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Nel silenzio generale, da sei anni è in corso di attuazione il più ambizioso piano di investimenti in infrastrutture della storia del Sudamerica. L'obiettivo dichiarato è quello dello sviluppo commerciale della regione e della riduzione della povertà. L'obiettivo temuto è il saccheggio delle principali risorse naturali sotto l'egida dei trattati di libero commercio, con gravi conseguenze sociali ed ambientali.

IIRSA: le nuove vie dell'ALCA

Di Tancredi Tarantino - per Selvas.org 05/07/2006


In questo montaggio fotografico quattro emblematici presidenti che parteciparoino nel 2000 al vertice sudamericano e firmarono la proposta di IIRSA.
Da sinistra verso destra: Noboa (Ecuador), Banzer (Bolivia) Fujimori (Perù) e Pastrana (Colombia)



Era il 2000 quando, in occasione del I Vertice dei Presidenti dell'America del Sud, a Brasilia, prese forma la proposta di Integrazione dell'Infrastruttura Regionale in Sudamerica (IIRSA). Presentata come un'importante opportunità di integrazione fisica della regione al fine di potenziarne la competitività e la produttività, l'iniziativa costituisce in realtà un passo importante a sostegno dei trattati bilaterali e regionali di libero commercio, costituendo una seria minaccia per le popolazioni locali, per le risorse naturali del continente e per la salvaguardia dell'ambiente.

L'IIRSA coinvolge i settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni e consiste ufficialmente in un megaprogetto con il quale, attraverso la costruzione ed il collegamento a livello regionale di strade, vie fluviali, porti, aeroporti, si intende dar vita ad un processo più ampio di integrazione che comprenda la rottura delle barriere doganali, la costruzione di gasdotti ed oleodotti, la diffusione delle moderne tecnologie della telefonia mobile e di internet.

Il coordinamento tecnico e il funzionamento dell'iniziativa è stato affidato a tre banche multilaterali di sviluppo: il Banco Interamericano di Sviluppo (BID), la Corporazione Andina di Risparmio (CAF) ed il Fondo Finanziario per lo Sviluppo della Cuenca del Plata (FONPLATA).
Fin da subito, le tre istituzioni finanziarie hanno svolto un ruolo significativo nel finanziamento degli studi di fattibilità e dei progetti di integrazione, facilitando la partecipazione del settore privato, a differenza di quanto fatto invece con la società civile che con notevoli difficoltà è venuta in possesso di informazioni relative all'iniziativa.

La promessa di finanziamenti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali ha fatto sì che l'iniziativa fosse assunta come obiettivo prioritario da parte dei governi sudamericani. A finanziare i progetti non saranno però esclusivamente le tre banche. Un apporto sostanziale viene dagli stessi Paesi in cui si realizzeranno i progetti e dal settore privato interessato ad investire in infrastrutture con la conseguenza per i governi locali di dover sottostare alle esigenze delle multinazionali, relegando in secondo piano l'obiettivo di miglioramento delle condizioni di vita in America Latina, sostituito da interessi di carattere economico privato.


Assi di Sviluppo
Al BID e alla CAF è stato inoltre affidato il compito di stilare un Piano d'azione di dieci anni che, attraverso l'identificazione di dieci “assi di sviluppo” e sette “processi settoriali di integrazione”, individua gli obiettivi macro dell'IIRSA, all'interno dei quali dovranno inserirsi i singoli progetti da approvare. Fino ad oggi sono stati identificati circa 330 progetti nei tre diversi settori, per un valore economico totale intorno ai 40 miliardi di dollari, ma secondo l'agenda prevista fino al 2010 gli sforzi si concentreranno su 31 interventi.

Secondo quanto previsto nel Piano d'azione, i 12 Paesi coinvolti, in collaborazione con gli investitori privati, dovranno realizzare una fitta rete di infrastrutture che vada dal Venezuela al Cile, dall'Atlantico al Pacifico, passando per la foresta amazzonica e le Ande, e coinvolgendo le zone più importanti in termini di risorse non rinnovabili e di biodiversità.

