiana contro l'OCP
In diffusione a tutti imedia ecuadoriani
Boletín de prensa
Las organizaciones de base y ambientalistas y las asociaciones de solidaridad y cooperación internacional que integramos la Campaña Italiana contra el OCP queremos expresar una vez más nuestro total desacuerdo con la realización de esta gigantesca obra que ve la participación italiana de Eni-Agip y del Banco Nacional del Trabajo (BNL). Y estamos aun más extremadamente preocupados por las continuas y repetidas medidas represivas adoptadas por parte de las autoridades ecuatorianas para apagar las pacificas movilizaciones que en diferentes lugares del país se están dando en contra de la construcción del OCP.
Ultima medida tomada, que forma parte de una demasiada larga lista, ha sido la detención de 4 activistas (dos ciudadanos ecuatorianos, Cesar Fiallo, Cesar Patino y el ciudadano italiano Giuseppe de Marzo) el pasado 12 de noviembre durante una protesta pacifica en el Bosque protector de Mindo organizada por parte de varias organizaciones ecologistas, estudiantiles e
indigena ecuadorianas.
Los riesgos de ese proyecto no están solo en la construcción y puesta en funcionamiento de esta infraestructura, como han evidenciados una vez más las explosiones y los daños causados por el volcan Reventador, sino también en lo que lleva en su conjunto la operación: graves impactos en las zonas atravesadas por el conducto, ampliación de la frontera petrolera a zonas protegidas por ser parques naturales y territorios ancestrales indígenas y violaciones de los derechos sociales, economicos y ambientales de las poblaciones locales. Todo eso sin garantías de beneficios para las poblaciones locales que viven por su mayoría en condiciones de marginación y
pobreza.
Frente a esta ultima grave operación represiva adoptada por la autoridad policial pedimos firmemente que:
Se restituya libertad a todas las personas detenidas que reclamaban pacíficamente en contra del OCP.
Sea garantizado el derecho a la plena libertad de expresión a quienes, de forma no violenta y constructiva, quieran expresar su oposición al proyecto OCP como a otras políticas del gobierno que pongan a riesgo el patrimonio natural y empeoren las condiciones de vida de las poblaciones locales.
Creemos que el OCP represente un ejemplo más de aplicación de un modelo de desarrollo inequitativo y no sostenible que considera solo los intereses económicos de unos cuantos y viola los derechos de los/as demás, poniendo a riesgo sus vidas y sus ecosistemas: por eso seguiremos monitoreando sobre
este desastroso proyecto.
CAMPAÑA ITALIANA CONTRA EL OCP:
Amici della Terra, Campagna per la riforma della Banca Mondiale, Carta, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Comitato Internazionalista Uwa, CRIC-Centro Regionale dIntervento per la Cooperazione, DeA-Associazione Donne e Ambiente, Federazioni Verdi Italiani, Legambiente, Terra Nuova, CICA-Comunità Internazionale di Capodarco, Greenpeace, Beati Costruttori di Pace, Attac, Ya Basta,Coordinamento Lombardo Nord Sud, Associazione per i Popoli Minacciati, Selvas.org

Novembre 2002
L'appello di July "Butterfly" Hill: fermate l'OCP
In July of 2002, I had the opportunity to go to Ecuador with two activists from AMAZON WATCH to stand in solidarity with the people there in opposition to further construction of the OCP oil pipeline. It was a very profound and humbling experience to witness both the breathtaking beauty of the land and the people matched with the horrifying devastation caused to them by the oil pipeline.
We began the journey in some of the most remote areas of Ecuador, canoeing in the traditional dugouts down black water lagoons. We saw howler monkeys and squirrel monkeys, almost 100 different species of birds, and hundreds of different plants, flowers, and trees. We even saw the extremely rare freshwater pink dolphin! From there we travelled the proposed route of the oil pipeline. And everywhere we went, there was unbelievable destruction of forests, water, homes, land, and peoples lives. We talked with people everywhere we went, documenting their stories of how the oil has destroyed their lives. We were told of how the government and the oil companies of OCP promised these people that the pipeline would make them rich, but instead it has destroyed their lives and made the country poorer than it was before. They showed us unlined pits of waste oil mixed with the toxic chemicals leaking cancer and other sickness into the land, water, and people. They showed us one oil spill after another. We passed three oil spills in one day! We met with people dying of cancer in communities where there was no cancer before the oil. We saw little children playing in water that had an oil spill further up stream. When we asked them why they would do that, they responded they had no other choice. This is the only source of water for their community so they have no other choice but to cool off in it and to drink from it.
