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:: Speciale BOLIVIA 2006 - I documenti di Selvas.org ::
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(22 gennaio 2006)
Grazie.
Per ricordare i nostri antenati, con il suo permesso, signor Presidente del Congresso Nazionale, chiedo un minuto di silenzio per Manco Inca, Tupaj Katari, Tupac Amaru, Bartolina Sisa, Zárate Villca, Atihuaiqui Tumpa, Andrés Ibañez, Ché Guevara, Marcelo Quiroga Santa Cruz, Luis Espinal, e molti altri miei fratelli caduti, cocaleros della zona del tropico di Cochabamba, per i fratelli caduti nella difesa della dignità del paese alteño, dei minatori, di migliaia, di milioni di esseri umani che sono caduti in tutta l'America e per loro, Presidente, chiedo un minuto di silenzio.
Gloria ai martiri per la liberazione!
Signor Presidente del Congresso, Signor Álvaro García Linera; presidenti Capi di Stato presenti, molte grazie per la vostra presenza; organismi internazionali; ex presidenti; al Congresso Nazionale, alla Corte Suprema di Giustizia, ai fratelli e alle sorelle dei popoli nativi dell'America, molte grazie per la vostra presenza.
Voglio salutare da qui tutto il popolo boliviano, ringraziare la vita per la vita che mi ha dato, ringraziare i miei genitori - che riposino in pace -, convinto che mi stanno vicini per aiutarmi; ringraziare Dio, la Pachamama, per avermi dato questa opportunità di condurre il paese. A tutti molte grazie. Grazie a loro sono dove sono, e grazie al movimento popolare, al movimento indigeno della Bolivia e dell'America.
Sicuramente abbiamo l'obbligo di ricordare il movimento indigeno, la situazione nell'epoca coloniale, nell'epoca repubblicana e nell'epoca del neoliberalismo.
I popoli nativi sono la maggioranza della popolazione boliviana, e devo sottolinearlo per la stampa internazionale, affinché gli invitati sappiano: l'ultimo censimento del 2001, il 62.2% dei boliviani sono aymaras, quechua, mojeños, chipayas, muratos, guaranì.
Noi nativi, come racconta la storia, siamo stati emarginati, vilipesi, odiati, disprezzati, condannati all'estinzione. Quella è la nostra storia; questi popoli non sono stati riconosciuti nemmeno come esseri umani, anche perché questi popoli sono i padroni assoluti di questa nobile terra, delle sue risorse naturali. Questa mattina, questa alba, con molto piacere ho visto alcuni fratelli e sorelle cantare nella piazza storica di Murillo, la Piazza Murillo, là dove, come in Piazza San Francisco, 40 - 50 anni fa non avevamo il diritto di mettere piede. 40, 50 anni fa i nostri antenati non avevano il diritto di camminare sui marciapiedi. Quella è la nostra storia, questo il nostro vissuto.
La Bolivia sembra il Sudafrica. Minacciati, condannati allo sterminio, eppure siamo qua, presenti. Voglio dirvi che ci sono ancora presenze di gente nemica dei popoli originari, ma noi vogliamo solo vivere in uguaglianza con essi, e per questo motivo siamo qua per cambiare la nostra storia, questo movimento indigeno originario non è concessione di nessuno; nessuno ce lo ha regalato, è la coscienza del mio paese, del nostro paese. Voglio dirvi, affinché lo sappia la stampa internazionale, che ai primi aymaras e quechua che impararono a leggere e scrivere furono cavati gli occhi, vennero loro tagliate le mani affinché non imparassero mai più a leggere e scrivere. Siamo stati sottommessi, ora stiamo cercando di risolvere questo problema storico, ma non con la vendetta perché non sappiamo portare rancore. E voglio dire soprattutto ai fratelli originari dell'America giunti qui in Bolivia: la campagna di 500 anni della resistenza indigeno- negro-popolare non è stata portata avanti invano; la campagna di 500 anni di resistenza indigeno-popolare cominciata nel 1988
1989, non è stata fatta invano.
