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Contro lo sfruttamento, per il lavoro in condizioni dignitose

21 giugno, a cura di Cristiano Morsolin





Domenica 12 giugno scorso in tutto il mondo si è celebrata la giornata internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile.
Questa occasione ci offre l’opportunita’ di riflettere su di una problematica particolarmente delicata e complessa, particolarmente dibattuta in concomitanza con vari eventi internazionale come la Marcia del Primo Maggio a Lima, a Bogota’ (Colombia), a Sucre (Bolivia), a Santiago (Cile), a Cordoba (Argentina), a Asuncion (Paraguay), organizzata dai Movimenti Nats (nell’acronimo in spagnolo Niños Adolescentes Trabajadores)dei ragazzi/e lavoratori dell’America Latina, la Sessione Speciale che l’ONU ha dedicato all’infanzia a New York e la presentazione del rapporto globale "A future without child labour" da parte del l’Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL (va sottolineata la dichiarazione di Agustin Muñoz - direttore OIL per l’America Latina, durante la presentazione del rapporto annuale sul lavoro minorile nel mondo a Lima (Perù) “milioni di bambini nel mondo realizzano lavori legittimi, che sono adeguati alle loro eta’ e al loro livello di maturita’ e svolgendoli imparano ad apprendere responsabilita’, a sviluppare capacita’ ed aiutano le loro famiglie(Agenzia IPS, 6 maggio).

Dopo un anno di condivisione con i movimenti dei bambini/e e ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti Nats dell’Ecuador e del Perù, allego i seguenti materiali per approfondire il protagonismo di questi attori socio-economico-culturali-etico-politici che con la loro lotta, le loro storie di vita annunciano SI al lavoro in condizioni dignitose, NO allo sfruttamento:

:: ORGANIZZAZIONI ::
NAT's in internet


• Movimento Nazionale dei Nats Organizzati del Perú’ MNNATSOP,
Lima (Perú) www.ifejant.org

• Instituto latinoamericano di formazióne per educatori popolari di Jants - IFEJANT
Lima (Perú) www.ifejant.org

• Movimento dei Nats figli di operai cristiani MANTHOC
Lima (Perú) www.manthoc.50megs.com

• Comunita’ "Generacion"
Lima (Perú) www.casageneracion.homestead.com

• Movimento Nazionale Meninos e Meninas de Rua MNMMR
(Brasile) www.mnmmr.org.br

• Programma per Nats del Vicariato Sud di Santiago
(Chile): www.ninostrabajadores.cl

• Progetto salesiano per ragazzi di strada
Quito (Ecuador) www.chicosdecalle.org.ec

• Movimento africano MAEJT - Mouvement Africain des Enfants et Jeunes Travailleurs: www.enda.sn/eja

• Movimento indiano,”Concerned for Working Children” CWC
(India): www.workingchild.org

• Movimento dei Nats organizzati in Germania PRONATs
Berlino: www.pronats.de

• Rete ITALIANATS www.italianats.org

• Gioventu’ Operaia Cristiana Internazionale, JOC
www.jociyecw.net

• Associazione Internazionale “Noi Ragazzi del Mondo”
Roma: www.ainram.cjb.net

• Movimento culturale per l’attoria giovanile negli ambienti popolari, Lima: www.cajbarrial.da.ru

Il documento di ONATs – Movimento dei Nats organizzati del Paraguay in occasione della giornata internazionale contro lo sfruttamento del lavoro minorile;

• L’articolo: “Protagonismo Nats, un movimento sociale mondiale”, che traccia una panoramica della soggettivita’ dei Movimenti Nats in America Latina, in Africa, in India e in Europa.

La proposta di ITALIANATS – rete di 18 Ong e centrali del commercio equo che in Italia appoggia i Movimenti Nats anche attraverso il commercio equo e solidale.


COMUNICATO DELL’ORGANIZZAZIONE DEI BAMBINI E ADOLESCENTI LAVORATORI ORGANIZZATI DEL PARAGUAY

A proposito di sfruttamento…
di Derlys Herrera



Siamo l’organizzazione dei bambini, delle bambine e adolescenti lavoratori organizzati del Paraguay ONATs che dal 1994 sta lottando per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini/e e adolescenti lavoratori; ci impegniamo per il rispetto dei NATs (acronimo in spagnolo di Niño Adolescentes Trabajadores,) e delle loro organizzazioni.
Insieme con il gruppo dei giovani lavoratori per il cambiamento JTC, che è sorto recentemente, cerchiamo uno spazio di riflessione e di azione in favore dei bambini/e, adolescenti e giovani lavoratori per il cambiamento; ci rivolgiamo all’opinione pubblica in generale per esprimere le nostre opinioni in merito alle seguenti tematiche :

1. Convenzione n. 138 dell’organizzazione internazionale del lavoro OIL

Non siamo d’accordo con l’approvazione della Convenzione n. 138 sull’età minima di ammissione al lavoro (Ginevra, 1973) per i seguenti motivi:
ß Consideriamo che il lavoro rappresenta tutte le attività che ci permettono di svilupparci e ci rendono degni come persone; e’ per questo che con le nostre organizzazioni stiamo lottando per condizioni dignitose di lavoro per i Nats; inoltre siamo convinti che tutte le persone hanno il diritto ad un lavoro dignitoso e protetto, senza discriminazione, come stabilisce la Convenzione Universale dei Diritti dell’Uomo.
ß Nel nostro paese attualmente esistono molti bambini, adolescenti (esistono 265.706 minori tra 5- 17 anni, inchiesta Hogares 2000-2001), giovani, adulti che lavorano e molti di loro lo fanno in cattive condizioni o in condizioni di sfruttamento; le nostre organizzazioni non sono d’accordo con questa situazione e stiamo lottando contro questo sfruttamento.
ß Nel nostro Paraguay c’è una situazione di povertà, una realtà che non e’ sicuramente causata da noi, ma da una situazione di disuguaglianza e di ingiustizia, che rende necessario che i Nats ( e molte altre persone) vadano a lavorare in cattive condizioni.
ß Grazie al nostro lavoro, possiamo difendere i nostri diritti che quotidianamente sono negati (diritto alla salute, all’educazione, all’alimentazione, al cibo, ecc.); il nostro lavoro significa anche poter continuare a vivere con dignita’; proibirlo significherebbe equipararlo ad altre attivita’ illecite che si stanno praticando nel nostro paese.
ß L’approvazione di questa convenzione non risolverà questa situazione di lavoro dei bambini; siamo convinti che si potra’ davvero cambiare solo se i governi assumeranno un impegno serio e onesto con il popolo, solo se si inizia una campagna di lotta reale contro la povertà e le sue cause.


2. Giornata mondiale contro il lavoro minorile

In occasione del 12 giugno dove si commemora la giornata internazionale contro il lavoro minorile, noi non consideriamo il lavoro minorile un problema di fondo.

Desideriamo sottolineare che non siamo d’accordo con le condizioni di sfruttamento nelle quali lavoriamo, però non possiamo fare una lotta isolata contro il lavoro, in questo modo non otterremmo risultati positivi.
Comunque la situazione sarebbe diversa se TUTTI lottassimo contro la povertà, la corruzione, la disuguaglianza e l’ingiustizia sociale che ci regna attorno, se lottassimo contro lo sfruttamento che soffriamo nei nostri paesi, se i nostri governanti assumessero impegni seri, onesti e sinceri e anche con l’aiuto di tutte le persone che abitano il nostro paese.

