In una America Latina che non si stanca mai di sorprendere da un punto di vista politico e sociale, le elezioni presidenziali dellultima domenica di ottobre in Uruguay anticipano molte novità. Lo confermano i sondaggi di metà mese, lEncuentro Progresista-Frente Amplio-Nueva Mayoría - che riunisce una quindicina di correnti, realtà e suddivisioni di sinistra salirà al governo per la prima volta nella storia. "Un momento molto singolare" enfatizza in una intervista esclusiva Raúl Zibechi, giornalista, analista e scrittore. Responsabile della sezione internazionale del prestigioso settimanale "Brecha" edito a Montevideo. Autore di diversi libri sui movimenti sociali, lultimo dei quali sintitola "Genealogia della rivolta. Argentina. La società in movimento" (traduzione italiana Luca Sossella Editore).
31 ottobre: elezioni in Uruguay
La sinistra scommette che sarà al Governo
Di Sergio Ferrari - In collaborazione con E-CHANGER
Con il consenso dell'autore per Selvas.org
Traduzione di Gabriella Broccoli, Sonia Chialastri e Cecilia Silveri, revisione Daniela Cabrera - di Traduttori per la Pace

Le foto sono di Sorgin tratte da http://uruguay.indymedia.org e si riferiscono ai festeggiamenti di domenica per la vittoria dell'EP-FA-NM lungo il viale 18 de julio e avenida Libertador di Montevideo.
29 ottobre 2004
A pochissimi giorni dalle elezioni, quali sono le previsioni?
Tutti i sondaggi collocano ampiamente al primo posto lEncuentro Progresista-Frente Amplio-Nueva Mayoría. Le previsioni di voto della candidatura di Tabaré Vázquez alla presidenza oscillano tra il 46% e il 55% dellelettorato, a seconda delle differenti agenzie di sondaggio.
Ciò che è più evidente è che questa tendenza si sta consolidando e nella maggior parte dei sondaggi Vázquez ottiene più della metà dei voti.
Il Partido Colorado, che sostiene il suo ex-ministro degli interni Guillermo Stirling, si avvicina al 10%, il che comporterebbe una vera sconfitta per un partito che ha governato per più di un secolo. Il Partido Nacional, il cui candidato è il senatore Jorge Larrañaga, ex sindaco della città di Paysandú, fa affidamento su un 32% di promesse di voto. Ciò significa, dare praticamente per certo che Vázquez sarà il prossimo presidente degli uruguaiani.
Frente amplio: trasparenza e produzione
In un paese noto per la sua elevata cultura politica cè stato un dibattito programmatico di fondo durante il processo pre-elettorale?
Una campagna elettorale non è né il miglior momento né lambiente più propizio per discutere delle questioni di fondo. Ad ogni modo, ci sono marcate differenze, così come profili e proposte diverse. Il partito Colorado si presenta come il partito legalista e dellordine, così dicono alcuni dei suoi slogan pubblicitari, e sostiene che grazie alla sua gestione durante lattuale governo si è potuto superare la crisi economico-finanziaria del 2002. I nazionalisti prendono le distanze dal governo di cui hanno fatto parte per gran parte del tempo-, visto che la loro è stata una pessima gestione. Bisogna ricordare che il paese ha visto diminuire il suo prodotto interno lordo (PIL) alla metà, il debito estero è maggiore del prodotto annuale e la disoccupazione ha raggiunto livelli storici. La sinistra, da parte sua, propone due presupposti fondamentali: onestà trasparenza e ritorno allUruguay produttivo.
Abbiamo parlato dei partiti in lizza. Qual è il profilo dei candidati?
Stirling, il leader del governo, rappresenta la continuità delle politiche neoliberiste e della gestione statale autoritaria ipercentralizzata. Larrañaga, il più giovane dei tre, esprime un certo rinnovamento del suo partito soprattutto per quanto riguarda la politica interna del paese, con una cultura basata sul decentramento, però privo di nuove idee in campo economico. Vázquez è la sintesi della sinistra uruguaiana: medico, cerca i cambiamenti con moderazione. È un eccellente comunicatore e lunico candidato pulito, nel senso che non è stato implicato in reati di corruzione, o di dispotismo, né tantomeno in gestioni economiche che hanno devastato il paese. Gli scandali per corruzione sono stati una constante degli ultimi governi di coalizione di nazionalisti e colorados.
