21-03-2008
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Honduras. L''isola dei famosi' e l'isola del mattone
(Collettivo Italia Centro America - Cica)

Dietro il reality show di Rai 2, in programma da metà settembre, c’è un megaprogetto turistico per un resort di lusso sulla costa caraibica dell'Honduras. Il 17 agosto è stata posata la prima pietra. A incaricarsi dei lavori è l'italiana Astaldi. La popolazione locale, i garifuna, protesta e denuncia: “Il progetto minaccia la nostra sopravvivenza”. Il Collettivo Italia Centro America lancia una campagna internazionale contro Astaldi. Honduras. -
C'è un concorrente nascosto all edizione 2007 dell’“Isola dei famosi”.È Astaldi, la seconda società di costruzioni in Italia. A luglio ha firmato il contratto per iniziare i lavori del megaprogetto turistico “Laguna de los Micos”. Il complesso verrà realizzato nella Bahia de Tela, sulla costa caraibica dell’Honduras, a pochi chilometri dalle isole dei Cayos Cochinos, dove il 20 settembre inizia la nuova serie del reality show.La regione è abitata dal popolo afro-indigeno dei garifuna, che vive di pesca in comunità lungo la costa e teme l’impatto sociale e ambientale del turismo di massa.Oggi la Laguna de los Micos è un paradiso di mangrovie, una striscia vergine di spiaggia e vegetazione di oltre 3 km. Il progetto nella Bahia de Tela prevede la realizzazione di quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo di golf, un club ippico e un centro commerciale -su una superficie complessiva di oltre 300 ettari-. Il tutto verrà realizzato all'interno del Parco nazionale intitolato a Jeanette Kawas (Pnjk) e di una laguna registrata (con il numero 722) nell'elenco delle paludi protette dalla Convezione internazionale di protezione delle paludi (conosciuta come Ramsar). Perciò il riempimento di gran parte della palude per la realizzazione del campo da golf è illegale. Non ci sono state nemmeno le consultazioni con le popolazioni locali, come vorrebbe l'Accordo n. 169 dell'Organizzazione internazionale del lavoro. Astaldi si incaricherà di realizzare la rete di infrastrutture di base, per un importo complessivo di circa 18 milioni di dollari (il budget complessivo del progetto è di circa 200): l'azienda italiana costruirà le strade, le fognature, il sistema elettrico, quello per la raccolta dei rifiuti solidi e per immagazzinare l'acqua potabile.Il 17 agosto scorso il ministero del Turismo ha posto “la prima pietra” del megaprogetto: presto arriveranno i villaggi vacanze, pronti ad attrarre nel Paese un numero sempre maggiore di turisti occidentali (da Milano ogni settimana parte già un volo charter diretto in Honduras, porta i turisti sull'isola di Roátan, attualmente l'unica “Cancún” del Paese). Non è un caso, perciò, se per il secondo anno consecutivo “i famosi” e l'Isola metteranno per tre mesi le spiagge honduregne in vetrina davanti a milioni di telespettatori italiani (lo scorso anno il programma raccolse il 25% di share). Cosa nasconde l'Isola? Nel dicembre 2006 un'inchiesta della rivista Altreconomia ha rivelato che le isolette dei Cayos, sedi del reality, sono in vendita. In più, il format prodotto da Magnolia e trasmesso dalla Rai sconvolge gli equilibri su cui si regge la vita delle popolazioni locali. Lo scorso anno, ad esempio, la gente del Cayo Chachahuate non poté uscire in barca a pescare per tutto il tempo delle riprese.Il Collettivo Italia Centro America (Cica), impegnato al fianco dei garifuna di Ofraneh, l'Organizzazione fraterna dei popli negri dell'Honduras, lancia domani una campagna internazionale contro Astaldi. Sul blog lisolaeilmattone.blogspot.com dossier e una dettagliata lettera di denuncia (in tre lingue: italiano, inglese e spagnolo) da inviare ai rappresentanti dell'azienda in Italia e in Honduras. - Il Collettivo Italia Centro America (Cica) è un collettivo di base, formato da persone che negli ultimi anni hanno lavorato in progetti di cooperazione popolare in diversi Paesi del Centro America. Lavora per monitorare gli interessi del capitale italiano in America Centrale e denunciare le violazioni dei diritti umani nella regione.

Web: www.puchica.org
E-mail:
honduras@puchica.org;
info@puchica.org


Ficha Técnica de presentación
De las transnacionales en acusación
TRIBUNAL POPULAR DE LAS TRANSNACIONALES – Viena 2006

Bahia de Tela, Honduras
Por Cica

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L'isola e il mattone  

http://lisolaeilmattone.blogspot.com/

Questo è il testo della lettera da inviare all'impresa Astaldi.

