Speciale Ecuador: con il neo presidente Rafael Correa si avvia una proposta di cambiamento a partire da un processo di trasformazione radicale anche nei confronti del debito estero.
Nell'intervista in esclusiva per Selvas.org Alberto Acosta, ministro dell'Energia ecuadoriano, parla delle relazioni con l'Italia e il Tribunale Internazionale di Arbitraggio del debito estero. Le reazioni all'intervista, da parte di importanti esponenti della società civile, confermano l'urgenza delle azioni positive da parte del nuovo governo dell'Ecuador.
Parola di: Toussaint,Torres, Croce, Ortiz e Davila
"Ora debito trasparente"
25/02/2007 - Uno speciale di Cristiano Morsolin

Nella foto il Ministro dell'Energia ecuadoriano Alberto Acosta
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Rafael Correa propone tribunal internacional de arbitraje sobre deuda externa en acuerdo a la sociedad civil
Le reazioni della società civile
LA PAROLA A:
Eric Toussaint CADTM di Bruxelles, Romulo Torres Direttore LATINDADD, Alberto Croce Fondazione SES di Buenos Aires, Humberto Ortiz consulente Conferenza Episcopale Latinoamericana, Patricia Davila collaboratrice del Ministro dell'Economia ecuadoriano Patiño.
:: DOCUMENTI >>Scaricabile in formato .DOC inviato a Selvas.org da Patricia Davila::
DEBITO ESTERO ECUADORIANO
La COMISIÓN ESPECIAL DE INVESTIGACIÓN DE LA
DEUDA EXTERNA - CEIDEX
INFORME FINAL DE LA INVESTIGACIÓN DE LA
DEUDA EXTERNA ECUATORIANA
RESUMEN (Download >.doc)
Introduzione
Nel discorso d'insediamento del neo Presidente della Repubblica dell'Ecuador Rafael Correa del 15 gennaio scorso, la questione del debito estero diventa un tema preponderante sia in termini di ri-negoziazione con i creditori, che di cambiamento del sistema finanziario internazionale.
L'economista Correa rilancia la necessita di creare un Tribunale Internazionale di Arbitraggio di cui Alberto Acosta, neo Ministro dell'Economia, mi ha personalmente spiegato nell'intervista esclusiva a SELVAS.org rilasciatami a Quito.
La massiccia diffusione dell'intervista attraverso i mass-media indipendenti di tutta l'America Latina ha provocato la risposta d'illustri esperti della società civile del calibro di Eric Toussaint del CADTM (www.cadtm.org) di Bruxelles, di Romulo Torres, Direttore della rete LATINDADD (www.latindadd.org ), di Alberto Croce, Direttore della Fondazione SES (www.fundses.org.ar ) di Buenos Aires, di Humberto Ortiz - consulente della Conferenza Episcopale Latinoamericana e di Patricia Davila, neo collaboratrice del Ministro ecuadoriano Patiño.
Ricardo Patiño, gia fondatore della rete Jubileo 2000 di Guayaquil e neo Ministro dell'Economia ha denunciato i conti in pesante bilancio negativo del governo precedente.
La commissione governativa di indagine sul debito estero ecuadoriano Comision Nacional de Auditoria, di cui fa parte Hugo Arias che ha partecipato nell'ottobre 2006 a un seminario internazionale organizzato dalla Fondazione Giustizia e Solidarietà (http://www.selvas.org/dossDebito8.html ), ha presentato un bilancio sul pesante indebitamento del paese Andino ( www.telegrafo.com.ec/.../ShowArticle.aspx?ID=3496 ) dove segnala che ha indagato 362 contratti di debito scoprendo che negli ultimi 30 anni l'Ecuador ha ricevuto 30 mila milioni di dollari in prestito e ne ha pagati 100 mila milioni di dollari dei quali 44 milioni di dollari sono stati cancellati da commissioni di compensazione nel periodo 2005-2006.
Impegno dell'Italia
In attesa che il governo italiano possa intraprendere la conversione del debito con l'Ecuador in investimenti sociali, arenatasi in riunioni burocratico-diplomatiche dal 2004, non si può dimenticare la citazione del Papa Benedetto XVI nel discorso del 7 gennaio per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri.
In questa ottica Riccardo Moro, Direttore della Fondazione Giustizia e Solidarietà (www.giustiziaesolidarieta.it ) commenta che il 2007 dovrà essere caratterizzato dalla verifica degli impegni giubilari sul debito internazionale e il finanziamento dello sviluppo.
Secondo l'antica tradizione del Levitico il Giubileo si celebra ogni cinquant'anni per ricreare condizioni di giustizia attraverso la cancellazione dei debiti e la liberazione degli schiavi. Cinquant'anni sono sette settimane di anni e ogni settimo anno occorreva interrompere l'attività normale per dedicarsi al Signore e dividere i frutti della terra con gli schiavi e i forestieri. Il 2007 è il settimo anno dal Giubileo e intendiamo dedicarlo a rilanciare l'attenzione sul tema del debito internazionale, del finanziamento dello sviluppo e degli scandalosi squilibri tra Nord e Sud che dividono il mondo tra ricchi opulenti e poveri la cui dignità è violata.
Il tema del debito è stato autorevolmente richiamato sempre dal papa Benedetto XVI, nel discorso ai diplomatici, come una delle priorità politiche che la comunità internazionale deve darsi insieme al finanziamento dello sviluppo con lo 0,7% del PIL e alla ripresa dei negoziati del Doha round in sede WTO per ridurre i gravi ritardi nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio.
A oggi la questione del debito estero è stata affrontata dalla comunità internazionale solo per 29 paesi a basso reddito, con la iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries). Nove di questi hanno ricevuto una cancellazione solo parziale. Gli altri 20 hanno ricevuto una cancellazione quasi totale da parte dei paesi creditori. Durante l'ultimo anno, grazie alla pressione della società civile, a questi paesi è stato cancellato anche il debito verso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

Il Ministro dell'Economia e Finanze dell'Ecuador Ricardo Patiño
Ma non mancano i problemi.
