La lotta per la terra continua
di Cristiano Morsolin

Le foto di S. Salgado di questo servizio sono tratte dalla mostra resa disponibile tramite il gruppo di appoggio MST Italia.(http://www.mst.citinv.it)
SOMMARIO:
Popoli indigeni rifiutano la "civilizzazione" della guerra,
di Cristiano Morsolin (in italiano), 10 aprile 2003;
Dichiarazione finale del consiglio direttivo del Coordinamento di Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica COICA,
11 aprile 2003 (in spagnolo);
Petroleras e indígenas sin consenso para la producción de crudo -
LA HORA (Ecuador), 10 aprile 2003 (in spagnolo);
Comunicato stampa di Accion Ecologica,
Quito (Ecuador), 9 aprile 2003 (in spagnolo);
DOCUMENTO:
Limpatto ambientale e sociale delle attività finanziate dalle banche italiane nei Paesi in via di sviluppo,
di Antonio Tricarico e Jaroslava Colajacomo - Campagna per la riforma della Banca Mondiale - Campagna italiana contro OCP, marzo 2003;
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18 Aprile 2003
La lotta per la Terra, la difesa della Pachamama sono frontiere lungo le quali SELVAS sta dedicando una particolare attenzione informativa alternativa: se il petrolio ha scatenato la guerra in Irak dobbiamo ricordare la guerra "a bassa intensità" per il controllo dell'Amazzonia, del Polmone della Terra.
I rappresentanti di 400 popoli indigeni della Conca Amazzonica hanno lanciato il loro grido disperato durante il consiglio direttivo del Coordinamento di Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica COICA svoltosi a Quito la settimana scorsa: "La guerra è già arrivata da molto tempo in Amazzonía e noi popoli indigeni contiamo molte vittime. I missili "intelligenti" sono già caduti e continuano a cadere sulle nostre foreste: lo sfruttamento petrolifero, del legname e dell'estrazione mineraria, i vari megaprogetti, la biopiratería, il traffico delle specie, l'oltraggio dei nostri territori e delle conoscenze ancestrali, il Plan Colombia, sono solo alcuni esempi delle tecnologie di guerra usate nelle nostre terre".
La questione della Terra assume connotazioni particolari in base ai vari contesti.
In Brasile continuano ad essere uccisi i leader campesinos dei senza Terra del Movimento Sem Terra MST e anche della Commissione Nazionale della Pastorale della Terra CPT, organo della Conferenza Episcopale Brasiliana CNBB (che SELVAS ha conosciuto attraverso gli articoli di Alzenì Tomaz, tenace defensora dei diritti dei sem-terra del nordest castigato dalla siccità, e per questo minacciata di morte) anche se stanno arrivando nuovi segnali in direzione di una vera riforma agraria da parte del Governo LULA.
L'11 aprile scorso a Curitiba si è realizzata la sesta celebrazione dei Martiri della Terra, in memoria dei martiri dei conflitti rurali ed è stato presentato il Rapporto annuale del 2002 Commissione Nazionale della Pastorale della Terra CPT (presieduto dal combattivo vescovo dom Tomaz Balduino):dal 1988 al 2002 è stato documentato l'assassinio di 1.548 lavoratori rurali in Brasile; nel 2002 sedici contadini sono stati uccisi durante conflitti per la terra e ben 73 persone sono state minacciate di morte.
Fra pochi giorni sarà on-line un nuovo articolo di Alzenì Tomaz in occasione della Giornata Mondiale di mobilitazione per la lotta per la terra, in programma il 17 aprile.
In ECUADOR continua la mobilitazione internazionale contro l'Oleodotto Crudos Pesados OCP: l'8 aprile scorso c'è stato l'ennesimo incidente denunciato dall'Ong ACCION ECOLOGICA nella riserva naturale del Cayambe Coca - laguna di Papallacta.