I bambini, le bambine, gli adolescenti e i giovani, sono un settore importante della nostra società; sentiamo e conosciamo i problemi che quotidianamente stiamo vivendo ed è per questo che esigiamo dalle istituzioni che ci tengano in considerazione nel momento della ricerca delle alternative o delle soluzioni, visto che non ci consideriamo il problema, bensi’ la soluzione.

Per concludere vogliamo sottolineare che noi rappresentanti delle organizzazioni di bambini/e e adolescenti lavoratori non ci chiudiamo in noi stessi, ma siamo disposti a dialogare e a condividere le nostre importanti esperienze che non vengono fuori dai libri, né dai sogni, bensì da una vita di lotta, una lotta difficile e dura, perché ogni giorno sperimentiamo sulla nostra pelle la discriminazione, il maltrattamento e il rifiuto da parte di molte persone, però crediamo che “insieme organizzati ed uniti…lottiamo per un lavoro dignitoso e per un mondo migliore”.

INFO: Derlys Herrera, e-mail: onats@sce.cnc.una.py


La proposta dei Movimenti dei ragazzi/e lavoratori organizzati per costruire un “mondo giusto per l’infanzia” partendo dal loro protagonismo

Protagonismo NATS,
un movimento sociale mondiale

A cura di Cristiano Morsolin da Lima



“Noi bambini e gli adolescenti lavoratori organizzati del Perú’ non lottiamo solo per i nostri diritti ma per il protagonismo di tutta l’infanzia in generale”: e’ uno dei tanti messaggi lanciati da circa mille bambini e ragazzi/e lavoratori peruani durante la manifestazione per il primo maggio realizzata nel centro di Lima.
Mille grida, mille canti, mille denunce, mille proposte in favore del lavoro minorile dignitoso e non sfruttato.
A Lima come a Bogota’ (Colombia), a Sucre (Bolivia), a Santiago (Cile), a Cordoba (Argentina), a Asuncion (Paraguay) - dove i Movimenti Nats (Niños Adolescentes Trabajadores) hanno organizzato cortei e manifestazioni analoghe, si sono ascoltate le voci e l’impegno di migliaia di bambini e ragazzi lavoratori nel microcosmo della strada, in quartieri urbano-marginali come in area rurale, organizzati in un colorato arcipelago di gruppi di base non solo in America Latina ma anche in India, in Africa come nella ricca Germania.
Gli echi di questi cortei “anomali” scomodano anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL (caratterizzata da una posizione abolizionista tout court ) che durante la presentazione del rapporto annuale sul lavoro minorile nel mondo, la settimana seguente dichiara, attraverso Agustin Muñoz (direttore OIL per l’America Latina), che “milioni di bambini nel mondo realizzano lavori legittimi, che sono adeguati alle loro eta’ e al loro livello di maturita’ e svolgendoli imparano ad apprendere responsabilita’, a sviluppare capacita’ ed aiutano le loro famiglie” (Agenzia IPS, 6 maggio).

La Sessione speciale per l’infanzia dell’ONU (Ungass) attualmente in corso a New York, ci offre l’occasione per riaccendere il dibattito sulla partecipazione dell’infanzia e adolescenza.
I Movimenti Nats focalizzano l’attenzione sul protagonismo della loro storia trentennale come attori a livello sociale, culturale, economico e político, impegnati nella costruzione di un nuovo paradigma della cultura dell’infanzia e adolescenza che rappresenta una radicale opposizione al pensiero unico adultocentrico ed etnocéntrico, imposto dal neoliberismo.
Il cammino dei Movimenti Nats rompe il tabu’ di una mentalita’ che identifica il ragazzo di strada, il pixote di Rio de Janeiro, lo scugnizzo di Napoli, il gamine di Medellin, il picciriddo scanazzato di Palermo, il pirañita di Lima, come piccolo delincuente, un pericoloso babykiller, un parassita per la societa’.
Emerge la forza e la radicalita’ di un percorso articolato di organizzazione dal basso, di micro-imprenditorialita’, di autogestione, di cittadinanza attiva di cui sono protagonisti tanti piccoli lavoratori, costruttori di una speranza di pace e giustizia per tutta l’umanita’, per i diritti di tutta l’infanzia.

25 anni di valorizzazione critica del lavoro minorile
Significativo il titolo del seminario internazionale svoltosi nell’ottobre scorso a Lima per festeggiare i 25 anni del Movimento dei Nats figli di operai cristiani MANTHOC: “25 anni di azione protagonica a partire dai bambini e adolescenti lavoratori, per un lavoro dignitoso per l’umanita’”.
Nel 1976 i giovani lavoratori della GIOC (Gioventu’ Operaia Cristiana, articolata in un movimento internazionale, fondata da P. Jose’ Cardijn) decidono di investire sulla coscientizzazione dei bambini lavoratori come risposta al massiccio licenziamento di leader nelle fabbriche per reprimere l’opposizione alla dittatura militare, ma sopratutto perche’ avevano sperimentato sulla propria pelle lo sfruttamento ma erano convinti del valore che il lavoro ha in se stesso.
In questo quarto di secolo si sono attivati vari cammini “storici” con vocazione internazionale, con la finalita’ di costruire protagonismo, soggettivita’, organizzazione da parte degli stessi bambini e ragazzi, spesso esposti allo sfruttamento, che costituisce una “minaccia” per qualsiasi lavoratore sia nelle zone urbane che nelle aree rurali. In un contesto di poverta’ diffusa come quello latinoamericano e del Sud del mondo, e’ inevitabile che bambini e ragazzi contribuiscano al 30-35 % del bilancio familiare (in Perú). Non esistono alternative: chi non lavora non mangia.
Ecco perche’ i Movimenti Nats lottano per la dignita’ nelle condizioni di lavoro e per uno sviluppo integrale del bambino e adolescente, considerando la prostituzione, i furti, il traffico di minori, ecc, dei crimini contro l'infanzia.
Sono progetti di micro-imprenditorialita’ sociale per combattere la poverta’ attraverso i laboratori artigianali di bigliettini, magliette, candele, panifici, gestione di parchi, ecc.
Infatti il progetto “Mi Jardineritos” gia’ da tre anni e’ convenzionato con il Municipio di Lima per il lavoro di 100 Nats e non e’ l’unica esperienza pilota di partnership con gli enti pubblici: a Quito 50 Nats gestiscono la pulizia della stazione centrale dopo essere cresciuti attraverso l’itinerario proposto dal progetto dei salesiani per i ragazzi di strada; il governo regionale dell’Imbabura (Nord Ecuador) ha recentemente dato in comodato per dieci anni il Parco di Yuyucocha alla Comunita’ “Cristo de la calle” di Ibarra dove 25 adolescenti lavorano nella gestione del parco 4 ore quotidiane per poter poi andare a scuola.
Inoltre va sottolineato che i prodotti (bigliettini, candele, polo) dei Nats, attraverso la centrale EquoMercato di Cantu’ e altri canali del commercio equo e solidale, vengono importati in Italia come strumento di informazione e di cambiamento degli stili di vita nel nord del Mondo.
Alejandro Cussianovich (ex salesiano, fondatore del Manthoc e profetico consulete dei Movimenti Nats di tutto il mondo, compagno di P. Gustavo Gutierez, fondatore della teologia della liberazione), commenta che “quando i piccoli lavoratori acquistano consapevolezza dei loro diritti, riescono a “sbalordire” gli adulti: imparano presto ad analizzare i meccanismi ingiuti che regolano la societa’(per esempio i Nats del Perú’ hanno partecipato massicciamente alla campagna Jubilee 2000 sul debito estero), a difendersi dagli attacchi di chi non riesce a capire quanta soddisfazione si provi nel guadagnare onestamente fin dai primi anni di vita, evitando l’accattonaggio o la via della delinquenza, di chi non riesce a capire la valenza pedagogica, il significato etico e politico del protagonismo dei Nats”.
Si apre una prospettiva globale che sintetizza la valorizzazione critica del lavoro minorile, come spiega Giangi Schibotto, ex volontario del Movimento Laici per l’America Latina MLAL e tra i fondatori della rivista internazionale NATs, nel libro “Niños trabajadores. Construyendo una identidad”. Ed. IPEC – Lima, 1990 (versione in inglese “Working Children, building an identity”):
“Essere bambino e allo stesso tempo essere lavoratore rappresenta le due facce indivisibili di un’identita’ sociale e personale dell’infanzia popolare peruviana. Solo il riconoscimento e la valorizzazione di questa articolazione, di questo simbiosis, ci sembra il cammino che puo’ traghettare una proposta organizzativa per i bambini lavoratori perche’ vediamo il lavoro dei bambini non solo nel versante negativo ma anche per cio’ che possiamo valorizzare a livello di assunzione di un ruolo effettivo e non solo simbolico nella societa’, a livello della condivisione dei problemi e delle responsabilita’ con la famiglia, con il quartiere, con il pueblo, a livello di inserimento nella classe delle contraddizioni del sistema, a livello di una maturita’ differente che porta questi bambini a sviluppare insospettabili capacita’ di autonomia e protagonismo; a livello di partecipazione attiva e creativa nella lotta per il cambiamento.
Secondo l’ottica convenzionale emerge una sorta di intrinseca incompatibilita’ tra infanzia e lavoro. Cosi’ si vede normalmente il bambino lavoratore come una schizofrenica barbarita’ visto che il bambino non e’ un vero lavoratore e nemmeno come lavoratore non e’ un vero bambino. Per preservare la purezza ideologica di un’astratta, classista ed etnocentrica condizione infantile rubiamo al bambino lavoratore la sua identita’ di lavoratore e allos stesso tempo la sua identita’ di bambino. Cosi’ non gli rimane niente, si dissolve in uno spazio vuoto di senso e di identita’.
Pero’ l’infanzia e il lavoro non sono concetti astratti che si autoalimentano ne ll’aria, in un orizzonte meta-storico. Sono fenomeni che si realizzano in uno spazio storico concreto, che si presentano in forme proprie di articolazione. Ora nel nostro contesto storico i bambini lavoratori esistono, esiste il lavoro minorile. Riconoscerlo, riconoscere i loro problemi e allo stesso tempo le loro potenzialita’, assumerli in termini di discorso non solo accusatorio ma anche propositivo, ci sembra il primo passo per restituire a questi bambini la loro identita’ reale, un’identita’ che non e’ solo individuale ma anche collettiva, sociale e politica; e’ il primo passo per restituire a questi bambini il diritto ad un ruolo, a una funzione, ad un diritto all’organizzazione, alla lotta, a un’integrazione attiva e creativa con il movimento popolare”. (Giangi Schibotto).



