Il 5 marzo la pubblica accusa, davanti la Corte d'Assise di Roma, ha chiesto quattro ergastoli nel processo contro gli ufficiali della marina argentina accusati dell'omicidio premeditato di tre "desaparecidos" di origine italiana, scomparsi durante la dittatura militare che governò a Buenos Aires tra il 1976 e il 1983.
Attesa storica sentenza per i desaparecidos
A cura di Cristiano Morsolin - Selvas.org

Le foto di questo dossier sono tratte da http://www.comune.pisa.it/centroamericalatina
Introduzione
Il 5 marzo la pubblica accusa ha chiesto quattro ergastoli nel processo contro gli ufficiali della marina argentina accusati dell'omicidio premeditato di tre "desaparecidos" di origine italiana, scomparsi durante la dittatura militare che governò a Buenos Aires tra il 1976 e il 1983. Il prossimo 14 marzo avranno diritto di replica i legali degli imputati, e poi toccherà alla corte emettere il suo verdetto.
Ho seguito costantemente l'evoluzione di questo processo di cui traccio un excursus, con la convinzione che il vizio della memoria deve risvegliare quel senso di cittadinanza planetaria per esigere giustizia, verità e riparazione nei confronti dei migliaia desaparecidos, studenti o operai, sindacalisti o suore, militanti politici o preti, sindacalisti o maestre, torturati, assassinati, scomparsi grazie al criminale Plan Condor (la prima forma di globalizzazione del terrore delle dittature militari in America Latina negli anni '70), oggi attualizzato nel Plan Colombia, senza dimenticare che la guerra anticomunista ha insanguinato anche l'Italia; è lo stesso Kissinger che promuove il golpe di Pinochet in Cile e che in Italia osteggia Moro per non compiere il compromesso storico. Consiglio di leggere lo storico Giuseppe Casarrubea che nel libro storia segreta della Sicilia, dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra (Bompiani 2005) analizza documenti declassificati degli archivi americani dei Dipartimento di Stato e dei servizi Segreti per denunciare il legame tra la mafia e gli occupanti americani nel massacro di sindacalisti, comunisti fino alla strage di Portella delle Ginestre.
Sull'importanza della giustizia transnazionale, dal'99 ho iniziato a seguire la lotta contro l'impunità e il terrorismo di Stato occupandomi del rapporto Nunca Mas del Guatemala elaborato dalla chiesa martire di Mons. Juan Gerardi (Arcivescovo di Città del Guatemala), ho accompagnato a Lima il percorso della Commissione della Verità e Riconciliazione CVR in Perù e attualmente mi sta occupando della Commissione Etica Internazionale promosso dal Movimento di vittime in Colombia.
Sono già trascorsi trentun anni dal golpe della junta militar avvenuto in Argentina il 24 marzo 1976, quando si insediava uno dei regimi dei più criminali in America Latina negli anni bui del Plan Condor, appoggiato dagli Stati Uniti. Le trame eversive di quegli anni del terrore che uccisero migliaia di giovani di origine italiana, giungono fino ad oggi dove rimangono coperti dall'impunità anche le responsabilità italiane dei terroristi fascisti Ventura e Stefano delle Chiaie (implicato nella strage di Bologna e collaboratore di Pinochet e del Plan Condor come documenta il libro Il condor nero di Patricia Mayorga, Sperling & Kupfer Editori), le complicità della P2 di Lucio Gelli e delle gerarchie ecclesiali che appoggiavano la dittatura (famose le partite a tennis del Cardinale Pio Laghi, oggi in Vaticano, con il dittatore Massera, come denunciato dal recente libro di Horacio Verbisky L'isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina , Fandango Editore).
Enrico Calamai, ex console italiano a Buenos Aires, enfatizza che negli anni della dittatura argentina c'è stato un ritorno del nazismo, del male assoluto. Tutto ciò è avvenuto con la responsabilità dell'esercito e di alcuni paesi occidentali. Massera oltre a essere membro della giunta militare apparteneva alla loggia massonica P2. Gelli era consigliere commerciale dell'ambasciata argentina a Roma. Il governo italiano negava fosse in atto una repressione e nello stesso tempo, attraverso una diplomazia parallela, aveva rapporti commerciali con i militari. E' necessario far luce sulle complicità tra il governo italiano e la dittatura.
