Experiencias de ciudadanía activa
en Perú y Latinoamérica para construir
OTRO MUNDO POSIBLE
LOS COLORES DE LA ALTERNATIVA
Di Cristiano Morsolin


>> Scarica il libro in .rtf
>> Descarga el libro en .rtf
Prologo (1,7MB)
Presentación
Carta desde Italia
PRIMER CAPITULO (284KB)
La memoria sana, la justicia repara El proceso de la Comision de la Verdad CVR en Peru
SEGUNDO CAPITULO (216KB)
Conflictos socio-ambientales y la resistencia de los pueblos
TERCER CAPITULO (144KB)
Movimientos NATs e JOC: el protagonismo de los niños, adolescentes, jóvenes trabajadores organizados
PARA NO CONCLUIR (144KB)
¿Conclusiones?
Lima - 6 novembre 2004
Introduzione
Le frontiere non esistono, gli amori si
Nostra America: sognarti e possibile
per una integrazione continentale: questo slogan utilizzato dalla Piattaforma Interamericana dei Diritti Umani PIDDHH nel Foro Sociale delle Americhe di Quito, sintetizza il percorso di questo libro che analizza alcune esperienze e cammini della societa civile e dei movimenti sociali in Peru e in America Latina, impegnati nella costruzione di UN ALTRO MONDO POSSIBILE.
Questo libro intitolato I COLORI DELLALTERNATIVA ESPERIENZE DI CITTADINANZA ATTIVA IN PERU E AMERICA LATINA PER COSTRUIRE UN ALTRO MONDO POSSIBILE raccoglie vari articoli scritti in spagnolo per varie agenzie di informazione alternativa dellAmerica Latina ed Europa durante la mia seconda permanenza in Peru (luglio 2003 ottobre 2004) e si caratterizza per una visione continentale frutto delle mie esperienze in Ecuador e Brasile. Ho cercato di fotografare un arcipelago di movimenti, ONG, Chiese impegnate radicalmente nella lotta contro lesclusione e per consolidare un mondo piu giusto e fraterno.
Sotto le dichiarazioni, le analisi e le riflessioni, pulsano i cuori di compagne e compagni di viaggio che lottano, soffrono, si appassionano per costruire un ALTRO MONDO POSSIBILE, a partire dallazione quotidiana, a partire dalla loro vocazione di sognatori con i piedi per terra. Sento il privilegio di condividere questi cammini con molti rivoluzionari/e che, attraverso la loro vita e la loro organizzazione, testimoniano unopzione di militanza radicale, il calore di relazioni umane orientate verso la giustizia, lequita di genere, la ricchezza della diversita, di un Universo ALTRO che si trasforma in spazio di indignazione, di profezia ed alterita, di coraggio non solo per gridare la decisa opposizione a una sistema neoliberale che esclude, discrimina, fomenta guerre e violenze per imporsi, ma anche per costruire alternative possibili e praticabili.
La mia permanenza in America Latina (a partire dal giugno del 2001 fino ad oggi, ho vissuto solo un anno in Italia) mi ha plasmato in questa avventura di scoperta, esplorazione e contaminazione per osservare e partecipare in questo percorso di organizzazione sociale comunitaria che articola reti, mobilizzazioni, ecc. nella prospettiva di consolidare la cittadinanza attiva come forza che promuove uno sviluppo (ops...quale sviluppo???) - meglio dire...societa, eco-sostenibili che riconoscono il protagonismo dei movimenti sociali. Il mio orizzonte si e aperto e ha oltrepassato la visione dellinfanzia e adolescenza lavoratrice e di strada, per giungere ai conflitti socio-ambientali como violazione dei DESC (Diritti Economici e Sociali Collettivi) e dei diritti umani in generale.
Strada facendo, camminando in questa ottica e vocazione di essere costruttore di ponti tra Nord e Sud del Mondo, lesperienza in Peru mi ha profondamente interrogato sul significato della societa civile in un contesto andino atipico (pensando al protagonismo dei movimenti sociali, sopratutto indigeni e contadini dellEcuador, Bolivia, Colombia) di frammentazione sociale dopo un decennio di dittatura Fujimorista, una frammentazione che degenera nella contraddizione di due fori sociali separati nello stesso paese: uno promosso dalle ONG peruviane articolate in CONADES ed un altro promosso da movimenti sociali come CONACAMI (Coordinamento nazionale delle comunita colpite dallo sfruttamento minerario), il Movimento RAIZ, ecc.
Iluminante mi pare lanalisi di Francois Houtart Foro Mondiale delle Alternative, per identificare la societa civile dal basso (invito a leggere la sua relazione a pagina 6).
In un contesto di esclusione e poverta planetaria, di concentrazione iniqua della ricchezza e del potere, della militarizzazione degli interessi strategici, di saccheggio e di depredazione dellecosistema, si sta rafforzando una alternativa post-capitalista alla globalizzazione attuale.
A partire da Seattle, dai Forum Sociali Mondiali (come il recente Foro sociale delle Americhe di Quito dove SELVAS ha raccontato questo percorso di costruzione in esclusiva per il panorama italiano) evidenziano la forza rivoluzionaria delle reti nazionali, regionali ed internazionali come spazi di articolazione di un cammino di denunce e proposte che trova visibilita, esce dal sommerso anche grazie a mezzi di comunicazione indipendente come ONEWORLD Unimondo, ALAI Noticias en Movimiento (Ecuador), Adital (Brasile), Argenpress (Argentina), Choike (Uruguay), Rebelion (Spagna) che pubblicano costantemente i miei reportage.
VOCI CONTROCORRENTE
Nel primo capitolo si analizza il percorso collegato al rapporto della Commissione della Veritae Riconciliazione CVR che documenta e chiarisce le responsabilita di 20 anni di violenza politica nel Peru. Si tratta di un processo non solo sociale dove la societa civile impegnata nella ricerca della giustizia sta cercando di tessere una nuova riconciliazione orientata allinclusione sociale, nella lotta contro la poverta e la discriminazione di migliaia di rappresentanti dei popoli ancestrali indigeni e parlanti il quechua, vittime dopo oltre 500 anni di conquista delle americhe, vittime di una guerra civile che ha provocato ben 69.000 morti e desaparecidos, confinate nelloblio del disinteresse della comunita internazionale che ha dimenticato massacri e violazioni di un branco di ignoranti contadini e indios lontani dagli interessi strategici geo-politici....
Nel secondo capitolo si sottolinea la resistenza dei popoli di fronte ai conflitti socio-ambientali che dimostrano il saccheggio della Madre Terra, la Pachamama. Emerge il legame tra tematiche differenti, come per esempio il Trattato del Libero Commercio, il Plan Colombia, il debito ecologico, considerandoli attentati alla sovranita dei popoli che stanno costruendo alternative praticabili rispetto al supposto modello di sviluppo incentrato nel profitto.
Nel terzo capitolo si evidenzia la proposta controcorrente del protagonismo, della cittadinanza attiva, dellautogestione e auto-organizzazione dei Movimenti NATs di bambini e adolescenti lavoratori organizzati nel Peru (ben 14.000 nel paese andino, i cui delegati si incontreranno a fine novembre per la decima assemblea nazionale) e di tutta lAmerica Latina (nel reportage FARE POLITICA DAL BASSO sulla storica udienza al Parlamento Latinoamericano si possono leggere gli ultimi aggiornamenti in italiano: vedi http://www.selvas.org/dossNAT17.html). Si delinea un nuovo paradigma della cultura dellinfanzia e adolescenza che scomoda ladultocentrismo imperante e interroga la visione protezionista a senso unico della prospettiva occidentale. Si tratta di esperienze di cambiamento infantile dal basso che sono state riconosciute dalle Nazioni Unite, da studi realizzati da prestigiose Universita (come quella di Berlino, Madrid e Bologna) e anche in Italia hanno trovato un riconoscimento legislativo grazie al lavoro della rete ITALIANATs.
