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:: DOSSIER: PLAN COLOMBIA ::
La guerra "invisibile"
:: PROGETTARE L'ALTERNATIVA ALLA VIOLENZA nelle ANDE

LA GLOBALITA’
DELL’ EDUCAZIONE
ALLA PACE IN ECUADOR

A cura di Cristiano Morsolin.


(Foto Bambini ecuadoriani - http://groups.yahoo.com/group/ColombiaUpdate/files)

En español

Ibarra (Ecuador), 14/01/2002

Inseriamo questo articolo sull’educazione alla pace nel capitolo dedicato al Plan Colombia per presentare una proposta globale che si articola nei vari filóni dell’educazione alla pace, ai diritti umani, all’obiezione di coscienza, alla cancellazione del debito estero, all’informazione alternativa. Crediamo infatti che insieme alla denuncia di un piano di guerra qual e’ il Plan Colombia, dobbiamo costruire un’alternativa di pace per praticare la giustizia e la difesa dei diritti umani nel nostro agire quotidiano.

Iniziamo la riflessione con un intervento di Jhonny Jiménez del Servizio Pace e Giustizia Serpaj per poi affrontare globalmente le singole tematiche inerenti a:

• Educazione alla pace
• Educazione ai diritti umani
• Mediazione e risoluzione dei conflitti
• Obiezione di Coscienza
• Opposizione al Plan Colombia
• Cancellazione del debito estero
• Grido degli Esclusi
• Informazione alternativa





INTERVENTO DI JHONNY JIMÉNEZ - SERPAJ

Il mondo vive una spirale di violenza caratterizzata da conflitti (sociali, culturali, economici, ambientali) Nord- Sud, conflitti interregionali, costituzione di stati sovranazionali, alleanze tra gruppi multinazionali, senza che i giovani coordinino le poche iniziative e programminino altenative a partire dalle proprie necessita’ e interessi.
Le conseguenze del processo di globalizzazione e del libero commercio sono la costituzione di Comunita’ plurinazionali, per esempio l’Ecuador fa parte della Comunita’ Andina: un elemento integrativo pero’ allo stesso tempo suscita nuove tensióni e coflitti (per esempio il Plan Colombia) che richiedono una ricerca cosciente di proposte e soluzioni che oltrepassano la pratica violenta e d’affronto.
La globalizzazione delle politiche economiche, sociali e culturali non tiene conto delle diversita’, pretende ignorarle. La polarizzazione della poverta’ ci conduce ad una crescente esclusione della popolazione in generale; ogni volta assume maggior forza l’idea che investire nell’essere umano non e’ redditizio, pertanto diminuiscono in modo accellerato gli investimenti per l’educazione e la salute. Cio’ provoca malcontento, l’insicurezza diventa strutturale e anche i giovani sentono lo scontro di una societa’ che non compie le promesse nella vita reale.
Viviamo un processo di crescente frammentazione dove i movimenti giovanili urbani sono disarticolati e isolati. Allo stesso tempo affrontiamo l’emergenza di nuovi attori sociali, nuove domande e proposte anche se ci sono difficolta’ per comprendere le loro dinamiche e la gestione di questa diversita’. Qui i giovani possono giocare un ruolo da protagonista nel rafforzamento delle reti sociali.
Nello spazio delle citta’ la maggiore quantita’ di ricchezza convive con la maggiore poverta’. Gli studi segnalano che nel nostro paese circa il 78% dei poveri vivono in citta’ senza la possibilita’ di compiere le loro aspirazioni e senza vedere attese le loro domande. Prendendo in considerazione che nel 2000 la popolazione era approssimativamente 12.649.050 della quale il 49.6% e’ minore di 20 anni, significa che quasi la meta’ della popolazione ecuatoriana e’ giovane. La tensione costante tra valori e interessi, tra progetti di vita, tra discriminazione e integrazione, fa si’ che emerga la violenza come unica alternativa di andata e ritorno per conquistare e difendere spazi di partecipazione giovanile, la cui unica risposta sono forme di fuga come le bande, la droga, l’alcool e altre forme di violenza giovanile, senza uno sforzo collettivo per analizzare il problema.
I mezzi di comunicazione inspirati da una mal intesa liberta’ d’espressione influiscono con stereotipi di violenza. Le imposizióni educative e il lavoro sono spazi che generano violenza quando squalificano, discriminano, non rispettano i giovani. I Giovanni vengono influenzati dai mezzi di comunicazione e si muovono tra mode e norme che li rendono sempre piu’ universali, giudicando dai vestiti, dalla musica che ascoltano in privato o in pubblico, dal dialetto originale che parlano. In base ad un punto di vista “adultocentrico” tutto cio’ li rende maggiormente individualista. E’ normale ascoltare gli adulti quando parlano dei giovani: “non sono piu’ come prima, guardali, poveretti hanno la testa vuota, si drogano, si ubriacano, ascoltano musica che neppure loro capiscono, non sanno che fare, non pensano”. Questi motivi spingono gli adulti a pensare continuamente al bisogno di incamminare i giovani per la strada buona.

Gli adulti promuovono e i giovani lo assumono, un non-riconoscimento dell’altro come un essere particolare, diverso, pero’ alla fine e’ uguale a noi. Questo stesso antivalore si riproduce in altri spazi dove il giovane, dove l’indigeno, il negro o la donna non entrano nelle cerchia di amici.
Esiste una cultura di discriminazione tra giovani per differenze sociali, per orientamenti sessuali, culturali o altre forme di espressione, cosi’ si rafforza una cultura dell’intolleranza e del razzismo tra giovani.
Le espressioni giovanili come la musica rock, i gruppi di amici agli angoli della strada, vengono considerati come fonti di delinquenza. Questa associazione di Giovanni e delinquenza spinge la societa’ ad emarginarli attraverso forme discriminatorie e violente, come per esempio la repressione permanente della polizía nei concerti rock.
D’altro lato la societa’, attraverso i mezzi di comunicazione e i discorsi della societa’ moderna, “ti offre” una serie di opportunita’ pero’ nella realta’ incontri mancanza di occupazione, le donne incontrano una falsa femminizzazione della forza lavoro perche’ si incorporano come mano d’opera economica.
Nei gruppi religiosi e sociali i giovanni vengono trattati come volontari, li si considera persone che possono esprimere opinióni pero’ non hanno la possibilita’ di decidere; esiste un’esclusione quando si prendono le decisión nella vita economica e sociale.
Una delle laméntele continue dei giovani e’ che la societa’ ha una visione “adultocentrica” dove gli adulti impongono regole e mantengono una gerarchizzazione estrema delle decisióni.
Gli elementi sopra segnalati spingono i giovani a cercare alternative differenti di espressione per incidere nella vita della societa’ che non e’ articolata. Tutto cio’ fa si’ che non si approfitti delle loro capacita’ per potenziare e rafforzare la cittadinanza.
Questo sistema non permette ai giovani di costruire un progetto di vita e cosi il poco orientamento che ricevono si riflette in cambiamenti di studio, perdita d’anni e abbandono scolastico. Cio’ causa un costo molto alto per lo Stato, il giovane e la sua famiglia; queste risorse si potrebbero canalizzare per migliorare la qualita’ dell’educazione. Si educa per essere adulto e non per sviluppare progetti di vita.
E’ un problema che nessuno assume, le azioni che si implementano sono repressive, e non assicurano una soluzione ma incentivano la formazione di una spirale di violenza sempre piu’ ampia.
La societa’ rimane in silenzio; non c’e’ una voce stabile, permanente che richiama l’attenzione sul tema. Ogni volta che si cerca delle risposte individualízate (le brigate di quartiere da una parte e le forze paramilitari dall’altra) i giovani, con la loro dinamicita’ possono costruire delle proposte innovatrici a partire dalla non violenza e dall’obiezione di coscienza.

