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Dossier Venezuela -
Parte 1


L'opposizione si prepara a non riconoscere l'arbitro e a creare una situazione di caos

Le opinioni di Marta Harnecker - per i lettori di Selvas.org con il consenso dell'autrice

Traduzione di Prisca Destro - di Traduttori per la Pace


Una manifestazione pro-opposizione.


Le foto di questo dossier sono di Andrea Di Martino, fotoreporter che da alcuni anni si occupa di America Latina.
Può essere raggiunto tramite mail all'indirizzo dimartino@erewhon.it Nel corso degli ultimi mesi ha lavorato in Venezuela, dove ha realizzato alcuni reportage visibili sul suo sito web, http://www.erewhon.it/adm/index_venezuela.htm


24 febbraio 2004


1. Davanti alla possibilità sempre maggiore che le firme valide non siano sufficienti a continuare il processo di revoca, i leader dell'opposizione anti Chávez, consigliati dai loro alleati stranieri, annunciano apertamente l'intenzione di non riconoscere il verdetto del Consiglio Elettorale Nazionale. Sono arrivati a minacciare il boicottaggio della vita istituzionale del paese se non si terrà il referendum. Cercano di creare una situazione di caos che giustifichi l'intromissione straniera. Sono disposti a cedere la patria per recuperare il potere perso.

2. In questo contesto le dichiarazioni, in linea con l'opposizione, di alti rappresentanti del governo statunitense, a iniziare da Bush (1) stesso, sono sintomatiche e molto preoccupanti. (2) Non bisogna dimenticare che il quarto documento di Santa Fe, che segna l'orientamento della politica estera di Bush, indica come principale nemico degli USA in America Latina l'asse Cuba-Venezuela-guerriglia colombiana. (3)

3. Siccome i leader dell'opposizione sanno di non contare su un corrispettivo interno di forze sufficienti per cacciare democraticamente Chavez dal governo, il loro futuro dipende dall'appoggio internazionale che otterranno. I loro grandi alleati, le multinazionali dell'informazione, si impegnano a seminare il dubbio sulla neutralità dell'arbitro elettorale e cercano di convincere il mondo che gli autori del broglio non sono le forze anti Chávez ma il governo con la complicità del Consiglio Elettorale Nazionale.

4. Come si sa, dopo aver fallito nel tentativo di colpo di stato contro Chavez e nell'intento di paralizzare economicamente il paese per obbligarlo ad abbandonare il governo, la maggioranza dell'opposizione ha deciso di portare avanti un processo di referendum di revoca contro il presidente della Repubblica.


Un sostenitore dell'opposizione chiede la convocazione del referendum per revocare il mandato al presidente Chavez.

5. Le nuove regole del gioco politico stabilite nella Costituzione del 1999 lo permettono. Il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE), formato da cinque membri eletti con l'approvazione di due terzi dei membri dell'Assemblea Nazionale, è l'ente incaricato di portare avanti il processo referendario. (4)

6. Dato che i deputati chavisti hanno una maggioranza scarsa nell'Assemblea Nazionale, l'opposizione ha potuto ritardare per mesi la nomina dei membri del CNE. Per spezzare l'empasse il governo è dovuto ricorrere alla Corte Suprema di Giustizia, la stessa che ha assolto i militari golpisti dell' aprile 2002. Nessuno poteva accusarla di parzialità a favore del governo.

7. Al Consiglio Elettorale Nazionale alla fine sono stati nominati due membri vicini all'opposizione, due membri vicini al governo e un quinto membro e presidente, Francisco Carrasquero, che non solo è stato giudicato da tutti persona neutrale, ma ha anche ricevuto l'appoggio pubblico di noti membri dell'opposizione. Alla fine sembrava che ci fosse stata la fumata bianca.

8. L'ente responsabile del processo di revoca ha dovuto elaborare le norme che avrebbero regolato l'inaudito processo. Pur conoscendo la tradizione fraudolenta dei partiti tradizionali e per non far impantanare il processo, i chavisti hanno dovuto accettare cose inaudite come la possibilità che nei banchetti di raccolta delle firme esistessero fogli itineranti, cioè la possibilità di raccogliere firme fuori dallo spazio in cui si trova il banchetto. Il regolamento, d'altra parte, non obbligava i banchetti a consegnare i fogli, ma solo documenti in cui si registrava la quantità di fogli e schede lì raccolte.

