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IIRSA: MEGAPROGETTO di 335 GRANDI OPERE FARAONICHE

Tito Pulsinelli (07/11/2007)

 http://www.lapatriagrande.net/04_opiniones/tito_pulsinelli/iirsa.htm

L'asse Interoceanico, infatti, pretende dragare e rendere navigabili i fiumi amazzonici per permettere di far risalire sino alle Ande le grandi chiatte per il trasporto delle merci. Attraverso un valico nella dorsale sudamericana, sfociare nel Pacifico, creando così un passaggio alternativo a Panama tra i due oceani. Fantascienza? Sicuramente una mazzata alla biodiversità.

E' un megaprogetto che prevede la costruzione di strutture di comunicazione terrestri, fluviali, e marittime, inter-amazzoniche e trans-andine. Prevede di sviluppare i seguenti assi di comunicazione: MERCOSUR-Chile; Brasil-Bolivia-Paraguay-Perú-Chile; Venezuela-Brasile-Guayana-Surinam; Orinoco-Amazonas-Plata; asse Amazónico; Neuquén-Concepción; asse Andino; PortoAlegre-Jujuy-Antofagasta; Bolivia-Paraguay; Perú-Brasile, nonchè tutta la logistica marittima dell'Atlantico e del Pacifico. Non si può far a meno di dire che il qualificativo più apropriato è "faraonico". Infatti, è il progetto preferito dalla Banca Mondiale, quello che era desposta a finanziare. Una ghiotta occasione di business per il neoliberismo internazionale, all'epoca delle sue vacche grasse. Basti vedere che tra i presidenti-padrini dell'impresa spiccano Banzer, Fujimori, Noboa, della cui "statura democratica" si è potuto accertare in questi anni. E' importante ricordare come IIRSA (http://www.selvas.org/DossIIRSA.html) sia stata identificata in quell'epoca come il "cantiere dell'ALCA", l'Area di Libero Mercato delle Americhe, che vedeva in quella rosa di Presidenti dei sicuri difensori delle sue mete. Ora l'ALCA è stata archiviata e relegata nel museo delle chimere. IIRSA è stato definito il progetto di infrastrutture più grande del mondo, per l'ampiezza dei suoi interventi, ma anche per l'audacia estrema degli stessi. L'asse Interoceanico, infatti, pretende dragare e rendere navigabili i fiumi amazzonici per permettere di far risalire sino alle Ande le grandi chiatte per il trasporto delle merci. Attraverso un valico nella dorsale sudamericana, sfociare nel Pacifico, creando così un passaggio alternativo a Panama tra i due oceani. Fantascienza? Sicuramente una mazzata alla biodiversità e agli attuali equilibri territoriali, che si rifletterebbero immediatamente sul modo di vita delle popolazioni ivi ospitate. Selvas, l'Osservatorio sulla Regione Andina, rende noto che "nessun parlamento nazionale ha legiferato sugli impatti economici, sociali e ambientali di tale progetto, benchè lo stesso coinvolga tuto il continente". I presidenti del 2000, si sono limitati ad auspicare questo megaprogetto affidandosi ad un un unico "consorzio transnazionale", incaricato della gestione ed applicazione, e del controllo degli amministratori nazionali e locali a cui sub-appalterebbero ben 335 progetti diversi. Questa centralizzazione determina una pericolosa "asimmetria ed atomizzazione", cioè la "mancanza di un vertice di responsabilità e di un committente unico al quale riferirsi per la risoluzione dei problemi dell'impatto ambientale, governance, trasparenza e controllo degli appalti" (Selvas). Il megaprogetto IIRSA è rimasto sino ad oggi una materia di deliberazione confinata alle elites tecnocratiche e finanziarie sudamericane, sconosciuto all'opinione pubblica ed ai movimenti sociali dell'area. Nessun governo, sino ad oggi, si è pronunciato pubblicamente, nè ha aperto una discussione sul faraonico progetto. Nonostante sia indispensabile il consenso sociale attorno a queste 335 opere, data la mole delle risorse economiche richieste e la salvaguardia di territori abitati da popolazioni indigene, che li hanno sempre preservati. Il quadro sudamericano si è profondamene modificato rispetto 2000: Lula ha annullato diversi contratti firmati dal suo predecessore Cardoso che prevedevano la presenza degli Stati Uniti nell'area. Le elites politiche ed economiche difficilmente rinunceranno o sapranno fissare condizioni alla cascata di capitali preventivati dall'IIRSA. L'inviluppo delle reti di trasporto tra le nazioni del continente hanno storicamente favorito l'importazione delle merci, la dipendenza estera ai manufatti, l'isolamento politico e sociale che ha favorito le dittature e le soppressioni democratiche. "La convergenza dei governi latinoamericani verso la creazione di un mercato unico regionale ha bisogno di strutture viarie che difficilmente riceverebbero fondi e investimenti sicuri quanto ne riceve la struttura fondata nel 2000. Il silenzio assenso dei locali presidenti sudamericani dimostra la necessità primaria di non interrompere queste linee di finanziamento che nascono per l'ALCA, e concludono con uno dei maggiori e competitivi mercati mondiali nascenti. Questa emancipazione continentale sarà sicuramente a discapito di masse di popolazione, quali gli abitanti di zone rurali, indigeni, indigeni non contattati, e andrà a discapito dell'equilibrio ecologico di numerossissime aree sensibili. Questo porterà nel prossimo futuro gravi confronti tra Stati e popolazioni locali, tra Stati e enti e associazioni per la difesa dei diritti sociali, ambientali e dei diritti umani" (Selvas). Il Ministero degli Esteri del governo italiano in carica sta promuovendo energicamente l'IIRSA, quasi si trattase una iniziativa di nuovo conio e non di un progetto risalente al 2000, cioè in pieno furore neoliberista. Si tratta di un campo d'intervento limitato all'Impregilo, Astaldi e poche altre imprese. E' necessario non occultare o minimizzare i rischi e la complessità di un'operazione a rischio che –in un imminente futuro- ha molte probabilità di ritrovarsi nell'occhio di un ciclone. Questo cantiere continentale può ledere diritti dell'ambiente e dell'uomo. Lo Stato non può posticipare le analisi delle conseguenze negative ad opere terminate, tantomeno prestarsi a garantire linee di credito o coperture finanziarie a progetti che non sono passati al vaglio dell'approvazione politica. E che non contano sul consenso sociale sudamericano, specificamente delle popolazioni originarie, principali vittime.