Nellultima parte, proprio per NON CONCLUDERE, si sottolinea il valore di questa pubblicazione come progetto militante di diffusione di utopie plasmate strada facendo, nelluniversita della strada (una scuola speciale che ho conosciuto e sperimentato in questi ultimi dieci anni a partire dallesperienza di educatore di strada a Palermo con i picciriddi scanazzati del Borgo Vecchio, con i giovani lavoratori della GIOC di Rossano Calabro, come obiettore di coscienza in una comunita di accoglienza per giovani malati mentali del CNCA tra quei piedi dargilla del fantomatico miracolo economico del nord-est di cui sono originario), nello scambio Nord-Sud (con lesperienza di operatore di reti internazionali maturata grazie alle esperienze di educazione alla mondialita con la Comunita Capodarco a Roma e con la rete ITALIANATs). A partire dalla prospettiva del Foro Sociale delle Americhe indico alcune esperienze per Globalizzare la SPERANZA...
Penso a vari semi di speranza che continuano ad animare la mia vita e quella delle mie compagne e compagni di viaggio, che riscaldano il cuore; penso a varie amicizie importanti che mi insegnano ad AMARE LA VITA, malgrado tutto...
Dedico questo libro, politicamente incorretto, a Claudia, Marta, Ivonne, Amelia, Ivonne dellEcuador, a Claudia Petrina, Alzeni, Marli, Jussara, Juliana del Brasile, Stella e Ivonne della Colombia, Carla del Cile, Rocio, Patty, Janet, Cecilia, Nimia del Peru, a Rita, Teresa, Gianna, Alina, Maricetta, Patrizia, Roberta dellItalia.
Lidea di questa pubblicazione e sorta il 7 di settembre scorso, mentre ero a Rio de Janeiro partecipando alla manifestazione ·IL GRIDO DEGLI ESCLUSI: ricordo lentusiasmo di Alzeni Tomaz, coordinatrice della Pastorale della Terra nel nord-est brasiliano castigato dalla siccita, minacciata di morte per il suo impegno radicale con i senza terra, che SELVAS ha piu volte ospitato on-line.
Ricordo le discussioni con Ivonne Yanez, attivista di Accion Ecologica (unautentica scuola di vita insieme a Ivonne Ramos, Aurora Danoso, Esperanza Martinez etc) ed ora Coordinatrice della Rete di Resistenza OILWATCH a Lima, sul debito ecologico di cui il Tribunale dei popoli per la sovranita alimentare (http://www.choike.org/nuevo/informes/2113.html ) e stato uno degli eventi clou del Foro sociale delle Americhe.
Questo libro assomiglia ad un diario che racconta storie di solidarieta, con una motivazione etica e politica che spiega bene Padre Julio Lancellotti, padre di molti educatori popolari in Brasile, che vive a Casa Vida a San Paolo, condividendo profezia con bambini di strada ammalati di AIDS:
Credo che la solidarieta sia uno stile di vita, un atto politico, sia coraggio storico, scegliere il lato piu debole per manifestare tenerezza, per ricercare limpossibile e iniziarlo a vivere adesso. E cantare e danzare lUTOPIA, e annuncio e denuncia facendo dellannuncio una vita, unesperienza. E vivere quello che uno spera: camminare nella direzione opposta, cantare quando ci uccidono. E credere nella nostra fragilita sapendo che, per essere deboli siamo forti, pero forti per resistere, per perdonare, per piangere e per ridere, per camminare nella tempesta e proteggere la luce dal vento. RESISTERE e fare il contrario, non avere paura, essere audaci e non aver paura delloscurita. Resistere significa esistere sempre, non accettare di morire ne di essere distrutti. La resistenza delle persone e una virtu, un eroismo, e una storia, una virtu politica, una virtu che scomoda... I ricchi esistono ma non resistono. I poveri, gli impoveriti, gli esclusi, resistono per esistere...
E una resistenza di lotta e di lutto, di protesta e di allegria. E la resistenza che si traduce in poesi, e una resistenza che danza. E una resistenza etica, di una esistenza sofferta. E una resistenza fatta di speranza di un tempo che puo non arrivare mai pero che non ci lascia senza speranza. Resistere e condividere cio che abbiamo bisogno, e AMORE.
Questo spirito di amore e resistenza rivoluziona la vita, trasforma anche anniversari come l11 di settembre in una sfida permanente tra VITA e MORTE, tra coloro che fanno la guerra infinita al Male e coloro che resistono per lottare per la giustizia e la dignita dei popoli come Salvador Allende.
E la lotta di resistenza delle vittime come Mamma Angelica (fondatrice dellAssociazione nazionale dei familiari dei sequestrati, desaparecidos, detenuti del Peru), simbolo della resistenza popolare di fronte alla violenza politica; e la lotta per non dimenticare la memoria dei martiri come Maria Helena Moyano (dirigente dei comitati organizzati di donne di Villa El Salvador e per questo uccisa da Sendero Luminoso), e la lotta dei difensori dei diritti umani come Sofia Macher, e la lotta di chi crede nel lavoro politico per costruire una vera riforma dello Stato come Susanna Villaran (membro della Commissione Interamericana dei Diritti Umani CIDH).
Questo libro vuole rappresentare un omaggio alle molte costrutrici e costruttori di pace che ho incontrato per le strade del mondo. Nei prossimi giorni inizio una viaggio, una sorta di CAROVANA per la VITA che mi portera in Ecuador, Colombia, Peru, Cile, Argentina, Brasile per salutare tanti amici/e, consegnare questo diario e per condividere insieme sogni e lotte.
Dal prossimo 21 novembre vado a vivere a Rio de Janiero per lavorare nella Rete Brasiliana di Giustiazia Ambientale insieme a Juliana Malerba, Jean Pierre Leroy e i colleghi della ONG FASE, una nuova tappa nella mia vita.
Prima di concludere desidero ringraziare in particolare Ivonne Yanez di OILWATCH, Martin Iglesias presidente di SELVAS.org e Maria Zevallos di ASPEm.
Vi saluto con lesortazione di Gioconda Belli ad essere PORTATORI DI SOGNI.... (vedi pagina 164...).
(Torna al sommario)
Lima - 10-10 - 2004
INTRODUCION
Las fronteras no existen, los amores si
- Nuestra América: soñarte es posible Por la integración continental
Este lema, utilizado por la Plataforma Interamericana de Derechos Humanos PIDHDD en el Foro Social de las Américas de Quito, sintetiza la trayectoria de este libro que analiza algunas experiencias y caminos de la sociedad civil y de los movimientos sociales en Perú y Latinoamérica comprometidos en la construcción de OTRO MUNDO POSIBLE.
Este libro recoge varios artículos escritos por agencias de información alternativa de Latinoamérica y Europa durante mi segunda permanencia en Perú (julio 2003 octubre 2004). Se pretende fotografiar un archipiélago de movimientos, ONGs, iglesias comprometidas radicalmente en la lucha contra la exclusión y para consolidar un mundo más justo y fraterno.
Debajo de las declaraciones, reflexiones, análisis, pulsan corazones de compañeras, de compañeros de viaje que luchan, sufren, se apasionan para construir OTRO MUNDO POSIBLE, desde su acción cotidiana, desde su vocación soñadora. Tengo el privilegio de compartir estos caminos con muchos y muchas revolucionarios/as que, con su vida y su organización, testimonian una opción de militancia radical, el calor de relaciones humanas orientadas a la justicia, la equidad de género, la riqueza de la diversidad, de un Universo OTRO, un espacio de indignación, de profecía y alteridad, de coraje, no solo para gritar la oposición a un sistema neoliberal que excluye, discrimina, fomenta guerras y violencias para imponerse; más también para construir alternativas posibles y practicables.
