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Presentato il Tribunale Etico dell’area Andina nell’ambito del Tribunale Internazionale dei Popoli contro il debito estero

PORTO ALEGRE 1-2 Febbraio 2002:
In movimento
contro il debito


a cura di Cristiano Morsolin da Quito



Si e’ svolto a Porto Alegre (Brasile) il Tribunale Internazionale dei Popoli sul Debito Estero, nell’ambito del Forum Sociale Mondiale.
Convocato da “Dialogo 2000” di Buenos Aires (con l’appoggio del Premio Nobel pèr la pace Perez Esquivel) e da “Jubilee South” delle Filippine, il Tribunale Internazionale ha cercato di diffondere a livello popolare una comprensione integrale delle origini, delle implicazioni e delle conseguenze del debito su scala globale. Inoltre si e’ cercato di “contribuire alla consolidazione di un movimento ampio di forze sociali, sindacali, religiose e politiche affinche’ si impegnino a lavorare insieme per superare la dominazione esercitata attraverso il debito e per costruire relazioni e strutture alternative giuste e partecipative fra popoli e nazioni”.
Tra gli obiettivi si prefigge di “articolare e di far risaltare le basi etiche, giuridiche, sociali e politiche per reclamare un vero GIUBILEO con l’annullazione e il ripudio del debito estero”. In questa occasione si e’ lanciata una campagna mondiale relativa all’illegittimita’ del debito per costruire alternative finalízate alla continuazione e al rafforzamento della lotta del movimento per Globalizzare le Resistenze, Globalizzare la Speranza e rendere possibile un Altro Mondo.
:: PER APPROFONDIRE ::
CDES di Quito
Centro Diritti Economici e Sociali
www.cdes.org


Jubilee South
Internationl Coordinating Committee (ICC)
c/o FDC Philippines 34 Matiyaga Street, Central District, Quezon City
Telephone: (632)921-1985, Telefax: (632)924-6399
jubileesouth@skyinet.net

Sentenza del
Tribunale Etico del
debito estero (TADE),
capitolo Peru

www.alainet.org/tad.phtml


Plataforma
Interamericana de
Derechos Humanos, Democracia y Desarrollo

www.pidhdd.org

II Encuentro
internacional sobre
la Globalizacion
de la Solidaridad
,
9-12 de octubre
del 2001, Quebec (Canada) www.csmoesac.qc.ca


Porto alegre 2002
Le accuse emerse sono legate “all’uso del debito come strumento di saccheggio permanente del Sud, alla natura illegale e/o illegittima delle parti contraenti, dei termini e dell’uso del debito; all’utilizzo del debito come mezzo di pressione per imporre condizioni chiamate programmi di aggiustamento strutturale, che pongono in funzionamento politiche macroeconomiche destinate ad ingabbiare i Paesi del Sud del Mondo in un ciclo di dipendenza e di aumento del debito; alle radici storiche dell’indebitamento del Sud nelle relazioni disuguali e nelle strutture di sfruttamento create lungo secoli di colonizzazione e di neocolonizzazione del Sud da parte del Nord.”

In questa prospettiva sono state presentate le differenti esperienze dei tribunali etici e popolari sviluppati in Brasile (dove nel settembre ‘2000 si e’ svolto un plebiscito popolare con 5 milioni e mezzo di partecipanti, organizzato dalla Conferenza Episcopale CNBB, dalla Consulta Popolare, dal Movimento dei Senza Terra), Argentina, regione Andina, Senegal, Sudáfrica e Filippine.