Spesso il monitoraggio è scarso e non vi è garanzia adeguata che il denaro liberato sia destinato a finanziare la lotta alla povertà. Inoltre Banca e Fondo, pur con grandi miglioramenti rispetto al passato, propongono impostazioni che si rifanno agli aggiustamenti strutturali, come denunciato dal papa.
L'insufficienza dell'azione appare grave se si osserva che la iniziativa HIPC comporta un impegno stimato dalla Banca mondiale in 64 miliardi di dollari quando il debito della sola Africa sub-sahariana è di oltre 200 miliardi di dollari e quello globale dei Paesi in Via di sviluppo supera i 2.500. L'impegno messo in atto sinora è senza dubbio positivo, ma clamorosamente insufficiente. Rimangono esclusi molti paesi a basso reddito e su quelli a medio reddito le iniziative sono scarse e insufficienti. Per questi paesi il pagamento del debito avviene oggi con l'emissione di titoli pubblici sul mercato interno. Se il debito estero si riduce, aumenta quello interno, con tassi di interessi molto più elevati.
Inoltre deve essere irrobustita l'iniziativa per offrire un quadro giuridico alla dichiarazione di illegittimità dei debiti contratti da dittature o imposti ai governi debitori. Recenti decisioni di governi creditori come la Norvegia, che ha cancellato il suo credito illegittimo verso cinque paesi, vanno rafforzate e sono condizione necessaria perché si possa parlare davvero di costruzione di giustizia.
Dal punto di vista finanziario il quadro non consente dubbi. Le cifre del debito e più in generale del finanziamento e dell'aiuto allo sviluppo appaiono scandalose se raffrontate a quelle del mercato delle armi. I dati OCSE più recenti rilevano a 107 miliardi l'aiuto allo sviluppo nel 2005, con una percentuale complessiva dello 0,33 del PIL, un dato inferiore alla metà dell'impegno assunto dai paesi ricchi - e sistematicamente disatteso - a finanziare l'aiuto allo sviluppo con lo 0,7 del proprio PIL. Si tratta di cifre lontanissime dal dato ufficiale del mercato delle armi che supera i 1000 miliardi annui, e non tiene conto purtroppo delle numerose transazioni non denunciate.
Anche il nostro paese deve fare molto di più. Se il dato italiano è passato dallo 0,15% del PIL nel 2004 allo 0,29% nel 2005, rimane comunque molto distante dall'obiettivo e inferiore alla media dei paesi OCSE. Il dato appare ancora più misero se si pensa che le cancellazioni del debito vengono calcolate nel computo dell'aiuto allo sviluppo, come se fossero erogazioni fresche di denaro quando sono invece, nella maggior parte dei casi, eliminazioni di partite contabili per debiti impagabili.
Il settimo anno dal Giubileo chiede un impegno di tutta la comunità internazionale e, in Italia, delle istituzioni pubbliche e della società civile, perché si verifichino gli impegni del Giubileo, che aveva promesso cancellazioni del debito e Obiettivi di Sviluppo del Millennio per dimezzare la povertà entro il 2015, e si mettano in atto tutte le risorse, le competenze e le azioni per costruire autenticamente giustizia.
Anche la chiesa italiana è impegnata su questo fronte col le sue azioni di solidarietà e l'impegno culturale e di cittadinanza responsabile. La Fondazione Giustizia e Solidarietà, che quest'anno porterà a termine il proprio impegno nelle operazioni di conversioni di debito in Guinea Conakry e Zambia, che hanno cancellato il debito e portato risorse per la lotta alla povertà, intende in questo settimo anno riportare all'attenzione del nostro paese lo scandalo delle ingiustizie insieme al racconto di quanto di buono e positivo è stato realizzato. Il grido dei poveri amplificato da Paolo VI nella Populorum Progressio di cui celebriamo proprio in questo settimo anno il quarantesimo anniversario chiama ancora personalmente tutti gli abitanti del pianeta. Occorre un sussulto di moralità per rispondere e creare, con determinazione, fantasia e umiltà, percorsi che garantiscano in modo autentico diritti di cittadinanza a tutti, nel Nord e nel Sud del mondo, e siano occasione concreta di costruzione di un umanesimo integrale.
Intervista ad Alberto Acosta
Lunedì 15 gennaio si è insediato Rafael Correa, nuovo Presidente della Repubblica dell'Ecuador proclamando la nascita di un'America Latina libera, giusta e socialista del secolo XXI. E' stato designato come Ministro dell'Energia Alberto Acosta, economista di 58 anni, accademico e investigatore della Facolta Latinoamericana di Scienze Sociali FLACSO e dell' Instituto Latinoamericano de Investigaciones Sociales ILDIS di Quito. Da sempre vicino ai movimenti sociali e indigeni, e' riconosciuto a livello internazionali per le sue analisi e articoli su debito estero, sfruttamento petrolifero dell'Amazzonia, integrazione dei popoli ed emigrazione.
Conosco Alberto Acosta dal gennaio 2002 quando lavoravo a Quito con la Ong Accion Ecologica - Oilwatch, monitorando i disastri ambientali dell'Oleodutto de Crudos Pesados OCP finanziato dalla Banca Nazionale del Lavoro BNL (http://www.selvas.org/dossenerg8.html) e l'impatto distruttivo dell'italiana AGIP nell'Amazonia equatoriana (http://www.rls.org.br/publique/media/OCP_Ecuador.pdf).
In un suo brillante saggio "Opportunità e minacce economiche dell'emigrazione" prodotto per il progetto Transmigrared (che aiuta a leggere oltre i clique e gli stereotipi anche il fenomeno delle bande giovanili pandillas ecuadoriane a Genova) Alberto Acosta sottolinea che, grazie all'aumento delle rimesse degli emigranti, molte famiglie di classe media e bassa hanno visto migliorata la loro situazione economica, con conseguente calo della partecipazione alle proteste sociali. Secondo Acosta, le rimesse svolgono un ruolo importante di attenuazione delle differenze socio-economiche, ruolo che di fatto dovrebbe spettare allo Stato. Così, "grazie alle rimesse, lo Stato può applicare con più libertà i suoi programmi economici (spesso a detrimento degli investimenti nel settore sociale) senza timore di dover affrontare una recrudescenza delle proteste popolari". Pertanto l'emigrazione, riducendo le tensioni politiche, si converte "in una minaccia per la forza politica dei movimenti sociali" che hanno visto perdere poco a poco i loro leader e base.
