24-01-2006
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:: Rinascente ottimismo dei popoli nativi :

Gli incontri tra le componenti indigene presenti al Forum, si arricchiscono di di una nuova speranza con l'elezione di Morales in Bolivia, ma rimane alta la tensione verso l'inclusione in America Latina

Terra, territorio, militarizzazione ed autonomia

Da Caracas Tancredi Tarantino - per Selvas.org 27/01/2006


Foto di Simone Bruno



“Oggi si inizia a fare sul serio” auspica Carmelita, mentre entra nella moderna metropolitana di Caracas, con in testa un largo cappello bianco e nero tipico degli indigeni ecuadoriani di etnia quichua di Saraguro.
Dopo la manifestazione d'apertura per le strade capitoline, da questa mattina si é dato il via agli oltre duemila eventi previsti. Il numero eccessivo di incontri, le distanze considerevoli e la poca organizzazione iniziale, nelle prime ore della giornata mandano in tilt il popolo del Social Forum che si perde tra informazioni errate e cartine incomprensibili. Ed intanto il tempo passa e gli interessanti interventi, annotati in agenda, rimangono inascoltati.
Nessuno screzio, nessuna protesta ma una collaborazione reciproca permette ad organizzatori e volontari di prendere le misure in breve tempo e facilitare la partecipazione agli eventi in programma.

Decido di seguire Carmelita che, insieme ad una colorata delegazione andina, si dirige a Bellas Artes, centro nevralgico del Forum. Oggi é il loro giorno, il giorno dei movimenti indigeni, delle loro lotte, delle loro conquiste. Popoli indigeni che riacquistano forza e potere decisionale dopo la vittoria di Evo Morales in Bolivia ma che, allo stesso tempo, continuano ad essere esclusi, come in Guatemala, o a pagare le conseguenze di alleanze imprudenti, come in Ecuador.
Carmelita é stata invitata dall'ECUARUNARI, principale organizzazione dei quichua delle Ande ecaudoriane, a partecipare ad un incontro su “Terra, territorio, militarizzazione ed autonomia”.

Prima peró, vuole una foto. Dopo quattro giorni di viaggio per raggiungere Caracas, non puó andar via da qui senza un ricordo da mostrare ai suoi familiari. Prende in mano la sua borsa di cuoio, sorride e mi chiede se posso inviarle una copia. Ma ha solo un numero di telefono di un vicino di casa, a Saraguro. “Perché non ti basta per inviarmi una foto?”.

La rivendicazione delle terre é al centro del dibattito. Juan Tenei, segretario esecutivo della CONIC, il Coordinamento degli indigeni e contadini del Guatemala, denuncia l'esclusione ancora in atto ai danni dei maya, che rappresentano il 68% della popolazione, in un Paese in cui il 65% delle terre é in mano ad un 3% di latifondisti. La mancanza di una politica agraria adeguata costringe cosí, ogni anno, oltre un milione di contadini a regalare la propria forza lavoro alle grandi coltivazioni di canna da zucchero, per uno o due dollari al giorno.
Blanca Chancoso, lider indigena ecuadoriana, distingue invece tra terra e territorio. “Il territorio non é soltanto la terra che ospita le nostre case, dove coltiviamo patate e mais. É anche la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra fonte di vita, quella dei nostri padri e dei nostri figli”. Si sofferma sul problema, particolarmente sentito in Ecuador, della militarizzazione dei territori indigeni ricchi di risorse naturali. E porta l'esempio di Sarayacu, una comunitá quichua dell'oriente ecaudoriano, da anni impegnata in una lotta di resistenza contro una multinazionale petrolifera argentina, la CGC, che intende iniziare le sue attivitá di esplorazione in quel territorio, anche con l'appoggio dell'esercito che in piú occasioni ha tentato di occupare i villaggi di Sarayacu.

Nel pomeriggio, in una sala che registra il tutto esaurito ed una partecipazione calorosa del pubblico, che non si limita ad ascoltare ed applaudire ma intona cori in difesa del popolo latinoamericano e contro l'imperialismo statunitense, é la volta della Bolivia e del suo ruolo per il rafforzamento dei movimenti indigeni dell'America Latina.
Oscar Oliveira, lider della Coordinadora del Agua di Cochabamba, passata alla storia per la grande opposizione ai tentativi di privatizzazione dell'acqua in Bolivia, racconta il cammino che ha portato alla vittoria di Evo Morales. Un successo non improvviso, come invece puó essere stato quello degli indigeni ecuadoriani del 2003, ma che si rifa alla “guerra dell'acqua” di Cochabamba del 2002 ed alla successiva “guerra del gas”. Episodi di resistenza portati avanti dal movimento indigeno boliviano che da anni rappresenta un punto di riferimento per tutti i movimenti sociali del continente.
Oliveira continua il suo intervento, rivolgendosi direttamente a Morales e lo avverte: ”La tua vittoria é la vittoria dei popoli d'America che hanno saputo organizzarsi per difendere le proprie risorse. Adesso dobbiamo essere come l'acqua: trasparenti ed in movimento”.
Dopo il tradimento dell'ex Presidente Carlos Mesa, che ha comportato una paralisi generale in Bolivia tra maggio e giugno del 2004, adesso si torna a parlare di nazionalizzazione degli idrocarburi e di Assemblea Costituente, due temi che dovranno rappresentare i primi obiettivi del nuovo governo Morales.

Humberto Cholango
, lider dell'ECUARUNARI ed una delle figure piú importanti di un movimento indigeno ecuadoriano ancora a pezzi dopo l'alleanza con l'ex colonello Gutierrez, annuncia che la Coordinadora Andina di Organizzazioni Indigene, riunitasi a La Paz in occasione dell'insediamento di Morales alla Presidenza della Repubblica, lo ha nominato “Presidente di tutti popoli indigeni dell'America Latina”.
Cholango parla di “Evomania”, per indicare la grande speranza che tutti i movimenti sociali del continente ripongono nella politica alternativa promessa da Morales, in linea con la politica di Chavez in Venezuela, di Kirchner in Argentina, Di Lula inBrasile, tutti presenti al primo discorso ufficiale di Morales da Presidente della Repubblica di Bolivia.
Di fronte a questo diffuso entusiasmo, ci pensa Roman Leiza, dirigente della Federacion Unica de Camesinos de Bolivia, a frenare ogni tentativo di strumentalizzazione. “Il progetto boliviano non é né di destra né di sinistra: é del popolo che vuole recuperare ció che gli appartiene”.
La vittoria di Evo Morales non é dunque né un punto di partenza né di arrivo per la lotta dei popoli indigeni latinoamericani. É un passaggio chiave, significativo, ma il cammino verso l'inclusione indigena sembra ancora lungo da percorrere.
Al termine dell'incontro, il pubblico é tutto in piedi per applaudire i relatori. Anche Carmelita applaude, si toglie il cappello bianco e nero in segno di riconoscenza e lascia l'aula.