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10-09-2007
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I movimenti di Bambini e Adolescenti Lavoratori dell'America Latina interrogano l'Organizzazione Mondiale del Lavoro (OIL) che si riunisce a Torino: Si al lavoro minorile in condizioni dignitose! No allo sfruttamento!


Piccoli al lavoro, grande dignità

Di Cristiano Morsolin - Selvas.org





Documento allegato da scaricare (In word)


DOSSIER TESTIMONIANZE BAMBINI E ADOLESCENTI LAVORATORI


LIMA, 10 settembre 2007

:: Su Selvas.org ::
IL MESTIERE DI CRESCERE (I)

IL MESTIERE DI CRESCERE (II)

Il 14 agosto a Lima i Movimenti NATs di bambini e adolescenti lavoratori (Niños y adolescentes trabajadores) organizzati nel MNNATSOP, Manthoc, Ifejant, Infant, hanno realizzato il seminario “infanzia e adolescenza in situazione di rischio sociale, colloquio a partire dalla memoria di Nagyama Norio”. Il 16 agosto scorso a Bogotà si è realizzato il seminario internazionale dal titolo “Movimenti NATs, espressione del protagonismo dell'infanzia e adolescenza lavoratrice”. Dal 16 al 18 agosto a Cubiro si è tenuto il V incontro regionale del Movimento CORENATs del Venezuela dal titolo “Bambini/e, e adolescenti lavoratori, promotori e protagonisti del nostro sviluppo integrale”.
Questi incontri paralleli rappresentano la vivacità di un Movimento sociale che ha già compiuto 30 anni di storia, che sfida la società nell'ottica del riconoscimento di una nuova cultura dell'infanzia e dell'adolescenza.
L'Osservatorio SELVAS.org accompagna questo percorso di cambiamento dal basso fin dal 2001 e ha partecipato direttamente agli ultimi incontri internazionali, a fine novembre 2006 al 30° anniversario del Manthoc a Lima, a Bogotà nel luglio scorso insieme a Angel Gonzalez, coordinatore del Movimento Latinoamericano MOLACNATs.
In quest'ultimo periodo l'Osservatorio SELVAS.org ha elaborato vari articoli pubblicati nei mass-media internazionali (con la collaborazione permanete di agenzie indipendenti come ADITAL-Brasile, Argenpress-Argentina, Bolpress-Bolivia, ALAI-Ecuador ) ma anche nei network mondiali dei diritti dell'infanzia come “Child Rights Information Network” CRIN di Londra (vedi box) e rete ANDI-Accion 17 del Brasile, per dare visibilità alle proposte dei Movimenti NATs.
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ARTICOLI
DI
CRISTIANO MORSOLIN PUBBLICATI
NEL NETWORK MONDIALE
“Child Rights
Information Network”
CRIN di Londra

Diferentes miradas sobre el trabajo infantil
Date: 03/08/2007
Author: Cristiano Morsolin
L'articolo evidenzia i cambiamenti in atto in Brasile e presenta una relazione particolarmente interessante di Alejandro Cussianovich, co-fondatore dei Movimenti NATs nel mondo.

Protagonismo de la infancia y el trabajo infantil
Data: 24/07/2007
L'articolo raccoglie gli interventi dei Movimenti NAT in Perù, Bolivia, Ecuador, Venezuela, Guatemala, Paraguay e i commenti della recente visita a Lima della delegata ONU di Ginevra Maria Ortiz in occasione di varie iniziative per l'applicazione delle raccomandazioni ONU per i diritti dell'infanzia in Perù.

Trabajo infantil y neoliberalismo
Data: 22/06/2007
L'articolo raccoglie le varie reazioni dei Movimenti NATs in America Latina alla giornata mondiale contro il lavoro minorile.

Analisis sobre los Movimientos NATs de adolescentes trabajadores
Data: 20/12/2006
L'articolo analizza le varie iniziative intraprese attorno al 30° anniversario del MANTHOC a Lima e le varie manifestazioni realizzate in America Latina in occasione del 17° Anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite dei diritti del Fanciullo.

Declaración Final del Tercer Encuentro Mundial de los Niños, Niñas y Adolescentes Trabajadores
Data: 05/12/2006
Dichiarazione finale del Terzo incontro Mondiale dei Movimenti NATs riunitisi a Siena (Italia) nell'ottobre 2006 con l'appoggio della rete ITALIANATs.

Nell'ottica del ponte con l'Italia e l'Europa l'Osservatorio SELVAS.org ha lavorato in sinergia con la rete ITALIANATs “conquistando” la storica approvazione del Parlamento Italiano della risoluzione del 31 gennaio 2003 che riconosce i Movimenti NATs e il lavoro minorile in condizioni dignitose. Tappe importanti di questo lavoro di lobbying sono state recentemente l'incontro di ottobre a Roma con una delegazione di NATs colombiani, con il sostegno dell'Associazione SAL-Solidarietà con l'America Latina; in quell'occasione il Deputato Luigi Cancrini ha dichiarato di “aver già iniziato a lavorare in Commissione Infanzia e vi terrò informato sulle mie idee e proposte di lavoro. Mi farebbe piacere avere informazioni sulle iniziative future che organizzerete”.
Da allora si è attivato un tavolo di lavoro che ha portato alla pubblicazione di alcuni capitoli del libro “Educazione ai diritti: un viaggio attraverso il continente latinoamericano - a cura di Elide Taviani e Sara Tarantino - ASAL-Mlal-Svic (chiedere copie al: 06.3235389) e all'invito di un delegato alla Marcia Perugia-Assisi di quest'anno.
In questi giorni a Torino l'Organizzazione internazionale del lavoro ha organizzato un seminario internazionale sul lavoro minorile nell'agricoltura dal titolo “Tackling worst forms of child labour in agriculture“ (10-14 settembre); per questa ragione l'Osservatorio SELVAS.org ha elaborato questo dossier per far conoscere la proposta NATs.
Notiamo con soddisfazione che l'Istituto Innocenti di Firenze che gestisce il Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Politiche per la famiglia Ministero della Solidarietà Sociale, sta costantemente diffondendo varie notizie rilanciate da SELVAS.org.