IIRSA: le nuove vie dell'ALCA  

Tancredi Tarantino - 05/07/2006 - http://www.selvas.org/DossIIRSA.html

Era il 2000 quando, in occasione del I Vertice dei Presidenti dell'America del Sud, a Brasilia, prese forma la proposta di Integrazione dell'Infrastruttura Regionale in Sudamerica (IIRSA). Presentata come un'importante opportunità di integrazione fisica della regione al fine di potenziarne la competitività e la produttività, l'iniziativa costituisce in realtà un passo importante a sostegno dei trattati bilaterali e regionali di libero commercio, costituendo una seria minaccia per le popolazioni locali, per le risorse naturali del continente e per la salvaguardia dell'ambiente. L'IIRSA coinvolge i settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni e consiste ufficialmente in un megaprogetto con il quale, attraverso la costruzione ed il collegamento a livello regionale di strade, vie fluviali, porti, aeroporti, si intende dar vita ad un processo più ampio di integrazione che comprenda la rottura delle barriere doganali, la costruzione di gasdotti ed oleodotti, la diffusione delle moderne tecnologie della telefonia mobile e di internet. Il coordinamento tecnico e il funzionamento dell'iniziativa è stato affidato a tre banche multilaterali di sviluppo: il Banco Interamericano di Sviluppo (BID), la Corporazione Andina di Risparmio (CAF) ed il Fondo Finanziario per lo Sviluppo della Cuenca del Plata (FONPLATA). Fin da subito, le tre istituzioni finanziarie hanno svolto un ruolo significativo nel finanziamento degli studi di fattibilità e dei progetti di integrazione, facilitando la partecipazione del settore privato, a differenza di quanto fatto invece con la società civile che con notevoli difficoltà è venuta in possesso di informazioni relative all'iniziativa. La promessa di finanziamenti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali ha fatto sì che l'iniziativa fosse assunta come obiettivo prioritario da parte dei governi sudamericani. A finanziare i progetti non saranno però esclusivamente le tre banche. Un apporto sostanziale viene dagli stessi Paesi in cui si realizzeranno i progetti e dal settore privato interessato ad investire in infrastrutture con la conseguenza per i governi locali di dover sottostare alle esigenze delle multinazionali, relegando in secondo piano l'obiettivo di miglioramento delle condizioni di vita in America Latina, sostituito da interessi di carattere economico privato. Assi di Sviluppo Al BID e alla CAF è stato inoltre affidato il compito di stilare un Piano d'azione di dieci anni che, attraverso l'identificazione di dieci “assi di sviluppo” e sette “processi settoriali di integrazione”, individua gli obiettivi macro dell'IIRSA, all'interno dei quali dovranno inserirsi i singoli progetti da approvare. Fino ad oggi sono stati identificati circa 330 progetti nei tre diversi settori, per un valore economico totale intorno ai 40 miliardi di dollari, ma secondo l'agenda prevista fino al 2010 gli sforzi si concentreranno su 31 interventi. Secondo quanto previsto nel Piano d'azione, i 12 Paesi coinvolti, in collaborazione con gli investitori privati, dovranno realizzare una fitta rete di infrastrutture che vada dal Venezuela al Cile, dall'Atlantico al Pacifico, passando per la foresta amazzonica e le Ande, e coinvolgendo le zone più importanti in termini di risorse non rinnovabili e di biodiversità. L'infrastruttura regionale avrà inizio ai confini tra Panama e Colombia, dove si intende costruire un canale interoceanico indipendente dal Canale di Panama. In questo modo si vuole fissare un solido punto di congiunzione con il Plan Puebla Panama (PPP), omologo dell'IIRSA per l'America Centrale, e creare le basi per la realizzazione di un unico grande mercato