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Dal 19 al 21 novembre a Miami, si riuniranno i vertici di 34 paesi dell'emisfero occidentale per definire la creazione dell'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) prevista per gennaio 2005. Ma la Bolivia ha fornito, alla storia latinoamericana, un precedente scomodo per ogni governo che non rappresenti davvero il suo popolo. Il continente si scopre instabile e cerca il suo equilibrio. I contrappesi sono di natura non solo economica, ma politica e militare e l'ago della bilancia potrebbe essere il "verdetto popolare".

L'ALCA in bilico sulle Ande

Di Martin E. Iglesias


Le foto di questo servizio sono tutte relative alle campagne contro l'ALCA/FTAA

SOMMARIO:
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Articoli su Selvas.org

www.movimientos.org/noalca

Pagina della campagna continentale

www.asc-hsa.org
Alianza Social Continental

www.forumsocialmundial.org.br
Pagina del Foro Sociale Mondiale 2003

www.rmalc.org.mx
Red Mexicana de Acción Frente al Libre Comercio

www.jubileubrasil.org.br
Pagina del Jubileo-Brasil

www.movsoc.org
Rete dei movimienti sociali

www.peoplesconsultation.org
Pagina della campagnaa negli USA

www.mesoamericaresiste.org
Mesoamerica Resiste al Plan Puebla Panamá

vsppp.8m.com/
Pagina contra el Plan Puebla Panamá

www.alcaabajo.cu
Pagina della campagna a Cuba

www28.brinkster.com
Comitato Universitario Contro l'ALCA

www.imdec.net/noalca_jalisco
Rete No Alca Jalisco

www.noalalca.org.ar
Pagina della Campagna in Argentina:
Autoconvocatoria Contra el ALCA

ALCA mia, non ti conosco
Un continente in crisi
Bisogno di sicurezza
Le alternative pericolose


08/11/2003

Tra pochi giorni, dal 19 al 21 novembre a Miami, si riuniranno i vertici di 34 paesi dell'emisfero occidentale, come da calendario ufficiale, per definire la creazione dell'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) prevista per l'anno 2005.
L'importanza dell'incontro e del relativo avanzamento negli accordi commerciali della più vasta area di libero scambio del pianeta, sintomaticamente non debutta ancora "a pieno titolo" nelle principali agenzie di informazione del continente. Senza dubbio è emersa la volontà di tutti i Governi, dall'Alaska alla Patagonia, di mantenere nel proscenio della vita politica estera di ogni singolo Stato questo decisivo round d'incontri.
Come nelle gare di ciclismo in pista, l'atleta attende la partenza del proprio avversario in "surplace" per poter rispondere con lo scatto adeguato, così le giornate che precedono questo atteso summit vedono tutte le nazioni, compresi le "campionesse" in carica, affiancate sulla linea di partenza, ed esitare volutamente nell'attesa spasmodica della prima mossa. Il premio in palio è troppo importante per poter rischiare la falsa partenza.

Parte della responsabilità di questa "suspence" è imputabile all'affondamento delle negoziazioni di metà settembre dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) a Cancùn, in Messico, ad opera, anche se in diversa misura, del neonato gruppo G21 con la spinta decisiva della triade Brasile, Cina e India, ma anche della decisione mirata degli Stati Uniti di non cedere sui propri privilegi e dell'inutile rappresentanza politica europea.
Se l'alba del 2003, con la vittoria di Lula in Brasile e Gutierrez in Ecuador, aveva dato una speranza ai detrattori dell'ALCA, e le prime mosse politiche dell'argentino Kirchner consolidano l'idea di riscatto che pareva ai più solo un utopia, la seconda metà di quest'anno vede oscillare sulle cime della cordigliera andina, le sorti politiche e economiche del continente.
Inoltre la sicurezza militare nel continente centro e sud americano affidata di fatto al Dipartimento della Difesa di Washington, complica, la già non semplice, ipotesi di uno scenario futuro.