E’ intervenuto Patricio Pazmiño Freire, presidente del Centro Diritti Economici e Sociali CDES di Quito e coordinatore della Piattaforma Interamericana di Diritti umani, democrazia e sviluppo PIDHDD, capitolo Ecuador, che ha presentato il percorso realizzato dal Tribunale Etico Andino contro il debito estero nel novembre scorso, raccogliendo le istanze dei tribunali nazionali svoltosi in Peru’, Ecuador, Bolivia.
L’avvocato equatoriano ha sottolineato che “si e’ attivato questo cammino attraverso la Piattaforma Interamericana di Diritti umani, democrazia e sviluppo PIDHDD, che si inscrive in modo pioneristico nella sfida continentale per moltiplicare di sforzi di organizazióne, universita’ e reti che lavorano intensamente per stabilire vincoli chiari tra sviluppo, poverta’, debito e diritti umani, in risposta al pronunciamento della Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite nell’ottobre 1997: “il debito estero costituisce uno degli ostacoli principali che impedisce ai paesi in via di sviluppo il pieno utilizzo del diritto allo sviluppo”.
In questo contesto le motivazióni della Piattaforma PDHDD sono riconducibili all’idea che “dentro il processo della globalizzazione, di apertura e di modernizzazione dell’economia, le strategie che sono in relazione con la cancellazione del debito estero corrotto devono porre al centro del loro intervento, l’investigazione, la promozione, la diffusione e la denuncia delle relazioni dirette che si stabiliscono tra debito estero, inequita’, poverta’ estrema generalizzata, corruzione e violazione massiccia dei diritti economici, sociali, culturali e ambientali dei popoli del continente latinoamericano. Questo punto di vista sostiene che le azioni di esigibilita’, relative al processo regionale andino, si arricchiscono nel confronto con iniziative simili a livello continentale e mondiale per contribuire collettivamente alla lotta globale per la dignita’ umana dei popoli.

L'esempio argentino
I drammatici fatti occorsi in Argentina confermano l’urgente necessita’ di concretizzare questa prospettiva di lavoro che stiamo promovendo qui al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre”.
Patricio Pazmiño Freire ha aggiunto che “il Tribunale Andino si e’ convertito in uno spazio di partecipazione delle organizazióni sociali, popolari, indigene dove si e’ promossa la diffusione, il dibattito e la denucia in Ecuador, Peru’ e Bolivia, degli impatti economici, sociali, culturali e ambientali, come risultato dei processi di indebitamento. Si e’ promosso un processo di mobilitazione e di partecipazione della cittadinanza che ha permesso di costruire proposte alternative di risoluzione della crisi provocata dall’indebitamento esterno, con la premessa fondamentale del rispetto dei diritti umani.”
L’avvocato equatoriano si e’ soffermato sulla metodología del Tribunale che “ha permesso di riunire información, denunce e testimonianze solide, debitamente provate che sono servite per fondamentare le condizioni di illegalita’ e di corruzione che girano attorno ai processi di indebitamento e rinegoziazione del debito estero e dell’applicazione delle politiche di aggiustamento strutturale, e delle privatizzazioni”.
Tra gli obbiettivi si e’ posto l’accento nel “denunciare ed esporre públicamente i meccanismi legali e politici che favoriscono e aumentano l’impunita’ di questo tipo di delitti economici che, si e’ chiesto, vengano qualificati come delitti contro l’umanita’”.
Il presidente CDES ha sottolineato che “attraverso udienze pubbliche realízzate nelle citta’ di Cuenca, Macas, Quito, La Paz, Lima si sono identificati completamente i beneficiari locali ed esterni che per azione o omissione, sono stati gli autori intellettuali, materiali, complici dei delitti giudicati”.
In questo senso e’ emersa la forza del Tribunale, il suo spessore etico come “istanza cívica e di cittadinanza che stabilisce sanzioni etiche e raccomanda l’apertura di investigación legali che incaricarono le organización partecipanti di ogni paese di dare un seguito affinche’ si sanzionino i responsabili di questi fatti illeciti.”
Emerge il valore di cittadinanza attiva promosso dal Tribunale: “le udienze pubbliche si sono convertite in uno strumento di diffusione e di educazione popolare sul debito, sui diritti e sulla corruzzione e si sono trasformati in meccanismi idonei di pressione e di controllo sociale per combattere l’impunita’ in questo tipo di delitti.
Patricio Pazmiño Freire ha concluso il suo intervento “ringraziando le organizazióni popolari, i sindacati, gli indigeni, i contadini, le donne, le ONG e i vari attori che si sono impegnati dedicando tempo affinche’ si raggiunga una conclusione esitosa delle udienze nazionali svoltesi in Bolivia, Peru’ ed Ecuador.

E’ questo spirito militante che stiamo rafforzando qui al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre per costruire alternative di vita dignitosa per i nostri popoli”, ha concluso il coordinatore della Piattaforma Interamericana di Diritti umani, democrazia e sviluppo PIDHDD, capitolo Ecuador.