Español abajo.

English below

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Nelle prossime settimane la costa Atlantica dell'Honduras tornerà protagonista del reality show "L'Isola dei famosi". Tra i concorrenti quest'anno c'è anche Astaldi. La seconda azienda italiana delle costruzioni, infatti, ha appena firmato con il governo del Paese centroamericano un contratto per iniziare i lavori del megaprogetto turistico "Los Micos beach & resort centre", lungo la costa caraibica della Bahia de Tela. Un progetto fortemente avversato dalle popolazioni locali, il popolo garifuna, e che avrà un impatto devastante sul territorio, tanto a livello ambientale che sociale ed economico. Secondo Astaldi, che abbiamo sentito telefonicamente, il progetto turistico non potrà che portare "sviluppo, ricchezza e lavoro" nella regione. L'azienda ci ha anche invitato, d'ora in poi, a rivolgere le nostre preoccupazioni e denunce direttamente al committente (il Governo dell'Honduras) lasciando in pace Astaldi. Per questo, vi chiediamo aiuto per far sentire ad Astaldi la sua complicità con un progetto che è economicamente, socialmente e ambientalmente insostenibile. Inviate la lettera a Alessandra Onorati, responsabile Comunicazione e Investor Relations di Astaldi a.onorati@astaldi.com a Mario Iván Casco, di Astaldi Columbus in Honduras, m.casco@honduras.hn, e a Secretaria de Astaldi Columbus en Honduras secretaria@astaldi.hn mettendo in copia honduras@puchica.org Maggiori informazioni su lisolaeilmattone.blogspot.com ************************************************* Milano, 5 settembre 2007 A Vittorio Di Paolo, presidente di Astaldi A Giuseppe Cafiero, direttore generale Estero di Astaldi A Mario Ivan Casco di Astaldi Columbus A Secretaria de Astaldi Columbus en Honduras A luglio la vostra azienda, attraverso la propria filiale honduregna, ha firmato con il governo della Repubblica di Honduras il contratto per realizzare opere infrastrutturali legate al progetto turistico “Laguna de Los Micos”, nella regione della Bahia de Tela, lungo la costa Atlantica del Paese. Come certamente saprete, la zona è abitata da oltre duecento anni da comunità garifuna, un popolo afro-indigeno che vive lungo la costa Nord dell'Honduras. I garifuna delle comunità che subiranno gli effetti negativi del progetto -San Juan de Tela, Tornabé, Miami, Triunfo de la Cruz-, affiliate nell'Organizzazione fraterna dei popoli negri di Honduras (Ofraneh), denunciano da sempre i possibili rischi e le ricadute negative a livello sociale, economico e ambientale dello sviluppo turistico selvaggio della Bahia de Tela. Il progetto, infatti, prevede la realizzazione di un mega complesso che andrà ad occupare 500 ettari di terra e una striscia di spiaggia di 3 km. All'interno de “Los Micos beach & resort centre” troveranno posto quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo di golf, un club ippico e un centro commerciale. Il tutto verrà realizzato all'interno del Parco nazionale intitolato a Jeanette Kawas (Pnjk) e di una laguna registrata (con il numero 722) nell'elenco delle paludi protette dalla Convezione internazionale di protezione delle paludi (conosciuta come Ramsar). Il riempimento di gran parte della palude per la realizzazione del campo da golf, attività che si appresta ad avviare la vostra azienda, è incompatibile con la convenzione Ramsar, che considera le paludi aree di assoluta preservazione, e andrebbe inoltre a compromettere gli equilibri idrici della zona, provocando l'alterazione dei corsi d'acqua, e quindi il funzionamento della palude stessa, aumentando i rischi di inondazione durante i periodi di maggiori precipitazioni nelle comunità limitrofe e nella città di Tela. Anche uno studio tecnico elaborato dalla Fondazione per la protezione di Lancetilla, Punta Sal e Texiguat (Prolansate), organizzazione non governativa, con incarico istituzionale di conservazione del Parco nazionale Jeanette Kawas, dimostra il disastroso impatto ambientale del progetto oltre ad evidenziare le numerose violazioni di accordi internazionali (accordo sulla diversità biologica, Cdb; il convegno per la conservazione della biodiversità e protezione di aree naturali in America Centrale -decreto n° 183/94-), leggi forestali nazionali, direttive ambientali della Banca interamericana di sviluppo, soggetto finanziatore del progetto, oltre che del regolamento interno del Parco. La zona del progetto, inoltre, appartiene all'habitat funzionale delle comunità garifuna di Miami, Tornabé, San Juan de Tela, La Ensenada e Triunfo de la Cruz, la cui popolazione ottiene parte del proprio sostentamento dalla laguna menzionata. Il progetto confina con la zona del nucleo del parco nazionale, destinato alla protezione assoluta: una zona, cioè, nella quale la legislazione honduregna non permette alcun cambiamento o alterazione dell'ecosistema. Per la realizzazione del megaprogetto, il cui importo complessivo supero i 200 milioni di dollari, l'Honduras contrarrà un nuovo prestito con la Banca interamericana di sviluppo (Bid), di cui beneficierà anche Astaldi (per circa 15 milioni di dollari). Ciò comporta un aumento del già alto indebitamento estero del Paese, i cui costi gravano sulle classi popolari. Per ciò chiediamo ad Astaldi Columbus di sospendere immediatamente ogni attività relativa all'incarico