ALCA mia, non ti conosco
L'estensione a tutto il continente del Trattato di Libero Commercio, come già adottato tra Canada, Stati Uniti e Messico, è compromesso dal cambio di rotta degli orientamenti politici in Latinoamerica, e questo certificato niente di meno che dalla "Conferencia de las Américas" organizzata dal The Miami Herald presso l'Hotel Biltmore de Coral Gables, in Florida tra il 28 e il 29 ottobre.
Nell'edizione 2003 di questa conferenza hanno partecipato oltre 500 tra personalità di governo e di aziende private e si sono confrontate nei temi di politica e sviluppo economico di america latina e caraibi.
La causa di allarme è rappresentata da un'inchiesta commissionata per l'occasione all'agenzia Zogby International e l'Università di Miami in cui risulta che il 51 per cento degli opinion leader latinoamericani - che include impresari, giornalisti, accademici e funzionari governativi - credono che un trattato di libero commercio emisferico porterà più benefici agli Stati Uniti rispetto all'America Latina. In particolare il dato più negativo per le sorti dell'ALCA è relativo ai brasiliani che raggiunge nello specifico il 76% degli intervistati. Secondo i più non ci sarebbero nemmeno i presupposti minimi di credibilità a riguardo di un accordo economico continentale. "Argentina, Brasile e altri paesi" - commenta il The Miami Herald - "hanno tutte le ragioni ad esigere che il governo di George W. Bush elimini gli scandalosi sussidi e dazi agricoli in cambio di una maggiore apertura economica".




Il responsabile per gli Affari Latinoamericani del Dipartimento di Stato di Washinghton Roger F. Noriega ammette che "le politiche di libero mercato appoggiate dagli Stati Uniti e adottate dalla maggior parte dei Paesi latinoamericani negli anni novanta hanno fallito l'obbiettivo di ridurre la povertà in queste nazioni" e rilancia quello che pare essere il nuovo mantra dell'amministrazione Bush affermando che "le radici dei problemi nelle Americhe non sono di natura economica, ma politiche e istituzionali".
Le alchimie della politica internazionale di colpo trasformano gli Stati Uniti in detrattori degli accordi economici, e garanti degli equilibri sociali e istituzionali. Così facendo, la diplomazia nord americana, riesce a mettere il dito nella piaga, ancora dolente, di tutti i Governi latini anche quelli più dichiaratamente di sinistra. La lezione che il popolo boliviano ha inflitto allo "yankee" Gonzalo Sanchez de Lozada dimostra fino dove può arrivare la pressione sociale quando oltre ad essere vessata capisce di essere tradita.




Un continente in crisi
"Nessuno dei fatti che stanno travolgendo l'America Latina è visibile nelle priorità di politica estera degli Stati Uniti" commentava qualche giorno fa Moises Naim, direttore della rivista di Foreign Policy di Washinghton all'agenzia IPS " la lista delle principali preoccupazioni è lunga e con a capo l'Iraq, Israele, Iran, Pakistan, (…) e forse solo al dodicesimo o tredicesimo posto troveremo un movimento indigeno che scaccia il presidente Boliviano".
L'apparente cecità politica statunitense non manca di esprimersi solo per la sollevazione boliviana, ma anche per le altre nazioni che, per motivi ognuno diverso, risente di un periodo di forte instabilità constituzionale.

In Colombia il presidente Alvaro Uribe, nonostante un consenso dichiarato del 75 per cento da parte della popolazione, non riesce a raggiungere il 25% dei voti necessari al referendum costituzionale destinato a rafforzare i suoi poteri. A questa tornata referendaria di ottobre Uribe aveva attribuito un forte valore d'immagine teso a far dimenticare le promesse non mantenute in campagna elettorale come l'aggiustamento economico, il contrasto alle guerriglie e la difesa dei diritti umani. Su quest'ultimo argomento a settembre è stato pubblicato un libro denuncia di un gruppo di 80 ONG che dimostrano le pericolose "zone d'ombra" di Uribe compresi i timori per la difesa delle forze paramilitari. Inoltre l'ultima tornata di elezioni amministrative in Colombia ha sancito la vittoria della sinistra in quasi tutte le municipalità aggiudicando Lucho Garzón, ex militante del Partito Comunista e capofila di una coalizione di centro-sinistra, a sindaco di Bogotà, il secondo incarico istituzionale più importante della nazione.
La crisi uribista è sottolineata dalle dimissioni forzate, il 6 novembre, del ministro degli interni Fernando Londoño, reo di aver pubblicamente dichiarato la possibilità di una rinuncia anticipata da parte di Uribe.



:: 80 Ong versus URIBE::
"El embrujo autoritario"
Ecco il libro denuncia che 80 Ong hanno pubblicato a settembre 2003, descrivendo in 15 punti la politica pericolosa del primo anno del governo Uribe.

