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Se ne parla pochissimo in Europa, ma la partita che si consumerà in Brasile il prossimo 23 ottobre avrà un effetto concreto su tutta l'America Latina e il mondo intero. E' una partita che vale molto di più delle qualificazioni ai mondiali, perché il tema che fa da sfondo a quella partita politica, giuridica, sociale mette il dito sulla grande piaga brasiliana: la violenza.
Il 23 ottobre i brasiliani saranno chiamati a pronunciarsi su un quesito referendario molto semplice eppure molto difficile: «Il commercio delle armi da fuoco e delle munizioni deve essere proibito in Brasile?». «Sim! (= Si)» dicono i movimenti di base, le organizzazioni non governative, le associazioni per la pace e per i diritti dell'uomo, le comunità di base... «No!» affermano invece le fabbriche di armi, i gruppi di potere, i ricchi proprietari terrieri, l'oligarchia politica, l'opposizione al presidente Lula.
REFERENDUM IN BRASILE il 23 Ottobre 2005:
CONTRO LE ARMI? SI!
Di Francesco Comina - Mosaico di Pace

Le foto di armi si riferiscono alla - Campanha Nacional de Recolhimento de Armas 2004/2005 - Foto tratte da http://www.desarme.org
La posta in gioco è grande, perché gli interessi sono enormi. Chi si batte per il «Si» guarda la situzione con gli occhi delle vittime, fa il bilancio degli ammazzati nell'ultimo anno, controlla le cifre spaventose di una carneficina che si consuma nella quasi totale impunità. Muoiono giovani sindacalisti, muoiono preti che coraggiosamente denunciano i criminali, muoiono ragazzi, si consumano le vendette incrociate fra le bande, aumentano le rapine accompagnate da omicidi, crescono i regolamenti di conti, impazza la violenza armata che si diffonde come un gioco del videogames. Chi affila la lama del «No» utilizza la spaventosa carneficina per dire che le armi servono per difendersi da tanta violenza, che il commercio delle armi serve al Pil, che senza la pistola sotto il cuscino tutti diventiamo ostaggio di chi quella pistola se la tiene incollata alla cintura dei pantaloni. E ancora - dicono i signori delle armi - che «mentre disarmiamo i buoni cittadini, armiamo la mano dei cattivi ai quali liberiamo il campo per agire indisturbatamente contro di noi, contro i buoni che sono buoni perché sanno come utilizzare le armi per difendersi dai cattivi che, invece, le usano per abusare degli altri, per ammazzarli, per annullare la società civilel brasiliana».
Il «Sim» possiede pochi mezzi, poche risorse, poche possibilità di diffondere i motivi per cui il rifiuto del commercio armato diventa fondamentale per la società. Il «No» possiede grandi capitali, ha in mano i grandi mezzi di comunicazione, sa come arrivare direttamente nelle case dei cittadini e nei centri del potere finanziario.
Il «Sim» ha dalla sua la maggioranza dei cittadini, ma una maggioranza difficile da raggiungere perché è una maggioranza di «esuberi», come vengono definiti i poveri più poveri secondo i parametri economici. Sono i favelados, gli abitanti delle tante favelas, sono gli analfabeti dell'interno, gli anziani senza nulla, i tanti sem (terra, lavoro, casa ecc). Sono le vite rifiutate, travolte dal destino, interrate dallo squilibrio nord-sud, ammalate di povertà, perseguitate dalla violenza armata.
La campagna per il Sim deve penetrare dentro questi anfratti, deve lavorare sui molti livelli, deve contrastare la violenza dell'altra parte, deve esserci in televisione, nelle radio, sui giornali. Non può perdere colpi perché a fronte di un sistema organizzatissimo, la forza del «Sim» si diffonde nell'orizzontale della società civile, mettendo in moto i muscoli disarticolati delle varie componenti sociali.
L'appoggio che può venire dall'Europa è enorme. I movimenti per la pace, per i diritti, le associazioni che si battono per una democrazia dal basso, singoli individui possono fare la loro parte per aiutare i gruppi di base brasiliani in questa importante partita referendaria. Servono appelli, lettere, contributi vari, adesioni alla campagna, finanziamenti per dar man forte al «Sim».