(Per approfondimenti: E-mail: tribunaldeuda@wamani.apc.org )



:: Adolfo Pérez Esquivel ::
DIALOGO 2000

Segreteria:
Piedras 730, 1070 Bs.As. Argentina
Tel/Fax 5411-4361/5745   dialogo@wamani.apc.org

"Los pueblos de América Latina y el Caribe necesitamos recomponer los espacios de diálogo y participación frente a los problemas comunes y desafíos que debemos enfrentar, tanto a lo interno de nuestros pueblos como ante las políticas de globalización, exclusión y violencia cuyas consecuencias van marcando el horizonte del próximo milenio. Es fundamental conocernos, compartir la solidaridad, el pan y la libertad y aunar nuestros esfuerzos en defensa de la Vida.

DIALOGO 2000 es una iniciativa en este sentido. A través del Diálogo entre los Pueblos, busca favorecer la realización de un balance colectivo de nuestra situación y generar iniciativas compartidas a favor de un tiempo de justicia y solidaridad, fundado en la integración de pueblos libres y enraizado en su identidad pluriétnica, multicultural, universalista y espiritual.

Tenemos conciencia que la Patria Grande que soñaron nuestros mayores, el respeto hacia las identidades y derechos de las personas y pueblos y la preservación del medio ambiente que nos sostenga a todos y a todas, es la utopía que queremos hacer realidad. Les esperamos para caminar juntos.

Adolfo Pérez Esquivel
Premio Nobel de la Paz

Per I lettori di SELVAS alleghiamo di seguito l’intervento integrale di Patricio Pazmiño Freire, Presidente del Centro Diritti Economici e Sociali CDES di Quito e coordinatore della Piattaforma Interamericana di Diritti umani, democrazia e sviluppo PIDHDD, capitolo Ecuador, la sentenza del Tribunale Etico Andino e la sentenza del Tribunale popolare equatoriano contro il debito estero, realizzato nel novembre scorso a Quito.


TRIBUNAL INTERNACIONAL DE LOS PUEBLOS CONTRA LA DEUDA EXTERNA
- FORO SOCIAL MUNDIAL de Porto Alegre
PRESENTACIÓN TRIBUNAL ETICO ANDINO



Construyendo caminos

Cuando el mes de octubre de 1997, la Comisión de Derechos Humanos de las Naciones Unidas alertó a la comunidad internacional al pronunciarse en el sentido que “ la deuda externa constituye uno de los obstáculos principales que impiden a los países en desarrollo el pleno disfrute de derecho al desarrollo”, a la fecha, en América Latina, múltiples eran los esfuerzos de organizaciones, académicos y redes que trabajaban intensamente por establecer vínculos claros entre desarrollo, pobreza, deuda y derechos humanos. Para entonces, la Plataforma Interamericana de Derechos Humanos, Democracia y Desarrollo (PIDHDD) por sus iniciativas regionales en el tema, se inscribía de manera pionera en este desafió continental.

En este contexto la PIDHDD, consecuente con su definición institucional de desarrollar estrategias de exigibilidad y vigilancia ciudadana para lograr que los Estados cumplan sus compromisos y obligaciones legales internacionales con relación a la garantía y protección a los derechos humanos en general, así como a los derechos económicos, sociales y culturales, incorporó en su Plan de Trabajo de 1998, la iniciativa del Centro de Derechos Económicos y Sociales CDES, Coordinador del Capítulo Ecuador, para impulsar la constitución del Tribunal Andino a la Deuda Externa.

Las motivaciones de la Plataforma para llevar a cabo esta iniciativa partían del entendido que dentro del proceso de globalización, apertura y modernización de las economías, las estrategias que tienen relación con la cancelación de la deuda externa corrupta debían enfocar sus intervenciones en la investigación, promoción, difusión y denuncia de las relaciones directas que se establecen entre deuda externa, inequidad, pobreza extrema generalizada, corrupción y la violación masiva de los derechos económicos, sociales, culturales y ambientales de los pueblos del continente.

Este enfoque sostenía que las acciones de exigibilidad, relativas al proceso regional andino, debían enriquecerse en el marco de iniciativas similares a nivel continental y mundial para aportar colectivamente en la lucha global por la dignidad humana de los pueblos. Los dramáticos hechos recientes, ocurridos en Argentina, confirman la urgente necesidad de concretar esta perspectiva de trabajo.

Los sueños a veces se hacen realidad.

Casi dos años, un largo camino de esfuerzos y anhelos, con no pocos momentos de frustración, significaron para la Secretaria Técnica, la Coordinación Regional y al CDES, conseguir aliados que se interesen en la propuesta del Tribunal. Reconocemos públicamente a los cooperantes: IVOS, Ayuda Popular Noruega y Alianza Pachamama quienes apostaron a la iniciativa. Sin su apoyo decidido no habría sido posible concluir este proceso.