Cosa vorrebbe dire in concreto una vittoria della sinistra? E una eventuale o insperata sconfitta?
Visto in prospettiva, credo che nel breve periodo non ci sarebbero grandi cambiamenti. Se la sinistra non dovesse vincere, proseguirebbe lemorragia dellemigrazione, si aggraverebbero i problemi sociali e soprattutto la disperazione. Non dimentichiamoci che lUruguay è il terzo paese al mondo per numero di suicidi e il primo in America Latina.
I cambiamenti, nel breve termine, verrebbero da parte di una migliore gestione, più ordinata e trasparente, a partire dalla volontà politica di distribuire risorse ai più poveri, il 30% della popolazione e il 60% dei bambini. Ad ogni modo, il futuro di un paese così piccolo e indebitato, dipende in gran parte e in breve scadenza, da ciò che accadrà con i governi di Argentina e Brasile, paesi da cui siamo dipendenti.
Prima di entrare nella tematica geopolitica
la sinistra potrebbe governare da sola o dovrà, come nel caso del PT brasiliano, stabilire delle alleanze con forze di centro o di destra?
La sinistra avrà la maggioranza parlamentare quindi non necessita alleanze. Ci sono accordi con i settori sociali come i produttori agropecuari, e alcuni industriali, volti a rimettere in moto la produzione, specialmente nei prodotti vincolati allesportazione. Ci sono proposte per dare vita ad agroindustrie, che possono dare dinamismo al settore, dato che il mercato interno è piccolo.
Una vittoria del Frente Amplio porterebbe qualcosa di diverso e innovativo rispetto a quanto sta vivendo il Brasile dopo la vittoria del PT? Potrebbe implicare un concetto-progetto innovatore? Non credo. Le differenze tra i governi progressisti dellAmerica Latina sono semplici sfumature. Direi che tra Lula (Brasile), Néstor Kirchner (Argentina) e Ricardo Lagos (Cile), ci sono molte più cose in comune che differenze. Ben altro è il Venezuela, dove la dinamica è molto particolare e cè una manifesta tensione nel voler uscire dal modello neoliberista. Pochi giorni fa, Tabaré Vázquez ha affermato che il suo governo prenderebbe come riferimento quelli di Lula e Lagos. Non ha menzionato Kirchner, forse per non irritare le classi medie.

Rafforzare il polo anti-alca
Quali ripercussioni avrebbe una vittoria della sinistra uruguaiana sull'America del Sud e sullAmerica Latina nellinsieme?
Consoliderebbe il polo dei governi che respingono lALCA (Accordo di Libero Commercio delle Americhe) e che cercano di instaurare delle relazioni meno dipendenti dagli Stati Uniti e dallUnione Europea. E anche possibile che questi governi rafforzino il Mercosur (accordo economico regionale) che sta attraversando un momento difficile. In tutti i casi, lAmerica Latina e, in
conclusione, il Sud America attraversano una situazione complessa. Si sta vivendo un equilibrio molto instabile dovuto allingerenza degli Stati Uniti che si sono installati in Colombia e da lì fanno pressione su tutta larea andina, il Venezuela, la Bolivia, il Perù e lEcuador. Inoltre Washington ha un rapporto molto privilegiato con il Cile che, nonostante abbia un governo di sinistra, è stato molto pro Stati Uniti. Daltro canto, soltanto il Venezuela spinge con forza per riequilibrare queste pressioni, affiancato dal Brasile che ha, tuttavia, interessi globali che vanno oltre il continente. In questo contesto, la possibile ricostruzione del Mercosur giocherebbe un ruolo importante.
Il tema dei rapporti tra movimenti sociali, partiti politici e potere sarà in primo piano il prossimo gennaio al 5° Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Lattuale dinamica uruguaiana potrà dare apporti notevoli a questo dibattito? Qual è la condizione attuale dei movimenti sociali in Uruguay?
E un tema difficile e complesso. I rapporti fra movimenti e governi di sinistra non sono stati buoni. In Ecuador pessimi. In Brasile normali e in Argentina fluttuano fra cooptazione e mobilitazione.