Inoltre i popoli indigeni stanno cercando di dialogare con le imprese petrolifere che operano nel Paese Andino per elaborare un "regolamento di consultazione e partecipazione per la realizzazione di attività petrolifere).
Il 3 aprile scorso a Roma la delegazione formata da Marco Scinto, Francesco Ferrante, Riccardo Liburdi, Caterina Imbastari, Jaroslava Colajacomo e il Senatore verde Francesco Martone, a nome della Campagna italiana contro OCP - BNL (Campagna per la Riforma della Banca mondiale, CRIC, Terra Nuova, Legambiente, Amici della Terra, Carta, Ya Basta, Centro Nuovo Modello di Sviluppo e Federazione dei Verdi Italiani) ha incontrato Luigi Abete della Banca Nazionale del Lavoro: in vista della riunione annuale degli azionisti della BNL del 24 aprile le varie ONG si stanno attivando perché la BNL deve impegnarsi a promuovere un monitoraggio sullapplicazione delle regole internazionali per gli impatti dellOCP, facendo pressioni sulle altre banche, in particolare sulla Westlandes Bank, affinché venga creato un panel internazionale indipendente di monitoraggio.
Tra i vari punti si chiede anche una dichiarazione che preveda la modifica dello statuto per incorporare nelle operazioni del project financing la valutazione del rispetto degli standard nazionali ed internazionali sullambiente e i diritti umani e la creazione di politiche e standard ambientali e sociali interni alla BNL e la definizione di settori interdetti (no-go zones per esempio grandi dighe, foreste primarie, armi, progetti energetici che utilizzino fossil fuels, nucleare, diritti umani).
Per adempiere alla nostra responsabilità di cittadini del mondo è importante conoscere l'impatto ambientale e sociale delle attività finanziate dalle banche italiane nei Paesi del Sud del Mondo !
Popoli indigeni dell'Amazzonia rifiutano la "civilizzazione" della guerra
10 aprile 2003
| :: Movimento Sem Terra :: |
17 aprile 2003
7° anniversario del massacro di Eldorado do Carajas, giornata mondiale di lotta contadina, giornata di lotta per la riforma agraria in Brasile.
Lettera al Presidente Lula Da Silva
La lettera è stata presentata al Ministro Fontenelle, dell'Ambasciata del Brasile da Serena Romagnoli e Federica Prato (Comitato di appoggio MST); Tonino Mancino (Forum Contadino/Altragricoltura), Andrea Ferrante (AIAB)
Estimado Presidente,
in questo giorno particolarmente significativo per tutti coloro che nel mondo seguono e appoggiano da anni le lotte dei senza terra brasiliani, divenuti per molti uno dei più importanti simboli della lotta contro il neoliberismo, vogliamo rivolgerci a Lei, che ha vissuto sulla sua pelle il peso delle spaventose disuguaglianze e delle ingiustizie sociali che caratterizzano il suo paese e tanta parte del nostro mondo e che tendono purtroppo a crescere supportate dalla guerra infinita lanciata dall'Impero americano.
Contro questa guerra Lei si è schierato con chiarezza, per questo vogliamo regalarle, rappresentando, ne siamo certi, le intenzioni dei milioni di cittadini italiani che scendono in piazza in questi mesi sventolandola, la bandiera della pace che nel nostro paese ha origine, ma che è divenuta ormai un simbolo che va al di là dei nostri confini.
La sua elezione è stata accolta con immensa speranza non solo nel suo paese, come Lei sa bene, ma in tutto il mondo, tra coloro che credono in "Un altro mondo possibile" e certamente in Italia. Siamo consci delle enormi difficoltà che Lei deve affrontare, della drammatica eredità lasciatale dai governi precedenti, dei pesanti vincoli internazionali che ostacolano la sua azione.