El Tribunal se convirtió en un espacio con participación de organizaciones sociales, populares, indígenas y de trabajadores donde se promovió la difusión, debate y denuncia en Ecuador, Perú y Bolivia, de los impactos económicos, sociales, culturales y ambientales, como resultado de los procesos de endeudamiento.

La iniciativa se sustentó en un proceso de movilización y participación ciudadana que permitió construir propuestas alternativas de resolución de la crisis provocada por el endeudamiento externo, sobre la premisa fundamental del respeto de los derechos humanos.

La metodología del Tribunal permitió reunir información, denuncias y testimonios sólidos, debidamente probados que sirvieron para fundamentar las condiciones de ilegalidad y corrupción que giran alrededor de los procesos de endeudamiento y renegociación de la deuda externa y en la aplicación de las políticas de ajuste estructural, privatización y modernización de nuestras economías.

Uno de los objetivos centrales del Tribunal fue denunciar y exponer públicamente los mecanismos legales y políticos que favorecen y aparan la impunidad en este tipo de delitos económicos que, por otro lado, se ha demandado que también deberían ser calificados como delitos de lesa humanidad.

En este empeño el Tribunal, a través de las audiencias publicas realizadas, en las ciudades de Cuenca, Macas, Quito, La Paz, Lima, entre otras, identificó plenamente a los beneficiarios locales y externos que por acción u omisión, han sido autores intelectuales, materiales, cómplices o encubridores de los delitos enjuiciados.

El Tribunal como una instancia cívica y ciudadana estableció sanciones éticas y recomendó la apertura de investigaciones legales que dejaron a las organizaciones participantes, en cada país, la tarea de realizar un seguimiento para que se sancione a los responsables de estos ilícitos.

Las audiencias públicas se convirtieron en un instrumento de difusión y educación popular sobre la deuda, los derechos y la corrupción y, a la vez se, transformaron en mecanismos idóneos de presión y control social para combatir la impunidad en este tipo de delitos.

Reconocemos a las organizaciones populares, sindicatos, gremios, a los indígenas, maestros, campesinos, mujeres, académicos, a los Colegios de Abogados, ONG´s, miembros de las iglesias, medios de comunicación popular y demás actores que comprometieron su esfuerzo, tiempo y dedicación para la consecución exitosa de las audiencias nacionales llevadas a cabo en Bolivia, Perú y Ecuador. Nos resta nada más que reiterarles la invitación para continuar con la lucha.


Patricio Pazmiño Freire
CDES
Coordinador del Capitulo Ecuador, PIDHDD




Tribunal Andino a la Deuda Externa
Juicio Etico a la deuda corrupta
Sentencia Final
Quito, 30 de noviembre de 2001


Considerando:

QUE, la inequidad, exclusión, pobreza extrema y violación masiva de los derechos humanos derivados de la deuda externa, no son nuevos en la historia de los pueblos andinos y latinoamericanos. Las economías de la región han privilegiado el pago de la misma, abandonando las obligaciones de inversión social y desarrollo soberano, facilitando la exportación neta de capitales.

QUE, la deuda externa debe ser analizada dentro de una lógica global, sin descuidar respuestas andinas y nacionales específicas; para lo cual se requiere la participación activa y democrática de la sociedad civil de norte y sur, como pilar para la construcción de una nueva economía mundial.

QUE, el pago de la deuda externa no debe ser un freno para el desarrollo humano, una amenaza para la biodiversidad o un mecanismo de violación de los derechos económicos, sociales y culturales de los pueblos de la región.

QUE, ética y legalmente es inadmisible, que las negociaciones de deuda externa constituyan herramientas de violación de derechos y presión política para que un Estado acreedor o una instancia controlada por los acreedores públicos o privados impongan condiciones a un Estado deudor.

QUE, es necesario establecer normas e instancias internacionales que permitan regular las relaciones financieras especulativas, erradicando el manejo arbitrario e impune vigente hasta el momento.

QUE, los principios de información previa, consulta y participación efectiva son el fundamento de las relaciones y las negociaciones, por tanto, los Estados y los diferentes actores sociales, tienen derecho a ser escuchados y a intervenir en los procesos.