ricevuto. ************************ Español ************************ En las próximas semanas la costa Atlántica de Honduras volverá a ser protagonista del reality show "La Isla de Los Famosos" en la televisión italiana. Entre los participantes este año figura también la transnacional Astaldi, la segunda empresa italiana en el sector de la construcción. La Astaldi acaba de ser contratada por el gobierno del país centroamericano para realizar la infraestructura inicial del megaproyecto turístico "Los Micos Beach & Resort Centre", en la costa de la Bahía de Tela, en el Caribe hondureño. La población local, el pueblo garifuna, se opone tajantemente al proyecto. Según la Astaldi, con quien nos comunicamos por teléfono, el proyecto turístico aportará "desarrollo, riqueza y trabajo" a la región. Por lo tanto la empresa nos ha invitado a dirigir nuestras preocupaciones y denuncias directamente al contratante (en este caso el gobierno de Honduras), y así dejar en paz a la Astaldi. Por eso, pedimos a todas y todos ustedes que nos apoyen para que la Astaldi oiga el clamor de nuestras voces que la acusan de ser parte de un proyecto que es insostenible a nivel económico, social y medioambiental. Envíen la carta modelo que encontrarán a continuación a Alessandra Onorati, responsable de Comunicación y Relaciones con los Inversionistas de la Astaldi en Roma: a.onorati@astaldi.com a Mario Iván Casco, m.casco@honduras.hn, de la filial hondureña de Astaldi. y a Secretaria de Astaldi Columbus en Honduras secretaria@astaldi.hn Les pedimos enviar una copia a: honduras@puchica.org Más información en la pagina lisolaeilmattone.blogspot.com ************************************************ Milan, 5 de Septiembre de 2007 A Vittorio Di Paolo, presidente de Astaldi A Giuseppe Cafiero, director general para el exterior de Astaldi A Mario Iván Casco de Astaldi Columbus A Secretaria de Astaldi Columbus en Honduras En julio pasado su empresa, a través de su filial hondureña, firmó con el gobierno de la República de Honduras un contrato para realizar obras de infraestructura relacionadas con el proyecto turístico “Laguna de Los Micos” en la regi ón de Bahía de Tela, en la costa Atlántica del país. Como seguramente sabrán, la zona es habitada desde hace 200 años por la comunidad garífuna, pueblo afro-indigena que abita la costa norte de Honduras. Los garífunas de las comunidades afectadas por el proyecto --San Juan Tela, Tornabé, Miami, Triunfo de la Cruz-- afiliadas a la Organización Fraternal Negra de Honduras (Ofraneh), han denunciado desde hace tiempo los posibles riesgos y los impactos negativos a nivel social, económico y ambiental del salvaje desarrollo turístico en ciernes en la Bahía de Tela. El proyecto prevé la realización de un mega complejo que ocuparía mas de 500 hectáreas de tierra y una franja de playa de 3 km. Al interior de “Los Micos Beach & Resort Centre” se edificar ían 4 hoteles de lujo, 256 casas de lujo, centros comerciales, parques temáticos, paseos a caballo y, claro, no podría faltar, un campo de golf. Todo esto se realizaría al interior del Parque Nacional Jeannette Kawas (PNJK) y en una laguna registrada (con el número 722) en la lista de los humedales protegidos por la Convención Internacional de Protección de los Humedales (conocida como Ramsar). El relleno de gran parte de los humedales para la construcción de un campo de golf, acción que su empresa está a punto de iniciar, es incompatible con la Convención de Ramsar, la cual considera que los humedales son áreas de total preservación y que además comprometería el equilibrio hídrico de la zona, provocando la alteración de los cursos de agua y por tanto del funcionamiento de los mismo humedales, aumentando así los riesgos de inundaciones durante los periodos de mayor lluvia en las comunidades limítrofes y en la ciudad de Tela. Asimismo, un estudio técnico elaborado por la Fundación para la Protección de Lancetilla, Punta Sal y Texiguat (Prolansate), organización no gubernamental cuyo objetivo institucional es la conservación del Parque Nacional Jeannette Kawas, ha demostrado que el proyecto provocaría un impacto ambiental desastroso y que además violaría numerosos acuerdos internacionales (Acuerdo sobre la Diversidad Biológica-CBD; el Convenio para la Conservación de la Biodiversidad y Protección de las Areas Naturales en América Central -decreto no. 183/94-), leyes forestales nacionales, directrices ambiéntales del Banco Interamericano de Desarrollo (órgano financiero del proyecto), así como el reglamento interno del Parque. Además, la zona del proyecto pertenece al hábitat funcional de las comunidades garífunas de Miami, Tomabé, San Juan Tela, La Ensenada y Triunfo de la Cruz, cuya población obtiene parte de sus ingresos de la laguna mencionada. El proyecto colinda con la zona del núcleo del parque nacional, dedicada a la protección absoluta―por tanto es una zona en la cual la legislaci ó n hondureña no permite ningún cambio ni alteración del ecosistema. Por lo anterior, exigimos que su empresa detenga inmediatamente toda actividad relacionada con las obras mencionadas. ******************************* English ******************************* In the next few weeks the Atlantic Coast of Honduras will once again be featured in the Italian TV reality show “The Island of the Famous”. This