Jorge Iturburu, consulente delle parti civili nel processo alle vittime italiane della dittatura argentina ricorda che nel momento del Golpe Militare, nel 1976 la politica italiana era occupata dall'emergenza creata dal terrorismo e dal conflitto sociale ed economico. Le notizie che pur provenivano da Buenos Aires non suscitarono nella classe politica la solidarietà che si era manifestata poco prima, dopo la drammatica morte di Salvador Allende e l'instaurarsi del regime di Pinochet in Cile. Niente asilo politico per gli argentini, niente proteste internazionali, niente di niente per molti anni. I rapporti tra l'Italia e l'Argentina erano controllati dai soci della Loggi Propaganda 2, creata da Lucio Gelli poco prima e che riuniva i massimi esponenti dei servizi segreti, militari e della finanza di Roma, Buenos Aires e Montevideo. Solo la caparbietà e il coraggio delle donne riuscì a scalfire questo muro di omertà, di disinteresse e di morte. Le madri e le nonne di Plaza de Mayo sono stati simboli e coagulante intorno al quale la resistenza alla dittatura divenne presa di coscienza globale dell'atrocità che si era appena compiuta
Ricordo bene queste affermazioni di Calamai e di Iturburu insieme alla forte testimonianza di Estela Carlotto, Presidente delle Nonne di Plaza de Mayo che l'8 febbraio 2006 ho accompagnato in udienza al processo a Roma e anche al programma televisivo del canale LA 7 L'argentina non vuole piangere più. Nei camerini de LA 7 discutemmo delle gravi responsabilità della P2; mostrai gli articoli coraggiosi di Maurizio Chierici sull'Unità (la P2 spiegata ai ragazzi del 20.2.2006). Quell'animato dibattito prima di andare in onda, spinse la giovane giornalista del Corriere della Sera Alessandra Coppola a ipotizzare di aprire un filone giudiziario sulla presenza dei neofascisti italiani in Argentina. Il 20 febbraio Luigi Cancrini rispose sulle colonne dell'Unità a una mia lettera dal titolo Desaparecidos, chi non vuole la verità che provocò il dibattito anche nel successivo articolo I desaparecidos, la Chiesa e quello strano silenzio apparso sempre sulle colonne dell'Unità il 6 marzo 2006.
Di questi argomenti ne ho discusso direttamente con il giornalista Horacio Verbisky nella conferenza stampa il 9 maggio 2006, intervenuto all'interessante convegno organizzato dall'Università Roma Tre il 10 e 11 maggio 2006 dal titolo Argentina, trent'anni dal golpe, l'esilio in Italia.
In quell'occasione Claudio Tognonato, rifugiato politico argentino e oggi docente all'Università Roma Tre, ha denunciato che la tenebrosa arroganza con cui agivano i militari si basava sulla consapevolezza di avere le spalle coperte. Documenti riservati del Dipartimento di Stato Usa, da poco declassificati, dimostrano come nel 1976 Henry Kissinger abbia appoggiato durante la dittatura militare lo sterminio degli oppositori consigliando però di «fare in fretta» per evitare l'intromissione del Congresso americano.Il Cile, l'Argentina, Il Salvador, Guatemala... l'elenco dei colpi di stato è lungo. In tutti vi è la mano della Cia, del Pentagono e del Dipartimento di stato. Molte prove che certificano il coinvolgimento degli Stati uniti, classificate come materiale riservato, sono ormai pubbliche. La tortura che oggi ci sorprende ad Abu Ghraib e Guantanamo è stata sempre insegnata alla U.S. Army School of the Americas, prima a Panama e poi dal 1984 a Fort Benning, Georgia. Anche se ha cambiato sede e nome - ora si chiama Western Hemisphere Institute for Security Cooperation - la scuola continua ad addestrare i militari al terrorismo di stato e alla tortura.
In attesa di una storica sentenza
Davanti alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Lucio D'Andria, il pm Francesco Caporale ha chiesto lo scorso 5 marzo 2007 di condannare al carcere a vita Jorge Eduardo Acosta, Ignacio Alfredo Astiz, Raul Jorge Vildoza e Antonio Hector Febres per aver rapito e ucciso tra il 1976 e il 1977 Angela Maria Aieta, Giovanni Pegoraro e sua figlia Susanna.