Uno dei referenti più importanti della campagna nazionale per il Si al referendum è un missionario bolzanino da quasi quarant'anni in Brasile. Si chiama Ermanno Allegri. E' direttore di ADITAL (www.adital.com.br), un'agenzia di stampa che copre tutta l'America Latina. Allegri è stato incaricato di coordinare, attraverso la sua agenzia che tiene i collegamenti con le comunità di base in tutto il Brasile, le attività di sensibilizzazione della campagna per il Si. Ma serve un aiuto concreto da parte dell'Italia e dell'Europa.
«I movimenti per la pace e i diritti umani in tutto il mondo - scrive Allegri - potrebbero fare delle campagne di appoggio al referendum e ai gruppi che lavorano in Brasile per il SIM. L'agenzia di stampa ADITAL può giocare un importante ruolo all'interno di questa campagna. Però serve un aiuto finanziario dall'Italia, dall'Europa per mettere in campo un'azione di sensibilizzazione forte delle comunità di base in tutto il Brasile. Aiutateci, lal posta in gioco in grande. Se vincessero i Si al referendum potrebbe partire dal Brasile un vento virtuoso di disarmo per tutta l'America Latina e il mondo».
Per chi fosse interessato a prendere parte a questa campagna e ad impegnarsi dall'Italia può mettersi in contatto con il Centro per la Pace del Comune di Bolzano (welapax@hotmail.com). Tel 0471/402382
http://www.desarme.org/publique/media/entrega03.jpg
Meno vittime per armi da fuoco
Di Ermanno Allegri - Direttore Esecutivo www.adital.com.br

Nella foto: Ermanno Allegri (a sinistra) posa con Alex Zanotelli.
Gli sforzi del governo brasiliano per disarmare la popolazione sembra diano i risultati che si sperava. I dati del Ministero della Sanitá mostrano che, in relazione al 2003, lindice nazionale di morti per armi da fuoco é diminuito dell8,2% lo scorso anno, quando é iniziata la Campagna. É la prima volta negli últimi 13 anni che questo numero diminuisce.
Questa percentuale rappresenta 3.234 vittime a meno.
Secondo lanalise del Ministro della Sanitá, Saraiva Felipe, é stato determinante nel miglioramento degli indici il fatto che la popolazione, attraverso chiese, associazioni, ONG, sé trasformata in parte attiva della campagna per il disarmamento. La coscientizzazione della societá contribuisce con la riduzione significativa del numero di morti per armi da fuoco come anche per criare una cultura di pace in Brasile, ha sottolineato.
Nel 2004 le morti per arma da fuoco furono 39.325 -108 persone al giorno, nove a ogni due ore. Nel 2004 sono state 36.091.
Questa riduzione sé verificata in 12 stati del paese. Lo stato che piú ha contribuito per la riduzione di questo indice nel 2004 é São Paulo, com una diminuzione di 1.960 morti. Segue Rio de Janeiro, con 672 morti in meno.
La UNESCO offre una considerazione ancora piú ottimista. Di fatto, se si mantenesse la linea ascendente del numero di morti per arma da fuoco, le previsioni per il 2004 erano di 41.682 morti. Perció, conclude la UNESCO, il gesto di consegnare le armi ha salvato, in realtá, 5.563 vite umane.
Alcuni analisti sociali avanzano lipotesi che questo risultato positivo é dovuto ad altri due fattori che il governo Lula ha sviluppato simultaneamente: lincentivo, timido ancora, delle politiche sociali e la repressione sistemática al crimine organizzato.
Senzaltro la Campagna per il Disarmamento é una marca storica per il Brasile. Da quando é iniziata, il 15 di luglio del 2004, fino ad agosto scorso (in poco piú di un anno), la polazione ha consegnato 443.719 armi da fuoco.
Allinizio si pensava di raccogliere circa 80.000 armi fino alla fine del 2004. Poi si amplió la meta a 200.000 armi, ma anche questa previsione fu superata. Cosí il Governo Federale decise di estendere la Campagna fino al prossimo 23 di ottobre, giorno del referendo.
Cosí, nonostante qualche errore reale e molte pugnalate alla schiena, il governo Lula ha risultati positivi da mostrare. Risultati che fanno sperare in cambiamenti profondi.