Attraverso la resistenza e la disobbedienza civile i giovani possono generare un movimento sociale che gli permetta la visibilita’ e far emergere la loro attoria sociale.
I giovani non si preoccupano solo dei problemi a loro legati ma si preoccupano anche di tematiche come il debito estero, gli aggiustamenti strutturali, il Plan Colombia e altri aspetti.
Crediamo che la decade per una cultura di pace e non-violenza (2.000-2.010) ci dia l’opportunita’ di lanciare queste tematiche nel dibattito e di apriré spazi per dare voce agli attori sociali. Crediamo che sia importante creare o articolare un tessuto sociale, a partire dai giovani, capace di assumere la lotta contro la violenza strutturale non da un punto di vista pasivo, bensi’ con un’opposizione attiva, non con un impegno solo personale ma affinche’ di costituisca un movimento sociale storico.
La forza di un movimento sociale giovanile sta proprio nel confluire insieme in un lavoro educativo che bisogna sviluppare per cercare punti di accordó sia nei discorsi che nella pratica, lavorando su di una proposta comune, articolandola, comprendendo che in questo momento storico sono in gioco due progetti di vita: uno vincolato all’idolatria del mercato e l’altro alla centralita’ della VITA DEGNA PER TUTTI.
Stiamo vivendo una riscoperta di una nuova forma di organizzazione sociale, come ci indicano le manifestazióni popolari; necessitano basi solide che possano articolare una nuova tappa nel fare política, rafforzando l’attivismo, la militanza, creando spazi di investigazione, riflessione e dibattito per costruire proposte y orientare le azioni a partire dalle necessita’ e dalle preoccupazioni della gente.
Dobbiamo superare la visione organicistica del movimento sociale, e costruire proposte che si concretizzino in un primo momento su scala locale per poi arrivare ad una prospettiva globale con il dovuto sostegno filosofico e metodologico.
Vediamo impostergabile la necessita’ di generare una corrente non-violenta in Ecuador, che permetta la costruzione di una nuova sensibilita’ nella popolazione per formulare una cultura di pace e di rispetto dei diritti umani e per cambiare le istituzioni che generano violenza, a partire dal protagonismo dei giovani.
Negli ultimi anni sono sorti attori sociali che propongono nuove domande, nuove proposte e aiutano a contrastare la frammentazione personale e sociale; si sta prefigurando una societa’ diversa, un nuovo progetto storico di vita, che abbiamo l’obbligo collettivo di contribuire.
I giovani sono protagonisti attivi delle mobilitazioni sociali non violente contro le politiche del neoliberismo a Seattle come a Genova.


UNA PROPOSTA DI CITTADINANZA
ATTIVA E MILITANTE A PARTIRE DAI GIOVANI

Questa riflessione ci fa capire l’importanza e l’urgenza di elaborare una proposta di cittadinanza attiva e militante a partire dai giovani, soggetto protagonista di un cambiamento radicale che nasce a livello locale per proiettarsi in una prospettiva globale.
In questo senso poniamo l’attenzione su di un impianto formativo finalizzato all’azione dei vari gruppi giovanili, utilizando il lavoro educativo di rete delle varie istituzioni che lottano per la pace e per i diritti umani:

• Educazione alla pace
• Educazione ai diritti umani
• Mediazione e risoluzione dei conflitti
• Obiezione di Coscienza
• Opposizione al Plan Colombia
• Cancellazione del debito estero
• Grido degli Esclusi
• Informazione alternativa



EDUCAZIONE ALLA PACE

Perno centrale di questo processo di trasformazione sociale e culturale e’ l’educazione alla pace. Il Servizio Pace e Giustizia SERPAJ – Ecuador ha formato l”Istituto Educativo per la Pace” IDEPAZ come proposta educativa per sviluppare e rafforzare una cultura propositiva, dove la pace sia il risultato dell’esercizio dei diritti e delle responsabilita’.
L’ IDEPAZ e’ uno strumento che contribuisce con una pedagogía e metodología, che ricerca la costruzione di una cultura di pace, di obiezione di coscienza, di non violenza attiva e di rispetto dei diritti umani, che sia il risultato del riconoscimento e dell’esercizio pieno dei diritti e delle responsabilita’ cittadine e che sia il frutto di relazioni giuste, eque e armoniche.
Nasce dall’esperienza di 15 anni di lavoro che ci ha permesso di percepire l’urgenza di contare con una proposta educativa istituzionale, che possa essere conosciuta, dibattuta e incorporata nello spirito educativo dei settori sociali e nelle istanze dell’educazione formale e non formale.

Istituto Educativo per la Paz, Servizio Pace e Giustizia SERPAJ di Quito
Carlos Ibarra 176 y Avenida 10 de agosto. Edificio Yuraj Pirka, of. 8-04
Telefax: (022) 571-521 Telefono: (022) 571-636
E-mail: serpaj@ecuanex.net.ec



EDUCAZIONE AI DIRITTI UMANI

L’educazione ai diritti umani e’ una priorita’ di questo processo. Sorella Hélice Monge della Commissione Ecuménica dei Diritti Umani CEDHU sottolinea:
“Oggi mentre il nostro paese attraversa una grave crisi economico-politica e etica con la conseguente discomposizione sociale, si profila chiaramente la necessita’ di cambiamenti profondi sia nel nostro modo di essere sia nelle strutture della nostra societa’. Affinche’ siano duraturi e sopratutto giusti, i cambiamenti devono stimolare lo sviluppo di una cultura dei diritti umani che riconosca il valore e la dignita’ de tutte le persone come fondamento delle relazioni sociali.
La costruzione di una societa’ piu’ equa e umana passa per una visione diversa del mondo, per un processo educativo nel quale si riscattino valori fondamentali come la verita’, l’onesta’, la solidarieta’. Il rispetto dei diritti umani deve essere qualcosa che sorge nell’intimo di ogni persona e si converte in uno stile di vita, prodotto dall’interazione e dalle esperienze condivisa tra professori e alunni, padri e figli, amici e amiche e la societa’ in generale.
Il Fronte Ecuatoriano dei Diritti Umani FEDHU, formato da piu’ di venti organismi dei diritti umani nelle differenti provincie, considera che la gioventu’, con il suo idealismo e generosita’, e’ chiamata ad essere un elemento determinante in questo processo di trasformazione culturale e sociale.”