The horror stories of the pipeline told to us by people would fill many pages, not to mention the irreplaceable loss of incredible biodiversity of plants, animals, and trees in beautiful forests, including the rare cloud rain forest of the Mindo region. There are no words that can truly describe the devastation upon beautiful Ecuador and its beautiful people, all because of many of our countries addiction to oil and the immense profits that a very few select people can make at the expense of the people and the planet.
One of the companies involved in the OCP pipeline is AGIP, and Italian company. I know from my wonderful experiences in Italy that Italian people love nature and believe in treating people with respect and care. I believe that if most of the Italian people saw what was happening in Ecuador, they would demand that AGIP leave the consortium. And that is what I am asking and praying for from the wonderful people of Italy. Please get involved and demand that AGIP and BNL leave the OCP consortium and Ecuador. I will continue to work on the U.S. company, Occidental Oil, and get it to leave, along with working with the people of Germany to get the bank West LB to pull its funding for the pipeline.
Please know that each one of your voices and actions makes a difference!
Thank you.
Julia Butterfly Hill
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Novembre 2002
Ecco le gravissime accuse del legale rappresentante dell'OCP in Ecuador agli attivisti che manifestavano, con la loro presenza sul luogo, contro lo scempio compiuto dall'oleodotto nella primavera del 2002.
In spagnolo, vi mostriamo il documento scritto che crea un precedente gravissimo: se le manifestazioni pacifiche sono identificate come terrorismo, qual'è il futuro dell'opposizione civile?
Terrorismo e sabotaggio

Questa foto si riferisce a 2 degli attivisti arrestati a fine marzo 2002
SEÑOR JUEZ OCTAVO DE LO PENAL DE PICHINCHA
EDWARD LEE GILBERT, en mi calidad de Vicepresidente Ejecutivo y Representante Legal de OCP DEL ECUADOR S.A. conforme acredito con el documento que anexo, ante Usted comparezco y formula la presente acusación particular en los siguientes términos:
1. Mis nombres, apellidos dirección domiciliaria y numero de pasaporte son: Edward Lee Gilbert, domiciliado en esta ciudad de Quito, Av. Amazonas y Naciones Unidas esquina, con pasaporte de Estados Unidos de Norteamérica No. 016692467.
2. Los nombres y aplleidos de los acusados y si fuere posible su domicilio son de Alejandro Pajón Naranjo, colombiano de 20 años de edad; Valbuena Silva Fidel Camilo colombiano de 22 años de edad, Ojeda Juan David colombiano de 20 años de edad, Rodríguez Valencia Carlos Vladimir colombiano de 20 años de edad, Randolph Daniel Packard estadounidence de 29 años de edad, Goye Quentin frances de 24 años de edad, Robert Fransoise frances de 32 años de edad, Giacometti Matteo italiano de 26 años de edad, Colleoni Paola italiana de 26 años de edad, Ritter Bettina alemana de 21 años de edad, Hrabal Caterina alemana de 20 años de edad, Klimaschewshki Andrea alemana de 24 años de edad, Jones Nicholas irlandes de 33 años de edad, Bruno Cassis suizo de 24 años de edad, Vaca Pérez Cristian Xavier ecuatoriano, mayor de edad domiciliado en San Miguel de los Bancos y Vaca Pérez Roberto Wilfrido ecuatoriano mayor de edad, con cédula de ciudadanía No. 171215278-2 de estado civil soltero, de profesión empleado, domiciliado en San Miguel de los Bancos, únicas generales que se conozco actualmente.