GIORNATA MONDIALE DEL 12 GIUGNO
La Fao, nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile, chiede di mettere come priorità nell'agenda politica internazionale la fine al lavoro minorile in agricoltura. Si calcola che nel mondo il fenomeno del lavoro minorile coinvolga 218 milioni di minori, il 70% dei quali occupati in agricoltura.
Percorrendo le strade dell'America Latina senza i “paraocchi eurocentrici” si scopre invece una realtà paradossalmente diversa dove per le culture indigene e contadine Quequa, Aymara, Mapuche il lavoro dei bambini e adolescenti contribuisce allo sviluppo della comunità.
Come ogni anno ritorna il “rito” del 12 giugno, giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile proclamato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL.
Anche in questa occasione che per il primo maggio, festa dei lavoratori, i movimenti NATs di bambini e adolescenti lavoratori (Niños y adolescentes trabajadores) organizzati in tutta l'America Latina hanno fatto sentire la loro voce e le loro proposte.

Angel Gonzalez, coordinatore del Movimento Latinoamericano MOLACNATs da Caracas lancia un appello ai Movimenti sociali indigeni e contadini “per non permettere che gli interessi economici delle grandi potenze si nascondano sotto le campagne come “l'agricoltura libera dal lavoro minorile” lanciata dall'OIL. Siamo coscienti della realtà di vita e lavoro che vivono le famiglie indigene e contadini che vengono colpite dalle grandi corporazioni e multinazionali che vivono dello sfruttamento degli esseri umani, di bambini, donne e uomini vittime dell'utilizzo di pesticidi prodotti dai paesi “sviluppati” ma considerati “pericolosi” e nocivi alla salute. Viviamo il maltrattamento dei grandi proprietari terrieri che sfruttano le nostre famiglie con salari da fame, molte famiglie soffrono la persecuzione di organizzazioni al margine della legge che tentano di zittire le voci di coloro che difendono il diritto alla terra. Come MOLACNATs rivendichiamo la cultura indigena e contadina di lavorare la terra insieme alle nostre famiglie e comunità. Rifiutiamo la campagna “l'agricoltura libera dal lavoro minorile” come una nuova forma di violenza simbolica che nasconde i veri interessi economici delle grandi potenze per convertire l'agricoltura in una nuova impresa, un nuovo business”.

Questa distinzione tra schiavitù e lavoro in condizioni dignitose non è così scandalosa se addirittura il “Corriere della sera” del 12 giugno nell'articolo di Chiara Bidoli “Il gioco di 200 milioni di bambini: lavorare“ parla di “RISCATTO SOCIALE. Accanto a forme di lavoro che violano i diritti per l'infanzia, ve ne sono altre che aiutano lo sviluppo psico-fisico e il sostentamento del bambino stesso. È recente, per esempio, la denuncia fatta in Messico dall'organizzazione Matraca, da sempre impegnata nel sostegno dei diritti dell'infanzia lavoratrice, che contesta la criminalizzazione subita dai bambini e adolescenti che svolgono attività, per lo più come ambulanti, per le strade dello stato di Veracruz (nella parte orientale del Paese). Il fatto di essere confusi con i delinquenti, ha portato questi piccoli ad essere oggetti di repressioni e maltrattamenti da parte della polizia. Ma non solo. In paesi come l'India, le politiche di abolizione indiscriminata del lavoro minorile vengono bocciate perché non ci sono alternative valide al sostentamento dei bambini e delle loro famiglie. In altri casi, il lavoro minorile è visto come uno strumento per nobilitare le persone”.