Di No alle armi e Sì alla vita
Di Frei Betto - Frate domenicano e scrittore

Nella foto: Ermanno Allegri (a sinistra) posa con Alex Zanotelli.
Esiste un organismo multilaterale chiamato OCDE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che riunisce i 30 paesi ricchi. Per ogni dollaro destinato alla cooperazione, i trenta spendono 10 dollari per attività militari. Il dato è del Rapporto sullo Sviluppo Umano, ONU/2005.
Nel 2000 sono stati spesi in armamenti 524 miliardi di dollari. Nel 2003, pós-Bin Laden, 642 miliardi di dollari. Un aumento del 25%. E nel 2003 i 30 paesi hanno destinato alla collaborazione con i paesi più poveri solo 69 miliardi di dollari. Cioè, 10% di quanto si è investito in armi. Il caso degli USA causa orrore, come direbbe mio nipote: 1% del suo bilancio è andato per gli aiuti internazionali e il 25% per attività belliche.
Tutto laiuto che, durante un anno, quei paesi danno per combattere lAIDS rappresenta appena tre giorni di spese militari. Conviene ricordare che lAIDS uccide circa 3 milioni di persone allanno. La fame, 5 milioni di bambini allanno. Un genocidio. La stessa ONU pratica quello che critica. Nel 2005, sta spendendo per mantenere i suoi caschi azzurri nelle zone di conflitto, più di quanto i paesi ricchi daranno in aiuti per lAfrica.
Nel Brasile, il 23 ottobre, votiamo per decidere se il commercio di armi deve o no essere proibito nel paese. Voterò SÌ. Risposta 2. Inchiesta dellUnesco, diffusa il 9 settembre, dimostra che nel 2004 il numero di morti per armi da fuoco è diminuito del 15,4% rispetto alle previsioni. Sono state risparmiate 5.563 vite. E questo grazie alla campagna per il disarmo del governo Lula.
Tra il 2003 e il 2004, confrontati i numeri di vittime da armi da fuoco, cè stata una riduzione dell8,2%. Sono state risparmiate 3.234 vite. E un piccolo passo in avanti. Rispetto allindice dei morti, è quasi niente. Lanno scorso, le pallottole uscite dalle canne di revolver e fucili, pistole e mitragliatrici, hanno falciato 36.119 vite in Brasile. Se non ci fosse la campagna per il disarmo sarebbero state circa 42 mila le vittime fatali.
Grazie al fatto che molti hanno detto addio alle loro armi, nella regione Sudest la riduzione di morti per armi da fuoco, nel 2004, è stato dellordine del 20,1%, la maggiore del paese. Meno armi, meno morti. Votare sì nel plebiscito del 23 ottobre è dire un sì alla vita.
Largomento di che i malviventi continueranno armati è una fallacia. Meno commercio di armi, meno possibilità di ottenerle. Oggi i malviventi agiscono sotto leffetto della droga. Quando vedono la vittima armata, sparano per uccidere. Le statistiche comprovano che una vittima disarmata ha più chance di sopravvivere di quella che porta con sé unarma.
Il paese più violento del mondo sono gli USA. Più di 2 milioni di persone nelle prigioni. Ciò dimostra che violenza non è risultato della miseria, ma della mancanza di una cultura umanista. Chi impara a sentire piacere nelluccidere pupazzi virtuali nei videogame sta bevendo il veleno bellicista. Ricerca recente rivela che, negli USA, 1,7 milioni di bambini vivono in una casa con armi. E 1/3 degli adulti possiede revolver o qualche tipo di fucile in casa ( HYPERLINK "http://www.pediatrics.org" www.pediatrics.org). Nel 2002, gli spari hanno fatto 1.400 vittime tra bambini e adolescenti, dei quali 90% si incontravano in casa quando è avvenuta la fatalità.
Bush crede che la pace verrà come risultato dellimposizione attraverso le armi. Il profeta Isaia indica il cammino contrario: solo ci sarà la pace come figlia della giustizia (32,17). Una civilizzazione dellamore non sarà mai conquista di spiriti guerrieri.