La diversita’ culturale come valore educativo
In questo senso la valorizzazione critica del lavoro minorile apre una prospettiva costruttiva nell’assunzione di responsabilita’, nel processo di coscientizzazione dei propri diritti, come spazio organizzativo autogestito dagli stessi Nats, ma assume anche una peculiarita’ profondamente educativa.
E' un percorso che valorizza le diversita' culturali, nella foresta amazzonica come nelle Ande, in campagna come in citta', anche come valore pedagogico ed educativo che viene approfondito nelle scuole Nats, ben 12 sparse nelle varie provincie di tutto il Perú’, spesso oggetto di studio di ricercatrici provenienti da Olanda, USA, Italia,ecc (attualmente Gianna Giovagnoli, vice-presidente dell’Associazione Nats di Bologna sta realizzando la sua tesi in Perú’ anche grazie allo scambio che si sta attivando tra l’Universita di Bologna, facolta’ di Scienza dell’Educazione coordinata dal prof. Enzo Morgagni con l’Universita’ S. Marcos di Lima – la piu’ antica dell’America Latina con 450 anni di storia, master di cultura dell’infanzia coordinata da Alejandro Cussianovich).
Penso a Daciano, 15 anni, di Ayacucho ("l'angolo della morte", luogo di massacri durante la conquista spagnola e anche durante la violenza terroristica di Sendero Luminoso), di origine indigena che a fine agosto ha viaggiato in Ecuador nell'ambito di un'esperienza di scambio con i ragazzi lavoratori di Ibarra (dove ragazzi di strada accolti nella comunita' "Cristo de la Calle" gestiscono un parco con piscine, bar, campi da calcio e basket), con i lustrascarpe di Quito ( che lavorano alla stazione centrale nell'ambito del progetto "Muchachos Solidarios" preparando biglietti artigianali e oggetti di microporcelana), con i giovani di Carcelen (pericolosa periferia della Quito assediata dalle bande e dalla delinquenza giovanile), con gli adolescenti infrattori di Riobamba (dove la comunita' "Mano Amiga" promuove il reinserimento nella societa' attraverso i laboratori di carpenteria, falegnameria, calzaturificio e panetteria), mi ha tradotto in simultanea la messa in quechua per il 13' Anniversario di Mons. Leonidas Proaño, padre della teologia della liberazione dal volto indio.
Penso a Juver, 16 anni, delegato del MNNATSOP, che ha lanciato un messaggio in quechua durante la Cumbre Mondiale contro la Discriminazione realizato a Durban (Sudafrica), a fianco di Filel Castro e del Premio Nobel per la pace Rigoberta Menchu’: ha parlato del legame con la madre terra Pachamama nella cultura contadina delle ande, del suo lavoro nei campi, a pascolare gli llama, affrontando anche la discriminazione provocata dall’emigrazione dalla zona rurale alla citta’ (Huancavelica che dista quasi un giorno di cammino a piedi dalla sua contrada sperduta tra le Ande).
In uno studio curato da “Terre des Hommes” – Germania sul legame tra lavoro minorile e culture indigene (quechua del Perú’ e Bolivia, Mapuche del Cile) si sottolinea che “pretendere di dire che i bambini delle culture ancestrali lavorano perche’ sono poveri, significa ignorare il patrimonio di queste culture millenarie; i bambini lavorano perche’ in primo luogo sono considerati persone e per questo di tratta di un diritto come qualsiasi altro membro della comunita’. Pretendere di sradicare il lavoro dei bambini delle zone rurali come lo programmano molti organismi internazionali, significa attentare contro le culture originarie, significa attaccare il cuore stesso delle culture ancestrali, la relazione sacra con la Terra, con la Pachamama e significa anche non comprendere il ruolo di creatrice di biodiversita’ che miglioni di bambini hanno nel pianeta”.

Penso a Humberto e Moises del Manthoc che per due mesi hanno condiviso il cammino con il Movimento dei ragazzi di strada del Guatemala MOJOCA, accompagnato da Gerard Lutte.
Sono esempi significativi di come la formazione che nasce dall’esperienza puo’ traghettare l’apprendimento e lo scambio attraverso piccoli maestri un po’ atipici come i Nats, piccoli animatori, moltiplicatori di una coscienza nuova che trasmettono ad altri Nats.
E’ in cantiere un viaggio di scambio di Alejandro e Tania del MNNATSOP in Senegal per “valutare” il percorso educativo del Movimento africano MAJET con gli occhi del protagonismo latinoamericano, in collaborazione con ENDA, la maggiore Ong francofona presieduta da Fabrizio Terenzio.
La stessa ENDA e’ in relazione con il Movimento dei bambini di strada Mnmmr del Brasile per la formazione degli educatori (per approfondimenti vedi il libro “Ragazzi in ricerca e in azione – alternativa africana di animazione extrascolastica – Enda Tiers Monde, Editrice EMI).
Il legame prassi-formazione teorica rappresenta una peculiarita’ della rete di istituti di formazione pér educatori popolari a livello latinomaricano - CRECEFOR che e’ integrata dall’Istituto di formazione per educatori popolari di Nats dell’America Latina e Caribe “Mons. German Schimt” IFEJANT di Lima, dal Centro equatoriano di formazione di educatori di strada - Cecafec di Quito, dal Coordinamento nazionale delle organizzazioni che lavorano con e per i bambini - Bolivia, il Centro di Formazione degli Educatori CENFOR - Colombia, la fondazione ICI del Venezuela, PRONICE del Guatemala, le scuole di formazione regionale del Movimento Nazionale dei Meninos e Meninas de Rua MNMMR del Brasile, CENFODES dell’Honduras.