La permanencia en Latinoamérica (desde junio del 2001 hasta la fecha, he vivido solo un año en Italia) me ha plasmado en esta aventura de descubierta, exploración y contaminación en observar y participar en este proceso de organización social que articula redes, movilizaciones, etc. en la perspectiva de consolidar la ciudadanía activa como fuerza propulsora de un desarrollo eco-sostenible que reconoce una autoría protagónica en la sociedad civil. Mi horizonte se ha abierto desde la situación de la infancia y adolescencia trabajadora y de calle, hasta los conflictos socio-ambientales como violación de los DESC (Derechos Económicos y Sociales Colectivos), en el marco de la defensa de los derechos humanos en generales.

¿Qué es la Sociedad Civil desde abajo?
Camino haciendo desde mi vocación de ser constructor de puentes entre Norte y Sur del Mundo, la experiencia en Perú me ha impactado e interrogado sobre el significado de la sociedad civil en este contexto andino atípico (pensando al protagonismo de los movimientos sociales, peculiarmente indígenas y campesinos en Ecuador, Bolivia, Colombia) de fragmentación social después 10 años de dictadura fujimorista; una fragmentación que llega a la contradicción de dos foros sociales separados en el mismo país: uno promovido por las ONGs articuladas en CONADES y el otro animado por los movimientos sociales como CONACAMI (coordinación nacional de comunidades afectadas por las minerías), Movimiento RAIZ
Iluminante me parece la análisis de Francois Houtart -Centro Tricontinental, Foro Mundial de las Alternativas, para identificar la sociedad civil desde abajo:
"El criterio de análisis de múltiples iniciativas que componen la Sociedad Civil "de abajo" será su carácter antisistémico, es decir la medida en la cual cada uno de los movimientos sociales o las organizaciones no gubernamentales, contribuyen a cuestionar, en el dominio que les es propio, la lógica del sistema capitalista, los campesinos sin tierra rechazados más que nunca cuando la tierra se convierte en capital, los pueblos autóctonos como primeras víctimas de los programas de ajuste estructural, las mujeres bajo el peso de una pobreza que agrava las relaciones patriarcales, las clases medias fragilizadas por las políticas monetarias y las transacciones financieras especulativas, la organización de la salud desvirtuada por la mercantilización del sector, los niños expulsados de las escuelas por la concepción elitista de la educación, o aún la política social aplastada por el peso de la deuda externa, los patrimonios culturales desechos por una americanización sistemática, los medios de comunicación domesticados por los intereses económicos, los investigadores limitados por las exigencias de la rentabilidad, el arte reducido a su valor de cambio, la agricultura dominada por las multinacionales de la química o del agronegocio, miles de especies animales y vegetales en extinción y en fin, el medio ambiente degradado por un desarrollo definido exclusivamente en términos de crecimiento.
Esta situación exige, de los movimientos y organizaciones de la Sociedad Civil "de abajo", trabajar por la deslegitimación del sistema económico. No se trata solamente de condenar sus abusos, lo que hacen no solamente las instancias éticas, como las iglesias cristianas o los voceros de las grandes religiones, sino también ciertos representantes del sistema que saben que esas prácticas ponen en peligro el sistema capitalista mismo. Es necesario denunciar la lógica que conduce su construcción y sus prácticas y que desemboca necesariamente en contradicciones sociales y en la imposibilidad de responder a funciones esenciales de la economía, es decir asegurar las bases materiales de la vida física y cultural de toda la humanidad.
En fin, se trata de salir en busca de alternativas, y no de paliativos que puedan, a corto término, aliviar las situaciones de miseria, ni de medidas irreales que, como las lianas de los bosques tropicales, vuelven a tomar altura en una o dos estaciones. No se trata de alternativas al interior del sistema, como la tercera vía tan apreciada en los medios reformistas que persiguen la ilusión de humanizar el capitalismo. Se trata de la conquista de una organización postcapitalista de la economía, en realidad un proyecto a largo plazo, pero indispensable, y que a la vez toma una dimensión utópica (el tipo de sociedad que se quiere construir), así como de proyectos a mediano plazo y de objetivos a corto plazo, cuya elaboración es la verdadera tarea de la Sociedad Civil "de abajo".
Que sociedad civil y cuales espacios públicos construir frente a la mundialización de las relaciones sociales capitalistas?
Entonces surge la pregunta: ¿que sociedad civil queremos promover, cuales espacios públicos reivindicamos frente a la mundialización de las relaciones sociales capitalistas? Las pautas están claras, aun si la acción no es fácil y si el adversario es poderoso. Podemos revelar cinco orientaciones principales, de las cuales las primeras parten de la definición misma de la Sociedad Civil "de abajo" y de la conquista de los espacios públicos al nivel que sea, y la última concierne a las convergencias.
La primera es la búsqueda de una acción sistemática, que reagrupe todos aquellos que en diversos dominios de la vida colectiva contribuyen a construir una economía diferente, una política diferente, una cultura diferente, con altas y bajas, con éxitos y fracasos, aciertos y errores. La sociedad civil de abajo tiene igualmente necesidad de sus intelectuales para redefinir constantemente con los movimientos sociales sus retos y objetivos. Ella debe formular su propia agenda, para no estar a la zaga de los medios de decisión mundiales. Deberá producir sus expresiones y su cultura, como muchos otros movimientos lo han hecho en el pasado. El Otro Davos, transcurrido en Porto Alegre, Zurich y otros lugares, es una de las formas.
Un segundo componente de la Sociedad Civil "de abajo" es que esta es portadora de utopías, las cuales movilizan, reavivan la esperanza, se construyen en el terreno concreto de las luchas sociales, que no se agotan por sus traducciones concretas y que se mantienen como un faro tanto en la existencia de las colectividades como en la de los individuos. Utopías de las que son portadoras tanto por las grandes tradiciones humanistas laicas como las religiosas. No ignoremos, como fue el caso frecuentemente en el pasado, las enormes reservas de utopías que traen los grandes movimientos religiosos cuando estos no son vendedores de ilusiones, cuando no se agotan en las lógicas institucionales al identificar la Fe con los aparatos eclesiásticos y la búsqueda de poder, sino cuando inspiran y motivan los compromisos sociales, cuando destacan el carácter liberador de sus teologías, cuando llaman la atención sobre la ética de los comportamientos individuales tan importantes para la construcción de una nueva sociedad. No rechacemos, sino por el contrario reivindiquemos, los grandes ideales socialistas, sacudidos sin duda por experiencias dramáticas, pero necesarios más que nunca frente a la barbarie.
En tercer lugar, la Sociedad Civil "de abajo" debe caracterizarse por la búsqueda de alternativas a todos los niveles, tanto el de la grandes conquistas políticas como el de la vida cotidiana, el de las organizaciones internacionales y las Naciones Unidas y el de la vida cotidiana de los empobrecidos, el de la vida material y el de la cultura, el del respeto a la naturaleza y el de la organización de la producción, el del desarrollo y el del consumo. Es un reto considerable, que exige un largo trabajo, pero cuyas premisas ya están establecidas.
El cuarto aspecto es la conquista de los espacios públicos. Esto es, la articulación con la política. Sin esta última, la acción queda estéril o al menos limitada. Se trata en efecto, de construir una relación de fuerza que permita desembocar en decisiones. Esta es la condición del establecimiento de una verdadera democracia, que aún incluyendo la dimensión electoral, no se limite a esta y cubra el conjunto del espacio público, incluidos sus aspectos económicos. Esto supone una cultura política y un aprendizaje, que no siempre los movimientos sociales han emprendido, frente a una verdadera desvalorización de lo político. Es probable además que en el futuro, la nueva relación de fuerzas sea construida por una pluralidad de organizaciones políticas que actúen concertadamente.