Esclusivo:
Intervista con Antonio Rangel Bandeira
A cura di ADITAL www.adital.com.br

Sociologo e coordinatore del programma di controllo di armi dellONG Viva Rio, Rangel è stato a Fortaleza (CE) per la presentazione del suo libro Armi da Fuoco: Protezione o Rischio?, elaborato con la collaborazione di Josephine Bourgois. Approfittando loccasione ha ribadito la necessità che le persone capiscano limportanza della Campagna per il Disarmo e il pericolo rappresentato dalle armi da fuoco.
ADITAL: Molti allegano che si stanno disarmando gli uomini perbene, permettendo che i banditi continuino armati. Infatti, nessun criminale consegnerà la sua arma.
Antônio Rangel Bandiera: Di fatto, nessuno spera che i malviventi consegnino le armi e nemmeno che comprino le armi in un negozio. Chi compra le armi in un negozio siamo noi, uomini perbene, convinti che questa arma ci proteggerà. Ma, dopo, il criminale sottrae questa arma dalla nostra macchina o dalla nostra casa. Nel 2003, in Brasile, sono state rubate 56 mila armi da uomini perbene. Questa è una delle maggiori fonti di rifornimento di armi per il crimine.
ADITAL: I difensori delle armi dicono che il disarmo non risolverà il problema della violenza. E allora, perché incentivare le persone a consegnare le loro armi?
ARB: La violenza è un problema complesso con molte cause e una di queste è la proliferazione, la facilità con cui si ottengono, senza controllo, armi e munizioni in questo paese. Il disarmo è il primo passo, e molto importante, perché fa diminuire il numero di morti. Oggi il Brasile è il paese nel quale più si ammazza e più si muore per armi da fuoco nel mondo. E evidente che il disarmo da solo non risolve il problema. Deve essere accompagnato da altri provvedimenti come: umanizzazione del sistema carcerario, democratizzazione del potere giudiziario e riforma della polizia. Allora, il disarmo da solo non risolve. Ma senza di questo
il nulla.
ADITAL: Perché consegnare le armi da fuoco che difenderanno le persone perbene e le loro famiglie? Non esiste per tutti il diritto alla legittima difesa?
ARB: Che unarma in casa o un arma alla cintura da una maggior protezione, è pura illusione. E una storia da cinema. In realtà, il malvivente ha sempre liniziativa dellattacco e sempre sorprende luomo perbene. E luomo perbene se ha unarma in casa non potrà usarla e se la userà avrà la peggio. Allora unarma rappresenta molto di più un rischio che una protezione. Per questo il libro che sto presentando si chiama: Armi da fuoco, protezione o rischio?. La questione della legittima difesa si fonda sul diritto alla protezione della vita. Ma le statistiche indicano che quando si tenta di reagire a un assalto a mano armata, chi ha la meglio è il criminale. Chi reagisce con una arma da fuoco a un assalto ha 180 volte più possibilità di essere ucciso di chi non reagisce. Pertanto, chi reagisce con una arma da fuoco sta mettendo a rischio la vita della sua famiglia, di sua moglie, dei suoi figli, e quindi, non si tratta di legittima difesa.
ADITAL: Cioé, unarma in casa é un rischio in più?
ARB: Soprattutto per le donne. In Brasile, quasi metà delle donne uccise da armi da fuoco sono state assassinate dal loro compagno, dal loro marito, dal loro ragazzo, dal loro fidanzato
uomini che bevono, uomini che, presi da un attacco di gelosia, uccidono le loro spose. Con larma di casa! Senza parlare, poi, delle morti per incidente!
ADITAL: Sono costanti le denunce di corruzione coinvolgendo poliziotti, appartenenti sia alla polizia civile, sia alla polizia militare e perfino alla polizia federale. Se è così, chi garantisce la sicurezza dei cittadini?
ABR: E vero, la nostra sicurezza pubblica è contaminata dal crimine. Molta gente che occupa posti di comando è stata preparata durante la dittatura. Insomma, la protezione alla popolazione è molto inferiore a quello che ci si dovrebbe aspettare. Per questo lo Statuto del Disarmo, che è la maggior legge di controllo di armi, non solo raccomanda che i civili consegnino le armi per la propria sicurezza, ma indica anche gli obblighi della polizia quanto al disarmo dei criminali. Per esempio: segni di identificazione per le munizioni, creazione di una banca di dati per accompagnare le armi, elevazione della pena a 12 anni per chi usa armamento proibito
riassumendo, la legge è ben fatta. Noi adesso dobbiamo fare pressione sul governo affinché metta in pratica questa legge, affinché non sia unaltra buona legge che rimane solo sulla carta. Una polizia che ritiene che la gente si deve armare per difendersi, è una polizia che riconosce la propria incompetenza nellesercizio delle sue funzioni. Allora dobbiamo migliorare la polizia, riformarla affinché il poliziotto diventi onesto e efficiente.