... Protagonismo...
Qui sperduti tra le Ande dell’Abya Yala ( la Terra Feconda dei popoli indigeni) il protagonismo dei Nats (Niños, adolescentes Trabajadores) ragazzi lavoratori organizzati, assume una tonalita’, un colore, un calore che va ben oltre lo “stereotipo” di quell’abusata “partecipazione” adultocentrica che non riconosce globalmente l’azione, l’attoria socio-economica-politica delle organizzazioni di base dei Nats sparse in tutta l’America Latina.
Anche alla prima riunione dei delegati del Movimento Latinoamericano dei Nats – MOLACNATs (eletti ad agosto in Asunción durante il loro VI incontro latinoamericano), svoltosi qui a Lima la prima settimana di dicembre, si respira la passione per la vita che non si arrende di fronte alle ingiustizie, alle violenze dei diritti negati.
Dal piccolo Paraguay Pura e Alicia portano l’entusiasmo di ONATs: vivono in zona rurale e con la loro semplicita’ trasmettono la ricchezza della cultura “guarani”.
Pablo e Hector di Santiago masticano le parole con la “sc” cilena e raccontano come i Nats si stanno organizando in questa nuova epoca di “difficile” democrazia dopo la dittatura di Pinochet; lavorano nella Vicaria Sur di Santiago nella pastorale sociale, un frutto della profecía del Cardinale Henriquez Silva, strenuo difensore dei diritti umani violati dalla sistematica violenza della dittatura.
Tania, 16 anni, delegata del Movimento Nazionale dei Nats organizzati del Peru’ MNNATSOP e’ la piu’ seria ma anche la piu’ preparata: raccoglie l’esperienza di una trentina di organizzazioni di base con un’adesione di 12.000 Nats…
Lina e Angie di Bogota’ raccontano la realta’ del loro Paese che va ben oltre il narcotráfico e paramilitarismo.
Brenda e Alicia raccontano dei 24 gruppi di Nats che a Salvador stanno rianimando la realta’ centroamericana; mi regalano la foto di Mons. Oscar Romero, vescovo-profeta ucciso mentre stava celebrando la messa: spesso ripeteva che LA PACE E’ FRUTTO DELLA GIUSTIZIA; oggi lo ripete anche il Papa ma allora, negli anni ’80, si era considerati comunisti, la Chiesa dei Poveri era tacciata di sovversione e per questo decimata...
Miriam, e’ un’adolescente maya di Quetzalatenango, portatrice di una cultura ancestrale in cui il lavoro minorile assume una “mistica” particolare; trent’anni di guerra foraggiata dagli Usa e un genocidio sistematico, non hanno spento la ricchezza, la saggezza del popolo maya del Guatemala.
In una settimana di condivisione ho potuto sperimentare la forza, la determinazione, la “lucha” dei Nats dell’America Latina: un annuncio di pace, giustizia e fraternita’ che si sta costruendo concretamente con tante piccole rivoluzioni gia’ in atto...
“No alla violenza, SI ALLA VITA” ripeteva Jessica,9 anni (con le scarpe di sua sorella Maggiore, tre numeri-taglie piu’ grandi della sua...) in una marcia che abbiamo organizzato recentemente immergendoci tra le viuzze di Yervatero, tra quelle catapecchie dove la violenza del maschilismo e’ pesante: questo e’ lo slogan che riassume tanti percorsi di coscientizzazione e liberazione di cui sono testimone in un anno di condivisione con i Nats del Peru’ e Ecuador.

Nuovi sovversivi …
Dopo l’11 settembre anche i movimenti Nats vengono considerati pericolosi terroristi perche’ la sovversione del protagonismo, della partecipazione, della soggettivita’ politica deve essere messa al bando, secondo l’OIL.
Agli inizi dell’anno l’IPEC del Sudamerica ha diffuso un rapporto (che incontri alla pagina web: www.oit.org.pe/spanish/260ameri/oitreg/activid/proyectos/ipec/balancesa.shtml ) che dichiara: “in America Latina c’e’ una situzione eccezionale che consideriamo fondamentale per intendere e capire la strategia del programma (di erradicazione del lavoro minorile). Esiste nella regione un movimento di organizzazione e promozione dei bambini e adolescenti lavoratori (NATs). Queste organizzazioni che sono ubicate fondamentalmente in Peru’, Bolivia, Ecuador e Paraguay, hanno un indubbio radicamento e “difendono” il lavoro minorile. Queste organizzazioni hanno ottenuto senza dubbio un’influenza notevole nella redazione dei Codici del Minore in alcuni paesi (Peru’ e Paraguay per esempio).Uno degli sforzi dell’IPEC ha consistito, senza entrare in confronti dialettici, nell’indicare ai governi i pericoli di questo tipo di movimenti e nel creare alleanze strategiche con varie ONG dei paesi come contrapposizione a questi movimenti dei Nats”.
E’ l’ennesima conferma che da tempo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL ha dichiarato guerra a questi piccoli sovversivi che si sono permessi di opporsi anche alla Global March, ora in una nuova edizione, perche’ era orchestrata solo dagli adulti e non differenziava il CHILD LABOUR dal WORKING CHILDREN.

Di fronte a questo attacco frontale che li equipara a piccoli terroristi pericolosi il MNNATSOP ha preparato un documento di denuncia, diffuso il primo maggio, nel quale si sottoliena che “i movimenti e le organizazióni dei bambini e adolescenti lavoratori si sono sempre impegnate con la finalita’ di organizzare i bambini e adolescenti lavoratori per promuovere lo sviluppo e il benessere degli stessi, per costruire una partecipazione protagonista nella societa’. Non e’ vero che “difendiamo” il lavoro minorile ma cerchiamo di raggiungere un cambiamento per una societa’ piu’ giusta, nel quale si migliori la qualita’ della vita dei Nats, le condizioni di lavoro, cosi’ come si offrino alternative di lavoro dignitose, basate su principi come il protagonismo organizzato a partire dai Nats, al servizio dei Movimenti Nats nei confronti dei Nats e dell’infanzia in generale.
In questo senso i nostri movimenti non difendono il “lavoro minorile” inteso come Child Labor in tutte le sue manifestazióni come pretende far credere l’Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL, senza indicare i motivi per i quali cerchiamo di migliorare le condizioni di lavoro di bambini e ragazzi e non in prospetttiva di una totale abolizione come vorrebbe l’OIL.
(...) Consideriamo che le affermazioni dell’OIL stanno attentando contro il diritto che abbiamo di organizzarci e associarci liberamente con fini leciti e di riunirci pacíficamente come dispone l’articolo 15 della convenzione dei diritti dell’infanzia. Sentire che la OIL ci ha maliziosamente indicati come pericolosi e per questo ha deciso di creare alleanze con Ong per contrastare la nostra esistenza, e’ un chiaro attentato alla convenzione dei diritto del bambino e alla liberta’ di organizzarci e associarci in movimenti impegnati per il benessere dei Nats e di tutta l’infanzia in generale.”