En fin, quinta perspectiva, las convergencias. Mundializar las resistencias y las luchas es un objetivo inmediato. No de manera abstracta y artificial, sino muy concreto. La gran multiplicidad de movimientos, su fragmentación, puede ser un obstáculo, en la medida en que estos están atomizados, pero puede ser una fuerza si en lugar de constituir una simple suma, entran en una convergencia funcional, como sucedió en Seattle, en Washington, Bangkok, Praga, Niza y Davos. El año 2000 ha sido el de las convergencias. Los siguientes serán los de su consolidación. Será necesario mientras tanto dotarlas de medios de operar, tanto en el nivel del análisis, para percibir bien los retos, los objetivos y los métodos, por la producción de un estado del mundo visto por sus pueblos, como en el plano de la intercomunicación por medio de la construcción progresiva de un inventario de movimientos sociales y de sus redes. Esta es la tarea que el Foro Mundial de las Alternativas se propone llevar adelante.
En conclusión, podemos decir que la afirmación de la sociedad civil pasa en primer lugar por su definición, la "de abajo". Ella sólo podrá ser mundializada en la medida en que exista localmente, pues las convergencias suponen una previa existencia. Las modalidades concretas de la acción son numerosas a nivel local e internacional. Ellas sólo podrán ser definidas por los actores comprometidos en diversos campos, el de la organización de las relaciones sociales, el de las comunicaciones, el de la cultura, el del medio ambiente. El Foro Social Mundial es un espacio privilegiado para hacerlo, en el seno de sus numerosos grupos de trabajo. Hemos tratado de reflexionar sobre los fundamentos, los retos y los objetivos, falta por determinar los medios. El compartir con los movimientos más experimentados en cada dominio, nos permitirá acercarnos progresivamente. Conquistar los espacios públicos, como lo hacemos en Porto Alegre, es ya construir la Sociedad Civil de abajo a escala mundial.
Fuente: Francois Houtart -Centro Tricontinental - Foro Mundial de las Alternativas Hacia una sociedad civil globalizada: La de abajo o la de arriba Rebelión (España), 21.8.2004
La fuerza de las redes
En un contexto de exclusión y pobreza planetaria, de concentración inicua de la riqueza y del poder, de militarización de los intereses estratégicos, de saqueo y de depredación del ecosistema, se está fortaleciendo una alternativa post-capitalista a la globalización actual.
Desde Seattle, los Foros Sociales Mundiales (como el reciente Foro de las Américas realizado en Quito) evidencian la fuerza revolucionaria de las redes nacionales, regionales e internacionales como espacios de articulación de un proceso de denuncias y propuestas que representa una oposición y una alternativa al sistema neoliberal imperante.
Desde esta óptica, surge la urgente necesidad de construir puentes, de fortalecer redes entre la sociedad civil organizada con el objetivo de consolidar su subjetividad y protagonismo, su peculiaridad al nivel de valores y de praxis-acción, en la proyección de construir enlaces, relaciones nuevas tanto en el ámbito de desarrollo sostenible como de economía solidaria, para la soberanía de los pueblos libres del ALCA y TLC, libres del Plan Colombia y del Plan Panamá, etc. así como de los organismos transgénicos.
Las redes son canales de conexión para promover cambios políticos a nivel de presión y lobbyng para difundir una propuesta altermundista que monitorea e interroga los políticos interesados a la soberanía de los pueblos, más que a los intereses estratégicos de las grandes corporaciones.
El motor de la información alternativa independiente
Motor de estos cambio macro y micro es el acceso a una comunicación alternativa independiente que desvela los juegos de poder, empodera los actores sociales articulando la organización popular en perspectiva de su vinculación entre justicia socio- ambiental y lucha popular.
En un contexto de concentración del poder informativo y mediático en las manos de una restringida elite de agencia de información que canalizan, manipulan y orientan las noticias en acuerdo a las estrategias imperiales y a los intereses estratégicos de los poderes fuertes, se están fortaleciendo espacios de comunicación alternativa independiente como por ejemplo ONEWORLD, ALAI Noticias en Movimiento (Ecuador), Adital (Brasil), Argenpress (Argentina), Rebelión (España), Choike (Uruguay), señal elocuente que OTRA COMUNICACIÓN ES POSIBLE.
En particular quiero enfatizar el valor de la experiencia del Observatorio Independiente sobre Región Andina SELVAS.org, un grupo de jóvenes periodistas (liderado por el querido presidente Martin Iglesias) comprometido en difundir la voz de los movimientos populares; por ejemplo en el Foro de las Americas de Quito fuimos el principal portal italiano de difusión del evento altermundista.

Voces contracorrientes
En el primer capitulo se analiza el proceso relacionado al informe de la Comisión de la Verdad y Reconciliación - CVR que documenta y esclarece los responsables de 20 años de violencia política en Perú. Se trata de un proceso que ve protagonista la sociedad civil comprometida en la búsqueda de justicia que se transforme en espacio de reconciliación orientada a mayor inclusión social, en la lucha contra la pobreza y la discriminación de miles de representante de pueblos quechuablantes e indígenas.
En el segundo capitulo se subraya la resistencia de los pueblos frente a conflictos socio-ambientales que demuestran el saqueo de la madre tierra, la Pachamama. Se evidencia una conexión entre temáticas diferentes, como por ejemplo el Tratado de Libre Comercio, el Plan Colombia, la deuda ecológica, como atentados a la soberanía de los pueblos que están construyendo alternativas practicables respecto a supuesto modelo de desarrollo centrado en el capital.
En el tercer capitulo emerge la propuesta del protagonismo, de la ciudadanía activa, de la auto-organización de los Movimientos NATs de niños y adolescentes trabajadores organizados en Perú y en toda Latinoamérica. Se trata de un nuevo paradigma de la cultura de la infancia y adolescencia que incomoda el adultocentrismo imperante, como una visión a una vía desde la perspectiva occidental.
En la ultima parte, para no concluir, se destaca el valor de esta publicación como proyecto militante de difusión de utopías plasmadas camino haciendo, en la universidad de la calle (mi trabajo como cooperante en un proyecto educativo con chicos de calle y trabajadores del mercado mayorista La Parada de Lima me orienta en buscar luces y sombras en un contexto urbano marginal particularmente riesgoso y violento), en éxodo entre Norte (soy ciudadano del mundo pero originario de Italia y por 10 años he luchado en Italia llevando una vida de frontera en contra de la mafia en Palermo, en el taller intercultural con las grandes diversidades de Roma, en la OBJECION de CONCIENCIA al servicio militar sirviendo mi patria a través un proyecto de integración por jóvenes psicológicamente enfermos en Vicenza, con los jóvenes trabajadores organizados en Rossano Calabro, que no es muy diferente a la lucha por la VIDA aquí en Latinoamérica) y Sur del Mundo.
Desde la perspectiva del Foro Social de las Americas indico algunas experiencias para globalizar la ESPERANZA.
Pienso a varias semillas de esperanza que han animado mi vida y aquella de mis compañeros y compañeras de viaje, han calientado mi corazón, pienso a varias amistades importantes que me han enseñado a AMAR la VIDA, a pesar de todo
Dedico este libro políticamente incorrecto a Claudia, Marta, Ivonne, Amelia, Ivonne de Ecuador, a Claudia Petrina, Alzeni, Marli, Juliana, Jussara del Brasil, Stella e Ivonne de Colombia, Carla de Chile, Rocio, Patty, Janet, Cecilia, Nimia de Perú y también a Rita, Teresa, Gianna, Patricia, Alina, Roberta de Italia.