Vogliamo tuttavia chiederle dei segni, che pensiamo Lei possa compiere, facendoci interpreti delle ansie dei lavoratori agricoli del Movimento Sem Terra con il quale abbiamo un antico vincolo di amicizia e solidarietà
Oggi è l'anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, non possiamo non ricordare quindi i 19 lavoratori senza terra uccisi 7 anni fa, il 17 aprile del 1996 in Pará:
Altamiro Ricardo da Silva, Antònio Costa Dias, Raimundo Lopes Pereira, Leonardo Batista de Almeida, Graciano OlÌmpio de Souza, Josè Ribamar Alves de Souza, Oziel Alves Pereira, Manoel Gomes de Souza, Lourival da Costa Santana, Antònio Alves da Cruz, Abìlio Alves Rabelo, João Carneiro da Silva, Antònio (irmão), Josè Alves da Silva, Robson Vitor Sobrinho, Am&Mac173;ncio dos Santos Silva, Valdemir Ferreira da Silva, Joaquim Pereira Veras, João Rodrigues de Araùjo
e insieme a loro le centinaia di morti nelle lotte per la terra, 43 solo nell'anno 2002, e tutte le altre vittime delle violenze nelle campagne brasiliane: i lavoratori schiavi, le persone picchiate, minacciate di morte, le migliaia di famiglie sgomberate che hanno spesso visto le loro case e i loro campi distrutti. L'impunità - come sostiene la CPT anche nel suo ultimo recentissimo rapporto - è il principale fattore del riprodursi delle azioni violente.
Da molti anni è in discussione nel Parlamento brasiliano una legge che prevede lo spostamento dei processi relativi a crimini contro i diritti umani alla Giustizia federale, che è certamente più libera rispetto alle pressioni esercitate dai potenti locali, dai grandi latifondisti.
Chiediamo al suo governo, facendoci interpreti delle richieste del MST brasiliano, un impegno straordinario per favorire in ogni modo che l'impunità sia sconfitta, che i colpevoli di crimini contro i lavoratori senza terra e contro tutti i lavoratori delle campagne subiscano giusti processi, a partire dai responsabili del Massacro di Eldorado, anche eventualmente con la promulgazione di una misura provvisoria relativa allo spostamento dei processi.
Il problema più sconvolgente del suo paese, come Lei sa meglio di noi, è quello del latifondo. Dalla struttura della proprietà della terra derivano i principali problemi economico-sociali e politici che colpiscono la popolazione brasiliana. La fame non potrà essere sradicata in Brasile senza risolvere questo enorme problema, senza redistribuire le terre, ed eliminare lo scandalo di latifondi, come quello di 4,5 milhões de hectares pertencente a construtora CR Almeida de Curitiba. La riforma agraria non è solo il problema dei lavoratori rurali senza terra, ma dell'intera società brasiliana.
Jean Ziegler, relatore speciale dell'Onu per il diritto all'alimentazione, ha recentemente scritto:
" According to INCRA (Institute for Colonization and Agrarian Reform), there are nearly 100 million hectares of uncultivated land in Brazil. Export-oriented agriculture has accelerated the problem of landlessness and the increasing concentration of the land is pushing more people to the cities. For these reasons, the land question continues to be an emotive driving force for social change in Brazil".
Parlando recentemente a Roma con il ministro Miguel Rossetto, abbiamo apprezzato l'impegno che egli ha espresso nei confronti della riforma agraria; le decine di migliaia di accampati e i 4.8 milioni di famiglie di lavoratori senza terra aspettano tuttavia da Lei qualche gesto simbolico immediato di esproprio di alcuni tra i più grandi latifondi del paese, che confermi la grande fiducia che hanno riposto nel suo governo.
Come Lei sa a Porto Alegre, durante il 3 Forum Social Mundial, Via Campesina ha lanciato la campagna "I semi sono patrimonio dell'umanità". Questo è un tema che vede concordi tutti quelli che nel mondo credono nella sovranità alimentare, nel diritto degli agricoltori di produrre i loro propri semi, che sono contrari alla privatizzazione, minacciata dall'azione dell'OMC, di beni essenziali come l'acqua e i semi appunto. Sappiamo quanto questo tema sia delicato in un paese come il Brasile.