9. La consultazione popolare si è svolta senza grandi incidenti. Centinaia di migliaia di persone si sono presentate a depositare le loro firme davanti a osservatori di entrambe le parti nei quattro giorni designati, mostrando al mondo lo spirito civico del popolo venezuelano.


Una manifestazione pro-governo.

10. Anche se un gruppo di osservatori internazionali, tra i quali si trovavano diversi parlamentari europei e dell'America Latina e personalità di diversa estrazione (giornalisti, giudici, professori universitari, (5) dirigenti di movimenti sociali (6)) , hanno denunciato pubblicamente di aver riscontrato alcune irregolarità, non è stato allora possibile individuare le manipolazioni di personaggi dell'opposizione addestrati da decenni di condotta fraudolenta.

11. L'incompetenza e la mancanza di vigilanza di molti dei testimoni simpatizzanti del governo, sommate all'esperienza dell'opposizione, che ha saputo approfittare impunemente delle debolezze del regolamento elettorale, hanno creato le condizioni per la realizzazione di un consistente broglio.

12. Temendo di non aver raggiunto il numero di firme richiesto, tutto sembra provare che i quadri politici oppositori, approfittando della possibilità di tenere in mano i fogli, si sono messi a riprodurre e riempire centinaia di migliaia di atti con firme false e metodi sofisticati, confidando nel fatto che il Consiglio Elettorale Nazionale sarebbe stato poco rigoroso nell' analisi dei fogli e che l'arretratezza tecnologica del sistema di registrazione venezuelano avrebbe reso quasi impossibile controllare le firme una a una. Erano tanto sicuri che non si sono presi neanche il disturbo di cambiare grafia per ogni nuovo firmatario incluso.

13. Sicura di poter convincere il Consiglio Elettorale Nazionale della validità delle firme consegnate, l'opposizione ha avviato una campagna mediatica nazionale e internazionale facendo credere al mondo che Chávez non avrebbe riconosciuto i risultati della consultazione democratica. Le categoriche dichiarazioni dell'intenzione di rispettare il verdetto dell' arbitro, rilasciate dal presidente venezuelano e dai personaggi politici che lo appoggiano, hanno sgonfiato la suddetta campagna.

14. Esaurite queste risorse e costatando che il CNE non si lasciava intimorire né subiva pressioni, l'opposizione ha diretto i suoi strali contro la stessa istanza arbitrale.


Sostenitori del presidente Chavez si augurano che il referendum non abbia luogo.

15. Gli stessi che per mesi avevano impedito le nomine del CNE e poi ritardato di 30 giorni la consegna delle firme, ora accusano il CNE di ritardare il processo per eccesso di tecnicismo. Sostengono che se il processo di revoca continua a essere prorogato ancora per molte settimane, anche se riescono ad andare al referendum e vincerlo non ci saranno elezioni presidenziali e il partito di Chávez continuerà a governare. Secondo la nuova Costituzione se chi detiene il mandato viene revocato dopo aver compiuto quattro anni del suo mandato, cosa che avverrà in agosto, è il vice presidente che deve assumere il governo per il restante periodo presidenziale.

16. Dicono di essere preoccupati per le scadenze quando in realtà li preoccupa che con il tempo si possa scoprire l'entità della frode. Da qui il loro sforzo per cercare di impedire a tutti i costi una minuziosa revisione.

17. Nel frattempo il CNE non si è lasciato intimidire e ha continuato a svolgere di conseguenza le sue funzioni. Dopo le forti denunce di broglio presentate da Chávez e dai suoi sostenitori si è visto obbligato a controllare attentamente tutti i documenti consegnati, il che ha prolungato il processo più del previsto.

18. Ogni giorno si trovano sempre più firme corrispondenti a morti, stranieri non registrati, minorenni o numerosi documenti che appartengono a persone che non hanno firmato.

19. Secondo quanto annunciato dal presidente del CNE in un'intervista televisiva a Canal 8, questo organismo finora ha rilevato quasi 150mila fogli le cui firme risultano sospette. Dati che accompagnano le diverse firme (nome, indirizzo, documento) riempiti tutti da una stessa mano, contro le istruzioni secondo le quali ognuno doveva porre di proprio pugno i propri dati (a meno di un serio impedimento), e impronte digitali poco nitide obbligherebbero alla revisione di quasi un milione 400mila firme.

