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La mobilitazione dei Movimenti popolari Latinoamericani a Quito:
“Un’altra America è possibile”!

Resistenza contro ALCA
Del Cristiano Morsolin


Nelle foto: manifestazione a Quito contro l'ALCA del 31 ottobre - di Dolores Ochoa - AP

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Per approfondimenti:

APDH – Asamblea Permanente Derechos
Humanos de Ecuador
Cristóbal de Acuña 389, entre 10 de Agosto y Toribio Montes, piso 3.
Nuevo telefax: (593-2) 2-223324 E-mail: quijote@punto.net.ec
Celular APDH: 097-112181 personal de Alexis Ponce: (593-2) 2-226436

Campagna Latinoamericana contro ALCA: http://movimientos.org/noalca.index.phtml.es

Indymedia – Ecuador: www.ecuador.indymedia.org

ALAI: www.alainet.org.index.html.es

Movimenti popolari in Ecuador: www.geocities.com/Eureka/Network/2251

Accion Ecologica: www.accionecologica.org.ec

Centro Diritti Economici e Sociali - Quito: www.cedes.org.ec

04/11/2002

A Quito si è conclusa con un “atto storico” senza precedenti, la mobilitazione dei movimenti popolari di tutta l’America Latina contro l’Accordo di Libero Commercio delle Americhe ALCA.
Dopo 4 giorni di proteste, il 1° novembre i rappresentanti degli indios, dei campesinos, gli ecologisti, i delegati delle Ong che difendono i diritti umani, gli afrodiscendenti, le organizzazioni delle donne sono stati ricevuti dai ministri del continente latino-americano che partecipavano alla riunione per la firma dell’accordo economico fortemente voluto dal presidente americano George W. Bush.
La portata delle manifestazioni di Quito, dove la polizia non ha esitato a usare la violenza per disperdere una manifestazione massiccia ma pacifica, alla fine ha obbligato i ministri presenti al vertice a ricevere 50 delegati delle organizzazioni sociali dell’Ecuador di tutto il continente dell’Abya Yala (la terra feconda con cui i popoli indigeni definiscono le Americhe).
Davanti ai politici hanno denunciato l’estrema povertà e la disuguaglianza di cui soffre tutta l’America latina. Una condizione che si aggraverebbe ulteriormente con l’eventuale applicazione dell’Alca. I leader delle organizzazioni sostengono infatti che l’attuazione dell’importante trattato commerciale dovrebbe dipendere dall’esito di una ‘consulta popolare continentale’: un esperimento autogestito di democrazia diretta che si propone di verificare quali siano le reali istanze delle popolazioni coinvolte dall’accordo. Alla fine della loro relazione gli indigeni e i contadini hanno consegnato la lettera più grande del mondo”Messaggio della mobilitazione dei Popoli d’America” (
http://movimientos.org/noalca/noticias/show_text.php3?key=277 ): un rotolo alto 4 metri e largo duecento per raccogliere le inquietudini e delle proposte della gente.
Dal confronto tra i ministri e i delegati delle organizzazioni sociali, indigene, contadine sono emerse due posizioni contrastanti: l’una a favore del libero commercio, l’altra a sostegno di un’integrazione più umana e solidale.
Le marce indigene e campesine confluite a Quito si sono unite ai dimostranti già presenti nella capitale dando vita a una mobilitazione di massa, che ha visto la partecipazione di oltre 60 mila persone, un numero considerevole, dato che la manifestazione non era stata in alcun modo autorizzata dalle autorità pubbliche.
Manifestazioni contro l’Alca si sono tenute in tutto il paese, quella più significativa a Cuenca alla quale hanno partecipato oltre 15 mila dimostranti. Mentre una parte dei movimenti urbani si confrontava con le forze dell’ordine al fine di raggiungere una delle sedi delle negoziazioni Alca, il corteo formato dagli indios e dai campesinos si avviava in modo pacifico verso la sede dell’incontro ministeriale. In seguito a violente cariche da parte delle forze dell’ordine, il corteo è stato costretto a dividersi, ma grazie alla mediazione del presidente della Conaie (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador), Leonidas Iza, i manifestanti sono riusciti a ricompattarsi.
Il bilancio dell’aggressione da parte delle forze di polizia è comunque grave: oltre una trentina di feriti, ci sono stati anche due neonati intossicati dall’uso spropositato di gas lacrimogeni.
Il presidente dell’associazione dei lavoratori della giustizia, Luis Munoz, è stato colpito in pieno petto da un candelotto lacrimogeno e le sue condizioni appaiono serie. Leonidas Iza ha protestato contro la repressione dicendo “Non siamo violenti, però quando non c’è educazione, salute, cibo, quando non possiamo dare ai nostri bambini un pezzo di pane, un quaderno, una penna, come è possibile tanta diseguaglianza? Quando alziamo la voce gli USA ci dicono che siamo terroristi. Però chi sta promovendo tutto ciò? La diseguaglianza...”

