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:: Bambini e adolescenti lavoratori organizzati ::
Da sempre nei Paesi ad economie deboli, dove la povertà rappresenta il comune denominatore della maggioranza della popolazione, milioni di bambini lavorano. Per evitare questo dovrebbe diventare realtà quel mondo ideale che tutti auspichiamo, ma purtroppo lo scenario attuale è caratterizzato da sempre maggiori concentrazioni della ricchezza con conseguente allargamento delle fasce di povertà e dal dilagare dellingiustizia. Varie riflessioni utili sulla Giornata Mondiale del 12 giugno
Giornata Mondiale sul Lavoro Minorile
A cura di Cristiano Morsolin

16 Giugno 2003
Il 12 giugno scorso l'Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL ha indetto la giornata mondiale contro il lavoro minorile organizzando a Roma la conferenza "la lotta al traffico di minori e alle forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile"; come al solito si sono dimenticati di invitare i Movimenti NATs dei bambini e adolescenti lavoratori organizzati, ma anche la società civile... addirittura anche la grande ONG Save the Children non è stata invitata
Per lennesima volta si tenta di oscurare e zittire uno voce scomoda e controcorrente.
Però a fianco dei Movimenti NATs si sono schierati e mobilitate varie ONG impegnate nella cooperazione internazionale ( il Movimento Laici America Latina - Verona, Associazione Solidarietà Paesi Emergenti ASPEm - Cantù (CO), Associazione Studi America Latina ASAL - Roma, Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano OSVIC - Oristano, Movimento per la Cooperazione Internazionale MOCI - Reggio Calabria, insieme a Terra Nuova di Roma e PRODOCS di Roma), la rete ITALIANATs e lanaloga rete tedesca PRONATs.
Il Movimento Nazionale NATs organizzati in Perù MNNATSOP ha diffuso una dichiarazione qui allegata.

Nel Sud del mondo risuonano lontane le dichiarazioni delle grandi istituzioni internazionali impegnate a sradicare il lavoro minorile perché lontane dalla realtà. Servono solo atranquillizzare la coscienza dei benestanti di questo mondo, che abboccano a tali pronunciamenti, ma purtroppo nuoce, anziché giovare, ai bambini lavoratori, precisa Manfred Liebel, docente dellUniversità di Berlino e Presidente di PRONATs.
In questi giorni è in corso lo stato demergenza in Perù con la presenza dei militari nelle piazze e strade principali. Questa limitazione delle libertà costituzionali e la restrizione di alcuni diritti esprime la grave crisi istituzionale e il fallimento economico delle politiche neoliberali imposte dal governo Toledo che, dopo 10 anni di dittatura fujimorista, sta mettendo a rischio lesile democrazia.
In questo difficile contesto si fa sentire la voce dei Movimenti dei bambini e adolescenti lavoratori con cui siamo in rete. Il loro protagonismo è un importante segnale di cambiamento dal basso: i NATs si sono schierati a fianco dei loro maestri in sciopero, come ci spiega Moises Bazan del MANTHOC Movimento di NATs figli di operai cristiani, analizzando la situazione generale del paese andino.
Ascoltate la testimonianza di Aladino Valdiviezo Alegría, tredicenne delegato MNNATSOP di Pucalpa (zona amazzonica) che il 12 giugno ha partecipato ad una manifestazione organizzata dal Governo e non gli è stato permesso di presentare la proposta dei Movimenti NATs: questi cittadini non sono invisibili perchè con il loro lavoro dignitoso partecipano allo sviluppo delle loro famiglie, delle comunità e di tutta la società!
Anche in questa occasione lagenzia di stampa dei movimenti popolari ADITAL del Brasile, tra le più importanti in America Latina, insieme a noi di SELVAS ha diffuso il comunicato del MNNATSOP e larticolo di approfondimento sulla situazione del Perù.
Di seguito trovate i seguenti materiali:
Comunicato stampa: IL MESTIERE DI CRESCERE - La proposta di MLAL, ASPEm, ASAL, MOCI, OSVIC per la cittadinanza dei Movimenti di minori lavoratori organizzati.
Lavoro minorile PRO o CONTRO, comunicato stampa rete ITALIANATs
Noi non siamo il problema, noi siamo la soluzione
Presa di posizione di ProNats sulla Giornata internazionale contro il lavoro minorile
Dichiarazione del MNNATSOP Perù
Testimonianza di un NATs - Aladino Valdiviezo Alegría, 13 anni, di Pucalpa
Perú: Causas y Azares del Destino, articolo di Moises Bazan - MANTHOC
MNNATSOP solidarizza con i maestri in sciopero.
La proposta di MLAL, ASPEm, ASAL, MOCI, OSVIC per la cittadinanza dei Movimenti di minori lavoratori organizzati
Il mestiere di crescere

COMUNICATO STAMPA
Oggi 12 giugno l'Organizzazione Internazionale del Lavoro OIL ha indetto la giornata mondiale contro il lavoro minorile organizzando a Roma la conferenza "la lotta al traffico di minori e alle forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile".
