Dal centro del Sud America agli oceani. Dal Pacifico all’Atlantico. Dall’Atlantico al Pacifico. Non importa quale sia la direzione e il senso. La mèta sarà quasi sempre la stessa: il mercato esterno.
È questa la logica dell’IIRSA (l’Iniziativa per l’integrazione delle infrastrutture regionali in Sud America), un megaprogetto che, come dice il nome, ha come obiettivo quello di unificare le connessioni viarie, fluviali, marittime, energetiche e di comunicazione del continente.
Le vene sempre più aperte dell’America Latina
Di Igor Ojeda (corrispondente di Brasil de Fato a La Paz)
y Luís Brasilino (giornalista di Brasil de Fato)
SIEC-Actualidad Étnica, San Paolo, Brasile
Traduzione di Renata Balducci e revisione di Liliana Piastra - http://www.traduttoriperlapace.org

L’IIRSA è nata a Brasilia nell’agosto del 2000, durante il vertice di mandatari in cui l’ex presidente Fernando Henrique Cardoso faceva da anfitrione, per decisione di 12 paesi sudamericani (solo la Guiana Francese non ha aderito). La Banca Interamericana di Sviluppo (BID) in quell’occasione aveva presentato l’iniziativa e tutti i governanti l’avevano accolta.
Estrazione
“L’IIRSA obbedisce al modello di liberalizzazione dei mercati, privatizzazione ed estrazione delle risorse. L’obiettivo è quello di accelerare l’esportazione delle materie prime”, afferma la messicana Paulina Novo, coordinatrice del Progetto BICECA (sigla inglese per “Costruendo coscienza civica informata per la conservazione dell’Amazzonia Andina”) che sta svolgendo degli studi approfonditi sull’IIRSA. La Novo ricorda che, oltre ai numerosi effetti che i megaprogetti possono determinare sull’ambiente e nelle comunità contadine e indigene (raramente consultate o ascoltate in maniera sufficiente), il progetto mantiene il Sud America in una posizione di dipendenza dai paesi ricchi e può approfondire le asimmetrie interne e regionali dal momento che aprirà ai prodotti brasiliani le porte degli altri paesi del continente. Non a caso, il Brasile è il principale sostenitore dell’iniziativa.
Privatizzazione
L’IIRSA prevede la costruzione di 507 grandi opere in 20 anni, con un investimento stimato di 70 miliardi di dollari. Di questi, secondo Paulina, 21,2 miliardi si stanno già investendo in 145 progetti. Secondo il sociologo Luis Fernando Novoa della Red Brasil sobre Instituciones Financieras Multilaterales (Rete Brasile sulle istituzioni finanziarie multilaterali) l’iniziativa rappresenta il punto d’arrivo delle riforme neoliberiste effettuate dal 1990. “I settori economici che sopravvivano ai processi di ristrutturazione dipendono assolutamente dai mercati internazionali come fornitori, intermediari o distributori. Al posto dei tre pilastri dello Sviluppismo degli anni 60/70- Stato, capitale nazionale e capitale straniero- ciò che si prefigura in questo tipo di progetto è un organismo pubblico-privato che rende operativa e naturale la logica del capitale finanziario e dei settori privati, in nome della competitività, della produttività e della crescita”, aggiunge.

http://www.iirsa.org
Sicurezza giuridica
Per Novoa, si deve affrontare l’IIRSA pensando che non si tratta solo di un semplice progetto , ma di “un metodo per il trasferimento di risorse naturali, mercati potenziali e sovranità ad investitori privati, su scala continentale, con l’appoggio politico e la sicurezza giuridica". Nella pagina internet dell’IIRSA (www.iirsa.org), si può leggere che l’iniziativa ha "come obiettivo quello di promuovere lo sviluppo di infrastrutture, in una visione regionale, per arrivare all’integrazione fisica dei paesi dell’America del Sud e a un modello di sviluppo territoriale equo e sostenibile". Per Magnolia Said, presidente del centro di Ricerca e Consulenza (ESPLAR), le cose non stanno così: il progetto non è stato pensato come un modo per avvicinare i paesi e i popoli, ma come un mezzo per inglobare i territori e adattarli in modo che possano giovare agli interessi del capitale.
