Dopo 38 mesi in cui abbiamo costruito pacificamente delle alternative in mezzo alla guerra, continuiamo a portare avanti il desiderio di ritornare alla nostra terra per essere in grado di provvedere a noi stessi con dignità. Così si presenta la comunità di San José de Apartado. Lo sfollamlento forzato in Colombia ha una soluzione realistica: la "Comunità di Pace".
Una speranza possibile
Del Gruppo 10 di Pisa di Amnesty International.

Nelle foto: bambini e bambine della Comunità di Pace di San Josè Apartado
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LINK sui Diritti Umani
Colombia Support Network
(English)
Informazioni sui diversi aspetti del conflitto .
Colombia Human Rights Network (English/Español)
Diritti umani in Colombia.
Equipo Nizkor
(English/Español)
Organizzazione spagnola di diritti umani in Colombia.
U.S. Committee for Refugees
(English)
Pagina su i rifugiati Colombiani.
CODHES
(Español)
Organizzazione diritti umani per i profughi colombiani.
CINEP
(English/Español)
Comitato di ONG colombiane per il cambiamento economico sociale e politico dei settori mrginali della società.
Paz Colombia
(Español)
Raggruppamento di ONG colombiane che propongono alternative al Plan Colombia tramite soluzioni pacifiche e democratiche anche per il problema legato alle droghe.
Colombian Labor Monitor
(English/Español)
Organizzazione sindacale indipendente
U'wa Defense Working Group
(English)
Organizzazione diritti umani in difesa degli indigeni U'wa in Colombia.
www.uwa.it www.popoliminacciati.it
(Italiano)
Siti per la difesa dei popoli U'wa e indigeni con approfondimenti e campagne in italiano.
School Of the Americas Watch
(English/Español)
SOAW è l'organizzazione che sibatte per la chiusura della "U.S. Army's School of the Americas".
Human Rights Watch
(English/Español)
International human rights organization with an emphasis on the Americas.
Amnesty International International human rights organization.
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Colombia, 18/07/2002
Sfollamento forzato e Comunità di Pace
Il lungo conflitto armato che insanguina la Colombia da quarantanni ha inflitto un alto prezzo alla popolazione civile.
La strategia controinsurrezionale messa in atto dalle forze di sicurezza e dai paramilitari, che si è intensificata a partire dal 1996 ed ha avuto unaltra brusca impennata dopo la rottura dei negoziati di pace nel febbraio 2002, è caratterizzata da una diffusa e sistematica violazione dei diritti umani ai danni di contadini che vivono nelle zone di conflitto, attivisti popolari, leader delle comunità e difensori dei diritti umani che vengono frequentemente etichettati come collaboratori o simpatizzanti della guerriglia.
I paramilitari, la cui guerra sporca costituisce parte integrante della strategia dellesercito colombiano, fanno del terrore il proprio strumento militare privilegiato. Le comunità di contadini sono bersaglio ogni giorno di torture, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni e minacce di morte cui spesso si aggiunge il blocco economico che impedisce loro di rifornirsi di viveri e medicine. Lobiettivo dei paramilitari è quello di obbligare le comunità civili nelle zone del conflitto ad abbandonare in massa le proprie case in modo da togliere qualsiasi potenziale supporto alla guerriglia e da avere un maggior controllo della zona.
Lo sfollamento forzato è anche frequentemente un mezzo per favorire le potenti élites economiche che cercano di sviluppare o proteggere i propri interessi economici nelle regioni del conflitto. Il Rappresentante del Segretario Generale per gli sfollati interni afferma nel rapporto del gennaio 2000: Anche gli interessi economici presenti dietro la violenza e il conflitto sono fattori che causano lo sfollamento. Come parte di un processo chiamato controriforma agraria (al tempo della prima missione del Rappresentante nel 1994 si stimava che il 3 % dei proprietari terrieri controllava più del 70 % delle terre coltivabili nel paese), lo sfollamento è spesso uno strumento per impossessarsi della terra da parte di grandi proprietari terrieri, narcotrafficanti e aziende private con progetti a larga scala per lo sfruttamento delle risorse naturali. Il fatto che la maggior parte dei contadini non possiede i titoli legali per le proprie terre fa di loro delle facili vittime di questo processo.
