Intervista a
Etsa Marco Chiriap
Da Ginevra, Palazzo delle Nazioni per Selvas.org Vittoria Aino

Nella foto: Etsa Marco Chiriap, è stato invitato a suonare la danza della pioggia con gli indiani del nord America.
Etsa Marco Chiriap, giovane direttore e fondatore della Tsentsak Survival Foundation, in rappresentanza del popolo Shuar, che vive nel cuore dellAmazzonia a sud-est dellEcuador ed a nord del Perú, si trova a cavallo di una frontiera, diviso da confini imposti da Stati sorti secoli dopo laffermazione della cultura autoctona
ARTICOLO di Selvas.org CORRELATO:
Mano tesa agli Shuar "Yukias"
Ginevra, 25 luglio 2003
Palazzo delle Nazioni (ONU), siamo ormai giunti allultimo giorno del Gruppo di Lavoro sui Popoli Indigeni, unistanza tecnica della Sottocommissione per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani che da più di ventanni si preoccupa di analizzare le problematiche che affliggono questi popoli e di cercare una strada per la loro risoluzione.
Sono giorni concitati in cui ogni minuto vale ore. Sono qui gli indigeni di tutto il mondo e moltissime delle più importanti organizzazioni che appoggiano la loro causa, e gli incontri, i colloqui sono frenetici. Solo cinque giorni, dal 21 al 25 di luglio, per denunciare le ingiustizie subite, per rompere lisolamento e trovare i contatti giusti, per tentare di realizzare le aspirazioni delle proprie comunità .
Non è strano che la nostra intervista (*) ad Etsa Marco Chiriap, giovane direttore e fondatore della Tsentsak Survival Foundation, riusciamo a farla solo oggi.
Il signor Chiriap è qui in rappresentanza del suo popolo, il popolo Shuar, che vive nel cuore dellAmazzonia a sud-est dellEcuador ed a nord del Perú e che, come tanti altri popoli indigeni, si trova a cavallo di una frontiera, diviso da confini impostigli da Stati sorti secoli dopo laffermazione della cultura autoctona.
*La differenza di orizzonti culturali di cui il nostro intervistato è portatore, la ricchezza che può derivare dallincontro con una realtà tanto diversa dalla nostra, che può utilizzare anche canoni espressivi per noi inconsueti, ma forse per questo ancora più interessanti, ci ha spinti ad intervenire il meno possibile sul testo dellintervista per impedire ai nostri filtri culturali di sovrapporsi al messaggio originale.
| :: APPROFONDIMENTI :: |
TSENTSAK SURVIVAL FOUNDATION
ONG in difesa degli Shuar
Dirección
Yukias-Morona Santiago-Macas-Ecuador
Teléfono /fax/ dirección electrónica
(593)(02)2735-434
tsentsaksurvivalf@yahoo.com
Representante legal
Etsa Marco Chiriap
tsentsaksurvivalf@yahoo.com
IN ECUADOR
CONAIE Federazione delle nazionalita indigene dellEcuador
Organización de los Pueblos Indígensa de Pastaza (OPIP)
Tn.te Ortíz y Gral Villamil
Apartado 16-01-790 Puyo - Pastaza (Ecuador)
Tel/Fax 00593 - 3 - 885 461
allpamanda@yahoo.es
http://www.unii.net/opip/intro.html
APDH - Asamblea Permanente por los Derechos Humanos
Edif. Servilibro, of. 301; Salinas N14-81 y Riofrío - Quito (Ecuador)
Tel/Fax.: 00593 - 2 - 521118
quijote@porta.net apdhec@hotmail.com
COICA
Coordinamento delle
Organizzazióni Indigene
della Amazzónia
Iza M. Dos Santos,
secretaria ejecutiva Coica
Teléfonos: 2407-759, 28112-098, 2814-611 (Quito)
Correo electrónico: info@coica.org rona@coica.org
Pagina web:
www.coica.org
ICCI
Instituto Científico
de Culturas Indígenas |
Potrebbe parlarmi della sua organizzazione e della sua esperienza qui alle Nazioni Unite?
Per me è un gran piacere ed un onore essere qui alle Nazioni Unite.
Ho appreso molto. Sono venuto qui con il mio sapere e le mie conoscenze, ma qui è tutto molto difficile. Tutto è sistematizzato, ma con il tempo si va apprendendo. È la nostra seconda volta qui alle Nazioni Unite.