year’s participants will include Astaldi, the second-largest Italian construction company. Astaldi has just won a contract from the government of Honduras to build the basic infrastructure of a mega-tourist resort “Los Micos Beach & Resort Centre” along the coast of Tela Bay, on the Caribbean coast of Honduras. The local Gar ífuna residents are adamantly opposed to the project, which will have a devastating environmental, social and economic impact on their lands. According to an Astaldi spokesperson with whom we spoke by phone, the tourist project will bring “development, wealth and work” to the region. Therefore the company has invited us to channel all complaints and denouncements directly to the contracting party (in this case the government of Honduras) and to leave Astaldi alone. We are therefore asking all of you for your support and to raise our collective voices in order to let Astaldi know that it is guilty of being part of a project that is economically, socially and environmentally unsustainable. Please send the model letter below to Alessandra Onorati, director of Astaldi’s Investor Communication and Relations in Rome: a.onorati@astaldi.com to Mario Iván Casco of Astaldi ’s Honduran subsidiary: m.casco@honduras.hn. ando to Secretaria de Astaldi Columbus en Honduras secretaria@astaldi.hn We kindly ask that you send a copy to: honduras@puchica.org More information is available at: Lisolaeilmattone.blogspot.com ********************************************************* Milan, 5th of September, 2007 To: Vittorio Di Paolo, president of Astaldi Giuseppe Cafiero, general director of Astaldi's international operations Mario Iván Casco of Astaldi Columbus Secretaria de Astaldi Columbus en Honduras Last July, your company, acting through your subsidiary in Honduras, signed a contract with the government of the Republic of Honduras to undertake the building of infrastructure related to the “Laguna de Los Micos” tourist resort, in the region of Bah ía de Tela, along the Atlantic coast of Honduras. As you are undoubtedly aware, the Garífuna community, afro-indigenous peoples' living in the North coast of Honduras, has inhabited the area for the past 200 years. Once plans for the area were made public, the Garífuna people from the communities affected by the project, e.g., San Juan Tela, Tornabé, Miami, La Ensenada, Triunfo de la Cruz, members of the Fraternal Organization of the Black Peoples of Honduras (OFRANEH), denounced the possible risks and the negative social, economic and environmental impacts of uncontrolled tourism-related development of the Bahía de Tela. The project will undertake the building of a mega tourism complex that will occupy some 500 hectares of land and a three-kilometer stretch of beach. Within the “Los Micos Beach & Resort Centre” there will be 4 luxury residences, 256 villas, malls, theme parks, horse rides and, of course, a golf course. All this is to be built within the Jeanette Kawas National Park (PNJK) and adjacent to a registered lagoon (number 722) listed as protected wetlands in the International Convention for the Protection of Wetlands (known as Ramsar). Your company is set to begin filling in a large part of the wetlands in this area in order to build a golf course, activities that are totally incompatible with the Ramsar Convention, which stipulates that delicate wetlands need absolute protection. Further, construction activities would alter the equilibrium of all water resources in the area, leading to changes in water reserves and thus to the benefits of the wetlands themselves. Construction would also increase the risk of floods in nearby communities and in the city of Tela during the months of heaviest rains. A technical study undertaken by the Foundation for the Protection of Lancetilla, Punta Sal and Texiguat (PROLANSATE), a non-governmental organization, in charge of conservation within the Jeanette Kawas National Park, shows that the project would have a disastrous environmental impact and would entail numerous violations of international treaties (Agreement on Biological Diversity; the Convention for the Conservation of Biodiversity and the Protection of Natural Areas in Central America - decree number 183/94), national forestry laws, environmental regulations of the Inter-American Development Bank, which is financing the project, in addition of internal Park regulations. Furthermore, the area of the project is part of the working and living habitat of the Garífuna communities of Miami, Tornabé, San Juan Tela, La Ensenada and Triunfo de la Cruz, whose residents obtain part of the livelihoods from the lagoon. The project borders on the National Park's totally protected inner core, and Honduran laws prohibit any changes or alternations of the ecosystem in the area. To undertake this megaproject, whose total cost will surpass 200 million dollars, Honduras will need to contract new debt with the Inter-American Development Bank (IADB), which will also benefit Astaldi in the amount of some 15 million dollars. This will increase Honduras' already high foreign debt and will have negative repercussions on the poorest sectors of the country. For these reasons we demand Astaldi Columbus to suspend immediately all activities related to this project. Pubblicato da L'ISOLA E IL MATTONE a 8:46 AM