Come ONG impegnate nella cooperazione internazionale e che si occupano di lavoro minorile, il Movimento Laici America Latina - Verona, Associazione Solidarietà Paesi Emergenti ASPEm - Cantù (CO), Associazione Studi America Latina ASAL - Roma, Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano OSVIC - Oristano, Movimento per la Cooperazione Internazionale MOCI - Reggio Calabria, desiderano esprimere il proprio punto di vista in virtù del progetto "Il Mestiere di Crescere" - un progetto di educazione allo sviluppo sul tema del lavoro minorile nel mondo" che si sta attivando a livello nazionale grazie al finanziamento del Ministero degli Esteri.
Come ONG appoggiamo il protagonismo e la cittadinanza dei NATs (Ninos y adolescentes trabajadores - bambini e adolescenti lavoratori nell'acronimo spagnolo), che in Africa, in Asia e nellAmerica Latina hanno costituito veri e propri movimenti, per tutelare il loro diritto ad un lavoro dignitoso, remunerato e regolato con cui sostenere le difficoltà economiche delle proprie famiglie, che dia il giusto spazio alleducazione e al gioco.
I NATs rivendicano inoltre il diritto ad essere considerati soggetti attivi nella partita politica internazionale che tenta di garantire loro diritti che essi vivono invece come una negazione della propria libertà.
E innegabile che il panorama del lavoro minorile stia cambiando e questo obbliga a riflettere sulla possibilità di definire un ambito di lavoro per i minori in grado di rappresentare anche una possibilità di crescita in positivo.
Troppo spesso la pressione delle campagne mondiali per labolizione del lavoro minorile, assieme agli indubbi effetti positivi in fatto di presa di coscienza collettiva del problema, ha portato con sé il difetto di avvallare lerronea convinzione che nel Sud del mondo non esistano organizzazioni capaci di strategie e soluzioni coerenti ai loro problemi. Il Movimento Mondiale dei NATs è appunto una di queste voci.
La storia quasi trentennale dei bambini e adolescenti lavoratori organizzati nei Movimenti NATs di tutto il mondo testimonia che il lavoro in condizioni dignitose ha anche una valenza sociale nel favorire lo sviluppo integrale della persona, nello stimolare i rapporti inter-personali e nel creare identità, cittadinanza, e protagonismo e diventa strumento di cambiamento di quelle stesse realtà di ingiustizia sociale che lo generano.
Si tratta di un processo di rivendicazione sociale e di partecipazione dal basso che ha storicamente contraddistinto anche le lotte di altri movimenti popolari, come quello operaio, quello delle donne e quello degli indigeni.
Nel Mondo si impegnano molte organizzazioni locali, gruppi di base autonomamente organizzati dai bambini stessi, diffusi in aree urbane come rurali, che costruiscono percorsi di auto-imprenditorialità, di protagonismo, di promozione e difesa dei diritti e che devono essere considerati interlocutori, attori attivi del processo di sviluppo della comunità locali e dei Paesi dove queste sono nate.
Parlare di lavoro minorile e non avere come partner i Movimenti organizzati dei bambini lavoratori significa tralasciare uno spaccato di vita, un patrimonio pedagogico-educativo riconosciuto a livello internazionale con studi e analisi provenienti anche da diversi ambiti universitari (il Master di cultura dell'infanzia dell'Università San Marcos di Lima, l'Istituto Politecnico dell'Università di Berlino, la facoltà di Scienza dell'Educazione dell'Università di Bologna, per esempio).
Questi sono i motivi che ci inducono a sollecitare l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, le istituzioni che si occupano di lavoro minorile, la società civile, le ONG, i movimenti no-global (al III Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre ha partecipato anche il Movimento Latinoamericano MOLACNATs), a riconoscere e tenere in considerazione la voce dei Movimenti NATs, oggi assente nel convegno che OIL organizza a Roma.

In questo senso va ricordato che il 31 gennaio 2003 la Camera dei Deputati ha votato quasi all'unanimità (ben 340 adesioni di entrambe gli schieramenti) la risoluzione firmata dall'On. Maria Burani Procaccini (Forza Italia) e da vari componenti della Commissione Bicamerale per l'infanzia, tra cui On. Marida Bolognesi (DS), in materia di "tutela del lavoro minorile". La risoluzione n. 6-00048 impegna il Governo italiano ad "adottare iniziative efficaci per contribuire all'adozione, nei Paesi dove il problema è maggiormente presente, di misure che elimino le peggiori forme di lavoro minorile e tutelino eventuali forme di lavoro che permettano ai minori di avere un'istruzione scolastica e uno spazio per le libere attività creative".
In particolare l'attenzione si rivolge espressamente ai Movimenti NATs impegnando il Governo ad "avviare contatti con le Organizzazioni di bambini e adolescenti lavoratori presenti in molti Paesi del mondo, per prendere in considerazione le loro esperienze e sostenerne progetti ed iniziative".