Indebitamento
“Nessuno dei progetti infrastrutturali, definiti per le aree di maggior incidenza delle risorse strategiche, è stato pensato per favorire la popolazione povera, gli indigeni, i contadini, coloro che vivono lungo i fiumi o nei quilombos”, sottolinea Magnolia che ricorda come, ovviamente, un piano coordinato e finanziato dalla BID non possa risolversi con la sconfitta della struttura di dominazione. Secondo i dati di Paula Novo, del BICECA, i governi finanzieranno il 62,3% dei progetti dell’IIRSA. L’iniziativa privata apporterà il 20,9%, mentre al resto penseranno istituzioni finanziarie come la BID, la Corporazione Andina di Sviluppo (CAF) e la Banca Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale (BNDES) del Brasile. Ciò significa che si corre perfino il rischio di far aumentare il debito estero dei paesi sudamericani. “Il debito, avverte Elisângela Soldatelli Paim- coordinatrice dei progetti del Nucleo brasiliano di Amici della Terra- non è solo una questione finanziaria, è soprattutto uno strumento politico in quanto garantisce l’implementazione degli interessi delle istituzioni finanziarie multilaterali e delle grandi compagnie interlatine e transnazionali”.
Gli assi dell’esportazione della IIRSA
Per facilitare il riassetto territoriale del Sud America, l’IIRSA divide il continente secondo dieci “Assi d’integrazione”. Spesso sovrapposte e interrelate, le aree comprendono praticamente tutta la regione. Oltretutto, osservandola in una prospettiva più ampia, l’IIRSA si unisce con il Piano Puebla-Panamà (PPP), progetto simile che ha come obiettivo quello di “integrare” sette paesi del Centroamerica e il sud del Messico (per agevolare l’operazione, la Colombia ha già aderito nel 2006): significa che, insieme all’IIRSA, il PPP riorganizza, dalla Terra del Fuoco al Messico, lo spazio latinoamericano. Tra i dieci Assi dell’IIRSA, i quattro che si delineano come fondamentali, per le loro ricchezze naturali e le possibilità di collegamenti, sono l’Amazzonia, l’Idrovia Paranà-Paraguay, il Capricorno e l’Asse Andino.
Pacifico-Atlantico
L’Amazzonia è una regione vitale, giacché possiede un’enorme quantità di risorse naturali e ospita circa il 40% della biodiversità del pianeta. Inoltre possiede tra il 15 e il 20% di tutta la riserva mondiale di acqua dolce non congelata. Oltre alle risorse, la sua “missione” principale è quella di collegare gli oceani Pacifico e Atlantico. Per questo scopo i progetti di tale Asse prevedono la connessione dei porti di Tumaco (Colombia), San Lorenzo, Esmeraldas, Manta (Ecuador) e Paita (Perú) con i porti brasiliani di Manaos e Belém. Il potenziamento dei porti, delle vie terrestri e l’adeguamento delle vie marittime sono già previsti o in attuazione. I fiumi, che quasi sempre attraversano le comunità tradizionali e i parchi naturali, sono elementi chiave: i fiumi Huallaga, Marañón, Ucayali, Amazonas (Perú), Napo (Ecuador), Putumayo (Colombia), saranno i punti di congiunzione con il Rio delle Amazzoni brasiliano.