L'infrastruttura regionale avrà inizio ai confini tra Panama e Colombia, dove si intende costruire un canale interoceanico indipendente dal Canale di Panama. In questo modo si vuole fissare un solido punto di congiunzione con il Plan Puebla Panama (PPP), omologo dell'IIRSA per l'America Centrale, e creare le basi per la realizzazione di un unico grande mercato del continente americano.
Tra gli assi di integrazione che rivestono maggiore importanza strategica, indubbiamente bisogna includere l'Asse Andino, che collega via terra i cinque Paesi andini, quattro dei quali (Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia) stanno per siglare un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti. L'obiettivo è quello di facilitare gli scambi con il Nordamerica ed in particolare le esportazioni della Comunità Andina, rappresentate per il 52% da materie prime generatrici di energia, come gas, petrolio e carbone.



Questo asse permetterà inoltre la connessione dei Paesi andini al nord con l'Asse Amazzonico ed al sud con l'Asse Interoceanico Centrale. Il primo si prefigge la realizzazione o il miglioramento dei collegamenti fluviali tra Brasile, Colombia, Ecuador e Perù. In questo modo si faciliteranno i trasporti all'interno di una zona in cui si custodisce il 30% della biodiversità mondiale, il 20% delle risorse d'acqua del pianeta, il 74% delle riserve di gas naturale dell'America Latina, nonché 4 volte le riserve di petrolio degli Stati Uniti.
Particolare attenzione si presta inoltre alla costruzione di un canale che dovrebbe connettere i fiumi Plata, Amazonas e Orinoco, in modo da realizzare una uscita diretta verso i Caraibi e da qui verso la Florida. Come osserva l'economista messicano Giancarlo Delgado Ramos, ricercatore del Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali, con questa idrovia “potrebbe concretizzarsi il più grande saccheggio dell'acqua sudamericana”. Tra l'altro, come sottolinea uno studio del Foro Boliviano su Ambiente e Sviluppo (FOBOMADE), si tratta di fiumi pericolosi da navigare. Così per esempio non è navigabile il tratto tra il fiume Madera, in Brasile, e il Mamorè, in Bolivia. La soluzione trovata consiste nella costruzione di 3 dighe che comporteranno l'inondazione di centinaia di ettari in una regione malarica, rendendo probabile una diffusione di questa infermità.


L'Asse Interoceanico Centrale collegherà, invece, il Brasile con il Perù ed il Cile passando per la Bolivia ed il Paraguay. In questo modo si tracceranno le rotte più adeguate per il trasporto di materie prime, beni e servizi dall'Atlantico al Pacifico e da lì ai mercati asiatici verso i quali il nuovo continente mostra un occhio di riguardo, come dimostrato nella recente riunione dell'APEC a Santiago del Cile.

Piuttosto che la riduzione della povertà ed il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni latinoamericane, il vero obiettivo dell'integrazione sembra dunque essere rappresentato dalle risorse naturali del continente, sogno proibito di molte imprese multinazionali e governi occidentali. A riprova di ciò, nel corso della Riunione Latinoamericana sul Finanziamento dell'Infrastruttura svoltasi a Buenos Aires nell'aprile del 2004, l'assessore alla Vicepresidenza di Infrastruttura della CAF, Jorge Kogan, nel tentativo di risolvere il problema dei finanziamenti di questo megaprogetto, ha proposto una sinergia tra i governi sudamericani, le istituzioni finanziarie ed i grandi consorzi produttivi che beneficeranno dell'iniziativa. In particolare, Kogan ha individuato alcuni “settori produttivi che orientano l'integrazione regionale”. Settori cioè che, facendo gola alle multinazionali, dovrebbero portare capitali privati fondamentali per l'esecuzione dei progetti. Tra questi settori, Kogan fa leva soprattutto sul petrolio e sul gas, con i loro 40 miliardi di dollari in esportazioni annuali, seguiti dagli alimenti agricoli e marini, dai metalli, dai minerali e dal turismo.

