Intervista a Marlon Santi, presidente della comunità kichwa dei Sarayacu
Resisteremo fino alla morte
Da Quito -Ecuador per Selvas.org Tancredi Tarantino

In occasione del Secondo Vertice Continentale delle Nazionalità e dei Popoli Indigeni dellAmerica, che si sta svolgendo a Quito dal 22 luglio, Marlon Santi, presidente dei Sarayacu, ci rivela la nuova strategia di lotta della comunità kichwa dell'Amazzonia ecuadoriana da tre anni impegnata nella difesa dei propri territori contro lo sfruttamento petrolifero.
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Sarayaku resiste!
Qualè la situazione attuale della comunità dei Sarayacu?
La mia gente continua ad essere minacciata ed ormai da tre anni è vittima delle pressioni del Governo ecuadoriano, delle Forze Armate e della CGC (la compagnia petrolifera argentina, n.d.r.), ma nessuno di noi ha intenzione di cedere.
Da settimane, ormai, il villaggio di Sarayacu è abitato soltanto dalle donne. Uomini, anziani e bambini si sono spostati allinterno della foresta, nelle zone di confine dei nostri territori. In questo
modo cercheremo di essere pronti a difendere la comunità da una nuova invasione dellesercito ecuadoriano il cui unico obiettivo è quello di consegnare le nostre terre alle multinazionali del petrolio.
Siete convinti quindi che le Forze Armate torneranno ad occupare le vostre terre?
Non è soltanto una nostra convinzione. Pochi giorni fa, il 20 luglio, il Governo ha dichiarato che intende procedere ad una nuova militarizzazione del blocco 23. Ciò non implica soltanto interventi armati, ma anche una campagna di disinformazione il cui unico intento è quello di creare confusione tra le comunità della zona e metterle in lotta tra loro.
E ogni volta che ci opponiamo ad un intervento armato, ci chiamano terroristi e narcotrafficanti.
Come intendete opporvi ad una nuova militarizzazione?
Lo scorso 6 luglio, la Corte Internazionale dei diritti umani ha chiesto al Governo di Lucio Gutierrez il rispetto dei diritti territoriali e di libera circolazione dei Sarayacu. Si tratta di un evento molto importante per la mia comunità; e proprio sulla base di questo ennesimo intervento di livello internazionale, abbiamo ideato una nuova strategia dazione, il Plan B, con lobiettivo di coinvolgere le istituzioni internazionali, prima fra tutte lOnu, affinché possano essere presenti nei nostri territori con i loro rappresentanti e garantire così il rispetto dei nostri diritti.
Dallinverno scorso, inoltre, abbiamo installato alcuni accampamenti di pace. Si tratta di piccoli presidi posti nelle zone di confine dei nostri territori, in modo da essere anche fisicamente pronti ad una eventuale invasione militare.
Se poi, entro la fine dagosto, il Governo non ritira questa nuova minaccia, dichiareremo lo stato di emergenza, con la conseguenza che non escludiamo anche unopposizione fisica allintervento militare. Sono tre anni che ci opponiamo pacificamente, percorrendo tutti i canali istituzionali e giudiziari competenti, ma evidentemente non basta e allora siamo disposti a rischiare anche le nostre vite per difendere la madre terra.

Vi siete mai sentiti soli nella vostra lotta?
Assolutamente no. Anzi, proprio in queste settimane con il movimento Pachakutik (braccio politico della Conaie, la principale confederazione indigena dellEcuador, n.d.r.) intendiamo chiamare i vertici delle Forze Armate a riferire in Parlamento sugli interventi di cui la comunità di Sarayacu è stata vittima in questi anni. Interventi ovviamente realizzati in violazione dei pronunciamenti effettuati in questi anni dalla Commissione Internazionale dei Diritti Umani, dallOrganizzazione degli Stati Americani e, pochi giorni fa, anche da parte della Corte Internazionale dei Diritti Umani.
Inoltre stiamo discutendo con altre comunità dellAmazzonia ecuadoriana, anche di etnie differenti dalla nostra, per creare unampia alleanza in difesa delle nostre terre ancestrali e dei nostri diritti e resistere in maniera più efficace a questa politica petrolifera che mira esclusivamente a garantire gli interessi economi delle multinazionali straniere.

La resistenza dei Sarayacu può dunque rinvigorire lopposizione indigena al governo Gutierrez?
lQueste alleanze che stiamo stringendo potrebbero certamente dare nuove energie al movimento indigeno. Sarebbe certamente un risultato importante. Il nostro unico obiettivo però rimane la difesa dei nostri villaggi, indipendentemente da chi sia al potere.
Tancredi Tarantino , ricercatore indipendente, ha curato diversi dossier sull'America Latina e sulle politiche neoliberiste della Banca Mondiale. Laureato in Giurisprudenza a Pisa, con una tesi in Economia Politica sulla Banca Mondiale, ha concluso un Master in giornalismo. Attualmente è in Ecuador per un progetto internazionale.
E-mail : tanc@email.it
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