Abbiamo letto con disappunto della misura provvisoria del 26 marzo, favorevole alla liberazione della soja transgenica dell'ultimo raccolto. Insieme a Via Campesina e a Greenpeace Brasile ci auguriamo tuttavia che Lei voglia mantenere le sue promesse, rispettando l'opinione della maggioranza della popolazione brasiliana che non vuole consumare transgenici e non lasci spazio ai semi trasgenici delle grandi multinazionali, che sottrarrebbero competitività ai prodotti brasiliani sul mercato internazionale e in particolare europeo e autonomia ai piccoli produttori del suo paese.
Caro Presidente,
noi amiamo il Brasile e abbiamo grandi speranze nel suo governo perché seguiamo fin dall'inizio la sua traiettoria politica, è con fiducia e spirito di amicizia che le inviamo questa lettera. |
Rappresentanti di 400 popoli indigeni che abitano l'Amazzonia a livello latinoamericano stanno realizzando a Quito (Ecuador) il consiglio direttivo del Coordinamento di Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica COICA. Dirigenti provenienti da Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Guyana Francese, Perú, Suriname e Venezuela stanno discutendo da lunedì scorso in merito ai principali problemi che colpiscono il milione e mezzo di indigeni che vivono nell'Amazzonia.
La pace in questa regione ricca di risorse naturali (petrolio, legname, minerali, biodiversità, acqua), al centro di interessi strategici, è una delle preoccupazioni emerse durante l'incontro che si concluderà domani.
I popoli indigeni non vogliono che si aggravi la loro già difficile situazione con l'intervento militare promosso dal governo colombiano e statunitense attraverso il Plan Colombia.
Punto centrale dell'incontro è la definizione delle strategie dell'Agenda Indigena Amazzonica relative alla sostenibilità, preservazione delle risorse e di un sistema giuridico proprio, formazione accademica e rafforzamento della saggezza ancestrale. Inoltre si sta discutendo sulla situazione dei popoli indigeni nei diversi paesi ed anche sul diritto ad essere consultati sulle attività petrolifere.
In una nota diffusa ieri da Sebastiao Manchineri, coordinatore generale COICA, emerge una dura critica alla cosiddetta "civilizzazione": "la modernizzazione della violenza in nome dello sviluppo, di dio e della democrazia, ha incrementato le barbarie e la crudeltà nell'umanità".
Questo rappresentante indigeno del popolo Yine del Brasile si riferisce alla situazione di guerra che vive il pianeta e segnala il rischio che l'Amazzonia si trasformi nel prossimo scenario di conflitto per il controllo di risorse naturali.
Manchineri lamenta la fragilità di certi organismi internazionali "che non tengono in considerazione che l'essere umano non ha solo bisogno di cibo ma anche di dignità". Si criticano i governi dei paesi amazzonici che "dovrebbero difendere i nostri diritti ma sono i primi a realizzare piani contro il popolo". Di fronte a questa situazione si chiede che "gli Dei trasmettano ai cuori di ogni essere umano la rivoluzione dell'amicizia, la costruzione della pace, la condanna della guerra e di coloro che la promuovono".
La dichiarazione del coordinamento COICA si concentra sugli effetti perversi di un'altra guerra "a bassa intensità": "la dinamite esplode negli scavi minerari; i carichi "chirurgici" esplodono durante le previsioni sismiche; le seghe a motore tagliano gli alberi centenari; i bruciatori spargono i loro gas mortali sulle comunità; l'arsenico, il mercurio ed altre armi chimiche invadono le acque dei nostri fiumi; migliaia di fratelli desplazados fuggono dalle pallottole.
La guerra è già arrivata da molto tempo in Amazzonía e noi popoli indigeni contiamo molte vittime.
