25-02-2008
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Donna DeCesare
How Edgar Bolaños Became
Shy Boy in El Salvador

a New York photojournalist, is examining youth identity and gang violence in the Americas.
José Luis Castillejos Ambrocioe
periodista O.Lalin fotografo
Un reportage
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Le maras e il loro inizio negli Stati Uniti
por Carlos Cáceres R.

Traduzione di Stefania Maria Ciminelli, revisione di Fiamma Lolli, coordinamento Daniela Cabrera Traduttori per la pace, www.traduttoriperlapace.org


Foto di Donna De Cesare©


La mancanza di opportunità, il sentimento di appartenenza al gruppo, la dipendenza dalle droghe e il loro commercio, l’emarginazione sociale, le varie forme di estorsione, il risentimento verso altri settori della società, la pluralità di simboli e la violenza sono stati fattori di particolare importanza nel comportamento e nell’esperienza dei giovani centroamericani che prima sono entrati a far parte di alcune bande negli Stati Uniti
– soprattutto a Los Angeles – e che poi hanno formato le due maras più temibili, la Mara Salvatrucha e la Mara 18, le cui caratteristiche sono il disprezzo della vita umana e la presenza nell’ambito del crimine organizzato.


Negli anni Ottanta in America centrale si crea una particolare situazione sociopolitica: migliaia di emigranti senza visto abbandonano i propri rispettivi paesi per entrare negli Stati Uniti, scappando dalle persistenti condizioni di disoccupazione e sottoccupazione, povertà, povertà estrema, totale miseria ed emarginazione. Anche lo sviluppo della violenza politica, che vulnera lo stato di diritto, e l’aumento delle attività belliche, con le guerre in Salvador, Honduras e Nicaragua e le loro nefaste conseguenze sul tessuto sociale di ogni paese, contribuiscono a far sì che molti centroamericani decidano di cercare negli Stati Uniti migliori condizioni di vita. Nel caso del Guatemala, un conflitto armato interno, durato trentasei anni, e il suo portato  di sabotaggio, terrorismo, paura, arresti, desaparecidos, omicidi e, in generale, continui attacchi alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sono i fattori che contribuiscono a incrementare i diversi flussi migratori (esiliati, rifugiati, lavoratori costretti a spostarsi in altri paesi), portando un gran numero, mai quantificato, di guatemaltechi a decidere di andare negli Stati Uniti.



Uomini e donne centroamericani si insediano così nei quartieri latini di Los Angeles e di altre città. Qui subiscono gli effetti dell’esclusione sociale, ricorrono al sostegno di amici e amiche membri di bande giovanili della città e diventano compagni di giovani di altre nazionalità. Si sottopongono al brutale rito dell’iniziazione nel gruppo e comprendono la necessità di muoversi  in un determinato territorio, che sfruttano e tengono sotto la loro “protezione”.

Il processo di assimilazione di una forma di comportamento basato sulla cultura della violenza – accompagnata dall’uso delle armi – porta i giovani centroamericani a creare proprie organizzazioni. Con l’antecedente dell’organizzazione criminale Baby Spiders, nata nel 1966, si forma a Los Angeles la gang Eigtheen Street, poi conosciuta come Barrio 18. Nel Salvador prenderà il nome di Mara 18.

E ancora, nella Contea di Los Angeles, come scrive Marco Lara Klahr nel suo libro Hoy te toca la muerte. El imperio de las maras visto desde adentro, dall’esperienza di una banda chiamata La Maravilla e dalla simbologia del numero 13 (che negli alfabeti inglese e spagnolo corrisponde alla lettera M, iniziale di marihuana), nasce “la Mara Salvatrucha” (fondata, secondo l’autore, nel 1985), “chiamata anche laEmeese, la MS 13 o MSXIII, la Mara o la Trece”.

Queste due maras si specializzano nella vendita di protezione e, nei rispettivi territori, cominciano a consumare droga e a controllarne il traffico. Immerse appieno nel mondo della delinquenza, con la sua sequela di assassini, intraprendono una lotta intestina, che in seguito esporteranno nei paesi centroamericani. La polizia statunitense reagisce arrestando i responsabili di fatti delittuosi, sia che si tratti di azioni legate alla loro appartenenza alle gang o del semplice fatto di non avere i documenti in regola. In entrambi i casi, la pena sarà l’espulsione.


Al ritorno nei rispettivi paesi, i giovani membri di queste gang vi impongono la loro forma di organizzazione più complessa (la clica, cellula della mara, in cui confluiscono due o più persone e che funziona a livello di strada, quartiere, colonia o zona), nella quale, però, è più difficile che entrino degli infiltrati. Il comando della clica o della mara è determinato in base al grado di inasprimento della violenza e all’abilità nell’uso delle armi. Conservando il contesto culturale statunitense come punto di riferimento, questi giovani si adattano progressivamente al paese da cui originariamente provengono. Tra lo spanglish e la loro lingua materna, nasce un’altra forma di comunicazione fatta di gergo e di tatuaggi, utilizzati quale particolare forma di identità.

Le maras sono presenti in Salvador, Honduras, Guatemala e, in misura minore, in Nicaragua. In Messico si muovono lungo il sistema ferroviario degli stati del sud-est, assaltando e violentando gli emigranti che cercano di arrivare negli Stati Uniti. Il barrio (quartiere) diventa territorio di dominio, i cui abitanti devono sottostare alla loro vida loca (una “follia” fatta di ricatti, abusi, droghe). La sfida che questo fenomeno ci pone davanti è discutere sul metodo con cui affrontarlo: servono leggi e sviluppo socioeconomico, non ulteriore violenza.




Carlos Cáceres R. ccaceresr@prodigy.net.mx

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