Fronte Ecuatoriano dei Diritti Umani FEDHU
Pasaje Carlos Ibarra 176 y Avenida 10 de Agosto , Ed. Yuraj Pirca, 9’ piso, QUITO
Telefax (022) 285037
E-mail: fedhu@ecuanex.net.ec



MEDIAZIONE E RISOLUZIONE DEI CONFLITTI

La mediazione e la risoluzione dei conflitti migliora la qualita’ della vita di tutta la comunita’.
Il Servizio Pace e Giustizia SERPAJ – Ecuador promuove il Centro di Risoluzione dei Conflitti con il fine di rafforzare nella comunita’ spazi alternativi per la risoluzione non violenta di conflitti, dove la societa’, oggetto di violenza, risolve i conflitti appropriandosi e tenere spazi alternativi.
In questo modo la comunita’ si appropria di uno strumento non violento per potenziare la sua organizzazione e coesione interna, diminuendo i livelli di violenza nella societa’ e coadyuvando il rafforzamento di una cultura di pace e non violenza.
E’ un processo pedagógico di insegnamento-apprendimento nella risoluzione non violenza dei conflitti con il fine di costruire una cultura della pace, come risultatod di un processo di empawerment dei differenti settori sociali esclusi. Aspiriamo a che questi spazi rivalorizzino la vera attitudine al dialogo per scoprire la verita’ dell’altro e visibilizzare come il conflitto colpisca il lato umano delle parti. Con questa pedagogía cerchiamo di diminuire i livelli di inequita’.”

Centro di Mediazióne dei Conflitti – SERPAJ Machala
Tel. (07) 934-765 Telefax (07) 961-233
E-mail: cmcsserpaj@hotmail.com



OBIEZIONE DI COSCIENZA

Un altro fattore di questo processo e’ l’obiezione di coscienza.
Il gruppo dell’Obiezione di Coscienza dell’Ecuador nasce nel 1994 come risposta ad un crescente militarismo e ad una ingiustizia generalizzata a tutti gli ambiti della nostra societa’.
I giovani sono uno dei settori piu’ vulnerabili per le relazioni asimmetriche che si riproducono in una societa’ autoritaria e verticale. Un altro motivo e’ rappresentanto dall’impellente necessita’ di dare una risposta alle migliaia di giovani che ogni anno si trovano in conflitto se andare o no in caserma.
Il gruppo si ispira ai principi filosofici dell’obiezione di coscienza e della non violenza attiva. Da questo punto di vista programma una serie di alternative che pretendono diminuire la spirale di violenza e contribuire al rispetto dei diritti umani.
Il Servizio Pace e Giustizia dell’Ecuador, insieme a organizazióni dei diritti umani e dell’obiezione di coscienza dell’America Latina, decide nel 1994 di far parte della Rete Latinoamericana di Obiettori di Coscienza, come uno spazio di articolazione dei movimenti antimilitaristi e per la pace che si incaricano di contribuire alla smilitarizzazione dell’America Latina e al rispetto dei diritti umani in particolare dei giovani.
Nel 1994 si lancia púbblicamente il gruppo, essendo i pionieri nel manifestare contro la realizzazione del Servizio Militare Obligatorio, presentando la proposta della realizzazione di un servizio civile.
Per questo il gruppo si prepara permanentemente in merito alle tematiche della non-violenza, diritti umani, obiezione di coscienza. Inoltre si investiga, si studiano e si analizzano altre esperienze e in questo modo si vedono le possibilita’ operative di iniziare un sogno.
Con l’obbiettivo di promuovere l’obiezione di coscienza, il gruppo ha realizzato in innumerevole serie di azioni, manifestación, cantate, festivals, conversazióni, cineforum, incontri, che hanno permesso di visibilizzare la proposta dentro la societa’ ecuatoriana.
Di fronte alla crisi che vive il nostro paese e di fronte alla necessita’ di poter potenziare la partecipazione, la cittadinanza dei giovani, cerchiamo di articolare un servizio civile che possa far confluire i diversi settori della societa’, come i diritti umani, ecología, salute, ecc. Cio’ permette di potenziare livelli di partecipazione e di cooperazione diretta con i settori vulnerabili del nostro paese.
Negli anni di vita il gruppo ha mantenuto una permanente relazione inter-istituzionale con le organizazióni dei diritti umani e sociali, la sua solidarieta’ e un accompagnamento permanente delle lotte dei differenti settori che hanno stimolato il riconoscimento e l’apprezzamento del gruppo da parte dei settori sociali, principalmente giovanili.

Gruppo di Obiezióne di Coscienza dell’Ecuador - GOCE
Servizio Pace e Giustizia SERPAJ di Quito
Carlos Ibarra 176 y Avenida 10 de agosto. Edificio Yuraj Pirka, of. 8-04
Telefax: (022) 571-521 Telefono: (022) 571-636
E-mail: serpaj@ecuanex.net.ec




PLAN COLOMBIA

Un altro ambito di esercizio della cittadinanza attiva e’ rappresentato dall’opposizione al Plan Colombia.
L’implementazione del Plan Colombia dal luglio 2000 e l’Iniziativa Regionale Andina come política complementaria di quest’anno, evidenziano un’incidenza sempre maggiore della política estera statunitense nella regione. La percezione di minaccia alla sicurezza nazionale dei paesi vicini alla Colombia e gli effetti della globalizzazione nelle capacita’ politiche delle nazioni andine, sono preoccupazioni latenti non solo degli stati ma anche della societa’ civile.
Queste preoccupazioni si incrementano quando sono piu’ visibili gli effetti dell’implementazione di questo Piano. La persistente crisi umanitaria, il non rispetto del diritto fondamentale alla vita delle persone, gli incendi massicci delle coltivazioni utilizzando erbicidi chimici, l’introduzione di agenti biologici, causano rischi sia per la salute umana che per l’ambiente e, tra i vari aspetti , hanno promosso lo sradicamento interno e la migrazione colombiana verso il nostro paese.
D’altro lato l’inserimento dell’Ecuador nel conflitto attraverso l’installazione della base militare di Manta, sta incidendo non solo nelle popolazioni della frontiera ma anche nel contesto della realta’ socio-economica y política di tutto il paese.
Questo processo di regionalizzazione del conflitto sta attivando la societa’ civile che ha formato un gruppo civile di monitoraggio degli effetti del Plan Colombia in Ecuador, di cui fanno parte a livello internazionale personalita’ importanti come Heinz Dieterich e Noam Chomsky e a livello nazionale attivisti storici della difesa dei diritti umani come Alexis Ponce – Assemblea Permanente dei Diritti Umani APDH, Pablo de la Vega – Centro di Documentazióne in diritti umani “Segundo Montes Mozo s. J.”.

