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27-01-2005
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Mentre altri movimenti sociali si indeboliscono di fronte alla presa del potere da parte delle forze progressiste o di sinistra, che sono solite “strappare via” le loro bandiere storiche e mettere in discussione la loro autonomia, il caso del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) del Brasile è completamente l’opposto. Nei due anni di governo Lula non ha smesso di rafforzarsi al punto che oggi siamo di fronte ad un numero di accampati come non si era mai visto durante i venti anni in cui ha lavorato per la riforma agraria e per l’organizzazione dei più poveri.
Ecco due documenti per capire meglio l'originalità del "popolo delle terre" e la loro esperienza pratica.


Quando la terra è in movimento

Le analisi di Raúl Zibechi e Leonardo Boff

Tutte le foto sono tratte dal sito ufficiale www.mst.org.br/. Foto di Douglas Mansur

:: Approfondimenti ::
Movimento Sem Terra MST del Brasile: www.mst.org.br

Comitato d’appoggio MST in Italia: www.citinv.it/associazioni/MST



Movimento Senza Terra:
la ricostruzione della dignità umana

Di Raúl Zibechi da Alai-amlatina


Traduzione italiana di Loredana Stefanelli, revisione Daniela Cabrera - di Traduttori per la Pace



Mentre altri movimenti sociali si indeboliscono di fronte alla presa del potere da parte delle forze progressiste o di sinistra, che sono solite “strappare via” le loro bandiere storiche e mettere in discussione la loro autonomia, il caso del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) del Brasile è completamente l’opposto. Nei due anni di governo Lula non ha smesso di rafforzarsi al punto che oggi siamo di fronte ad un numero di accampati come non si era mai visto durante i venti anni in cui ha lavorato per la riforma agraria e per l’organizzazione dei più poveri.

Bernardo Mançano Fernandes, geografo e consulente del MST, autore di vari libri sul movimento più importante dell’America Latina (tra cui “A formaçao do MST no Brasil”, editore Vozes, 2000, imprescindibile per comprendere la storia del movimento), sostiene in questa intervista che “il processo di territorializzazione è un trionfo del MST” e che “il movimento si rinnova nella conquista della terra”.

- Come definirebbe la politica attuale del governo Lula in relazione al settore agricolo e zootecnico e riguardo i contadini senza terra?

- In Brasile abbiamo due ministeri che si occupano dello sviluppo agricolo, uno è Ministero dell’Agricoltura che si occupa dell’agricoltura capitalista o agrocommercio, il secondo è il Ministero per lo Sviluppo Agricolo che si dedica all’agricoltura contadina e alla riforma agraria. I grandi proprietari agricoli hanno “scelto” il primo, quello che difende gli interessi dell’agrocommercio quindi, in parole povere, non c’è stato alcun cambiamento politico con il governo di Lula rispetto a quello di Fernando Henrique Cardoso il quale, inoltre, aveva mantenuto la stessa politica portata avanti dai governi della dittatura militare.

I grandi proprietari mantengono il 90 % delle risorse riservate all’investimento nell’agricoltura. D’altro canto, al Ministero dello Sviluppo Agricolo rimane solo il 10 % delle risorse. Nel 2003 facevo parte del gruppo che elaborò il II Piano Nazionale di Riforma Agraria, con l’obiettivo di sistemare un milione di famiglie durante il governo Lula, ma il piano non fu accettato dal governo che presentò una proposta per sistemarne solo 530 mila di famiglie. Nel 2003, il governo ha sistemato soltanto 38 mila famiglie, e nel 2004, fino al mese di novembre, soltanto 44 mila.
Con questo ritmo, il governo Lula non riuscirà a sistemare neanche quelle 530 mila famiglie che ha promesso. I movimenti contadini, specialmente l’MST, organizzano delle occupazione di terre tutte le settimane. Abbiamo circa 200 mila famiglie accampate. Tuttavia questo tipo di pressione non risulta sufficiente a far si che il governo soddisfi le richieste delle famiglie senza terra. Di fronte a questa realtà, non vi è il minimo dubbio che la politica del governo conservi il carattere di una politica compensatoria, in accordo con quanto richiesto dalla Banca Mondiale e dal FMI.

- Quali sono i motivi per cui la riforma agraria prosegue a un ritmo così lento?