L’imperialismo mascherato dell’ALCA
I contadini e gli indigeni e i movimenti popolari sono contrari alla firma di questo trattato per i seguenti motivi sintetizzati da Justin Ruben e Doris Trujillo (tra le organizzatrici della mobilitazione):
1)”Perchè prevede una politica agricola finalizzata chiaramente all'annientamento delle piccole e medie imprese di tutta l'America Latina in favore delle multinazionali e di un modello di agricoltura industriale. Le imprese agricole latinoamericane, private di ogni sussidio o sostegno statale, saranno costrette a competere direttamente con le imprese agricole statunitensi, che invece potranno godere di politiche protezionistiche e di massicci sussidi statali. E' presente quindi il rischio di un ulteriore impoverimento delle popolazioni locali, che verranno private della loro autosufficienza alimentare in nome di un modello di sviluppo agricolo interamente improntato sulla monocoltura e sull'esportazione.
2)Con l'Alca entreranno in vigore le nuove norme di proprietà intellettuale già sancite dall'Organizzazione Mondiale del Commercio. Queste norme prevedono la possibilità di brevettare le forme di vita in rapporto al loro utilizzo, a condizione che questo sia un utilizzo inedito. Le multinazionali potranno così appropriarsi dell'immenso patrimonio di biodiversità presente in Amazzonia. La brevettabilità della vita lascia purtroppo già da tempo spazio a un fenomeno che è stato definito biopirateria, ovvero la privatizzazione indebita delle conoscenze tradizionali indigene. Come l'Ayahuasca, il cui uso tradizionale è stato brevettato dalla IPMC.
3)L'annessione economica dell'America Latina da parte degli Stati Uniti non riguarda solamente l'agricoltura ma anche ogni altro settore dell'economia. Come ad esempio quello dei servizi: gli USA sono il maggiore fornitore mondiale di servizi, e vogliono costringere tutte le altre nazioni americane a privatizzare gli stessi, costringendo le imprese locali a un'improbabile concorrenza con i colossi nordamericani. Sarà infatti vietata ogni preferenza nei confronti delle imprese nazionali durante le gare di appalto.
4) L'Alca intende dotarsi di un organo sovranazionale per la risoluzione delle controversie, che potrà condannare gli stati nazionali colpevoli di porre "limitazioni al commercio". Queste "limitazioni", come abbiamo visto nel caso del NAFTA, comprendono anche i diritti dei lavoratori e le norme di protezione ambientale.
5)Il progetto di annessione economica ALCA viaggia in modo parallelo a un progetto di penetrazione militare che si concretizza in operazioni come il PLAN COLOMBIA o il PLAN DIGNIDAD, che vedono la presenza di truppe e consiglieri militari statunitensi, oltre che massicci finanziamenti bellici agli eserciti locali. L'incremento della presenza militare si localizza principalmente nelle regioni più ricche di risorse(come il petrolio – vedi esempio della militarizzazione del tracciato dell’Oleodotto OCP che vede l’intervento della Banca Nazionale del Lavoro e dell’ENI-AGIP) e dove il conflitto sociale è più acceso(e non stiamo parlando esclusivamente di guerriglia)”.

Uno storico successo
Le giornate di resistenza contro l’Alca si sono concluse con l’Assemblea Continentale dei Popoli, dove si sono tracciate le linee guida per la continuazione della Campagna Continentale contro l’Area di Libero Commercio delle Americhe ALCA. I vari leaders hanno segnalato che grazie alle marce e alle manifestazioni che si sono realizzate per strada, si è riusciti a farsi ricevere in udienza dai Ministri presentando un documento in cui si sostiene che “l’Alca non ha legittimità dal momento che voi governi lo state negoziando sulle spalle della società, in modo antidemocratico, in mediazioni quasi segrete, controllate da cerchia di militari, a cui hanno accesso solo un pugno di grandi imprenditori, senza informare nè consultare la gente”. Inoltre aggiungono che “l’Alca sarebbe una costituzione economica sovranazionale a cui cedere la sovranità delle nostre nazioni, per inchinarsi all’egemonia degli interessi USA. (...) Non siamo contro lo scambio e gli accordi tra i paesi. Siamo per un modello diverso da quello che si vuole imporre con l’ALCA; siamo in favore degli accordi sovrani e democratici che veramente garantizzano uno sviluppo giusto, equo e sostenibile per ciascuno dei nostri popoli”.