Il “manifesto” dei Movimenti Nats a livello mondiale
L'esistenza dei Movimenti Nats (“Niños y Adolescentes Trabajadores” – Bambini e adolescenti lavoratori), fa parte del quotidiano di decine di migliaia di ragazzi, in una trentina di paesi del Sud del mondo. I movimenti promuovono il protagonismo dei giovani come risorse fondamentali delle politiche sociali. Rivendicano un lavoro degno, che dia il giusto spazio ad educazione e gioco. Chiedono inoltre che sia fatta una netta distinzione tra il lavoro e le altre attività illegali come prostituzione, schiavitù e delinquenza, che sono reati e vanno combattuti, sia nei confronti dei minori, che degli adulti.
Nel 1996, a Kundapur in India (grazie all’organizzazione di Bhima Sangha, a cui aderiscono 13.000 nats nel sud dell’India), 34 delegati Nats di 33 paesi di America Latina, Africa e Asia hanno tenuto uno dei più importanti incontri a livello internazionale dei movimenti Nats.
Il confronto e l'analisi delle loro esperienze hanno portato alla stesura di dieci punti che costituiscono una sorta di ‘manifesto’ dei movimenti: "
1) Noi vogliamo che vengano riconosciuti i nostri problemi, le nostre iniziative, le nostre proposte e i nostri processi di organizzazione;
2) Noi siamo contro il boicottaggio dei prodotti fabbricati dai bambini;
3) Noi vogliamo rispetto e sicurezza per il nostro lavoro;
4) Noi vogliamo un'educazione dai metodi adatti alla nostra situazione;
5) Noi vogliamo una formazione professionale idonea al nostro contesto;
6) Noi vogliamo avere accesso a buone condizioni sanitarie;
7) Noi vogliamo essere consultati per ogni decisione che ci riguarda, locale, nazionale ed internazionale;
8) Noi vogliamo che sia scatenata una lotta contro le ragioni che sono all'origine della nostra situazione e in primo luogo la povertà;
9) Noi vogliamo che ci siano attività più numerose nelle zone rurali, per far sì che i bambini non siano obbligati ad andare in città;
10) Noi siamo contro lo sfruttamento del nostro lavoro, ma siamo favorevoli al lavoro dignitoso e con orari adatti alla nostra educazione ed al nostro svago. Per le conferenze che si terranno d'ora in poi, noi vogliamo essere presenti allo stesso titolo degli altri partecipanti (se ci sono 20 ministri, che ci siano 20 Nats)".

In quest’ultimo periodo si e’ consolidato il movimento mondiale grazie ad un processo di articolazione iniziato nel’88 con il primo incontro internazionale dei Nats dell’America Latina in Lima.
Nella sua evoluzione le tappe del V incontro africano, del VI incontro latinoamericano e del I incontro dei Nats tedeschi costituiscono dei passi in avanti nella direzione della crescita del movimento sociale dei Nats a livello mondiale, malgrado il boicottaggio dell’Unicef e dell’OIL e le conseguenze della Marcia Globale che hanno significato anche la sospensione di finanziamenti da parte di varie istituzioni di cooperazione internazionale.

Dal 31 ottobre al 14 novembre 2000 a Bamako (MALI) si e’ realizzato il 5’ incontro continentale del Movimento di bambini e adolescenti lavoratori dell’Africa MAJET (Mouvement africain des enfants et jeunes travailleurs), con la partecipazione dei delegati Nats di 17 paesi africani e per la prima volta si son uniti i paese francofoni, anglofoni e di lingua portoghese. Quest’evento dimostra che le organizazióni di Nats si sono consolidate, sono cresciute in vari paesi dell’Africa. Nella dichiarazione finale si afferma la volonta’ di lottare contro la poverta’ che spinge un gruppo numeroso di bambini e giovani ad abbandonare i propri villaggi e a emigrare nelle grandi citta’ alla ricerca di lavori instabili e degradanti. Inoltre si condanna particolarmente il traffico di bambini che si realiza approfittandosi della miseria di molte famiglie, riducendo bambini a mercancía, mettendo in pericolo le loro vite. Si esortano i governi, le Ong, i mezzi di comunicazione e le organización di cooperazione internazionale ad ascoltare i bambini lavoratori e ad appoggiarli per migliorare le loro condizioni di vita e lavoro. (Per approfondimenti: www.enda.en/eja ).

Dal 12 al 19 agosto 2001 ad Asuncion (Paraguay) si e’ realizzato il VI incontro latinoamericano dei NATs – MOLACNATs con la partecipazione di delegati provenienti da Perú’,Colombia, Paraguay, Bolivia, Cile, Ecuador, El Salvador, Uruguay e rappresentanti di ONG della Norvegia, Germania e Italia (col la presenza di Rita Bertozzi, giovane socióloga docente all’universita’ di Bologna, caposcout, delegata della rete ITALIANATs come membro dell’Associazione Nats di Bologna).
Tania Pariona, 17 anni, eletta delegata latinoamericana ad Asunción, commenta: “sono felice di aver partecipato a questo indimenticabile evento perche’ mi sono resa conto della lotta di milioni di Nats per realizzare le loro attivita’ e sogni senza barriere. Dobbiamo essere uniti per una medesima causa e cosi’ poter esercitare i nostri diritti. Pensavo che solo il Perú’ stava attraversando una situazione critica ed invece e’ tutta l’america latina emarginata, e per questo la nostra e’ una lotta contro la poverta’. Grazie a questi eventi raccogliamo varie esperienze importanti che ci aiutano nella formazione personale e sociale, visto che abbiamo il dovere di diffonderle e di costruire un effetto moltiplicatore con il resto dei Nats che non sono ancora organizzati”.
Dante Garces, 18 anni di Piura sottolinea che “questa esperienza mi ha arricchito profondamente e mi ha fatto capire l’importanza della formazione dei Nats come soggetti sociali di diritto, dell’appoggio che si deve dare alle organizazióni di Nats e all’importanza della base, dei piccoli gruppi, per sostenere movimenti grandi come il MOLACNATs”.

Anche in Europa giungono gli echi del protagonismo Nats: a novembre a Berlino una cinquantina di ragazzi lavoratori si sono incontrati con l’auspicio di PRONATs, il cugino tedesco di Italianats. Nel documento finale emerge: “Abbiamo appurato che noi, al di là della scuola e dei compiti, facciamo un sacco di altre cose. Abbiamo esperienza di guadagno; facciamo spesso baby-sitting, distribuiamo giornali, riempiamo scaffali di supermercati, aiutiamo nei negozi, facciamo piccoli lavori di giardinaggio. Vendiamo sulla strada giochi e libri che non usiamo più, o funghi da noi raccolti. Prendiamo parte a mercatini dell'usato. A casa aiutiamo i nostri genitori nelle pulizie, nel riordino, nel passare l'aspirapolvere, nel curare gli animali domestici, nel portare a passeggio il cane, nel curare i nostri fratelli più piccoli.
(…) Noi ci aspettiamo che la nostra opinione e i nostri diritti siano maggiormente rispettati e che siano considerate anche al momento delle decisioni politiche. Un mondo in cui i bambini avessero la parola sarebbe ben diverso! Sarebbe più colorato e creativo; sarebbe più amichevole e più pacifico; l'ambiente sarebbe più pulito e non ci sarebbe così tanta violenza!”.
Il contesto del Nord del mondo e’ molto diverso da quello del Sud, eppure i sogni e le aspirazioni sono simili…