I missili "intelligenti" sono già caduti e continuano a cadere sulle nostre foreste: lo sfruttamento petrolifero, del legname e dell' estrazione mineraria, i vari megaprogetti, la biopiratería, il traffico delle specie, l'oltraggio dei nostri territori e delle conoscenze ancestrali, il Plan Colombia, sono solo alcuni esempi delle tecnologie di guerra usate nelle nostre terre.
Il genocidio si sta già realizzando nei confronti dei nostri popoli, con meno rumore e meno macchine fotografiche. La cosa peggiore è che sta continuando e niente lo ferma. Sembra che in Amazzonía non è necessario nascondere le armi di distruzione di massa. Temiamo che si incrementi la guerra che già viviamo, dove le principali vittime sono i popoli ancestrali che abitano l'Amazzonia".
La dichiarazione si conclude sottolineando che "come popoli di pace la nostra risposta è stata l'organizzazione, la denuncia, la mobilitazione, la resistenza. Malgrado la forza di questo nemico che attacca da vari fronti, continueremo a difendere con queste armi i nostri territori, le nostre culture e forme di vita".
Il Coordinamento di Organizzazioni Indigene della Conca Amazzonica COICA è stato fondato nel marzo 1984 e dal 1993 ha sede permanente a Quito. Attualmente i suoi membri sono: OIS (Suriname), APA (Guyana), FOAG (Guyana Francese), CONIVE (Venezuela), OPIAC (Colombia), CONFENIAE (Ecuador), AIDESEP (Perú), CIDOB (Bolivia) y COIAB (Brasile).
XII Reunión del Consejo de Coordinación y XVI Reunión del Consejo Directivo
Coordinadora de las Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica
Del 7 al 11 de abril del 2003
Quito-Ecuador
PARTICIPANTES
Consejo de Coordinación
AIDESEP (Perú) Haroldo Salazar Rossi (Vicepresidente)
APA (Guyana) Yvonne Perrazo (Vicepresidenta), Carol Ann Marcus
CIDOB (Bolivia) Egberto Tabo (Presidente), Saúl Chávez (Vicepresidente)
COIAB (Brasil) Jecinaldo Barbosa (Presidente), Crisanto Rudzo (Vicepresidente)
CONFENIAE (Ecuador) José Quenamá (Presidente), Fidel Ushigua
CONIVE (Venezuela) Nicia Maldonado (Presidenta), Jesús Jiménez (Tesorero)
FOAG (Guyana Francesa) Jean-Aubéric Charles (Presidente)
OIS (Surinam) Nardo Aloema (Presidente)
OPIAC (Colombia) Julio César Estrada (Presidente), José Soria (Secretario General)
Consejo Directivo
COIAB (Brasil) Sebastião Haji Manchineri (Coordinador General)
FOAG (Guyana Francesa) Jocelyn Roger Theresse (Vice Coordinador General)
CONFENIAE (Ecuador) José Quenamá (Coord. Cooperación Económica y Recursos Naturales)
OIS (Surinam) Josein Aloema Tokoe (Coord. DD.HH., Socioculturales y Educativos)
AIDESEP (Perú) Edwin Vásquez (Coord. Territorio, Ambiente y Biodiversidad)
Coordinadora de las Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica (COICA)
Boletín de prensa
Quito, 11 de abril de 2003
Acogerse a la Agenda Indígena Amazónica (AIA) en las relaciones con los pueblos indígenas, fortalecer la legalización y demarcación de los territorios indígenas, controlar los recursos que llegan a nombre de los pueblos. Son algunas de las exigencias que los dirigentes indígenas amazónicos hacen a gobiernos, organismos internacionales y ong`s ante la grave situación que atraviesan los pueblos que habitan la región.