Siamo qua per dire basta alla resistenza. Della resistenza lunga 500 anni alla presa del potere per 500 anni, indigeni, operai, tutti quanti, per mettere fine l'ingiustizia, alla disuguaglianza, soprattutto alla discriminazione, all'oppressione che ci ha visto sottomessi come aymaras, quechua, guaranì. Rispettiamo, ammiriamo moltissimo tutti quanti, siano professionisti o no, intellettuali o no, impresari e non. Tutti abbiamo diritto di vivere questa vita, in questa terra, e questo risultato delle elezioni nazionali è, giustamente, la combinazione della coscienza sociale con la capacità professionale. E' qui che si potrà vedere come il movimento indigeno originario non esclude nessuno. Magari, magari, anche altri signori potessero imparare da noi
Voglio dirvi con sincerità, e con molta umiltà, che ho visto molti compagni della città, fratelli della città, professionisti, appartenenti alla classe media, intellettuali, perfino imprenditori unirsi al MAS.
Molte grazie, io sono orgoglioso di loro, della nostra classe media, intellettuale, professionista, imprenditoriale, ma li invito anche a sentirsi orgogliosi dei popoli nativi, riserva morale dell'umanità. Possiamo continuare a parlare della nostra storia, possiamo continuare a ricordare le lotte dei nostri antenati: Tupac Katari per restaurare il Tahuantinsuyo, Simón Bolívar che lottò per questa patria grande, Ché Guevara che lottò per un nuovo mondo in uguaglianza. Quella lotta democratica culturale, questa rivoluzione culturale democratica, è parte della lotta dei nostri antenati, è la continuità della lotta di Tupac Katari; quella lotta e questi risultati sono la continuità di Che Guevara. Siamo lì, sorelle e fratelli di Bolivia e dell'America Latina; continuiamo fino ad ottenere l'uguaglianza nel nostro paese, non è importante concentrare il capitale in poche mani affinché molti muoiano di fame, quella politica deve cambiare, ma deve cambiare in democrazia.
Non è possibile che c'è chi continua a cercare di saccheggiare, sfruttare, emarginare. Non solo noi vogliamo vivere bene, sicuramente alcuni hanno diritto a vivere meglio, hanno tutto il diritto di vivere meglio, ma senza sfruttare, senza rubare, senza umiliare, senza sottomettere in schiavitú. Questo deve cambiare, sorelle e fratelli. Voglio dirvi, al movimento popolare, alla gente andina onesta delle città, specialmente al movimento indigeno originario, di guardare attentamente che non siamo soli, né all'interno dei movimenti sociali né dei governi dell'America, dell'Europa dell'Asia, dell'Africa, anche se, purtroppo, fino a questi giorni continua la guerra sporca, la guerra bugiarda
questo non va; questo deve essere cambiato, è una verità che fa male. Ci vogliono umiliare con le bugie, con le calunnie. Ricordate? nel marzo dell'anno scorso, in questa Piazza Murillo si voleva impiccare Evo Morales, si voleva squartare Evo Morales. Questo non deve succedere, questo non deve continuare a succedere, compagne e compagni. Ex presidenti, dovete capire che non si fa, non si emargina, si lotta; si lavora per tutti e per tutte.
Non è importante Evo; Evo, non siamo più in campagna elettorale
, stiamo solo ricordando la nostra storia, quella storia nera, quella storia di permanente umiliazione, quella offensiva, quella delle bugie, ci hanno detto di tutto. E' una verità che fa male, ma non siamo qui per piangere per questi nostri 500 anni; non siamo più in quell'epoca, siamo in epoca di trionfo, di allegria, di festa. È per questo motivo credo sia importante cambiare la nostra storia, cambiare la nostra Bolivia, la nostra America Latina. Stiamo qua in democrazia, e voglio che tutti sappiano - soprattutto la comunità internazionale -, come il nostro vicepresidente della Repubblica diceva in una conferenza, vogliamo cambiare la Bolivia non con le pallottole bensì con il voto, con quello che è la rivoluzione democratica. E perché parliamo di cambiare lo stato coloniale?, dobbiamo metter fine allo stato coloniale. Immaginatevi: dopo 180 anni di vita democratico-repubblicana, siamo arrivati qua, possiamo stare in Parlamento, possiamo stare nella presidenza, nei comuni. Prima non avevamo diritti. Immaginatevi. Il diritto al voto universale del 1952 è costato sangue. Contadini, minatori, tutti armati per ottenere il diritto al voto - che non può essere concessione di nessun partito - si sono organizzati per ottenere quella conquista, con la lotta del popolo.