Gli omicidi avvennero in Argentina nell'ambito del "processo di riorganizzazione nazionale" seguito al golpe del 24 marzo 1976, in cui ebbero un ruolo diversi ufficiali della Marina argentina riuniti nel "Grupo de Tareas 3.3.2." presso la Escuela Superior de Mecanica de la Armada (Esma), all'epoca usata come centro clandestino di tortura. Le persecuzioni riguardarono tutti gli oppositori politici del regime, e, in particolare, i simpatizzanti di sinistra.
La posizione di Emilio Eduardo Massera, all'epoca dei fatti comandante della Marina Militare argentina e inizialmente accusato insieme agli altri ufficiali, è stata invece stralciata per valutare se sia affetto da disturbi mentali. Il pm Caporale ha chiesto anche l'assoluzione per Antonio Vanek.
Tra gli imputati, Alfredo Astiz, conosciuto con il soprannome di "angelo biondo", è ricercato anche in Spagna, Francia e Svezia per accuse simili e Jorge Acosta, soprannominato "la tigre", è ricercato in Francia e Svezia.
All'epoca del sequestro Susanna Pegoraro era incinta. Dopo il parto la bambina le fu sottratta e venne affidata ad un ex ufficiale del regime: è stata rintracciata alcuni anni fa.
La magistratura ha già processato altri ufficiali argentini accusati di essere implicati nella scomparsa di cittadini con passaporto italiano durante gli anni della dittatura, con una storica sentenza del 2000.
Ancora nessun colpevole, però, è stato estradato in Italia, inizialmente perché i casi erano coperti da amnistia e successivamente, quando questa fu revocata, perché i sospetti cominciarono a dover rispondere delle stesse accuse in Argentina.
Un excursus dell'orrore
La caserma della marina militare denominata Esma (Escuela Superior de Mecanica de la Armada) fu uno dei più terribili centri di detenzione e di tortura della dittatura del generale Videla. Posto nel centro di Bueno Aires vi passarono 5.500 persone delle quali 4.400 sono state uccise e buttate in mare con i ``voli della morte``, come ha confermato Sara SOLARZ OSATINSKY (che ho accompagnato nell'udienza a Rebibbia del 28 febbraio 2007), detenuta all'Esma, madre di due figli uccisi dalla dittatura militare insieme al marito, che il 12 giugno 79 per la prima volta ha denunciato al Parlamento francese l'esistenza dei voli della morte.
Ricordo nel maggio 2005 la conferenza stampa al Palazzo della Provincia di Roma dove incontrai Dante Gullo, leader della Gioventù peronista. E' italo-argentino ed è stato prigioniero in Argentina per otto anni e otto mesi (dal '75 all'83) senza mai essere processato. Ora lotta perché in Italia sia fatta quella giustizia che nel suo Paese è venuta meno a colpi di immunità. Combatte affinché vengano incriminati gli assassini della madre, Angela Maria Aieta, di Giovanni e Susanna Pegoraro e di innumerevoli desaparecidos internati a Buenos Aires, nell'Esma. La scuola militare che il "Processo di Riorganizzazione Nazionale" instaurato dalla dittatura militare in Argentina con il "golpe" del 24 marzo 1976 trasformò in un terribile centro di detenzione clandestina.
Sequestrato illegalmente nel '75, prima del golpe, Dante Gullo ebbe la "fortuna" di finire in un carcere "a disposizione del potere esecutivo nazionale". Così, paradossalmente, si salvò la vita. Accanto a lui, nei banchi dei testimoni, il fratello Leopoldo, sequestrato nel '77 con la moglie, Hebe Lorenzo, vicina di "posto" di Angela Maria Aieta negli anni della detenzione e Marta Alvarez, internata all'Esma. Lo Stato italiano si è costituito parte civile nel processo iniziato il 25 maggio 2005.
"Per venirci a trovare - racconta il leader peronista - i familiari erano costretti a perquisizioni violente, soprattutto per le donne. Ma se non venivano c'era il rischio che ci facessero sparire. Mia madre non mancò mai di starmi vicino. Combatteva in Argentina per la mia liberazione, per i diritti umani e le condizioni dei detenuti. Aiutava i parenti degli altri carcerati".
Ma all'improvviso Angela Maria smette di andare a trovare il figlio. Il 5 agosto del '76 viene sequestrata dai militari davanti agli occhi del marito e internata all'Esma. Il figlio, dal carcere, riesce a far spedire una lettera indirizzata al ministro dell'Interno. Si offre come ostaggio in cambio del suo rilascio. Nel '77 viene sequestrato il fratello Jorges, mai più ritrovato. E poi l'altro fratello, Leopoldo - questa mattina in aula - con la cognata. Nel '79 è la volta della moglie. Tutta la sua famiglia viene colpita. Dante Gullo non ebbe risposte dal ministero né altre notizie della madre. Mesi dopo gli fu detto che era ormaia una "detenuta desaparecida".