Un esempio di questa impostazione è rappresentato dall'Asse Brasile-Perù che mira a collegare i porti marittimi di Ilo e Matarani, in Perù, con il sistema brasiliano di vie fluviali che inizia nel fiume Madera. In particolare, al fine di risparmiare appena 100 km, il BID ha approvato un progetto che prevede la costruzione della strada Guayaramerín-Cachuela Esperanza-Porvenir, che passa per una delle regioni meno popolate della Bolivia, e quindi con minori benefici per la popolazione, ma di importanza strategica per l'estrazione di risorse naturali come il legno.

Processi settoriali di integrazione
Altro pilastro dell'IIRSA sono i processi settoriali di integrazione, il cui obiettivo è quello di armonizzare tra loro i quadri legislativi dei dodici Paesi partecipanti, permettendo l'identificazione ed il superamento di quegli ostacoli di tipo normativo ed istituzionale che rallentano lo sviluppo dell'infrastruttura basica della regione. Particolare attenzione si pone sui sistemi operativi di trasporto, per regolare i diritti bilaterali di traffico aereo, sui miglioramenti dei valichi di frontiera, per garantire una maggior efficacia nei flussi dei beni, sugli strumenti di finanziamento, sulle tecnologie delle comunicazioni, nonché sulla creazione di un Mercato Energetico Regionale al fine di facilitare il libero commercio di energia elettrica e gas.
Il rischio maggiore è rappresentato dunque dalla perdita di sovranità dei singoli Stati, ponendo in mano degli interessi economici privati la regolamentazione dei diversi settori di integrazione.

Società civile in allarme
Di fronte ad un quadro così preoccupante e nonostante le poche informazioni di libero accesso, numerose organizzazioni della regione hanno manifestato le proprie inquietudini nei confronti dell'iniziativa, soprattutto in relazione all'impatto sociale ed ambientale dei progetti infrastrutturali ed alla mancanza di trasparenza e di coinvolgimento della società civile.

In una recente analisi dal titolo “Un'altra integrazione è possibile ed è in marcia”, la Bank Information Center (BIC), una organizzazione che fornisce informazioni in relazione ai progetti ed alle politiche delle banche multilaterali di sviluppo, evidenzia come fin dall'inizio i diversi gruppi della società civile siano stati esclusi dalla partecipazione all'IIRSA. Nel dicembre del 2003, è stata approvata una serie di regole che avrebbero dovuto garantire la divulgazione pubblica delle informazioni e la partecipazione cittadina nelle diverse fasi di identificazione, valutazione ed esecuzione dei progetti. Fino ad oggi, però, non sono state stabilite delle mete specifiche per assicurare che il processo partecipativo vada avanti.

Il rischio maggiore, a detta della BIC, è che il mancato coinvolgimento della società civile organizzata, associato ad un panorama legislativo scadente in termini di tutela ambientale, porti all'approvazione e realizzazione di progetti di grave impatto per l'ambiente e per le popolazioni indigene, come già accaduto con altri progetti finanziati dal BID al di fuori dell'IIRSA.

Per evitare che ciò accada, partiti, sindacati, organizzazioni non governative e semplici cittadini latinoamericani chiedono un maggiore impegno dei rispettivi governi nello stabilire una normativa seria che imponga un sistematico coinvolgimento dei parlamentari, attualmente esclusi, in relazione alla gestione, agli investimenti e all'esecuzione dei progetti legati all'IIRSA. Inoltre, considerano indispensabile una divulgazione delle informazioni prima che vengano prese le decisioni relative ai progetti da approvare. Una divulgazione che avvenga non soltanto attraverso internet, mezzo che esclude buona parte della popolazione sudamericana, ma che possa davvero permettere alla società civile di incidere in tutte le fasi di progettazione e, prima ancora, nella stessa identificazione delle priorità d'integrazione regionale.



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