QUE, sin negar la responsabilidad directa del sistema financiero internacional en los procesos de sobre-endeudamiento externo, debe reconocerse la existencia de deudas inconstitucionales, ilegales y odiosas sobre todo aquellas contratadas por gobiernos dictatoriales.

QUE, es imperativo identificar las deudas insostenibles financieramente y, en consecuencia, impagables en tanto afectan los derechos económicos, sociales y culturales de nuestros pueblos, así como aquellas deudas insoportables por las condiciones en que fueron impuestas, sea por las alzas usureras de las tasas de interés o por la imposición de esquemas que condujeron a la socialización de las deudas privadas.

QUE, las alternativas planteadas por los organismos financieros internacionales, gobiernos y acreedores privados frente al sobre-endeudamiento de los países del sur, como las continuas renegociaciones, el Plan Baker, los canjes de deuda, el Plan Brady o el Programa para Países Pobres Altamente Endeudados (Heavily Indebted Poor Countries: HIPC), los canjes de bonos Brady por los bonos Global, han fracasado constantemente y no han resuelto el problema, a pesar de haber sido presentados, cada uno a su tiempo, como "la respuesta definitiva".

QUE, asegurar simplemente los flujos financieros de corto plazo conduce a un incremento sostenido de la deuda, provocando un círculo infernal de recesión y sobre-endeudamiento y obligando a que gran parte o aún la totalidad de las exportaciones sea destinada al servicio de la deuda.

QUE, los evidentes logros y avances del sistema de jurisdicción universal para la defensa y protección de los derechos civiles y políticos han enfrentado la impunidad de quienes han cometido violaciones masivas de derechos; debiendo también establecerse responsabilidades legales internacionales para sancionar la impunidad en violaciones masivas, persistentes y progresivas de los derechos económicos, sociales, culturales y ambientales de millones personas.

En uso de las atribuciones conferidas a este Tribunal Andino, en virtud de los argumentos, datos y casos expuestos en las Audiencias locales y Nacionales llevadas a cabo en, Perú, Bolivia Ecuador, al amparo de principios éticos generalmente aceptados y bajo mandato de los principios y la normativa nacional, regional y mundial sobre Derechos Humanos el Tribunal Andino a la Deuda Externa.


RESUELVE


1. Repudiar la deuda externa corrupta como mecanismo político y financiero que legitima la extracción ilimitada de recursos económicos transfiriéndolos al Norte; propicia la explotación y destrucción de la biodiversidad; mantiene y profundiza la pobreza, inequidad social y exclusión; favorece la corrupción y la impunidad y restringe el desarrollo democrático de los pueblos.

2. Acordar estrategias políticas, jurídicas y de presión social para exigir la anulación o cancelación total y sin condiciones de la deuda externa pública corrupta, dejando constancia de que se hace indispensable presionar a nivel local e internacional para modificar los mecanismos en que se sustentan las relaciones financieras internacionales y los fundamentos de la economía global.

3. Señalar que, conforme lo establece la Declaración sobre el derecho al desarrollo (1986), cada país debe tener la libertad y el derecho para adoptar el modo de desarrollo que estime mas adecuado a sus intereses y establecer una política económica independiente y soberana de las condicionalidades del Fondo Monetario Internacional y del Banco Mundial.

4. Exigir y vigilar que las élites económicas y políticas dominantes de los países endeudados no sean las exclusivas beneficiarias de soluciones temporales, como el canje y la condonación de la deuda o los programas de reducción de la pobreza, en perjuicio de los sectores más pobres de nuestros paises.

5. Trabajar en nuestros respectivos paises para que se establezcan limitaciones legales a los funcionarios de países deudores que negocian las obligaciones financieras o suscriben convenios con la banca multilateral, que les impida vincularse a renglón seguido en estos organismos de crédito o que luego de ser funcionarios de los mismos puedan ejercer cargos públicos en sus países de origen, por un período no menor a 10 años.

6. Trabajar en cada país para ejercer el control social sobre los procesos de negociación de la deuda externa y la utilización y pago de estos créditos, propiciando la participación de la sociedad civil organizada a través de las veedurías ciudadanas.

7. Trabajar en el marco de las instancias locales e internacionales, como el Parlamento Andino, con la finalidad de crear y conformar un Tribunal Internacional sobre Deuda, que no deberá ser utilizado como una nueva herramienta de presión política por parte de los acreedores. Este Tribunal deberá fundamentarse sobre bases de transparencia, justicia, equidad y al amparo de los principios y normas del Derecho Internacional sobre derechos humanos.