20. Tra meno di una settimana, domenica prossima 29 febbraio, il Consiglio Elettorale Nazionale annuncerà ufficialmente quello che tutti sanno: che le firme valide non sono sufficienti per portare avanti il referendum di revoca e a partire da questo si deve iniziare un procedimento di revisione delle firme dubbie da parte degli stessi firmatari, per vedere se si arriva al numero di firme necessario.


Manifestanti dell'opposizione sventolano le loro bandiere..

21. Consapevole che i leader dell'opposizione non riconosceranno la propria sconfitta e che non esiteranno nell'uso di qualsiasi mezzo per impedire il progresso del processo rivoluzionario bolivariano, il popolo venezuelano si prepara a difenderlo. Rafforza le sue organizzazioni e si prepara a realizzare una grande mobilitazione in tutto il paese verso Caracas il prossimo 29 febbraio.

22. In momenti come questi in cui l'opposizione non è sola, ma conta sull' appoggio delle forze internazionali politiche e mediatiche più retrograde, la solidarietà internazionale è più necessaria che mai. In questo senso è stata importante la recente dichiarazione fatta dal Forum Parlamentare Mondiale a Mumbai, in India, lo scorso gennaio, dove parlamentari di tutti i continenti hanno espresso il "loro fermo appoggio al processo di trasformazione sociale in Venezuela" e hanno rifiutato "qualsiasi tipo di ingerenza straniera".

23. È il momento di attivare i circoli bolivariani all'estero e crearne di nuovi dove non ce ne sono. Bisogna coinvolgere il Venezuela nella grande mobilitazione mondiale contro la guerra e contro l'interventismo in programma il 20 marzo. Mobilitiamoci il 20 marzo.


(torna al sommario)


Note

1. Sobre este tema ver Declaraciones de los Estados Unidos sobre el proceso revocatorio, Mónica Saiz, 23 febrero 2004.
2. Hugo Chávez Frías, Extractos del discurso del 17 de febrero 2004 en la Presentación del Plan Estratégico de Compras del Estado, III Rueda de negocios, Caracas.
3. Investigación realizada por IU sobre la participación de España y Estados Unidos en el golpe de estado en Venezuela, http://www.izquierda- unida.es/Actualidad/docu/2002/informegolpevenezuela.htm
4. Sobre este proceso ver: Francisco Palacios, Breve sinopsis informativa del proceso de referendo revocatorio en Venezuela, documento inédito, 23 febrero 2004.
5. Ver Informe del Grupo de Observadores Internacionales sobre proceso de recolección de firmas, 30 de noviembre 2003 (Firman un grupo de 52 intelectuales, parlamentarios/as, líderes sociales, comunicadores/as, y otras personas, de 35 países del mundo).
6. Ver Pronunciamiento sobre el proceso de recolección de firmas en la República bolivariana de Venezuela, Secretaría Política del Congreso Bolivariano de los pueblos, Caracas, 30 de noviembre de 2003.


Profilo dell'Autrice
Dopo la laurea in Psicologia all'Universidad Católica de Chile, nel 1962, viaggia in Francia. In quell'epoca di effervescenza politica e culturale ha studiato con Louis Althusser, uno dei principali teorici del marxismo. Più avanti, nel 1969, il suo libro "I concetti elementari del materialismo storico" diventa un emblema per migliaia di latinoamericani.

Oggi Marta Harnecker dirige il Centro di ricerca Memoria Popolare Latinoamericana (MEPLA) con sede a l'Havana, Cuba, dove risiede dal golpe militare cileno.
Osservatrice dei processi di trasformazione sociale, ha divulgato opere e saggi sulle diverse esperienze in America Latina. Negli ultimi tempi si è dedicata all'analisi della cosiddetta "rivoluzione bolivariana".

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Luego de graduarse de Licenciada en Psicología en la Universidad Católica de Chile, en 1962, Marta Hacnecker se dirigió a Francia. En esa época de efervescencia política y cultural, estudió con Louis Althusser, uno de los principales teóricos del marxismo. Más adelante, en 1969, su libro "Los conceptos elementales del materialismo histórico", se convirtió en un emblema para miles de latinoamericanos.

Hoy, Marta Harnecker dirige el centro de investigaciones Memoria Popular Latinoamericana (MEPLA), con sede en La Habana, Cuba, donde reside desde el golpe militar chileno. Observadora de los procesos de transformación social, ha divulgado trabajos y ensayos sobre distintas experiencias en América Latina. En los últimos tiempos, se ha dedicado al análisis de la llamada "revolución bolivariana".

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