L’Assemblea Continentale dei Popoli realizzatasi il 1° novembre è stata presieduta dalla leader indigena quichua BLANCA CHANCOSO, della segreteria del Foro Sociale Mondiale, capitolo Ecuador, che ha organizzato l’incontro internazionale.
Si è messo in risalto la massiccia mobilitazione articolata a livello nazionale in Ecuador (con vari seminari su debito estero - coordinati dal Centro Derechos Economicos y Sociales di Quito, militanza dei movimenti femminili e indigeni, etc.)e latinoamericano con marce e manifestazioni parallele in 31 città del Brasile, in 10 città del Messico, del Canada, dell’Honduras e della Bolivia.

I rappresentanti dei vari settori (donne, giovani, campesinos, cristiani delle comunità di base CEB, popoli indigeni, militanti della campagna Grido degli Esclusi – Giubileo Sud) hanno presentato le loro proposte per articolare la coscientizzazione, l’educazione e la mobilitazione dei vari popoli.
Beverley Keene, delegata della Campagna Giubileo Sud, ha sottolineato il legame tra ALCA, debito estero e militarizzazione come nodi cruciali dello stesso progetto promosso dagli USA per garantire i propri interessi sulla regione.
Joao Pedro Stedile, del Movimento Senza Terra del Brasile, parlando a nome delle organizzazioni del campo-campagna, ha denunciato che Alca non è solamente un accordo commerciale ma rappresenta “un piano strategico delle multinazionali statunitensi e del governo USA contro noi per controllare non solo il commercio ma anche il territorio, l’economia, la società, la cultura, il cibo”. Stedile ha sottolineato la similitudine tra Alca e gli accordi a livello mondiale nel segno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio OMC contro cui bisogna rispondere con una Campagna contro ALCA legata al movimento mondiale di resistenza.

Delegati di vari paesi, tra cui Messico, Venezuela e Canadà hanno informato che stanno organizzando un plebiscito popolare contro l’Alca sulle orme di quello realizzato in Brasile nel settembre scorso che ha visto la partecipazione di ben 10 milioni di brasiliani.
Inoltre sono state presentate le risoluzioni dell’incontro dei Parlamentari realizzato a Quito negli stessi giorni, proponendo delle consulte popolari sull’ALCA.

Tra le varie personalità accorse a Quito anche il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel che ha sottolineato: “l’accordo dell’ALCA va a distruggere la capacità produttiva dei nostri popoli e delle industrie nazionali generando una dipendenza che è un’altra forma di colonizzazione degli interessi USA; l’Alca non è solo un accordo regionale ma una politica generale ed egemonica (da parte degli Stati Uniti) per tutta l’America Latina”.

Conclusione
Le giornate di resistenza contro l’ALCA sono state uno spazio di cittadinanza che ha visto protagonisti i movimenti sociali dell’Ecuador, con in prima fila il movimento indigeno CONAIE, che a fine mese ritorneranno a votare per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
La performance al primo turno del candidato Lucio Gutierrez (ex colonnello amico di Pachacutik, del Coordinamento dei Movimenti sociali, che ha partecipato attivamente alla caduta del corrotto Mahuad nel gennaio 2000) fa ben sperare affinchè il soffio del cambiamento dal basso che ha fatto vincere Lula in Brasile e il MAS di Evo Morales in Bolivia, possa spirare anche tra le Ande dell’Ecuador.





Cristiano Morsolin, giornalista militante, educatore di strada, operatore di rete internazionale, recentemente rientrato in Italia dopo un anno di condivisione con i ragazzi/e lavoratori organizzati nei Movimenti NATs dell’America Latina; dopo varie esperienze a Palermo, a Roma, a Rio de Janeiro e a Salvador do Bahia (Brasile), a Ibarra e Quito (Ecuador), a Lima (Perù), attualmente lavora nella segreteria nazionale della rete ITALIANATs a Cantù (CO) ed è socio dell’Associazione “Nats” con sede a Bologna; è tra i fondatori di SELVAS, Osservatorio Indipendente sulla regione andina.
E-mail : morsolindo2002@yahoo.it

Per i lettori di SELVAS alleghiamo i seguenti materiali:

• L’articolo “Alca, debito estero e militarizzazione: tre nodi di uno stesso progetto” di Martha Cecilia Ruiz dell’Agenzia di stampa ALAI, 31 ottobre 2002.

• Comunicato stampa per la cancellazione dei debiti illegittimi del Centro Diritti Economici e Sociali di Quito, 25 ottobre 2002.

• Carta aperta dei Movimenti sociali dell’Ecuador al candidato Lucio Gutierrez, Resumen Latinoamericano 3 novembre 2002.