Questo storico riconoscimento è il risultato di un percorso attivato dalla rete ITALIANATs (costituita da 19 tra ONG, associazioni e centrali del commercio equo), in sinergia con l'analoga rete tedesca PRONATs (che annovera anche Terres des Hommes Germania) che oggi ha diffuso una dichiarazione in cui sottolinea che: "LOrganizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha dichiarato il 12 giugno Giornata internazionale contro il lavoro minorile. Ha fatto questo senza interpellare i bambini lavoratori. Altrimenti avrebbe dovuto sentirsi rispondere che una tale dichiarazione contro il lavoro minorile, può tranquillizzare la coscienza dei benestanti di questo mondo, che abboccano a tali pronunciamenti, ma purtroppo nuoce, anziché giovare, ai bambini lavoratori.
(..) Domandiamo al governo tedesco, ai funzionari del Parlamento, ai partiti, ai sindacati, alle organizzazioni della chiesa e di cooperazione internazionale, così come ai movimenti di critica alla globalizzazione e ai gruppi di solidarietà, di concedere più attenzione ai punti di vista dei bambini lavoratori e di riconoscere le loro organizzazioni come partners di pari livello, e di lavorare insieme a loro".
Strada facendo il cammino ci ha fatto incontrare anche TERRA NUOVA (che sta appoggiando i movimenti NATs in Nicaragua - NATRAS e Africa - ENDA), PRODOCS e tanti altri...
Anche in occasione della Global March promossa da MANI TESE abbiamo espresso la nostra diversa visione sollecitando una riflessione non adultocentrica ed eurocentrica all'interno della FOCSIV - Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario, a cui aderiamo. Infatti lapproccio della Global March è orientato allo sradicamento del lavoro minorile, senza distinguere il child work dal child Labour, senza distinguere le forme peggiori di sfruttamento minorile (come la prostituzione infantile, traffico dei minori, bambini soldato, ecc.).
Stiamo organizzando il calendario di una serie di iniziative a livello nazionale per mantenere accesa l'attenzione sul lavoro minorile letto dalla parte dei bambini e adolescenti lavoratori organizzati nei Movimenti NATs.
Continueremo ad impegnarci a dare voce ai diritti, al protagonismo, alla cittadinanza dell'infanzia e dell'adolescenza, per uno sviluppo integrale di attori-soggetti che diventano motore di cambiamento dal basso.
L'obiettivo è quello di costruire un mondo più giusto ed umano che sappia riconoscere a livello politico-etico-culturale-economico che un "mondo a misura di bambino, di bambina, di ragazzo e di ragazza è possibile" ed orienta il nostro agire nell'ambito della cooperazione internazionale.
Movimento Laici America Latina MLAL - Verona
Associazione Solidarietà Paesi Emergenti ASPEm - Cantù (CO)
Associazione Studi America Latina ASAL - Roma
Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano OSVIC - Oristano
Movimento per la Cooperazione Internazionale MOCI - Reggio Calabria
Riflessioni sulla Giornata Mondiale del 12 giugno
Lavoro minorile: pro o contro
Da sempre nei Paesi ad economie deboli, dove la povertà rappresenta il comune denominatore della maggioranza della popolazione, milioni di bambini lavorano. Per evitare questo dovrebbe diventare realtà quel mondo ideale che tutti auspichiamo, ma purtroppo lo scenario attuale è caratterizzato da sempre maggiori concentrazioni della ricchezza con conseguente allargamento delle fasce di povertà e dal dilagare dellingiustizia.

Il caso dellArgentina è un esempio illuminante: in un decennio, con il beneplacito della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, il Paese è passato dal benessere al disastro economico e sociale.
In questo contesto le proposte sostenute da molti organismi internazionali di pagare meglio gli adulti in modo che i bambini non debbano lavorare, sono velleitarie nel macro; infatti non reggono qui nel ricco e avanzato nord del mondo, basti guardare alla accelerazione che stanno avendo i processi di delocalizzazione (con moltissime imprese italiane coinvolte) che vanno a cercare costi produttivi ed ambientali sempre inferiori: perché mai dovrebbero funzionare nel Sud del mondo?
Una giornata mondiale contro il lavoro minorile può servire?
Per decenni intere generazioni hanno creduto nelle indicazioni delle agenzie internazionali, in attesa del benessere mondiale, ma dopo anni di grandi summit internazionali per combattere la fame, le malattie, portare pace e sviluppo, le generazioni attuali stanno perdendo la speranza.
Lo scenario si ripete anche sul fronte dello sfruttamento del lavoro dei minori: le sempre più articolate legislazioni internazionali o nazionali contro il lavoro minorile, se hanno un grande valore culturale, non riescono ad evitare che milioni di bambini poveri continuino purtroppo a fare i conti con la sopravvivenza e le cattive condizioni della loro esistenza.
In questo contesto non si possono biasimare coloro che in ragione del fallimento di tanti piani e progetti, in diverse realtà del sud del mondo, hanno smesso di aspettare la speranza di un più giusto ordine mondiale e si sono posti lobiettivo di migliorare lesistente.