In Uruguay i movimenti stanno attraversando un periodo di debolezza. Il movimento operaio risente molto della disoccupazione e del fatto che non è stato capace di organizzare i senza, ossia i senza lavoro, i senza terra, ecc. come accade in altri paesi del continente. In ogni caso, la forte tradizione sindacale e organizzativa che abbiamo può giocare a favore di una riattivazione delle organizzazioni popolari, ma bisognerà aspettare. Non sono molto ottimista riguardo al breve periodo.
Smettere di avere paura
Per concludere: il tema del recupero della memoria collettiva acquista unimportanza significativa in tutta lAmerica Latina. In che misura anche questa tematica è presente o segnerà leventuale vittoria della sinistra uruguayana?
Lesempio dellArgentina dovrebbe servirci da stimolo, nel senso che si possono rivedere leggi ingiuste del passato (in Uruguay è stata approvata con referendum una legge che concede limpunità ai militari colpevoli di genocidio), senza che si verifichi alcun problema politico di destabilizzazione o pericolo di golpismo.
Tuttavia, questo dipenderà, più che dal governo, dalla pressione che eserciterà la gente. Gli argentini dicono che la dittatura è terminata realmente il 19 e il 20 dicembre 2001, quando la gente è uscita nelle strade nonostante lo stato dassedio e ha smesso di avere paura. Magari il governo della sinistra rappresentasse, simbolicamente, la fine della nostra dittatura, la fine della paura che ancora oggi ci paralizza e fa fuggire dal paese migliaia di giovani!
Fosse anche solo questo, ne sarebbe già valsa la pena.
COME RILANCIARE LA SVIZZERA DAMERICA

Come sottolinea il giornalista Raúl Zibechi, lapparato economico dellUruguay, la Svizzera dAmerica di altri tempi, è distrutto. E aggiunge che la crisi sociale è più profonda di quella che vive lArgentina, sebbene sia meno evidente a causa della presenza (ndr stabilità) che ancora riesce a mantenere il governo uruguaiano. Alcuni dati sono esemplificativi di questo Paese di 176 mila chilometri quadrati e circa 3,4 milioni di abitanti: il tasso di emigrazione negli ultimi decenni è arrivato al 20%; più del 60% della popolazione attiva esegue lavori informali, è disoccupata o sottoccupata; lo stipendio minimo è il più basso della regione con circa 50 dollari al mese. Quasi il 25% degli abitanti di Montevideo vive in insediamenti temporanei irregolari perché ha perso la propria casa. Queste cifre danno unidea del tremendo costo sociale che ha imposto il neoliberalismo in Uruguay, sottolinea il responsabile della sezione internazionale del settimanale Brecha. I dati dellultimo rapporto del Programma della Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano (PNUD) mettono in evidenza questo processo di deterioramento accelerato. Mentre lArgentina, nonostante la profonda crisi, è riuscita a rimanere al 34° posto, lUruguay è passato al 46° posto, dopo aver occupato il 29° nel 1990.
Con questo scenario di fondo, la ripresa dellattività produttiva e laumento della crescita economica annuale attualmente la più bassa di tutta la regione vengono considerati obiettivi fondamentali. La domanda principale che ci si pone in vista delle elezioni è: con quale modello e progetto si può raggiungere la ripresa economica? Per il momento, i principali dirigenti del Frente Amplio si preoccupano di tranquillizzare il mondo finanziario internazionale e le sue istituzioni. Come afferma lo stesso Zibechi in una recente analisi pubblicata sullAgenzia Latinoamericana di Informazione (ALAI Agenzia Latinoamericana de Información), Tabaré Vázquez ha anticipato che Danilo Astori sarà il Ministro dellEconomia in caso di vittoria alle elezioni, dopo aver offerto senza successo questa carica a Enrique Iglesias, leconomista uruguaiano che presiede la Banca Interamericana di Sviluppo (BID Banco Interamericano de Desarrollo). In alcune recenti dichiarazioni lasciate alla stampa, Astori che viene considerato un discepolo di Iglesias ha difeso il Fondo Monetario Internazionale, in quanto non impone prescrizioni e analizza i risultati attesi e la loro corrispondenza con il programma offerto e ha sottolineato la preoccupazione sia della Banca Mondiale che del BID nei confronti dei temi sociali.