1° MAGGIO A LIMA
Silvia Salvaro, Casco Bianco ASPEm (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti), ha partecipato alla marcia del MANTHOC per le strade di Lima e racconta la cronaca del Primo maggio, Festa dei lavoratori: “se dico 'lavoratore' cosa vi viene in mente? Provo ad indovinare: un muratore, un operaio, o magari un lavavetri ... In realtà non sto tirando a caso: sono risposte che ho ricevuto realmente. In ogni caso il 90% di noi non penserebbe ad un bambino. Ed invece sono proprio bambini quelli che hanno sfilato per le strade di Lima. In questo giorno che ricorda la strage di lavoratori scioperanti di Chicago del 1886, a scendere in piazza sono 700 bambini lavoratori. 700 NATs (Niño y Adolescente Trabajador) del Movimiento NATs Organizados del Perù e le sue differenti basi, che tra palloncini, colori, fischietti, canti e risa, lanciano un messaggio a tutti i bambini lavoratori, ai cittadini limeñi e ai turisti che li guardano stupiti e sorridenti, all'assente governo peruviano che non muove un dito per risolvere i problemi inerenti all'infanzia, alle discriminanti ed escludenti politiche promosse dagli organismi internazionali, alla società perchè li sappia accettare ed ascoltare.
Ma cosa vogliono questi bambini? Cosa dicono i cartelli che tengono in mano, le parole delle canzoni che cantano, i volantini che distribuiscono, gli slogan che gridano? Le parole piu frequenti sono rispetto, ascolto, dignità, istruzione, riconoscimento, valorizzazione. Tutto ciò che le politiche a livello nazionale, internazionale e mondiale non gli sta dando e riconoscendo. Chiedono di essere ascoltati, di essere presi in considerazione in quanto soggetti di diritto. Chiedono che si rispetti e riconosca il loro lavoro -purchè sia in condizioni degne-, non solo a livello economico, ma a livello personale e sociale, che vengano adottate misure per fare in modo che possano studiare, che non siano costretti a lasciare gli studi perchè contenuti curriculari e orari scolastici non sono adatti alle loro esigenze e necessità, chiedono di essere interpellati in tutte le decisioni che li riguardano, chiedono di essere valorizzati come bambini, chiedono azione per opporsi alle forme di sfruttamento del lavoro minorile esistenti in troppe occasioni, chiedono il riconoscimento alla possibilità di organizzarsi e poter partecipare attivamente in questa società che troppe volte li rilega in un angolo anche su quello che li riguarda direttamente perchè, si sa, sono bambini!
Lima ha regalato una splendida giornata di sole a questi bambini. Ora mancano solo delle politiche e delle scelte che possano sostenerli, aiutarli e rispettarli. E con tutta la fierezza che li contraddistingue alzano la testa e la voce e dicono: 'Il lavoro dei NATs é degno. No alla discriminazione!.'(http://www.antennedipace.org/antennedipace/articoli/art_578.html)”.

Tra schiavitù e lavoro degno: una scelta possibile?
Questa diversa visione della cultura dell'infanzia e dell'adolescenza è diventata visibile anche agli occhi dell'Istituto INNOCENTI di Firenze che gestisce il Centro Nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza - Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Politiche per la famiglia Ministero della Solidarietà Sociale, che sta costantemente diffondendo varie notizie rilanciate da SELVAS.org

“In occasione della festa del lavoro del primo maggio, i rappresentanti di alcuni di questi movimenti hanno ribadito l'urgenza di non confondere il lavoro con i crimini, e di valorizzare le attività economiche dei bambini ed adolescenti lavoratori che non interferiscono con il rispetto degli altri, imprescindibili, diritti dell'infanzia, quali il gioco, la scuola, il riposo. Essi reclamano per sé alcuni di quei diritti richiamati dalla stessa OIL durante la giornata del 28 aprile, dedicata alla salute e alla sicurezza sui luoghi del lavoro, e che si può riassumere in: migliori condizioni di lavoro, ambienti salubri, attrezzature che non mettano a rischio la salute e l'integrità fisica della persona, abiti e protezioni idonee alla mansione da svolgere. Sebbene essi preferiscano parlare di lavoro “degno”, piuttosto che di lavoro “decente”, alcune delle caratteristiche riportate in queste diverse definizioni potrebbero essere simili, con la grande differenze è che si rivolgono a categorie diverse (ovvero che inglobano i bambini nel primo caso, che li escludono nel secondo). Qual è concretamente, il rischio di mescolare situazioni diverse? E' recente la denuncia fatta in Messico dall'organizzazione Matraca, che sostiene i diritti dell'infanzia lavoratrice: l'associazione contesta la criminalizzazione subita dai bambini e adolescenti che svolgono attività, per lo più come ambulanti, per le strade cittadine dello stato di Veracruz. Il fatto di essere confusi con i delinquenti, ha portato questi bambini ad essere soggetti alle repressioni della polizia, che, a quanto pare, non di rado si spinge oltre ogni prescrizione legislativa, arrivando a maltrattamenti ed abusi gravi. In altri paesi, come per esempio l'India, le politiche di abolizione indiscriminata del lavoro minorile vengono criticate in quanto non efficaci nella soluzione del problema dello sfruttamento, soprattutto se non accompagnate da politiche che offrano alternative realistiche ai bambini e alle loro famiglie.