Il prossimo 6 giugno 2002 a Brasilia si realizzera’ il VI incontro nazionale del Movimento Nazionale Meninos e Meninas de Rua MNMMR del Brasile (www.mnmmr.org.br) che fin dall’88 ha partecipato al Movimento Nats latinoamericano seppur con una visione differente del lavoro minorile.
Il MNMMR va considerato un movimento storico per la difesa dei diritti dei bambini di strada oggetto di una sistematico massacro da parte degli squadroni della morte, spesso con la connivenza della polizia.
Credono nella piena cittadinanza del “bambino di strada come soggetto di diritti e soggetto della storia che comporta il rinnegare quelle iniziative che ricercano il suo addomesticamento o il suo adeguamento al sistema sociale vigente, e credere che il suo potenziale di anticonformismo, ribellione e aggressivita’ non debba essere eliminato quanto piuttosto orientato in modo tale da divenire socializzato, creativo e finalizzato alla costruzione di una societa’ piu’ giusta e fraterna”.
Va ricordato che nel giugno ’89 tra coloro che occuparono il Parlamento federale di Brasilia per l’approvazione dello Statudo do Menor, una delle migliori legislazioni del mondo approvata con la partecipazione diretta dei bambini/e e ragazzi/e, c’era anche Janeth Urcuhuaranga, allora Nats quindicenne delegata nazionale del Manthoc e oggi educatrice impegnata nel coordinamento nazionale dell’Associazione MANTHOC e nella redazione della rivista internazionale NATs (pubblicata in spagnolo, inglese e italiano, www.ifejant.org ).

Commenti alla Sessione Speciale dell’ONU
In vista della Sessione Speciale che l’Onu sta dedicando all’infanzia vale la pena citare la posizione dei Movimenti Nats dell’America Latina MOLACNATs.
Nel documento finale del VI incontro latinoamericano emergono anche varie proposte che il documento “un mondo giusto per l’infanzia” dell’UNGASS non ha tenuto in considerazione: “non si menziona che la poverta’ in America Latina e’ causata dall’ingiusto modello economico neoliberale che fa aumentare la poverta’ e diminuire la qualita’ della vita dei ragazzi lavoratori e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni; il fenómeno sociale del lavoro minorile in condizioni inaccettabili dimostra tutto cio’, si ripete a tutte le latitudini.
(...) Dichiariamo il nostr disaccordo al documento anche perche’ non si parla di partecipazione infantile, che dimostra un retrocedimento nell’immagine del bambino che si e’ promossa a partire dal lancio della Convenzione. Crediamo che promuovere la partecipazione non e’ solo uno strumento per migliorare gli interventi sociali, ma e’ anche un’opportunita’ di apprendimento per noi bambini e aiuta a costuire comunita’ piu’ aperte, democratiche e partecipative, nel presente e nel futuro. Per questo affermiamo la nostra convinzione che noi bambini del mondo abbiamo il pieno diritto di poterci organizzare ed a partecipare da protagonisti nella societa’ in merito alle politiche che a noi si riferiscono e le nostre societa’ sono oblígate a rispettare questo diritto”.
Provocatorio e’ il commento di Tania Pariona, delegata latinoamericana del MNNATSOP che ha partecipato alla PRE-COM del 8-10 giugno scorso a New York: “Mi sono resa conto che lo spazio ipotizzato di partecipazione era molto limitato e ristretto e gli unicí che prendevano decisióni erano gli adulti che svolgevano varie negoziazióni. Credo sia importante ricordare che la partecipazione protagonica non significa solo star presenti, ma anche esprimere la propria opinione con fondamento, contribuire alle soluzione che si prendono di fronte a un problema o a situazioni che influenzeranno il futuro e per le quali dovrebbero essere indispensabili le nostre idee e la nostra vera partecipazione alla ricerca di risposte giuste ai problemi dei bambini, adolescenti e giovani. La partecipazione di tutti i bambini/e dovrebbe esser tenuta in considerazione e rispettata visto che siamo direttamente immersi in questo contesto. Nelle conferenze ufficiali i bambini, gli adolescenti e i giovani non avevano accesso alla partecipazione diretta e non potevano proporre alternative di soluzione, visto che erano solo un “arredamento” e solo gli adulti potevano esprimere la loro opinione, ideología, punto di vista”.
La delegazione dei Nats presenti alla Sessione Speciale dell’Onu e’ particolarmente ridotta (anche se i rappresentanti africani del MAJET fanno parte delle rispettive delegazioni governative dei singoli paesi) pero’ portera’ tutto il peso, la forza e la passione del grido e della proposta dei Movimenti Nats del Mondo.

Anche il Coordinamento Nazionale “Per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” PIPIDA, un cartello di 30 Ong italiane impegnate “affinche’ i diritti dei piu’ piccoli cittadini non restino solo sulla carta”, ha presentato a New York un documento che appoggia la posizione dei Movimenti NATs evidenziando che “e' necessario un impegno più deciso da parte della Comunità Internazionale per eliminare lo sfruttamento del lavor o minorile a partire dalle sue forme peggiori, ribadendo, tuttavia, la necessità di distinguere tra "sfruttamento del lavoro minorile" e "lavoro minorile”.
Questa negoziazione e’ il risultato di un’ottimo lavoro di mediazione svolto dalla rete ITALIANATs, una rete di 18 Ong, associazioni, centrali del commercio equo, che da oltre un anno sostiene il protagonismo dei Nats per dare voce agli stessi Movimenti, grazie in particolare al suo presidente Fabio Cattaneo di Equomercato di Cantu’, che prevede anche la partecipazione a New York di Emilio Zanetti, giovane rappresentante romano dell’Associazione “Noi Ragazzi del Mondo”. Il lavoro di Italianats non e’ isolato, ne’ rappresenta un’eccezione nel panorama della cooperazione internazionale: proprio recentemente l’Alleanza “Save the Children”, una coalizione di 32 organizzazioni che lavorano in piu’ di 100 paesi nel mondo, ha presentato un documento sulla valorizzazione critica del lavoro minorile que ispira il proprio operato. La ong “Terre des Hommes” – Germania ha preparato una lettura interculturale del documento dell’UNGASS basata sulla nuova cultura dell’infanzia a partire dal protagonismo dei Nats che presentera’ a New York.

Conclusioni
Nell’aprile 2000 ho accompagnato la carovana "Grido della Speranza", per un mese 30 ex meninos de rua di Rio de Janeiro insieme ad un gruppo di educatrici che utilizzano la danza classica nelle favelas come strumento educativo, hanno percorso le strade d'Italia per portare uno spettacolo di arte e cultura brasiliana che esprime la forza della fraternità, un'alternativa di cambiamento che nasce dall'universo dell'infanzia negata.
Dopo 500 anni le caravelle sono ritornate indietro con un messaggio di pace e giustizia per risvegliare la vecchia Europa e per invitare i coetanei italiani a partecipare al Giubileo al rovescio "Pachacutik" (in lingua quechua "inversione di rotta"), svoltosi nel gennaio 2001 a Rio de Janeiro (nella frontiera della Baixada Fluminense dove p.Renato Chiera lotta contro gli squadroni della morte per difendere i meninos de rua), con la partecipazione di 134 ragazzi/e provenienti da Ecuador, Perù, Brasile, Guatemala e Italia e organizzato dall'Ass. Intern. “Noi Ragazzi del Mondo”.
Nell’estate del 1996 abbiamo iniziato un gemellaggio, che tuttora continua, tra i picciriddi scanazzati del Borgo Vecchio di Palermo (dove ho lavorato un anno e mezzo come educatore di strada) e i ragazzi scout dell’Associazione “Namaste” di Ostiglia (Mantova) , da 20 anni impegnati nell’educazione alla pace e alla legalita’: condividono la loro esperienza di crescita, di liberazione nelle scuole, nelle varie famiglie che li ospitano, giocando a pallone, passeggiando per le strade del ricco nord-est ancora razzista verso i “terroni” anche se sono indispensabili, insieme agli extracomunitari, per costruire il miracolo economico.