Sono della comunità Shuar di Yukias (N.d.R. nellAmazzonia del sud-est ecuadoriano), sono direttore di unorganizzazione non governativa, la Tsentsak Survival Foundation, il nome dice tutto.
Per noi, in realtà, non è così chiaro. Mi potrebbe spiegare il significato del nome della sua fondazione?
Tsentsak viene da una mitologia molto antica dei popoli Shuar. Tsentsak è un potere spirituale che ha lUwishin.
LUwishin deve fare molti anni di sacrifici per ricevere il Tsentsak. Non tutti gli Shuar sono scelti per fare gli Uwishin, bisogna seguire un cammino molto complicato per giungere ad essere un Uwishin.
LUwishin è uno sciamano?
Si, si può chiamare così nel dialetto generale. Se le parlo di sciamano lei comprende di che si tratta, ma io utilizzo la mia lingua.
Io voglio far vivere la mia cultura, sto parlando di ricreare, riscattare e valorizzare la mia tradizione, quindi io devo parlare di Uwishin, da qui parte tutto il resto. Lei mi può domandare cosè un Uwishin ed io le risponderò: Significa sciamano, perché ormai il termine shuar è stato tradotto in spagnolo.

Nella foto: LUwishin Shuar
Tsunki fu il primo sciamano, il padre delle acque. Tsunki ebbe una figlia.
Una volta un uomo shuar fece cadere un animale nel fiume (noi Shuar ci alimentiamo di animali e vegetali, di ciò che la natura ci offre).
Egli lo andava cercando nellacqua (la nostra foresta è fitta, è molto bella e lacqua è pura, è azzurra) e mentre lo cercava sentì un sibilo e si guardò a lungo intorno: Chi cè? Chi mi sta seguendo?.
Lo Shuar era ed è sempre allerta, ma non vedendo nessuno non diede importanza a quello che aveva sentito. Tornò a casa, prese del tabacco, delle foglie di tabacco, e se ne andò a dormire vicino al fiume. Durante questa trance qualcuno andò a dirgli: Che vai facendo qui? Io ti ho chiamato e tu non mi hai visto. Luomo si svegliò spaventato e si chiese: Chi mi ha parlato?. Durante il sogno gli era stato detto: Vieni domani, ti darò una cosa e questa cosa si chiamava Namúr.
Namúr significa potere.
Luomo fece quanto gli era stato detto. Il giorno dopo prese di nuovo il tabacco ed incontrò una donna umana, questa uscì dal fiume e gli disse: Andiamo, mio padre vuole vederti. E luomo rispose: No, mi affogo, perché lei viveva nellacqua. La ragazza aveva una capigliatura molto lunga e gli disse: Entra e non staccarti da me, ed entrarono nellacqua.
E così arrivarono e Tsunki, il padre, il dio dellacqua, stava aspettando.
Le anaconda erano il trono di Tsunki. Panki si chiama anaconda in spagnolo. E i serpenti, tutti, volevano mangiare lo Shuar perché era umano. Tsunki li sgridava come fossero cani, gli diceva: No!, perché lì le anaconda erano i cani da guardia.
Successivamente cominciò a parlargli, gli disse: Tu devi continuare a vivere, ti darò mia figlia, abbi cura di lei, proteggila, ma non picchiarla. E luomo fece ciò che il padre di lei gli aveva detto. Ed egli gli disse: In questo momento io ti darò il mio potere.
Concludendo tutta questa storia egli gli trasmise una bava, da bocca a bocca, questa era lo Tsentsak che lui stava ricevendo. Da qui nasce la mitologia sullo Tsentsak.
Tsunki fu il primo Uwishin che trasmise il potere alluomo shuar dandogli la pietra Namúr.
Perché Survival? Nellattualità, ora, con tutte queste leggi e con tutta la tecnologia moderna che stanno colpendo i popoli di tutto il mondo, specialmente gli indigeni e specialmente il mio popolo, cè un grande saccheggio della ricchezza, delle risorse naturali, ci sono molte compagnie petrolifere che stanno entrando con le forze armate nei nostri territori. Allora ho scelto il nome Survival perché si traduca sopravvivenza.