Da oltre 25 anni esistono Movimenti organizzati di Bambini ed Adolescenti lavoratori, anche detti Nats (acronimo latinoamericano che sta per Niños/as Adolescentes Trabajadores). Essi sono presenti in tutti i Paesi latino-americani, in molti Paesi africani e alcuni Paesi asiatici. Sono movimenti costituti da minori che difendono il loro diritto al lavoro, che operano per migliorare le loro condizioni di vita, lottando contro lo sfruttamento e reclamando il diritto allo studio e al gioco per tutti.
Formati da bambini che eleggono i loro rappresentanti a livello di cantiere o di quartiere, di città, di provincia, di regione, di nazione e a livello internazionale, questi movimenti sono portatori di una proposta pedagogica e metodologica elaborata nel Sud del mondo e lì testata nelle peggiori condizioni ambientali.
I delegati bambini da anni chiedono che nei consessi internazionali, laddove si discutono i temi del lavoro minorile, sia riconosciuto loro il diritto di essere ascoltati, ma per tutta una serie di ragioni, non ultima quella che hanno idee e proposte alternative a quelle delle Agenzie Internazionali più accreditate, di fatto sono stati fin qui esclusi o tenuti ai margini.
Nelle aree poverissime, con tassi di disoccupazione del 50% e più, lunica forma di lavoro possibile è il lavoro informale, che per sua natura non dà la certezza di un reddito giornaliero: se il capo famiglia trova qualche ingaggio, o riesce a rivendere qualcosa porterà a casa quanto abbisogna per sfamare la famiglia; ma spesso ciò non accade perché troppi disoccupati e poco lavoro determinano una forte selezione, di conseguenza anche le madri e i bambini sono costretti a mettere in atto le più disparate strategie di sopravvivenza.
E di strategie, in quelle situazioni, oltre al lavoro, ve ne sono diverse e le conosciamo: il rifugiarsi ai margini sniffando colla, organizzarsi in baby gangs, prestarsi alla prostituzione, ecc. (Child Labour).
Il lavoro infantile - inteso invece come Child Work è tra tutte queste, quella che, se svolta in condizioni accettabili, permette una notevole presa di coscienza, assunzione di responsabilità, recupero di autostima, e acquisizione di competenze molteplici.
Lo hanno dimostrato bene in questi anni i Movimenti dei Bambini/e ed Adolescenti Lavoratori organizzati, che sollecitano un fronte comune per combattere tutti quei reati nei quali è coinvolta linfanzia, come appunto la prostituzione, la schiavitù, il traffico di droghe, ecc. ma allo stesso tempo chiedono di a riconoscere al bambino lavoratore il diritto ad un lavoro degno e di essere protagonista della propria emancipazione.
Una idea che cozza con il taglio abolizionista del lavoro minorile che propone lOrganizzaione Internazionale del Lavoro (Oil) allinterno della Giornata Internazionale contro il Lavoro Minorile, proprio prechè quanto prodotto con il lavoro dai bambini del Sud del mondo, quando non rientra tra i reati, è un diritto alla sopravvivenza.
Attorno allidea di riconoscere il diritto alla sopravvivenza ha preso vita in tante realtà del sud del mondo a strategie di appoggio scolare e alimentare, creare laboratori produttivi (per questo i Movimenti esprimono contrarietà al boicottaggio dei prodotti fatti con manodopera infantile) per bambine e bambini lavoratori facilitando la loro autorganizzazione e contrastastando le forme di sfruttamento sul lavoro.
Tutti questi temi sono stati discussi nelle assemblee e nelle riunioni di base del Movimento Mondiale dei Nats, ratificati nel loro convegno mondiale del 1996 a Kundapur (India), e recentemente, a Milano, dove sono state formulate proposte e indicate possibili soluzioni.
Lo stesso Movimento Mondiale dei Bambini ed Adolescenti lavoratori organizzati ha deciso di convocare per il prossimo anno un convegno mondiale dei delegati dei Movimenti dei Bambini ed Adolescenti lavoratori in Europa per far sentire la proposta di valorizzazione critica del lavoro minorile al nord del mondo.
ITALIANATs, Associazione italiana che raggruppa diverse organizzazioni del commercio equo, della cooperazione e della solidarietà che da anni appoggiano i Movimenti dei Bambini ed Adolescenti Lavoratori e dei quali è portavoce ufficiale, con molta modestia, intende suggerire a tutte le Organizzazioni, Associazioni, Istituzioni che si occupano di infanzia in Italia di aprire una riflessione critica sulle forme ed i modi con cui si sta affrontando un tema tanto complesso e delicato quale il lavoro minorile, per i riflessi talvolta devastanti che queste determinano nei Paesi poveri e di ripensare se certe campagne e normative approvate in questi anni non siano carenti soprattutto laddove non tengono conto della ricchezza delle esperienze teoriche e pratiche esistenti nel Sud del mondo.
Presa di posizione di ProNats sulla Giornata internazionale contro il lavoro minorile
I Bambini Lavoratori dichiarano:
Noi non siamo il problema, noi siamo la soluzione
LOrganizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), ha dichiarato il 12 giugno Giornata internazionale contro il lavoro minorile. Ha fatto questo senza interpellare i bambini lavoratori. Altrimenti avrebbe dovuto sentirsi rispondere che una tale dichiarazione contro il lavoro minorile, può tranquillizzare la coscienza dei benestanti di questo mondo, che abboccano a tali pronunciamenti, ma purtroppo nuoce, anziché giovare, ai bambini lavoratori.