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Un editoriale da PACIFICAR.COM
Hambre de libertad, hambre de democracia, hambre...
Vea este artículo en la web:
http://www.pacificar.com/vernota.hlvs?id=3901

Por Jorge Benedetti
Tabaré Vázquez está a punto de ganar las elecciones en Uruguay en la primera vuelta. Lula es el primer presidente obrero que en la historia del mundo alcanza ese lugar con una impresionante cantidad de votos; Kirchner representa una salida al discurso neoliberal y una postura más ética frente a la cuestión económica como guía del accionar político; Hugo Chávez es una de las principales figuras, junto a Fidel Castro, de la lucha contra el imperialismo estadounidense...
Pero lo que unifica a los países de América Latina en esta realidad pos crisis neoliberal es la pobreza.
De los 6.000 millones de habitantes del planeta, 2.800, o sea casi la mitad, vive con menos de 2 dólares por día.
En la Argentina, por ejemplo, mueren 100 chicos por día y de ellos, 65 lo hacen por causas evitables. (hambre, desnutrición, pobreza).
En este momento, en la plaza frente a la casa de Gobierno de la provincia de Entre Ríos, en Argentina, más de 200 indígenas de la comunidad Ava Guaraní se están muriendo mientras esperan una respuesta de las autoridades a su desesperante situación.
La actitud política, la lucha en los espacios de la política, nos hacen creer que esta vez es posible enfrentar y derrotar al imperialismo.
La decisión de los gobiernos de América Latina de iniciar el definitivo camino de la Unión Sudamericana, parece ser una respuesta lógica y necesaria.
Pero ¿qué hacer mientras tanto?
Es cierto que existen cientos de espacios de lucha, de organización popular que los medios de comunicación esclavos y reproductores del discurso del poder, se encargan de ocultar para darle tranquilidad a los que disfrutan de esta fiesta globalizadora para pocos.
También es cierto que los políticos, incluso estos nuevos referentes, no parecen sentir la urgencia de lo verdaderamente urgente.
La pobreza mata. No es sólo una consecuencia de las políticas neoliberales que llevará tiempo corregir. Lo que provoca la espera es más muerte. Entonces no hay tiempo que perder.
La jugada política de Kirchner, por ejemplo, de navegar en un bote que sube y baja según las olas del mercado, punzando y aflojando según el día, parece ser brillante desde el punto de vista estratégico.
Pero mientras él decide pagar al FMI y los acreedores privados una suma superior a la que destina en su presupuesto para el 2005 a la suma de educación, salud y obras públicas, la ecuación política no cierra.
No cierra si no perdemos de vista que el destino final, el verdadero objeto del accionar político es la gente. Sí parece estar en el camino correcto si sólo se trata una vez más- de nivelar las cuentas, emprolijar la caja y después, sólo después, repartir la riqueza de una manera más equitativa. Mientras tanto siguen muriendo chicos.
Chávez avanza en su revolución bolivariana, Lula enfrenta el principal problema de Brasil con su campaña de Hambre Cero y Tabaré Vázquez está a punto de comenzar un camino de cambio en el Uruguay después de 170 años de gobiernos de derecha.
La paciencia es una de las virtudes de los pueblos. Sus representantes deben saber que no pueden abusarse.
El hambre es la herramienta de dominación. Hambre, pobreza, analfabetismo, son las armas de los poderosos para el mañana.
Si los representantes, los que nos dan esperanza y los que están llegando, no resuelven el hambre, si no frenan la violenta inequidad distributiva de la riqueza, están siendo cómplices. Están usando las mismas herramientas que el imperialismo para facilitar el sojuzgamiento de los pueblos, más allá de sus a veces innegables y otras sólo declaradas intenciones de liberarnos.
Genera dicha que Tabaré Vázquez gane las elecciones en Uruguay. Sorprende y esperanza que Duhalde se dedique a juntar voluntades por la unidad de América Latina pero de nada servirá si el pueblo muere de hambre mientras tanto.
Sergio Ferrari - Giornalista argentino residente in Svizzera, è presente con proprie analisi su numerose testate internazionali - In collaborazione con E-CHANGER - ONG di cooperazione solidaria con il Sud del mondo
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