- I motivi sono due: il primo consiste nel fatto che le organizzazioni multilaterali (Banca Mondiale e FMI) che determinano la politica interna, accettano la riforma agraria unicamente come politica compensatoria, consistente nel soddisfare parzialmente le richieste dei movimenti contadini per evitare maggiori conflitti. Un altro motivo consiste nel fatto che lo stesso governo Lula non considera la riforma agraria come una politica di sviluppo territoriale in grado di modificare la struttura fondiaria, la struttura della popolazione e del potere e che possa promuovere un’altra politica per l’agricoltura. D’altra parte neanche i partiti politici brasiliani avanzano proposte né intraprendono delle azioni per difendere la riforma agraria. Rispondono appena alle pressioni dei contadini senza terra.

- Lei ha già messo in evidenza come, secondo l’MST, il nemico principale non sia il latifondo ma l’agrobusiness. Questa definizione non presuppone un confronto di fatto con il governo nella misura in cui l’agrobusiness svolge un ruolo importante nel gabinetto Lula e all’interno della sua politica economica?

- Il progresso tecnologico dell’agricoltura e la globalizzazione hanno creato una nuova realtà. Grandi multinazionali stanno investendo in Brasile e stanno aumentando la produzione e la produttività ma nello stesso tempo stanno tagliando posti di lavoro e stanno espropriando i contadini. Il governo Lula non interferirà in questo processo perché ha adottato una politica neoliberale, per cui in Brasile la questione agraria tende ad accentuare le disuguaglianze. Non esiste altra via di uscita per i contadini se non quella di occupare le terre dell’agrobusiness’. Per farsi un’idea, l’agrobusiness genera un posto di lavoro ogni 20 ettari mentre l’agricoltura contadina genera un posto di lavoro ogni 8 ettari. L’agrobusiness controlla l’80 % dell’area coltivabile, detiene il 90 % delle risorse e produce il 60 % della produzione agricola nazionale. I contadini, per i quali rimane a disposizione il 10 % delle risorse, producono il 40 % della produzione nazionale in appena 20 % dell’area coltivabile. In base a questi dati, non c’è dubbio che l’ agrobusiness interessa solo ai capitalisti perché fornisce loro molta ricchezza ma anche molta miseria per il paese. E una parte di questa ricchezza viene utilizzata per pagare il debito estero. Ossia lavoriamo sempre di più per essere sempre più poveri. Il governo del PT (partito dei lavoratori) è entusiasta dell’ agrobusiness e lo stesso vale per la maggior parte degli intellettuali brasiliani che non riescono a percepire come questo modello rappresenti un passo indietro per il Brasile.


Foto MST - Acampamento em Minas Gerais

- L’MST sembra ogni giorno più forte: cinque mila insediamenti, 200 mila accampati ai bordi delle strade e più di cento occupazioni territoriali durante “l’aprile rosso”. Quale sarà il prossimo passo del movimento? Non hanno timore che le occupazioni finiscano per indebolire Lula e favorire il ritorno della destra?

- In effetti questo è il grande dilemma dell’MST. La destra spera che i movimenti contadini sconfiggano il governo per poter tornare al potere. L’MST è stato molto cauto. E’ la prima volta nella storia del Brasile che viviamo l’esperienza di avere un partito dei lavoratori al governo. Perciò bisogna agire con la massima cautela. L’MST non fermerà le occupazioni perché non indeboliscono il governo. E’ la sua politica economica ad indebolirlo. L’MST deve aiutare il governo a raggiungere i suoi obiettivi e le occupazioni territoriali sono un modo per costringerlo ad adempiere parzialmente alle sue promesse. Tuttavia riconosciamo che eleggere un nostro presidente non è sufficiente per cambiare il paese. Per superare questa realtà, è necessario allargare l’organizzazione del popolo e creare nuovi spazi politici. Ci restano due anni di governo per imparare a relazionarci con un governo che fa molto poco ma che può migliorare grazie al nostro appoggio. Comunque abbiamo la certezza che non è questo il governo che speriamo. Male che vada è meglio sognare. Continueremo a essere attenti per lottare per i nostri principi e per andare avanti nel nostro tentativo di cambiare il Brasile. Sappiamo che il Brasile cambierà solo se lo farà anche il resto dell’America Latina.