Cosa accadde ad Angela Maria nell'Esma? Lo racconta ai giudici italiani, con voce emozionata, Hebe Lorenzo, anche lei internata: "Stavamo tutto il giorno sdraiate per terra, una accanto all'altra, incappucciate e bendate. Mani ammanettate e piedi legati. Non potevamo parlare né muoverci. Se lo facevamo ci prendevano a calci. Suonavano sempre una musica assordante. Potevamo conoscere solo chi ci stava accanto. Nel primi tempi di detenzione mi trovai con Angela Maria. Era lì da venti giorni. Avevamo il cappuccio, non potevamo vederci, ma ci incoraggiavamo a vicenda. Lei di calci ne ha presi tanti. Ricordo la prima cosa che mi ha detto quando ci siamo conosciute. 'Ricordati che sono la madre di Dante Gullo'. Tutti noi militanti della gioventù peronista sapevamo chi era".
"Le giornate passavano così, immobili. Al mattino ci portavano il mate bollito. Poi c'era il rito della bacinella. Una sola per trecento donne. Se ce la facevamo addosso ci picchiavano. Se chiedevamo la bacinella non la portavano. E se la portavano ci costringevano ad esibirci. Intorno solo lamenti, sempre sotto una musica assordante. Poi ogni tanto ci spedivano giù nella sala delle torture, che aveva anche una sala d'aspetto. Angela Maria vi fu portata diverse volte. Quando ritornava mi diceva: 'Forza, siamo ancora vive'. Non avevamo più un nome. Eravamo identificate con un numero. Io per tre mesi fui il 385. Sono stata internata il 26 agosto del '76. Alla fine di novembre, quando ne uscii, avevamo superato il 2000. Più di mille persone erano state internate in soli tre mesi".
"Il 6 settembre, per tutta la notte, giocarono con me dicendo che la mattina dopo mi avrebbero ucciso. Anche quella notte la guardia mi fece sfilare per un'ora davanti a tutti i militari, nuda e bendata. Mi toccavano, facevano di me quel che volevano. E se mi lamentavo minacciavano ritorsioni sulla mia famiglia. L'indomani seppi che l'ordine era stato ritirato. Mio padre, che era stato colonnello, proprio quella mattina era riuscito a parlare con Massera. Disse che era troppo tardi ma quando si mise in comunicazione con l'Esma seppe che non mi avevano ancora portato giù. Sono viva per caso. Io e Angela avevamo un patto: chi sarebbe uscita per prima avrebbe lottato per la liberazione dell'altra e di tutti i prigionieri".
"Il mercoledì era il giorno dei trasferimenti. Chiamarono Angela Maria. Per portarla in una prigione, dicevano. Io ero contenta per lei. In seguito dissi ad una guardia che speravo di finire nello stessa galera. Mi rispose: 'Spero che tu non verrai mai trasferita dove è lei ora'. E allora ho capito".
"A novembre mi portarono al commissariato n 31 e poi al carcere di Devoto. Da lì direttamente in Paraguay, dove la polizia mi aspettava all'aereoporto. Riuscii a fuggire a Parigi dove c'era una grande comunità di esuli argentini. Durante una festa, in Francia, il 16 ottobre del '77, riconobbi la voce di Alfredo Astiz, detto l'angelo biondo della morte. Il giorno dopo andarono nel mio appartamento in Paraguay per punire la ragazza che aveva preso il mio posto. Cambiai casa diverse volte e non misi mai il mio numero sull'elenco telefonico. Astiz era in Francia per ritrovare gli esuli argentini".
PER NON CONCLUDERE
Mi sono attivato in vario modo per accompagnare questo processo, ho scritto una dichiarazione per l'eurodeputato Gianni Pittella (responsabile DS per gli Italiani nel Mondo-Ulivo) dopo che il 14 giugno 2005 scorso la Corte Suprema dell'Argentina ha abolito le leggi dell'impunità, di obbedienza dovuta e di Punto finale considerandole incostituzionali, nel febbraio 2006 ho scritto l'articolo ARGENTINA: BUSCANDO JUSTICIA PARA LOS DESAPARECIDOS DE ORIGEN ITALIANA pubblicato da vari mass-media indipendenti in America Latina, ma la cosa più bella è la scoperta che la madre di Carla e Renato Tallone, scomparso nel '77, è originaria proprio del mio paese di origine Valdagno (Vicenza), sperduto in un nordest che dimentica la forte emigrazione nei secoli scorsi, come racconta qui di seguito la docente FEDERICA BERTAGNA.