Pablo de la Vega – Centro de documentación en derechos humanos “Segundo Montes Mozo”
Avenida 10 de Agosto n. 26-57 y Gral. Vicente Aguirre , Edif. Tauro Of. 802 - Quito
telefono: (593-22) 900.353 Telefax: (593-22) 541.077 E-mail: montesdh@hotmail.com

Alexis Ponce – Asamblea Permanente de Derechos Humanos APDH del Ecuador
Avenida Lizardo Garcia 235 y Andres Xaura, entre Tamayo y 6 de Diciembre
Telefax (593-22) 505.129 E-mail: quijote@porta.net apdhec@hotmail.com



CANCELLAZIÓNE DEL DEBITO ESTERO

Un’altra frontiera e’ il debito estero, una croce per tutti i popoli dell’America Latina. Con questo spirito Mons. Pedro Casaldaliga, vescovo cattólico di S. Felix del Brasile, enfatizza:
“La speranza e’ l’ultima definitiva parola e il Dio della verita’, della giustizia e della vita non sta’ con i signori del debito estero ma sta’ con i figli e le figlie dei debiti sociali. Nel continente e in tutto il Terzo Mondo e anche nel primo mondo solidale, i movimenti popolari e i settori della Chiesa, per principi etici e per la piu’ elementare esistenza evangelica, dichiarano insieme che il debito estero e’ immorale, non si puo’ pagare, non si deve pagare, pagare e’ peccato mortale perche’ ci uccidono. Sara’ sempre piu’ ingenuo, piu’ cinico, piu’ suicida, pagare per essere uccisi, per vedere i nostri popoli annicchiliti dalla fame, dalle malattie, dalla violenza disperata, dall’emarginazione globale. (...) A causa del debito non possiamo realizzare la riforma agraria, non possiamo garantire la salute, l’educazione, il lavoro, la comunicazione, la sicurezza sociale, la vita”.
Dalla campagna mondiale “Jubilee 2000” anche in Ecuador si e’ organizzata un’articolazione nazionale intitolata “Vogliamo la vita e non il debito estero”.
Alla testa di questo processo c’e’ il Centro dei Diritti Economico e Sociali, CDES, di Quito che e’ coordinatore della Piattaforma Interamericana dei Diritti umani, Democrazia e Sviluppo DIDHDD, capitolo Ecuador.
Il CDES sta impulsando congiuntamente con reti regionali un Tribunale Etico Latinoamericano per giudicare l’impatto e la legalita’ del debito estero. L’iniziativa cerca di organizzare udienze nazionali in Bolivia, Peru’, Ecuador y Venezuela, con la partecipazione di organizzazióni sociali e popolari, con lo schema della denuncia e della documentazione delle violazióni dei diritti umani e della corruzione, come risulta dai processi di indebitamento nei nostri paesi.

Centro dei Diritti Economico e Sociali, CDES, Quito – Ecuador
Avenida Lizardo Garcia 512 y Diego de Almagro, 6’ piso.
Telefono : (593-22) 526.789 – Fax (593-22) 563.517
Pagina web: www.cdes.org
Susana Chu Yep, area debito, e-mail: chuyep@cdes.org.ec



GRIDO DEGLI ESCLUSI/E

Il Giubileo “Pachacutik” (che l’Associazione Internazionale “Noi Ragazzi del Mondo” organizzo’ in Brasile nel dicembre-gennaio 2001 insieme a 130 ragazzi lavoratori di strada provenienti da Ecuador, Brasile, Peru’, Guatemala, Italia) condivide il Grido degl Esclusi/e.
“Il Grido degli Esclusi/e e’ un’espressione popolare di allerta e denuncia delle diseguaglianze sociali, della concentrazione del reddito e della ricchezza, delle politiche di privatizzazione dei servizi pubblici di base e dei programmi di aggiustamento strutturale imposti dalle istituzioni multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Apparteniamo a diversi settori sociali in differenti paesi e uniamo le nostre voci di indignazione per la costruzione di un grande movimento per la giustizia, l’uguaglianza e la speranza.
Rappresentiamo i lavoratori e le lavoratrici della campagna e della citta’, contadini senza terra, popoli indigeni e afroamericani, disoccupati e sottoccupati, migranti, giovani e bambini esclusi ed escluse dai diritti fondamentali per sopravvivere con dignita’ ” (Manifesto per il 2001).
Il Grido degli Esclusi e’ una manifestazione popolare nata in Brasile nel 1994 come risposta alla crescente situazione di esclusione sociale registrata in questo paese per l’applicazione delle politiche di aggiustamento neoliberale. Ha luogo ogni 7 settembre, festa della commemorazione dell’indipendenza dal Portogallo, ma non si riduce ad un solo giorno ma si incammina in una serie di attivita’ prima e dopo che le danno continuita’. Attualmente queste attivita’ sono coordinate dalla Pastorale Sociale della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile insieme al Movimento dei Senza Terra, la Centrale dei Movimenti Popolari e la Centrale Unica dei Lavoratori. Pero’ nelle diverse regióni e municipi si sono integrate anche varie chiese cristiane, organismi non governativi, movimenti sindacali e popolari significativi.
Dal 1999 il Grido ha un carattere latinoamericano con il titolo: “Per il lavoro, la giustizia e la vita”, il cui momento culminante e’ il 12 ottobre. Il suo propósito e’ di segnalare tutte le situación di esclusione e le possibili soluzioni e alternative, sulla base di cuattro obbiettivi centrali:
Denunciare il modello neoliberale escludente e perverso che minaccia e distrugge la vita e l’ambiente, rafforzare la sovranita’ dei popoli e la difesa della vita; il riscatto dei debiti sociali e lottare per non pagare il debito estero”.
Per promuovere questa iniciativa nei diversi paesi della regione si sono articolate istanze di coordinamento tra organizazióni e movimenti sociali, sindacali, ecumenici, con la premessa dell’ “unita’ nella diversita’ “ e della necessita’ di una partecipazione attiva dei settori esclusi nelle diverse tappe del processo. In questo senso la proposta e’ che nel giorno del Grido questi settori confluiscano e “manifestino attraverso marche, dibattiti, celebración, teatro, musica, poesia, discorsi, ecc, suscitando una grande partecipazione popolare con molta creativita’, facendo nasceré un sogno che si diffonde per le strade con le voci “rauche” delle classi oppresse ed escluse. Un grido che genera legami di solidarieta’ e speranza, in acordó alle particolarita’ di ogni paese.”

GRIDO DEGLI ESCLUSI/E
pagina web: http://movimientos.org/GRITO/

Puoi leggere l'approfondimento in Dossier terra di SELVAS.org



INFORMAZIONE ALTERNATIVA

Un altro fronte per la formazione di una cittadinanza militante a partire dai giovani e’ la lettura della realta’ e della storia dal punto di vista dei movimenti popolari.
L’Agenzia Latinoamericana di Informazione ALAI e’ uno strumento controcorrente di informazione alternativa
L’Agenzia Latinoamericana di Informazione ALAI e’ un organismo di comunicazione impegnato nella vigilanza dei diritti umani e in particolare dei movimenti sociali per lo sviluppo dell’America Latina. La sua azione si inscrive nella lotta per democratizzare la comunicazione come condizione di base della vita democratica e della giustizia sociale.
Il sito web “America Latina in Movimento” pone l’attenzione sui processi socio-politici della regione dalla prospettiva dei movimenti sociali e apporta elementi di riflessione alle sfide della nostra epoca.
ALAI ha stabilito una linea di lavoro orientata a motivare, appoggiare e promuovere lo sviluppo di coordinamenti y reti sociali, come contributo alla partecipazione attiva dei settori esclusi nella vita democratica e nello sviluppo della regione.
ALAI conta su di un programma dedicato specificamente a rafforzare l’avance organizzativo, propositivo e rivendicativo dei movimenti e delle reti delle donne, attraverso lo sviluppo di processi comunicativi basati sull’uguaglianza tra i generi.