In questa intervista effettuata poco tempo prima dell'insediamento, Alberto Acosta presenta la proposta di rafforzamento della democrazia del neo Presidente Correa in un'ottica di trasformazione radicale, riferendosi direttamente all'Italia sulla questione dell'emigrazione, rivolgendosi al Governo Prodi per la conversione del debito estero in investimenti sociali.

Analizzando la congiuntura socio-economica, quale situazione sta attraversando l'Ecuador?
In quest'ultimo periodo l'Ecuador sta attraversando una fase favorevole nello scenario internazionale. L'alto prezzo del petrolio genera entrate addizionali per l'economia equatoriana, registrando un incremento vertiginoso nello scorso anno. Per il 2006 si calcola un'ingresso di 900 milioni di dollari e per il 2007 si prevede la cifra di 2.000 milioni di dollari se il prezzo si mantiene a livello attuale. Per effetto della riforma della legge degli idrocarburi che consente una partecipazione paritaria dello Stato, che provoca guadagni straordinari per l'incremento del prezzo del petrolio. Malgrado l'esperienza positiva della caducita' del contratto con la multinazionale statunitense Occidental, bisogna sottolineare che c'è troppa generasita da parte dello Stato equtoriano nei confroni delle imprese transnazionali.
Queste maggiori entrate per l'esportazione del petrolio pero' non vengono ridistrubite nel paese andino, attanagliato da quasi un 70% della miseria
La maggior parte delle risorse finanziarie che si stanno canalizzando verso attività di esportazione primaria, petrolio in primis, sono molto ridotte in termini di impatto macroeconomico per quanto concerne la creazione di nuova occupazione ed esiste poca vincolazione con il resto dell'economia. L'Ecuador sta vivendo gli effetti della cosiddetta malattia olandese che e' collegata all'abbondanza di risorse naturali. L'Ecuador stà attraversando una situazione di maledizione dell'abbondanza, e per questo possiamo dire che l'Ecuador e' un paese povero perche' ricco di risorse naturali in una società che non è riuscita ad integrare l'attività esportatrice al resto dell'economia; con una società che non è riuscita a ridistribuire in maniera equitativa le entrate generate delle esportazioni; con una società che non sta rafforzando i processi democratici. In questo senso emergono le caratteristiche di questa società: il clientelismo, l'autoritarismo, la voracità dei gruppi dominanti.
Ha investigato l'emigrazione ecuatoriana in Europa e in Italia attraverso un progetto accademico della rete TRANSMIGRARED, quali dati emergono?
Come conseguanza della grave crisi del 1999-2000 (che ha provocato il levantamiento indigeno e ha costretto all'esilio il Presidente Mahuad NDR), la dollarizzazione ha reso critiche le condizioni di vita, di poverta', di inequita della societa equatoriana e per questo e' cresciuto esponenzialmente il numero degli ecuadoriani che scappano dal paradiso dollarizzato. Assistiamo a una fuga migratoria di quasi due milioni di persone che si dirigono verso gli States e anche l'Europa. La prima destinazione in Europa e' la Spagna, seguita dall'Italia. Oggi esistono comunita' di ecuadoriani a Genova, a Roma, a Milano e in altre regioni. Stiamo cercando di comprendere e analizzare questo fenomeno migratorio importante anche dal punto di vista delle rimesse. Gli emigranti stanno inviando sempre piu denaro che sostiene l'economia in generale. Secondo la Banca Centrale si stimano un'ammontare di rimesse per 1.700 milioni di dollari mentre la Banca Interamericana dello Sviluppo BID calcola entrate per 2,000 milioni di dollari.
A Milano e Genova gli emigrati ecuadoriani si sono organizzati in microimprese, come sta crescendo questo percorso di dignita?
I compatrioti ecuadoriani all'estero sono persone che cercano di conseguire nuove forme di vita. Perche emigrano? Perche' in Ecuador la politica economica segue i dettami neoliberali, gli effetti del consenso di Washington, il pagamento del debito estero, la corruzione, la mancanza di democrazia (visto che non esiste solo un deficit economico e sociale ma anche in termini di democrazia). Tutto cio ha contribuito a che si rubi il futuro degli ecuadoriani. Questi cittadini hanno lasciato la loro terra con una situazione spesso disperata e ora stanno sviluppando capacita', stanno risvegliando cio che John Keynes definiva spirito animale, in societa dove gli esseri umani possono essere imprenditori, possono crescere come cittadini e possono essere lavoratori efficienti; tutto ciò non e' possibile in una societa autoritaria e oligarchica.
Come interpreta il processo d'indebitamento dell'Ecuador ?
Il processo di indebitamento entra in una fase diversa e diventa meno necessario contrattare nuovi crediti degli organismi internazionali che ci prestavano denaro per pagare debito. L'Ecuador si indebitava per pagare debito. Questo trend si puo ridurre grazie alle nuove risorse che sta ricevendo l'economia per il petrolio. E' desolante notare l'assenza di una proposta basata sulla legalita' e legittimita, di canalizzare le entrate addizionali del petrolio per pagare il debito estero, i bonos Global. Potremmo immaginare che ipoteticamente, con gli alti prezzi del petrolio si riesca a ridurre sostantivamente il proprio debito estero. Potrebbe succedere che si riapri la porta alla conttrattazione massiccia di nuovi crediti sia nel settore pubblico che privato. L'indebitamento esterno privato e' passato da 2.000 milioni di dollari nel 2000 agli attuali 8.000 milioni di dollari. Il debito estero pubblico ha raggiunto la vetta di 11.000 milioni di dollari. E' un dato importante da tenere in considerazione perche il fatto di risolvere di pagare il debito estero non elimina i rischi di un nuovo e massiccio indebitamento. Per questo e' nata la Commissione Nazionale di Auditing su 20 anni di debito estero, la cui creazione e' un risultato della societa civile. Varie organizzazioni sociali conosciute anche in Italia come Accion Ecologica, Red Guayquil Jubileo 2000, movimenti indigeni come CONAIE e vari professionisti abbiamo cercato di esercitare pressione per generare un ambiente di trasparenza nella gestione del debito.