Gli Shuar stanno sopravvivendo quotidianamente senza chiedere aiuto a nessuno. Abbiamo la nostra yuka, le nostre banane, la nostra papachina, il nostro camote, abbiamo il nostro pesce, le nostre galline, abbiamo tutto ciò che la natura ci offre.
La natura è la nostra madre terra che noi chiamiamo Nunkui, che i popoli andini chiamano Pachamama, che generalmente a livello globale è conosciuta come Pachamama, ma nella mia lingua si chiama Nunkui. Essa ci offre molti alimenti per nutrire, a nostra volta, i nostri figli, i bambini dellAmazzonia. Essi sono felici, non hanno nessun tipo di giocattolo per divertirsi, si divertono andando a caccia, andando a pesca, giocando alla maniera di Tarzan, vivono la vita che ci dà lAmazzonia, che ci dà la natura, la foresta.
Io sono parte della foresta e la foresta è mia, io devo proteggerla perché lei mi protegge, mi alimenta, mi guida, mi insegna.
Ogni giorno apprendo sempre più da lei. Lalbero è quello che mi copre dalla pioggia, lalbero mi dà vita, mi dà unaria differente. Ikian è il dio della natura, Arutan è il dio di tutti.
Tenendo conto di tutto questo, vedendo la nostra cultura scomparsa, la nostra cultura che già non esiste più, di cui già abbiamo dimenticato molto, persino la nostra lingua, Tsentsak Survival si è impegnata a promuovere, valorizzare e recuperare la cultura del popolo Shuar dellEcuador.
Il nostro obiettivo è dare una miglior vita alle comunità shuar, soprattutto alle comunità che hanno più bisogni, a quelle dove le notizie non arrivano, dove non è arrivata la televisione, che non hanno possibilità di scambio, non hanno radio per poter comunicare. Tsentsak vuole insegnare a proteggere e a mantenere la lingua shuar che già nella valle dellUpano si sta perdendo, molti lhanno dimenticata.
Ci sono molti cambiamenti, molti giovani vanno in città, rimangono a lavorare lì, ritornano alle loro case e ormai non parlano il loro idioma. La stessa cosa succede con le donne, vanno in città, si vestono come le occidentali e credono di essere occidentali. Perché? Perché guardano la televisione, vanno a ballare nelle discoteche.
Io non posso insegnare loro nulla, un albero quando nasce storto, muore storto, non si può addrizzare. Alcune persone comprendono, altre no. Questo è ciò che accade. La mia fondazione simpegna ad aiutare le comunità shuar, soprattutto quelle vicine alla frontiera con il Perù, dando loro salute, educazione, abitazioni, alimentazione ed acqua. Tutto questo per creare una vita migliore per il mio popolo.
Io non voglio dare loro oro, io non glielo offro, né lho offerto a nessuno ora che ho una organizzazione. Io voglio dare delle dimostrazioni concrete, non dirò loro: Domani arriverà questo. Io starò loro di fronte, voglio parlare con i leader delle comunità e dire loro: Realizzeremo questo per voi: un piccolo centro di salute o una piccola scuola per questa comunità. Creeremo una rete fognaria o idrica, ossia piccoli progetti. Io non voglio partire con grandi progetti, iniziamo poco a poco, un passo alla volta, trasferendo il sapere, insegnando come andare più in alto.

Nella foto: una donna mentre prepara la chicha, la bevanda tipica Shuar.
Se parliamo di sviluppo, non vorrei utilizzare la parola "sviluppo", lei sa benissimo, vivendo nel suo paese, che lo sviluppo è solo per i cosiddetti popoli del primo mondo, perché esso esiste solo per loro. In nome dello sviluppo stanno distruggendo il nostro territorio, le nostre terre, questo non è sviluppo, questo si chiama sfruttamento. Io non voglio lo sviluppo, voglio una vita normale, una buona educazione per i bambini affinché apprendano cosa cè al Nord, così che non vengano qui senza essere capaci di dire nulla, perché anche loro devono imparare a lottare per il nostro popolo.
Un giorno io sarò vecchio, non potrò camminare, se io non divulgo ciò che sto apprendendo, se io non preparo i giovani, non potrò certo venire qui quando avrò settanta, ottantanni. Deve venire qualcuno dopo di me, magari che sappia molto più di me.