Agencia Latinoamericana de Información ALAI,
pagina web: www.alainet.org



VERSIÓN EN ESPAÑOL

PROYECTAR L'ALTERNATIVA AL LA VIOLENCIA EN LOS ANDES

LA GLOBALIDAD DE LA EDUCACIÓN
POR LA PAZ EN ECUADOR

Insertamos este articulo sobre la educación por la paz en el capitulo del Plan Colombia para presentar una propuesta global que se articula en las diferentes temáticas de la educación de la paz, por los derechos humanos, para la obiecion de conciencia, para la condonacion de la deuda externa, para la información alternativa ,etc.
Creemos que junto a la denuncia del plan de guerra que es el Plan Colombia, debemos construir una alternativa de paz para practicar justicia y la defesa de los derechos humanos en el agir dia cada dia.

Iniciamos esta reflexion con una ponencia de Jhonny Jiménez del Servicio Paz y Justicia del Ecuador – Serpaj para después afrontar globalmente la singula temática ligada a :

• Educación para la paz
• Educación para los derechos humanos
• Mediación y resolución de conflictos
• Objeción de Conciencia
• Grito de los excluidos
• Oposición al Plan Colombia
• Cancelación de la deuda externa
• Información alternativa

Saludos latinoamericanos
Cristiano Morsolin




PONENCIA DE JHONNY JIMÉNEZ - SERPAJ

El mundo vive una espiral de violencia caracterizada por la agudización de conflictos (sociales, culturales, económicos, ambientales) Norte Sur, conflictos interregionales, constitución de estados supranacionales, alianzas entre grupos transnacionales, sin que los jóvenes coordinen las pocas iniciativas y planteen alternativas desde sus propios intereses y necesidades.
Las consecuencias del proceso de globalización y de libre mercado es la constitución de Comunidades plurinacionales, por ejemplo el Ecuador forma parte de la Comunidad Andina: un elemento integrador pero al mismo tiempo suscitador de nuevas tensiones y conflictos (por ejemplo el Plan Colombia) que requerirán de una búsqueda consciente de propuestas y soluciones que superen la practica confrontativa y violenta.

La globalización de las políticas económicas, sociales y culturales no dan cuenta de la diversidad, pretenden ignorarla. La polarizacion de la pobreza nos conduce a una creciente exclusión de la población en todos los ordenes, cada vez toma mas fuerza la idea de que invertir en el ser humano no es rentable, por tanto, disminuyen de forma acelerada los presupuestos de educación y salud. Eso hace que el descontento, la inseguridad se vuelvan estructurales, aquí los jóvenes se enfrentan a muchos desencuentros en una sociedad prometida que no se cumple en la vida real.
Vivimos un proceso de creciente fragmentación donde los movimientos juveniles urbanos se encuentran desarticulados y aislados. Al mismo tiempo enfrentamos la emergencia de nuevos actores sociales, nuevas demandas y propuestas, aunque hay dificultad para entender su dinámica y manejar esa diversidad. Aquí los jóvenes pueden jugar un rol protagónico en el fortalecimiento de redes sociales.

En el espacio de las ciudades coexiste la mayor cantidad de riqueza, con la mayor cantidad de pobreza. Los estudios señalan que en nuestro País cerca del 78 % de los pobres viven en las ciudades sin posibilidad de cumplir sus aspiraciones y ver atendidas sus demandas. Tomando en cuenta que la población en el 2000 era aproximadamente 12.649.050 de la cual el 49.6% es menor de 20 años, es decir, casi la mitad de la población ecuatoriana es básicamente joven.
La constante tensión entre valores e intereses, entre proyectos de vida, entre segregación e integración hace que emerja la violencia como única alternativa de ida y vuelta para conquistar y defender espacios de participación juvenil, la única respuesta son formas de escape como las pandillas, drogadicción, el alcohol y otras formas de violencia juvenil, sin que haya un esfuerzo colectivo por analizar el problema.
Los medios de comunicación, amparados por una mala entendida libertad de expresión, influyen con estereotipos de violencia. Los planteles educativos, los hogares, el trabajo son espacios generadores de violencia cuando descalifican, irrespetan y discriminan a los jóvenes.
Los/as jóvenes influenciados por los medios de comunicación masivos cada dia se mueven por normas y conductas que los hacen cada vez mas universales, a juzgar por la indumentaria, la musica que escuchan en privado o en publico, el idioma que hablan casi se hace original.
Estos hechos casi les vuelve – a la mirada adultocentrica – mas “individualistas”. Es normal escuchar a los adultos hablar de los jóvenes “ya no son como antes, mirarlos, pobrecitos tienen mentes vacias, de drogan, se emborracha, escuchan musica, que ni ellos mismos entienden, ya no saben que hacer, no piensan en los demas, etc. Etc.”. Este hecho hace que los adultos piensen permanentemente en la necesidad de encausar a los “jóvenes por el camino del bien”.
Se promueve desde los adultos y es asumido por los jóvenes un no-reconocimiento del otro como un ser particular que tiene diferencias, pero que a la vez es igual a nosotros. Este mismo antivalor se reproduce en otros espacios donde convive el joven, donde el indio, el negro o mujer no entra en los circulos de amigos.

Hay una cultura de discriminación entre los/as jóvenes por diferencias sociales, orientación sexual, culturales y otras formas de expresarse, asi se va fortaleciendo una cultura de intolerancia y racismo entre los/as jóvenes.
Las expresiones juveniles como la musica rock, los grupos de amigos en las esquinas y otros grupos se les considera como fuentes de delincuencia. Esa asociación de lo juvenil con la delincuencia hace que la sociedad los margine a traves de formas discriminatorias y violentas, como la represión permanente de la policia a los conciertos de rock.
Por otro lado la sociedad, a traves de los medios de comunicación y los discursos de la sociedad modernizante “te ofrece” una serie de oportunidades, pero en la realidad practica te encuentras con una falta de desempleo, las mujeres se encuentran con una falsa feminizacion de la fuerza de trabajo, por lo que se incorpora como mano de obra barata.
En los grupos religiosos y sociales se les trata como voluntarios, se les mira como persona que pueden opinar pero no como la posibilidad de decidir, existiendo una exclusión en la toma de decisiones en la vida comunitaria y social.
Una de las quejas permanente de los/as jóvenes es que la sociedad tiene una vision adulto céntrica, donde adultos imponen reglas y mantienen una extrema jerarquizacion de las decisiones.

