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:: ECUADOR 15 -25 novembre 2007 ::
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Intervista esclusiva ad Alberto Acosta Espinosa presidente dell'Assemblea Costituente Ecuadoriana

“Costruiremo una società più democratica”

Di
Gianni Tarquini di Terre Madri Onlus (“Inviato Speciale 2007”) a Selvas.org



:: ECUADOR ::
:: (30/11/2007) ::
Al via la Costituente in Ecuador
Di Tancredi Tarantino dall'Ecuador

Il 29 novembre si è insediata a Montecristi (1) l'Assemblea che riscriverà le regole fondamentali della Repubblica dell'Ecuador.

80 rappresentanti dei 130 eletti provengono da Alianza País, il gruppo politico del presidente Rafael Correa intenzionato a dar vita a una “rivoluzione civica per trasformare in modo radicale, profondo e rapido le strutture del paese”. Il progetto esplicitato dalla forza politica di maggioranza prevede cinque capisaldi: economia regolata, democrazia partecipativa, redistribuzione sociale, integrazione regionale, socialismo del XXI° secolo. Il manovratore di questa difficile operazione è Alberto Acosta, già ministro per l'Energia e le Attività Minerarie nei primi mesi del governo Correa, economista, vicino ai movimenti capaci di bloccare i presidenti dell'ultimo decennio che stavano portando l'Ecuador verso un sistema neoliberista asservito alla finanza e agli interessi delle multinazionali straniere e alla produzione da esportazione. Nel mese di novembre il paese andino ha proseguito il suo cammino, iniziato a gennaio del 2007, verso la conquista della sovranità sulle risorse nazionali, a cominciare dalla revisione degli iniqui contratti petroliferi con le compagnie straniere(2); ha impegnato la sua politica diplomatica per un importante avvicinamento alla Cina, è rientrato nell'OPEP e ha firmato un nuovo accordo per la concessione delle attività estrattive del Blocco 31, che comprende una parte del Parco di Yasuní, alla brasiliana Petrobras. Ma insieme a questo intenso lavoro di appropriazione di un ruolo regionale ed internazionale ha anche affidato ad Alberto Acosta, l'uomo di governo più vicino ai movimenti ecologisti ed indigeni, la guida la guida dell'Assemblea costituente, prima tappa di questa sfida per il cambiamento. I partecipanti italiani alla missione “Inviati speciali 2007” lo hanno incontrato a Quito, presso l'Università Andina Simón Bolívar, mentre tutt'intorno si percepiva un'atmosfera di grande aspettativa sul cambiamento possibile. Acosta ci ha parlato delle speranze legate alla riforma costituzionale dopo anni di sfiducia verso i governi in carica (3), dell'orgoglio nel portare avanti da protagonista questa “rivoluzione civica” e si è soffermato sul nuovo modello di sviluppo di cui già si è fatto promotore, insieme al Presidente Correa, con la innovativa proposta di moratoria di estrazione petrolifera nella zona ITT - Ishpingo-Tiputini-Tambococha - del Parco di Yasuní, in piena foresta amazzonica, in cambio di un fondo, creato con donazioni internazionali, che compenserebbe l'Ecuador con 5 dollari per ogni barile non estratto (4).

:: ALBERTO ACOSTA ESPINOSA ::
Nació en Quito el 21 de julio de 1948. Realizó estudios de Economía (especialización en Economía de la Energía) en la Universidad de Colonia (1977-79), República Federal de Alemania (RFA), en donde también estudió Geografía Económica (1974-76). Estudio economía industrial y administración de empresas (especializaciones en Marketing y Comercio Exterior) en la Universidad de Estudios Superiores de Colonia (Fachhochschule Köln, 1971-74). Entre 1970 y 1974 realizó también estudios de alemán y economía, cursos y seminarios de filosofía y ciencias políticas en la Universidad de Bonn (RFA). Obtuvo los títulos académicos de Diplom-Betriebswirt (Economista Industrial o Empresarial) en 1974 y de Diplom-Volkwirt (Economista) en 1979. Revalidó su título de Economista en la Facultad de Economía de la Pontificia Universidad Católica del Ecuador (1981).

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Ci spiegherebbe meglio il valore dell'area ITT - Ishpingo-Tiputini-Tambococha, nel parco di Yasunì, che la proposta governativa vorrebbe preservare dall'estrazione petrolifera?