Chi ha paura della pace?
Anche i gruppi armati della guerriglia (FARC ed ELN) si rendono responsabili di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale ai danni di civili, inclusi il reclutamento forzato dei bambini nei villaggi, il sequestro di ostaggi e larbitraria o deliberata uccisione di coloro che essi accusano di collaborare con le forze di sicurezza o i paramilitari loro alleati.
Queste violazioni diffuse e sistematiche hanno costretto molti contadini ad abbandonare le proprie case - si stima che dal 1985 siano ormai quasi due milioni e a cercare rifugio in campi profughi improvvisati e fatiscenti o nelle periferie delle grandi città.
Dopo mesi e mesi trascorsi in rifugi precari e sovraffollati, senza alcuna forma di intimità, senza assistenza sanitaria e senza la possibilità di lavorare e sostentarsi, alcune comunità di contadini hanno preso la decisione di ritornare nelle proprie terre e ricominciare una vita normale. Durante il processo di ritorno molte di queste si sono proclamate Comunità di pace dichiarando la propria neutralità nel conflitto e il loro impegno a non fornire armi, cibo od informazioni ad alcuna parte in guerra. In cambio hanno richiesto a tutte le parti di rispettare il loro diritto alla vita e il loro status di civili. Altre comunità, anche se non si sono dichiarate Comunità di pace, hanno fatto analoghe richieste.
Le parti in conflitto hanno reagito con violenza a queste iniziative uccidendo brutalmente e spesso sotto tortura i membri di comunità, a volte indigene, che tentavano di tornare alle loro terre. Alcuni comandanti paramilitari e, quel che più è grave, alcuni ufficiali dellesercito hanno manifestato la loro ostilità verso queste dichiarazioni di neutralità affermando che le Comunità di Pace sono solo dei covi di guerriglieri.
La neutralità è solo uno strumento dei critici dellesercito, dei nostri avversari e dei nostri detrattori con lo scopo di separarci dalla popolazione
. Penso che coloro che dichiarano di essere neutrali sono utili idioti o volontari simpatizzanti di gruppi sovversivi o devono essere stranieri. Generale Victor Julio Alvarez, comandante della I divisione dellEsercito Colombiano
Il governo Colombiano, dal canto suo, non ha fatto niente per condannare queste prese di posizione, né per contrastare loperato delle forze paramilitari (e spesso dellesercito) o per proteggere le comunità di pace.
Anzi, dopo la fine del negoziato di pace, dopo lincremento delle forniture di armi da parte degli USA secondo il criticatissimo Plan Colombia, dopo lelezione di Alvaro Uribe, ritenuto espressione dellestrema destra e simpatizzante delle forze paramilitari, la cosa più preoccupante è la volontà del governo di risolvere il conflitto militarmente (che secondo esperti militari nessuna parte è al momento in grado di vincere) e lavvitarsi del paese in un vortice di violenza senza uscita.
La comunità di pace di San José de Apartadó
San Josè de Apartadò, nucleo urbano composto da 32 frazioni minori, che contavano, prima dei massicci sfollamenti, circa 3000 abitanti, è stato il primo paese ad intraprendere questa strada proclamandosi Comunità di Pace il 23 marzo 1997 e impegnandosi a dire no allingiustizia e allimpunità, non prendere direttamente o indirettamente parte al conflitto, non detenere armi, non manipolare né fornire informazioni ad alcune delle parti in conflitto e cercare sempre una soluzione pacifica e negoziata alle controversie
La reazione è stata immediata e pesante: cinque giorni dopo la dichiarazione, alcune truppe dellEsercito e gruppi paramilitari hanno raggiunto le frazioni di Arenas, La Union, Las Nieves, El Guineo e, dopo aver ucciso numerosi contadini hanno bombardato lintera zona. Le settimane seguenti sono state terribili: minacce, uccisioni spesso dopo tortura, esecuzioni sommarie e continui ultimatum agli abitanti perché abbandonassero la zona. Molte persone sono fuggite mentre altre, circa 650, hanno deciso di resistere alla violenza cambiando però strategia: poiché non era possibile farlo allinterno delle singole frazioni hanno cominciato ad organizzare la lotta nella frazione più grande istituendo una vera comunità di fatto.