Los elementos arriba señalados hacen que el joven busque alternativas diferentes de expresión para incidir en la vida de la sociedad que no esta articuladas. Esto hace que no aproveche las capacidades que tienen los/as jóvenes para potencializar el fortalecimiento de la ciudadania.
Este sistema no permite a los/as jóvenes construir un proyecto de vida, es asi, que la poca orientación que reciben se refleja en los cambios permanentes de estudio, perdidas de año y deserción escolar. Esto genera un costo muy alto al Estado, al joven y su familia, esos recursos se podria canalizar en la mejora de la calidad de la educación. Se educa para ser adulto y no para desarrollar proyectos de vida.
Pero es un problema no asumido por nadie, las acciones que se implementan son de represión, lo cual no asegura una solucion sino que incentiva la formación de una espiral de violencia cada vez mas amplia.
La sociedad permanece callada, no hay una voz estable, permanente, que llame la atención sobre el tema, cada cual esta buscando salidas individualizadas (brigadas barriales de un lado, fuerzas paramilitares de otro), los/as jóvenes por su característica dinamica y bien enrumbada pueden fomentar propuestas innovadoras desde la objeción de conciencia y la no-violencia.

Los/as jóvenes a traves de la resistencia y la desobediencia civil pueden generar un movimiento social que les permita visibilizarse, de esta forma fomentar su actor social. Los jóvenes non solo se preocupan de los problemas relacionadas por ellos, sino que estan en permanente preocupación con otros temas como la deuda externa, los ajustes estructurales, Plan Colombia, entre otros aspectos.
Creemos que la decada por una cultura de paz y no-violencia (2.000-2010) nos da la oportunidad de lanzar al debate este tema y abrir espacios para dotar de voz a los actores sociales. Creemos que es importante crear o articular un tejido social desde los jóvenes capaz de asumir como tarea central la lucha contra la violencia estructural, no desde una actitud pasiva, sino con oposición activa, no con una postura personal, sino que se constituye en un movimiento social-historico.
La fortaleza en un movimiento social juvenil esta precisamente en la posibilidad de que se confluya entre todos, el trabajo educativo que hay que hacer es buscar puntos de acuerdo en el discurso y en la pratica, ir trabajando una propuesta en comun, y articularnos, comprender que en este momento historico estan en juego dos proyectos de vida: el uno vinculado a la idolatria del mercado y el otro a la centralidad de la VIDA DIGNA PARA TODOS.
Estamos viviendo un redescubrimiento de lo que es una nueva forma de organización social, como nos indica los leviantamentos populares; se requieren ejes articuladores de una nueva etapa de hacer política, es necesario fortalecer el activismo, la militancia, crear espacios de investigación, reflexión y debate que construyan propuestas y orienten las acciones desde las necesidades y preocupaciones de la gente.

Debemos superar la visión organicista del movimiento social, construir y ejecutar propuestas que se concretan en un primero momento a escala local, y tenga el suficiente sustento filosófico, metodológico para ser abordadas después a nivel global.
Vemos como impostergable la necesidad de generar una corriente de no-violencia en el Ecuador, que permita la construcción de una nueva sensibilidad en la población par la formulación de una cultura de paz y de respecto a los derechos humanos, y cambiar las instituciones que generan violencia, desde el protagonismo de los jóvenes.
En los últimos años han surgido actores sociales que plantean nuevas demandas, nuevas propuestas y ayudan a contrarrestar, la fragmentación personal y social, se esta’ prefigurando una sociedad distinta, un nuevo proyecto histórico de vida al cual tenemos la obligación colectiva de contribuir.
Los jóvenes cada dia estan siendo protagonistas activos de movilizaciones sociales no violentas en contra de las políticas del neoliberalismo en Seattle como en Genova.


UNA PROPUESTA DE CIUDADANIA ACTIVA Y MILITANTE DESDE LOS JOVENES

Esta reflexion nos hace entender la importancia y la urgencia de elaborar una propuesta de ciudadania activa y militante desde los jóvenes, como sujeto protagonico de un cambio radical que nace en el local para proyectarse en una perspectiva global.
En este sentido enfocamos un frente de formación dirigido a la accion de los diferentes grupos juveniles, utilizando el trabajo educativo en red de varias instituciones que luchan por la paz y los derechos humanos:

• Educación para la paz
• Educación para los derechos humanos
• Mediación y resolución de conflictos
• Objeción de Conciencia
• Grito de los excluidos
• Oposición al Plan Colombia
• Cancelación de la deuda externa
• Información alternativa



EDUCACIÓN PARA LA PAZ

L’eje central de esto proceso de transformación cultural y social es la educación para la paz.
El Servicio Paz y Justicia SERPAJ – Ecuador ha establecido el “Instituto Educativo para la Paz” IDEPAZ como una propuesta educativa para desarrollar y fortalecer una cultura prepositiva, donde la paz sea el resultado del ejercicio de los derechos y responsabilidades.
El IDEPAZ es uno instrumentos que contribuye con una pedagogía y metodología que busca la construcción de una cultura de paz, objeción de conciencia, no violencia activa y respeto a los derechos humanos, que sea resultado del reconocimiento y ejercicio pleno de los derechos y responsabilidades ciudadanas y fruto de relaciones justas, equitativas y armónicas.
Surge de la experiencia adquirida en 15 años de trabajo que nos ha permitido percibir la urgencia de contar con una propuesta educativa institucional, que pueda ser conocida, debatida e incorporada en el quehacer educativo de los sectores sociales, y en las instancias de educación formal y no formal.

Instituto Educativo para la Paz, Servicio Paz y Justicia SERPAJ de Quito
Carlos Ibarra 176 y Avenida 10 de agosto. Edificio Yuraj Pirka, of. 8-04
Telefax: (022) 571-521 Telefono: (022) 571-636
E-mail: serpaj@ecuanex.net.ec



EDUCACIÓN A LOS DERECHOS HUMANOS

La educación a los derechos humanos es una prioridad en esto processo. La hermana Hélsie Monge de la Comision Ecuménica de Derechos Humano CEDHU subraya:
“Hoy cuando nuestro pais atraviesa por una grave crisis economico-politica y etica con la conseguente descmposicion social, se perfila claramente la necesidad de cambios profundos tanto en nuestra manera de ser como en las estructuras de nuestra sociedad. Los cambios para que sean duraderos y sobre todo justos, deben propiciar el desarrollo de una cultura de los derechos humanos que reconozca el valor y la dignidad de todas las personas como fundamento de las relaciones sociales.
La construcción de una sociedad mas equitativa y humana pasa por una vision distinta del mundo, por un proceso educativo en el que se rescaten valores fundamentales como la verdad, la honestidad, la solidaridad. El respeto de los derechos humanos debe ser algo que surja del interior de cada persona y se convierta en una forma de vida, producto de la interacción y las experiencias compartidas entre profesores y alumnos, padres e hijos, amigos y amigas y la sociedad en general.
El Frente Ecuatoriano de Derechos Humanos, FEDHU, conformado por mas de veinte organismos de derechos humanos en las diferentes provincias, considera que la juventud con todo su idealismo y generosidad esta’ llamada a ser un elemento determinante en ese proceso de transformación cultural y social.