A cura d PRONATS
www.pronats.de

Berlino, 12 Giugno 2003
In molti Paesi dellAmerica Latina, dellAfrica e dellAsia sono sorte Organizzazioni di Bambini Lavoratori, che si difendono contro lo sfruttamento e la perdita di diritti, e si impegnano per poter vivere con dignità, lavorare e avere una formazione. Sono loro a farci notare che non è il lavoro ad essere pesante, ma le condizioni nelle quali sono spesso costretti a svolgerlo. E ancora sostengono che non è il lavoro a impedire loro di studiare, bensì le politiche neoliberali che distruggono le istituzioni di istruzione pubblica, rendendo loro inaccessibile la formazione scolastica.
Difficilmente un bambino lavoratore si lascerà rinchiudere in un istituto per linfanzia lontano dal lavoro, nel quale non conta nulla e viene diretto nella buona e cattiva sorte dagli adulti. E difficilmente un bambino lavoratore considera caritatevole vietare il lavoro ai bambini. Se ci sono delle leggi, da esse ci si aspetta che concedano ai bambini così come agli adulti il diritto di lavorare, che si preoccupino che i bambini vengano maggiormente protetti sul lavoro e che riconoscano ai bambini il diritto di esprimersi. Dovrebbero inoltre disporre laccesso gratuito a qualificate offerte di formazione, che tengano in considerazione la situazione di questi bambini e prendano sul serio la loro esperienza di bambini lavoratori.
Con le loro organizzazioni i bambini lavoratori dellAmerica Latina, dellAfrica e dellAsia non solo hanno raggiunto rappresentanze di interessi che hanno rafforzato la loro posizione nella società. Stanno anche sviluppando con il sostegno di alcune Ong alternative che permettono loro di far fronte senza sfruttamento al loro sostentamento e di acquisire una formazione spendibile nella loro vita. Invece di dare in modo assoluto la parola alla eliminazione e al divieto del lavoro minorile così come continuano a fare OIL e la maggior parte dei sindacati bisognerebbe appoggiare e rafforzare le Organizzazioni dei bambini lavoratori.
Dalla sua fondazione nel 1997, ProNats ha assunto questo obiettivo come un impegno di responsabilità. Domandiamo al governo tedesco, ai funzionari del Parlamento, ai partiti, ai sindacati, alle organizzazioni della chiesa e di cooperazione internazionale, così come ai movimenti di critica alla globalizzazione e ai gruppi di solidarietà, di concedere più attenzione ai punti di vista dei bambini lavoratori e di riconoscere le loro organizzazioni come partners di pari livello, e di lavorare insieme a loro. Invece di fissarsi sul boicottaggio dei prodotti, nei quali si nasconde il lavoro minorile, le organizzazioni, quali quelle del commercio equo-solidale, dovrebbero far conoscere e vendere i prodotti dei bambini realizzati in situazioni di non sfruttamento.
In base alla decisione delle Organizzazioni dei bambini lavoratori, ProNats organizzerà il prossimo anno il Secondo Incontro Mondiale dei Bambini e Adolescenti Lavoratori, al quale parteciperanno delegati eletti da tutti i continenti del Sud del mondo che si confronteranno con bambini e giovani europei. Lincontro avrà luogo a Berlino dal 18 Aprile al 2 Maggio con lo slogan: Noi non siamo il problema, noi siamo la soluzione
Pronunciamiento del movimiento nacional niñ@s y adolescentes trabajadores organizados del perú
Contra la declaración del
12 de junio como dia mundial contra el trabajo infantil

expresamos nuestra lucha histórica de 27 años por la dignidad de los Niños, Niñas y adolescentes trabajadores del campo y ciudad, defendiendo nuestros derechos y promoviendo la participación protagónica de los mismos y de la infancia en general.
Por ello expresamos nuestra opinión y punto de vista frente a realidades que nos conciernen y nos afectan, como la posición abolicionista de la OIT declarando el 12 junio como Día mundial contra el trabajo infantil. Opinión que debe ser tomada en cuenta por las autoridades, los medios de comunicación y publicó en general en conformidad con el artículo 12 de la Convención y el artículo 9 de nuestro código.
| :: MNNATSOP :: |
SOLIDARIZZIAMO
CON I NOSTRI MAESTRI
Agli Spettabili Maestri del Perù
Gentili Maestri, i Bambini/e e Adolescenti Lavoratori organizzati del Perù vi salutano cordialmente.
Facciamo parte di un movimento nazionale nel quale camminiamo insieme e organizzati da 27 anni e che si è consolidato a livello nazionale in tutto il paese nel 1996. Ora siamo rappresentati in tutte le regioni (Costa Centro, Sierra Central, Selva Oriental, Selva Central, Norte y Sur).