Concludo con le parole di Fausto Bertinotti e Franco Danieli
Ci affidiamo ai giudici e al loro lavoro - ha detto il 2 febbraio 2007 il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, al termine della visita al Museo della memoria presso l'Esma - perche' la giustizia deve essere sempre al riparo anche della verita' storica politicamente acquisita e del giudizio etico-morale. Noi dobbiamo continuare ad appoggiare e sostenere il gigantesco impegno per la verita' delle madri e delle nonne di Plaza de Mayo.
`Al di là del dato storico - ormai acquisito - dei rapporti tra la P2 e il regime dittatoriale argentino, occorre che in sede giudiziaria siano intensificate le indagini per individuare tutte le responsabilità. Il processo `Esma` è un primo passo nella giusta direzione`ha dichiarato il senatore Franco Danieli, vice ministro agli Affari Esteri con delega per gli Italiani nel Mondo, in vista della prossima udienza del processo Esma in corso a Roma.
L'osservatorio SELVAS.org continuerà a seguire direttamente questo processo, per non perdere il vizio della memoria e chiedere giustizia
Le speranze per la fine dell'impunità anche per le vittime italiane
Una ricerca di giustizia che unisce l'Argentina con l'Italia...
Dichiarazione dell'Eurodeputato DS Gianni Pittella
Roma, giugno 2005

Il 14 giugno scorso la Corte Suprema dell'Argentina ha abolito le leggi dell'impunità, di obbedienza dovuta e di punto finale considerandole incostituzionali; in questo modo non possono essere usate per opporsi alle inchieste, ai processi e alle condanne dei militari responsabili di una crudele dittatura (1976-1983) che ha provocato la persecuzione e la scomparsa di oltre 30.000 oppositori politici.
In questo momento storico siamo vicini al popolo argentino che cerca una effettiva giustizia e, attraverso questa decisione, apre una nuova pagina della storia dell'Argentina che ha implicanzioni anche con l'Italia per i legami storici, culturali ed economici che uniscono i due Paesi.
In particolare esprimo il mio compiacimento per l'esemplare tenacia e coraggio degli organismi argentini per la difesa dei diritti umani che non si sono arresi neanche negli anni della presidenza Menem (che ha decretato l'amnistia) per la ricerca della giustizia e la lotta contro l'impunità che richiede la piena esigibilità dei diritti economici, sociali, culturali per tutta la popolazione.
In questo trentennale percorso di mobilitazione tra i protagonisti incontriamo varie espressioni della società civile organizzata, tra le più impegnate storicamente in Argentina, dello spessore etico e morale del Premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel, le madri e le nonne di Plaza de Mayo, e in particolare protagoniste carismatiche come Estela Carlotto e Angela Boitano.
Le loro storie rappresentano l'impegno di migliaia di italiani che hanno varcato l'Oceano agli inizi del '900 per cercare una nuova terra fondata sulla libertà e la democrazia, fuggendo spesso dalla povertà, per mantenere fede a quegli ideali antifascisti che spesso li avevano discriminati nel Paese d'origine. Le storie di tanti giovani desaparecidos sono caratterizzate da quegli ideali democratici che li hanno spinti ad attivarsi nelle organizzazioni popolari, studentesche, di sinistra, impegnandosi contro la dittatura dei generali Videla e Messera, crescendo con quei valori etici a cui li hanno educati i loro padri, con quello spirito di sacrificio che riconosce nel lavoro un cammino di dignità, con quel senso della famiglia che rappresentano un patrimonio di cui l'Italia e il Veneto devono andare orgogliosi, come ho potuto verificare personalmente nel mio ulti mo viaggio in America Latina dell'agosto scorso.
Ernesto Sabato, coordinatore del rapporto Nunca Mas, parla di una militanza della memoria: esiste una decisione di non tacere e di continuare a lottare affinché non si sciolga nell'oblio il martirio di tanti esseri umani.