ALCA, deuda externa y militarización:
tres ejes de un mismo proyecto


Martha Cecilia Ruiz 31 de Octubre del 2002
Servicio Informativo "alai-amlatina"

Con un auditorio repleto, donde se izaron banderas del Tahuantinsuyo y no dejaron de oírse gritos en contra de la propuesta para crear un Área de Libre Comercio de las Américas (ALCA), ayer se iniciaron en Quito las conferencias del Encuentro Continental de Reflexión e Intercambio: "Otra América es posible", que se enmarca dentro de las Jornadas de Resistencia Continental contra el ALCA. Estas Jornadas se desarrollan en varios países de la región y durante todo el mes de octubre, y se llevan a cabo de manera paralela a otros eventos donde se discute el tema del ALCA, como el encuentro de parlamentarios, el foro empresarial y la reunión de ministros de comercio.
El Encuentro Continental de Reflexión -que se desarrolla entre el 28 y el 30 de octubre, en Ecuador- tiene entre sus objetivos ampliar el entendimiento de los verdaderos propósitos del ALCA. Por ello, la primera conferencia, donde participaron expertos de siete países del continente, abordó la relación que existe entre el ALCA, la deuda externa y la creciente militarización de América Latina y el Caribe.
En un evento anterior, organizado por Jubileo-Sur Américas, en mayo pasado, en Quito, ya se analizó esta relación entre ALCA, deuda y militarización. Entonces, se explicó que los tres temas son "ejes estratégicos complementarios de un solo proyecto de expansión y de consolidación del imperio norteamericano" (Declaración de Jubileo-Sur Américas). Esto porque, en primer lugar, el ALCA intenta "crear un bloque regional dominado por Estados Unidos, capaz de enfrentar la competencia de la Unión Europea y del bloque asiático en la disputa por la hegemonía económica, geopolítica y cultural del mundo". Además, porque la deuda externa cumple también un papel de "apropiación de los excedentes de los países latinoamericanos por la vía financiera". Y porque la militarización es, a su vez, una "garantía armada de la hegemonía hemisférica y global de Estados Unidos".
La hermana Elsie Monge, de la Federación Ecuatoriana de Derechos Humanos, y moderadora de la conferencia, recordó que Estados Unidos ha instalados cuatro bases militares en el continente, en Manta (Ecuador), Curazao, El Salvador y Aruba.
Además, existe la propuesta de crear dos bases más: una en Alcántara, en Brasil, y una más en Tierra de Fuego, en Argentina.
A estas bases se suma el Plan Colombia, que es una iniciativa militar de Estados Unidos, emprendida con el argumento de luchar contra el narcotráfico. El colombiano Héctor León, uno de los expositores y miembro del Instituto Latinoamericano de Servicios Legales Alternativos (ILSA), señaló claramente que el Plan Colombia (hoy transformado en un proyecto más amplio que es la Iniciativa Regional Andina) es, en realidad, un "proyecto militar contrainsurgente", es decir, un proyecto en contra de todos aquellos que se oponen al sistema y que hoy son considerados por Estados Unidos como "terroristas".
Además del caso colombiano, lo/as expositore/as presentaron otras experiencias en donde se evidencia la creciente militarización de América Latina. Así por ejemplo, Gilberto López y Rivas, de la Red Mexicana de Acción contra el Libre Comercio (RMALC), y quien fuera integrante de la Comisión de Concordia y Pacificación (COCOPA), creada para buscar soluciones al conflicto en Chiapas, explicó que hoy el gobierno mexicano de Vicente Fox sigue la misma estrategia que impuso el régimen priista en contra del Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN).
Se trata de una "guerra de desgaste"-dijo López y Rivas-, es decir, de una sucesión de pequeñas operaciones en contra de la población civil y de la forma de vida de las poblaciones indígenas. Para llevar a cabo esta "guerra", el gobierno mexicano utiliza una variante del modelo guatemalteco, en donde se utiliza a grupos paramilitares de origen indígena ("el cuño debe ser del mismo palo"), que desarrollan acciones que el gobierno no puede emprender directamente. "Se ha denunciado la presencia de estos grupos paramilitares -señaló López y Rivas-, pero no se ha hecho nada al respecto".
Además, el experto mexicano aclaró que, desde 1994, cuando entró en vigencia el Tratado de Libre Comercio de América del Norte (TLCAN), firmado entre México, Canadá y Estados Unidos, los soldados mexicanos representan el grupo más grande de los latinoamericanos que se forman en las escuelas militares de Estados Unidos, para aprender las tácticas contrainsurgentes.
Aunque el panorama se muestra sombrío, los expositores insistieron que "sin resistencias no hay alternativas", y llamaron a tender puentes y juntar los esfuerzos de las diferentes organizaciones sociales del continente en contra del ALCA y en contra de los proyectos de militarización de la región. "¿Hasta cuándo van a seguir decidiendo por nosotros?", se preguntó Evo Morales, líder campesino y ex candidato a la presidencia de Bolivia, quien propuso plantear alternativas conjuntas para, como han hecho los pueblos indígenas al interior de algunos de los países de la región, recuperar el poder político y gobernarnos a nosotros mismos.
"La deuda no se paga, la deuda está pagada" Adolfo Pérez Esquivel(Argentina), Premio Nóbel de la Paz; Alberto Acosta, economista ecuatoriano; Marcos Arruda, de Políticas Alternativas para el Cono Sur (PACS), de Brasil, y Beverly Keene, de Diálogo 2000, Argentina, fueron algunos de los expositores que intentaron explicar la relación que existe entre el ALCA y la deuda externa, y de ésta con los procesos de militarización del continente.
Entre 1997 y el año 2000, América Latina y el Caribe transfirieron por servicios al pago de la deuda externa un total de 583.000 millones de dólares, además de 192.000 millones de dólares por conceptos de intereses. Sin embargo, Marcos Arruda explicó que la deuda sigue creciendo, que se paga con nuestras reservas internacionales y que esto implica menos dinero para la inversión social en cada uno de los países latinoamericanos.
Por su lado, Alberto Acosta señaló que la deuda es un instrumento de dominación e implica la posibilidad de introducir políticas de ajuste estructural en América Latina y el Caribe. "No debemos nada, la deuda está pagada, y esto se puede comprobar matemática y financieramente", insistió Acosta, señalando que esta propuesta de no pago o cancelación de la deuda externa debe plasmarse en acciones concretas y conjuntas de parte de los países de la región.
Acosta también explicó que diversas organizaciones del continente, agrupadas en Jubileo Sur-Américas, plantearon, en una reunión de hace unos pocos meses, la necesidad de buscar una estructura de derecho para afianzar la propuesta de no pago de la deuda externa. Así, se busca constituir un Tribunal Internacional que introduzca este estado de derecho que hoy no existe, y por lo cual los deudores son tratados como reos y los acreedores actúan como jueces y parte. Otra propuesta es promover lo antes posible un proceso de auditorías de las deudas que existen.
"Cualquier deudor tiene derecho a no cumplir con su contrato si es que las exigencias y condiciones de pago le conducen a una situación inhumana", explicó el economista ecuatoriano, y agregó que la deuda no puede seguir siendo un obstáculo para el desarrollo humano de la región. Por tanto, la alternativa es introducir este estado de derecho, enfrentar el tema de la deuda en el campo político, con parámetros claros y con argumentos y, si es que todavía queda algo por pagar, entonces pagar sin poner en riesgo los proyectos sociales.
Para lo/as expositore/as de esta primera conferencia y reflexión sobre lo que significa el ALCA, el reto que hoy tiene América Latina y el Caribe es reunir esfuerzos y tener un proyecto propio de desarrollo, un proyecto que promueva sociedades más equitativas y solidarias. De lo contrario, el riesgo es que el ALCA sea una realidad aún sin existir, a través de lo que significa las presiones de la deuda externa y las iniciativas de intervención militar en la región por parte de Estados Unidos. Para Adolfo Pérez Esquivel, es necesario vencer las divisiones y la poca unidad latinoamericana que hoy existe y presentar alternativas conjuntas, porque "no nos resignamos a ser esclavos".