Questo è tutto quello che mi sono proposto. Come direttore dellorganizzazione, della fondazione, mi sono proposto di cercare persone con cui possiamo condividere limpegno, con cui possiamo unirci, cerco persone che ci possano aiutare.
Non sono contro i politici, non sono contro nessuno, bisogna parlare, bisogna negoziare per poter raggiungere gli obiettivi prefissati, io preferisco lavorare onestamente. Ho fatto tanti sacrifici per creare questa fondazione del popolo, a nome del popolo e non voglio approfittare del popolo, io voglio dimostrare al popolo che posso fare qualcosa per lui.
Sono preparato ad affrontare qualunque inconveniente, abbiamo il nostro statuto approvato dal governo, ci stiamo incamminando, sto parlando qui in questa sala delle Nazioni Unite e ne sono contento.
Le ho fatto un breve racconto sulla mia organizzazione e su ciò che vogliamo conseguire, su un sogno di un giovane per creare una vita migliore per il popolo che più ha bisogno, il mio popolo Shuar, sia in Ecuador che in Perú, in tutta la regione amazzonica.
Vorrei che questo messaggio fosse conosciuto, vorrei invitare tutti a lottare per i nostri diritti, a lottare per le nostre vite, a lottare per la nostra terra e a lottare per tutti i nostri fratelli, in modo speciale per i miei fratelli Shuar, per il mio sangue, per il mio popolo.
Lo otterrò e lo farò, non perderò la speranza. Forse quando morirò avrò fatto abbastanza, ma saremo preparati a tutto.
In questa vita neanche i milionari, quelli che siedono alla Presidenza della Repubblica sanno quando moriranno. La morte non ha prezzo, la vita non si compra con il denaro. La vita è vita, oggi sei qui, forse domani no, quindi bisogna lottare fino a quando si è vivi. Dio ci ha dato molto sapere ed ogni giorno andiamo apprendendo di più.
Potrebbe parlarmi dei problemi che hanno le comunità shuar? Che problemi stanno affrontando in questo momento?
Abbiamo avuto molti scontri fino ad ora. Le comunità hanno in primo luogo problemi di educazione, di salute. Non cè molto appoggio da parte del governo. Ho visitato molte comunità, ho analizzato, ho visto ciò che succede alla gente, io sto vivendo la loro stessa vita.
Ora, però, il problema più grande che stiamo affrontando, sia gli Shuar che gli Achuar, è con le compagnie petrolifere. Ci sono stati casi, ed anche ora ci sono casi in cui stanno chiamando noi indigeni terroristi per questi scontri. Ma questo è un messaggio assurdo, che non ha senso. Loro ci hanno minacciati perfino di entrare con le forze armate nelle terre dove cè il petrolio, nel blocco 24. Ora i capi della nostra federazione, della FIPSE (Federazione Indipendente del Popolo Shuar dellEcuador) e della FINAE (Federazione Interprovinciale delle Nazionalità Achar dellEcuador) e le nostre organizzazioni stanno lavorando molto. I capi massimi stanno negoziando con i governi.
In ogni modo dobbiamo lottare. Quello che so è che stanno preparando molte alternative. Se le compagnie petrolifere entrano nei nostri territori non potremo controllarle, lei sa che le compagnie sono molto grandi e potenti, ed hanno denaro, che a loro non interessa ammazzare un indios, ammazzare uno Shuar. Quello che importa loro è ciò che sta sottoterra, non gli indigeni.
Ho pensato molto a tutti i casi di cui stiamo parlando qui, stiamo parlando di diritti umani, noi vorremmo che fossero più protetti. Ci sono dei fratelli che sono venuti alle Nazioni Unite a parlare di questi casi, speriamo che quando saremo lì nel nostro paese saremo più uniti. Anche se noi siamo una piccola fondazione speriamo di unirci con altre organizzazioni e coordinarci per rivolgerci al mondo e spiegargli ciò che stiamo vivendo e così trovare nuove alleanze.
Il problema più grave è questo: le compagnie petrolifere. A partire da questo abbiamo anche problemi di educazione, di salute, i bambini sono privi di protezione, sono male alimentati, questa è la peggiore disgrazia che esista. Non ci sono medicine, le madri non sanno come mantenere i propri figli, hanno bisogno di tutto: abiti, cibo, ecc.. È molto difficile raggiungere le città per comprare le medicine, sono molto distanti e poi non ci sono soldi, con cosa possono comprarle?