Come movimento nazionale (MNNATSOP, Movimento nazionale dei bambini/e e adolescenti lavoratori organizzati del Perù) desideriamo solidarizzare con i nostri maestri del Perù impegnati a favore di tutta linfanzia.
Sappiamo che voi lottate per una causa giusta e noi come NATs (Niños y Adolescentes Trabajadores, Bambini e Adolescenti Lavoratori) e parte dellinfanzia, desideriamo esprimervi la NOSTRA SOLIDARIETA come già abbiamo fatto negli anni 1978 e 1979 e poter così offrirvi il nostro appoggio.
Sappiamo bene che alcuni di voi non sono daccordo che i bambini lavorino, ma questo non ci impedisce di esprimere la nostra solidarietà per una causa giusta come la vostra, come lo è la nostra, per condizioni degne di lavoro. Ma anche perché voi siete innegabilmente gli attori delleducazione e grazie a voi ci sono e ci saranno nelle future generazioni persone professionalmente molto preparate.
I NATs organizzati che promuovono il protagonismo sociale di tutta linfanzia peruviana
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Nosotros los niñas, niños y adolescentes trabajadores (NATs) desde nuestra experiencia organizada y reflexión colectiva, pensamos que el trabajo en sí no es malo sino las condiciones en las que se dan, porque el trabajo no es de hoy, el trabajo tiene sus raíces en la historia de la humanidad, en nuestra cultura, y en las distintas realidades y procesos socioeconómicos en las que nosotros vivimos y en las que viven nuestros pueblos.
En ese sentido el trabajo es parte de nuestra educación y formación ciudadana, nos ayuda a ser críticos y concientes de la realidad social, fortalece nuestro protagonismo, además de contribuir a la economía familiar. La finalidad de nuestro accionar diario es lograr una vida digna con justicia y democracia; donde los derechos de los Niñas, Niños y Adolescentes, Jóvenes y adultos en general sean respetados y no un discurso demagógico.
Sabemos que la explotación, maltrato y abuso infantil existe y algunos de nosotros hemos pasado por esa experiencia. Por ello cuando reclamamos nuestro derecho al trabajo digno, hacemos la diferencia entre lo que es la explotación y el trabajo digno y repudiamos la mezcla incoherente que hacen al involucrar dentro del trabajo infantila la prostitución infantil, tráfico de niños, alquiler de menores, etc. Porque éstos son delitos a los que se tendría que sancionar y luchar contra las causas de tratos inhumanos que no conducen a nada bueno y lógicamente no dignifican al hombre.
Mediante este Pronunciamiento manifestamos ante la opinión pública nuestro desacuerdo total con la declaración del 12 de junio como Día mundial contra el trabajo Infantil porque desde nuestra perspectiva de infancia protagónica y valoración crítica del trabajo infantil, no es posible que pretendan discriminar a quienes trabajamos dignamente, no es posible que pretendan inferiorizarnos, discriminarnos y lleguen al extremo de pretender poner a niños contra niños, desconociendo los derechos del niño.
Pensamos que las políticas y programas abolicionistas aplicadas por la OIT, hasta el momento no han tenido resultado positivo para los Niños, niñas y Adolescentes Trabajadores. Tampoco la OIT ha tenido resultados positivos para los trabajadores adultos, sino que expliquen, dónde quedaron las jornadas de 8 horas, la estabilidad laboral, los derechos laborales en general.
La OIT, una vez más se contradice, mientras su presidente señala que la falta de empleo es el mayor problema del mundo actual, de otro lado, impulsan la abolición del trabajo infantil, entonces nos preguntamos, ¿A quién pretende servir la OIT?, ¿Los intereses de quién está defendiendo?
También objetamos la grandiosa inversión que esta haciendo la GLOBAL MARCH para la erradicación del trabajo infantil, y una de sus actividades para el mes de mayo del 2004 es realizar la Conferencia Mundial de trabajo Minorile y en ello se invertirá nada menos ni nada mas nada mas que 1.205.500 USD cuando las realidades de muchos países delatan situación de crisis y extrema pobreza, cuando nuestros países solo invierten en el pago de la deuda externa que para nosotros es una deuda eterna. Preguntamos ¿por que este dinero no se utiliza para mejorar condiciones de vida, mejorar la educación de los niños, implementar programas de formación?, ¿Promover condiciones dignas de empleo para niños y adolescentes trabajadores y en situación de calle?
Los Nats del Perú queremos no solo ser respetados, apreciados, sino participar en todo aquello que afecta a nuestras familias y a todos los niños, niñas y adolescentes que luchamos por vivir con dignidad.
NO QUEREMOS UN DIA CONTRA EL TRABAJO INFANTIL.