Tanti giovani, uomini e donne, si sono schierati in prima linea per la difesa dei diritti umani, pur sapendo il dolore, i sacrifici a cui sarebbero andati incontro; hanno osato sfidare quei poteri forti che li consideravano pazzi, sfidando quei responsabili della dittatura che tentavano di sfuggire al rigore della giustizia attraverso le leyes del perdon.
È importante questa storica inversione di rotta sostenuta anche dai processi aperti in Italia per fare luce su uno dei periodi più oscuri e terribili della storia latinoamericana attraverso la crudele applicazione del Plan Condor.
Infatti anche l'ultima dichiarazione del Centro de Estudios Legales y Sociales, CELS - attualmente presieduto dal giornalista Horacio Verbisky - sottolinea che grazie all'impegno della comunità internazionale contro l'impunità, sono stati promossi vari giudizi contro militari all'estero, come Spagna, Italia, Francia, Svezia e Germania. In questo percorso, il diritto internazionale dei diritti umani e la comunità internazionale hanno giocato un ruolo fondamentale. L'attuazione dei tribunali europei nella persecuzione dei crimini di lesa umanità commessi dalle dittature latinoamericane ha dato ossigeno e sostegno ai processi locali. L'arresto di Pinochet a Londra e la condanna di Scilingo in Spagna dimostrano che il modo di affrontare questo tipo di crimini è attraverso la giustizia.
L'Italia è stato il primo Paese straniero che ha processato e dichiarato colpevoli alcuni militari argentini. Lo ha fatto con la sentenza del dicembre 2000 che ha condannato i generali Mason e Riveros all'ergastolo, e altri 5 militari a 26 anni di carcere per l'uccisione di sette cittadini e il rapimento di un minore partorito in carcere, Guido Carlotto, nipote di un imprenditore veneto di Arzignano (VI ), di origine italiana.
Il 25 maggio scorso si è aperto a Roma un nuovo processo contro altri militari, per i fatti avvenuti nell'ESMA: Escuela de Mecanica de la Armata. Questa caserma della marina militare, sita nel centro di Buenos Aires, si distingue tra i circa 300 luoghi del terrore della dittatura argentina, in cui migliaia di giovani sono stati rinchiusi, torturati, narcotizzati, caricati su aerei e gettati, ancora vivi, nell'Atlantico. Nell'udienza preliminare del 25 maggio 2005 il Pubblico Ministero Caporale ha chiesto il rinvio a giudizio, dinanzi alla Corte d'Assise di Roma, dei 5 militari argentini responsabili della morte di Angela Ajeta (originaria di Cosenza) e di Giovanni Pecoraro e sua figlia Susanna (originari di Verona). Susanna, inoltre, era incinta all'epoca dei fatti e la figlia è stata adottata irregolarmente subito dopo la nascita da un sottufficiale della Marina Argentina.
Susana Pecoraro e Laura Carlotto sono giovani desaparecidos figlie di genitori veneti. Le loro madri sono nonne di Plaza de Mayo, simboli della resistenza alla dittatura, divenute coscienza globale di un intero popolo. Oggi, infatti, il nuovo presidente Kirshner si presenta come figlio di Plaza de Mayo.
I vincoli di sangue e di solidarietà che uniscono l'Italia e il Veneto con l'Argentina devono mantenere viva l'attenzione su questa ricerca della giustizia, nella costruzione di una comunità solidale che non dimentica, ma mantiene il vizio della memoria, vive la militanza della memoria come spazio di cittadinanza globale.
(Con la collaborazione di Cristiano Morsolin)
:: DOCUMENTO ::
L'emigrazione verso le Americhe nella storia recente dell'Italia: geopolitica dei fenomeni
Dott.ssa FEDERICA BERTAGNA
(Università di Verona, dipartimento Discipline storiche, artistiche e geografiche)

Foto tratta da www.emigrazione.it
In circa un secolo, tra il 1870 e in 1975 sono emigrate dall'Italia complessivamente circa 26 milioni di persone, ossia un numero più o meno equivalente alla popolazione del Regno d'Italia al momento dell'unificazione. Per quanto i rientri abbiano riguardato i due terzi dei partiti, si stima che oggi nel mondo cittadini italiani e oriundi assommino a oltre 60 milioni di persone.