ADITAL: Ricevere armi illegali o coinvolte in atti criminosi non è una forma di favorire i malviventi?
ABR: In verità, in Brasile e nei più di 30 paesi in cui si realizza la consegna volontaria di armi, le armi coinvolte in atti criminosi non sono mai consegnate, perché si sa che le armi saranno periziate dalla polizia. E non esiste motivo per consegnarle. Se un criminoso vuole disfarsi di unarma è molto più facile venderla o gettarla in mare. Il numero di armi illegali consegnate illegali nel senso di coinvolte in atti criminosi è praticamente zero. Ma unarma illegale (non registrata) è vantaggioso che sia consegnata, perché questa arma illegale, arma con il numero raschiato, è larma prediletta dai criminali, perché è unarma che può essere utilizzata e la polizia non potrà scoprirne il proprietario. Quindi, la consegna di armi illegali e la maggioranza delle armi consegnate sono armi che non sono mai state denunciate è molto interessante, perché il criminale la preferisce giacché significa più sicurezza nel praticare assalti.
ADITAL: Questo facilita il mercato nero di armi. Larma avrà un costo minore!
ARB: Al contrario, la Campagna in Brasile ha già raccolto 450 mila armi. Quindi cè scarsità, mancanza di armi, perché, come è risaputo, i ladri si riforniscono con armi rubate da uomini perbene. Succede che nel mercato clandestino il prezzo, per esempio del revolver calibro 38, che è il preferito dai criminali per assaltarci per strada o nelle nostre case, è già aumentato 5 volte, cioè, le armi nel mercato clandestino stanno costando di più. Nel Rio Grande do Sul, per esempio, i malviventi per la prima volta stanno assaltando negozi di armi e attaccando poliziotti per rubare le armi, esattamente perché non stanno più incontrando armi da rubare nelle case dei cittadini perbene.
ADITAL: Chi ci assicura che le armi raccolte saranno distrutte? Non possono ritornare, per vie oscure, nelle mani dei criminosi?
ARB: Vedi, il rischio esiste, e è per questo che le chiese e le ONGs raccomandano che questa arma quando è raccolta sia distrutta. Noi usiamo una mazza, e davanti alla persona che ci dona larma, la distruggiamo affinché non possa essere riutilizzata dal crimine organizzato. Ma, purtroppo, la maggioranza della polizia che sta raccogliendo le armi non fa così. In ogni modo sono già state raccolte più di 450 mila armi e, secondo si è potuto costatare, appena 11 armi sono state poi incontrate in mano a criminali. Quindi possiamo concludere che se ci sono disvii di armi, questi sono in numero ridotto. Ma io credo che in campagne future il governo dovrebbe, di fatto, adottare il metodo raccomandato dalle chiese e dalle ONGs che è la distruzione immediata dellarma.
ADITAL: I costi con la Campagna non sono uno spreco di denaro pubblico?
ARB: Senti, io penso di no, primo perché non è molto. Duecento milioni (Euro 71 milioni) possono sembrare molti, ma dobbiamo considerare che si spende quasi lequivalente 140 milioni di reais (Euro 50 milioni) tutti gli anni con il trattamento di feriti da armi da fuoco in Brasile. Pertanto, la Campagna, oltre a diminuire le spese di ospedale, ha salvato nel 2004, per la prima volta in 13 anni, 5.560 vite. E questo è fantastico! Sono più di 5 mila vite salvate con la riduzione di armi in circolazione. Io penso che la democrazia non ha prezzo. Realmente, noi che siamo passati per una dittatura, adesso abbiamo la possibilità di decidere se vogliamo un paese più armato o meno armato; è una grande conquista. Ancor più considerando che, in questa opportunità, ci sarà un nuovo censimento nel paese per diminuire le frodi elettorali e per dare alla popolazione povera un documento con fotografia che varrà come documento ufficiale.