8. Manifestar y exigir que el Tribunal Internacional sobre Deuda deberá apoyarse para cualquier juzgamiento en una auditoria independiente de las deudas, que deberá identificar aquellas adquiridas legalmente y cuyo servicio no signifique el sacrificio del bienestar y desarrollo de nuestros pueblos, es decir que su pago no implique violación de derechos humanos; y deberá distinguirlas de aquellas que deban ser abiertamente repudiadas en el marco de la doctrina de las deudas odiosas y corruptas.

9. Exigir a los gobiernos de la región que el servicio de la deuda contratada y renegociada en condiciones de legalidad y transparencia, deberá limitarse a parámetros fiscales que no podrán afectar las inversiones sociales dentro del Presupuesto del Estado, ni tampoco minimizar el potencial de desarrollo humano, para lo cual se deberá cumplir con los estándares e indicadores internacionales en lo relacionado con las obligaciones en materia de derechos económicos, sociales y culturales.

10. Señalar que nuestros gobiernos deben exigir condicionalidades positivas a los organismos multilaterales al momento de las renegociaciones donde se establezca que el servicio de la deuda esta sujeto a un mínimo superavit comercial; por ejemplo, se debería exigir la compra de productos de los países endeudados por parte de los acreedores, bajo la premisa de que a más barreras arancelarias más endeudamiento.

11. Demandar en los foros internacionales la incorporación de cláusulas de contingencia para el comercio exterior y las finanzas internacionales que conduzcan inexorablemente a la suspensión de pagos si se produce, por ejemplo, una caída sustantiva de los precios de las materias primas o si la tasa variable de interés supera una banda razonable con relación al momento de la firma del crédito.

12. Adherirse a la campaña internacional del Impuesto Tobin para gravar los flujos de capitales externos y establecer un fondo para enfrentar los desequilibrios en el mercado financiero internacional a favor de los países empobrecidos.

13. Exigir que los grandes bancos del Norte desarmen los paraísos fiscales en donde se refugian los capitales especulativos que mantienen en vilo las economías del Sur, así como los capitales que financian el narcotráfico y el terrorismo internacional.

14. Demandar a nivel nacional e internacionales la constitución de un Club de Acreedores para presentar ante los foros mundiales el reclamo de la deuda ecológica, según la cual los países del Sur son los acreedores.

15. Promover en el Tribunal Continental a la Deuda, a realizarse en Porto Alegre en Febrero del 2002, así como en otros foros regionales que la deuda externa financiera ya ha sido pagada, considerando la existencia de la deuda histórica que establece que los acreedores son los deudores de nuestros pueblos en virtud de la histórica sobreexplotación de los recursos naturales y la discriminación y explotación de los pueblos y nacionalidades indígenas de América Latina.

16. Trabajar en la elaboración y presentación de una petición de Opinión Consultiva ante el Sistema Interamericano de Derechos humanos sobre deuda externa y su relación causal con violaciones de derechos económicos, sociales y culturales en la región.

17. Respaldar en los foros internacionales la exigencia de que se establezca un nuevo sistema monetario y financiero internacional, demandando un nuevo orden económico mundial, que regule y ordene las relaciones internacionales sobre bases de equidad, solidaridad, derechos humanos y sustentabilidad.


18. Exigir que el BM retorne a su papel de financista de proyectos de desarrollo, mientras que el FMI se limite a apoyar créditos de balanza de pagos dentro del marco de un Tribunal Internacional sobre deuda asegurando que para resolver situaciones críticas los países accedan a asesorías especializadas independientes que no sean ofrecidas exclusivamente por estas dos entidades.

19. Abogar en los foros nacionales e internacionales por la inmediata disolución del Club de París, en vista de su fracaso histórico y de su ineficiencia para lograr arreglos apegados a Derecho.

20. Manifestar que la tarea es construir un marco global de Derecho, que permita la vigencia de los derechos humanos como base y condición esencial para un desarrollo social, humano, sustentable y equitativo y no como un instrumento que favorece exclusivamente un modelo de desarrollo económico, individualista, concentrador.


