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:: SPECIALE FSA 2004 :
In nome dellautodeterminazione e contro una nuova forma di colonialismo, migliaia di persone hanno attraversato le strade di Quito per gridare il proprio no agli accordi di libero commercio, seria minaccia per i popoli latinoamericani ed uno dei temi più discussi nel corso del primo Social Forum delle Americhe.
Tutti in marcia contro il libero commercio

Da Quito - Tancredi Tarantino
Quito, 29 luglio 2004
Musica, striscioni, caroselli, cori. Sembrava unesibizione artistica itinerante, il corteo contro lAlca e i Trattati di libero commercio che, alla vigilia della chiusura del primo Social Forum delle Americhe, ha percorso le principali vie e piazze della zona nord di Quito.
Per i quartieri del potere ecuadoriano, tra centri commerciali e grattaceli, parchi e ristoranti di lusso, al grido di No al Alca, sì a la vida, hanno sfilato in 12 mila, provenienti da 40 diversi Paesi e in rappresentanza di vari settori della società civile organizzata.
Nessuno degli organizzatori immaginava una partecipazione così ampia alla mobilitazione indetta dalle organizzazioni indigene per riaffermare il rifiuto da parte dei popoli latinoamericani al libero commercio, uno dei temi più dibattuti durante queste giornate di incontri, conferenze, seminari. Cerano i pensionati e i disoccupati, le donne e gli studenti, gli indigeni e gli afrodiscendenti, gli ambientalisti e le centinaia di europei che in questi giorni hanno cambiato il volto della capitale ecuadoriana.
A conferma dellattualità di un argomento che in America Latina viene visto come una reale minaccia alla sopravvivenza di una cultura e di una economia regionale, il corteo ha visto la presenza anche di rappresentanti delle madri di Plaza de Mayo, del premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, dei vertici delle organizzazioni indigene latinoamericane.
Il clima di festa è stato in parte rovinato in prossimità del World Trade Centre, una struttura che si rifà alle torri gemelle newyorkesi, quando alcuni giovani della Juventud Revolucionaria del Ecuador (JRE) hanno infranto le vetrate dingresso delledificio, provocando la reazione smisurata dellesercito.
La manifestazione è stata preceduta da una dichiarazione della Campagna Continentale contro lAlca, riunitasi a Quito in questi giorni del Forum, con la quale si conferma la soddisfazione per il fallimento delle negoziazioni che avrebbero dovuto portare nel gennaio del 2005 alla creazione di una area di libero commercio continentale. Nello stesso tempo, però, lattenzione viene spostata sui Trattati bilaterali di libero commercio (TLC) che costituiscono la nuova strategia statunitense di dominio continentale.

Se fino a poco tempo fa, però, i trattati bilaterali venivano visti come unattività parallela allAlca, le analisi di questi giorni dimostrano invece che si tratta di un proseguimento dellaccordo di libero commercio delle Americhe. Come sostenuto dal politologo belga Eric Toussaint e dal leader indigeno ecuadoriano Leonidas Iza, con i trattati bilaterali non cambiano gli obiettivi perseguiti dagli Usa ma soltanto le modalità per raggiungerli, approfittando tra laltro di una posizione di debolezza e sottomissione dei singoli Paesi del Centro e Sud America.
Attualmente gli Stati Uniti stanno negoziando un Tlc con i Paesi del Centro America (Cafta), mentre in Perù sono in corso le negoziazioni per la stipula di un Trattato di libero commercio con i Paesi andini, ad esclusione del Venezuela e con la Bolivia che partecipa da semplice osservatrice.
A Lima si sta discutendo una bozza daccordo presentata dagli Usa, i cui contenuti, come accadeva durante le negoziazioni per lAlca, rimangono segreti. Appare chiaro comunque lintento di volere garantire, attraverso questi accordi, le condizioni per trovare nuovi mercati per le esportazioni nordamericane, ma anche di inserire temi come la proprietà intellettuale, le facilitazioni per gli investimenti stranieri e per i capitali, più tutta una serie di misure che devono essere adottate dai Paesi andini prima della firma del Trattato, come per esempio labolizione di tutti i sussidi e la privatizzazione dei servizi.
Un analisi particolare, allinterno del Forum, è stata svolta inoltre in relazione allesperienza del Messico che, insieme a Canada e Usa, fa parte dellAccordo di Libero Commercio del Nord-America (NAFTA). In proposito si è osservato come, dopo 10 anni dallentrata in vigore dellaccordo, i risultati messicani non siano entusiasmanti: la disoccupazione è in crescita, i salari sono diminuiti più che nei Paesi vicini, i contadini e i piccoli produttori sono stati danneggiati in quanto impossibilitati a competere con i prodotti statunitensi che beneficiano di quegli stessi sussidi di cui gli Usa chiedono labolizione agli altri Paesi negoziatori.
Di fronte a questi risultati, lunica alternativa emersa in questi giorni è stato un rifiuto senza se e senza ma a qualsiasi accordo di libero commercio, sia esso continentale, regionale o bilaterale.

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Tancredi Tarantino , ricercatore indipendente, ha curato diversi dossier sull'America Latina e sulle politiche neoliberiste della Banca Mondiale. Laureato in Giurisprudenza a Pisa, con una tesi in Economia Politica sulla Banca Mondiale, ha concluso un Master in giornalismo. Attualmente è in Ecuador per un progetto internazionale.
E-mail : tanc@email.it
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