Come considera l'intenzione dell'Italia di avviare un processo di conversione del debito in progetti sociali?
Mi rivolgo ai Governi dell'Italia e della Spagna che stanno avviando processi di conversione del debito in investimento sociale, dovrebbero assumere prima la decisione di effettuare l'auditing di questo debito affinche non si trasformi in un debito corrotto. Emblematico e' il caso della Norvegia che ha deciso di cancellare il debito con l' Ecuador per la vendita di peschereci e barche che ha beneficiato solo gli imprenditori norvegesi visto era un escamotage per coprire la corruzione. Il governo della Norvegia ha dato un segnale storico visto che non si puo trasformare la corruzione in investimento sociale.

Un'inversione di rotta per tutta l'Europa?
Esattamente. Quando sono stato in Spagna nell'aprile scorso discutendo la legge sul debito con il Ministro degli Esteri del Governo Zapatero, insieme a Riccardo Moro - direttore della Fondazione Giustizia e Solidarieta di Roma, abbiamo sottolineato la proposta di svolgere un processo di auditing del debito prima della sua conversione in investimento sociale. E' un meccanismo complesso pero serve a scoprire se ci sia stata corruzione non solo nel paese debitore ma anche in quello creditore. La corruzione non sta annidata solo nel Governo di Quito o negli imprenditori dell'Ecuador ma puo esserci anche nei funzionari italiani, spagnoli o negli imprenditori europei come quelli americani. Per queste ragioni e' importante un processo di autiditing perche' si basa sulla trasparenza e possiamo aprire lo scenario del debito per incontrare soluzioni che non rappresentino solo un'uscita tecnica finanziaria o economica ma costituiscano una soluzione sostenuta dalle assi portanti della legalitá e della legittimita.
Di fronte alle mobilitazioni dei movimenti sociali contro il Trattato di Libero Commercio TLC con USA, al Plan Colombia quale prospettiva rappresenta il neo presidente della Repubblica Correa?
Correa puó dare risposte importanti ai popoli dell'Ecuador. E' una persona giovane, capace, con carisma. Ha deciso di portare avanti una proposta di cambiamento e conta con l'appoggio di varie forze politiche e sociali impegnate nel processo di trasformazione radicale e rivoluzionario. Il neo governo Correa si inserisce in un contesto internazionale di cambiamento con la opportunita di sintonizzarsi con movimenti di trasformazione profonda oggi presente in molti paesi dell'America Latina. Non possiamo firmare il Trattato di Libero Commercio con USA; non possiamo continuare ad assicurare troppi benefici alle imprese transnazionali del petrolio; non possiamo inginocchiarci alle domande dei creditori del debito estero; non possiamo vincolarci alla logica bellica del Plan Colombia. Sono in gioco varie questioni importanti per la democrazia in Ecuador. Creediamo in un nuovo governo progressista che investa nel cambiamento attraverso una rivoluzione della cittadinanza che vogliamo costruire insieme al neo Presidente Correa.
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Rafael Correa propone tribunal internacional de arbitraje sobre deuda externa en acuerdo a la sociedad civil
Cristiano Morsolin - Selvas.org

Il Ministro dell'Economia Ricardo Patiño: al suo fianco il Presidente Rafael Correa
La deuda externa ecuatoriana asciende a 16.800 millones de dólares, incluidas acreencias públicas y privadas. Para este año ha destinado unos 2.738 millones de dólares para el pago de la deuda (casi 1.000 millones menos que en el 2006), y aun así representa cerca del 30 por ciento de su presupuesto total.
El presidente ecuadoriano Rafael Correa presentó ante el Congreso, dominado por la oposición, el proyecto de presupuesto 2007, que recorta de modo significativo el monto destinado al pago de la deuda externa.
El tema de la deuda externa fue una de las principales banderas de lucha del economista Rafael Correa durante su campaña electoral, cuando denunció a los gobernantes de ese país de haberse ceñido a las políticas económicas neoliberales, en medio de actos de corrupción, subordinación económica y sometimiento a los intereses del sistema financiero internacional.
En su primer discurso tras jurar el cargo el presidente del Ecuador, Rafael Correa, consideró el pasado lunes 15 de enero, que debería existir un tribunal internacional "imparcial" para revisar la deuda exterior de las naciones y determinar qué montos deben pagarse y cuáles han sido ya cubiertos.
Correa afirmó que "uno de los principales desafíos del Ecuador es vencer la cultura de endeudamiento" adquirida a través de los años y que ha llevado al país "a una situación de sobreendeudamiento altamente costosa". El gobernante declaró que con la nueva política de endeudamiento, el país deberá utilizar tanto ahorro interno cuanto sea posible, y solo endeudarse cuando sea estrictamente indispensable. Para ello, se redefinirá la política de endeudamiento con los organismos multilaterales y gobiernos, y los préstamos externos se usarán fundamentalmente para inversiones productivas que generen flujo de divisas para pagar los préstamos, mientras que los proyectos sociales se financiarían con recursos propios.
Sin embargo, no habrá solución integral al problema de la deuda mientras no haya reformas a la arquitectura financiera internacional, por lo que es necesario una acción concertada de los países deudores para redefinir el criterio de sustentabilidad del servicio de la deuda, determinar la deuda externa ilegítima, así como promover la creación de un Tribunal Internacional de Arbitraje de Deuda Soberana. Desde un punto netamente financiero, la sustentabilidad del servicio de la deuda significa todo lo que un país pueda pagar sin comprometer flujos financieros futuros, independientemente de los niveles de bienestar al que someta a su población. Un criterio de sustentabilidad adecuadamente definido debe considerar implicaciones de bienestar, como por ejemplo, el servicio de deuda que permita a los países endeudados alcanzar las Metas del Milenio. Por otro lado, existe deuda externa ilegítima, adquirida en situaciones dudosas, que no se utilizó para los fines para los que fue contratada, o que ya ha sido pagada varias veces. Luego de definir adecuadamente el criterio de sustentabilidad y lo que es deuda ilegítima, un Tribunal Internacional, imparcial y transparente, debería decidir la deuda a pagar, la capacidad de pago y modo de pago de los países endeudados. Cabe indicar que en estos momentos, no existe dicho tercero imparcial y los países endeudados tienen que acudir al FMI, es decir, al representante de los acreedores.