Eppure, quasi tutti concordano sulla capacità del lavoro di dare dignità alla persona umana. Negli stessi programmi dell'OIL il lavoro rappresenta uno strumento importante per l'emancipazione e l'inclusione sociale di soggetti che cercano di uscire da traumi molto gravi, come nel caso degli ex bambini soldato del Congo, che, grazie al programma IPEC, una volta divenuti maggiorenni hanno potuto apprendere un mestiere e intraprendere una loro attività imprenditoriale. Come distinguere allora tra sfruttamento economico, e tra vera e propria schiavitù e il lavoro? Un primo passo, secondo alcuni, è il riconoscimento dato anche ai bambini ed adolescenti, di vivere esperienze di lavoro. Il Centre Europe - Tiers Monde, in un documento del 1996, relativo proprio alle forme contemporanee di schiavitù, accanto alla netta denuncia di ogni abuso e dello sfruttamento della manodopera infantile, afferma la necessità, per alcuni bambini lavoratori, di avviare politiche di miglioramento delle condizioni di lavoro. Si sostiene inoltre come premessa inderogabile, l'attribuzione a questi bambini di una identità in quanto lavoratori, affinché ad essi possa applicarsi tutta la legislazione di tutela e protezione sul lavoro. Un elemento cruciale, che può tornare utile ad orientarsi in questa difficile materia, è partire dal soggetto di cui si discute: ascoltare la sua storia, l'elaborazione soggettiva della sua storia personale, creare spazi di espressione autentici. Può essere che quello che dirà non sarà compatibile con l'idea che l'adulto ha di infanzia e adolescenza, ma se c'è parità di partecipazione, dal confronto potranno nascere proposte, nuove prospettive anche sul tema del lavoro minorile, come quelle elaborate in India dall'associazione CWC (The Concerned for Working Children), che aiutino entrambe le parti a mettersi in discussione e trovare una direzione comune, magari con percorsi molteplici che tengano conto di tutte le variabili culturali, geografiche, economiche e storiche di ogni contesto.
FONTE: http://www.lavoro.minori.it/notizie/approfondimento_11052007.htm




12 GIUGNO e DINTORNI

:: LINK ::
NAT's in internet

Secondo congresso mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza a Lima : www.iicongresomundialdeinfancia.org

Istituto di Formazione per educatori di NATs dell'America Latina IFEJANT di Lima: www.ifejants.org

Movimento nazionale NATs dell' Argentina : http://www.aprender21.com

Movimento africano MAEJT www.enda.sn

Concerned for Working Children” CWC - India www.workingchild.org

Polizia reprime marcia NATs a Lima del 20.11.2003 selvas.org
Commento del Relatore Speciale ONU per la promozione del diritto alla libertà di opinione ed espressione http://www.derechos.org

Movimiento Chileno de Niñas, Niños y Adolescentes Trabajadores MOCHINATs http://www.observatorioinfancia.org/
Atti seminario “Il mestiere di crescere, il punto di vista dei bambini su lavoro e infanzia” : www.piemonteimmigrazione.it

Programa de Protección de Niños, Niñas y Adolescentes Trabajadores Pronats” in Venezuela: http://www.inpsasel.gov.ve

Secondo incontro nazionale NATs in Venezuela http://www.inpsasel.gov.ve

Proposta del governo del Venezuela sul lavoro minorile andino: www.inpsasel.gov.ve/

Mobilitazione a Lima alla Comunità Andina, ottobre 2003:
http://www.selvas.org/dossNAT17.html

Audizione del MOLACNATs al Parlamento Latinoamericano di San Paolo nella seduta del 14 ottobre 2004: http://www.adital.com.br/

Risoluzione del Parlamento Italiano sul lavoro NATs: www.francescomartone.it

Articolo sui NATs del coordinamento delle centrali dei sindacati del MERCOSUL: sindicatomercosul.com.br