Concluyo esta introducción haciendo memoria de un día importante, el pasado martes 28 septiembre 2004. Estuvo en el Congreso de la Republica de Lima, profundamente emocionado por el video TAMBOGRANDE que documenta la resistencia del pueblo de Tambogrande (Norte del Perú) frente a la explotación minera. Hombre buscando justicia que lucha por su pueblo y la vida le quito
Vive en el corazón de todo su pueblo
canta la gente de Tambogrande recordando el martirio de Godofredo Garcia Baca, principal leader de la protesta que fue matado el 31 de marzo del 2001
En un lugar de muerte y corrupción como es el Congreso de la Republica de Perú, que sigue violando la dignidad de su pueblo en una democracia ficticia, escucho las palabras del Alcalde de Tambogrande Francisco Ojeda, símbolo de esta lucha de liberación: Esta lucha nos traje mucho dolor y sufrimiento pero también mucho orgullo porque la lucha por el agua y la tierra y la VIDA tiene que ser reconocida. El ejemplo de Tambogrande ha despertado conciencia de la fuerza de la organización pacifica del pueblo, que despierta solidaridad internacional e indica el camino a las comunidades para exigir sus derechos, que sean consultados antes de tomar decisiones.
Esa es la autoridad que nace desde la lucha y el amor por la VIDA
Mientras regreso en taxi a la oficina de ASPEm Asociación Solidaridad Países Emergentes donde trabajo - escucho otra gran noticia que me ilumina de luz: Simona Parri y Simona Torretta, dos jóvenes colegas de la ONG Un Puente por Bagdad, son liberadas después del secuestro en Irak que ha movilizado millones de italianos con la conciencia que la paz significa pan y rosas de cada día
En TV cable recuerdo la emoción de ver las dos Simonas que se toman por mano como hermanas, vestidas en shari árabes blancos ciertamente políticamente incorrectos, y sonriendo dicen: el secuestro es la metáfora de la guerra, de la utilización de la violencia para objetivos políticos; nuestra liberación demuestra que existe otro camino, la vía del dialogo y de la mediación
esta es la única vía que lleva a la paz.
Este es el valor de construir caminos para LIBERAR LA PAZ
(uelve arriba)
...PARA NO CONCLUIR
La idea de esta publicación surgió el 7 de septiembre en Rio de Janeiro, donde estuve de visita para participar también a la manifestación GRITO DE LOS EXCLUIDOS que la sociedad civil brasilera (in primis con la Pastoral de la Tierra CPT, la Caritas, la Comisión nacional Justicia y Paz y otras entidades) organiza a nivel nacional para levantar la voz de los excluidos en ocasión del día de la Independencia.
Recuerdo el entusiasmo de Alzeni Tomaz, coordinadora de la Comisión por la Pastoral de la Tierra CPT del estado nordestino de Pernambuco, por la manifestación en Sao José do Egito donde participaron 800 campesinos y también su firme compromiso por la justicia y la defensa de los campesinos sin tierra que le ha costado continuas amenazas de muerte, esperando en la reforma agraria, a pesar de la lentitud del Gobierno Lula que representa un gobierno popular (por las elecciones de Lula en octubre 2002, con Alzeni he escrito un lindo articulo que salió en toda pagina en el diario Liberazione de la izquierda radical italiana Rifondazione Comunista, bajo el titulo SIN MIEDO DE SER FELIZ) presionados fuertemente por los intereses del capital neoliberal. La palabra de Dios Libertador sigue iluminando la reforma agraria garantirá la paz y el desarrollo, la justicia y la vida digna en el campo (documento de la XII asamblea de la Pastoral de Tierra CPT Nordeste 2 del 27 agosto 2004, aniversario del profeta de los pobres Dom Helder Cámara, que he tenido el privilegio de encontrar en agosto 1990 cuando tenia 17 años y participé en un viaje de intercambio entre la pastoral juvenil de mi diócesis de Vicenza (Italia) y la Pastoral de Juventud del Medio Popular de la diócesis de Afogados de Ingazeira (nordeste brasilero).
Siempre en Rio de Janeiro encontré Sandra Quintela Instituto Políticas Alternativas para el Cono Sur PACS (nos conocimos en el Foro Social de las Américas; recuerdo la carrera juntos, frente a la Embajada Usa en Quito a conclusión de una multitudinaria marcha contra ALCA que fue dispersa violentamente con gas lacrimógenas), quién me contó el encuentro con el Director general del Fondo Monetario Internacional FMI, Rodrigo Rato el 3 de septiembre en Brasilia con la Rede Brasil sobre Instituições Financeiras Multilaterai y Campaña Jubileo Brasil, donde enfatizó que la Campaña Jubileo Sur en septiembre 2000 realizó en Brasil una consulta popular con la participación de más de 6 millones de brasileros, de los cuales el 93.6% ha expresado su oposición a un acuerdo con el Fondo Monetario Internacional FMI.
Este juicio ético a las grandes instituciones internacionales como Fondo Monetario Internacional, Banco Mundial, Banco Interamericano del Desarrollo BID se conecta a la grande movilización en Washington que se está realizando en estos primeros días de octubre. Lidy B. Nacpil, Coordinadora Internacional JUBILEO SUR (www.jubileesouth.org ) comenta: El FMI y el BM hacen su juego, hablando de la reducción de la pobreza, la participación de la sociedad civil, democracia y transparencia, mientras continúan por el mismo camino de destrucción. No podemos permitir que estas instituciones sigan fabricando crisis. Instamos a las luchas, campañas y movilizaciones en contra de estas instituciones, en el Sur como también en el Norte, a intensificarse y avanzar. Para marcar el 60 aniversario de estas instituciones de Bretton Woods, unámonos y movilicémonos durante la primera quincena de octubre, realizando JORNADAS MUNDIALES DE RESISTENCIA AL FMI, AL BM Y SUS INSTITUCIONES ALIADAS (www.ifi-out.org). Nuestra protesta global coincidirá con la Reunión Anual del FMI y del BM, a realizarse el 2 y 3 de octubre, y continuará hasta el 12 de octubre, fecha de importantes movilizaciones en todas las Américas (frente a las injusticias perpetradas en contra de los pueblos originarios desde la llegada de Colón a las islas del Caribe, hace más de 500 años).
Foro Social de las Americas
Ejemplo de otra integración posible fue ciertamente el Foro Social de las Americas que se realizó en Quito desde el 25 hasta el 30 de julio del 2004 y que la Plataforma Interamericana de Derechos Humanos PIDHDD (www.pidhdd.org) sintetizó con el lema Las fronteras no existen, los amores si
- Nuestra América: soñarte es posible Por la integración continental
.
Adentro de la intensísima agenda de encuentros, iniciativas, seminarios quiero destacar la articulación de un Bloque Regional de Poder, el proceso por la cancelación de la deuda externa, la movilización contra ALCA y TLC, el tribunal por la soberanía alimentaría, compromisos de la Iglesia de base a favor de la opción preferencial por los pobres, la conformación de una red latinoamericana sobre justicia ambiental.
El 28 de julio el querido amigo Alexis Ponce- coordinador de la Plataforma Interamericana de Derechos Humanos PIDHDD, capitulo Ecuador, presentó la propuesta del Bloque Regional de Poder para Latinoamérica junto al Profesor Heinz Dieterich, alemán radicado en México, profesor de la Universidad Autónoma de ese país. Carlos Julia, economista argentino analiza: Según Dieterich, si nuestros países no se unen en este bloque, nuestras débiles democracias pueden caer nuevamente bajo el terrorismo militar latinoamericano. El moderador del panel fue Alexis Ponce, de la APDH de Ecuador; quien al inicio del taller, dio a conocer el "Llamamiento de los Movimientos Sociales del Continente a los Presidentes de Argentina, Brasil, Cuba, Venezuela, Uruguay y Paraguay para la conformación de un Bloque Regional de Integración y de Poder Latinoamericano (BRP)".