La zona è una riserva del Pleistocene. Dopo il periodo delle grandi glaciazioni restarono sulla terra ampie zone con scarsissima presenza di vita e piccole enclave con tanti elementi vitali. Yasuní era una di queste e oggi lì abbondano ancora l'acqua, le piante e gli animali. Faccio due esempi: in alcuni alberi della riserva ci sono più specie di scarafaggi di quanti ne esistano in tutta Europa! In un ettaro ci sono più specie di alberi di Canada e Stati Uniti! Lì c'è la vita del pianeta. Ci sono inoltre due o tre tribù non contattate che rischierebbero l'estinzione con l'entrata delle attività estrattive: i Tagaheris, i Taromenani, i Gliosomamenani.
Quindi potremmo partire da un approccio etico per sostenere che la difesa della vita, dell'essere umano e della natura, sono il bene più prezioso che abbiamo sulla terra. Ma arriveremmo alla stessa conclusione con un'analisi diversa, di tipo ambientalista, considerando che l'estrazione possibile di 1 milione di barili di petrolio di 15 gradi API (5) causerebbe l'emissione di un'altissima quantità di anidride carbonica contribuendo al riscaldamento globale che si sta cercando di combattere con alti costi soprattutto a carico dei paesi più inquinanti. Un terzo approccio riguarda la quantità e qualità di acqua presente nell'ITT: in Amazzonia si formano le nubi che, spostandosi verso le Ande, si trasformano in precipitazioni che danno la vita, la possibilità di coltivare prodotti agricoli e anche l'opportunità di utilizzo attraverso le centrali idroelettriche. Abbiamo degli studi che ci dicono come la disponibilità di acqua diminuisce in proporzione alla deforestazione.


Perché il governo ecuadoriano attribuisce una valenza così forte alla proposta di moratoria di estrazione petrolifera dalla zona ITT?

La proposta lanciata dal governo dell'Ecuador ha alla sua base modalità innovatrici. Ma dirò di più, penso che potrebbe trasformarsi in qualcosa di rivoluzionario. Non è solo un tentativo di proteggere una zona unica al mondo per la sua biodiversità ma l'introduzione di un modello nuovo che ribalta il modo in cui l'uomo, fino ad oggi, ha utilizzato le risorse naturali. Sperimenteremmo un modello che ci abituerebbe a vivere senza petrolio, cosa che sarà probabilmente la normalità nel futuro; dovrebbe diminuire già da ora a causa dei danni ambientali che provoca.
La sfida non riguarda solo l'Ecuador ma tutta l'umanità. Ricordo il vecchio slogan che diceva: ”Pensare globalmente e agire localmente”. Penso debba essere superato perché oggi è necessario pensare e agire globalmente. I problemi vanno risolti a livello locale, nazionale e, naturalmente, mondiale. L'iniziativa ITT va oltre il protocollo di Kyoto che da solo non servirebbe a nulla senza iniziare a pensare a soluzioni e a modelli nuovi come potrebbe essere la moratoria per l'area ITT nello Yasuní. Anche per questo è una sfida che va oltre il nostro paese e ci invita a pensare.



Non vede una contraddizione tra la proposta di moratoria nel blocco ITT e la concessione a Petrobras di licenze per attività estrattiva nel blocco 31, nello stesso Parco di Yasuní? Insomma, tra una politica che mira alla sovranità nazionale attraverso un approccio neo-sviluppista - con l'avvicinamento alle politiche di Cina e Brasile - e un nuovo modello di sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile?

No, non vedo una grande contraddizione. E' necessario pensare oltre a quella che può essere l'assegnazione dell'autorizzazione a Petrobras della licenza in una parte del parco di Yasuní; licenza già assegnata da anni da altri governi e momentaneamente revocata per alcune irregolarità. Bisogna riconoscere che le cose non sono mai completamente bianche o nere ma seguono processi complessi e apparentemente contraddittori. L'Ecuador è un paese oggi all'avanguardia nelle posizioni ecologiste in America Latina, con tutti i suoi limiti ed errori, includendo il suo ministero per l'ambiente. Stiamo aprendo la porta a tutte le opzioni mentre altre nazioni come il Venezuela, il Brasile, la stessa Argentina e il Cile hanno adottato una linea neo-sviluppista. Vogliono arrivare al cosiddetto Socialismo del XXI° secolo attraverso questo modello, secondo me sbagliando. L'unico Socialismo che sopravvivrà sarà quello che rispetterà la natura e la vita degli esseri umani e noi abbiamo scelto questa opzione!


Uno dei possibili esiti della missione del nostro gruppo sarà l'appoggio alla proposta, presso la società civile italiana, di una campagna a sostegno della moratoria sull'estrazione di petrolio nel parco Yasunì proposta dal vostro governo. Quando ci sarà la definizione del progetto?