Por otro lado, mientras los países latinoamericanos deben y transfieren ingentes cantidades de recursos al primer mundo, lo cual impide su desarrollo, al mismo tiempo, los países de la cuenca amazónica constituyen el pulmón del planeta, pulmón sin el cual la vida en la tierra se extinguiría. Sin embargo, por ser el aire puro un bien de libre acceso, nuestros países no reciben la justa compensación por el servicio que generan. Con dichos fondos, se podría pagar a los acreedores de los países endeudados generadores de medio ambiente, sin comprometer el desarrollo de estos últimos, dentro de una lógica no de caridad, sino de estricta justicia. Disminuir dependencia y vulnerabilidad a través de la integración regional: El Banco del SUR. Por otro lado, los países latinoamericanos ni siquiera necesitarían de una condonación de deuda, sino de una adecuada reestructuración y financiamiento de la misma. De hecho, en el caso de Ecuador, la transferencia neta con los organismos internacionales es negativa, es decir, en general es más lo que paga que lo que recibe de estos organismos. Es claro que no se puede hablar de ayuda para el desarrollo mientras esta situación continúe. Con la nueva política económica, Ecuador comenzará a independizarse de los organismos internacionales representantes de paradigmas e intereses extranjeros, más aún cuando los créditos multilaterales y el financiamiento en general, son las nuevas formas de subordinar a nuestros países.
Por otro lado, al mismo tiempo que los países latinoamericanos buscan financiamiento, la región tiene centenas de miles de millones de dólares en reservas invertidos en el primer mundo, lo cual constituye un verdadero absurdo. Por ello, el traer esas reservas a la región, juntarlas y administrarlas adecuadamente en un Banco del SUR, es decir, el inicio de una gran integración financiera, más que un imperativo económico, constituye un imperativo del sentido común y de soberanía.(www.rafaelcorrea.com ).
En esta óptica Alberto Acosta, neo Ministro de Energía ha declarado que seguimos creyendo que este Tribunal internacional de Arbitraje elaborado junto a Oscar Ugarteche, es una opción que puede beneficiar todos, incluidos los acreedores porque entre los acreedores hay personas que sufren de esta situación de inequidad de ilegalidad e ilegitimidad (http://www.voltairenet.org/article144689.html).
COMENTARIOS DESDE LA SOCIEDAD CIVIL
JORGE ACOSTA ARIAS, Responsable de Incidencia Política y Campañas Intermón Oxfam - Ecuador, analiza que lo que dijo el Presidente Correa sobre deuda, casi todas sus propuestas, son aquellas que desde la sociedad civil las hemos venido trabajando en el Grupo Nacional de Trabajo sobre Deuda, del cual son miembros importantes Centro Derechos Económicos y Sociales CDES, Jubileo 2000, CLAI, entre otras (ver www.olde.info.ec ), organizaciones que además han estado vinculadas a procesos de construcción regionales y mundiales (Foros Sociales, Jubileo Sur, Latinidad, etc.) . Es importante mencionar que el propio Rafael y sus actuales Ministros de Economía y Energía (Ricardo Patiño y Alberto Acosta) han sido parte de estos procesos.
Sobre mis expectativas, estas son buenas. Creo que las condiciones para desmontar el modelo neoliberal y mejorar sustantivamente la democracia, son inmejorables. Aunque es temas de disputa política, nada esta garantizado. En mucho dependerá de lo que haga el nuevo gobierno, y particularmente en lo que se refiere a crear espacios de participación ciudadana, considerando tanto a las personas como a las organizaciones, que son su principal, y yo diría única fuerza y legitimidad.
Patricia Dávila - Jubileo 2000 red Guayaquil, ha enfatizado que luego de confirmado el triunfo de Correa, se ha nombrado de Ministro de Economía a Ricardo Patiño, uno de nuestros fundadores de Jubileo 2000 y
comprometido con las posiciones sobre el manejo financiero internacional y particularmente del endeudamiento que tenemos desde los movimientos de la deuda. Ricardo debe venir a presentar al Congreso hasta el 30 de enero el Presupuesto general del Estado por su aprobación, que será polémico por que se han disminuido recursos para deuda y aumentado para lo social de manera significativa. Pero dado que Ricardo debe ir a las reuniones del Banco Interamericano de Desarrollo BID en Ámsterdam el 21 y 22 de enero, hemos planificado una reunión con organizaciones que trabajan sobre deuda en Europa, por lo que estamos organizando un encuentro con colegas que trabajen el tema de deuda en Europa, para escuchar la propuesta del manejo fiscal y particularmente de la deuda en el Gobierno del compañero ciudadano Rafael Correa, las que requieren el respaldo de la comunidad internacional para enfrentar al capital financiero, pero también definir una serie de acciones conjuntas.
Patricia Davila, neo asesora del despacho ministerial del Ministerio de Economía y Finanzas de Ecuador, el 13 de febrero ha difundido una declaración donde subraya que desde 1999 un grupo de hombres y mujeres sensibles del Ecuador que constituyeron Jubileo 2000 Red Guayaquil en Ecuador, hemos venido promoviendo e incidiendo sobre los impactos que la deuda genera en la población del país, denunciando el manejo perverso y el saque de los recursos por parte de los acreedores y el inequitativo y voraz manejo del sistema financiero internacional. Pero además, hemos venido anhelando y demandando nuevos rumbos por parte de los gobiernos, cuya práctica permanente ha sido dictar medidas tendientes a favorecer a los sectores de poder y al capital financiero internacional, utilizando distintas formas de expoliación de nuestros recursos y, por tanto, facilitando y siendo cómplices de todo este sistema de mayor enriquecimiento, en donde el endeudamiento ha sido una de las formas de saqueo y de mayor empobrecimiento de los y las ecuatorianas.
