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:: DOSSIER ALCA - VERSO CANCUN 2003 ::

“Persone dello stesso commercio di rado si incontrano, anche per gaiezza e divertimento, ma le loro conversazioni finiscono sempre in cospirazione contro il pubblico”. A dirlo, non il solito intellettuale o economista no global, ma Adam Smith, teorico della “mano invisibile” e padre del liberismo.
Un concetto, espresso oltre due secoli fa, che ben si confà alla realtà attuale dell’Alca, l’accordo di libero commercio delle Americhe, le cui bozze sono accessibili alle grandi multinazionali ma di cui pubblico e media rimangono all’oscuro.

ALCA: “Cospirazione contro il pubblico”
Di Tancredi Tarantino



Le foto di questo servizio si riferiscono al II Encuentro Hemisférico de Lucha Contra el ALCA - Foto di José Rodríguez Robleda y René Calvo tratte dal sito http://www.alcaabajo.cu
:: I LINK SUGGERITI ::
www.comunidadandina.org
Comunidad Andina

www.guia-mercosur.com
Sito di informazione sul Mercosur

www.alca-ftaa.org
Sito ufficiale dell’ALCA

www.viaalterna.com.co
Uno spazio per la riflessione politica e sociale – Colombia

www.ansalatina.com
Agenzia latinoamericana d’informazione ANSA

www.lanic.utexas.edu
Latin American network Information Centre (Lanic)

www.rmalc.org.mx
Rete messicana d’azione contro il libero scambio


SOMMARIO:

Cos’è l’ALCA?
Quali le conseguenze economiche temute?
…e le conseguenze sociali?
Cosa ne pensa dell’Alca la società civile?


31/07/2003

Cos’è l’ALCA?
L’ALCA (Accordo di Libero Commercio delle Americhe) è un trattato di libero commercio fortemente voluto da George Bush senior e stipulato dai 34 Paesi facenti parte della OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani che comprende tutti i Paesi del Continente tranne Cuba.
Le negoziazioni per la stipulazione di questo accordo si sono aperte nel 1994, con il Primo Incontro delle Americhe, tenutosi a Miami e proposto dall’allora Presidente Clinton, e sono proseguite fino ad oggi, passando anche per Santiago del Chile e Quebèc City, dove nel 1998 e nel 2001, si sono svolti altri due Incontri delle Americhe.
Proprio nell’incontro canadese del 2001, si è decisa un’intensificazione del processo di avvicinamento all’Alca, con l’obiettivo di consentirne l’entrata in vigore il 1° gennaio del 2005. A quel punto, le merci prodotte, gli investimenti e i capitali potranno circolare liberamente all’interno della regione, senza subire ostacoli né tassazioni doganali.
Le negoziazioni avvengono in segreto all’interno di 9 gruppi, separati ma coordinati, che si occupano di altrettanti temi: accesso al mercato; investimenti; servizi; politiche di concorrenza; agricoltura; diritti sulla proprietà intellettuale; sovvenzioni, misure anti-dumping, diritti compensatori; acquisizioni governative; soluzione di controversie.
Non esistono invece gruppi che si occupino di diritti umani, ambiente, lavoro, condizione femminile, tutti aspetti fondamentali per l’integrazione dei popoli.


Quali le conseguenze economiche temute?
Alla fine di luglio del 2002, la Confindustria brasiliana dello Stato di San Paolo ha reso noto un rapporto relativo all’impatto dell’Alca sull’economia brasiliana. Da questo studio si evince che l’immediato abbattimento di tutte le tariffe di importazione tra i Paesi aderenti al Trattato, comporterebbe per il Brasile una perdita di un miliardo di dollari all’anno. Perdita che non potrà non tradursi in tagli alla spesa pubblica e ai servizi sociali essenziali.
Le paure del Brasile sono in realtà le stesse di quelle degli altri Paesi sudamericani. Proprio pochi giorni fa, infatti, in occasione del Vertice dei Capi di Stato del Mercosur, tenutosi ad Asuncion, in Paraguay, il Consiglio dei Lavoratori del Cono Sur (CTCS) ha duramente attaccato l’Alca, considerato “non un processo di integrazione quanto piuttosto una strategia di libero mercato che risponde alle esigenze delle multinazionali e dei centri di potere legati al governo degli Stati Uniti”.

I settori maggiormente colpiti saranno quelli dell’agricoltura, dei servizi, degli investimenti e della proprietà intellettuale.
Le pressioni esercitate dalle grandi corporazioni agro-alimentari, come la Monsanto o la Cargill, stanno spingendo le negoziazioni verso una totale apertura del mercato agricolo sudamericano, non solo per le coltivazioni tradizionali ma anche per i prodotti geneticamente modificati. In tal modo, i coltivatori della regione dipenderanno per sempre dalle grandi multinazionali del biotech per l’acquisto di sementi modificate brevettate e non riutilizzabili. A questa politica di liberalizzazione corrisponde peraltro un atteggiamento protezionistico del governo Bush, che, attraverso il “Farm Bill” approvato nel maggio del 2002, prevede un incremento dei sussidi agricoli, che nei prossimi dieci anni raggiungeranno i 180 miliardi di dollari, mettendo in ginocchio i piccoli produttori latinoamericani incapaci di competere con i prezzi imposti dall’industria statunitense.