CINEP - Centro de Investigación y Educación Popular
tiene a su cargo la Secretaria Técnica de la Plataforma desde enero 2003
www.plataforma-colombiana.org
E-Mail: plataformaco@colomsat.net.co
L'Ecuador dell'ex colonnello Gutierrez è scosso da una profonda crisi di governo dovuta ad uno scandalo legato a presunti traffici d'armi dell'esercito a favore di guerriglieri. La mancata rettifica di una pesante affermazione di Uribe a questo proposito, ha spinto le due nazioni a ritirare i rispettivi ambasciatori creando una grave crisi diplomatica. Le sorti del governo Gutierrez erano già state minate dall'uscita dalla coalizione, a soli sei mesi dalla vittoria elettorale, del potente movimento indigeno, critico sui tradimenti del colonnello a favore delle regole imposte dal Fondo Monetario Internazionale. L'esecutivo ecuadoriano si sostiene attualmente con l'appoggio politico della destra, con la quale ha approvato la privatizzazione della parte più consistente del petrolio nazionale e il nuovo invio di truppe militari lungo la frontiera con la Colombia.
Il Pachakutik, braccio politico del movimento indigeno ecuadoriano CONAIE, ha minacciato di ripetere "una nuova Bolivia in Ecuador" se la politica dell'ex colonnello non cambia radicalmente.
Le istanze di dignità, e rappresentanza politica dei popoli originari acquistano sempre maggiore importanza lungo la dorsale andina, con l'aggravante di essere anche la maggioranza più disperata. L'aumento vertiginoso della povertà rappresenta quasi il 90% delle popolazioni indigene del continente meridionale.

In Perù, dopo due stati d'assedio e un vistoso rimpasto di governo, il "cholo" Alejandro Toledo si trova ad essere sfiduciato dall'ottanta per cento della popolazione che contesta la sua politica neoliberista in favore delle multinazionali. Anche "l'indio", formatosi ad Harvard, teme ora un "soggiorno obbligato" a Miami.
Timore, questo, anche del neo presidente boliviano Carlos Mesa che "usufruisce" di una tregua di 90 giorni, concessi dalle forze sociali, contadine e indigene, pronte a ripetere la rivolta contro la presidenza se non dimostra una efficace guida della nazione in favore dello sviluppo per tutti e della lotta alla povertà.
La Bolivia ha fornito, alla storia latinoamericana, un precedente scomodo per ogni governo che non rappresenti davvero il suo popolo; Bolivia è, simbolicamente, oramai l'incubo di tutte le amministrazioni governative, anche quelle più smaccatamente progressiste del continente, che si preparano all'incontro di Miami sull'ALCA con la paura di "non poter tornare indietro".

:: Soggiorno a Miami::
Chi sono le "Eccellenze" rifugiate in Florida

Gonzalo Sanchez De Lozada
Ex Presidente Bolivia
Carlos Andres Perez
Ex Presidente Venezuela
Gustavo Noboa
Ex Presidente Ecuador
Carlos Fernandez
Golpista contro Chavez
Francisco Hernandez
Leader Anti-Castrista
Bisogno di sicurezza
"C'è gente che non crede nella democrazia, e non gli permetteremo di prendere il potere perché la distruggerebbero". La dichiarazione del inviato speciale del presidente Bush per il Latinoamerica, l'anticastrista di origine cubana Otto Reich, non lascia spazio a libere interpretazioni.

Non solo la Bolivia potrebbe essere sotto intesa in questa dichiarazione d'intenti, ma tutte quelle nazioni, che tramite l'attuale democrazia, difendono gli interessi statunitensi. Nell'ultimo mese differenti riunioni continentali e esercitazioni regionali si sono svolte con all'ordine del giorno la parola sicurezza: II Reunión de Ministros de Defensa de Sudamérica (6 Ottobre, Cile), Organizzazione degli Stati Americani (OEA) Conferencia especial de Seguridad Emisferica (28 ottobre, Messico), Research and Education in Defense and Security Studies Seminar - REDES 2003 (27-30 ottobre, Cile), Operazioni navali multilaterali UNITAS (16-28 ottobre, sud atlantico Argentina).
Inoltre in Cile, per la prima volta dal 17 al 24 ottobre, si è svolto il "Gioco di simulazione di Crisi a livello Ministeriale - Ventisca 2003" con la partecipazione di oltre 70 membri tra civili e militari. Come già sperimentato in Bolivia, questi "giochi di ruolo" permetterebbero di prevedere e studiare in anticipo, con l'aiuto di supporti informatici adeguati, pericolosi stravolgimenti a carattere sociali.
La madre di tutte le motivazioni che determinano la necessità di una forza militare statunitense nel sub-continente, rimane la lotta al narcotraffico con la variante terroristica. Potenti centri radar dal Texas, passando per Portorico e il nord amazzonico del Perù, fino alla Patagonia argentina; basi navali militari oceaniche e di fiumi transamazzonici; basi aeree di intervento rapido (FOL) e operazioni di forze speciali (SOF); scuole di formazione e addestramento con operazioni combinate tra forze speciali; migliaia di "contrattisti privati" versione attuale della figura storica del mercenario che lentamente sostituiranno l'esercito professionale in tutti i compiti laterali alla guerra al riparo, tra l'altro, dalle convenzioni militari internazionali. Tutto ciò, anche se descritto in modo molto riduttivo, forma quella grande ragnatela di controllo militare, impossibile da ignorare, nella discussione di accordi di libero scambio. Molto spesso questa variegata mappa coincide con le grandi direttrici geografiche dove si sviluppano interessi economici fondamentali come ad esempio le grandi riserve di petrolio, gas e acqua dolce del continente. Infatti spesso accade che solamente grazie all'intervento della forza militare si riescano ad eseguire prelievi e prospezioni per stabilire l'entità di delle riserve quando la volontà popolare si oppone. Per tutto questo l'investimento finanziario del Dipartimento della Difesa USA è altissimo, secondo probabilmente solo ai conflitti in corso in Afghanistan e Iraq se si sommano, tra loro, il Plan Colombia e l'Iniziativa Regionale Andina (IRA).