Sbocco
L’obiettivo è chiaro. Oltre a offrire al Brasile cinque punti di sbocco sul Pacifico (sul quale si affacciano mercati come quello della Cina,della Corea del Sud e del Giappone), oltre alla possibilità di sfruttamento delle risorse naturali della zona e di una maggiore facilità per l’esportazione di prodotti dei paesi andini verso l’Europa, il nuovo corridoio rappresenterebbe un’eccellente alternativa al Canale di Panama. Gonzalo Varilla di Ecolex-Ecuador (Corporazione di gestione e diritto ambientale dell’Ecuador) stima che, mentre ora una nave impiega, dato il traffico, una media di 40 giorni per attraversare quest’ultimo, con il nuovo “canale” impiegherà solo 12 giorni. L’Asse dell’Idrovia Paranà-Paraguay, invece, collegherà attraverso 3.442 chilometri di vie navigabili Caceres, nello stato del Mato Grosso (Brasile) con Buenos Aires (Argentina) sul Rio de la Plata. Stando alla ricerca sull’IIRSA “Territorialità della dominazione”, elaborata da Ana Esther Ceceña, Paula Aguilar e Carlos Motto dell’Osservatorio latinoamericano di geopolitica, lo scopo della succitata idrovia è creare uno sbocco per i prodotti del Paraguay e, soprattutto, per quelli degli stati brasiliani del Mato Grosso, Mato Grosso do Sul e San Paolo. Vale la pena ricordare che in questa zona si trova il Pantanal, la zona umida più estesa del mondo. L’adeguamento delle vie marittime per rendere più agile il trasporto può causare gravi danni al sistema. Secondo lo stesso documento, esiste la possibilità di interconnessione di questa idrovia con la Paranà-Tietè, collegando Buenos Aires e San Paolo, e con l’idrovia del Complesso del Rio Madera e, dato che il Madera sfocia nel Rio delle Amazzoni, si può creare un’immensa via di trasporto fluviale che collegherebbe Belém, nel Parà, con Buenos Aires.
Risorse
Anche l’Asse del Capricorno spicca per le sue ricchezze naturali: il gas boliviano, il petrolio della Bolivia e dell’Argentina, i metalli cileni e argentini, ecc.. Nell’area esistono 16 progetti stradali e 9 ferroviari che cercano, secondo lo studio dell’Osservatorio latinoamericano di geopolitica, di servire il settore agricolo, di allevamento e industriale del Mato Grosso do Sul e di San Paolo. L’Asse Andino che ingloba la Bolivia, l’Ecuador, il Perù, la Colombia e il Venezuela, è un’altra zona dalle ricche risorse, come il petrolio, il gas, la biodiversità, i minerali come il ferro, la bauxite e il rame, ecc.. “Questa fascia ha un interesse essenzialmente estrattivo. Ciò nonostante, la sua ricchezza energetica potrebbe attrarre gli investimenti delle industrie pesanti, come quella siderurgica e metalmeccanica, che consumano risorse energetiche e sono altamente inquinanti”, si evidenzia nel testo di Ana Esther Ceceña, Paula Aguilar e Carlos Motto. Un progetto su misura per le multinazionali brasiliane La Banca Interamericana di Sviluppo (BID) ha suggerito. I paesi sudamericani hanno accettato. Il Brasile ne approfitta. L’IIRSA, anche se è stata concepita per beneficiare i mercati dei paesi ricchi, viene attuata, soprattutto, per favorire i settori economici brasiliani. “La BNDES e le imprese multinazionali brasiliane sono alcuni dei principali attori nell’implementazione dell’IIRSA”, osserva Ricardo Verdum dell’Istituto di Studi Socioeconomici (INESC) secondo il quale il paese cerca “uno sbocco per la sua produzione e l’accesso alle risorse che interessano il suo settore industriale”. “L’internazionalizzazione subordinata del continente americano s’intreccia con una regionalizzazione attiva dei capitali di origine nazionale o presenti in Brasile, con egemonia dell’agribusiness e di settori di servizio sotto controllo o con la forte partecipazione del capitale straniero”, spiega il sociologo Fernando Novoa della Rete Brasile sulle Istituzioni Finanziarie Multilaterali.