del continente americano. Tra gli assi di integrazione che rivestono maggiore importanza strategica, indubbiamente bisogna includere l'Asse Andino, che collega via terra i cinque Paesi andini, quattro dei quali (Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia) stanno per siglare un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. L'obiettivo è quello di facilitare gli scambi con il Nordamerica ed in particolare le esportazioni della Comunità Andina, rappresentate per il 52% da materie prime generatrici di energia, come gas, petrolio e carbone. Questo asse permetterà inoltre la connessione dei Paesi andini al nord con l'Asse Amazzonico ed al sud con l'Asse Interoceanico Centrale. Il primo si prefigge la realizzazione o il miglioramento dei collegamenti fluviali tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù. In questo modo si faciliteranno i trasporti all'interno di una zona in cui si custodisce il 30% della biodiversità mondiale, il 20% delle risorse d'acqua del pianeta, il 74% delle riserve di gas naturale dell'America Latina, nonché 4 volte le riserve di petrolio degli Stati Uniti. Particolare attenzione si presta inoltre alla costruzione di un canale che dovrebbe connettere i fiumi Plata, Amazonas e Orinoco, in modo da realizzare una uscita diretta verso i Caraibi e da qui verso la Florida. Come osserva l'economista messicano Giancarlo Delgado Ramos, ricercatore del Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali, con questa idrovia “potrebbe concretizzarsi il più grande saccheggio dell'acqua sudamericana”. Tra l'altro, come sottolinea uno studio del Foro Boliviano su Ambiente e Sviluppo (FOBOMADE), si tratta di fiumi pericolosi da navigare. Così per esempio non è navigabile il tratto tra il fiume Madera, in Brasile, e il Mamorè, in Bolivia. La soluzione trovata consiste nella costruzione di 3 dighe che comporteranno l'inondazione di centinaia di ettari in una regione malarica, rendendo probabile una diffusione di questa infermità. L'Asse Interoceanico Centrale collegherà, invece, il Brasile con il Perù ed il Cile passando per la Bolivia ed il Paraguay. In questo modo si tracceranno le rotte più adeguate per il trasporto di materie prime, beni e servizi dall'Atlantico al Pacifico e da lì ai mercati asiatici verso i quali il nuovo continente mostra un occhio di riguardo, come dimostrato nella recente riunione dell'APEC a Santiago del Cile. Piuttosto che la riduzione della povertà ed il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni latinoamericane, il vero obiettivo dell'integrazione sembra dunque essere rappresentato dalle risorse naturali del continente, sogno proibito di molte imprese multinazionali e governi occidentali. A riprova di ciò, nel corso della Riunione Latinoamericana sul Finanziamento dell'Infrastruttura svoltasi a Buenos Aires nell'aprile del 2004, l'assessore alla Vicepresidenza di Infrastruttura della CAF, Jorge Kogan, nel tentativo di risolvere il problema dei finanziamenti di questo megaprogetto, ha proposto una sinergia tra i governi sudamericani, le istituzioni finanziarie ed i grandi consorzi produttivi che beneficeranno dell'iniziativa. In particolare, Kogan ha individuato alcuni “settori produttivi che orientano l'integrazione regionale”. Settori cioè che, facendo gola alle multinazionali, dovrebbero portare capitali privati fondamentali per l'esecuzione dei progetti. Tra questi settori, Kogan fa leva soprattutto sul petrolio e sul gas, con i loro 40 miliardi di dollari in esportazioni annuali, seguiti dagli alimenti agricoli e marini, dai metalli, dai minerali e dal turismo. Un esempio di questa impostazione è rappresentato dall'Asse Brasile-Perù che mira a collegare i porti marittimi di Ilo e Matarani, in Perù, con il