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:: (01/07/2003) ::
BOLIVIA GAMES:
lezioni di strategia
Come si studia la storia per meglio comprendere ciò che accade, allo stesso modo qualcuno ha pensato di studiare l’attualità per disegnare quello che accadrà. E non si parla di fantascienza
Le alternative pericolose
Dal precedente summit a Quebec, in Canada, dell'aprile 2001 molto è cambiato nell'emisfero occidentale dai Presidenti ai sistemi democratici e indubbiamente il consenso e gli obiettivi strategici di fondo per l'introduzione di un libero mercato tra le Americhe.
La rinascita del Mercosur a opera di Ignazio "Lula" Da Silva, spronata anche dal riconosciuto economista Jefrey Sachs, e la rincorsa degli Stati Uniti a stipulare un accordo con la Comunità Andina (CAN) per ostacolarne l'espansione sono solo una delle facce della diversità di vedute. Il possibile fallimento del summit sull'ALCA non pare, ad esempio, negativo per tutti. Jeff Schott, analista economico di Washighton ha annunciato alla stampa l'urgenza di proseguire sulla strada degli accordi bilaterali come quelli stipulati con il Cile e prossimamente con la Colombia e la Repubblica Dominicana. "Altre nazioni, come il Perù, sono in attesa" ha dichiarato Schott che non si stupisce se ci fosse un intensificazioni di tali accordi. "Dividi et impera" potrebbe essere la carta vincente per arrivare, magari in ritardo rispetto l'appuntamento del 2005, all' "unificazione commerciale separata", ma certamente con migliori risultati economici e addirittura, solo ad esempio, con l'estensione dell'immunità a tutto il personale statunitense oltre quello militare.
Nel frattempo l'Ufficio per il Commercio degli Stati Uniti ha chiamato a raccolta venerdì 7 novembre, per una riunione straordinaria e non programmata, i ministri dei 34 Paesi del continente per tentare di ricucire i rapporti sul tema dei dazi doganali indice di una tensione ancora molto forte.



E a Miami saranno presenti le due anime delle Americhe con due visioni diverse di futuro. Ci sarà la presenza che sta maggiormente influenzando la storia di questo continente. Il Movimento, eterogeneo e dei mille raggruppamenti, nasce e sviluppa una nuova opposizione sociale al neo liberismo e alle politiche contro la dignità del FMI e della Banca Mondiale, con una evoluzione e un incremento continuo da Seattle a Cancun passando per i due Social Forum Mondiali di Porto Alegre.
Più di 22 milioni di persone hanno votato referendum, autoconvocati, contro l'ALCA in Brasile, Venezuela, Colombia, Ecuador, Bolivia, Cile e Argentina. Dal 2001 centinaia di marce, conferenze e atti pubblici in cui milioni di persone dichiarano la loro contrarietà all'accordo con lo slogan "No all'ALCA, si alla vita!", urlato anche per le vie di La Paz durante la sollevazione popolare boliviana, suggellando un unione di tutte le lotte per la dignità. A Miami, anche volendo, non si potrà ignorare che il Movimento ha cambiato per sempre gli equilibri di un continente.



Martin E. Iglesias, giornalista e ricercatore delle dinamiche sociopolitiche latinoamericane, è il presidente, coordinatore volontario e tra i fondatori dell'Associazione Culturale SELVAS.org.
E-mail: info@selvas.org


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