19-02-2006
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:: DIARIO DA CARACAS ::

Durante il Foro Sociale Mondiale di Caracas il Presidente Hugo Chávez ha chiamato i movimenti sociali di tutto mondo ad unirsi verso una svolta, un nuovo corso da intraprendersi in questo secolo.


Un nuovo “rumbo” verso il socialismo

Inviato a Selvas.org da Marco Coscione



Foto di Manuela Canavesi



“Benvenuti a questo evento che senza dubbio segnerà la storia”. Comincia così uno dei discorsi più attesi della settimana, quello del presidente Venezuela Hugo Chávez.
É il 27 gennaio, Il Poliedro di Caracas è quasi pieno, l’atmosfera è di festa: cori, bandiere, striscioni segnalano la presenza di delegazioni da tutto il mondo ma soprattutto dall’America Latina. Suona l’Internazionale ed i pugni si alzano verso il cielo.
L’Assemblea Mondiale dei Movimenti Sociali non potrebbe iniziare meglio, ma il meglio deve ancora arrivare.
Chávez, come spesso suole fare, comincia dai miti della storia venezuelana e latinoamericana, come Simón Bolivar, eroe dell’ancora incompiuta indipendenza latinoamericana, che prima di morire disse: “Il gran giorno dell’America Latina deve ancora arrivare”. E poi Francisco de Miranda che, dopo aver combattuto con Washington per l’indipendenza delle colonie statunitensi ed in Francia durante la rivoluzione, a 60 anni ritornò in Venezuela per dare vita a quel progetto di una grande, unita ed indipendente America Latina (“la grande Colombia”).
È per far risorgere quel progetto che “gli inca, gli ayamara, gli aztechi, i quechua ed i caraibici si stanno rialzando.

