:: Rinascente ottimismo dei popoli nativi :
Gli incontri tra le componenti indigene presenti al Forum, si
arricchiscono di di una nuova speranza con l'elezione di Morales in
Bolivia, ma rimane alta la tensione verso l'inclusione in America Latina
Terra, territorio, militarizzazione ed autonomia
Da Caracas Tancredi Tarantino - per Selvas.org 27/01/2006

Foto di Simone Bruno
“Oggi si inizia a fare sul serio”
auspica Carmelita, mentre entra nella moderna metropolitana di Caracas,
con in testa un largo cappello bianco e nero tipico degli indigeni
ecuadoriani di etnia quichua di Saraguro.
Dopo la manifestazione d'apertura per le strade capitoline, da questa
mattina si é dato il via agli oltre duemila eventi previsti. Il
numero eccessivo di incontri, le distanze considerevoli e la poca
organizzazione iniziale, nelle prime ore della giornata mandano in tilt
il popolo del Social Forum che si perde tra informazioni errate e
cartine incomprensibili. Ed intanto il tempo passa e gli interessanti
interventi, annotati in agenda, rimangono inascoltati.
Nessuno screzio, nessuna protesta ma una collaborazione reciproca
permette ad organizzatori e volontari di prendere le misure in breve
tempo e facilitare la partecipazione agli eventi in programma.
Decido di seguire Carmelita che, insieme ad una colorata delegazione
andina, si dirige a Bellas Artes, centro nevralgico del Forum. Oggi
é il loro giorno, il giorno dei movimenti indigeni, delle loro
lotte, delle loro conquiste. Popoli indigeni che riacquistano forza e
potere decisionale dopo la vittoria di Evo Morales in Bolivia ma che,
allo stesso tempo, continuano ad essere esclusi, come in Guatemala, o a
pagare le conseguenze di alleanze imprudenti, come in Ecuador.
Carmelita é stata invitata dall'ECUARUNARI,
principale organizzazione dei quichua delle Ande ecaudoriane, a
partecipare ad un incontro su “Terra, territorio,
militarizzazione ed autonomia”.
Prima peró, vuole una foto. Dopo quattro giorni di viaggio per
raggiungere Caracas, non puó andar via da qui senza un ricordo
da mostrare ai suoi familiari. Prende in mano la sua borsa di cuoio,
sorride e mi chiede se posso inviarle una copia. Ma ha solo un numero
di telefono di un vicino di casa, a Saraguro. “Perché non ti basta per inviarmi una foto?”.
La rivendicazione delle terre é al centro del dibattito. Juan Tenei,
segretario esecutivo della CONIC, il Coordinamento degli indigeni e
contadini del Guatemala, denuncia l'esclusione ancora in atto ai danni
dei maya, che rappresentano il 68% della popolazione, in un Paese in
cui il 65% delle terre é in mano ad un 3% di latifondisti. La
mancanza di una politica agraria adeguata costringe cosí, ogni
anno, oltre un milione di contadini a regalare la propria forza lavoro
alle grandi coltivazioni di canna da zucchero, per uno o due dollari al
giorno.
Blanca Chancoso, lider indigena ecuadoriana, distingue invece tra terra e territorio. “Il
territorio non é soltanto la terra che ospita le nostre case,
dove coltiviamo patate e mais. É anche la nostra cultura, le
nostre tradizioni, la nostra fonte di vita, quella dei nostri padri e
dei nostri figli”. Si sofferma sul problema,
particolarmente sentito in Ecuador, della militarizzazione dei
territori indigeni ricchi di risorse naturali. E porta l'esempio di Sarayacu,
una comunitá quichua dell'oriente ecaudoriano, da anni impegnata
in una lotta di resistenza contro una multinazionale petrolifera
argentina, la CGC, che intende iniziare le sue attivitá di
esplorazione in quel territorio, anche con l'appoggio dell'esercito che
in piú occasioni ha tentato di occupare i villaggi di Sarayacu.
Nel pomeriggio, in
una sala che registra il tutto esaurito ed una partecipazione calorosa
del pubblico, che non si limita ad ascoltare ed applaudire ma intona
cori in difesa del popolo latinoamericano e contro l'imperialismo
statunitense, é la volta della Bolivia e del suo ruolo per il
rafforzamento dei movimenti indigeni dell'America Latina.
Oscar Oliveira,
lider della Coordinadora del Agua di Cochabamba, passata alla storia
per la grande opposizione ai tentativi di privatizzazione dell'acqua in
Bolivia, racconta il cammino che ha portato alla vittoria di Evo
Morales. Un successo non improvviso, come invece puó essere
stato quello degli indigeni ecuadoriani del 2003, ma che si rifa alla
“guerra dell'acqua” di Cochabamba del 2002 ed alla
successiva “guerra del gas”. Episodi di resistenza portati
avanti dal movimento indigeno boliviano che da anni rappresenta un
punto di riferimento per tutti i movimenti sociali del continente.
Oliveira continua il suo intervento, rivolgendosi direttamente a Morales e lo avverte: ”La
tua vittoria é la vittoria dei popoli d'America che hanno saputo
organizzarsi per difendere le proprie risorse. Adesso dobbiamo essere
come l'acqua: trasparenti ed in movimento”.
Dopo il tradimento dell'ex Presidente Carlos Mesa, che ha comportato
una paralisi generale in Bolivia tra maggio e giugno del 2004, adesso
si torna a parlare di nazionalizzazione degli idrocarburi e di
Assemblea Costituente, due temi che dovranno rappresentare i primi
obiettivi del nuovo governo Morales.
Humberto Cholango, lider dell'ECUARUNARI ed una delle figure
piú importanti di un movimento indigeno ecuadoriano ancora a
pezzi dopo l'alleanza con l'ex colonello Gutierrez, annuncia che la
Coordinadora Andina di Organizzazioni Indigene, riunitasi a La Paz in
occasione dell'insediamento di Morales alla Presidenza della
Repubblica, lo ha nominato “Presidente di tutti popoli indigeni
dell'America Latina”.
Cholango parla di “Evomania”, per indicare la grande
speranza che tutti i movimenti sociali del continente ripongono nella
politica alternativa promessa da Morales, in linea con la politica di
Chavez in Venezuela, di Kirchner in Argentina, Di Lula inBrasile, tutti
presenti al primo discorso ufficiale di Morales da Presidente della
Repubblica di Bolivia.
Di fronte a questo diffuso entusiasmo, ci pensa Roman Leiza, dirigente della Federacion Unica de Camesinos de Bolivia, a frenare ogni tentativo di strumentalizzazione. “Il
progetto boliviano non é né di destra né di
sinistra: é del popolo che vuole recuperare ció che gli
appartiene”.
La vittoria di Evo Morales non é dunque né un punto di
partenza né di arrivo per la lotta dei popoli indigeni
latinoamericani. É un passaggio chiave, significativo, ma il
cammino verso l'inclusione indigena sembra ancora lungo da percorrere.
Al termine dell'incontro, il pubblico é tutto in piedi per
applaudire i relatori. Anche Carmelita applaude, si toglie il cappello
bianco e nero in segno di riconoscenza e lascia l'aula.
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