FEDHU, Frente Ecuatoriano de Derechos Humanos
Pasaje Carlos Ibarra 176 y Avenida 10 de Agosto , Ed. Yuraj Pirca, 9’ piso, QUITO
Telefax (022) 285037 – E-mail: fedhu@ecuanex.net.ec



MEDIACIÓN Y RESOLUCIÓN DE CONFLICTOS

La mediación y la resolución de los conflictos mejora la calidad de la vida de toda la comunidad.
El Servicio Paz y Justicia SERPAJ – Ecuador impulsa el Centro de Resolución de Conflictos con el fin de fortalecer en la comunidad espacios alternativos para la resolución no violenta de conflictos, donde la sociedad, objeto de violencia, resuelven sus conflictos apropiándose y teniendo espacios alternativos. De esta manera, la comunidad se apropia de un instrumento no violento para potenciar su organización y cohesión interna, disminuyendo los niveles de violencia en la sociedad y coadyuvando al fortalecimiento de una cultura de paz y no violencia.
Es un proceso pedagógico de enseñanza-aprendizaje en la resolución no violenta de conflictos, con el fin de construir una cultura de paz, como resultado de un proceso de empoderamiento en los diferentes sectores sociales excluidos. Aspiramos a que en estos espacios se revalorice la verdadera actitud de dialogo que supone empezar a descubrir la verdad del otro y visibilizar como el conflicto afecta el lado humano de las partes. Con esta pedagogía buscamos disminuir los niveles de inequidad.

Centro de Mediación de Conflictos – SERPAJ Machala
Tel. (07) 934-765 Telefax (07) 961-233 E-mail: cmcsserpaj@hotmail.com




OBJECIÓN DE CONCIENCIA

Otro factor de esto proceso es la objeción de conciencia.
El grupo de Objection de Conciencia del Ecuador nace en 1994 como respuesta a un creciente militarismo y a una injusticia generalizada en todos los ambitos de nuestra sociedad. Los jóvenes es uno de los sectores mas vulnerados por las relaciones asimétricas que se reproducen en una sociedad autoritaria y vertical. Ademas por la imperiosa necesidad de dar una respuesta a los miles de jóvenes que cada año se ven en el conflicto de ir o no ir al cuartel.
El grupo tiene como principios filosoficos la objeción de conciencia y la no violencia activa. Desde este enfoque plantea una serie de alternativas que pretende disminuir la espiral de violencia y fomentar el respeto a los derechos humanos.
El Servicio Paz y Justicia del Ecuador junto a organizaciones de derechos humanos y de objeción de conciencia de America Latina, en 1994 deciden conformar la Red Latinoamericana de Objetores de Conciencia, como un espacio de articulación de los movimientos antimilitaristas y pro paz quienes se encargan de fomentar la desmilitarización de America Latina y el respeto a los derechos humanos y en particular el de los jóvenes.
En 1994 se lanza públicamente el grupo, siendo los pioneros en manifestarse en contra de la realización del Servicio Militar Obligatorio y presentando la propuesta de la realización de un servicio civil.
Para el efecto el grupo tiene una preparación permanente en torno a la no-violencia, derechos humanos, objeción de conciencia. Ademas de investigar, estudiar y analizar otras experiencias y de esta manera ver las posibilidades operativas de empezar un “sueño”.
Con el fin de promocionar la objeción de conciencia el grupo a realizado un sin numero de actos como plantones, cantatas, festivales, conversatorios, cines foros, talleres, encuentros que le permite visibilizar propuestas dentro la sociedad ecuatoriana.
Vimos necesario bajo la crisis que vive nuestro pais y la necesidad de poder potenciar la participación ciudadana en los jóvenes el articular un servicio civil en el que se pueda confluir diferentes espacios de la sociedad, como son los derechos humanos, ecología, salud, etc. Esto permite potenciabilizar niveles de participación, ademas de la cooperación directa con los sectores vulnerables de nuestro pais.
En los años de vida del grupo de objeción de conciencia ha mantenido una permanente relación interinstitucional con las organizaciones de derechos humanos y sociales, su solidaridad y permanente acompañamento a luchas de los diferentes sectores le convierten en un grupo reconocido y apreciado por los otros sectores sociales, principalmente los jóvenes.

Grupo de Objeción de Conciencia del Ecuador GOCE
Servicio Paz y Justicia SERPAJ de Quito
Carlos Ibarra 176 y Avenida 10 de agosto. Edificio Yuraj Pirka, of. 8-04
Telefax: (022) 571-521 Telefono: (022) 571-636
E-mail: serpaj@ecuanex.net.ec




PLAN COLOMBIA

Otro frente por el exercicio de la ciudadania activa es rapresentado por parte de la oposición al Plan Colombia.
La implementacion del Plan Colombia desde julio del 2000 y de la Iniciativa Regional Andina como política complementaria – en el año que transcurre, evidencia una cada vez mayor incidencia de la política exterior estadounidense en la region. Ademas, la percepciones de amenaza a la seguridad nacional de los paises vicinos de Colombia, y los efectos de la globalización en las capacidades políticas de las naciones andinas son preocupaciones latentes no solo de los estados sino tambien de la sociedad civil.
Estas preocupaciones se incrementan a medida que se visibilizan los efectos de la implementacion de este Plan. La persistente crisis humanitaria, el no respeto al derecho fundamental a la vida de las personas,las fumigaciones masivas a los cultivos, mediante la utilización de herbicidas químicos y la introducion de agentes biológicos que conllevan riesgos tanto para la salud humana como para el medio ambiente, entre otros aspectos, han promovido el desplazamiento interno y la migración colombiana hacia nuestro pais.
Por otra parte, el involucramiento del Ecuador en el conflicto, a través de la instalación de la base de Manta, esta’ incidiendo no solo en las poblaciones fronterizas, sino en el contexto de la realidad socio-económica y política de todo el país.
Esto proceso de regionalización del conflicto esta activando la sociedad civil que ha formado un grupo civil de monitorea de los impactos del Plan Colombia en Ecuador, integrado a nivel internacional por parte de personalidades importantes como Heinz Dieterich y Noam Chomsky, y a nivel nacional por parte de activistas históricos de la defensa de los derechos humanos como Alexis Ponce – Asamblea Permanente de Derechos Humanos APDH, Pablo de la Vega – Centro de Documentación en derechos humanos “Segundo Montes Mozo s. J.”.