Estas resoluciones fueron tomadas en la reunión del Consejo de Coordinación y del Consejo Directivo de la Coordinadora de las Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazónica (COICA). Representantes de 400 pueblos indígenas se reunieron en Quito, del 7 al 11 de abril, y adoptaron estas decisiones con el objetivo de presionar a los distintos actores para que los derechos de los Pueblos Indígenas, presentes en distintos instrumentos jurídicos nacionales e internacionales, se lleven a la práctica.
Frente a la incursión de empresas extractivas en los territorios ancestrales indígenas, COICA los declara espacios de paz y desarrollo para la supervivencia de los Pueblos Indígenas. Por ello, exige a los gobiernos que refuercen la demarcación y legalización de estos territorios, que declaren a algunos de ellos zonas intangibles, que revisen los contratos con estas empresas, que formulen políticas y estrategias que respeten los derechos colectivos de los Pueblos Indígenas.
Por otro lado, los indígenas amazónicos ratificaron su decisión de desenvolverse como actores independientes, con una agenda propia que responda a sus propias prioridades. Por eso, exigieron que, cualquier actor que establezca relaciones con los pueblos y organizaciones indígenas, considere y se adapte a la Agenda Indígena Amazónica y no imponga programas que representan otros intereses.
Considerando que los proyectos que desarrollan algunas instituciones con los Pueblos Indígenas muchas veces benefician más a las primeras que a los últimos, los dirigentes de COICA resolvieron establecer mecanismos de monitoreo y evaluación de los recursos que lleguen a favor de los Pueblos Indígenas. También se comprometieron a luchar para que estos recursos no alimenten la burocracia de ciertas ong`s y aclararon que éstas no están autorizadas a recaudar fondos en su nombre si no garantizan la participación directa en la gestión, implementación y evaluación de los proyectos.
También se pidió la ratificación del Convenio 169 de la Organización Internacional del Trabajo sobre los Pueblos Indígenas a los países que aún no lo han hecho, en especial a los países amazónicos como Guyana, Surinam y Francia.
La resolución final de la reunión XII del Consejo de Coordinación y la reunión XVI del Consejo Directivo de COICA también trae decisiones específicas para cada país amazónico. Al gobierno de Brasil se le exige la conclusión de la demarcación de las tierras indígenas, el desalojo de los invasores presentes y la protección de algunos territorios, el enjuiciamiento y castigo de los asesinos de los dirigentes indígenas.
Se resolvió pedir al gobierno peruano promover acciones que protejan a los pueblos voluntariamente aislados y sus territorios. Al Congreso de ese país, se solicitó la inclusión de las propuestas constitucionales promovidas para proteger los derechos indígenas. También se invitó al relator especial de la ONU para los Temas Indígenas para que visite Colombia y constate e informe sobre la grave situación de los pueblos indígenas en ese país.
A Francia, presente en la Cuenca Amazónica a través de la Guyana Francesa, se pidió su ratificación del Convenio 169 de la OIT y la armonización de sus leyes nacionales con los instrumentos internacionales que garantizan los derechos de los Pueblos Indígenas. Se alertó a Surinam del posible desastre ambiental que se cierne sobre los bosques tropicales de ese país por las acciones de expansión que vienen realizando las compañías mineras que extraen bauxita.
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Petroleras e indígenas sin consenso para la producción de crudo
tratto da La Hora (Ecuador) del 10/04/2003
Redacción Puyo.
Los pueblos indígenas y las compañías petroleras que operan en Ecuador se rigen bajo un esquema que ha provocado grandes desencuentros entre estos dos sectores.
El denominado "Reglamento de Consulta y Participación para la Realización de Actividades Hidrocarburíferas" busca la aplicación del derecho constitucional de consulta a los pueblos indígenas, sobre prevención, mitigación, control y rehabilitación de los impactos socio-ambientales de la actividad. Así, prevé la participación indígena en los procesos de consulta, la elaboración de los estudios de manejo ambiental, incluidos los planes de relaciones comunitarias. La norma debe aplicarse en las comunidades de un área de influencia directa de una licitación o un proyecto petrolero, para cuyo efecto éstas podrán actuar a través de las organizaciones, legalmente establecidas que las representen o de manera directa.