EQUOMERCATO, centrale d'importanzione prodotti NATs: http://www.equomercato.it

Associazione NATS di Bologna: www.associazionenats.org

Rete ItaliaNats: www.italianats.org

Movimento Laici per l'America Latina MLAL di Verona

Rete tedesca PRONATs:www.pronats.de

Si è celebrata lo scorso 12 giugno la consueta Giornata mondiale contro il lavoro minorile, nell'edizione 2007 dedicata al settore agricolo, nel quale si concentra il 70% dei bambini, bambine e adolescenti lavoratori del mondo.
Oltre alle innumerevoli iniziative tenutesi in ogni parte del globo, come ogni anno i mass media, in genere poco attratti da questa tematica, hanno dedicato qualche spazio aggiuntivo di riflessione ad un dibattito che troppo spesso rischia di risolversi in una mera guerra di cifre. La presenza di bambini/e e adolescenti lavoratori in tutti i paesi - del Sud e del Nord, dell'Est e dell'Ovest - è infatti da sempre oggetto di dispute rispetto alla sua quantificazione: è evidente che come per tutti i fenomeni confinati nella sfera della illegalità, il grado di invisibilità dei soggetti coinvolti sia alquanto elevato. Anche le indagine svolte a livello internazionale dall'OIL si prestano ad essere guardate con criticità, ovvero con i limiti metodologici e intrinseci che la stessa Organizzazione Internazionale del Lavoro riconosce nelle premesse del Rapporto Globale sul lavoro minorile lanciato lo scorso anno.Ma anche superato l'ostacolo delle statistiche, resta un acceso dibattito sulle categorie che rientrano nel lavoro minorile, e di conseguenza sugli interventi che maggiormente si prestano a migliorare le condizioni di vita dell'infanzia e dell'adolescenza.
Scorrendo gli interventi che si sono susseguiti nell'arco di alcune settimane, prima e dopo la data fatidica del 12 giugno, emerge un certo grado di sviluppo delle elaborazioni teoriche associate al lavoro dei minori, e che si possono sintetizzare soprattutto in un allargamento degli orizzonti dei vari approcci storicamente collegati a questa tematica.
Così, la FAO, uno degli organizzatori della celebrazione di quest'anno, pur facendosi portavoce della linea abolizionista, sottolinea che “non tutti i lavori svolti dai bambini possono definirsi lavoro minorile”, abbracciando la definizione OIL di lavoro minorile come “quello che danneggia la salute di un minore e ne ostacola l'istruzione e lo sviluppo futuro”. A questa prospettiva si unisce anche l'Unicef, che da sempre si è mossa con cautela di fronte a interventi troppo drastici, che rischiano di mettere a repentaglio quello che è il vero interesse del bambino e adolescente: legato sì a una tutela effettiva, ma allo stesso tempo non scollegabile dal riconoscimento della necessità per ogni essere umano di essere attore del proprio cambiamento, e non mero fruitore di trasformazioni calate dall'alto.
Per questo alcune organizzazioni di bambini lavoratori non hanno esitato ad esprimere ancora una volta il loro disappunto nei confronti di una ricorrenza, rispetto alla quale nessuno ha chiesto il loro parere, pur essendo quei bambini lavoratori di cui tanto si parla. Ciò che più lamentano le associazioni costituite da questi bambini è la difficoltà di sopravvivere in un mondo che li criminalizza, perché, a livello locale, è nella segregazione e nella stigmatizzazione che spesso si risolvono le politiche di contrasto totale al lavoro minorile. Soprattutto dall'America Latina sono arrivate nei mesi di maggio e giugno le denunce dei Movimenti Nats: in Bolivia, i ragazzi della rete Lias (Lideres Ninos, Ninas y Jovenes, Trabajadores de la Calle y en la Calle) hanno manifestato chiedendo alla gente comune e alle istituzioni di non essere trattati da criminali, per il solo fatto di svolgere attività ambulanti per le strade: Mentre dal Movimento continentale Molacnats e da quello peruviano Manthoc viene la richiesta di poter essere lasciati “lavorare, studiare e giocare”, attraverso politiche che non si impuntino a togliere loro il lavoro, strumento vitale di sopravvivenza, ma che promuovano accanto ad esso la realizzazione dei diritti che spettano ad ogni essere umano, e dunque bambino e bambina, adolescente e giovane.
Se si guarda a queste diverse posizioni, sembra di scorgere un certo scollamento, tra i componenti di una società “occidentale”, impegnati ad organizzare eventi, incontri, convegni ad alto livello, per sensibilizzare governi e istituzioni, e gli appartenenti ad una società “altra”, oggetto degli interventi dei primi, e le cui posizioni vengono per lo più bollate come “aspetti culturali” di cui si auspica un benefico superamento. É sconvolgente analizzare punti di vista tanto simmetrici: i fattori culturali sulla base dei quali il lavoro dei minori è visto come “normale” nelle comunità di molti paesi, è da questi ultimi rivendicato come aspetto identitario da proteggere (vedi lavoratori giornalieri o stagionali messicani che si fanno accompagnare da tutta la famiglia nei campi dove migrano per lavorare, e le dichiarazioni dei Movimenti Nats).
Mentre per i rappresentanti degli organismi di cooperazione del Nord del mondo, il fattore culturale è considerato uno dei più forti ostacoli alla piena realizzazione dei diritti umani e dell'infanzia in particolare.
Uscire da questa impasse sarà possibile solo qualora si promuova un vero confronto tra i due livelli”.
FONTE: http://www.lavoro.minori.it/notizie/approfondimento_10072007.htm



Intervista a ANGEL GONZALEZ, coordinatore MOLACNATs
Anche il lavoro minorile ha un "sindacato".
Il suo nome? Molacnats

A cura di Alice Corti, 30.4.2007

«Serve una vera inversione politica, che riguardi educazione, salute e promozione di lavori degni. Sia per i bambini, sia per tutta la famiglia».
E' uno degli interventi che Angel González, 37 anni, venezuelano, ritiene necessari per cambiare la situazione del lavoro minorile in America Latina. A suo tempo, anche Angel Gonzales è stato un niño trabajador in Venezuela, dove tuttora risiede. Oggi è un educatore del Molacnats (Movimiento de Latino America y de Caribe de los niños, niñas y adolescentes trabajadores), un'organizzazione formata da bambini e adolescenti lavoratori.
Nel continente sudamericano e nel Caríbe sono circa 17 milioni e mezzo (dati divulgati da Unicef e Oit - Organización internacional de trabajo). Vivono in condizioni di indigenza, sono esclusi dalla società, ma hanno un obiettivo: far sentire la propria voce nei Forum internazionali sul lavoro. Ora fanno parte del Molacnats, per rivendicare i propri diritti, per cercare un futuro migliore e per far capire quanto i loro impieghi sono importanti per l'economia nazionale. Il primo gruppo nasce a metà degli anni Settanta in Perù. Poi, le varie Ong fondate negli altri Stati si sono riunite in un movimento internazionale che cerca di articolare le varie esperienze. Ieri, Angel González è stato ospite dell'Università Statale di Milano in un convegno intitolato “Essere educatore oggi. Tra scuola e territorio, tra locale e globale”. Lo abbiamo intervistato.

Signor González, chi sono i bambini e le bambine che compongono il Molacnats?
«Sono bambini e adolescenti che si occupano proprio di loro stessi: bambini e adolescenti lavoratori. Essi lavorano sia nei campi che in città. Vivono in situazioni economiche difficili e in contesti di esclusione sociale, dove mancano i servizi basilari, sanitari ed educativi. Ed è necessario sottolineare che questa è una realtà caratteristica dell'America Latina, relativa non solo ai bambini lavoratori, ma anche a tutte le grandi masse povere».