Sono esperienze di cambiamento che segnano una nuova rotta nella prospettiva della cittadinanza planetaria: forse la Vecchia Europa ha bisogno di nuovi volontari, di nuovi “missionari” che vengono dal Sud del Mondo, dalla periferia dell’umanita’, per risvegliare le coscienze sopite del Nord.
La nuova missione e’ orientata a stimolare un cambiamento di mentalita’ per incidere sulle cause che provocano strutturalmente poverta’, violenza, miseria, esclusione, guerra, come la concentrazione della ricchezza in una ristretta elites di privilegiati, il debito estero che ipoteca il futuro, un sistema neoliberale che mercifica anche le relazioni personali e tenta invano di riempire con il consumismo il vuoto esistenziale della gente. Questa nuova missione ci deve far riscoprire il significato, la “mistica”, la spiritualita’della militanza socio-politica.
I nuovi missionari non arriveranno con nuove invasioni, non coniugheranno la spada e la buona novella come 500 anni fa, non portano il potere della ricchezza economica ma il valore della sobrieta’, della poverta’ come ricchezza culturale, privilegiano la periferia anziche’ il centro, sono abituati ad un ruolo di accompagnatori, di facilitatori anziche’ di accentratori, lavorano con un’ottica comunitaria anziche’ personalistica.
Ne parlavo proprio ieri con la mia compagna Marli Fatima, brasiliana, afrodiscendente, coordinatrice latinoamericana per l’area andina della Gioventu’ Operaia Cristiana Internazionale JOC, riposandoci nella spiaggia di Barranco dopo le fatiche dell’assemblea nazionale dell JOC Perú’: la prossima partenza di un delegato della JOC Perú’ che lavorera’ un anno con la JOC Germania che con i gruppi di Friburgo mantengono una relazione ventennale, ci fateva riflettere sul significato radicale e rivoluzionario di questo nuovo tipo di missione militante che non si pone l’obiettivo di “salvare” il mondo ma di contribuire a consolidare quella rete di resistenza nell’ottica della globalizzazione della speranza che crede nella diversita’, nell’unicita’ di ogni volto, nel desiderio di aprire strade nuove di cittadinanza sociale, di economia solidale, di militanza politica seppur con le mille fragilita’, limiti e contraddizioni che questo cammino comporta.
Su questa linea d’onda si inserisce anche il progetto del “mundialito” dei Movimenti Nats che si stanno organizzando con la consulenza di Italianats, per preparare un incontro internazionale dei Movimenti Nats a livello mondiale l’anno prossimo, in Italia anche per dare maggior visibilita’ ed eco nei mass-media, per incontrare personalmente rappresentanti delle istituzioni dell’Unicef e Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL e per tessere reti e scambi con i gruppi italiani.
Volo con la fantasia e mi immagino nuovi spazi di confronto, di scambio di esperienze costruendo ponti anche con le realta’ del nostro Sud che valorizzano il protagonismo dei ragazzi di strada (penso alle esperienze all’Albergheria e Brancaccio di Palermo, Quartieri Spagnoli a Napoli, S. Paolo di Bari, per esempio): il “gioco della mondialita” puo’ rompere i muri del razzismo e della discriminazione, dell’esclusione e il calore e colore della solidarieta’, della condivisione, della giustizia possono inventare nuove danze di pace, nuovi linguaggi di fraternita’, nuovi spazi di cooperazione reciproca.
Questa normalita’ includente in costruzione, di governo partecipativo, “a testa in giu’” (come dice E. Galeano), esce dal sommerso, dall’invisibilita’ e costringera’ anche i Potenti della Terra a riconoscere la voce dei Movimenti Nats, la loro proposta alternativa, la loro soggettivita’ política.
Un altro mondo e’ possibile a partire dal protagonismo dei ragazzi, delle ragazze “a rischio di esclusione”, della periferia del Mondo…

Lima, 11 maggio 2002



IL CONTRIBUTO DELLA RETE ITALIANATS NEL SOSTEGNO AI MOVIMENTI NATS ANCHE ATTRAVERSO IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE


La dignità "made in italy"

A cura di FABIO CATTANEO



Da 25 anni i Movimenti Nats dei ragazzi lavoratori chiedono che sia fatta una netta distinzione tra lavoro in condizioni dignitose e altre forme di sfruttamento. Non tutto il lavoro svolto da bambini e’ sfruttamento. Spesso attraverso i condizionamenti dei messaggi pubblicitari riportati dai mass-media con immagini di bambini sfruttati nelle miniere, ci hanno portato alla facile traduzione che i bambini e gli adolescenti non devono MAI lavorare… Questo approccio occidentale significa collocarsi lontani dalla realta’ dei bambini lavoratori nel Sud del Mondo, realta’ dove vi e’ necessità di lavorare fin da piccoli. Anche perché questo e’ richiesto dalle stesse famiglie; il bambino ha un compito importante di partecipazione al sostegno concreto per il mantenimento della famiglia, riconosciuto anche dalle culture millenarie dei popoli indigeni; se non lavorasse non avrebbe l’opportunità di andare a scuola.

Le cause di questa situazione sono da ricercare in una realta’ economica che in nome del profitto, mantiene ed accresce situazioni di poverta’ e sfruttamento nelle quali i bambini sono l’anello piu’ debole, e in atteggiamenti culturali che negano ai bambini il diritto di essere protagonisti delle scelte che li riguardano.

Lo abbiamo scoperto e condiviso direttamente negli incontri con i Movimenti Nats dell’America Latina dell’ Africa e dell’India: tanti momenti importanti, incontri pieni di emozioni che hanno contribuito a far crescere la nostra collaborazione per un impegno comune con l'obiettivo di costruire un mondo piu' umano.
I NATs ci hanno aiutato a conoscere il loro problema e ci hanno accompagnato in un mondo fatto da bambini dove viene chiesta non solo SOLIDARIETA' ma GIUSTIZIA.

I racconti, le parole dei bambini, adolescenti lavoratori sono esperienze di vita che si contrappongono all'individualismo del sistema economico dominante.
I bambini sono anche i protagonisti delle contraddizioni sociali; hanno capito che se vogliono cambiare il mondo non devono (e non dobbiamo!) adeguarsi alle scelte del potere del denaro.
Ricordo il primo incontro con i Nats nel 1996: eravamo in un viaggio-missione di Equomercato in Peru'. Fu un incontro dal quale inizio' una collaborazione che aveva lo scopo di far conoscere la realta' dei movimenti dei bambini lavoratori organizati attraverso l'acquisto di alcuni prodotti artigianali realizzati dai Nats e commercializzati attraverso i canali del CES - Commercio Equo e Solidale.

Abbiamo scoperto che non e' attraverso i soli rapporti commerciali che risolviamo un problema. E' il cambiamento di relazioni umane che porta al coinvolgimento diretto dei soggetti. Abbiamo capito che non stiamo vendendo solo un prodotto, ma stiamo sostenendo un PROGETTO SOCIALE.
E' stata una proposta pericolosa per la cooperativa Equomercato: ci chiedavamo come la gente avrebbe potuto accettare che una centrale del Commercio Equo importasse prodotti fatti da bambini.
Anche il Commercio Equo imponeva l'esclusione dei prodotti fatti dai bambini per una questione protezionistica causata da una manipólazione informativa delle organizzazioni internazionali.