Non è che nei secoli precedenti l'emigrazione fosse del tutto sconosciuta. Come tutte le società preindustriali, anche l'Italia in età moderna era caratterizzata da mobilità delle popolazioni. Essa però interessava soprattutto le aree montane ed era nella stragrande maggioranza dei casi stagionale e temporanea.
Furono la crisi agraria, innescata dall'importazione massiccia nella penisola del grano russo e americano e la concomitante evoluzione dei trasporti, col passaggio dalla navigazione a vela a quella a vapore che ampliarono il raggio delle migrazioni e trasformarono le rotte transoceaniche nelle destinazioni più ambite dai ceti popolari.
Una vera e propria febbre emigratoria si diffuse nelle campagne prima del nord e poi del sud della penisola: nella fase della cosiddetta grande emigrazione (1870-1930) emigrarono dall'Italia circa 14 milioni di persone.
Agenti delle compagnie di navigazione, emigranti di ritorno e mediatori, oltre ai racconti e alle lettere dei parenti e dei compaesani espatriati, contribuirono ad alimentare una visione mitica dei territori americani.
Il fenomeno, nel momento in cui assunse proporzioni da vero spopolamento, con paesi interi che si svuotavano degli abitanti, preoccupò le classi dirigenti, soprattutto gli agrari, i quali temevano che la mancanza di braccia li avrebbe costretti innalzare i salari.
L'esodo contadino raggiunse l'apice nel primo quindicennio del '900, quando si registrarono punte massime vicine al milione di partenze: l'abbassamento ulteriore delle tariffe di viaggio e anche della durata della navigazione diede veramente l'impressione che l'America in quella fase fosse più vicina.
Le tre destinazioni americane preferite dagli italiani furono Stati Uniti, Argentina e Brasile. L'emigrazione negli Stati Uniti fu quasi tutta meridionale, mentre dalle regioni del nord, che mantennero comunque una più forte propensione per l'emigrazione temporanea in Europa, ci si diresse soprattutto in Sud America.
In Argentina gli immigrati dall'Italia furono in questo periodo soprattutto piemontesi e liguri (nel complesso, gli italiani che giunsero tra 1881 e 1914 furono all'incirca 2000.000), mentre in Brasile la maggioranza era composta di immigrati dal Veneto (il flusso maggiore si registrò negli anni tra il 1887 e il 1902, con circa 900.000 ingressi).
All'inizio del '900 lo stato italiano passò da un controllo poliziesco dell'emigrazione a una legislazione che garantiva una qualche forma di tutela a chi partiva per l'estero. Fu creato un Commissariato generale dell'emigrazione (1901) ma l'assistenza continuava a restare carente e a intervenire furono perciò soprattutto le istituzioni religiose (Opera Bonomelli e scalabriniani in primis) e laiche (Società Umanitaria di Milano) e più tardi anche i sindacati e i partiti.
Durante il fascismo, a partire dal 1927, il tentativo di cancellare quella che era considerata una piaga nazionale portò a una serie di provvedimenti che limitarono e impedirono di fatto le partenze.
Nel secondo dopoguerra si ritornò invece a una politica di sostanziale liberismo, in un quadro di accordi stipulati con paesi, europei e non, bisognosi di manodopera, cui l'Italia si impegnava a fornire braccia da lavoro. Cambiarono anche in parte le destinazioni: anche paesi del tutto o relativamente nuovi, come il Canada e il Venezuela, ricevettero correnti cospicue di immigrazione. Verso il Sud America si smise tuttavia di emigrare a partire dalla metà degli anni cinquanta, con la parziale eccezione del Venezuela, dove il boom economico innescato dallo sfruttamento del petrolio attirerà almeno fino alla fine del decennio un buon numero di lavoratori e tecnici provenienti dall'Italia.
Centri studi sulle migrazioni
CENTRO STUDI EMIGRAZIONE, Via Dandolo 8, Roma. Nel corso degli ultimi anni si dedica soprattutto all'immigrazione straniera in Italia. Pubblica la rivista scientifica Studi Emigrazione.
CEDHAL, Centro de Estudos de Demografia Histórica da América Latina. Ha sede presso la Facultade de Filosofia, Letras e Ciências Humanas della Universidade de São Paulo, Brasile. Promuove e divulga studi di demografia storica e di storia delle migrazioni in una prospettiva demografica.
CENTRO LIGURE DI STORIA SOCIALE, Palazzo Ducale, piazza Matteotti 5/24, 16123 Genova,
tel. 010.576.17.49.