3. La determinación de la infracción acusada: es la tipificada y sancionada en los Arts. 158, 159, 160 reformado, e innumerado que sigue a continuación, de nuestro Código Penal, que corresponde al Capítulo IV de los delitos de sabotaje y terrorismo.
4. La relación de las circunstancias de la infracción con determinación de lugar, día mes y año que fue cometida: La construcción del Oleoducto de Crudos pesados, obra de prioridad y seguridad nacional, viene sufriendo una serie de retrasos motivados esencialmente por la interferencia que efectúan determinados grupos subversivos que alegnado proteger los intereses de la comunidad y del ecosistema, disfrazando sus verdaderos intereses proselitistas, con el objeto de producir alarma colectiva, formando asociaciones o pandillas, sin amparo de norma legal alguna, se han apoderado de bienes inmuebles en los cuales deben ejecutarse los trabajos necesarios para el proyecto, y en base a presiones, amenazas y agresiones de palabra y obra al personal de OCP, o, en base a la intimidación, desde el 9 de enero del 2002, han ocupado por la fuerza inmuebles ubicados en el sitio denominado Guarumos, parroquia de Mindo del Cantón Quito, Provincia de Pichincha para levantando trincheras y barricadas obstaculizar el ejercicio de la obra publica, impedir la acción de la Policía Nacional causando así un perjuicio millonario al Estado Ecuatoriano y a la Compañía encargada de llevar a efecto la construcción de esta obra. Este hecho se encuentra agravado por cuanto se ha llegado a determinar que se trata de ciudadanos extranjeros que sin tener la capacidad jurídica que solamente le puede haber conferido ostentar un visado de acuerdo con nuestra Ley de Migración, en forma abusiva agresiva, arbitraria e ilegal y supuestamente alegando ser representantes de organizaciones internacionales que se autodenominan ecologistas, repito en forma sistemática y dolosa han efectuado varios daños atentatorios contra la soberanía y seguridad del Estado así como para la seguridad del proyecto que se construye, retardando injustificadamente su construcción, a sabiendas que esto nos causa un costo incuantificable por el momento.
La alarma colectiva que han creado estos ciudadanos nacionales y extranjeros ha llegado al punto de que ha cundido el pánico en la zona y entre el personal y los técnicos de la Compañía OCP, quienes temen por su seguridad y vida, lo que ha obligado a la actuación diligente del señor Intendente General de Policía de Pinchincha quien ha receptado el Parte Policial elaborado con fecha 25 de Marzo del 2002 por el Mayor de Policía Fernando Proaño Hidalgo, el mismo que se encuentra en su conocimiento y del que se desprende la flagrancia del delito cometido por los individuos, que finalmente fueron desalojados y parte de los individuos extranjeros deportados del país.
5. La justificación de la condición de ofendido y los elementos en los que se funda la atribución de la participación de los imputados en la infracción son: Mi representada, la Compañía OCP, producto de estos actos vandálicos, ha sufrido perjuicios económicos significativos que en su oportunidad serán cuantificados y colateralmente el Estado Ecuatoriano. El parte policial suscrito por el Mayor de Policía Fernando Proaño Hidalgo de fecha 25 de Marzo del 2002, que da cuenta del desalojo de estos individuos del sitio mismo en los que la Compañía realiza sus trabajos; la amplia publicidad periodística que han dado los diversos medios de comunicación social; las propias declaraciones del Presidente de la República y documentación adjunto en la etapa investigatyiva de cuenta de la participación directa en el ilícito que acuso de los ciudadanos contra quien propongo mi acción.
6. Mis firmas y rúbricas constan al pie de la presente y la reconoceré cuando su Autoridad así lo disponga.
Señalo como mi domicillio, los casilleros Judiciales Nos. 160 y 1600 de mis Defensores Drs. Germánico Maya R. y Fernado González S. Profesionales a los que autorizo que a mi nombre y representación suscriban cuanto escrito fuere necesario para los intereses de mi representada.
Firmo con mis Defensores.
Dr. Germánico Maya R.
Matrícula 1704
Dr. Fernando González S.
Mat. 2694
Sr. Edward Lee Gilbert
Vicepresidente Ejecutivo de OCP
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