ADITAL: Perché, invece di spendere milioni in indennizzi e con la propria Campagna, il governo non aumenta le spese con educazione, sanità, ecc.?
ARB: Per dire la verità, sono stati spesi per indennizzare chi ha consegnato la propria arma pertanto sono soldi entrati nelle tasche della popolazione 40 milioni di reali (Euro 15 milioni). Questo è molto poco se consideriamo lentità delle spese pubbliche. Ad ogni modo, la Campagna per il Disarmo ha fatto cadere più del 10% il ricovero di feriti in ospedale nello Stato di Rio de Janeiro. In São Paulo la riduzione è stata superiore al 7%. Sono migliaia di persone che non sono state ferite. Questo ha significato una grande economia nelle spese degli ospedali che hanno a disposizione questi soldi per trattare di altre malattie. Quindi, quando si investe in maggior sicurezza pubblica e nel togliere di circolazione le armi, in verità, diminuendo morti e feriti, stiamo riducendo le spese pubbliche e lasciando più denaro per gli investimenti in educazione, sanità e programmi di abitazione popolare.
ADITAL: Tu stai presentando in varie città questo libro Armi da Fuoco: Protezione o Rischio?. Come è ricevuto il libro e come percepisci il Brasile rispetto al Referendum?
ARB: Il libro è molto ben ricevuto, perché esiste pochissima informazione scientifica sui vantaggi e svantaggi delluso di armi da fuoco per lautodifesa. Le persone sono confuse ed è naturale. Ma il Viva Rio comprova, per le ricerche fatte in Brasile e nel mondo, che armarsi è un grande equivoco che porta un grande pericolo dentro casa: incidente con bambini, con nipoti, con figli, suicidi familiari. Il libro, quindi, dà informazioni scientifiche affinché le persone possano decidere con la loro testa. Nel libro rispondo a 100 domande, dubbi delle persone che vogliono informarsi per votare coscientemente nel Referendum. E un libro realizzato con lavoro volontario perché potesse essere venduto a un prezzo modico. E venduto nelle edicole di tutte le capitali brasiliane affinché anche chi ha non ha molte disponibilità economiche lo possa comprare.(**) Il lettore incontra informazioni di tutti e due i fronti. Ci sono gli argomenti a favore e gli argomenti contrari. Le persone possono così votare coscientemente senza lasciarsi influenzare da false informazioni e dalla nota manipolazione della paura che porta la gente a votare contro i propri interessi.
ADITAL: E le fabbriche di armi possono continuare
ARB:
E chi si spancerà dal ridere e sarà molto contenta con la paura della gente è lindustria delle armi; quanta più paura le persone hanno più armi comprano. Quanta più gente spara, usando munizione, più lucro questa industria avrà. Lavidità fa con che questi impresari dellindustria della morte come io uso chiamarli desiderino più violenza per aumentare le vendite dei loro prodotti mortiferi. Ma io sono sicuro che il popolo brasiliano dirà SI alla proibizione del commercio di armi e munizioni per fare del Brasile un paese con meno morti, un paese in cui possiamo vivere con solidarietà e con amore tra gli uomini.
(*) Sociologo, Coordinatore del programma di controllo di armi della ONG Viva Rio; Autore del libro Armi da Fuoco: Protezione o Rischio?; Durante molti anni è stato direttore del Dipartimento di Sociologia e Politica della Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro. Negli ultimi otto anni é stato uno dei piú attivi collaboratori di deputati e senatori per far approvare lo Statuto per il Disarmo e il Referendum.
(**) Il libro è in vendita nelle maggiori edicole di giornali per R$ 10,00 (dieci reais). Vedere la sua presentazione in HYPERLINK "http://www.adital.com.br" www.adital.com.br e in HYPERLINK "http://www.vivario.org.br" www.vivario.org.br
Un Atto Inter-Religioso per la Pace
All incirca 20 entità, che fanno parte del Comitato Cearense per il Disarmo, si sono riunite in Piazza Ferreira, a Fortaleza, Ceará, per celebrare la Pace il 21 settembre. La piazza é tradizionalmente occupata per le manifestazioni sociali di massa.