http://www.infraest-energ-sudamerica.org/doc47.html
Imposizione
Secondo Novoa,in questo modo si spiega la priorità data dall’IIRSA ai progetti di interconnessione tra l’Atlantico e il Pacifico, porta d’ingresso per i mercati asiatici in evidente crescita.
Per far prevalere i suoi interessi, il Brasile approfitta del suo enorme peso politico ed economico nella regione per “imporre” i megaprogetti agli altri paesi. “Il Brasile agisce con la freddezza di un negoziatore, in difesa dei suoi interessi da vice-impero e degli interessi dei governi alleati, in particolare, del governo statunitense. Agisce come se l’Amazzonia, il Pantanal e le Ande rappresentassero solo un ostacolo per lo sviluppo”, deplora Magnolia Said, presidente di Esplar.
Un esempio della forza politico-economica brasiliana è il progetto di Garabì, sul fiume Uruguay, sulla frontiera tra la provincia argentina di Corrientes e quella del rio Grande do Sul.
“Questo è stato proposto negli anni ’80 ed è rimasto paralizzato per l’opposizione delle popolazioni rivierasche. Dopo l’andata al potere, in Argentina, di Cristina Kirchner il governo di Lula ha ripreso le trattative. Attualmente, questa centrale idroelettrica fa parte dell’iniziativa IIRSA e continua ad essere oggetto delle discussioni a porta chiusa tra i due governi, senza che nessun altro nella regione sappia che fine farà il fiume Uruguay”, spiega Elisângela Soldatelli Paim, coordinatrice dei progetti del Nucleo brasiliano di Amici della Terra.
PAC e IIRSA
In questo contesto,un altro elemento importante da tenere in considerazione è il PAC (Programma di accelerazione della crescita) e la sua relazione con l’iniziativa proposta dalla BID.
“Il PAC è un’appendice nazionale dell’IIRSA. Esistono varie opere inserite nel primo che fanno parte anche della seconda. E altre che non sono presenti nell’IIRSA, ma che sono connesse al processo di integrazione delle infrastrutture, soprattutto strade e idrovie”, chiarisce Ricardo Verdum dell’INESC.
Il Programma, presentato dal governo di Lula come un grande impulso alla crescita dell’economia brasiliana nei prossimi anni, prevede un investimento di circa 290 miliardi di dollari tra il 2007 e il 2010.
Ciò nonostante, secondo Elisângela, la logica del nuovo programma non è quella di promuovere lo sviluppo ma è la stessa dell’IIRSA, vale a dire “creare l’infrastruttura necessaria per garantire lo sfruttamento, ad ogni costo, delle risorse naturali e delle popolazioni”.
Río Madera
In questo modo le grandi opere che non sono ufficialmente incluse nell’IIRSA vi sarebbero intimamente collegate, come nel caso del travaso del fiume São Francisco. “Gli Assi (del travaso) sono stati scelti pensando alle condizioni necessarie per rendere fattibile l’agribusiness nella regione e l’integrazione nei mercati internazionali”, dice Magnolia, di Esplar. I collegamenti con i porti del Pacifico cascherebbero come il cacio sui maccheroni.
Un altro megaprogetto ritenuto essenziale all’interno del PAC, ma che è anche prioritario per l’IIRSA, è il Complesso del fiume Madera, che fa parte dell’Asse Perù-Brasile-Bolivia. Con un preventivo di 16 miliardi di dollari, l’opera alla frontiera con la Bolivia, prevede la costruzione di quattro centrali idroelettriche e un’idrovia.
Ciò nonostante, le organizzazioni sociali denunciano che il suo scopo è favorire i grandi gruppi economici dotandoli di energia a basso costo e che il progetto provocherà enormi danni ambientali e sociali.
Tra gli effetti previsti ci sono le inondazioni delle terre di alcune comunità boliviane e gli impatti sui fiumi della regione. Secondo il Forum boliviano dell’ambiente e dello sviluppo, il 95% della portata totale dei fiumi boliviani affluisce nel fiume Madera che rappresenta anche lo sbocco principale dei sedimenti sospesi e solidi dissolti nel bacino idrografico. Le dighe, se si costruissero, provocherebbero una riduzione della portata e del livello di sedimentazione.