En este nuevo despertar de los pueblos de América que buscan encontrar representantes más comprometidos con sus anhelos e intereses de una vida más justa y digna, de cuyo proceso participa también el pueblo ecuadoriano, la elección por voluntad popular del Gobierno de Rafael Correa y Alianza País ha significado que sean escogidos como colaboradores importantes algunos hombres y mujeres con los que hemos compartido estos sueños como es el caso de nuestro amigo -uno de los fundadores de Jubileo 2000-, Ricardo Patiño Aroca actual Ministro de Economía y Finanzas quien me ha solicitado acompañarlo como parte de su equipo de trabajo en la Asesoría Deuda y Migración, responsabilidad que la he asumido como un reconocimiento a los esfuerzos que el equipo de trabajo y dirección de Jubileo viene desarrollando en la búsqueda de soluciones justas y equitativas. Por este motivo, habiéndome concedido una licencia indefinida el Grupo Impulsor de Jubileo 2000 para integrarme al equipo ministerial, he asumido esta responsabilidad con el compromiso de poder contribuir a la definición de una política soberana en el manejo de la deuda y respondiendo transparentemente a las necesidades más sentidas del pueblo ecuadoriano. Durante el período de esta licencia y de acuerdo a lo resuelto por el Comité Impulsor, la Coordinación Ejecutiva será asumida por mi colega IVONNE BENITEZ RODRIGUEZ, quien desde los inicios de Jubileo ha sido parte del equipo administrativo. Desde este espacio y en cumplimiento de estos objetivos que son los de mi querida organización Jubileo 2000, estoy interesada en seguir manteniendo los lazos de hermandad y de fraternidad con los hermanos y hermanas de las organizaciones internacionales que están trabajando por una solución justa y digna del grave problema de la deuda.
Rómulo Torres - coordinador de la Red Latinoamericana Latindadd sobre Desarrollo, Deuda, Derechos (www.latindadd.org ) desde Lima declara que la cultura la de endeudamiento está siendo alimentada por la ausencia de una política tributaria regresiva (por no cobrar a los que más tienen), y por no evitar la evasión tributaria. Asimismo por no tener un patrón de acumulación que permita que los excedentes producidos permanezcan en el país. Tanto la liberalización del comercio como la liberalización de la inversión están profundizando la salida de recursos y la trasferencia de factores netos al exterior es negativa. En ese sentido se requiere de un cambio de modelo. Los mayores recursos obtenidos por una política tributaria progresiva y los recursos liberados del pago de la deuda externa deben ser
utilizados en disminuir los grandes déficit de consumo y los déficit alimentarios(cuantificación monetaria de las necesidades insatisfechas en un año) que tienen nuestros países, a través del aumento del
Gasto social y la inversión en infraestructura. La prioridad de cubrir el déficit de consumo y alimentario, que son superiores a las metas del Milenio, requiere el cambio de los términos de sostenibilidad de la deuda actuales ya que la demanda por cubrir dichos déficit disminuirá la disponibilidad de fondos para el pago de la deuda. En ese sentido no basta sólo una reestructuración de la deuda sino una anulación de parte ella junto a evitar que los recursos que salen del país sean mayores que los que entran. Es importante que los préstamos sean utilizados en proyectos con alto rendimiento. Para avanzar en todos estos cambios es necesario una nueva concertación internacional y una alianza entre todos los países en
desarrollo comenzando por los sudamericanos para presionar que se de además de ir buscando alternativas de obtención de fondos como la que se plantea con la creación del Banco del Sur. La creación de tribunal de la deuda serían un buen primer paso dentro de esa alianza.
Alberto Croce, Director de la Fundación SES (www.fundses.org.ar ) de Argentina evidencia desde La Paz donde esta realizando un encuentro de organizaciones de 7 países de América Latina que trabajan en formación de jóvenes - que la elección de Correa fortalece esta esperanza que se está construyendo en nuestro continente en estos últimos años. Creo que es importante no sobreestimarla para que las expectativas no superen las posibilidades de la realidad. Uno de los temas que se está encarando en todos los países es el tema de la deuda externa y su tratamiento. Se trata de un tema muy importante pero que debe considerarse dentro de un contexto más amplio. Sobre todo porque el sistema económico en el que vivimos otorga al crédito un lugar fundamental y genera distintos mecanismos especulativos a partir del cobro de intereses anexados a los préstamos.
Como dice Correa, no habrá solución integral al problema de la deuda mientras no haya reformas al modelo financiero internacional. En esto coincido totalmente con su mirada.
La posibilidad de creación de un tribunal internacional me parece muy interesante. No creo que sea fácil que los acreedores acepten su creación ni sus recomendaciones
Pero el llamado a constituirlo me parece positivo independientemente de su concreción. Más allá de que sea importante encarar con coraje el tema de la deuda, creo que lo más significativo es que al hacerlo, necesariamente se ponen en cuestión los mecanismos de cooperación internacional y las perspectivas de desarrollo. Creo que estamos ante una situación en donde una situación de injusticia estructural ha beneficiado a los acreedores y sometido a los deudores. Esto es un problema político y no técnico. Difícilmente encuentre soluciones desde enfoques técnicos. Los niveles de intercambio comercial y de cooperación de los que habla Correa son realmente mucho más grandes que los que implica la deuda. Como tal, hay que entender esta cuestión dentro de la más amplia que es la relación entre la economía de los países y su posibilidad de desarrollo.
Los pueblos de América Latina que estamos intentando construir una historia nueva para este continente debemos ir identificando los caminos posibles para que, en un proceso de genuina integración, podamos recrear un modelo propio en el que nuestros valores culturales orienten el camino que nos lleve a sociedades sustentables y verdaderamente humanas.