Honduras paese in svendita  

Bianca Marchetti [Reporterassociati.org]

L'Honduras è il paese più povero dell'America centrale. Intanto il governo ha avviato un piano di privatizzazione delle risorse naturali (acqua innanzitutto) che ha attratto imprese e speculatori italiani.
L’Honduras viene definito la “Repubblica delle banane”. Questo “riconoscimento” deriva dal fatto che sin dall’inizio del secolo scorso il Paese é stato gestito e diretto (indirettamente e non) dalle grandi imprese bananere nordamericane. La realtà dell’Honduras non é molto diversa da quella di una miriade di altri paesi del cosiddetto “terzo mondo”, ricchissimo di risorse di ogni genere e con una popolazione ridotta nell’estrema povertà. Queste immense ricchezze da sempre sono state gestite da una ristretta élite che, legata ai dettami derivati dai governi e dalle imprese straniere (specialmente nordamericane) , non é nulla più che il prolungamento dei tentacoli delle imprese stesse. L’Honduras, a differenza dei paesi del Centro America con cui confina (Guatemala, Nicaragua, El Salvador), non ha vissuto né lunghe guerre né rivoluzioni, ma é stato ugualmente governato da lunghe dittature e da regimi militari che non attuavano diversamente da quelle degli altri paesi. La repressione e la persecuzione sono state l’unica forma di comunicazione tra il governo e gli honduregni e, specialmente negli anni ’80, ogni rivendicazione fu bloccata da sequestri (con la conseguente scomparsa dei leaders dei movimenti popolari), dalla tortura, dagli assassinii di massa e dagli esili forzati. In quegli anni John Negroponte (cui quest’anno é stato assegnato il ruolo di ambasciatore per l’Iraq dal Governo di G.W. Bush) é stato ambasciatore degli USA in Honduras. Gli Stati Uniti d’America, trovarono nell’Honduras un fedele alleato per contrastare i forti movimenti rivoluzionari che stavano sconvolgendo i loro piani imperialistici in Centro America. Situato nel cuore del Centro America, il Paese era l’ideale per installare una grandissima base militare e per insediare la più grossa sede della CIA del mondo in quel periodo. Una base da cui poter controllare ogni movimento nei paesi confinanti ed in cui poter addestrare forze speciali controrivoluzionarie o un esercito di terroristi mercenari. John Negroponte era a capo di tutto questo. Il 1998 é stato un anno drammatico per l’Honduras, l’uragano Mitch ha causato migliaia di morti e distruzione, ma ha portato anche tanto denaro derivato dalla solidarietà di tutto il mondo. Al popolo bisognoso sono arrivate solo le briciole di una grande pagnotta che tuttora viene ripartita tra organizzazioni fantasma e governanti. Questa tragedia naturale ha anche aperto la porta alle agenzie internazionali della cooperazione, ma la maggior parte dei progetti finanziati sino ad oggi risultano un vero e proprio attentato alla sovranità nazionale. Alcune cifre ci servono a delineare un quadro della situazione che si vive in questo paese. Un quadro molto triste perché, leggendo la denuncia fatta dal rappresentante della FAO in Honduras nel corso del 2003, l’80% della popolazione (che é di circa 6.500.000 di abitanti) vive in condizioni di povertà e non ha accesso a servizi sociali di base. Il 40% dei bambini soffre di malnutrizione. Ogni giorno muoiono circa 100 persone per patologie legate alla carenza di cibo ed all’ingestione di acqua contaminata, in special modo bambini. Nelle zone rurali il tasso di mortalità infantile é di 7 bambini su 10. Per quanto riguarda l’istruzione risulta che 1.200.000 persone sono analfabete e che 1.500.000 degli honduregni tra i 5 ed i 24 anni sono esclusi dal sistema educativo. Negli ultimi anni il déficit commerciale é cresciuto del 400% rispetto alla produzione nazionale totale. Da altre fonti risulta che, dal 1998, i casi di assassinio e di esecuzioni extragiudiziali di minorenni sono stati più di 2.300. Il governo stesso ha riconosciuto che agenti di polizia hanno partecipato in molti di questi assassinii. L’impunità é assoluta. Dal rapporto annuale di Amnesty Internacional risulta che Bambini e minorenni, compresi soggetti in stato di arresto, sono stati uccisi da agenti di polizia, da personale penitenziario o da individui non identificati (squadroni della morte). Solo nel 2004, in due diversi penitenziari, sono rimaste uccise