Immaginate, solo nel 2003 si è potuto ottenere con il sangue il Referendum vincolante affinché il popolo, i boliviani, abbia non soltanto il diritto di scegliere ogni cinque anni chi sarà sindaco, chi il consigliere comunale, chi il presidente, vicepresidente, senatore o deputato; ma anche il diritto di decidere il destino del paese, il nostro futuro. Ed anche quel Referendum vincolante è costato sangue. Lì batteva il cuore dello stato coloniale, ed ancora continua a vivere. Immaginate, non è possibile, non è possibile che non ci sia nell'Esercito nazionale un generale Condori, un generale Villca, un generale Mamani, un generale Ayma. Non c'è ancora, lì batte il cuore dello stato coloniale. Per cambiare lo stato coloniale ci saranno spazi, dibattiti, dialoghi. Abbiamo l'obbligo, come boliviani, di capirci per cambiare questa forma di discriminazione. Si è sempre parlato di democrazia, si lotta per la democrazia, si è sempre parlato di patto per la democrazia, patto per la governabilità. Nel 1997, quando sono arrivato in questo Parlamento, ho visto personalmente che non c'era nessun patto per la democrazia né per la governabilità, bensì patti per la corruzione, patti sul come fare soldi, dove e come; sono felice di dire che tutto questo è giunto alla fine grazie alla coscienza del popolo boliviano.
Manovre su manovre. Su come ingannare il popolo, su come vendere all'asta al popolo. Ci hanno lasciato un paese lottizzato, un paese all'asta. Ne sono quasi convinto: se avessimo avuto amministratori intelligenti, se avessero avuto a cuore questa patria, se avessero amato questa patria e non come alcuni che tengono a questa patria per saccheggiarla ed arricchirsi, se realmente ci fosse stata gente responsabile nell'amministrare questa patria, il suo popolo, la Bolivia starebbe meglio della Svizzera. La Svizzera è un paese sviluppato che non possiede risorse naturali, e la Bolivia con incredibili risorse naturali ha incredibili povertà. Questo è ciò che deve cambiare, e per questo siamo qui per cambiare insieme queste ingiustizie, questo saccheggio eterno delle nostre risorse naturali.
Dopo aver ascoltato le informazioni delle commissioni di transizione, ho potuto vedere come lo Stato non controlla lo Stato, le sue Istituzioni. C'è una totale dipendenza, come abbiamo visto per l'economia, siamo un paese multinazionalizzato. Il pretesto della capitalizzazione ha finito per decapitalizzare il paese. La capitalizzazione intende l'importazione di capitali e non l'esportazione di capitali. Qui si esporta capitale e si esporta oggi come prodotto di quelle politiche di capitalizzazione dell'essere umano. Non si governa così, stimati parlamentari, non si governa così, persone che siete state al Palazzo del Governo e al Parlamento. La politica è una scienza al servizio del popolo, deve servire il popolo e non vivere del popolo, se questa è la politica. Bisogna vivere per la politica e non vivere di politica.
Sorelle e fratelli, le nostre autorità originarie sanno esattamente che quando uno diventa autorità è per servire il popolo, e questo è quello che voglio cambiare, i parlamentari devono stare qui per servire, se realmente sono pronti, a servire per 5 anni. Questo chiediamo, ed in ogni caso troverò ogni modo per farmi capire dal popolo.