POR LA AUDITORIA Y CANCELACI_N DE LAS DEUDAS ILEGITIMAS
Centro Derechos Economicos y Sociales CDES _ Quito

Cuando escuchamos que la deuda p_blica debe ser honrada debemos
reflexionar: _qui_nes, en qu_ condiciones contrajeron estas deudas, para qu_ se
utiliz_ y por qu_ debemos pagar si no nos beneficiamos de la misma?

La actual deuda externa p_blica fue contra_da en condiciones financieras muy
favorables para los acreedores y sumamente onerosas para el Estado
Ecuatoriano, configur_ndose un circulo vicioso, en el cual a pesar del pago
de la deuda seguimos m_s y m_s endeudados. En el per_odo que va de 1982
al 2000 Ågel pa_s pag_ por concepto de capital e intereses 75.908,2 millones de
d_lares y recibi_ como nuevos desembolsos US$65.678,8 millones, habiendo una
transferencia neta negativa de US$10.229,4 millones, a pesar de lo cual
la deuda creci_ en US$6.931,7 millones, pues pas_ de US$6.633 millones a
US$13.564,5 millones...Åh

Muchos acreedores, privados o gubernamentales, con el af_n de obtener
ganancias o beneficiar a sus pa_ses, otorgan f_cilmente cr_ditos a los
pa_ses poco desarrollados, sin considerar su real capacidad de pago o sus
limitaciones en el largo plazo; renegociando los atrasos en el pago de
la deuda a altas tasas de inter_s que aumentan significativamente la
deuda inicial. Estas condiciones hacen de la deuda un mecanismo perverso
que favorece el enriquecimiento de unos a costa del empobrecimiento de
muchos, constituy_ndose en el mecanismo que sostiene la voraz
arquitectura financiera internacional y los procesos pol_ticos corruptos.