La comunità come arma educativa
I valori cui la comunità dichiara di ispirarsi sono la libertà, luguaglianza, il rispetto, la solidarietà e il dialogo in risposta ad una mentalità che, basandosi su principi quali la bramosia di potere, ha generato la disumanizzazione. Si prendono le distanze dalla violenza e si valorizza il dialogo.
La Comunità di Pace di San Josè si ispira al principio della solidarietà dandosi come obiettivo il conseguimento di una condizione di benessere per tutti. La scelta di dichiararsi Comunità di Pace nasce come risposta organizzata ad una situazione di guerra che vede come prima vittima la popolazione civile e si propone come scelta politica alternativa alla guerra stessa. Da qui lesigenza di esercitare il potere allinterno della comunità in un modo diverso da come è gestito allinterno della società Colombiana, così da gettare le basi per la costruzione di una società nuova che non si impone con le armi e con un potere economico antipopolare. I rappresentanti sono eletti democraticamente, le decisioni vengono adottate da tutti perché la possibilità di esprimere la propria opinione è uguale per tutti.
I rapporti di lavoro e i modi di produzione sono lontani dal binomio capitale-sfruttamento così presente nella società colombiana. La coltivazione della terra avviene tramite lavoro comunitario, i frutti vengono condivisi equamente e si cerca di migliorare i costi a favore dei contadini. Secondo i principi della comunità lelemento più importante è la persona, non ciò che essa produce.
Purtroppo le violenze da parte dei paramilitari non sono cessate. Tra il marzo 1997 e il marzo 2000, circa 90 membri della comunità sono stati uccisi, il 95% dalle forze paramilitari che operano in alleanza con le forze di sicurezza colombiane, il resto dai guerriglieri. Nellultimo anno la violenza si è addirittura intensificata. Spesso le vittime, anche donne e bambini, sono state uccise durante incursioni nel villaggio, a volte con il machete e in modo orribile, oppure sono state rapite nei posti di blocco e i loro corpi sono stati ritrovati successivamente con evidenti segni di tortura.
Nonostante le uccisioni e le costanti intimidazioni, però, la strategia di dichiararsi Comunità di Pace ha dato agli abitanti di San Josè de Apartadò la possibilità di resistere allo sfollamento verso altre parti del paese ed ha perfino permesso alle famiglie di cominciare a ritornare alle loro case e fattorie abbandonate.
Un altro risultato raggiunto è che la Comunità ha creato spazi per la partecipazione democratica di un popolo che molti avevano tentato di convincere dellincapacità di gestire il proprio destino. Ora dimostrano di saperlo fare.
Lazione di Amnesty International
Amnesty International chiede alle autorità della Colombia di intraprendere le misure più appropriate per garantire alle comunità sfollate un ritorno sicuro. Tale richiesta riguarda limpegno a:
impedire incursioni da parte delle forze armate e dei paramilitari, nonché dei gruppi di guerriglia nei territori delle comunità;
riconoscere pubblicamente la legittimità delle richieste delle comunità a non essere coinvolte nel conflitto;
condannare ogni attacco nei confronti delle Comunità di Pace e ogni dichiarazione da parte dei membri delle forze di sicurezza che ne contesti la legittimità.
Amnesty International continuerà ad osservare da vicino la situazione richiedendo alle autorità colombiane di assicurare un maggior rispetto dei diritti umani.
Noi, gruppo di Pisa di Amnesty International, vogliamo ricordare la scelta coraggiosa che S.Josè de Apartadò ha fatto cinque anni e mezzo fa, il 23 marzo 1997, e che continua a fare ogni giorno di fronte alle enormi difficoltà che incontra. Considerando essenziale il sostegno dellopinione pubblica internazionale esortiamo tutti a promuovere iniziative di solidarietà (lettere, aiuti, gemellaggi,
) verso i suoi abitanti e a fare pressione sul governo Colombiano affinché protegga la comunità.