QUEREMOS UN TRABAJO DIGNO TODOS LOS DIAS DE NUESTRA VIDA
Sí al trabajo DIGNO, no a la explotación
Sí al trabajo PROTEGIDO, no al maltrato y al abuso
Si al trabajo HUMANIZANTE, no a las condiciones indignas
Si al trabajo RECONOCIDO, no a la exclusión ni marginación
Sí al trabajo LIBRE, no al trabajo forzado
Pronunciamiento del movimiento nacional niñ@s y adolescentes trabajadores organizados del perú
Reflexiones de un NAT ( Niño y Adolescente Trabajador ) del Perù

Lima, 13.06.2003
En días pasados fui invitado a participar de un evento nacional en la ciudad de Lima ( Encuentro Nacional de Adolescentes entre los sectores públicos y privados por los Derechos de los Niños y Adolescentes ), organizado por el gobierno, a través del Ministerio de Educación. Quiero compartir con Uds. mis impresiones y al mismo tiempo mi descontento de la manera como se manejó el evento, en primer lugar la participación de nosotros los adolescentes fue muy limitada, al punto de darnos sólo un minuto de tiempo, además que este encuentro fue dirigido y manejado por personas adultas del GIN ( Grupo de Iniciativa Nacional por los Derechos del Niño ) que dicen representar a todas las ongs del país, cosa que no es verdad ya que pertenezco a un Movimiento Nacional que agrupa a diferentes organizaciones de Niños y Adolescentes Trabajadores del Perú, y que en cada momento me negaron compartir las propuestas de las problemáticas de los chicos y chicas que trabajamos y estudiamos, con el pretexto de que ya se nos acabó el tiempo. Me sigo preguntando: ¿ Qué temen estos adultos al negar nuestra participación y opinión como NATs? Ellos creerán que de esta manera, las acciones que están haciendo favorecen o solucionan las expectativas de toda la infancia peruana, yo estoy casi seguro que lo hacen sólo para recibir un buen sueldo por estas acciones sin importarles la realidad de nosotros los que día a día llevamos un pan más a nuestros hogares y ayudamos de alguna forma a la economía de nuestro país. Desde mi punto de vista estoy muy seguro que este evento fue planificado con anterioridad por los adultos y que querían hacer creer a la sociedad que el derecho a la opinión de los niños y adolescentes se esta promoviendo, lamentablemente sólo fue una gran pantalla, ya que ellos siguen creyendo que los niños y adolescentes somos los inmaduros e incapaces que siempre están acostumbrados a manejar a sus antojos, en pocas palabras somos para ellos, no sujetos sino objetos de derechos.
Señores de la OIT ( Eliseo Cuadrado y Walter Alarcón ), basta ya de pensar sólo desde el punto de vista de su cómoda realidad, pisen tierra y piensen bien,
¿ No creen que sus propuestas no encajan en una realidad como en la que nosotros los NATs vivimos? Y hasta ahora no nos explicamos porqué el presidente Toledo acepta toda esta maña cuando el ha sido un lustrabotas. Y todavía se dan el lujo de Decretar un Día de No al Trabajo Infantil, qué buena raza! Me gustaría seguir compartiendo muchas más cosas con cada uno de uds, pero el tiempo es oro y tengo que ir a trabajar porque sino hoy día no como ni voy al colegio!
Aladino Valdiviezo Alegría, 13 años, Delegado Nacional MNNATSOP CANNATs, 3° secundaria del Colegio CEMBA Pucallpa, Ucayali PERU.
Perú: Causas y Azares del Destino
Por Flor López Valdéz y Moisés A. Bazán Novoa MANTHOC
Una realidad histórica basada en la desigualdad y la marginación social; una política liberal impuesta y la globalización de un pensamiento único, han dejado a un país como el Perú, sumido en un sin número de contradicciones, cuyas secuelas se hacen más evidentes en las expresiones de los más pobres.
Viejas situaciones que cohabitan rejuvenecidas en el imaginario colectivo, y que han originado que en la actualidad el 54,1% de los peruanos sobre viva en márgenes de pobreza, 25% del cual, es extremadamente pobre, cuyos ingresos son menores a $ 2.00 Dólares por día. Mientras tanto, el egoísmo llega a tal extremo, que en la distribución del ingreso nacional, el 50% lo reciba el 20% más rico, y sólo de 5% sea para el 20% más pobre.
Lima, la capital del Perú, alberga en la actualidad al 32% de la población nacional, acumula el 55% de Producto Bruto Interno PBI y es la ciudad donde se toman el 97% de decisiones sobre gastos estatales. Este centralismo acéfalo, ha intentado ser recientemente corregido a través de la elección de Gobiernos Regionales, que apenas empezaron sus funciones a principios de año; sin embargo de enero a la fecha, es todavía muy prematuro para conocer cuáles serían sus posibles alcances.
Este contexto empuja a los peruanos a idear estrategias de sobre vivencia diversas; dentro de este sector, destacan también los más de dos millones de niños, niñas y adolescentes que trabajan, 12% de los cuales es menor de 12 años. Estos, por lo general deben laborar en condiciones de marginación y exclusión social, pues pese al esfuerzo que ejercen, no logran percibir un ingreso decoroso a cambio de su trabajo.