prima 69 persone (in aprile) e poi più di 100 (in maggio) a seguito di “strani incidenti”. Specialmente nella zona della Costa settentrionale, aumenta inverosimilmente il turismo sessuale. Aumenta il numero delle persone che spariscono perché finite nella rete di una sorta di “tratta di donne e bambini” a scopo di sfruttamento sessuale. Il numero di ammalati di AIDS é tuttora incalcolabile, anche se la malattia é oggi la terza causa di morte negli ospedali pubblici. Sono altrettanto incalcolabili, per la loro enormitá, le cifre che corrispondono al lavoro infantile. Potremmo andare avanti a scrivere cifre su cifre e tutte rispecchierebbero una situazione estremamente preoccupante e crescente di deterioramento delle condizioni sociali ed economiche. Il paese vive una profonda crisi derivata dall’ingiusto modello economico applicato da sempre e dalla degenerazione etica della classe politica dirigente. Conoscendo questo paese e le sue immense risorse questa situazione pare quasi incredibile, ma proprio queste risorse sono la causa dell’impoverimento delle masse popolari e dell’arricchimento dei soliti pochi. Le materie prime e la mano d’opera hanno costi bassissimi, quindi le grandi multinazionali stanno letteralmente invadendo il paese con maquilas, miniere, etc. D’altronde, é così da sempre. Il governo regala, concede concessioni, cambia le leggi che salvaguardano le zone protette per poterle mettere in vendita (o in svendita), guarda agli investimenti stranieri come unica salvezza dal tracollo. Inoltre, il ricatto della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e di altri organismi finanziari, attraverso il debito estero, incide pesantemente su ogni decisione nazionale, andando a senso unico verso gli interessi dei paesi più ricchi che in Honduras (come in tutti gli altri paesi poveri del mondo) saccheggiano, sfruttano, impongono regole e pretendono che le materie prime, la mano d’opera a basso costo, l’acqua, i boschi, la salute, l’educazione, i servizi, ecc non siano beni nazionali, ma mercanzia con cui poter fare buoni affari. L’Italia, paese “desarrollado”, paese “ricco(?)”, in questi ultimi anni ha instaurato forti rapporti economici con l’Honduras. In nome della cooperazione internazionale sta partecipando a grossi progetti di “sviluppo” nel campo del turismo. Il più grande e recente di questi progetti si chiama “Bahía de Tela” e prevede la costruzione di complessi alberghieri di lusso, multi-residence, appartamenti, centri commerciali, un campo da golf, un porto per navi da crociera ed altro. L’obiettivo fondamentale é che Bahía de Tela si converta nel principale “agente detonatore” dell’attività turistica nazionale contribuendo in forma determinante allo sviluppo sostenibile del paese (da “La Tribuna”) Non dicono però che gli unici beneficiari saranno gli impresari stranieri. L’impegno del “bel paese” é quantificabile per ora in 500 mila euro, che serviranno per finanziare l’elaborazione di uno studio di fattibilità in cui si identificheranno gli interventi (opere di infrastrutture, acqua e bonifica, di regolamento territoriale, restaurazione di immagine urbana, ecc. per un ammontare approssimato di 40.000.000 di euro). Il progetto Bahía de Tela si svilupperà anche con l’investimento di capitali del Taiwan, della Spagna, del Canada, degli USA, di altri paesi e con finanziamenti della Banca Interamericana di Sviluppo (BID). Il Presidente dell’Honduras, Ricardo Maduro, ed il Ministro del Turismo, Thierry de Pierrefeu, continuano a sottolineare i grandi benefici che il progetto porterà al Paese, creando lavoro per più di 3.000 persone ed il definitivo riconoscimento dell’offerta di un turismo di qualità che il paese offre ai “facoltosi” di tutto il mondo. Dimenticano però di ricordare che il lavoro per la gente locale sarà sottopagato e non vedrà riconosciuto alcun diritto lavorativo. Non aggiungono che per costruire tutte queste strutture verranno sgomberate intere comunità afrodiscendenti, né che verrà distrutta una delle coste più belle del continente, oltre che ad essere zona protetta. Gli impresari italiani sono lungimiranti ed hanno fiuto per tutto ciò che é “affare”. Qui in Honduras hanno trovato la manna ed un governo fin troppo ben disposto. L’investimento é andato ben oltre la solita pizzeria “Venezia” o il solito