Eric Toussaint, Director del CADTM (Bruxellas) analiza que prefiero una decisión unilateral soberana de un país deudor como Ecuador sobre la base de una auditoria rigurosamente hecha que esperar la creación de un tribunal internacional de arbitraje. Ya lo expresé en varios textos con mi colega Hugo Ruiz en 2003-2004, la auditoria tendría que desembocar sobre una decisión soberana de repudio ver
http://www.cadtm.org/article.php3?id_article=643 (este texto ha sido publicado en Ecuador en un pequeño libro en Julio 2004 por el CDES y la PIDHDD). Pero de todo modo el gobierno R. Correa es una gran oportunidad para el pueblo de Ecuador y espero que vaya a avanzar hacia cambios reales a favor de l@s oprimid@s. Tengo mucha expectativa sobre lo que hará Alberto Acosta como ministro de Energía.
Respecto al debate sobre Arbitraje, lo hicimos en Ginebra en julio 2003 (http://www.cadtm.org/article.php3?id_article=367 ) y en Bruselas durante un seminario del CADTM en mayo 2003 (con la participación de Alberto Acosta - ver el programa: http://www.cadtm.org/article.php3?id_article=398). Por supuesto, me alegra la toma de posición de R. Correa a favor del Banco del Sur. Respecto a mi posición al respecto, ver mi ponencia en Caracas en septiembre 2006 (http://www.cadtm.org/article.php3?id_article=2001) .
Humberto Ortiz, economista de CEAS (www.ceas.org.pe ) de Lima y asesor del Consejo Episcopal Latinoamericano CELAM, comenta la entrevista al neo Ministro de Energia de Ecuador señalando que Alberto Acosta es un profesional muy prestigiado y comprometido en la búsqueda de alternativas al modelo económico neoliberal, uno de los especialistas en finanzas y deuda externa. Sin duda que son de una importancia fundamental los temas que señala Alberto respecto de la sustentabilidad del servicio de la deuda, determinar la deuda externa ilegítima, así como promover la creación de un Tribunal Internacional de Arbitraje de Deuda Soberana.
En cuanto al proceso global del Ecuador es notorio que se beneficia del alza del precio del petróleo, y la necesidad de que estos beneficios reviertan de manera mucho más directa al Estado. Pero prevalece la desigualdad y pobreza dada la inequidad de los procesos distributivos y la redistribución.
Es importante que haya rescatado también el rol de la Comisión Nacional de Auditoría de la deuda que puede poner al descubierto, como ya se hizo anteriormente, la precariedad de los instrumentos contractuales y evidenciar las situaciones de corrupción e ilegitimidad de la deuda hasta llegar al cuestionamiento del mismo servicio de la misma. Muy importante la referencia que hace al caso de la deuda del Ecuador con Noruega que fue anulada, un caso de deuda ilegítima. Por último su referencia y cuestionamiento al Tratado de Libre Comercio es también muy importante no sólo porque en este tipo de tratados hay ganadores (los empresarios vinculados al comercio exterior) y perdedores (pequeños productores rurales y micro-pequeños empresarios que venden para el mercado interno) sino que lleva de por si presiones a nuevos endeudamientos, como por ejemplo podemos citar los créditos de competitividad del BID. Es un análisis serio de parte sustancial de la problemática ecuatoriana que compartimos en lo fundamental y es bastante similar a la de los otros países de América Latina y El Caribe.
Sobre el discurso del Presidente Correa, Humberto Ortiz destaca que en su discurso plantea 5 ejes claves a atender: una revolución constitucional, lucha contra la corrupción, revolución económica, revolución en educación y salud y dignidad, soberanía, búsqueda de la integración.
Son todos elementos centrales de la problemática del Ecuador para quienes han venido siguiendo el proceso. En el desarrollo del discurso más peso ha tenido la revolución económica, luego la lucha contra la corrupción y los otros tres ejes (revolución constitucional, revolución en educación y salud y soberanía y integración) han tenido un nivel de desarrollo similar.
El tema constitucional es muy importante y no sólo para el caso del Ecuador. Normalmente el planteamiento de una Asamblea Constituyente se da a la salida de una profunda crisis política. Tal fue la experiencia boliviana y no sorprende que sea una propuesta también para el Ecuador. Otros países como el Perú requieren también de una seria y justa reforma constitucional aunque el mecanismo no tenga que ser necesariamente el de la Asamblea Constituyente. El tema de la lucha contra la corrupción es también vital y sería muy importante que medidas anunciadas puedan realmente implementarse tales como la reforma legislativa que pueda afectar a los actores de la corrupción públicos y privados, el tema tributario, la problemática de los jubilados y los canjes de deuda del año 2000, la propia dolarización de la economía y entre otros el Fondo de Estabilización, Inversión y Reducción del Endeudamiento Público.
En lo económico son claves los temas levantados por el Presidente Correa tales como enfrentar la pobreza y la desigualdad como prioridad central, la importancia que se le da al enfoque de desarrollo social por encima al enfoque de desarrollo de capitales, en el tema de deuda externa el cuestionamiento de la deuda ilegítima y la propuesta de un Tribunal Internacional de Arbitraje sobre la Deuda Soberana, así como determinar un criterio justo de sustentabilidad de la deuda, la voluntad de apoyar la creación del Banco del Sur para colocar parte sustantiva de las reservas internacionales de los países de la Región, otros aspectos económicos centrales como la valoración del trabajo humano y su adecuado reconocimiento.
Como puntos que deberían profundizarse considero por un lado el manejo de ahorro interno. Es necesario precisar más a qué se refiere que la política de endeudamiento se basará en el ahorro interno. Importante cuando se dice que los proyectos deben financiarse prioritariamente con recursos propios, pero puede ser preocupante si se re-editara la experiencia latinoamericana de endeudamiento público con deuda interna. Es necesario analizar ello más a fondo.
Por otro lado sería necesario recuperar mucho más las experiencias de economía solidaria y de comercio justo que existen en el Ecuador como por ejemplo las que participan en la red ecuatoriana de economía solidaria y en el Movimiento Maquita Cusunchic por citar algunos ejemplos.