Por todo ello, el país ha sufrido en los últimos meses una suerte de desconcierto, frustración y sentimientos encontrados, pues la población cansada de evidenciar que su situación económica no mejora, se volcó a las calles a fin de reclamar al Gobierno Central un horizonte más claro en términos de políticas de desarrollo. Alejandro Toledo, presidente elegido en el 2001 y cuyos orígenes hablan de un peruano con dos características significativas para la idiosincrasia nacional: haber nacido entre los más pobres y provenir de los Andes del norte, generó a través de su campaña eleccionaria, una suerte de altas expectativas, vendiendo su imagen de haber sido un niño andino, emigrante y trabajador, que cuando joven alcanzó ser doctor en economía gracias a las bondades de la educación. Sin embargo al iniciar su gobierno, accedió a un sueldo de dieciocho mil dólares mensuales, muy por encima de los doscientos cincuenta dólares que en promedio recibe un maestro de escuela.
Estas protestas se agravaron con la ola de huelgas protagonizadas por diversos gremios, quienes tomaron constantemente las principales calles, plazas y carreteras del país, dejando varados a decenas de vehículos de transporte público, particular y de carga. Los viajeros, tuvieron que permanecer entre 3 y 5 días en los caminos, expuestos al frío, la intemperie y el hambre, quedando incluso expuestos a las agresiones de los manifestantes y los robos y asaltos de personas inescrupulosas. Las protestas se tornaron cada vez más violentas, aumentándose ya no sólo entre manifestantes y fuerzas del orden, sino sumándose a éstos, los gremios que en huelga nacional: maestros, trabajadores del poder judicial, agricultores, trabajadores del sector salud y frentes regionales.
Por su parte el Gobierno establecía mesas de diálogo con los sectores en conflicto, a fin de abordar los problemas principales; mientras tanto en las calles las crestas se incrementaban, creando caos y violencia. Todo esto empujó al Ejecutivo a declarar el Estado de Emergencia por un plazo de 30 días, acogiéndose a la ley excepcional establecida en la Constitución Política, con la intención de establecer el orden interno en todo el país. Con esto se suspendieron las garantías constitucionales, el derecho de reunión y de movilización colectiva.
El Estado de Emergencia comenzó a regir desde las 00 horas del día 27 de mayo, respaldada por casi todos los miembros que conforman el Acuerdo Nacional de Gobernabilidad; a partir de ese momento se exhortó a que los sectores que se encontraban en huelga depongan su medida de fuerza y establezcan el diálogo, a fin de encontrar una solución. Este llamado tuvo efectos en los sectores de salud, agricultura y frentes regionales, quienes veían en la tregua una oportunidad para dialogar con el Gobierno. Sin embargo, no ocurrió lo mismo con los maestros ni con los trabajadores del poder judicial, quienes por el contrario se mantuvieron en una actitud de desafío al decretado Estado de Emergencia.
Eran miles los maestros que seguían tomando las calles; a ellos se sumaron los estudiantes de la Universidad Nacional de Puno, produciéndose altercados con las fuerzas del orden. El 29 de mayo ocurrió lo que se esperaba de algún modo pasara: militares se enfrentaron a los manifestantes, haciendo uso de armas de fuego en un afán dispersión, disparando primero al aire. Sin embargo, en momentos en que una patrulla era emboscada por un grupo de alumnos de la Universidad de Puno, algunos militares hicieron disparos directos, resultando 44 heridos, 13 de los cuales fueron de bala y la trágica muerte de un estudiante. Este hecho enardeció al pueblo puneño, quienes continuaron con las protestas y exigían ahora que se investigue y se logre determinar a los responsables directos de este hecho, así como la suspensión inmediata del Estado de Emergencia.
Ya en los últimos días las protestas han cesado y muchos gremios han firmado acuerdos de trato directo, a través de los cuales se continúan el diálogo con el fin de alcanzar respuestas a sus demandas por parte del Gobierno. Los maestros han cumplido 28 días de huelga, pese a haber firmado un pliego que contiene 40 puntos de acuerdo; sin embargo, existe un fraccionamiento entre las dos alas del mismo sindicato, uno de los cuales, pone en peligro el levantamiento de la medida de protesta. Aunque no hay todavía confirmación, algunos indicios hablan de personas infiltradas en el gremio, cuya procedencia sería de Sendero Luminoso. Mientras tanto, más de siete millones de niños y adolescentes se encuentran perjudicados, no sólo por no recibir clases, sino que además han dejado de recibir los desayuno y meriendas que se ofrecen a las escuelas primarias.
Por lástima el contexto peruano no es diferente a lo que ocurre en el resto de América Latina; tal parece que ingresamos a momentos en que hay que revisarlo todo y a todo nivel, pues el desembalse social crece a cada instante, como si fuera una olla a presión; sin embargo las soluciones se pierden vacías, entre la retórica presidencial y las cumbres millonarias.
Cristiano Morsolin, , giornalista militante, educatore di strada, operatore di reti internazionali. Dopo aver lavorato a Vicenza, Roma, Palermo, Rossano Calabro, Rio de Janeiro e Salvador do Bahia (Brasile), Ibarra e Quito (Ecuador), Lima (Perù) con bambini/e e adolescenti a rischio, lavoratori, di strada, sta ritornando in America Latina.
; è tra i fondatori di SELVAS.org - Osservatorio Indipendente sulla regione andina. E-mail : utopiamo2003@yahoo.it
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