sistema brasiliano di vie fluviali che inizia nel fiume Madera. In particolare, al fine di risparmiare appena 100 km, il BID ha approvato un progetto che prevede la costruzione della strada Guayaramerín-Cachuela Esperanza-Porvenir, che passa per una delle regioni meno popolate della Bolivia, e quindi con minori benefici per la popolazione, ma di importanza strategica per l'estrazione di risorse naturali come il legno. Processi settoriali di integrazione Altro pilastro dell'IIRSA sono i processi settoriali di integrazione, il cui obiettivo è quello di armonizzare tra loro i quadri legislativi dei dodici Paesi partecipanti, permettendo l'identificazione ed il superamento di quegli ostacoli di tipo normativo ed istituzionale che rallentano lo sviluppo dell'infrastruttura basica della regione. Particolare attenzione si pone sui sistemi operativi di trasporto, per regolare i diritti bilaterali di traffico aereo, sui miglioramenti dei valichi di frontiera, per garantire una maggior efficacia nei flussi dei beni, sugli strumenti di finanziamento, sulle tecnologie delle comunicazioni, nonché sulla creazione di un Mercato Energetico Regionale al fine di facilitare il libero commercio di energia elettrica e gas. Il rischio maggiore è rappresentato dunque dalla perdita di sovranità dei singoli Stati, ponendo in mano degli interessi economici privati la regolamentazione dei diversi settori di integrazione. Società civile in allarme Di fronte ad un quadro così preoccupante e nonostante le poche informazioni di libero accesso, numerose organizzazioni della regione hanno manifestato le proprie inquietudini nei confronti dell'iniziativa, soprattutto in relazione all'impatto sociale ed ambientale dei progetti infrastrutturali ed alla mancanza di trasparenza e di coinvolgimento della società civile. In una recente analisi dal titolo “Un'altra integrazione è possibile ed è in marcia”, la Bank Information Center (BIC), una organizzazione che fornisce informazioni in relazione ai progetti ed alle politiche delle banche multilaterali di sviluppo, evidenzia come fin dall'inizio i diversi gruppi della società civile siano stati esclusi dalla partecipazione all'IIRSA. Nel dicembre del 2003, è stata approvata una serie di regole che avrebbero dovuto garantire la divulgazione pubblica delle informazioni e la partecipazione cittadina nelle diverse fasi di identificazione, valutazione ed esecuzione dei progetti. Fino ad oggi, però, non sono state stabilite delle mete specifiche per assicurare che il processo partecipativo vada avanti. Il rischio maggiore, a detta della BIC, è che il mancato coinvolgimento della società civile organizzata, associato ad un panorama legislativo scadente in termini di tutela ambientale, porti all'approvazione e realizzazione di progetti di grave impatto per l'ambiente e per le popolazioni indigene, come già accaduto con altri progetti finanziati dal BID al di fuori dell'IIRSA. Per evitare che ciò accada, partiti, sindacati, organizzazioni non governative e semplici cittadini latinoamericani chiedono un maggiore impegno dei rispettivi governi nello stabilire una normativa seria che imponga un sistematico coinvolgimento dei parlamentari, attualmente esclusi, in relazione alla gestione, agli investimenti e all'esecuzione dei progetti legati all'IIRSA. Inoltre, considerano indispensabile una divulgazione delle informazioni prima che vengano prese le decisioni relative ai progetti da approvare. Una divulgazione che avvenga non soltanto attraverso internet, mezzo che esclude buona parte della popolazione sudamericana, ma che possa davvero permettere alla società civile di incidere in tutte le fasi di progettazione e, prima ancora, nella stessa identificazione delle priorità d'integrazione regionale.