Heinz Dieterich inició su charla afirmando que estamos entre dos fuegos. Uno por parte del imperio del norte, señalando que el Comandante del Comando Sur había manifestado ante el Congreso de los EEUU, que "había una amenaza emergente en América Latina, el populismo de Hugo Chávez, de Evo Morales, de Kirchner y de Lula"; "que el remedio estaba en intensificar la tradicionalmente buena amistad, que los EEUU tenían con los militares latino americanos". El otro fuego venía de Europa, señalando que I. Ramondet, Francia, sostenía hace apenas 48 horas, que el Foro Social de Porto Alegre era una Universidad de Verano, ya que no tenía un proyecto alternativo. La amenaza de ambos fuegos, según Dieterich, es que estamos construyendo la Patria Grande de Bolívar y San Martín. La cuestión hoy no es nacional sino regional. Poniendo fuerza en destacar que es tan peligroso el fuego que viene de Francia, que trata de desmovilizar a nuestros pueblos, al afirmar que no tenemos un proyecto; como el de la amenaza terrorista militar del norte de América.
Particularmente emocionante el Tribunal por la soberanía alimentaría - juicio ético al Banco Mundial BM y al Banco Interamericano del Desarrollo BID por su deuda social y ecológica en la agricultura de los pueblos de América Latina; en el segundo capitulo se encuentra una reseña del tribunal preparada por la querida amiga Aurora Dañoso (Alianza de los Pueblos del Sur Acreedores de la Deuda Ecológica) que va enfocado en su relación con la deuda ecológica como perspectiva de conflicto socio-ambiental y de atentado a la soberanía de los pueblos, que viene analizada en el segundo capitulo.
Recuerdo el encuentro preparatorio del domingo 25 junto al Premio Nóbel por la Paz Perez Esquivel (quién me comentó su compromiso en defensa del pueblo mapuche frente al desalojo perpetrado por los representantes del grupo italiano BENETTON que en Argentina es el mayor latifundista con 900.000 hectáreas), con Sandra Quintela Instituto Políticas Alternativas para el Cono Sur PACS (Rió de Janeiro), Hildebrando Velez de CENSAT (Bogota), Camille Chambers de Jubileo Sur en Haití, Maria Luisa Mendoza Red Social de Justicia y Derechos Humanos (Brasil) y varios militantes de todas Latinoamérica, Augusto Padua e Juliana Maleaba Red Brasilera de Justicia Ambiental. En esta ocasión fue también presentado el libro NO MAS SAQUEO y DESTRUCCIÓN! Nosotros, los Pueblos del Sur somos acreedores Ecológicos Edición Abya Yala, Acción Ecológica, Instituto de Estudios Ecologistas del Tercer Mundo, APSADE.
He participado también a varios seminarios sobre deuda externa y aquí se encuentran algunos artículos de Carlos Julia, abogado argentino, miembro de Dialogo 2000 y Jubileo Sur /Americas. Por la dimensión del libro no he podido insertar un capitulo sobre la deuda ilegitima y corrupta, fruto de mi colaboración con el Centro Derechos Económicos y Sociales CDES de Quito y de la Red Jubileo Perú desde el Tribunal Andino de la deuda externa juicio ético a la deuda corrupta del noviembre 2001.
Red Latinoamericana de Justicia Ambiental
Para fortalecer una red latinoamericana sobre justicia ambiental en el FSA, se ha realizado un importante taller sobre justicia ambiental. Existe una intrínseca correlación entre la realidad nacional del Brasil con la dimensión internacional.
La justicia ambiental es una línea de trabajo adoptada por diferentes organizaciones en América Latina. El abordaje de los problemas ambientales desde la perspectiva de las desigualdades económicas y sociales, se ha transformado para muchas organizaciones de la región en una necesidad urgente.
Los débiles, influenciables y manipulables gobiernos democráticos no representan los intereses socioeconómicos ni ambientales de las extensas poblaciones desposeídas del continente.
El lobby y las presiones de las transnacionales en la extracción de los recursos naturales, la irrupción de las empresas de servicios, la privatización del acceso a derechos básicos como la salud, la vivienda, la educación y la previsión han ido empujando a las poblaciones pobres hacia una situación de creciente vulnerabilidad.
La injusticia ambiental se va enraizando en las sociedades y va formando parte de las realidades sociales presentes en la mayoría de los países de la región. La imperturbable actuación de los gobiernos en beneficio de los intereses transnacionales y la acérrima defensa del modelo neoliberal junto a los esfuerzos por firmar acuerdos de libre comercio, encierran el riesgo de transformar la mayoría de los casos de injusticia ambiental en impunidad asegurada para los infractores.
La mal llamada globalización, entendida como la consolidación del acceso irrestricto de las transnacionales a los recursos naturales y a la prestación de servicios y el control de la banca financiera, trae consigo la disminución de las posibilidades de lograr una mayor sustentabilidad, entendida como al acceso democrático a recursos, equidad, justicia, participación.
Diversas reacciones en esa dirección se han ido presentando a la fecha. El caso de Bolivia con la guerra del agua y la guerra del gas, ha sido el ejemplo más claro de este fenómeno. Organizaciones de la sociedad civil, entre las que se cuentan grupos de interés, gremios, asociaciones y agrupaciones diversas, así como organizaciones territoriales, realizan esfuerzos para combatir la anomia imperante y motivar a las comunidades a luchar por sus derechos.
Aquellas comunidades que levantan sus voces contra la injusticia reciben el apoyo de las organizaciones mencionadas para superar su dificultares y recuperar finalmente sus derechos perdidos.
En el Foro Social de las Américas, se realizó un importante taller con el objetivo de compartir experiencias e iniciativas de organizaciones de defensa de los derechos de las comunidades contra la injusticia ambiental en los diferentes países de América Latina en un proceso de intercambio de información, experiencias y propuestas.
Fueron presentados casos relevantes de injusticia ambiental por organizaciones de los países participantes (Brasil, Uruguay, Perú, Bolivia, Argentina, Chile, Colombia, Ecuador, Guatemala). Esta etapa de Quito representa la conformación de un espacio regional de discusión y acción para la superación de la injusticia ambiental.
Otro momento particularmente intenso del Foro Social de las Américas - FSA fue la marcha del 28 de julio contra el ALCA y TLC, con una participación colorada de casi 15.000 representantes de la soberanía de los pueblos. Estuve en el grupo de la deuda ecológica con todas las amigas de Acción Ecológica junto a Walden Bello (Filipinas), Joan Martínez Alier de España, de Alberto Costa (economista ecuatoriano), José Augusto Padua - Red Brasilera de Justicia Ambiental y nos acompañaban los ritmos y tambores de un grupo de jóvenes negras de Guayaquil. En esta fiesta de los pueblos encontré varias amigas entre las cuales Marta Santillan (una de las primeras periodista indígenas ecuatoriana) con las mujeres indígenas de CONAIE, Maria Elena Rodríguez, abogada colombiana amenazada de muerte por su trabajo en defensa de los derechos humanos y refugiada en Brasil donde trabaja en FASE, área DESC), con todo el grupo de la Plataforma PIDHDD (en su pagina Web: www.pidhdd.org se pueden encontrar muchas fotos tomadas por el amigo Daniel Maragao, secretario continental de la Plataforma).
El compromiso de la iglesia de base en la opción preferencial por los pobres
Otro espacio de articulación fue lo de la iglesia de base que sigue comprometida en la opción preferencial de los pobres, a pesar del fuerte viento conservador que sale del Vaticano.