ASSOCIAZIONE CULTURALE L'ARVANGIA, Viale Cherasco 39, 12051 Alba (Cuneo). Si occupa della raccolta e pubblicazione di memorie sull'emigrazione piemontese nel mondo, con particolare attenzione per l'Argentina.
CEMLA, Centro de Estudios Migratorios Latinoamericanos, Av. Independencia 20, 1099 Buenos Aires, Argentina. Pubblica la rivista Estudios Migratorios Latinoamericanos.
CEIM, Centro Estudios Interdisciplinarios sobre las Mujeres, Universidad de Rosario, Argentina, Entre Rios 758, 2000 Rosario, cenur@infovia.com.ar. Si occupa, tra l'altro, di immigrazione femminile a Rosario e pubblica una rivista, Zona Franca.
FONDAZIONE GIOVANNI AGNELLI, Via Giacosa 38, 10125 Torino, tel. 011.650.05.00. Promuove e divulga, tra l'altro, studi e ricerche sugli italiani e i discendenti di italiani all'estero.
Pubblica Altreitalie, Rivista internazionale sulle popolazioni di origine italiana nel mondo, reperibile anche on-line, www.italians-world.org/altreitalie/ .
Indicazioni bibliografiche (limitatamente ai testi in italiano).
Vanni Blengino, Oltre l'Oceano. Un progetto di identità: immigrati italiani in Argentina (1837-1930), Roma, Ed. Associate, 1987.
Fernando Devoto, Le migrazioni italiane in Argentina: un saggio interpretativo, Napoli, Officina Tipografica, 1994.
Flavio Fiorani, I paesi del Rio de la Plata. Argentina, Uruguay e Paraguay in età contemporanea (1865-1990), Firenze, Giunti, 1992.
Fondazione Giovanni Agnelli, Euroamericani, Torino, Fondazione Giovanni Agnelli, 1987, 3 voll.
Emilio Franzina, Gli italiani al nuovo mondo. L'emigrazione italiana in America, 1492-1942, Milano, Mondadori, 1995.
Emilio Franzina, L'immaginario degli emigranti. Miti e raffigurazioni dell'esperienza italiana all'estero fra i due secoli, Paese (Treviso), Pagus Edizioni, 1992.
Donna Gabaccia, Emigranti. Le diaspore degli italiani dal Medioevo a oggi, Totino, Einaudi 2003.
Gianni Marocco, Sull'altra sponda del Plata. Gli italiani in Uruguay, Milano, Franco Angeli, 1986.
Eugenia Scarzanella, Italiani d'Argentina. Storie di contadini, industriali e missionari in Argentina, 1850-1930, Venezia, Marsilio, 1983.
Eugenia Scarzanella, Italiani malagente, Milano, Franco Angeli, 1999.
Ercole Sori, L'emigrazione italiana dall'Unità alla seconda guerra mondiale, Bologna, Il Mulino, 1980.
Angelo Trento, Là dov'è la raccolta del caffè. L'emigrazione italiana in Brasile 1875-1940, Padova, Antenora 1984.
Angelo Trento, Il Brasile. Una grande terra tra progresso e tradizione (1808-1990), Firenze, Giunti, 1992.
Chiara Vangelista, Le braccia per la fazenda. Immigrati e caipiras nella formazione del mercato del lavoro paulista (1850-1930), Milano, Franco Angeli, 1982.
Chiara Vangelista, Dal vecchio al nuovo continente. L'immigrazione in America Latina, Torino, Paravia-Scriptorium, 1997.
Alcuni film
Hotel Colonial (sull'immigrazione italiana), girato in Colombia dalla regista italiana Cinzia Torrini, 1987.
Il gaucho (sull'immigrazione italiana in Argentina), girato da Dino Risi, 1964.
Emigrantes, girato in Argentina da Aldo Fabrizi, 1949.
The Steel Trap (La morsa d'acciaio), di Andrew Stone, 1952, sul Brasile come ultimo rifugio.
La grande savana, sull'immigrazione in Venezuela, di Elia Marcella, 1955.
Sierra Maestra, sempre sul Venezuela, di Ansano Giannarelli, 1969.
Maledetti vi amerò, di Marco Tullio Giordana, sull'immigrazione di ritorno, 1980
Cristiano Morsolin, educatore ed operatore di reti internazionali per la difesa dei diritti umani.
Co-fondatore dell'Osservatorio Indipendente sull'America Latina SELVAS.org
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