Qual è la situazione del lavoro minorile in America Latina?
«I bambini e gli adolescenti, in America Latina, hanno sempre lavorato: già in registri storici viene testimoniata la loro partecipazione a esperienze di lavoro. Però, quello che è cambiato sono le condizioni di lavoro, oggi marcate da una forte esclusione sociale».

Esistono documenti che si occupano di lavoro minorile o che intendono regolarlo?
«Sì. I Convegni 138 e 182». (Il primo è datato 1973 ed è entrato in vigore tre anni più tardi. In esso si sottolinea la necessità di una politica nazionale che assicuri l'abolizione effettiva del lavoro infantile e che alzi l'età minima di ammissione al lavoro. Il secondo ha come obiettivo la proibizione delle peggiori forme di lavoro infantile, di cui viene per la prima volta introdotta una definizione, ndr).

Qual è l'obiettivo del Molacnats?
«Inserirsi nel dibattito politico nazionale e internazionale per portare testimonianze del lavoro infantile e minorile proprio attraverso i soggetti interessati: bambini e adolescenti. E poi ottenere migliori condizioni di lavoro».

Secondo lei, come si potrebbe modificare la situazione attuale?
«Oltre a un cambiamento della politica, un altro passo da compiere sarebbe cambiare il modello di governo dominante, ora caratterizzato da livelli di esclusione sociale».

Qual è il motivo della sua visita in Italia?
«Sono stato invitato da Aspem Cantù (Associazione Solidarietà Paesi Emergenti), che fa parte del circuito di Italianats, che a sua volta nasce con l'intento di generare nell'opinione pubblica italiana un senso di solidarietà rispetto al problema del lavoro infantile. Il termine solidarietà è riferito non solo al continente sudamericano, ma anche a quello africano e a quello asiatico. Ed è anche un modo per instaurare relazioni tra il Nord e il Sud del mondo, in maniera reciproca, in merito ad aspetti economici, storici e culturali»

FONTE: http://lasestina.com/index.php?option=com_content&task=view&id=470&Itemid=85





PANORAMA LAVORO MINORILE IN AMERICA LATINA

10/08/2007 Paraguay: eliminare il lavoro minorile, una meta in discussione
Eliminare il lavoro minorile in Paraguay? Facile a dirsi, difficile a farsi, in un Paese in cui la povertà cresce continuamente e i genitori dei bambini che lavorano non hanno alternative. Per questo, organizzazioni non governative come Callescuela difendono il diritto del minore a lavorare con dignità, senza che l'attività lavorativa interferisca con il suo sviluppo, e promuovono azioni concrete e aderenti alla realtà, perché i bambini lavoratori non si potranno eliminare “per decreto”.

03/08/2007 Brasile: Bolsa familia e lavoro minorile
l Governo federale sta promuovendo una maggiore integrazione tra due programmi di aiuto alle famiglie, diretti a combattere la povertà e a contrastare il lavoro minorile. Si tratta del progetto Bolsa Familia, sostenuto dalla Banca Mondiale e preso come esempio da Paesi anche stranieri e “sviluppati” come gli Stati Uniti, che prevede un contributo economico alle famiglie al di sotto di un certo reddito, e che come contropartita richiede ai genitori di impegnarsi a mandare i propri figli a scuola. Spesso questi incentivi finanziari si accavallano ad un altro programma, chiamato PETI (Programma di eliminazione del lavoro minorile), basato sugli stessi presupposti, ma diretto alle famiglie dei ragazzi minorenni che lavorano. Vi sono alcune difficoltà nel verificare con certezza se i figli continuano a lavorare, e inoltre il governo vorrebbe evitare di dare un doppio beneficio economico alle famiglie: per questo ora si stanno aumentando i controlli per monitorare l'efficacia delle misure e la loro corretta distribuzione.

03/08/2007 Bolivia: il lavoro dei bambini contribuisce alla ricchezza delle comunità
L'apporto economico dei bambini e adolescenti che lavorano si aggira tra il 25 e il 33% delle entrate delle comunità di cui fanno parte. Oltre ad aggiungersi al bilancio familiare, il denaro guadagnato dai ragazzi permette loro di pagarsi gli studi e spendere qualcosa per il loro tempo libero. Lo rileva una inchiesta svolta dalla Plataforma Nats della Bolivia, una rete di appoggio alla organizzazione dei bambini lavoratori, convinta che per difendere i diritti e combattere lo sfruttamento minorile i ragazzi devono attivarsi in prima persona. Oltre agli aspetti negativi legati a certe condizioni lavorative, soprattutto nelle attività in strada, lo studio demistifica alcuni pregiudizi sui bambini e adolescenti lavoratori: emerge così che essi per lo più studiano, sono molto legati affettivamente alla propria famiglia e non sono criminali. Il governo boliviano sta inserendo nel nuovo Piano nazionale per l'infanzia alcune disposizioni relative al lavoro minorile, che riconoscono la necessità di regolamentare certi lavori, come quelli agricoli e dei lustrascarpe, piuttosto che eliminarli, rendendo le condizioni in cui si svolgono meno pregiudizievoli per la salute e l'educazione del minore.