El sacerdote dominico Rafael Aragón, de la organización Amerindia, adscrita a la Teología de la Liberación, expresó una visión positiva del FSA. Ha sido importante encontrarse, reflexionar y replantear salidas. Hay una crisis de horizontes, una crisis de utopías y estos encuentros despiertan la posibilidad de enfrentar el neoliberalismo con nuevos horizontes, nuevas esperanzas y con nuevas utopías, señaló.También hemos participado en el Foro Social Mundial. La Iglesia Católica quiere también estar presente en todos estos debates en torno a las salidas viables para los pobres. Desde esa perspectiva es importante participar como cristianos y como Iglesia, concluyó este religioso nicaragüense (Agencia IPS).
Rodrigo Beltan - Comunidad Eclesial de Base de Ambato, en el articulo Movimiento cristiano en el FSA (www.movimientos.org) enfatiza que: Eduardo Delgado (ex vice-rector de la Universidad Salesiana de Quito, ex-salesiano, líder de los movimientos sociales más comprometidos NDR), Federico Carrasquilla, Felipe Adolf, Dierkens, Mons. Gonzalo López, entre otros hicieron un llamado a articular las diferentes instancias sociales y eclesiales de base en un plan de formación socio-política que capacite a muchos para trabajar, luego, un compromiso más responsable con los pobres y sus procesos de resistencia y construcción por un mundo mejor. Interesantes Foro y mesa redonda sobre los desafíos que los cristianos descubren en el proceso posible y necesario de Otra América, se efectuó el martes 27 de Julio, convocados por la Conferencia Episcopal de Religiosos. Valiosos ponentes como Dierksens, del DEI Costa Rica, con sus análisis sobre Economía y Fe, muy atinentes a la crítica cristiana al modelo neoliberal, o Federico Carrasquilla para profundizar la dimensión profética como esencial para la construcción de otra América, o Dina María Orellana aportando desde el carisma de los religiosos y religiosas, o Felipe Adolf, para rescatar la vivencia ecuménica fundamental en la construcción de la casa grande de América Latina.
En la mesa redonda, no dejaron de atraer los testimonios y reflexiones desde distintas áreas de compromiso, como desde el trabajo con los migrantes, o desde la participación en los movimientos sociales, o desde las vivencias del evangelio social, o desde el trabajo tan difícil en la zona de frontera, presentado testimonialmente por el Obispo Gonzalo López, quien participó al público de su carta al Congreso de Estados Unidos impugnando el Plan Colombia, entre otras.
Pese a los lineamientos de FSA, de no entrar en declaraciones ni acuerdos, sin embargo muchos cristianos de base y dirigentes vienen sintiendo la urgente necesidad de reconstituir el movimiento cristiano de liberación articulando numerosas y diversas formas de compromiso evangélico existente a su interior. No obstante, el público presente en estos dos eventos quizá no estuvo preparado para encaminar estas expectativas, como también es real la limitada convocatoria que no facilitó la presencia de muchos otros que hubiesen podido proyectar el aporte cristiano con propuestas más específicas.
De hecho, la presencia en la marcha del miércoles 28, como grupo, fue reducida aunque indicativa de una real participación y voluntad de involucramiento en los procesos sociales, por parte de instancias como las CEBs, la Coordinadora de Agentes Pastorales de la Iglesia de los Pobres, la Conferencia de Religiosos, la Fundación Pueblo Indio (que sigue luchando en la memoria del profeta Monseñor Leonidas Proaño, obispo de los pueblos indígenas NDR), la Fundación de Hermandad y Solidaridad.
Balance positivo
Está claro que la etapa del Foro Social de las Américas representa una etapa importante en el proceso de construcción de una sociedad civil desde abajo a nivel mundial.
El Foro Social de las Américas ha sido un espacio que buscó analizar las causas de los problemas de los países participantes, intercambiar experiencias de resistencia a la globalización neoliberal y proponer alternativas de solución. Así define el economista Alberto Acosta, miembro de la comisión organizadora del evento, a los cinco días de intensas jornadas de debate entre los países participantes de la cita continental. "El Foro deja un balance positivo, porque los resultados son mejores de lo que se esperaban. Seguramente los participantes se van satisfechos de lo que se ha logrado", añade.
Según Acosta, cabe destacar el alto grado de movilización, y planificación de las organizaciones civiles, que desarrollaron gran cantidad de actividades por autogestión y autofinanciación. Además, esas iniciativas contribuyen a la gestación de redes internacionales entre entidades que antes no tenían ningún tipo de relación.
Las resoluciones en materia de deuda externa, como principal problema de los países americanos, son concretas. Entre ellas, se contempla la judicialización de la deuda para ejercer control en las renegociaciones, tanto en los países deudores como en los acreedores. Auditorías creadas por los gobiernos o Parlamentos para investigar y sancionar jurídicamente la corrupción en la contratación de deuda, con la presión de las organizaciones ciudadanas. También el establecimiento de un tribunal internacional en el marco de las Naciones Unidas, para buscar mecanismos de arbitraje que impidan que el pago de deuda afecte la situación social, el ahorro interno y la capacidad productiva de los países deudores.
En cuanto al TLC y al ALCA, la resolución es clara: un rechazo total a las negociaciones de estos mecanismos por considerarlos inconvenientes a los intereses de los países latinoamericanos. Se plantea como alternativa una consulta popular que abra el tema a debate público. Si bien hay propuestas en diversos campos que abarcan medios de comunicación, diversidad sexual, movimientos sociales, energías alternativas, temas amazónicos, entre otros, no se emitirá una declaración oficial de la reunión. "Elaborar una agenda que contenga propuestas o resoluciones únicas es imposible, es el camino de construcción de alternativas plurales", sostiene Acosta. (Fuente: http://www.lainsignia.org/2004/agosto/econ_002.htm )
Esta agenda fue construida con los aportes de los diferentes movimientos sociales y es presentada en el artículo de Jairo Rolongo, periodista ecuatoriano de ECUARUNARI junto a la Declaración Final de la Asamblea de los Pueblos de América frente a la Deuda Externa, el FMI, el Banco Mundial y el BID (elaborada por la campaña Jubileo SUR/Americas).
En este capitulo conclusivo se puede encontrar varios artículos y también la visión de la Coordinación Latinoamericana de Organizaciones del Campo CLOC que está preparando la gran movilización continental del 12 de octubre que el FSA ha organizado varios eventos como destaca Isa Giunta, coordinadora de Centro Regionale dintervento per. la Cooperazione CRIC (ONG italiana ejemplo positivo de cómo la cooperación internacional puede favorecer el protagonismo de los movimientos sociales de base).
Para no concluir
Estas propuestas indican un camino, un proceso en movimiento que continua también después del Foro Social Mundial de Porto Alegre, porque busca escribir una historia planetaria diferente, desde la perspectiva de los pobres y los empobrecidos (robados de sus riquezas en 500 años de conquista), de los excluidos, con las patas arriba como dice Eduardo Galeano. Es un proceso de resistencia y proposta que define muy bien Padre Julio Lancellotti, padre de muchos educadores populares en Brasil, que vive en Casa Vida de San Paulo, compartiendo su vida profética con los chicos de calle enfermas de SIDA: Creo que la solidariedad sea un estilo de vida, un acto político, sea coraje histórico, optar por el lado más débil, para manifestar ternura, buscar el imposible e iniciar a vivirlo ahora. Es cantar y danzar la UTOPIA, es anunciar y denunciar haciendo del anuncio una vida, una experiencia. Es vivir aquello que uno espera: caminar en dirección opuesta, cantar cuando nos matan. Es creer en nuestra fragilidad sabiendo que, por ser débiles, somos fuertes, pero fuertes para resistir, para perdonar, para llorar y para reír, para caminar en la tempestad y proteger la luz del vento.