ristorante “Il padrino”, che comunque esistono veramente sulla strada Panamericana (e, non rendendo onore alla fantasia degli italiani, si chiamano proprio così!). Nel 2000, San Pedro Sula, la seconda città e capitale industriale del paese, ha affidato ad un consorzio di imprese italiane (ACEA, “multi-utility” di Roma, ovvero l’impresa a partecipazione (51%) pubblica che gestisce i servizi di acqua, energia e metano; AGAC, operatrice dei servizi di acqua e gas naturali nelle province di Modena, Parma, Mantova e Reggio Emilia; e le imprese di costruzione e d’ingegneria Astaldi, Terra, Ghella e Loti...) chiamato Aguas de San Pedro S.A. (ASP), la concessione di 30 anni per operare, ampliare e migliorare i servizi di opere sanitarie, ossia per la privatizzazione dell’acqua. Il “consorcio” ha vinto la gara d’appalto grazie all’offerta a basso costo. Per l’ASP S.A. nel 2002 la BID ha approvato un prestito di 13.700.000 dollari, che copre i costi di circa il 25% degli investimenti previsti nei primi cinque anni di concessione (45 milioni di $, circa). La gestione si é dimostrata, in parte, disastrosa: in alcuni rioni della città il servizio é pessimo, non tutti i cittadini hanno acqua potabile, né pulita, né sempre. Questo ha scatenato proteste nella città ed alcune organizzazioni rionali hanno distrutto i contatori in segno di denuncia e si sono rifiutati di pagare le bollette, dopo che le tariffe sono aumentate in modo inverosimile negli ultimi mesi. Altre grandi imprese italiane sono coinvolte in grandi progetti di costruzione di infrastrutture, di dighe, di impianti, nello sfruttamento minerario, ecc. L’Honduras é un paese multietnico e multiculturale, il 12% della popolazione é indigena, suddivisa in 7 principali etnie (Lenca, Garifuna, Thawaka, Miskito, Pech, Tolupane). Nonostante siano passati ormai più di 500 anni dalla crudele invasione spagnola, questi popoli continuano a vivere emarginati socialmente, politicamente ed economicamente. Il Governo ha ratificato la Convenzione 169 della O.I.L. (Organizzazione Internazionale del Lavoro, ossia la normativa a livello mondiale sui diritti dei popoli indigeni) nel 1994, ma non l’ha mai rispettata. Se il popolo honduregno é ridotto alla fame, gli indigeni del paese lo sono doppiamente. Sono poche le comunità indigene che hanno una scuola o un centro di salute o buone strade. Non viene riconosciuto il diritto alla terra a livello comunitario, così come é nella cultura dei popoli indigeni, anzi si incentiva la proprietà individuale, per ottenere la frammentazione e la definitiva distruzione di ciò che é ancestralmente parte del loro modo di vivere. L’Unione Europea sta cooperando “attivamente” in questo ambito prestando denaro finalizzato all’acquisto di terre, attraverso finanziamenti concessi però solo individualmente. Lo stato non implementa nessun tipo di politica rivolta agli indigeni ed anche in questo caso gli unici progetti di “sviluppo” sono finanziati dalla BM, dal FMI, dalla BID, ecc. In questo contesto già tanto sofferto si aggiungono le minacce derivanti dai piani di neo-colonizzazione imposti dagli Stati Uniti, i Trattati di Libero Commercio (TLC), il Plan Puebla Panama (PPP), l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA), il Plan Colombia, ed altri, ovvero progetti di dominazione politica, economica, sociale e culturale. Le conseguenze reali di questi progetti? Una maggiore povertà e la perdita della sovranità nazionale, l’aumento della militarizzazione, l’eliminazione o la privatizzazione dei servizi basici: in poche parole l’assoluta dipendenza. Più recenti sono gli accordi di un Trattato di Libero Commercio con l’Unione Europea che, per sembrare meno crudele del TLC con gli Stati Uniti, usa profusamente il concetto di “cooperazione internazionale”. Di fronte a questa situazione inaccettabile, la risposta popolare é forte e critica. Le proteste e le denunce sono sempre più frequenti e massicce. Il 2004 é stato un anno particolarmente segnato da grandi manifestazioni e dalla conseguente repressione e militarizzazione. Tra le tante, vale la pena di ricordare lo sciopero durato parecchie settimane del settore magisteriale, che ha messo in seria discussione la credibilità del governo e la sua capacità di negoziazione di fronte a tutto il paese. Le rivendicazioni dei popoli indigeni