- Uno degli aspetti più affascinanti dell’MST è costituito dalle nuove forme di vita negli insediamenti, dalle forme di produzione cooperativa fino all’istruzione. Fino a che punto questo tipo di relazioni “non capitalistiche” si stanno consolidando e diffondendo?

- Senza dubbio, l’aspetto più bello da osservare nella lotta per la terra è la risocializzazione delle persone, la ricostruzione della dignità umana. Una volta che il latifondo viene trasformato in insediamento, centinaia di famiglie costruiscono le loro abitazioni, i bambini e i giovani vanno a scuola, la famiglia ha lavoro e costruisce la propria comunità, promovendo lo sviluppo territoriale. Con ogni insediamento conquistato, con ogni cooperativa che si forma, i rapporti di lavoro familiari o non capitalistici si diffondono e si riproducono tanto nel lavoro quanto nella lotta, poiché molte delle famiglie insediate contribuiscono alla formazione di un nuovo gruppo di famiglie per organizzare una nuova occupazione e conquistare un nuovo insediamento. E così via in tutto il Brasile.

- Lei ha parlato del processo di “territorializzazione” dell’MST nel senso di conquista della terra come spazio autocontrollato dal movimento, da cui si produce un salto qualitativo nella lotta per la terra. Crede che queste “isole” senza terra siano conquiste irreversibili oppure sarà necessaria una lunga lotta per consolidarle?

- Il processo di territorializzazione è un trionfo dell’MST. Il movimento si riproduce nella conquista della terra. Non esiste ancora nessuna garanzia di consolidamento, perché il processo di crescita delle disuguaglianze avanza più rapidamente del processo di lotta. Molte famiglie insediate non riescono a ottenere entrate sufficienti per mantenere una buona qualità della vita. La resistenza aumenta ogni giorno di più perché non esistono altre possibilità di sopravvivenza. Non c’è lavoro per cui la resistenza sulla terra è stato il modo più efficace per garantire l’esistenza delle famiglie. Viviamo in una costante minaccia di espropriazione e in un continuo sforzo per garantire le conquiste.

- Fino a che punto il movimento rappresenta un’alternativa per l’insieme dei disoccupati brasiliani? La tendenza a ritornare alla terra da parte dei settori urbani allontanati è una tendenza solida, un’alternativa alla disoccupazione e all’alienazione urbane?

- Il Brasile ha conosciuto un esodo rurale molto violento. Tra il 1950 e il 1980, quaranta milioni di persone emigrarono dalla campagna alla città. Questo fenomeno è finito. Oggi la crescita della popolazione urbana è solo di tipo vegetativo. D’altro canto, stiamo assistendo a una migrazione urbano-rurale come conseguenza delle occupazioni territoriali. Il ritorno o lo spostamento verso la campagna costituiscono una possibilità di cambiare vita. Di lasciare le periferie urbane e di vivere con una qualità di vita migliore. Questo processo è ancora all’inizio ma può essere motivato dal governo federale. Il governo è ancora convinto che essere moderno significhi vivere in città, non importa in che modo. Credo che la traiettoria percorsa dalle famiglie che hanno lasciato le città e che vanno a occupare le terre rappresenti una tendenza che può essere incrementata in accordo con le politiche sviluppate. L’aspetto più interessante è vedere come le famiglie di origine urbana riescano ad ottenere buoni risultati economici con la produzione agricola, sfatando il mito secondo il quale per fare il contadino bisogna avere la vocazione.

- Per concludere, l’MST è considerato in America Latina come un autentico movimento alternativo al modello capitalistico. Crede che in Brasile l’esempio dell’MST sia stato imitato in qualche modo dai senza tetto e da altri poveri urbani?

- Senza dubbio, l’MST ha rappresentato una forma di organizzazione totalmente nuova che è stata copiata dai movimenti dei senza tetto. Perché entrambi perseguono lo stesso obiettivo, ossia lottare per la conquista del territorio. Per questa ragione, in Brasile stanno crescendo la lotta per la terra e per l’abitazione.