Come parte della programmazione per il Giorno Internazionale della Pace indetto dallONU per il giorno 21 settembre, è stato celebrato ieri in Piazza Ferreira un Atto Inter-Religioso per la Pace, organizzato da entità religiose che partecipano del Comitato Cearense per il Disarmo. Erano presenti allevento rappresentanti della Sheicho-No-Ie, della Chiesa di Cristo, del Buddismo Tibetano, del Santo Daime, del Centro di Raja Yoga Brama Kumaris, della Chiesa Evangelica di Confessione Luterana in Brasile, della Rosa Cruz-Amorc, del Centro Spirita Grão de Mostarda, del Movimento Focolarino, dellIstituzione Religiosa Perfect Liberty, della Conferenza dei Religiosi del Brasile, delle Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), dell Archidiocesi di Fortaleza, della Chiesa Messianica del Brasile, della Chiesa Betesda, dellIstituto di Yoga Vivekananda, della Diaconia, del Forum Trasformação e del Gruppo Geração e Ação.
Latto ha avuto inizio con i bambini del gruppo di capoeira Arte e Libertação, della Pastorale del Minore del Quartiere Tancredo Neves, dellAssociazione Santo Dias e con i rappresentanti delle entità religiose, portando incenso e bandiere con la parola Pace fino al Giardino della Pace; dopo questo momento i ragazzi si sono esibiti in una presentazione artistica.
Rappresentanti di ogni chiesa e religione hanno versato dellacqua per irrigare il Giardino della Pace, per mettere in risalto limportanza di tutta la società nella costruzione di un mondo più giusto e umano, e sono saliti sul palco per trasmettere alla società attraverso la musica, la poesia, preghiere e versetti biblici messaggi di amore e di vita. La rappresentante della Chiesa di Cristo ha letto 1 Corinzi 13,13: Rimangano la fede, la speranza e lamore perché solo il rispetto per laltro potrà portare al riscatto dellumanità.
Durante latto è stato letto un messaggio del Parlamento delle Religioni che considera lestrema povertà nel mondo, la corsa agli armamenti e la contaminazione dellambiente i maggiori ostacoli per una società di Pace. E la rappresentante del Buddismo Tibetano ha letto un messaggio del Dalai Lama che ricorda a tutti quanto sia indispensabile un movimento mondiale per raggiungere la Pace piena. Le Comunitá Ecclesiali di Base hanno intonato il canto Quando rinascerá il giorno della pace, quando brllerá il sole della speranza...
Tutti quelli che erano presenti allatto hanno potuto lasciare il segno della loro partecipazione sulla Bandiera della Pace che, oltre al logotipo delle entità partecipanti allevento, portava limpronta delle mani della popolazione.
...e consegna delle armi nel Giorno Internazionale per la Pace
Nella stessa giornata, durante circa sei ore, un posto della Polizia Federale ha ricevuto armi da fuoco nella stessa piazza, nel Centro di Fortaleza. I cittadini interessati alla consegna di unarma ricevevano una guida per trasportarla dalla propria residenza fino alla Piazza.
Oltre allindennizzo in denaro, le persone che hanno consegnato le armi hanno ricevuto anche delle piantine, distribuite dalle entità religiose presenti. Secondo Agilmário Menezes, agente della Polizia Federale, il buon numero di armi consegnate (più di 50) è un altro indizio che la campagna ha ricevuto una grande approvazione anche dalla popolazione del Ceará.
José Carneiro, uno dei presenti in Piazza, ha detto che era venuto a consegnare la sua arma perché aveva preso coscienza del vero pericolo che questa rappresentava. Larma in una casa non serve a niente. Qualcuno della mia famiglia potrebbe ferirsi accidentalmente. Era in possesso di questarma da più di 10 anni e ringraziava Dio per non averla mai usata. La studentessa Andréia Campos, invece, ha portato le armi del padre influenzata dalla Campagna per il Disarmo, i cui argomenti lhanno convinta che non cè bisogno di tenerle in casa.
Le armi, che saranno raccolte dalla Campagna per il Disarmo fino al prossimo 23 ottobre, non devono essere in regola per essere consegnate. La Polizia Federale non investiga né la provenienza dellarma né il cittadino che la consegna. Non si chiede se larma è legale o illegale, se è stata trovata, rubata o comprata. Limportante è consegnare larma da fuoco. |
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