Un ejemplo claro de endeudamiento ileg_timo es el caso de la deuda
contra_da con Noruega por la compra de cuatro barcos en 1980. Esta
deuda fue inicialmente contratada por la Flota Bananera Ecuatoriana (FBE) para la
compra de 4 barcos a la industria naviera de Noruega, dentro de la
Campa_a de Exportaciones Navieras impulsada por el Gobierno Noruego, por un
valor de US$ 52,5 millones. Esta campa_a ten_a como objetivo ayudar a la
industria naviera noruega (en esos momentos en crisis) a trav_s de colocar los
barcos en pa_ses en desarrollo como Ågpr_stamos de ayuda al desarrolloÅh,
otorgando facilidades para la compra de los barcos y para la autorizaci_n de los
pr_stamos por parte de la Agencia Noruega de Garant_as para la
Exportaci_n (GIEK).

Cuando la Flota Bananera Ecuatoriana entra en liquidaci_n , los barcos
Son comprados por Transnave, y el Estado Ecuatoriano asume la mayor parte
de la deuda con el GIEK, US$ 26,2 millones (US$13.5 millones en el marco de
las negociaciones del Club de Par_s, y US$12,7 millones como pr_stamo
bilateral), a pesar que este pr_stamo es considerado como Ågdeuda
comercial privadaÅh, por el Banco Central del Ecuador, y por tanto deb_a ser
cancelada por las empresas FBE o Transnave.

El pr_stamo de US$ 12,7 millones fue cancelado por el Estado
ecuatoriano al Gobierno de Noruega, mientras que la deuda con el Club de Par_s se ha
incrementado de US$ 13,5 millones a US$ 50 millones, a_n cuando se han
pagado US$ 14 millones por concepto de intereses y capital; es decir
que la deuda con el Club de Par_s por estos barcos se ha incrementado 4.7
veces. Las renegociaciones de deuda lejos de reducir el capital, aumentan m_s
la deuda. Los pa_ses industrializados otorgan pr_stamos a los pa_ses en
desarrollo en funci_n de sus intereses. Si a esto se suma el hecho de
que no se conoce el paradero del objeto del pr_stamo (4 barcos), as_ como
el uso que se les ha dado hasta la fecha, comprobamos que el pr_stamo para la
compra de estos barcos, no ha beneficiado a la poblaci_n ecuatoriana,
sino m_s bien ha causado un perjuicio ins_lito, configurando claramente la
figura de una deuda ileg_tima, puesto que hoy debemos US$ 50 millones por un
pr_stamo inicial de US$11.500 millones. _Cu_ntas deudas ileg_timas
est_n cubiertas bajo la muletilla de Åghonrar los compromisosÅh de la deuda
externa p_blica?

Nos unimos a la Comisi_n de Control C_vico de la Corrupci_n quien
resolvi_, el d_a 16 de octubre, exhortar a las autoridades nacionales para que
por la v_a diplom_tica requieran al Gobierno de Noruega la extinci_n total de
las obligaciones contra_das por el Ecuador en este componente de la deuda
para con el Club de Par_s, por considerarla una deuda ileg_tima, y tambi_n:

_ DEMANDAMOS LA REALIZACI_N DE AUDITORIAS CIUDADANAS A LA DEUDA
PUBLICA INTERNA Y EXTERNA.
_ EXIGIMOS LA CANCELACI_N DE LAS DEUDAS ILEGITIMAS.
_ PRIORIDAD PARA LA INVERSI_N SOCIAL ANTES QUE EL PAGO DE LA DEUDA.
_ GARANTIZAR EL CUMPLIMIENTO DE LOS DERECHOS HUMANOS, ECONOMICOS Y
SOCIALESDE LA POBLACI_N ECUATORIANA.
_ PERSECUCI_N JUDICIAL A QUIENES SE HAN BENEFICIADO DE ESTOS PROCESOS.

CDES, 25 octubre 2002.



Carta abierta de los movimientos sociales de Ecuador al candidato Lucio Gutiérrez