Voglio dire che la politica è un modo per risolvere i problemi economici del paese. Abbiamo visto che c'è molta gente che sicuramente cambia dopo un anno, due anni di vita politica. Questo deve cambiare e deve cambiare con l'aiuto di tutti voi.
Non è possibile privatizzare i servizi di base. Non riesco a capire come gli ex governanti abbiano privatizzato i servizi di base, in special modo l'acqua. L'acqua è una risorsa naturale, senza acqua non possiamo vivere, pertanto l'acqua non può essere un affare privato, dal momento che diventa un affare privato viola i diritti umani. L'acqua deve essere un servizio pubblico.
La lotta per l'acqua, per la coca, per il gas naturale ci ha portato fino a qui, sorelle e fratelli. Dobbiamo riconoscere che questa politica dell'equivoco, sbagliata, piena di interessi, risorse naturali all'asta, servizi di base privatizzati ha obbligato la coscienza del popolo boliviano. Abbiamo l'obbligo di cambiare questa politica.
Costituzionalmente il latifondo è incostituzionale. Il latifondo esiste soprattutto per gli interessi dei gruppi latifondisti. Come è possibile che esista ancora il latifondo? Come è possibile che per avere una vacca bisogna avere 20,30,40,50 ettari di terra, che bisogna essere una vacca per ottenere 50 ettari di terra? Questo è parte di un modello economico.
Ci sono famiglie, come a Titicaca, nel Parotami (chiediamo al nostro senatore di Cochabamba di non dormire), stiamo parlando di Parotami, dove non ci sono famiglie che posseggono neppure 5 ettari di terra, ma nemmeno mezzo ettaro, né un quarto di ettaro. Ma nell'oriente boliviano ci sono 50 ettari per vacca. Questo deve essere cambiato, siamo qui, ripeto, per cambiare queste ingiustizie, queste disuguaglianze.
Queste politiche economiche appoggiate da istruzioni esterne, da raccomandazioni esterne, che ci hanno dato? Disoccupazione. Ci hanno detto che in 10, 15 o 20 anni le imprese private avrebbero risolto i problemi di corruzione e di disoccupazione. Sono passati tutti questi anni, c'è più disoccupazione, più corruzione, e per tanto questo modello economico non è la soluzione per il nostro paese, e talvolta non è una soluzione né nei paesi europei né in Africa. In Bolivia il modello neoliberale non funziona.
Abbiamo visto che succede applicando questo modello neoliberale. Lo stato paga perché un giovane, che sia di campagna o di città, impari una professione, la famiglia paga perché un figlio impari una professione, diventa professionista, non ha un impiego, questo professionista pensa all'Argentina, agli Stati Uniti, all'Europa. Un giorno se ne va in Europa, non trova lavoro, che sia o no un professionista. Quanti vostri familiari sono in Argentina, negli Stati Uniti o in Europa? Quanti dei nostri vicini, sorelle e fratelli, sono il prodotto dell'applicazione del modello neoliberale? Questa è la legge della capitalizzazione, queste sono le politiche della messa all'asta, di saccheggio delle nostre risorse naturali.
E una volta arrivati negli Stati Uniti, in Europa o in Argentina o in altri paesi ? purtroppo - e devo dire la verità - arrivano come miserabili. Hanno una professione, ma vanno a lavare piatti. La verità fa male, ripeto un'altra volta: possedendo tante risorse naturali la gente è costretta ad abbandonare il nostro paese. Credo però che abbiamo la responsabilità di correggere questo errore sociale, economico, storico, e tutti insieme possiamo cambiare e correggere questi errori voluti da istituzioni sicuramente straniere.
Immaginate, scuole rurali -chiamate sezioni- senza luce. Siamo nel terzo millennio, e mi ricordo dove sono nato, dove per la prima volta ho visto una sezione, dopo due anni è arrivata la luce, ma in altre sezioni, come Acunami, Chivo, Rosapata, Arcorcaya non c'è ancora la luce. Come sarà in altre comunità? Non ci sono strade, gli insegnati devono camminare ore e giorni per arrivare alla loro sezione. Che hanno fatto i governanti? Forse non sanno cosa soffrono la maggior parte delle persone, i bambini? Invece di versare soldi nelle banche, invece di esportare soldi negli Stati Uniti, in Europa o in Svizzera, perché non hanno investito questi soldi nel loro paese, se sono solidali?