hanno sviluppato proteste originali e di impatto. Ad esempio, alcuni indigeni si sono crocefissi simbolicamente davanti alla casa presidenziale, chiedendo scuole nelle comunità; altri si sono incatenati sotto il Palazzo del Congresso volendo simbolizzare il caso di due loro leaders, attualmente in carcere ingiustamente detenuti solo per voler difendere le proprie terre dai soprusi dei latifondisti (ovvero il caso dei fratelli indigeni Lenca, Marcelino e Leonardo Miranda, recentemente dichiarati anche da Amnesty Internacional “prigionieri politici”). Nel mese di maggio, nel dipartimento di Intibucá, la Coordinadora Regional de Resistencia Popular (che raggruppa organizzazioni indigene Lenca, le chiese, movimenti popolari e contadini, sindacati magisteriali, ecc.) ha organizzato una protesta contro le autorità locali per la forte corruzione e per il pessimo stato delle strutture, ma anche contro la deforestazione illegale e l’introduzione di sementi transgeniche. Per un mese sono stati occupati diversi punti strategici, tra cui gli uffici municipali, la strada principale, la segreteria dell’agricoltura, ecc. Per un mese la Coordinadora non ha ceduto alle minacce del governo ed é riuscita a resistere, grazie soprattutto al contributo della popolazione indigena, che per tutto il tempo ha provveduto all’alimentazione degli occupanti (alcuni giorni più di mille persone), portando loro i prodotti dalle comunità e cucinando quasi ininterrottamente, oltre che turnandosi nei vari punti occupati.. Alla fine é stato il governo a cedere, si sono create commissioni di negoziazione e tuttora si stanno investigando le migliaia di denunce fatte dai cittadini. Sono fortissime le proteste contro i TLC e contro il modello neoliberista. Le strade onduregne, ma specialmente quelle della capitale, quasi ogni giorno assistono ad una marcia di protesta ed a muoversi sono proprio tutti, dai sindacati ai movimenti contadini, dagli indigeni ai medici, dagli studenti alle casalinghe, ecc. Da due anni si svolge la “Marcha por la Vida”, organizzata da un forte movimento ambientalista che sta lottando contro l’illegalità della deforestazione e contro gli abusi e gli obbrobri sulle risorse naturali del paese. E´ proprio di questi giorni la minaccia di sciopero dei magistrati del Ministero Pubblico, che stanno denunciando la forte corruzione del potere giudiziale e l’impunità sfacciata di molti ex politici ed ex militari, che hanno ricoperto alte cariche nei governi precedenti. Il popolo onduregno si sta rendendo conto, a proprie spese, del vero significato della parola neoliberalismo e sta crescendo sempre più il dissenso. Stanno nascendo reti di coordinazione nazionali, ma anche con altri paesi, e si stanno organizzando movimenti popolari a livello continentale contro le minacce comuni ai paesi dell’America Latina, come l’ALCA, che aprirebbe definitivamente le porte ai prodotti statunitensi ed al potere delle imprese multinazionali, ma che chiuderebbe la possibilità di un mercato libero per i prodotti locali. Sta aumentando la lotta di opposizione a questo sistema mondiale economico, in cui convivono consumismo e povertà, e più forte che mai si sente sempre più spesso gridare “OTRO MUNDO ES POSIBLE” (un altro mondo é possibile) o “HONDURAS NO ESTA´ EN VENTA” (Honduras non é in vendita).

Bahía de Tela: Honduras y el avance del Plan Puebla Panamá  

http://www.ciepac.org/boletines/chiapasaldia.php

Thomas Viehweider - 07-Oct-2007 - num.547

En los últimos años, en Honduras se está manifestando un avance concreto del Plan Puebla Panamá (PPP), en particular sus costas caribeñas se han vuelto de interés prioritario para las empresas transnacionales del sector turismo. El Proyecto "Los Micos Beach Resort", mejor conocido como "Proyecto Turístico Bahía de Tela", financiado en gran parte por el Banco Interamericano de Desarrollo (BID), indudablemente representa la punta del iceberg del auge del desarrollo turístico en Honduras. En este boletín se analizan los impactos sociales para las comunidades afroindígenas de la zona, los impactos ambientales de este megaproyecto que se construirá dentro de los límites de uno de los parques naturales más importantes de Centro América, como también sus impactos económicos. (Continua...)


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