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"Dicono che con il Trattato di Libero Commercio si elimineranno le barriere doganali. A noi sembra invece che si stanno alzando dei muri affinché i poveri diventino sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi”. I movimenti sociali ecuadoriani indicono un referendum nazionale per decidere sul Trattato mentre i Governi andini escono "malconci" dalla prova di forza con la super potenza USA

TLC: la "V Ronda" delude tra le proteste

Da Guayaquil per Selvas.org Tancredi Tarantino




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Autoconvocatoria Contra el ALCA
28/10/2004

Dopo tre giorni di negoziazioni a porte chiuse, il dibattito sul Trattato di Libero Commercio tra gli Stati Uniti ed i Paesi andini ha coinvolto la società civile raggiungendo le strade di Guayaquil. Una marcia “per la sovranità e la vita”, organizzata dai movimenti sociali e dalle principali organizzazioni sindacali, indigene e contadine dell’Ecuador, ha portato tra le vie della più grande e ricca città ecuadoriana circa 4 mila persone che, attraverso striscioni e bandiere e al grido di “non vogliamo essere una colonia nordamericana”, hanno espresso il proprio rifiuto verso un TLC imposto dall’alto, chiedendo una consultazione popolare in tutti i Paesi interessati.

I manifestanti, accompagnati da una banda musicale e guidati da trampolieri ed attori di strada che ironizzavo sul presidente ecuadoriano Lucio Gutierrez, sul ministro degli Esteri Ivonne Baki e sullo “zio Sam” nordamericano, hanno percorso le principali strade della città fino al Hotel Hilton Colòn, dove da quattro giorni sono riuniti i delegati dei cinque Paesi negoziatori.
“Nel Hotel Hilton Colòn alcuni dicono che si elimineranno le barriere doganali. A noi sembra invece che si stanno alzando dei muri affinché i poveri diventino sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi”, ha dichiarato Eduardo Delgado, portavoce della campagna “Ecuador decide” che da alcuni giorni ha cominciato la raccolta di firme per il referendum contro il TLC in Ecuador.

Il clima di festa è stato però rovinato proprio in prossimità del Hilton Colòn, quando una delegazione di dimostranti ha cercato di superare l’imponente cordone di polizia che proteggeva l’albergo, per parlare con il ministro Baki e spiegarle le ragioni della protesta. I militari hanno reagito duramente lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti che hanno risposto con pietre. Gli scontri sono durati diversi minuti e si sono conclusi con diversi feriti e due arresti.
La mattinata di protesta contro il libero commercio non era comunque cominciata sotto i migliori auspici. Poche ore prima dell’inizio delle proteste, dalla periferia di Guayaquil era infatti giunta la notizia che circa cento autobus provenienti da diverse province del Paese erano stati bloccati dalla polizia, negando così a migliaia di manifestanti l’accesso alla città e la partecipazione alla marcia.



La protesta ha raggiunto comunque le stanze dell’Hilton Colòn, quando Leonidas Iza, leader della CONAIE (Confederaciòn de las Nacionalidades Indigenas del Ecuador), ha consegnato al ministro degli esteri Baki la “Dichiarazione di Guayaquil”, un documento con cui i movimenti sociali hanno chiesto il ritiro della delegazione ecuadoriana dai negoziati con gli Stati Uniti.

La prepotenza USA contro le speranze dei Paesi andini
Le ragioni della protesta sembrano trovare conferma nelle poche notizie che trapelano dai tavoli di negoziazione. Quella che doveva essere la “Ronda decisiva” verso la firma dell’accordo si è infatti trasformata nell’ennesima prova di forza della potenza nordamericana ferma nelle sue posizioni in tema di sussidi, brevetti e investimenti, tanto da portare nella giornata di ieri i contadini ecuadoriani e i microimpresari peruviani ad abbandonare le negoziazioni.
“Più che la Ronda decisiva, questa di Guayaquil sembra una Ronda di passaggio”, ha dichiarato il negoziatore ecuadoriano per i temi agricoli Pablo Rizzo. E proprio il tavolo agricolo di negoziazione è uno dei punti di maggior frizione tra i Paesi andini da una parte e gli USA dall’altra. Il governo di Washington, infatti, se da un lato rimane inflessibile nell’esigere l’eliminazione della cosiddetta “striscia dei prezzi” che permette attualmente l’ingresso a imposte zero di alcuni prodotti andini nel mercato americano, dall’altro, non intende cedere sui sussidi che attualmente tutelano buona parte dei prodotti agricoli nordamericani e che finirebbero così per falsare le regole della libera concorrenza. Il rischio per i Paesi andini è dunque quello di dover assistere tra pochi mesi ad una invasione dei prodotti americani, che grazie ai sussidi avranno dei prezzi altamente competitivi, e dover invece immettere nei mercati americani i propri prodotti a prezzi molto alti a causa delle barriere doganali imposte dagli USA.