10/05/2007 Milano: commercio equo e diritti del'infanzia
E' stata dedicata allo sfruttamento del lavoro minorile, l'edizione 2007 della Giornata mondiale del commercio equo, celebratasi il 12 maggio scorso, all'insegna dello slogan “Kids Needs Fair Trade", ovvero i bambini hanno bisogno del commercio equo. Un'economia più giusta, contribuirebbe a preservare i minori dallo sfruttamento e a garantire alle loro famiglie il sostentamento necessario per vivere. Ciononostante, piuttosto che verso una condanna assoluta del fenomeno del lavoro minorile, da tempo le organizzazioni del commercio solidale (IN PRIMIS LA CENTRALE “ EQUOMERCATO DI CANTU'- NDR) guardano con attenzione anche a quei Movimenti di bambini lavoratori che lottano per difendere, anche attraverso il lavoro, i loro diritti.

25/06/2007 Paesi Bassi: pubblicazione di Irewoc frutto della ricerca sul campo
Cinque rapporti sulla sindacalizzazione e la partecipazione, applicate ai bambini e adolescenti lavoratori che vivono in diversi Paesi del mondo, sono stati elaborati dall'Istituto olandese di ricerca Irewoc. Perù, Bolivia, India, Africa dell'Est (Etiopia, Kenya) e Africa dell'Ovest (Rwanda, ) sono le cornici geografiche entro le quali si cerca di capire come sono organizzati i bambini lavoratori e come, attraverso la loro partecipazione o meno a movimenti organizzati, sono cambiate le loro condizioni di lavoro, la loro autostima e le loro prospettive. La ricerca vuole stabilire se questi ideali di cambiamento si sono effettivamente realizzati, e se questo tipo di sindacati contribuisce o meno a condonare e legittimizzare il lavoro minorile.

21/06/2007 Spagna: una intera sezione della Rivista Pueblos dedicata al lavoro minorile
La Rivista trimestrale di Madrid "Pueblos" ha riservato nel numero di giugno uno spazio per il dibattito sul lavoro minorile, visto dalla prospettiva di esperti latinoamericani che da sempre si occupano di questa tematica. Uno di loro, Alejandro Cussianovich, è il padre fondatore del Movimento di bambini lavoratori del Perù: la sua analisi si sofferma sui rapporti tra i due modelli culturali del Sud e del Nord del mondo, sui quali hanno preso sviluppo diverse concezioni dell'infanzia. Altri interventi riguardano la storia del Movimento peruviano, la difficile definizione del bambino e del bambino lavoratore, e infine il rischio che le politiche di abolizione del lavoro vadano contro i reali interessi di una infanzia che solo attraverso il lavoro riesce a garantire la realizzazione di alcuni propri diritti, tra cui l'accesso all'istruzione.

12/06/2007 Perù: il trattato di libero commercio con Usa può aumentare il lavoro minorile
Il trattato di libero commercio (TLC) che gli Stati Uniti stanno definendo con il Perù, porterà, accanto agli effetti economici di sviluppo, conseguenze differenziate nelle varie categorie sociali. Il timore è che possa causare un aumento di lavoro domestico all'interno delle case e una maggiore diffusione di forme di lavoro pericoloso per i bambini, bambine e adolescenti.

01/05/2007 Messico: bambini lavoratori domandano leggi che li proteggano
Bambini e loro genitori si sono uniti a Xalapa, Stato di Veracruz, nel giorno della festa del lavoro, per chiedere congiuntamente migliori condizioni di lavoro ed essere tutelati dallo sfruttamento. In particolari i giovanissimi hanno chiesto il rispetto dei loro diritti in quanto infanzia e adolescenza lavoratrice, che perciò abbisogna di una protezione "speciale". Il diritto al gioco, al riposo, all'educazione, alla partecipazione, che il Movimento di appoggio ai bambini lavoratori e di strada (Matraca) chiede vengano garantiti anche per i bambini lavoratori, che non possono rinunciare alla loro attività economica e che costituiscono una enorme forza economica per il paese.
18/04/07 Messico: bambini denunciano i maltrattamenti della polizia in strada
E' forte la denuncia sollevata nello stato di Veracruz, in Messico, dai bambini che aderiscono a Matraca, il movimento messicano di bambini e adolescenti che lavorano in strada: invece di tutelare la loro presenza per le vie cittadine, sostengono i rappresentanti dell'associazione, la polizia interroga e detiene i minori, arrivando a forme di tortura. I bambini, venditori di fiori e dolci, rischiano così di essere considerati al pari di delinquenti, ma anche qualora fossero implicati in bande che li obbligano ad attività illecite, non è con la repressione contro di loro che i problemi si potranno risolvere. Matraca lamenta anche una forte discriminazione subita da questa infanzia lavoratrice negli ospedali e nelle scuole.

28/03/07 Messico: il lavoro dei bambini, un valore da tutelare nelle comunità rurali
Se da una parte è corretto eliminare lo sfruttamento lavorativo dei bambini, dall'altra bisogna fare attenzione a focalizzare bene il bersaglio, che non è, seconda la consigliera della Rete messicana “Red por los derechos de la infanzia”, il lavoro minorile di per sé. Questo, infatti, è parte della cultura messicana, e non si può proibire ai bambini che accompagnano le famiglie migranti, di dare un aiuto ai genitori nel loro lavoro come giornalieri impiegati nei campi delle aziende agricole. Dopo la morte di un bambino mentre lavorava in un campo di pomodori, un acceso dibattito è esploso in Messico sul tema del lavoro minorile. L'opinione della consigliera è che sia necessaria una politica che protegga i settori più deboli della popolazione.