All'interno del governo ci sono idee diverse e non sappiamo ancora chi sarà il responsabile del programma e come funzionerà la struttura burocratica. Si tratta di un processo che ha bisogno dei suoi tempi. Speriamo di avere un rappresentante di altissimo livello che possa farsi carico di tale responsabilità e far avanzare in fretta la proposta. Purtroppo abbiamo perso molti mesi e la mia preoccupazione attuale è che una volta definiti questi punti e la proposta finale, saranno già chiusi i bilanci preventivi dei paesi europei per il prossimo anno.



Nel corso del nostro viaggio in Ecuador abbiamo potuto osservare direttamente la problematica legata allo sfruttamento petrolifero nei suoi risvolti ambientali, sociali e sanitari. Come intende intervenire il governo?

Tutta l'Amazzonia ecuadoriana è colpita dai problemi da voi evidenziati. Il petrolio non è stato il garante dello sviluppo reale dell'Ecuador anche se è stato importante per la sua economia. Tutto l'oriente è stato devastato proprio a causa delle sfruttamento petrolifero; faccio l'esempio dei tumori che, nella zona petrolifera, colpiscono il 32% della popolazione quando la media nazionale è dell'11%. Non dimentichiamo poi gli indici di povertà che, in questa zona, sono i più alti del paese nonostante la ricchezza che produce. Il nuovo governo dell'Ecuador sta cercando di occuparsi di questi problemi riacquistando la sovranità mai posseduta sulle sue risorse. C'è poi da notare il lavoro che stanno facendo la società civile e i movimenti popolari. La mia domanda è: “Cosa faranno l'Europa, gli USA, il resto del mondo?” Perché, come ho già detto, penso che sia una questione globale che non riguarda solo l'Ecuador e i paesi più ricchi devono riconoscere che sono la causa maggiore dell'inquinamento globale e di tutte le sue conseguenze.


Lei è il Presidente dell'Assemblea Costituente che porrà le basi del nuovo Ecuador. Come sarà il suo nuovo paese?

Per prima cosa sarà più democratico. La nostra sarà la costruzione di una società più democratica. Sarà più libero. Più equo; pensando a forme di giustizia e di equità di tipo plurale: sociale, economica, di genere. La nostra è, infatti, ancora una società patriarcale e maschilista. Dovremo lavorare per una società senza razzismo, per un'uguaglianza etnica e per un rispetto intergenerazionale. Dovrà essere un Ecuador più giusto e più sostenibile sia socialmente, economicamente e, ovviamente, sia nei confronti delle sue ricchezze naturali.


Note:

1 - La cittadina è un luogo simbolico importante per la storia dell'Ecuador. Vi nacque, nel 1842, Eloy Alfaro che fu generale dell'esercito e Presidente della Repubblica dal 1895 al 1901 e dal 1906 al 1911, iniziando le riforme laiche e liberali per la separazione tra stato e chiesa, il divorzio, l'educazione laica e gratuita, la libertà di espressione, il matrimonio civile. Fu assassinato dagli avversari politici nel 1912. Molti gruppi politici e movimenti si sono richiamati al suo nome e alle sue battaglie. Negli anni '80 il più importante gruppo guerrigliero del paese si denominò Alfaro Vive ¡Carajo!; operò con rapine nelle più importanti banche e con sequestri ed ebbe un seguito di simpatizzanti, spesso non collegati alla struttura del gruppo, provenienti dal mondo universitario e dai movimenti popolari.
2 -Vedi l'articolo di Paola Colleoni “Della rivoluzione alvarista, il petrolio e altri demoni” su Selvas.org
3 - L'Ecuador ha visto il succedersi di 8 Presidenti in 10 anni.
4 - La proposta lanciata dal presidente Rafael Correa a settembre 2007, durante una riunione delle Nazioni Unite, prevede la rinuncia all'estrazione di 920 milioni di barili di petrolio grezzo in cambio di un fondo internazionale di 4 600 milioni di dollari (solo 5 dollari al barile) dai i quali, a un rendimento medio del 7,5%, l'Ecuador recupererebbe circa 350 milioni di dollari all'anno da utilizzare in progetti sociali e di recupero e difesa ambientale. Il progetto eviterebbe inoltre l'emissione di 111 milioni di tonnellate di anidride carbonica (120 chili per barile) derivanti dalla combustione degli oli dopo l'estrazione.
5 - Stima di estrazione del Campo ITT.



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