Movimento dei Sem Terra

L’alleanza terra-acqua

Di Leonardo Boff - Teologo
da Alai-amlatina

Traduzione italiana di Cecilia Di Vita , revisione Daniela Cabrera - di Traduttori per la Pace


Assentamento Campos Novos - Santa Catarina. Foto di Douglas Mansur



In Brasile la questione agraria non è mai stata risolta in quanto la dominazione della classe latifondista di comune accordo con la politica e i mezzi di comunicazione, è sempre riuscita ad indebolire, ad isolare e a frammentare le classi popolari delle campagne, ad eccezione del Movimento dei Senza Terra (MST). Sono state a malapena tollerate le lotte di rivendicazione o sono state approvate politiche meramente compensatorie, ma nulla che apportasse una reale trasformazione.

Queste classi popolari non sono mai state in grado di costituirsi in un fronte ampio di pressione nei confronti dello Stato per fare applicare quanto prescritto dall’articolo 184 della Costituzione: “All’Unione compete l’espropriazione, per interesse sociale e ai fini della riforma agraria, di quegli immobili rurali che non compiano la propria funzione sociale”.

L’Unione, ora sotto l’amministrazione del Partito dei Lavoratori (PT), non ha mai dato l’impulso necessario alla riforma agraria. Non ci sarebbe bisogno di togliere la terra a nessuno, perchè basterebbe utilizzare i 250 milioni di ettari di terreni restituiti o i 285 milioni di ettari di latifondi improduttivi, secondo i dati forniti dall’Istituto per la Colonizzazione e la Riforma Agraria (INCRA). Vi sono terreni per molte riforme agrarie, se solo lo Stato le volesse davvero, come ha fatto per la riforma della Previdenza Sociale e del sistema tributario.

Non solo non va in porto la riforma agraria, ma inoltre il latifondo è aumentato di oltre duemila ettari. Fra il 1992 e il 1998 si è arrivati a 56 milioni di ettari, il che è tre volte di più dei 18 milioni di ettari espropriati dal governo di Fernando Henrique Cardoso in otto anni di amministrazione. Il complesso legname – allevamento di bovini – produzione di granaglie si fa strada dentro all’Amazzonia, provocando una deforestazione mai vista prima. Soltanto fra l’agosto 2002 e l’agosto 2003 sono stati deforestati e bruciati 23.750 kilometri quadrati. Come conseguenza di questo e di altri fattori, il Brasile emette ogni anno 200 milioni di tonnellate di gas ad effetto serra, pari alla quantità che il Primo Mondo si accinge ad abbassare.

Davanti a questa perversione sociale ed ecologica, acquista importanza la “Conferenza Nazionale Terra e Acqua: Riforma Agraria, Democrazia e Sviluppo Sostenibile”, che dal 22 al 25 di novembre ha riunito a Brasilia diecimila contadini di tutto il paese. Per la prima volta è stato costituito un fronte ampio di 45 organizzazioni che si impegnano per la riforma agraria e per la giustizia nelle campagne, nel tentativo di modificare la correlazione di forze con il latifondo e l’agrobusiness. Queste organizzazioni si sono rese conto che, se si mantiene l’attuale modello macroeconomico, diventa impossibile attuare la riforma agraria e garantire la sovranità alimentare. Giustamente hanno scelto come perno del dibattito la Terra e l’Acqua, due dei beni fondamentali che smascherano la logica perversa del sistema imperante fra di noi e nella globalizzazione. Questo sistema rende ogni cosa mercanzia e opportunità di guadagno. Ora la terra e l’acqua sono beni eccezionali. Da essi dipende la sopravvivenza della natura e dell’umanità.

Più che risorse sono beni naturali, vitali e insostituibili. Non possiamo farli diventare merce nelle mani di pochi, bisogna salvaguardare il loro destino universale. Ciò di cui ha più bisogno l’agrobusiness, in quanto esportatore, sono proprio la terra e l’acqua. I dollari così guadagnati contribuiscono alla strategia di stabilità del governo, che altro non è se non il raggiungimento di un indebitamento sostentato. Pagheremo senza ritardo il debito e(s)terno continuando ad uccidere e a deforestare, senza attuare la riforma agraria e mantenendo nell’esclusione sociale milioni di persone.

Queste organizzazioni non accettano questo destino tragico per il popolo. Sono loro i portatori di un Brasile diverso, non il governo. La speranza ha lasciato il “Planalto” ed è tornata alla pianura.



TRADUTTORI PER LA PACE
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