Banca dei bambini in INDIA

Su iniziativa della rete ITALIANATs (www.italianats.org) ad aprile è stato organizzato un viaggio di scambio con bambini lavoratori asiatici.
Manoj, indiano di Delhi, ha solo 12 anni e nell'ultimo mese ha messo da parte qualche centinaio di rupie raccogliendo stracci. Una somma che equivale a non molti dollari, ma sufficiente ad alimentare grandi progetti: "Sto risparmiando per poter dare vita a un'attività. Un giorno mi piacerebbe poter comprare e guidare un risciò come mio padre, oppure aprire un piccolo chiosco dove vendere tè e sigarette".
Il segreto del suo ottimismo? Essere socio della Bal Vikas Bank, la banca dei bambini lavoratori e di strada. Un progetto nato in India nel 2001, dove conta oggi 79 filiali, e in rapida diffusione anche in Bangladesh, Nepal, Pakistan, Afghanistan e Sri Lanka. A far approdare il progetto in Italia, una delegazione di ragazzi ed educatori di Afghanistan, India e Sri Lanka.
"Quella della Bal Vikas Bank è la prima esperienza in cui ragazzi così giovani sono destinatari di un'iniziativa di microcredito" spiega Aldo Prestipino, presidente dell'associazione Italianats, che insieme alla onlus Asoc ha organizzato l'arrivo in Italia dei ragazzi.
Il sistema del microcredito, come è noto, è stato ideato da Muhammad Yunus, premiato col Nobel nel 2006 proprio per aver creato un sistema di sviluppo sociale dal basso.
Ogni cliente della Bal Vikas Bank possiede un proprio libretto e può depositare i suoi risparmi, evitando così i rischi della strada e i furti. Dall'età di 15 anni in poi i clienti possono chiedere un prestito per l'apertura di piccole attività imprenditoriali, a condizione di avere sul proprio conto bancario il 20% di quanto richiesto e due garanti. I prestiti, dalle 200 alle 10mila rupie, sono stati utilizzati per mettere in piedi drogherie, negozi di frutta, piccoli laboratori artigianali per la produzione di borse o di ricami, lavanderie, rivendite di dolci e bibite.
Solo in India gli 800 soci iniziali sono diventati 6.152, con una buona partecipazione femminile (il 38% sono ragazze). Le strutture attive sono circa 20 tra Delhi, Chennai, Muzzafarpur, Srinagar, Calcutta e Leh, e 60 gli sportelli di raccolta presso dormitori e mense, che funzionano come strutture di appoggio.
In Afghanistan è l'associazione Aschiana, presente con 6 centri operativi a Kabul e un centro di formazione professionale a Mazar e Sharif nel nord del paese, ad aver introdotto il microcredito ai bambini.
"Ho iniziato a lavorare a 8 anni - racconta Mohd Omar Lal Mohammad - vendevo acqua in bottiglie di plastica, per le strade di Kabul. Ci passavo la giornata intera, col caldo torrido o con la pioggia. Poi ho incontrato gli educatori di Aschiana e la mia vita è cambiata". Mohd ha iniziato a frequentare l'associazione al mattino e lavorare il pomeriggio. Aschiana, che opera ininterrottamente in Afghanistan dal 1995, oltre alla formazione professionale, permette ai bambini l'accesso ad un'educazione di base, che prevede l'insegnamento della lingua madre e dell'inglese, della matematica e la religione, ma anche l'informazione sulle mine anti-uomo, i traffici, l'educazione alla salute e pace.
Mohd oggi ha 12 anni, parla inglese perfettamente ed è un piccolo manager della banca dei bambini. Il suo è un impegno volontario, per il quale non viene retribuito. "Però - aggiunge - sono riuscito ugualmente a risparmiare 40 dollari, che userò per studiare. Intanto imparo la gestione bancaria. Il mio sogno? Da grande vorrei diventare un banchiere".

Forse quando un NATs diventerà un potente banchiere come il famoso Muhammad Yunus allora si aprirà gli occhi per capire il significato del lavoro minorile in condizioni dignitose.
Nel frattempo i Movimenti NATs rimangono in allerta, in frontiera, per combattere il neoliberalismo e le cause che provocano povertà ed esclusione. Provocatoriamente un editoriale del quotidiano messicano di sinistra come LA JORNADA afferma che “condannare il lavoro minorile senza denunciare le cause profonde che lo generano, è ipocrisia. Queste cause si incontrano nello stesso modello economico neoliberale che impera in America Latina…”

Perché non lo capisce l'Organizzazione Internazionale del Lavoro ora riunita a Torino?



Cristiano Morsolin, Educatore e operatore di reti internazionali. Accompagna i Movimenti NATs in America Latina dal 2001 con varie esperienze sul campo in Ecuador, Perù, Colombia, Brasile.
Già segretario nazionale della Rete ITALIANATs; autore della prima biografia completa in italiano sui Movimenti NATs nel Mondo contenuta nel CD del progetto MLAL - “Il mestiere di Crescere”(2003). Co-fondatore del bollettino “Colaboradores NATs in America Latina” dell'Istituto IFEJANT di Lima, insieme a Alejandro Cussianovich e Elvira Figueroa (2001).

Co-fondatore dell'Osservatorio Indipendente sulla regione Andina SELVAS.org.
E-mail alla redazione: info@selvas.org