Para constancia de conformidad y aceptación, siendo las 4.00 de la tarde, del día 30 de Noviembre del 2001, en Quito, los miembros del Tribunal suscriben la Sentencia :

Monseñor Alberto Luna Tobar
Presidente - Ecuador

Dra. Nina Pacari Ecuador
Economista Mónica Espinoza Ecuador
Padre Eduardo Delgado Ecuador
Doctora Laura Vargas Perú,
Padre Gregorio Iriarte Bolivia,
Abogada Carmen Espinoza Chile,
Gonzalo Gómez Venezuela,
Mildrey Corrales Colombia,
Doctor Carlos Juliá Argentina,
Lcda. Diana Urioste Bolivia



Ecuador
Juicio Ético a la Deuda Externa:
RESOLUCION

Sentencia final

El Tribunal Etico para el juzgamiento de la Deuda Externa Corrupta del Ecuador radica su competencia, de acuerdo a los derechos consagrados en la práctica internacional de los Derechos Humanos como originaria de la creación de los Tribunales Internacionales de los Pueblos que, con un carácter ético y moral, tienen la facultad para analizar, discutir y fallar sobre acontecimientos, hechos y circunstancias que atenten contra principios universalmente consagrados y obligatorios sobre Derechos Humanos que constituyen el Legado Común de la Humanidad.

Con base en la necesidad social de que se den respuestas claras y concretas, así como se creen los precedentes suficientes para evitar se produzcan nuevos acontecimientos, este Tribunal toma en cuenta los siguientes antecedentes:

QUE, los indicadores sociales trazan, indiscutiblemente, el rostro de la injusticia y del atraso económico y ofrecen pruebas irrefutables de que el modelo económico que se nos ha impuesto y su mayor herramienta de represión, la deuda externa, es la causa directa para que se hayan generado o acentuado las inequidades en el Ecuador.

QUE el modelo económico impuesto desde las grandes naciones industrializadas, los organismos multinacionales de crédito y de supervisión financiera, los acreedores internacionales y los beneficiarios del endeudamiento externo de nuestros países han causado extensos y profundos impactos negativos en los seres humanos del Ecuador.

QUE el tratamiento privilegiado que los gobiernos nacionales han dado al pago de la deuda externa ha sacrificado o postergado el pago de la deuda social, contenida en un repertorio de obligaciones tendientes a garantizar, satisfacer y promover los derechos económicos, sociales, culturales y ambientales, especialmente en las áreas de la alimentación, salud pública, educación, vivienda, trabajo, seguridad social y calidad ambiental del pueblo ecuatoriano; derechos consagrados en nuestra Constitución Política y en las declaraciones y convenciones internacionales, que constituyen Leyes de la República.

QUE la calificación de la deuda externa como crédito privilegiado parte de un preocupante trastorno de la jerarquía de los valores de los gobiernos nacionales, en cuyo orden la dignidad de las personas, como tales, no contó ni cuenta en la toma de decisiones.

QUE los recursos obtenidos por las actividades petroleras nacionales han sido, en gran medida, utilizados única y exclusivamente para el pago de la deuda externa.

QUE, adicionalmente, dichas actividades petroleras, vulneran la autodeterminación de los pueblos indígenas y el libre ejercicio de sus sobre territorios ancestrales.

QUE los impactos negativos generados por los organismos de créditos internacionales y los gobiernos nacionales causan los más graves perjuicios sociales, sobre todo en aquellos sectores más vulnerables.

QUE el Tribunal ha actuado imparcialmente y despojado de ideas preconcebidas y su veredicto se ha sustentado exclusivamente en los argumentos y en las pruebas presentadas por las partes.

QUE este Tribunal ha observado y ha hecho respetar las garantías del debido proceso, particularmente el inherente al derecho de defensa de las partes.

QUE las denuncias presentadas sustentan, de manera documentada, la violación de los derechos civiles, políticos, económicos, sociales, culturales y ambientales de los ecuatorianos.

QUE las denuncias y el informe fiscal determinan la omnipresencia de la corrupción en todas las fases del proceso de endeudamiento externo, a saber:

a) En el establecimiento de las reglas de juego del endeudamiento que consideran únicamente los intereses del acreedor:
b) En la negociación y la renegociación de los créditos;
c) En el destino o la desviación de los fondos obtenidos;
d) En la identificación de los beneficiarios criollos;
e) En la impunidad en el ámbito nacional e internacional de los responsables del componente ilícito de este proceso; y,
f) En la indiferencia culpable de los gobiernos y acreedores externos respecto de la gran masa de la población que ha sido violentada en sus derechos económicos, sociales, culturales y ambientales como consecuencia del agresivo endeudamiento externo y la manera privilegiada como el gobierno nacional honra sus deudas con los acreedores en el exterior.