Impregilio against Argentina  

Il Twenty-seven claims filed against Argentina are still pending at the World Bank’s International Centre for Settlement of Investment Disputes (ICSID).
After the 2001 economic and financial crisis, numerous international companies resorted to this World Bank body to file claims for the alleged violation of an investment protection treaty. In 2007, more than five years after the crisis, ICSID continues to rule and receive claims on this matter. An ICSID ruling condemning Argentina to pay 105 million dollars to the French company Vivendi was recently released. The controversy had been sparked in 1997 when the government of Tucuman withdrew the water and sewage concession granted to this company. According to the Attorney General in charge of the Argentine defense, the Vivendi case has an “incomprehensible argumentation” and the compensation amounts “are not based on any technical report, but rather on two testimonies on record”. A previous ruling – released at the end of July – favoured the US company LG&E, which is a minority shareholder in Gas Natural BAN, one of the gas distributors operating in Buenos Aires province. According to the resolution, the provincial government will have to pay 57.4 million dollars – a figure considerably lower than the requested compensation in the amount of 268 million dollars. The tribunal made up of two South American (Venezuela and Brazil) and one European (Denmark) judge, concluded that the Argentine state “had violated the standards of fair and equitable treatment under the investment protection treaty”, but also admitted the serious nature of the economic crisis suffered by the country. In this context, the tribunal rejected the company’s expropriation claims regarding its assets in the country. However, interested parties may still file a motion requesting the annulment of the arbitral award, which would further extend the process for one or two more years. This ruling serves as antecedent for still pending claims, among them, the one filed by the majority shareholder of Gas Natural BAN, the Spanish company Gas Natural. New claims Recently, the Italian holding company Impregilo also resorted to ICSID. The claim filed by this company exceeds the amount of 100 million dollars and is based on the losses it suffered following Argentina’s devaluation and pesification, and on an alleged violation of the Bilateral Investment Treaty between Argentina and Italy, owing to the expropriation and restatisation of its assets. Impregilo held a 43% stake in the concessionaire Aguas del Gran Buenos Aires, when in early 2006 governor Felipe Solá decreed the termination of contract on the grounds of poor provision of services. In view of this, the company stated that the pesification of contracts and the freezing in tariffs made it essential to review the terms of the contract in question.

Impregilo costruirà un maxi impianto idraulico nella Repubblica dominicana  

Sesto San Giovanni (Mi), 27 febbraio
– Impregilo Spa comunica di aver firmato con l’Ente Nazionale per l’utilizzo delle risorse idriche (Indrhi) della Repubblica Domenicana un contratto, del valore complessivo di circa 60 milioni di dollari, per la realizzazione di un impianto idrico sul fiume Camù, destinato a rifornire di acqua potabile la città di La Vega (300mila abitanti), e con finalità di controllo delle inondazioni, uso irriguo e produzione di energia elettrica. Il progetto, in particolare, prevede la realizzazione di una diga e di una centrale idroelettrica con relative linee di trasmissione. Il periodo di realizzazione sarà di 29 mesi. Il finanziamento è assicurato secondo un contratto di prestito tra il Governo Dominicano e la banca Abn Amro. Impregilo opera nella Repubblica Domenicana da oltre 30 anni dove ha contribuito a realizzare alcune tra le più grandi infrastrutture del Paese (strade, impianti idroelettrici, acquedotti e sistemi di irrigazione). Con l’acquisizione di questo nuovo contratto, Impregilo rafforza la propria presenza nei Paesi dell’America Latina dove vanta, sin dagli anni ’60, una consolidata tradizione operativa che, in coerenza con le nuove linee guida strategiche di Gruppo, intende proseguire e sviluppare valorizzando anche le sinergie con i nuovi soci industriali già presenti nell’area. “ Questa nuova commessa” - ha affermato Alberto Lina, amministratore delegato di Impregilo - “riafferma la centralità di Impregilo nel settore dell’ingegneria e costruzioni non soltanto sul mercato italiano, ma anche sul mercato internazionale, in particolare nell’area del centro-sud America”. Impregilo, in particolare, opera in Venezuela dove sta realizzando le linee ferroviarie Caracas-Cuà e Puerto Cabello-Cagua, in Brasile dove è stata appena terminata la centrale idroelettrica di Ponte de Pedra, in Ecuador dove è in corso di realizzazione la diga di Mazar, in Cile dove è stata realizzata l’autostrada Oriente-ponente a Santiago del Cile, nella Repubblica Domenicana dove si sta realizzando il nuovo acquedotto di Santo Domingo Barrera de Salinidad.

Panama: Impregilo e Astaldi puntano ad acquisire nuove commesse 

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Panama, 05 dic -
L'Autorita' del Canale di Panama ha raccolto le manifestazione di interesse delle imprese che intendono partecipare alla gara per la realizzazione del terzo sistema di Chiuse. Tra i candidati e' presente anche l'italiana Impregilo. L'insieme delle commesse coinvolte ammonta a circa 2,5 miliardi di dollari. Il consorzio Astaldi-Ghella punta invece alle imminenti licitazioni del progetto per la bonifica della baia di Panama.

http://www.ambpanama.esteri.it


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