Nel 1999 l'associazione delle Botteghe del Mondo organizza una Fiera del Commercio Equo e Solidale in Italia Milano e il convegno mondiale del'IFAT (una organizzazione che associa produttori e importatori del commercio equo nel mondo) : quattro Nats peruviani, due del Manthoc e due del gruppo "Marcelino Pan y Vino" di Huamachuco, invitati da Equomercato, partecipano alla fiera esponendo i loro prodotti. Durante il convegno IFAT chiediamo che venga data la parola ai quattro esponenti nats.
Fu un momento importantissimo perche' i nats chiedono all'assemblea IFAT un riconoscimento di soggetti attivi del mondo del Commercio Equo di avere un ruolo di partecipazione perche' vogliono difendere il diritto a un lavoro svolto in condizioni dignitose.
Le parole dei nats sono state parole esplosive anche per gli stessi produttori del Sud del Mondo che hanno assunto il tabu' del pensiero proibizionistico del lavoro minorile attraverso le convenzioni , le regole imposte dalle organizzazioni internazionali .
Le riflessioni dei Nats hanno aperto il dibattito all'interno del Commercio Equo e Solidale portando cambiamenti significativi.

Il mondo del commercio equo lentamente si sta aprendo alle proposte dei movimenti dei bambini lavoratori. Condivide il lavoro fatto dai bambini in condizioni dignitose, valorizzando il protagonismo dei Nats.
E' l'inizio di un percorso; si sente la necessita' di far conoscere adeguatamente le esperienze e le realta' dei movimenti dei bambini lavoratori spesso inascoltati e sottovalutati.
Crediamo che gli stessi ragazzi vivano sulla loro pelle umiliazioni e oppressioni: sanno riconosere cosa permette la loro crescita, il loro sviluppo.
Anche per gli adulti e' giunto il momento in cui devono ascoltare le percezioni che i bambini hanno di tutta la societa', le loro proposte per attuare dei cambiamenti.
Un'altra occasione di incontro per Equomercato e' l'invito del Manthoc a partecipare alla 16' assemblea nazionale tenutasi a Lima nel febbraio 2000. Al termine dell'incontro i delegati nazionali consegnano una lettera ai rappresentanti di Equomercato per essere portavoce in Italia delle posizioni dei Nats.

Da questa richiesta di appoggio e sostegno e' nata l'iniziativa che ha portato alla fondazione della rete ITALIANATs.
Oggi sono 18 le associazioni, Ong e cooperative del commercio equo che lavorano insieme in questa rete.
Italianats, fondata il 4 novembre 2000, nasce innestandosi su un terreno profiquo, già sviluppato da alcuni enti, in particolare: da l’Ong MLAL – Movimento Laici per l’America Latina di Verona che appoggiava, attraverso la cooperazione internazionale, con propri volontari, interventi in favore di uno dei movimenti peruani, il MANTHOC – Movimento dei Nats figli di operai cristiani, con sede a Lima; dall’Associazione NATs di Bologna, fondata in ambito internazionale da esperti operatori del settore di varie nazionalita’, col fine di ampliare il dibattito sul lavoro minorile portando la voce dei Movimenti dei bambini lavoratori; dall’Associazione ASOC – Ass. Solidarietà & Cooperazione di Vicenza, convenzionata con il sindacato, che promuoveva piccoli progetti nel distretto di Lima.
A queste realta’ fin dall’inizio, se ne aggiungono altre, tutte accomunate dall’idea che, per dare un’aiuto concreto e determinante al problema del lavoro minorile nel mondo, è necessario, prima di tutto, ascoltare, collaborare e portare la voce dei diretti interessati.
Italianats vuole promuovere un dibattito e un'informazione adeguata partendo dalle realta' concrete e portando la voce dei movimenti dei bambini lavoratori. Vuole far conoscere in Italia le posizioni, le dichiarazioni e le denunce fatte negli incontri internazionali dei movimenti
E’ dal lavoro concreto delle diverse realtà sul territorio e con il territorio, in ambito nazionale e internazionale, che si staglia chiara l’esigenza che questo processo è ora piu’ che mai indispensabile.
Infatti in quest’ultimo periodo gli sforzi comuni degli aderenti ad Italianats si stanno concentrando sulla preparazione di un incontro mondiale dei Movimenti Nats, che definiamo “Mundialito”, per consolidare questi legami di scambio internazionali anche nella prospettiva di costruire un confronto con le grandi istituzioni mondiali come l’UNICEF e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL, che spesso hanno una visione abolizionistica del lavoro minorile.

Capire le motivazioni che portano al lavoro minorile puo’ aiutare ad accostarsi al problema prescindendo da una logica occidentale, troppo critica, rigida e limitante, che vede da una parte i bambini, che devono vivere superprotetti, supertutelati, improduttivi, e dall’altra gli adulti, gli unici inseriti nel processo produttivo e quindi in grado di essere dei protagonisti.

Vincere l’idea preconcetta del lavoro infantile solo come strategia di sopravvivenza familiare, e’ il modo per riconoscerli una valenza positiva, tenendo conto delle molteplici motivazioni del precoce inserimento nel mondo del lavoro: economiche, educative, culturali, soggettive.
I Nats dimostrano, con la loro esperienza, che il lavoro ha anche una valenza sociale nel favorire lo sviluppo integrale della persona, nello stimolare i rapporti interpersonali e nel creare identità, cittadinanza e protagonismo e puo’ quindi diventare strumento di cambiamento di quelle stesse realta’ di ingiustizia sociale che lo generano.
Per liberare queste potenzialità è necessario superare alcuni atteggiamenti culturali ed economici che sono la negazione del protagonismo infantile ed adolescenziale.
In questa prospettiva si inserisce la proposta per rendere possibile la realizzazione di un marchio di garanzia dove si afferma:
UN PRODOTTO REALIZZATO DA BAMBINI CON GARANZIE DI DIGNITA’!

INFO:
Associazione ITALIANATs
Via Brighi, 21 – 22063 CANTU’ (CO), Tel. 328.3830492 – Fax 031.711912
E-mail: italianats@tiscali.it Pagina web: www.italianats.org


Allo stato attuale fanno parte di ITALIANATS i seguenti organismi:

MLAL – Movimento Laici per l’America Latina, Verona
Associazione Solidarietà e Cooperazione, Vicenza
Associazione Nats, Bologna
Associazione Paesi Emergenti, Cantu’ (CO)
Associazione “Noi Ragazzi del Mondo”, Roma
Acea, Milano
Associazione Nats, Treviso

Centrali di importazione del commercio equo e solidale:
Equo Mercato, Cantù (CO)
Commercio Alternativo, Ferrara
CTM Altromercato – Bolzano
Libero Mondo, Bra (CN)
Roba dell’Altro Mondo – Rapallo (GE)

Botteghe del commercio equo e solidale:
Il Ponte, Cantu’ (CO)
Garabombo, Como
Mondo Equo, Guanzate (CO)
Associazione Azzurra, L. Caccivio (CO)
Ferrara Terzo Mondo, Ferrara
Chico Mendes, Milano
Associazione Tsedaqua, Bra (CN)


FABIO CATTANEO, Presidente dell’Associazione “ITALIANATs”.
Coordinatore della Cooperativa Equomercato di Cantu’ - Centrale di importazione e di distribuzione dei prodotti del commercio equo e solidale.



CRISTIANO MORSOLIN, educatore di strada e giornalista militante appena rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente collabora con la rete ITALIANATs dall’Oratorio di Lavanderie (Milano).
E-mail: utopiamo@yahoo.it