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Le comunità indigene del Chiquitano sono minacciate di morte,
e le speculazioni agrarie annientano la biodiversità

Monte Verde-militare


Le comunità e i dirigenti indigeni, i loro rappresentanti legali e i funzionari della sovrintendenza forestale che cercano di controllare la deforestazione indiscriminata del bosco secolare sono minacciati di morte e gli allevatori della regione chiedono la militarizzazione del Monte Verde per appropriarsene

Il popolo indigeno Chiquitano di Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia, viene aggredito da individui che, supportati da alcune istituzioni pubbliche e private, pretendono di appropriarsi del loro territorio. Dal 1994, in base ai suoi diritti costituzionali, le Centrali Indigene di Concepción, Lomerío y San Javier (CICC, CICOL y CIP-SJ) hanno sollecitato lo Stato ad assegnargli il loro territorio denominato Monte Verde. La domanda venne ammessa solo nel 1996 con l’approvazione della legge 1715 del Servizio Nazionale per la Riforma Agraria che riconobbe espressamente le petizioni territoriali indigene e ordinò la assegnazione in un lasso di 10 mesi a partire dal 18 ottobre, come ottenuto dalla Marcia realizzata dalle popolazioni indigene delle terre basse di Bolivia. Da qui è cominciato un interminabile processo per impedire questa assegnazione e, nel migliore dei casi, ridurlo alla sua minima espressione escludendo le migliori terre produttive, le aree boschive ricche di biodiversità e le grandi estensioni per l’ampliamento delle aziende degli allevatori, per gli oppressori e i trafficanti che hanno cominciato ad invaderle fin dall’approvazione di quella legge e di altre che li supportano e tramite documenti falsi.

Azioni legali, ricorsi, mobilitazioni, negoziazioni e accordi sono stati la costante negli ultimi due anni, ma tutto questo non è stato sufficiente di fronte all’Istituto Nazionale per la Riforma Agraria (INRA) e i loro massimi tribunali di giustizia che intervengono durante il processo, le cui azioni si sono caratterizzate per i continui rinvii e la negazione dei diritti degli indigeni. Sono passati quattro anni dalla approvazione della legge e il processo per l’assegnazione di Monte Verde si trova fermo da vari mesi nella speranza di una risoluzione del Tribunale Agrario Nazionale, il massimo giudice agrario, che riconosce le impugnazioni presentate dalle parti illegali. Con l’aiuto del silenzio e della complicità istituzionale, queste parti illegali incrementano ogni giorno le loro azioni contro il Popolo Chiquitano distruggendo i loro boschi secolari e minacciando la vita dei dirigenti e delle comunità e di chiunque faccia richiesta di un procedimento legale. Negli ultimi mesi sono entrati nel territorio 50 persone che hanno cominciato a distruggere più di 300 ettari di bosco secolare in una zona di grande fragilità ecologica. Queste persone sono state messe sotto contratto dall’Impresa Aceitera FINO S.A. (un oleificio) che da parecchi anni cerca di appropriarsi di 15mila ettari in nome di una cooperativa fantasma chiamata ÅgLa UnidadÅh. Nel contempo hanno fatto entrare in forme clandestina altri illegali, ex funzionari dell’attuale governo e familiari delle autorità che cercano di accapparrarsi più di 200mila ettari e hanno già distrutto più di 1,500 ettari di bosco secco, ricco di biodiversità.
Di fronte a questi fatti, la Central Indigena Paikoneka di San Javier – CIP-SJ e la Central Indigena delle Comunità di Concepciòn –CICC, come misura di legittima difesa territoriale, hanno deciso di reinstallare Posti di Controllo nelle comunità di Turuz Napez, Santa Rita, San Fermín e San Lorencito, nei municipi di San Javier e Concepciòn per impedire l’ingresso delle parti illegali e il saccheggio dei loro beni.
Le reazioni non si sono fatte aspettare. Le associazioni degli allevatori e degli agroindustriali hanno intrapreso una campagna per fare pressione sul governo affinchè assecondi il non rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e adotti metodi per consolidare le loro pretese fraudolente allo scopo di liquidare il territorio di Monte verde. La stampa locale e nazionale ha diffuso ampiamente questa campagna a favore dei settori di potere e omette le informazioni sugli altri appelli che vengono fatti a favore degli indigeni.

L’11 settembre, una commissione della Sopraintendenza Forestale, entità competente per controllare e sanzionale la distruzione illegale del bosco, ha dato inizio a una ispezione sull’area deforestata, cominciando dalla Cooperativa La Unidad, testa d’ariete della Aceitera FINO S.A. a cui ha confiscato i macchinari. Il giorno dopo, sono stati scoperti alcuni loro affiliati che minacciavano di morte con armi da fuoco i funzionari e i rappresentati legali delle organizzazioni indigene. L’ispezione è stata sospesa per problemi di sicurezza, cercando comunque di mantenere il controllo su altre aree che stanno per essere diboscate rapidamente.
Lo stesso 12 settembre, mentre si continuava l’opera di distruzione del territorio, sono stati aggrediti verbalmente e minacciati di morte le comunità al Posto di Controllo di Turuz Napez, Municipio di San Javier, giungendo persino al tentativo di sequestro di un ragazzino che riuscì a fuggirei. Questo provocò altri incidenti che per fortuna non degenerarono, ma i rappresentanti della volontà illegale si ritirarono avvertendo che ci sarebbero potute essere ritorsioni.
Nelle ultime ore è circolata la versione secondo la quale la federazione degli Allevatori di San Javier sta militarizzando la zona del territorio indigeno di Monte Verde, una cosa che potrebbe sfociare nello sterminio delle comunità indigene
Santa Cruz de la Sierra.

14 de septiembre de 2001