Il protezionismo americano si impone anche in materia di proprietà intellettuale, cioè brevetti, marchi registrati, copyright. Tra le altre misure, si sta cercando di rendere brevettabili tutte le forme viventi, comprese le piante utilizzate dalle comunità indigene, in modo da ricavarne profitti attraverso la commercializzazione. In tal senso, si propende verso una estensione delle norme del NAFTA che danno il diritto di monopolio ad una compagnia su un determinato prodotto dalla stessa brevettato, anche attraverso l’applicazione di sanzioni più severe di quelle previste dal WTO.

La liberalizzazione troverà invece un’attuazione reale nel settore dei servizi, che comprende la sanità, l’istruzione, la fornitura di acqua ed energia, le telecomunicazioni, i trasporti, l’ambiente. Qui la politica prevista è simile a quella imposta dal Wto con il Gats (General Agrement on Trade in Services), un accordo che mira a considerare i servizi come merci il cui “giusto prezzo” debba essere stabilito dal mercato, e cioè dalle imprese, mettendo in secondo piano le politiche dei singoli Stati in materia. Tenuto conto che soltanto per sanità e istruzione si spendono nel mondo ogni anno circa 5.500 miliardi di dollari, e che questo settore è pari intorno al 60% del prodotto globale, è per lo meno rischioso affidare alla speculazione del mercato servizi di base che determinano la qualità della vita.

Strettamente connesso alla liberalizzazione dei servizi è il settore degli investimenti esteri, dove, attraverso una fedele riproposizione delle misure previste dal Nafta, si tenta di dare attuazione al fallimentare Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI). Per consentire che il capitale straniero, e in primo luogo statunitense, raggiunga il mercato latinoamericano, si fa accompagnare, alla liberalizzazione dei servizi, una riduzione dei limiti imposti dai singoli Stati agli investimenti esteri. Così, per esempio, secondo quanto previsto dal capitolo 11 del Nafta, ripreso dall’Alca, si dà la possibilità agli investitori stranieri di citare in giudizio uno Stato in caso di perdite dovute all’applicazione di leggi di tutela ambientale. E’ quanto accaduto al Messico che si è visto costretto a pagare un risarcimento di 16,7 milioni di dollari alla multinazionale californiana Metalclad Corp, perché un comune si era rifiutato di installare sul proprio territorio una discarica considerata dannosa per la salute degli abitanti della zona.




…e le conseguenze sociali?
Difficile prevedere in che termini l’Alca inciderà sugli indicatori sociali. L’unica valutazione possibile è quella su base empirica. In tal senso è indicativo ciò che il Nafta, l’accordo nordamericano di cui l’Alca rappresenta un’estensione all’intero continente, ha causato alla popolazione del Messico, il più debole dei tre Paesi aderenti (Usa, Canada, Messico).
Secondo i dati diffusi dalla Banca mondiale, dal 1994, anno di entrata in vigore del Nafta, il salario minimo reale in Messico è crollato del 40,7% e sono 36 milioni i lavoratori che vivono sotto la soglia di povertà, cioè il 62% della popolazione attiva. Inoltre, secondo lo studioso messicano Alberto Arroyo, coordinatore della Rete Messicana di Azione contro il Libero Commercio (Rmalc), se fino agli inizi degli anni ‘90 per ogni dollaro esportato attraverso beni e servizi c’era un 90% corrispondente a manodopera messicana, oggi quella percentuale si è ridotta di due terzi. Il che lascia intendere che le esportazioni si traducono sempre meno in una crescita dell’economia messicana.

Se poi si analizza il settore della proprietà intellettuale, le conseguenze sono ancora più drammatiche. Basti ricordare che se in Argentina la cura dell’Aids costa 633 dollari per paziente all’anno, in Messico si superano i 5 mila dollari per paziente. E questo solo perché il Nafta , a garanzia dei brevetti farmaceutici, impedisce la produzione e la diffusione di medicinali a basso costo che svolgano la stessa funzione terapeutica.


Cosa ne pensa dell’Alca la società civile?
Se durante i primi incontri per l’attuazione dell’Alca, i 34 Paesi sembravano allineati ai programmi americani, le elezioni di scomodi Presidenti in Brasile, Venezuela, Ecuador e Argentina, nonchè la presa di coscienza da parte di Ong, sindacati e società civile, hanno rallentato le negoziazioni ostacolando la creazione di un mercato unico regionale subalterno agli interessi economici statunitensi.