Resumen Latinoamericano
3/11/2002

Un nuevo fantasma recorre nuestro Continente: una corriente de renovación democrática gira hacia las posiciones alternativas, no sólo en nuestro país, sino en América Latina. El triunfo de Lula en Brasil, la permanencia de Chávez en Venezuela, el avance de Evo Morales en Bolivia y la victoria de Lucio en Ecuador, muestran que no se trata de un hecho parcial: la crisis del poder tradicional no es sólo de representación, sino de presentación; la crisis no sólo es del sistema político y de los partidos tradicionales, sino también del proyecto y del poder que lo sustentan.
El 20 de Octubre de 2002 triunfa Lucio Gutiérrez en la primera vuelta para la representación presidencial, además se realiza un avance importante de la representación parlamentaria de la alianza Sociedad Patriótica-Pachakutik. La rebelión del 21 de enero del 2000 fue el momento de la presentación, el momento de la semilla; aunque en realidad la presentación venía desde atrás, desde el Levantamiento de 1990, desde el triunfo del Cenepa en 1995, desde la victoria en el Plebiscito de noviembre del 95 contra las privatizaciones, desde febrero del 97, desde la construcción de la unidad de un nuevo bloque histórico con la participación de los pueblos indios, los movimientos sociales, los militares patriotas, los cristianos comprometidos, los ciudadanos y ciudadanas que aspiran a un nuevo país. A menudo los propios actores no hemos sido capaces de reconocer ese camino.
El 23 de mayo de 2002 la Coordinadora de Movimientos Sociales firmó un acuerdo programático-electoral con la Sociedad Patriótica; fue el primer paso en estas elecciones para construir no sólo una unidad electoral, sino un Frente de Salvación Nacional que congregue a todas las fuerzas que enfrentamos al neoliberalismo y buscamos una transformación profunda del país, la refundación de la República. Surgieron diversas dificultades que ahora debemos superar.
El pronunciamiento electoral del 20 de octubre nos coloca nuevamente ante una exigencia histórica: reconstruir la unidad programática del bloque 21 de enero, para asegurar la victoria de Lucio en la segunda vuelta electoral y garantizar un sustento sólido del próximo Gobierno que deberá afrontar condiciones extremadamente difíciles para nuestro país y nuestro pueblo. El mandato del pronunciamiento popular se basa en el imaginario de la rebelión del 21 de enero: la reorganización de todos los poderes del Estado, la derrota del proyecto neoliberal y la reorientación de la economía hacia la producción y el trabajo, el combate a la corrupción y la construcción de una integración diferente de los pueblos andino-bolivarianos y latinoamericanos, para lograr una vida digna para todos y todas.
La Coordinadora de Movimientos Sociales ratifica la alianza programático-electoral que firmamos con la Sociedad Patriótica el 23 de mayo: respaldamos la candidatura presidencial del Coronel Lucio Gutiérrez desde un Programa de Salvación Nacional y desde el objetivo de la construcción de una fuerza política capaz de realizar ese programa.
Nuestra tarea inmediata es contribuir al triunfo de Lucio Gutiérrez en la segunda vuelta electoral y detener el peligro que representa el intento de Alvaro Noboa de comprarse un país para convertirlo en su hacienda bananera.
Las condiciones son positivas para este objetivo: nuestro pueblo está cansado de las ofertas no sólo de los viejos políticos, sino también de las limosnas de los antiguos dueños del país; ya no cree en las fundas de avena ni en las camisetas, ahora busca un cambio profundo que le garantice una vida digna y sencilla. El poder tradicional está asustado: los ex -Presidentes se lamentan que el pueblo se ha equivocado, los banqueros y algunas cámaras empresariales impulsan la estrategia del miedo y el desastre, los expertos económicos recomiendan prudencia y continuidad, el Fondo Monetario pone las reglas para las negociaciones. Está asustado, pero no renuncia a su juego: busca establecer un cerco contra la esperanza de cambios profundos, y esgrime la espada del terrorismo económico. Alvaro Noboa ofrece el paraíso mercantil: convertir al Ecuador en una zona franca, en un supermercado.
Se avizora el triunfo de Lucio en la segunda vuelta. Sin embargo no podemos mentirnos: el país está quebrado, el modelo económico no funciona, la dolarización ha colapsado, la producción se ha deteriorado, la pobreza ha continuado creciendo, la corrupción ha recrudecido sobre todo en este último tramo del Gobierno de Noboa; y las salidas no son sencillas. El año terminará con un déficit de la balanza de pagos por encima de los mil millones de dólares, la tasa de interés continúa sobre el 20%, la inflación superará el 10% en dólares, la deuda pública está en 16 mil millones de dólares, la fuga de capitales llega también a 16 mil millones de dólares.
Nuestro pueblo busca también garantías y seguridades. Por ello, nuestra tarea principal es contribuir a construir esas garantías y seguridades: contribuir a definir las alternativas del Plan de Gobierno, a organizar el poder popular y los equipos de dirección, y a consolidar la unidad del Bloque 21 de enero, como la base de una gran alianza, de una gran minga por la salvación nacional.