Esistono dei piccoli centri di salute creati dal governo nelle comunità, ma cosa accade? Non ci sono medicine né dottori. È come dire: io regalo un aereo ad una comunità shuar, ci sarà laereo ma se non cè il pilota non si potrà volare. Questo è quello che io sto cercando di ottenere, ci sono ONG a livello internazionale, dottori preparati, avvocati: che collaborino con noi!. Potrebbero aiutarci in tanti modi, potrebbero, ad esempio, regalarci delle medicine. In questo modo ci sarebbe una migliore qualità di vita, così i bambini, le mamme ed i nonni si sentirebbero più orgogliosi. Così già cambierebbe un po il sistema della povertà, il sistema della miseria.
Per poco che si possa fare, lo Shuar ne tiene conto. Se un giorno lei gli regala una cosa non lo dimenticherà mai. Se regala qualcosa ad un bambino, lui chiederà sempre: Quando arriva, quando ritorna. Essi pensano molto al fatto che lei potrà tornare a rivederli.
Io voglio dare loro una vita differente, negli altri paesi hanno un giardino, hanno di che giocare, hanno protezione, hanno chi si prende cura di loro, perché non siano maltrattati, perché non siano costretti a fare lavori duri. Voglio insegnare al mio popolo unaltra vita, voglio educarlo, prepararlo, realizzare, ad esempio, progetti dagricoltura, di pescicoltura, di ecoturismo che è la fonte dingresso economico migliore.
Dico questo perché ho esperienza in ecoturismo, faccio ecoturismo culturale per lAmazzonia, senza che le comunità siano sfruttate. Ogni comunità deve avvantaggiarsi di questa attività turistica. Sarebbe utile anche creare un centro turistico così da poter canalizzare gli aiuti attraverso di esso.

Nella foto: Etsa Marco Chiriap, direttore esecutivo di TSF che balla il Ballo Della Pantera Nera durante l'ultima serata del Gruppo di Lavoro in cui rappresentanti i tutto il mondo hanno cantato o ballato le musiche del loro popolo.
Che ha fatto qui alle Nazioni Unite? Che ne pensa di ciò che accade qui? Cosa ha tratto da questa esperienza?
È la mia seconda esperienza qui, è la seconda volta che vengo alle Nazioni Unite. Abbiamo ascoltato gli interventi di tutte le organizzazioni di ogni paese. In questa occasione, in particolare, stiamo parlando della globalizzazione, della mondializzazione. È un tema molto specifico. I governi ora discutono delle problematiche proposte dagli indigeni a questo riguardo, ma la globalizzazione è iniziata già da molto tempo, non è una cosa nuova. Lasceranno noi indigeni senza più niente per vivere, vogliono privarci di tutto, non vogliono riconoscere i nostri diritti su niente. Ci sono molte opposizioni, ma con tutte le industrie sofisticate già hanno bucato la cappa dellozono, ed ora con il riscaldamento della terra dove andranno?
Una signora mi ha detto: Mai aveva fatto tanto caldo in Svizzera, questa è la prima volta. Tutti i macchinari, tutte le bombe chimiche che hanno qui, sono loro che li creano, non sono gli indigeni a dirgli che facciano questo, è una questione politica. Fanno tutti le loro cose e poi attaccano con le stesse armi, poi ammazzano gente innocente, perché? Per il petrolio.
Lei sa bene cosa è accaduto in Iraq. Molti parlavano di armi di distruzione di massa, di armi sconosciute di cui lIraq era in possesso, ma dove sono le prove? Ora stanno cercando le prove. È qualcosa che non si può spiegare, noi siamo qui, stiamo affrontando tutte queste difficoltà per lottare e salvare la nostra terra.
La globalizzazione non va bene per il mio popolo perché con la globalizzazione può arrivare qualcuno nella mia terra e dirmi: Dovete andare via. Dobbiamo realizzare unimpresa qui e voi ve ne dovete andare. Dove potrà andare la mia famiglia? Sono tanti anni che abitiamo qui, è la nostra casa, è tanto tempo che i miei avi hanno vissuto in queste terre e loro possono cacciarci in una settimana o rischiamo di essere sterminati. La globalizzazione mi sembra veramente poco conveniente per noi. No alla globalizzazione, si alla vita.