Presidenti di sinistra aderiscono all’IIRSA
Uno degli aspetti che più richiama l’attenzione nella vicenda IIRSA è l’adesione dei governi progressisti, come quello di Hugo Chávez (Venezuela), di Rafael Correa (Ecuador) e di Evo Morales (Bolivia), conosciuti per essere fautori di modelli alternativi di integrazione.
“Questi governi stanno mettendo in discussione alcuni particolari del modello neoliberista, però sono ancora prigionieri di uno “sviluppo economico” che saccheggia le risorse naturali e le popolazioni. La questione è che il modello capitalista neoliberista di produzione e consumo, che dipende e provoca lo sfruttamento della natura e dei popoli, non viene combattuto nelle sue strutture fondamentali”, sottolinea Elisângela Soldatelli Paim.
L’Ecuador di Rafael Correa, ad esempio, è inserito in due degli Assi più importanti dell’IIRSA: quello Amazzonico e quello Andino. Tra le diverse opere previste nel paese, è da sottolineare il progetto Manta-Manaos, uno dei collegamenti tra il Rio delle Amazzoni in Brasile e il Pacifico, alternativa eccellente al Canale di Panama.
Danni socio-ambientali
Il collegamento avrebbe un tratto terrestre, tra Manta e il fiume Napo,in Ecuador, e un tratto fluviale, dal Napo al Rio delle Amazzoni. “A tal fine, si sta investendo in porti, strade, aeroporti e fiumi, affinché diventino navigabili”, spiega Gonzalo Varillas di Ecolex-Ecuador.
Quando parliamo di investimenti ci riferiamo pure ad associazioni con l’impresa privata. Nel novembre del 2006, il governo ecuadoriano ha concluso un accordo con l’impresa Hutchison Port Holdings, di Hong Kong, per una concessione di durata trentennale per la costruzione e la gestione di un terminal per container merci nel porto di Manta.
Oltretutto, occorre dire che, riguardo all’esecuzione del progetto Manta-Manaos (che, stando a Varillas, sarà finanziato soprattutto dalla BNDES), la costruzione delle strade e dei porti fluviali sul territorio ecuadoriano non rispetta i criteri di tutela sociale e ambientale.
Ci sono tratti di strada che attraversano parchi nazionali, come il Llanganates, mentre il porto di Belém è costruito al limite della Riserva biologica di Limoncocha e del Parco Nazionale Yasuní, considerato una delle maggiori riserve di biodiversità del pianeta e habitat di popolazioni indigene in isolamento volontario.
Cambiamenti ineguali
Ciò nonostante, secondo Varillas, l’inclusione dell’Ecuador nell’IIRSA provocherà un altro effetto: la continuazione della dipendenza economica. “Il modello di sviluppo agro-esportatore continuerà e aumenterà”, prevede. Varillas enumera il tipo di scambi commerciali che si svilupperanno, ad esempio, nelle relazioni commerciali con il Brasile. Il paese andino importerà beni di consumo come parti elettroniche, veicoli, medicine, acciaio, macchine industriali e tecnologia, mentre esporterà derivati del petrolio, gamberi, banane, fiori, cacao e succo di maracuyá.
In cambio, i rischi per la Bolivia, secondo le organizzazioni sociali del paese, oltre il Complesso Madera, sono relativi alle strade. “Nel contesto dell’IIRSA,la Bolivia avrà il ruolo del paese di transito, fornitore di servizi e di energia”, sostiene Vivian Pereyra, del Forum boliviano sull’ambiente e lo sviluppo (Fobomade). Il paese, secondo Pereyra, si assumerà tutti i costi delle strade per facilitare il transito di merci straniere. L’Organizzazione indigena chiquitana (OICH) denuncia che un tratto della strada Santa Cruz-Puerto Suárez- che fa parte del “corridoio bioceanico”, progetto recentemente sottoscritto da Brasile, Bolivia e Cile- attraversa territori di popoli indigeni, come i Chiquitano.