La prepotenza nordamericana si manifesta anche in tema di proprietà intellettuale. Per insistenza degli stessi Stati Uniti, già da alcuni anni l’Ecuador ha approvato una legge che rafforza i diritti di proprietà intellettuale. Tuttavia, adesso, i negoziatori di Washington pretendono che l’Ecuador e gli altri Paesi andini vadano oltre. L’obiettivo del TLC è quello di limitare la possibilità degli Stati di utilizzare medicine fabbricate senza licenza per i casi di emergenza nel settore della salute, possibilità attualmente garantita dalla “Dichiarazione di Doha”, firmata in seno alla Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), e che ha permesso finora ad alcuni Paesi di combattere gravi infermità attraverso l’utilizzo di medicine di più facile accessibilità.
Altre misure che causano contrasti tra i negoziatori in tema di proprietà intellettuale sono il prolungamento di cinque anni della validità dei brevetti, la possibilità di brevettare una seconda volta un prodotto, nel caso in cui si scopra un nuovo uso dello stesso, nonché il permesso di brevettare piante ed animali. Attraverso queste misure, il governo statunitense mira a proteggere la crescente industria della biotecnologia e, nello stesso tempo, a sfruttare l’enorme patrimonio di biodiversità e di medicina tradizionale che caratterizza le comunità indigene dei Paesi andini, andando anche in questa occasione contro quanto stabilito dalla Dichiarazione di Doha che vieta categoricamente l’assoggettamento del diritto alla salute e degli altri diritti fondamentali alle regole della proprietà intellettuale.



Verso un referendum sul TLC
Il 13 ottobre il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) ecuadoriano ha autorizzato la raccolta di firme per il referendum sul Trattato di Libero Commercio. L’iniziativa è stata portata avanti dalla CONAIE, la principale confederazione indigena dell’Ecuador, e dalla Alleanza Sociale “Ecuador Decide”, una campagna creata appositamente per il referendum ed alla quale hanno aderito intellettuali, sindacati e circa cento organizzazioni sociali, ambientaliste e dei diritti umani. La domanda formulata da “Ecuador decide” ed approvata dal TSE è.” Autorizza lo Stato e iil Governo ecuadoriano a firmare, approvare e ratificare il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti d’America?”.
Di fronte alla sottomissione dei governi dei Paesi andini al volere nordamericano, la consultazione popolare viene dunque vista come l’unico strumento a disposizione dei settori sociali per impedire l’entrata in vigore di un accordo che mette a rischio la già precaria autonomia della regione andina e i diritti fondamentali dei suoi popoli.

DECLARACIÓN ANDINA DE GUAYAQUIL

PROFUNDICEMOS LA LUCHA CONTRA EL TLC

GUAYAQUIL, OCTUBRE 27 DE 2004

El desarrollo de la V Ronda de Negociaciones del Tratado de Libre
Comercio que negocian los gobiernos de Colombia, Ecuador y
Perú con el de Estados Unidos ha dejado en claro, una vez más,
que es el equipo negociador norteamericano es el que impone los
ritmos, las condiciones, los temas prioritarios, en una palabra, las
reglas del juego, y que los negociadores andinos agachan
sumisamente la cabeza ante los representantes del imperio.