QUE la deuda externa contraída por los gobiernos responsables no fue legitimada ni avalada por el pueblo ecuatoriano.

QUE se han denunciado tres casos emblemáticos que demuestran que el endeudamiento externo ha causado el progresivo deterioro de las condiciones de vida de la población ecuatoriana, a decir:
a) La Sucretización de la Deuda Privada y compra de divisas
b) La Construcción de la carretera Cuenca-Molleturo-Naranjal (Préstamo del BID)
c) Los Impactos de los Programas de Ajuste Estructural

QUE la sucretización generó un endeudamiento programado y sistemático, siendo buena parte de beneficiarios personas naturales y jurídicas con información privilegiada e incidencia en la toma de decisiones.

QUE en la adopción de la sucretización, como hecho cuestionado, se dieron las circunstancias atenuantes de enfrentamiento de un problema de Estado inédito en la historia del país, de una perspectiva mercantilista y de apoyo estatal a los sectores productivos; y de los riesgos que suponían para la sociedad la quiebra masiva de empresas productivas;.

QUE se ha probado que la asignación presupuestaria para el sector social ha sido mínima, en contraste con los montos asignados para pago de deuda externa y salvataje bancario, lo que constituye una violación a los derechos fundamentales consagrados en la Constitución Política del Ecuador.

En uso de las atribuciones conferidas a los Tribunales Éticos de Opinión, este Tribunal resuelve:

1.- Condenar el proceso de sucretización, debido fundamentalmente a la ambición desmedida de los sectores pudientes de este país, a la falta de selectividad y al enorme subsidio que significó el cambio de las condiciones de pago que produjo enormes beneficios para quienes manejaron los procedimientos políticos y daños considerables para el resto de los ecuatorianos.

2.- Condenar el sistema económico internacional, que indujo a tomar esta medida, igualmente condenable de la sucretización, con el auxilio de las tecnocracias nacionales e internacionales y la presión de grupos económicos vinculados al poder político.

3.- Ratificar y respaldar los procesos y las resoluciones adoptadas por las audiencias públicas realizadas en las ciudades de Macas, Cuenca y Guayaquil; Declarar que ciertos sectores empresariales son culpables de la debacle económica, social y política del país; Declarar que efectivamente existe coincidencia de intereses y actitudes entre aquellos que ejercen la actividad política y la actividad empresarial y que este ejercicio es contrario a la ética.

4.- Exhortar al Congreso Nacional para que legisle a fin de evitar la impunidad de los tecnócratas en el desempeño de sus funciones relacionadas con los procesos de endeudamiento público.

5.- Excitar a los organismos competentes como son Fiscalía General de la nación, a la Comisión de Control Cívico de la Corrupción, así como al Congreso Nacional, en su Comisión de Fiscalización, para que actúen de manera inmediata sobre las denuncias presentada en el seno de este Tribunal;

6.- Declarar que la deuda pública es inmoral, injusta e ilegal porque exige el pago a quienes no la contrajeron y no se beneficiaron de ella, porque viola los derechos económicos, sociales y culturales al destinarse la mitad del Presupuesto del Estado para su servicio y principalmente porque nuestros pueblos ya la han pagado con creces.

7.- Presentar esta resolución en el seno del Tribunal Andino, recomendando su más amplia difusión así como la entrega de estas resoluciones y las del Tribunal Andino, en el seno de la Audiencia del Tribunal Continental en el Foro Social Mundial.

Esta resoluciones se tomaron en la Sala de Sesiones del Tribunal Ético para la Deuda Externa, en audiencia pública en el caso ecuatoriano, en la ciudad de Quito, a los veintinueve días del mes de noviembre del año dos mil uno.


Mon. Alberto Luna Tobar Presidente

Dr. Julio Prado Vallejo

Dra. Irene Pesantez

Dra. Ketty RomoLeroux

Dr. Raúl Moscoso

Dr. Edgar Hidalgo



CRISTIANO MORSOLIN, educatore militante che sta condividendo il cammino con ragazzi/e lavoratori nel microcosmo della strada organizzati nei movimenti Nats (Niños Adolescentes Trabajadores) dell’America Latina, nell’ambito di progetti in Peru’ ed Ecuador legati all’Associazione Internazionale “Noi Ragazzi del Mondo”, presieduta da don Franco Monterubbianesi della Comunita’ “Capodarco”.
E-mail: utopiamo@yahoo.it