I governi sudamericani, guidati da Brasile e Argentina, stanno cercando di creare un fronte comune che comprenda i Paesi del Mercosur e quelli della Comunidad Andina, nel tentativo di contrattare alla pari con Usa e Canada.
A sostenere questo atteggiamento nuovo nella politica latinoamericana, numerose iniziative popolari e la realizzazione di una Campagna Continentale contro l’Alca promossa dalla Alianza Social Continental (ASC), che è riuscita a creare un’importante rete di relazioni in Messico, Ecuador, Brasile, Chile, El Salvador, Stati Uniti e Canada. L’obiettivo della Campagna è la sospensione delle trattative per l’Alca, “non per opporsi a qualsiasi forma di relazioni commerciali all’interno della regione, ma per consentire la creazione di un mercato più confacente alle esigenze del subcontinente, e per proporre un nuovo cammino di integrazione continentale basato sulla democrazia, l’uguaglianza, la solidarietà, il rispetto dell’ambiente e dei diritti umani”.

All’interno di questo variegato movimento di protesta, un ruolo importante viene svolto anche dalla Chiesa cattolica sudamericana, che, con il documento “Le Chiese evangeliche dicono basta!”, presentato ad aprile a Buenos Aires durante l’incontro continentale “Globalizzare l’intera vita”, ha manifestato la sua preoccupazione circa le conseguenze sociali dell’Alca, “un accordo impari che comporterà la sottomissione o l’eliminazione dei più deboli”.


:: UN CORSO SULL'ALCA ::

L'Associazione Culturale Punto Rosso, che è anche il referente italiano del Forum Mondiale delle Alternative, aa quest'anno sperimenta la formula dei cicli monografici all'interno dei corsi della Libera Università Popolare (LUP).
Un singolo tema, che nel primo semestre sarà quello della democrazia, verrà approfondito da diversi punti di vista: politico, storico, filosofico. L'intenzione è quella di fare un vero lavoro di analisi e di ricerca sulle grandi trasformazioni in corso. Tra questi anche l'analisi dell'Area di Libero Commercio delle Americhe.




DOPO CANCUN: L'ALCA E IL FUTURO DELL'AMERICA LATINA
Tratto dal sito di Associazione Punto Rosso
:: LINK CAMPAGNA
NO ALCA::

www.movimientos.org/noalca
Pagina della campagna continentale

www.asc-hsa.org
Alianza Social Continental

www.forumsocialmundial.org.br
Pagina del Foro Sociale Mondiale 2003

www.rmalc.org.mx
Red Mexicana de Acción Frente al Libre Comercio

www.jubileubrasil.org.br
Pagina del Jubileo-Brasil

www.movsoc.org
Rete dei movimienti sociali

www.peoplesconsultation.org
Pagina della campagnaa negli USA

www.mesoamericaresiste.org
Mesoamerica Resiste al Plan Puebla Panamá

vsppp.8m.com/
Pagina contra el Plan Puebla Panamá

www.alcaabajo.cu
Pagina della campagna a Cuba

www28.brinkster.com
Comitato Universitario Contro l'ALCA

www.imdec.net/noalca_jalisco
Rete No Alca Jalisco

www.noalalca.org.ar
Pagina della Campagna in Argentina:
Autoconvocatoria Contra el ALCA



Dipartimento di studi internazionali
"Patrice Lumumba"

MILANO, Via Morigi, 8

Mercoledì 17 Settembre
Dopo Cancun: il futuro delle lotte contro l'Alca e il neoliberismo.
Relatore: Marco Bersani (Attac)

Mercoledì 24 Settembre
Il neoliberismo in America latina.
Relatore: Giancarlo Costadoni (Icei)

Mercoledì 1 Ottobre
Le nuove speranze del "laboratorio latinoamericano": i governi di Brasile, Venezuela, Argentina.
Relatori: Josè Luiz Del Roio (FSM), Alfredo Somoza (Icei)

Mercoledì 8 Ottobre
I movimenti politici latinoamericani e l'opposizione all'Alca: i partiti ed i sindacati, e le alleanze continentali.
Relatore: Josè Luis Tagliaferro (Cespi)

Venerdì 17 Ottobre
I movimenti politici latinoamericani e l'opposizione all'Alca: i nuovi movimenti autorganizzati ed indigeni e la repressione militare.
Relatori: Martin Iglesias (Selvas.org),
Carlos Tablada (Università de l'Havana)



Per informazioni e adesioni:
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO
FORUM MONDIALE DELLE ALTERNATIVE

VIA MORIGI 8 - 20123 MILANO - ITALIA
TEL. 02 874324 TEL. E FAX 02 875045

e-mail:
puntorosso@puntorosso.it
libera università popolare:
lup@puntorosso.it
forum mondiale delle alternative:
fma@puntorosso.it
edizioni punto rosso
edizioni@puntorosso.it



ALTRE info:
http://www.puntorosso.it/



Tancredi Tarantino, ricercatore indipendente, ha curato diversi dossier sull'America Latina e sulle politiche neoliberiste della Banca Mondiale. Laureato in Giurisprudenza a Pisa, con una tesi in Economia Politica sulla Banca Mondiale, ha concluso un Master in giornalismo.
E-mail : tanc@email.it


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