RESISTIR es hacer el contrario, no tener miedo, ser audaz y tener coraje y no tener miedo de la oscuridad. Resistir es existir siempre, no aceptar de fallecer ni de ser destruido. La resistencia de las personas es una virtud, un heroísmo, es una historia, una virtud política, es una virtud que incomoda
Los ricos existen y no resisten. Los pobres, los empobrecidos, los excluidos resisten para existir
Es una resistencia de lucha y de luto, de protesta y de alegría. Es la resistencia que se traduce en poesía, es una resistencia que danza. Es una resistencia ética, de una existencia sufrida. Es resistencia hecha de esperanza de un tiempo que puede no llegará nunca, pero que no nos deja sin esperanza. Resistir es compartir lo que necesitamos, es AMOR.
Este espirito de amor y resistencia revoluciona la vida, transforma también aniversarios como el del 11 de septiembre en un permanente desafió entre Vida y Muerte, entre quien hacen la guerra infinita al mal y quien resisten por luchar para la justicia y la vida digna de los pueblos, como fue Salvador Allende.
Es la lucha de resistencia de las victimas como Mama Angélica, símbolo para la resistencia popular frente a la violencia política (fundadora de la Asociación Nacional de Familiares de Secuestrados, Desaparecidos, Detenidos del Perú), es la lucha para no olvidar la memoria de los mártires como Maria Elena Moyano (organizadora de los comités de mujeres en Villa el Salvador y por eso matada por Sendero Luminoso), es la lucha de los defensores de derechos humanos como Sofía Macher, es la lucha de quién cree en el trabajo político para construir una verdadera reforma del Estado como por ejemplo Susana Villaran y el Partido por la Democracia Social PDS (Integrante de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos CIDH) .
En este sentido puede leerse la reflexión de Leonel F. Reyes Fernández, teólogo y educador boliviano que vive en Chile.
Este libro quiere representar un acto de homenaje a muchos constructores y constructoras de paz que he encontrado en el mundo. En los próximos días voy a viajar por Ecuador, Colombia, Perú, Chile, Argentina, Brasil para saludar amigas y amigos y entregar este diario de lucha y compartir sueños. Voy a vivir en Rio de Janeiro para trabajar en la Red Brasilera de Justicia Ambiental, junto a Juliana Malerba, Jean Pierre Leroy y todas las amigas de la Ong FASE.
Es una caravana por la vida que viene plasmada por los encuentros, por las experiencias, por los sueños.
En final quiero agradecer en particular Ivonne Yánez por todo lo que me ha enseñado junto a lucha por la vida con OILWATCH y Maria Zevallos por haber testimoniado una forma alternativa de hacer cooperación internacional a través del camino de ASPEm Perú.
Para los lectores que quieren escribirme sus comentarios puede escribirme al correo: morsolin_peru@yahoo.com
Les invito a entrar en la página web del Observatorio Independiente sobre la Región Andina SELVAS.org www.selvas.org para encontrar artículos sobre esta CAROVANA por la VIDA y también la versión on-line de este libro militante.
Me despido con la exhortación final de Gioconda Belli (una de las escritora latinoamericana mas importantes, guerrillera en Nicaragua y escritora, por amor, en EE.UU.) a ser PORTADORES de SUEÑOS.
LOS PORTADORES DE SUEÑOS Gioconda Belli
En todas las profecías esta escrito la destrucción del mundo. Todas las profecías cuentan que el hombre creara su propia destrucción. Pero los siglos y la vida que siempre se renueva, engendraron también una generación de amadores y soñadores, hombres y mujeres que no soñaron con la destrucción del mundo, sino con la construcción del mundo de las mariposas y los ruiseñores. Desde pequeños venias marcados por el amor. Detrás de su aparencia cotidiana, guardaban la ternura y el sol de medianoche. Las madres los encontraban llorando por un pájaro muerto y mas tarde también los encontraron a muchos muertos como pájaros. Estos seres cohabitaron con mujeres traslucidas y las dejaron preñadas de miel y de hijos verdecitos por un invierno de caricias. Así fue como proliferaron en el mundo los portadores de sueños, atacados ferozmente por los portadores de profecías habladores de catástrofes. Los llamaron ilusos, románticos, pensadores de utopías; dijeron que sus palabras eran viejas y, en efecto, lo eran porque la memoria del paraíso es antigua, el corazón del hombre.
Los acumuladores de riquezas les temian, lanzaban sus ejércitos contra ellos, pero los portadores de sueños todas las noches hacían el amor y seguía brotando su semilla del vientre de ellas que no solo portaban sueños sino que los multiplicaban y los hacían correr y hablar. De esta forma el mundo engendro de nuevo su vida como también había engendrado a los que intentaron la manera de apagar el sol. Los portadores de sueños sobrevivieron a los climas gélidos pero en los climas calidos casi parecían brotar por generación espontánea. Quizá las palmeras, los cielos azules, las lluvias torrenciales. Tuvieron algo que ver con esto. La verdad es que como laboriosas hormiguitas estos especimenes do dejaban de soñar y de construir hermosos mundos, mundos de hermanos, de hombres y mujeres que se llamaban compañeros, que se enseñaban unos a otros a leer, se consolaban en las muertes, se curaban y cuidaban entre ellos, se querían, se ayudaban en el arte de querer y en la defensa de la felicidad. Eran felices en su mundo de azúcar y de viento. De todas partes venían a impregnarse de su aliento, de sus claras miradas; hacia todas partes salían los que habían conocido portando sueños, soñando con profecías nuevas que hablaban de tiempos de mariposas y ruiseñores y de que el mundo no tendría que terminar en la hecatombe.
Por el contrario, los científicos diseñarían puentes, jardines, juguetes sorprendentes para hacer más gozosa la felicidad del hombre. Son peligrosos imprimían las grandes rotativas. Son peligrosos decían los presidentes en sus discursos. Son peligrosos murmuraban los artífices de la guerra.
Hay que destruirlos imprimían las grande rotativas. Hay que destruirlos decían los presidentes en sus discursos. Hay que destruirlos murmuraban los artífices de la guerra.
Los portadores de sueños conocían su poder, por eso no se extrañaban, también sabían que la vida los había engendrado para protegerse de la muerte que anuncian las profecías y por eso defendían su vida aun con la muerte.
Por eso cultivaban jardines de sueños y los exportaban con grandes lazos de colores.
Los profetas de la oscuridad se pasaban noches y días enteros vigilando los pasajes y los caminos, buscando estos peligrosos cargamentos que nunca lograban atrapar porque el que no tiene ojos para soñar no los sueños ni de día, ni de noche.
Y en el mundo se ha desatado un gran trafico de sueños que no pueden detener los traficantes de muerte; por doquier hay paquetes con grandes lazos que solo esta nueva raza de hombres puede ver la semilla de estos sueños, no se puede detectar porque va envuelta en rojos corazones en amplios vestidos de maternidad donde piesecitos soñadores alborotan los vientres que los albergan.
Dicen que la tierra después de parirlos, desencadeno un cielo de arcoiris y soplo de fecundidad las raíces de los árboles.
Nosotros solo sabemos que los hemos visto, sabemos que la vida los engendro para protegerse de la muerte que anuncian las profecías.
(vuelve arriba)
Cristiano Morsolin- , educatore-giornalista ed operatore di reti internazionali.
Co-fondatore dellOsservatorio Indipendente sulla Regione Andina SELVAS.org www.selvas.org
Cittadino del mondo con esperienze in Italia, Ecuador, Brasile, Peru.
morsolin_peru@yahoo.com
|