Según el reglamento, la consulta previa a las comunidades, pueblos afroecuatorianos o a la ciudadanía, la debe realizar la empresa que ejecute la actividad.
Franco Viteri, presidente de la Asociación Sarayaku, en la zona del Bloque 23, hace notar que el Reglamento "no contempla el derecho de los pueblos indígenas a negarse a la explotación petrolera en sus territorios".
Asimismo, Milton Callera, presidente de la Federación Interprovincial de Nacionalidades Achuar del Ecuador (Finae), en el Bloque 24, argumenta que el Reglamento contempla el Plan de Relaciones Comunitarias. Esto "ha servido para que las petroleras contraten personas y creen organizaciones fantasmas y traten de dividir a las organizaciones indígenas con gente expulsada de sus comunidades. Se ha pretendido hacer creer que los pueblos indios están a favor de la actividad petrolera".
A su vez, el presidente de la Organización de Pueblos Indígenas de Pastaza (OPIP), Olmedo Cuji, señala que el Reglamento, a más de inconstitucional, "fue impuesto por las firmas petroleras y ratificado por el Gobierno, que solo cumplió con el papel de expedirlo".
Mario Melo, del Centro de Derechos Económicos y Sociales (CDES), afirma que el Reglamento prevé la consulta a las comunidades, haciendo optativo que éstas actúen o no a través de sus organizaciones representativas. Esto, argumenta, contraviene el Convenio 169 de la Organización Internacional del Trabaja que establece que la consulta debe hacerse por medio de sus instituciones representativas. La participación es obligatoria.
Contrariamente, Carlos Villarreal, de la compañía Burlintong, adjudicataria del Bloque 24 en Morona Santiago, afirma que "es muy positivo que exista una normativa para la consulta de participación.
"El Reglamento no es malo ni bueno, pero es mejor que exista algo a que no se tenga nada". Cree que la nueva norma beneficia a las comunidades.
Por el lado ecológico, David Elliott, de Fundación Pachamama asegura que el Reglamento "deja a las organizaciones totalmente vulnerables a las tácticas que han sido utilizadas por las petroleras para fragmentarlas y así ingresar".
La cronología
16-08-2001 . El Ministerio de Energía, con apoyo del Banco Mundial, contrató a la firma Price Waterhouse para que, en proceso participativo, elabore el proyecto de reglamento. Luego, la Conaie planteó observaciones y no conoció el documento final.
19-12-2002 . A 27 días del fin del gobierno de Gustavo Noboa, se publicó en el Registro Oficial 278, el Decreto Ejecutivo 3401 de 2 de diciembre de 2002, con el Reglamento de Consulta y Participación para realizar actividades hidrocarburíferas.
Punto de vista
Juan Carlos Montenegro
Abogado de la firma CGC
La consulta y participación en proyectos hidrocarburíferos son conceptos posteriores a la firma de los contratos. El de Participación del Bloque 23, por ejemplo, fue suscrito entre la Compañía General de Combustibles (CGC) y Petroecuador en 1996 y la consulta apareció en la Constitución del 98, lo que genera, de nuevo, inseguridad jurídica.
En cualquier caso, el reglamento regula estas dos instituciones limitando la obligatoriedad de la consulta a los proyectos futuros. En tanto, en los que están en ejecución, como el del Bloque 23, rige la obligación de poner en conocimiento de las comunidades el estudio de impacto ambiental de la fase respectiva.