Las políticas de educación y salud deben ser más explícitas y de seguro será así en los próximos días. El discurso a este nivel ha quedado muy general y no es suficiente aumentar el gasto social. El tema no es sólo cantidad de gasto sino en mucha calidad de gasto. Y es importante el enunciado que hace de vincular la política social con la política económica. De mi parte quisiera poner especial énfasis a la necesidad de políticas generadoras de empleo de calidad y dejar de lado las políticas compensatorias focalizadas, así como poner en marcha políticas verdaderamente universales e integrales. Muy importante su referencia a sectores vulnerables de la sociedad (población carcelaria, población discriminada por sexo o etnia, niños de las calles, madres solteras, enfermos terminales, discapacitados que requieren una atención preferencial.
DESDE EL PARLAMENTO EUROPEO EN APOYO A CORREA
El presidente del grupo Izquierda Unitaria-Izquierda Verde Nórdica en el Parlamento Europeo (PE), Francis Wurtz, cree que la elección de Rafael Correa como presidente de Ecuador es "una victoria que refuerza" el rechazo en América Latina a criterios económicos y militaristas neoliberales.
Wurtz, que calificó de "importante" la elección de Correa tanto para Ecuador como "para toda la región", dijo que es "sin duda una victoria que refuerza a los pueblos de América Latina y del mundo que rechazan el neoliberalismo -en sus aspectos económicos y militaristas-", según un comunicado. Además, consideró que mediante la elección de Correa esos pueblos "buscan construir alternativas en favor de la vida, la justicia social, la diversidad cultural y el medioambiente".
El presidente de Izquierda Unitaria mostró su satisfacción porque el pueblo ecuadoriano "rechazó claramente los argumentos populistas" y decidió "preservar su libertad de elección para desarrollarse y mantener la paz y la seguridad. Wurtz pidió a la Comisión Europea y al Consejo de ministros de la UE que "interpreten el rechazo al neoliberalismo expresado por los pueblos de América Latina" durante los procesos electorales que han venido sucediéndose en aquella región durante los últimos años. Asimismo instó a ambas instituciones comunitarias a "abrir nuevas vías de cooperación con aquel continente, que no se limiten al libre comercio y a la lucha antiterrorista".
El ministro de Asuntos Exteriores de Italia Massimo D'Alema firmó el jueves 4 de enero un convenio de canje de deuda por desarrollo social con Perú y destacó el interés de su gobierno para ampliar el "compromiso" con Sur y Latinoamérica. Por esta razón el Gobierno de Italia desde 2004 esta llevando un proceso finalizado al canje de deuda con Ecuador. D'Alema se mostró a favor de la conclusión de los acuerdos de asociación entre la UE y los bloques latinoamericanos al considerar que "Europa tiene un gran interlocutor en esta parte del mundo.
La negociación entre la Comunidad Andina y la Unión Europea para establecer un Acuerdo de Asociación entre ambos bloques comenzará en el primer trimestre del 2007, dijo, Alain Lipietz, (www.lipietz.net ) europarlamentario verde Presidente de la Comisión del Parlamento Europeo para los países andinos."Nosotros buscamos acuerdos de asociación, lo que significa compartir no solo intercambios comerciales, sino también valores y principios, cómo por ejemplo la oposición a la pena de muerte", acotó el representante de la UE en Lima, el portugués Antonio Cardoso Motta. Lipietz subrayó la importancia para las democracias de las asociaciones civiles (ONGs), cuyas opiniones contribuyen a reforzar la cultura democrática, al responder a los periodistas sobre el proyecto peruano de reglamentar y supervisar a las ONGs (http://www.lipietz.net/?page=blog&id_breve=199).
FORO SOCIAL MUNDIAL
En el Forum Social Mundial de Nairobi la sociedad civil internacional ha debatido sobre la lucha por la cancelación de la deuda externa y para promover un Tribunal Internacional de Arbitraje. Las diferentes redes internacionales como JUBILEO SUR (http://www.oei.es/deuda/morlasin.htm ), CADTM, LATINDADD, EURODADD han discutido las propuestas del Presidente Correa.
En la declaración sobre la deuda se subraya que la crisis de la deuda no es sólo un problema financiero para los países del Sur. Es además un problema político que se basa en, y a la vez refuerza, relaciones de poder desiguales: la deuda continúa siendo utilizada como un instrumento de control, a través de las condiciones que acompañan los créditos e iniciativas de alivio. Es un instrumento de presión usado por los países prestadores, intereses e instituciones del Norte para favorecer el ingreso de sus corporaciones multinacionales; ejecutar sus políticas externas, sus estrategias militares y de invasión; lograr acuerdos comerciales favorables; y promover la extracción de los recursos de los países que reciben créditos.
Los movimientos sociales reunidos en el Foro Social Mundial de Nairobi rescatan que que nuestra fuerza reside en el compromiso y determinación de los movimientos sociales, campañas e individuos trabajando solidariamente en todo el mundo. El desafío a la injusticia de la dominación de la deuda ha venido y viene de estos esfuerzos incansables y vocales. Estos, después de muchos años, ha logrado transformar la crisis de endeudamiento de un tema poco conocido, que muchos gobiernos no admitieron, a un asunto de debate mundial. También ha resultado en logros como los de Noruega y la realización de auditorias oficiales en Ecuador y otros países. Como movimientos populares y organizaciones del Sur y del Norte, tenemos la determinación de trabajar y levantar nuestras voces de manera conjunta, hasta lograr que nuestra demanda de poner fin a la dominación de la deuda devenga irresistible.
Cristiano Morsolin
Educatore-giornalista ed operatore di reti internazionali.
Co-fondatore dellOsservatorio Indipendente sulla Regione Andina SELVAS.org www.selvas.org Cittadino del mondo con esperienze in Italia, Ecuador, Brasile, Peru. Collabora con Jubileo Sur. Lavora in Latinoamerica dal 2001
Educador-periodista italiano y operador de redes internacionales.
Trabaja en Latinoamerica desde 2001 con experiencias en Ecuador, Perú, Colombia, Brasil. - Fundador del Observatorio Independiente sobre la Región Andina SELVAS.
E-mail: info@selvas.org
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