Anche noi popoli indigeni siamo umani, non è una colpa se io sono nato indigeno e lei è italiana. No, siamo tutti umani. Se mi taglio le vene vedrà che il mio sangue non è azzurro, se lei si taglia le vene il suo sangue non sarà bianco solo perché è europea, no, il nostro sangue sarà dello stesso colore e magari dello stesso tipo.
Qui ho avuto la possibilità di fare molte esperienze, ho parlato con molte persone, ho imparato da loro, e anche loro hanno appreso da noi. Sei tu a dover parlare dei problemi che senti, tu sai che succede nella tua famiglia.
Se lei è sposata sa quello che accade a casa sua. Io non posso sapere cosa succede con il suo fidanzato, non posso sapere che succede a casa sua. Certo non assumerò unimpiegata perché venga qui e risolva i problemi che posso avere con mia moglie. Così qui non si può né si deve generalizzare. Si parla a livello di popolo? Io sono qui, sono uno Shuar e conosco i miei problemi, qui cè la CONAIE (Confederazione delle Nazionalità Indigene dEcuador) che parla di tutti in modo generico, che fa? Niente. Ha solo parlato.
Se lei sta male e va dal dottore, ha un dolore fortissimo, va dal dottore, che cosa le fa? La tocca? Ma lui non può sentire, quella che sente è lei, lei sta male non il dottore. Così è quello che succede oggi, è necessario che ci uniamo, è necessario che ogni popolo, che ogni comunità possa parlare dei suoi problemi. Non bisogna generalizzare, tutti sanno quello che accade in Ecuador, tutti dicono: Stanno bene perché il popolo indigeno ha preso potere. Chiaro, questo vale per alcuni, ma non tutti sono beneficiati da questa situazione. Gli indios della sierra continuano ad andare avanti, ma tutti hanno la possibilità di arrivare al governo? No! Si scelgono fra di loro, si prosegue la lotta ma andranno avanti gli stessi di sempre.

Nella foto: Etsa Marco Chiriap, con un rappresentante indigeno del Brasile durante i festeggiamenti della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni.
Anche qui, in questi giorni, si stanno lamentando perché vengono sempre gli stessi, sempre gli stessi ricevono le sovvenzioni per poter venire alle Nazioni Unite. Perché? Perché accade lo stesso nel Paese. La politica è una cosa molto grande, corrompe la persona, la cambia, modifica la sua mentalità. Parliamo bene davanti al popolo, ma dopo sappiamo portare avanti le sue richieste?
Per concludere questa piccola intervista, è la prima volta che mi fanno unintervista, non penso di aver parlato male di nessuno, ho solo raccontato ciò che accade. La ringrazio per avermi invitato a fare questa intervista e vorrei dire unultima cosa: Cambiamo, uniamo le nostre forze! Fratelli di tutto il mondo voltiamoci e guardiamoci in viso, diamoci la mano onestamente e conversiamo. Se stiamo di spalle non possiamo comprenderci. Vi invito ad unirci. Se ci uniamo e condividiamo le nostre idee possiamo andare avanti, ed andremo avanti!.
(torna al sommario)
Per ulteriori informazióni contattare:
TSENTSAK SURVIVAL FOUNDATION
ONG in difesa degli Shuar
Dirección
Yukias-Morona Santiago-Macas-Ecuador
Teléfono /fax/ dirección electrónica
(593)(02)2735-434
tsentsaksurvivalf@yahoo.com
Representante legal
Etsa Marco Chiriap
tsentsaksurvivalf@yahoo.com

Nella foto: Julio, presidente di TSF, con un indiano del nord America durante i festeggiamenti della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni.
Per il vostro aiuto economico potete utilizzare il seguente conto del banco di Pichincha succursale di Macas, Provincia di Morona Santiago.
Cta N. 051100897-1 a nome di Fundación Tsentsak,
con il codice swift PICHECEQ.
VITTORIA AINO, ricercatrice della Fondazione Internazionale Lelio Basso per il Diritto e la Liberazione dei Popoli, si occupa di Diritti Indigeni in ambito internazionale ed in particolare nelle istanze Onu preposte a questi temi. Collabora con il mensile CONFRONTI, rivista multiculturale d'approfondimento sociale, politico e religioso.
E-mail: esmeralda1971@libero.it
|