El Gobierno de Lucio Gutiérrez estará ante una disyuntiva: o consolida la expectativa de cambio profundo generada desde la semilla del 21 de enero y el grito de los excluidos; o empieza a ceder a las presiones directas o indirectas del poder para quedarse en un gobierno "moderado" que termine por caer enredado en un cerco que impida realizar los cambios necesarios para superar la crisis. El espejo de Argentina y la sombra de un débil De la Rúa que subió con un amplio apoyo popular y la expectativa de un cambio profundo, pero luego no se atrevió a dar el salto, no pueden ser olvidados. El cerco de la derecha y las presiones de los grupos de poder en torno a Lucio Gutiérrez ya han comenzado.
Lucio Gutiérrez nos ha enseñado la prudencia, ahora nos toca aprender juntos la firmeza y la sabiduría para encontrar las estrategias justas.
Enfrentamos misiones complejas, en un mundo dominado por un poder imperial. Tenemos que buscar las estrategias justas para detener la imposición del ALCA que en nombre de la integración nos lleva a la anexión de nuestros países al dominio de las transnacionales; e impulsar otra integración, basada en la convergencia, la cooperación, la complementariedad y la solidaridad de nuestros pueblos y nuestros países.
Para detener el involucramiento en el Plan Colombia y en la estrategia belicista del Gobierno estadounidense; e impulsar una política de paz y de búsqueda de soluciones políticas al conflicto y de recuperación de nuestra soberanía en la Base de Manta. Para detener la política neoliberal de privatización y concesión de nuestros recursos estratégicos, en particular, el petróleo, la energía eléctrica, las telecomunicaciones, la seguridad social, la salud y la educación; e impulsar una política que combine la modernización y la eficiencia de las empresas públicas con el servicio a la comunidad y la transparencia. Para detener la especulación y el robo de los banqueros corruptos, los grupos tradicionales de poder y del capital extranjero golondrina; e impulsar un plan emergente de reactivación productiva, orientada a la producción de bienes y servicios que garantice a los ecuatorianos el acceso a alimentación, vestuario, vivienda, educación y salud; y de rescate de la política monetaria y cambiaria para apoyar la producción y el empleo. Reactivación que debe fundamentarse en una nueva reforma agraria que defienda la seguridad y la soberanía alimentaria de nuestro país, en la reforma del espacio urbano que enfrente el déficit de vivienda, en la utilización de la economía hidrocarburífera como palanca para un desarrollo basado en la soberanía energética, en el apoyo a la utilización de energías limpias y en la reorientación de los ahorros de la seguridad social para mejorar los servicios a los afiliados y contribuir a la inversión interna. Para detener las imposiciones de las políticas nefastas del Fondo Monetario Internacional y del capital financiero transnacional; e impulsar una política de dignidad y respeto en las relaciones internacionales. Para derrotar a la corrupción, recuperar alrededor de 2 mil millones de dólares para el presupuesto público e impulsar un Plan Nacional de lucha contra la corrupción y de promoción de una nueva ética de justicia, honradez y solidaridad.
La crisis es grave, pero hay alternativas para construir una nueva economía y una nueva democracia y no repetir la historia tradicional de los paquetazos en contra del pueblo, de las alzas del gas, de las tarifas de servicios básicos, de la gasolina. Es posible construir una economía orientada al desarrollo humano empezando por garantizar un empleo, un salario y las condiciones básicas para una vida digna.
Tanto repetir se ha tornado un lugar común afirmar que las fuerzas alternativas no tenemos un programa y no sabemos cómo enfrentar la crisis. En medio de las diversas batallas hemos ido construyendo propuestas que no han sido escuchadas por el poder tradicional, enfrascado en escuchar sólo sus propias voces y mirarse en su propio espejo, mientras olvidaba el llanto y el hambre, los sueños y las esperanzas de las mayorías. Ahora recogemos una parte de ese camino, lo entregamos en manos de nuestro próximo Presidente y de nuestro pueblo, y nos comprometemos a sistematizar las diversas visiones nacidas desde la sabiduría de los campesinos, de los indios, de los trabajadores, de los empresarios productivos, para encontrar las salidas a la larga crisis que vive el país.
Sabemos que la tarea es difícil, pero confiamos en el Ecuador profundo, que viene desde las raíces de Rumiñahui, Bolívar y Alfaro; confiamos en el apoyo de los pueblos hermanos y los gobiernos amigos y en el respeto de la comunidad internacional.
Nuestra misión, como movimientos sociales, es organizar la vigilancia para que el programa y la estrategia de la esperanza por una vida digna para todos y todas se realice.

Atentamente,

FETRAPEC, CMS, CONASEP, CETRAPIN, CENAPECO, FENACOMI, FRENTE DE MUJERES, CAMARA NACIONAL DE LA MICROEMPRESA, FEDERACIÓN DE CAMPESINOS DE ZAMORA, FRENTE NACIONAL DE JUBILADOS, MOVIMIENTO DE LOS/AS SIN TECHO, COORDINADORA ESTUDIANTES, PERJUDICADO DE LA BANCA, ACCION ECOLÓGICA, FRENTE DE PROFESIONALES, ASOC. DEFENSA CONSUMIDOR...

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