Integrazione
Secondo l’ente, nella costruzione della strada verranno spesi 400 milioni di dollari, mentre solo 26,5 milioni saranno destinati all’attenuamento degli effetti socio-ambientali. La strada provocherebbe danni ai parchi naturali e alle zone umide della regione.
Il responsabile socio-ambientale dell’ABC (Amministrazione boliviana delle strade), Máximo Liberman, ha dichiarato che tutto il procedimento per la costruzione delle vie di comunicazione si basa sulle consulte popolari.
Riferendosi alla strada Santa Cruz-Puerto Suárez, Liberaman garantisce che “tutte le comunità e i gruppi indigeni che si trovano lungo l’Asse della strada l’hanno accettata e avallata”.
Secondo Liberman, si sta indennizzando adeguatamente e ci si sta sforzando per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Riguardo alla critica sul ruolo delle strade, giustifica: “Evidentemente queste strade favoriranno il Brasile, ma d’altro canto contribuiscono all’integrazione del nostro territorio. Anche la Bolivia ha bisogno di sviluppare il suo territorio ed esportare i suoi prodotti”.
Il neoliberismo aumenta in Perù e Colombia
Se l’appoggio dei presidenti progressisti ai progetti dell’IIRSA causa un certo stupore, la completa adesione dei governi di destra appare ovvia. Ne è un esempio il Perù di Alan García.
Vista la sua ubicazione geografica, è una delle nazioni fondamentali per l’iniziativa e fa parte dei quattro Assi: quello Andino, l’Amazzonico, quello di Perù-Brasile-Bolivia e l’Interoceanico. Essendo il paese del continente con legislazione più fragile rispetto la tutela dell’ambiente e dei popoli indigeni, il Perù conta 78 progetti dell’IIRSA, con un investimento totale di più di sette miliardi di dollari, stando a quanto riferiscono le organizzazioni locali.
“La politica dell’attuale governo intende acuire e continuare i processi neoliberisti. Il governo precedente aveva firmato un Trattato di Libero Commercio (TLC) e quello attuale lo sostiene, oltre a prendere una serie di provvedimenti per favorire gli investimenti delle multinazionali e proteggerli. L’IIRSA si inserisce in questo contesto”, spiega il peruviano Miguel Palaín,dirigente del Coordinamento andino delle organizzazioni indigene (CAOI).
Debito
Il collegamento tra il Brasile e il Pacifico è garantito da tre progetti stradali e di vie marittime transamazzoniche. Una di queste è la Carretera Interoceánica, che collegherà i porti peruviani con Porto Velho, in Rondônia, passando da Río Branco, in Acre. Il debito cagionato dalla strada, che si svilupperà su aree di grande biodiversità e su terre indigene, si stima in un miliardo di dollari.
Nella Colombia di Álvaro Uribe, principale alleato degli Stati uniti nella regione, una delle strategie per adeguarsi all’IIRSA è stata, fin dal principio del decennio,modificare le leggi per garantire la partecipazione privata nei vari progetti.
“Esistono alcuni documenti prodotti dal Consiglio Nazionale di Politica Economica e Sociale, che regolano in maniera specifica dei temi concreti. In tutti i documenti redatti negli ultimi anni si afferma in maniera chiara che bisogna promuovere la partecipazione del settore privato”, rivela la colombiana Carolina Salazar, dell’Istituto latinoamericano di servizi legali alternativi (ILSA).
Un altro esempio è il Piano Nazionale di Sviluppo 2006-2010 che, secondo Carolina, contiene una palese politica d’esportazione. “Ciò nonostante, la storia ci dice che non si venderanno più prodotti ma che ne arriveranno molti di più”, profetizza.
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