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Comunicado de Prensa : Acción Ecológica
Disastrosa fuoriuscita di greggio

El 8 de abril del 2003, cerca de las 5:00 de la mañana, una rotura del SOTE generó un derrame de crudo en la reserva Cayambe Coca, el cual bajó a la laguna de Papallacta donde cubrió cerca de la mitad de su superficie. El agua que abastece a la sexta parte de la población de Quito proviene de esta laguna y aunque no corre un peligro inminente, existe un real riesgo de una futura contaminación del agua por bioacumulación de residuos hidrocarburíferos. Por otra parte, la total ineficiencia del plan de contingencia y la falta de medidas de mitigación nos demuestran que el paso de dos oleoductos, el SOTE y el OCP, a ambos lados de la Laguna de Papallacta, es totalmente irresponsable.
El martes 8 de abril, entre las 4:00 y las 5:00 de la mañana, se produjo un derrame de crudo por rotura de una soldadura del SOTE en el sector Sucos San Juan, ubicado en la Reserva Cayambe Coca. Según Petroecuador, la fisura en el oleoducto se habría producido por el paso de tractores que trabajaban en la construcción del OCP sin tomar las debidas precauciones en un sector donde el SOTE se encuentra enterrado a sólo 1m10 cm de la superficie y en tierra suelta.
Acción Ecológica denuncia la insuficiencia del plan de contingencia utilizado para enfrentar el derrame ocurrido en esta área de importancia estratégica para Quito. Hasta la 1:00 de la tarde, nada se hizo en el lugar de la rotura para detener el flujo de crudo que descendía por los ríos Sucos y Tambo hasta la Laguna de Papallacta; la colocación de boyas en ella empezó a las 2:00 de la tarde, más de 9 horas después de producirse el derrame, y sólo se contó con dos equipos de succión para la extracción del crudo.
A la 1:00 de la tarde, cerca de la mitad de la Laguna de Papallacta, que abastece de agua a una sexta parte de la población de Quito, estaba cubierta de crudo. Si bien no existe un peligro inminente de contaminación del agua potable, pues las válvulas fueron cerradas por la EMAAP poco tiempo después de ocurrirse el derrame, sí hay un gran riesgo futuro. Aunque la capa superficial de crudo no llegue a las rocas volcánicas por donde filtra el agua hacia los reservorios de la EMAAP, las acciones conjugadas del viento, de las corrientes acuáticas y de la bioacumulación de los hidrocarburos en vegetales acuáticos y sedimentos pueden producir la contaminación futura de las rocas que jamás podrán ser remediadas. Por está razón, Acción Ecológica exige la limpieza y la remediación, completa y rápida, de la zona afectada, rica en biodiversidad y que alberga a numerosas especies de peces, anfibios, patos y pájaros en peligro. Junto a estas acciones, es necesario realizar el monitoreo del agua potable durante por lo m
Los riegos futuros de contaminación del agua de la laguna son muy altos ya que el crudo contiene tóxicos y metales pesados como el vanadio, que puede mantenerse en el ambiente durante periodos de hasta 10 años. Según Víctor Granadillo, de la Universidad del estado de Zulia en Venezuela: "el vanadio es capaz de ocasionar cambios en el material genético de plantas, animales y humanos".
Por otra parte, el OCP, cuya construcción está cerca de concluir, rodea la Laguna de Papallacta para luego seguir una ruta paralela al SOTE pasando por la Reserva Cayambe Coca. Este nuevo oleoducto tampoco dispone de la tecnología y de las medidas requeridas para la protección del agua en caso de ocurrirse un derrame. Por esta razón, y para que los quiteños no vivamos durante los 20 próximos años con una bomba de tiempo amenazando nuestra agua, pedimos a los Ministerios del Ambiente y de Energía y Minas que se revise la ruta del OCP y que se exija al consorcio tomar todas las medidas de protección del agua necesarias y aprobadas por la EMAAP y por el Municipio de Quito.
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Cristiano Morsolin, , giornalista militante, educatore di strada, operatore di reti internazionali. Fondatore dell'Osservatorio Indipendente SELVAS, www.selvas.org.
E-mail : morsolin2002@yahoo.it
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