È l’America Latina, la terra di Pancho Villa, Zapata, José de San Martin e O’Higgins che darà il nuovo impulso per la rinvicita degli esclusi di tutto il mondo, trascinando con sè l’Africa e l’Asia nella lotta contro l’imperialismo. L’America Latina di Fidel Castro, Zamora, Che Guevara, Farabundo Martí e Schafik Handal, leader del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional del Salvador, morto d’infarto mentre tornava nel suo paese dopo aver assistito all’atto d’insediamento del Presidente Evo Morales in Bolivia; compagno al quale Chávez canta una canzone e dedica un minuto di grida e di cori.
L’ultima volta che l’ho incontrato eravamo a La Paz a festeggiare la vittoria di Evo, dell’indio Evo, del compagno Evo”. È il momento di ricordare gli accordi firmati con il governo boliviano: il primo porterà in bolivia il petrolio venezuelano ed il secondo con il quale Cuba ed il Venezuela mettono a disposizione 10.000 borse di studio per altrettanti studenti boliviani. Un piano di alfabetizzazione per creare quelli che Fidel chiama “talentos estratégicos”, la nuova generazione che risolleverà le sorti del continente, nell’ormai iniziato XXI secolo, il secolo nel quali i latinoamericani cambieranno il corso della storia.
È una convinzione forte, ma anche una necessità: un altro mondo è possibile, ma soprattutto necessario ed urgente. È questo uno dei messaggi chiave che il presidente venezuelano lancia all’Assemblea del Foro e la gente lo recepisce forte e chiaro.
Per raggiungere questo altro mondo possibile bisogna però abbattere l’imperialismo, l’imperialismo di “Mr. Danger”, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush. “Come abbiamo già fatto il 4 e 5 Novembre del 2005 bloccando i piani che aveva preparato per la riunione di Mar de Plata, Mr. Danger allora non ce l’ha fatta ad imporre il suo impero, l’impero più perverso, assassino, genocida, cinico ed immorale che questo pianeta abbia mai vissuto... perchè l’impero Romano o quello di Carlo Magno erano imperi e non si curavano dei diritti umani, mentre quello di Mr. Danger è un impero che ipocritamente parla di democrazia, diritti umani mentre a Guantanamo si tortura e spariscono detenuti”.
Arriviamo al centro del discorso del presidente: bisogna creare un fronte internazionale dei movimenti sociali per dar battaglia all’imperialismo.
L’unione, rispettando la diversità e l’autonomia dei diversi movimenti, farà la forza di questo fronte, “ma abbiamo bisgono di coordinazione altrimenti non raggiungeremo mai l’obiettivo, nemmeno fra 500 anni”, “sólo unidos podemos lograrlo”. Solamente uniti, anche se nella diversità, perchè chiaramente Lula è diverso da Castro, Castro da Morales, Kirchner da Chávez (e tutti governano in paesi profondamente differenti), si può raggiungere un risultato.
Oltre alla sconfitta dell’ALCA, a Mar del Plata si è creata una nuova forza politica che vede il Venezuela unirsi ai paesi del Mercosur per la costruzione di una più forte integrazione latinoamericana. “Stiamo avanzando verso un nuovo livello d’integrazione rappresentato dall’ALBA, l’Alternativa bolivariana para la America”. Una delle azioni concrete per “una verdadera integración latinoamericana” è secondo Chávez la rete di gasdotti e oleodotti che dal venezuela arriveranno fino al Rio de la Plata, passando per il Brasile e collegandosi alle reti boliviane ed ecuatoriane, creando in questo modo un vero e proprio “cono energetico” che permetta agli stati dell’America Latina di autosostenersi a livello energetico senza svendere le proprie risorse alle multinazionali nordamericane ed europee.
Il bello è appena arrivato: un’altra via, una via di sviluppo che ponga fine a secoli di sfruttamento per questa terra le cui vene sono ancora aperte. Una via che dopo anni, dopo la caduta del Muro di Berlino e le sue conseguenze, non si ha più paura a chiamare Socialismo. Chávez lancia il nuovo corso, ¡Socialismo o muerte!, un grido che unirà i movimenti sociali a livello mondiale, quelli che adesso stanno all’attacco e non più sulla difensiva, non più sulla ritirata.
Un’aspetto molto importante di questo nuovo Socialismo, sarà la sua base “indigenista”, come affermava il peruviano Mariatequi. E questo perchè le popolazioni indigene sempre hanno vissuto nel socialismo, mentre le oligarchie spagnole hanno innestato il cancro del capitalismo.
Questo messaggio evidenzia un cambio radicale nella strategia politica del presidente: all’inizio Chávez parlava del “capitalismo sfrenato” come il vero nemico da combattere, ora invece il nemico è il capitalismo stesso, al quale bisogna trovare un’alternativa netta e chiara. Questo secolo oltre ad essere il secolo della sconfitta dell’impero sarà il secolo della svolta, una svolta che piano piano si sta vivendo in America Latina con le elezioni di Chávez, Lula o Evo Morales, ma che dovrà crescere in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti dove “è assolutamente necessario che il popolo si svegli” e spinga ad esempio il proprio Governo a ritirare le truppe dal territorio iracheno.
Bisogna svegliare il gigante che sta dormendo nell’anima di quel popolo, perchè si unisca alla lotta contro la povertà e per l’uguaglianza”, auspica il presidente Chavez. “Il Forum Sociale Mondiale – continua Chavez – ha una grandissima importanza nell’offensiva mondiale dei movimenti sociali, politici e di Governo e sarebbe nefasto se permettessimo che diventi un evento folcloristico”.

È arrivato il momento della chiusura tutta dedicata a quella frase che personaggi come Karl Marx, Rosa Luxemburg, Fidel Castro o Che Guevara hanno lanciato negli anni, quel “socialismo o muerte” che hanno cercato di sotterrare ma che, ancora oggi, gode di ottima salute.
Ma mentre nel passato il margine di manovra temporale era ancora ampio, secondo Chavez oggi non rimane più molto tempo. “È drammatico ma in questo secolo si darà soluzione al dilemma dell’autosterminio della specie umana”, chiosa Chávez, sicuro che un giorno tornerà la pace.


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