Pablo de la Vega – Centro de documentación en derechos humanos “Segundo Montes Mozo”
Avenida 10 de Agosto n. 26-57 y Gral. Vicente Aguirre , Edif. Tauro Of. 802 - Quito
telefono: (593-22) 900.353 Telefax: (593-22) 541.077
E-mail: montesdh@hotmail.com

Alexis Ponce – Asamblea Permanente de Derechos Humanos APDH del Ecuador
Avenida Lizardo Garcia 235 y Andres Xaura, entre Tamayo y 6 de Diciembre
Telefax (593-22) 505.129
E-mail: quijote@porta.net apdhec@hotmail.com




CANCELACIÓN DE LA DEUDA EXTERNA

Otra frontera es la deuda externa, una cruz por todos los pueblos de America Latina. Es eso sentido Mons. Pedro Casaldaliga, obispo de S. Felix de Brasil enfatiza:
“(..) La esperanza es la ultima definitiva palabra y el Dios de la verdad y de la justicia y de la vida, no esta’ con los señores de la deuda externa, esta’ con los hijos e hijas de las deudas sociale. Ya en el continente y en todo el Tercer Mundo, y en el primero mundo solidario tambien, el movimiento popular y los sectores consecuentes de las Iglesias, por principios de etica y por la mas elementar exigencia evangelica, vienen declarando conjuntamente, que la deuda externa es inmoral, no se puede pagar, no se debe pagar; pagarla es pecado mortal porque nos mata... Siempre sera’ mas ingenuo, mas cinico, mas suicida, pagar para ser muertos, para ver nuestros pueblos aniquilados por el hambre, per la enfermedad, por la violencia desesperada, por la marginacion global. (..) Por causa de la deuda no podemos hacer reforma agraria, no podemos atender la salud, la educación, el trabajo, la comunicación, la seguridad social, la vida”. (Discurso en la marcha con la cruz mas grande del mundo, Riobamba 30 de Agosto de 1998).
Desde la campaña mundial “Jubileo 2000” tambien en Ecuador se ha organizado una articolacion nacional sobre el tema:”Queremos la vida y no la deuda externa”. En la frente de esto proceso esta el Centro de Derechos Economicos y Sociales CDES de Quito que es coordinador de la Plataforma Interamericana de Derechos Humanos, Democracia y Desarrollo DIDHDD, capitulo Ecuador.
El CDES esta’ impulsando conjuntamente con redes regionales un Tribunal Etico Latinoamericano para juzgar el impacto y la legalidad de la deuda externa. La iniciativa busca organizar audiencias nacionales en Bolivia, Peru’, Ecuador y Venezuela, con la participación de organizaciones sociales y populares, bajo el esquema de denuncia y documentación de violaciones de derechos humanos y corrupción, como resultado de los procesos de endeudamiento en nuestros paises.

Centro de Derechos Economico y Sociales, CDES, Quito – Ecuador
Avenida Lizardo Garcia 512 y Diego de Almagro, 6’ piso.
Telefono : (593-22) 526.789 – Fax (593-22) 563.517
Pagina web: www.cdes.org
Susana Chu Yep, area deuda, e-mail: chuyep@cdes.org.ec



GRITO DE LOS EXCLUIDOS/AS

El Giubileo “Pachacutik” (que l’Asociacion Internacional “Nosotros jóvenes del Mundo” organizo’ en Brasil en el diciembre-enero 2001 juntos a 130 nats y jóvenes de Ecuador, Brasil, Peru’, Guatemala, Italia) comparte el Grito de los Excluidos/as.
El Grito de los Excluidos/as es una expresión popular de alerta y de denuncia de las desigualdades sociales, de la concentración de la renta y la riqueza, de las políticas de privatización de servicios públicos y de los programas de ajuste estructural impuestos por instituciones multilaterales como el Fondo Monetario Internacional (FMI), el Banco Mundial y la Organización Mundial del Comercio (OMC). Pertenecemos a diversos sectores sociales en distintos países y unimos nuestras voces de indignación en la construcción de un gran movimiento por la justicia, la igualdad y esperanza.
Representamos a trabajadores y trabajadoras del campo y de la ciudad, campesinos sin tierra, pueblos indígenas y afroamericanos, desempleados y subempleados, migrantes, jóvenes y niños excluidos y excluidas de los derechos fundamentales por la sobrevivencia con dignidad (Manifiesto por el 2001).
El Grito de los Excluidos es una manifestación popular que nacio’ en Brasil en el 1994 como respuesta a la creciente situación de exclusión social registrada en ese pais por la aplicación de las políticas de ajuste neoliberal.. Tiene lugar cada 7 de septiembre, fecha de conmemoración de la indipendencia de Portugal, mas no se reduce a ese solo dia, pues este’ se encadena con una serie de actividades previas y posteriores que le dan continuidad. En la actualidad, esta actividad es coordinada por la areas de Pastoral Social de la Conferencia Nacional de Obispos de Brasil conjuntamente con el Movimiento Sin Tierra, la Central de los Movimientos Populares y la Central Unica de Trabajadores. Pero en las diversas regiones y municipios se han integrado tambien varias iglisias cristianas, organizacione no gubernamentales, movimientos sindacales y populares significativos, entre otros.
Desde el 1999 el Grito tiene un carácter latinoamericano bajo el lema : “Por Trabajo, Justicia y vida” cuyo momento culminante es el 12 de octubre. Su propósito es señalar todas las situaciones de exclusión y las posibles salidas y alternativas sobre la base de cuatro objetivos centrales: “Denunciar el modelo neoliberal excluyente y perverso, que amenaza y destruye la vida y el medio ambiente; fortalecer la soberania de los pueblos y la defensa de la vida; rescatar las deudas sociales y luchar por el no pago de la deuda externa”.
Para impulsar esta iniciativa, en los diversos paises de la region se han venido articulando instancias de coordinación entre organizaciones y movimientos sociales, sindacales y ecumenicos, bajo la premisa de “unidad en la diversidad” y la necesidad de una partecipacion activa de los sectores excluidos en las diversas etapas del proceso. En tal sentido , la propuesta es que en el dia del Grito estos sectores confluyan y “se manifiesten a traves de marchas, debates, celebraciones, teatro, musica, poesia, discursos y sconsignas, etc, suscitando una gran partecipacion popular con muha creatividad, haciendo surgir el sueño que brota de las calles en las voces “roncas” de las clases oprimidas y excluidas. Un grito que genere lazos de solidaridad y esperanza”, de acuerdo a las particularidades de cada pais.

GRITO DE LOS EXCLUIDOS pagina web: http://movimientos.org/GRITO/

Puedes leer el escrito en Dossier terra de SELVAS.org



INFORMACIÓN ALTERNATIVA

Otro frente por la formación de una ciudadania militante desde los jóvenes es la lectura de la actualidad y de la historia desde el enfoque de los movimientos populares.
La Agencia Latinoamericana de Información ALAI es un estrumento controcorrente de información alternativa.
La Agencia Latinoamericana de Información -ALAI- es un organismo de comunicación comprometido con la vigencia plena de los derechos humanos y la participación de los movimientos sociales en el desarrollo de América Latina. Su accionar se inscribe en la lucha por la democratización de la comunicación, como condición básica de la vida democrática y la justicia social.
El sitio web "América Latina en Movimiento" enfoca los procesos socio-políticos de la región desde la perspectiva de los movimientos sociales, y aporta elementos de reflexión sobre los desafíos de la época.
ALAI ha establecido una línea de trabajo orientada a motivar, apoyar y propiciar el desarrollo de coordinaciones y redes sociales, como contribución a la participación activa de los sectores excluidos en la vida democrática y el desarrollo de la región. Area Mujeres: ALAI cuenta con un programa dedicado específicamente a fortalecer el avance organizativo, propositivo y reivindicativo de los movimientos y redes de mujeres, a través del desarrollo de los procesos comunicativos, basados en la igualdad entre los géneros.

Agencia Latinoamericana de Información ALAI, pagina web: www.alainet.org