De esta ronda algunos medios de comunicación, haciendo eco a
las apreciaciones de los negociadores andinos, han destacado
como gran logro que los norteamericanos "aceptaron discutir"
sobre salvaguardias en los productos agrícolas, pero ocultan que
los gringos rechazaron las fórmulas de salvaguardia propuestas por
los negociadores de nuestros países; ya los gobiernos andinos
habían decidido, al término de la IV Ronda realizada en Puerto
Rico, aceptar la exigencia norteamericana de eliminar las franjas
de precios, uno de los pocos mecanismos de protección que aún
le quedaban a nuestros productos, con el argumento de que serían
acordados "instrumentos alternativos de protección"; lo acontecido
en torno a las salvaguardias deja claro que los andinos entregaron
por anticipado, a cambio de nada, un trofeo que reclamaban
insistentemente los norteamericanos, consolidándose así la
entrega total de nuestra soberanía alimentaria, con las graves
implicaciones que ello tendrá para la vida de nuestros pueblos.

Baste este ejemplo para insistir que, al lado de muchos otros
episodios vergonzosos de este proceso, a lo que asistimos es a
una farsa de negociación, que oculta la verdad de un acto de
anexión que Estados Unidos ejecuta sobre nuestras naciones con
la complicidad de los gobiernos títeres de Colombia, Ecuador y
Perú.

Frente a esta grave situación es evidente que en toda América
crece la resistencia a los Tratados de Libre Comercio y a la
recolonización norteamericana. La mayoría de las organizaciones
sociales que se comprometieron en el Foro Social de las
Américas, realizado en Quito, a finales de julio, a convertir el 12 de
octubre en un día de lucha continental cumplieron su compromiso;
en esa fecha se produjeron grandes movilizaciones en
Centroamérica, especialmente en Costa Rica y Salvador,
exigiendo que los parlamentos no ratifiquen los tratados
comerciales firmados ya por sus gobiernos con Estados Unidos;
en Colombia, la Gran Coalición Democrática, que agrupa a todas
las organizaciones sociales y políticas de oposición al gobierno,
logró movilizar a más de un millón de personas en medio de un
paro nacional contra el TLC, la reelección del presidente Uribe y el
nuevo paquete legislativo antipopular; en Bolivia, decenas de miles
de indígenas se reunieron durante y manifestaron durante varios
días contra los intentos del presidente Mesa de involucrar a ese
país en las actuales negociaciones de los países andinos con los
Estados Unidos; en Perú, se ha iniciado una campaña de
recolección de firmas para exigirle al Congreso que convoque un
referendo popular para decidir sobre la firma o el rechazo al TLC
que actualmente negocia Toledo con EE.UU.; en Ecuador, se ha
iniciado con gran fuerza una campaña que involucra a
organizaciones sindicales, campesinas, indígenas, empresariales,
barriales, políticas, de mujeres, de jóvenes y de todos los sectores
sociales, que bajo el nombre "Ecuador Decide", busca convocar
una consulta popular en la que sea la población la que tome la
determinación sobre la firma de un TLC y no el gobierno de Lucio
Gutiérrez, al que consideran carente de legitimidad.

Las organizaciones sociales, que nos congregamos en Guayaquil
en rondas paralelas de discusión dentro del Foro Alternativo contra
el TLC, reiteramos nuestra total oposición a este proceso que
profundiza el modelo neoliberal y favorece el proyecto
recolonizador norteamericano, y declaramos nuestra disposición a
continuar desarrollando acciones y tareas conducentes a lograr
cada vez más un mayor grado de coordinación de las luchas que
libran los pueblos de nuestros países en contra del enemigo
común y en la búsqueda de auténticos procesos de integración,
solidaridad y hermandad entre todos los hombres y mujeres de
Latinoamérica.

COORDINACIÓN ANDINA DE ORGANIZACIONES SOCIALES,
INTEGRANTES DE LAS CAMPAÑAS NACIONALES Y
CONTINENTAL CONTRA EL TLC Y EL ALCA



Tancredi Tarantino, ricercatore indipendente, ha curato diversi dossier sull'America Latina e sulle politiche neoliberiste della Banca Mondiale. Laureato in Giurisprudenza a Pisa, con una tesi in Economia Politica sulla Banca Mondiale, ha un Master in giornalismo. Attualmente è in Ecuador per un progetto internazionale
Nel luglio 2004 ha fornito oltre due ore di dirette radiofoniche dal Forum Sociale delle Americhe per Selvas.org .
E-mail : tanc@email.it


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