Il gruppo di Pisa di Amnesty International
Per maggiori informazioni rivolgersi a
Gruppo 10 di Pisa di Amnesty International
Via Fibonacci 1, Pisa
Tel. 347 0183440 (Gabriele Cristoforetti)
http://www.amnesty-pisa.dhs.org
Per approfondimenti visitare il sito dedicato alla Colombia:
http://space.tin.it/associazioni/ixcris/Colombia/ColombiaGen.htm
Amnesty International
incontra Uribe a Londra
Comunicato stampa in inglese del 17 luglio 2002

Foto di Santiago Armas - Reuters
(Titolo originale: Amnesty International meets President-elect in London)
Amnesty, Wed 17 Jul 2002
AI Index: AMR 23/073/2002 (Public)
News Service No: 123
17 July 2002
As Colombia's President-elect Dr Álvaro Uribe Vélez visits Europe before taking office on 7 August, Amnesty International representatives met with him and the ministers designated for Defence and Foreign Affairs today in London to discuss the country's human rights crisis and the organization's concerns about the potential effects of some of his announced policies.
"We welcome this opportunity to begin a dialogue with the incoming administration and to raise our concern that some of the measures he has planned to strengthen security could exacerbate further the human rights emergency affecting millions of civilians across the country," Amnesty International said.
"Security cannot and must not be obtained at the cost of sacrificing fundamental human rights, and the incoming government has an obligation to take all necessary steps to uphold these rights at all times: this is the key message we conveyed to Dr Uribe today," the organization added.
The organization noted a statement made by the President-elect yesterday to the effect that human rights are essential for security, but it insisted on the need for the new administration to develop a clear human rights policy as a matter of urgency.
The main issues raised in the meeting included:
suggestions that the new administration will reform the 1991 Constitution, and in particular some of its important human rights safeguards, which are among the most advanced in Latin America. These suggestions have led to fears that the new government will seek to abolish or weaken the role of the Constitutional Court, which has played an important role in upholding the human rights principles enshrined in the Constitution, and of the Office of the Procurator General and the Office of the Human Rights Ombudsman. plans to re-establish the President's faculty to call a state of siege, dropped in the 1991 Constitution, since it would give extraordinary powers to the armed forces and the Presidency for an unlimited period, and would facilitate human rights violations principally by removing judicial and legislative oversight over states of exception. proposals to grant judicial police powers to the armed forces and to allow the military to carry out house searches and arrests without judicial authority. This not only runs against the spirit of a recent ruling by the Constitutional Court, which threw out similar measures contained in the National Security and Defence Law, but also threatens to strengthen the mechanisms of impunity by covering up responsibility for human rights violations committed by the armed forces and their paramilitary allies.
Amnesty International is further concerned at Dr Uribe's plan to create a one million-strong civilian militia of informers, which the organization fears will only fuel the spiral of political violence and drag the civilian population further into the conflict, exposing those involved to retaliation from either side in the armed conflict;
"Despite the severity of the human rights crisis, there is a clear blueprint for action that the new government can and must adopt," Amnesty International said. This is based on the full and immediate implementation of UN recommendations on ending impunity, combating paramilitarism and protecting vulnerable social sectors, and on the UN Vienna Declaration signed by the Colombian government and another 170 States at the World Conference on Human Rights on 25 June 1993.
"By signing the Vienna Declaration, Colombia committed itself to adopt a Programme of Action on Human Rights. This should become a priority for the incoming government," Amnesty International continued, adding that such a Programme should be based on the recommendations repeatedly formulated by the United Nations and other international bodies.
Background
In the past month, Dr Uribe has been visiting a series of countries including the United States, Canada, France and Spain. During this time, Amnesty International has urged the international community to play a positive role encouraging the incoming administration to adopt concrete measures to uphold human rights. In consideration of the importance of economic interests in Colombia, the organization has also called on companies investing in the country to take a firm stand against human rights violations and to urge the Colombian authorities to tackle the human rights crisis.
Public Document
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For more information please call
Amnesty International's press office in London, UK, on +44 20 7413 5566
Amnesty International, 1 Easton St., London WC1X 0DW.
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