Immaginatevi, in campagna soprattutto, la maggior parte dei bambini muore o pochi si salvano dalla morte. Questo è un problema che vogliamo risolvere, non soltanto con la partecipazione dei boliviani, ma anche con la cooperazione internazionale. Risolvere, non per Evo; non sto chiedendo la partecipazione della comunità internazionale per Evo ma per il popolo boliviano.
E abbiamo bisogno di verità, di verità, che ci sia una coscienza non solo nazionale ma anche internazionale. Sicuramente alcuni paesi devono passarsi la mano sulla coscienza tutte le volte che pensano che la maggioranza non è solo quella boliviana ma quella latinoamericana.
E' una verità che diventa importante. Come trovare quei meccanismi capaci di riparare ai danni di 500 anni di saccheggio delle nostre risorse naturali? Sarà un altro compito che andremo ad affrontare con il nostro governo.
Da questa serie di ingiustizie nasce questo strumento politico per la sovranità, uno strumento politico del popolo, uno strumento politico di liberazione, uno strumento politico per cercare uguaglianza, giustizia, uno strumento politico come il Movimento Al Socialismo che cerca di fare vivere in pace e con giustizia sociale, la cosiddetta unità nella diversità.
Tante marce, scioperi, blocchi stradali, chiedendo salute, educazione, lavoro, rispetto per le risorse naturali, che mai sono state capite.
Non potendole risolvere sindacalmente, il movimento campesino boliviano si è attrezzato per risolverle politicamente, elettoralmente, è il Movimento al Socialismo, è lo strumento politico per la sovranità del popolo.
Per informazione la comunità internazionale, questo movimento non nasce da un gruppo di politici. Questo strumento politico, il Movimento Al Socialismo, non nasce da un gruppo di professionisti. Qui ci sono i nostri compagni della Confederación Sindical Unica de Trabajadores Campesinos di Bolivia, i compagni della CONAMAQ (il Consejo Nacional de Marcas y Ayllus del Qullasuyu), i compagni della Federación Nacional de Mujeres Bartolina Sisa, della Confederación Sindical de Colonizadores di Bolivia, ci sono tre, quattro forze, alcuni fratelli indigeni dell'Oriente Boliviano... nel 1995 abbiamo iniziato a costruire uno strumento politico di liberazione. Di fronte a tanti problemi, ci siamo chiesti quando si sarebbero compiuti tutti gli accordi che avevamo firmato grazie al potere sindacale, al poterete della lotta, della forma comune, accordi che restavano sulla carta.
Abbiamo tonnellate di accordi firmati sulla carta, che non hanno mai risolto i nostri problemi, che non ci hanno mai spiegato e così abbiamo detto: dobbiamo passare dalle proteste alle proposte. Noi stessi siamo i governanti di noi stessi come maggioranza nazionale. E così per fortuna abbbiamo incontrato gente cosciente, sana, della città, professionisti che si sono uniti e il compagno Alvaro García Linera è uno degli intellettuali professionisti della classe media della città che si è unito per appoggiare il movimento indigeno originario. Il mio rispetto, la mia ammirazione al fratello Linera.
Che ha fatto lo strumento politico? Ha solo messo sulla bilancia, come diceva il compagno Santos Ramírez, che viene da una Comunità, professore rurale, quechua, passando dalla lotta del sindacato, dalla Confederación de Maestros Rurales della Bolivia, e con molto orgoglio i quechuas devono esserne fieri, un quechua come Presidente del Senato, grazie al voto del popolo, grazie a questa gente che si è unita. E ci ha detto, come professore, che abbiamo messo sulla bilancia due poteri: il potere della coscienza e il potere economico della bustarella. Perché le istituzioni internazionali, la stampa internazionale, sappiano: il potere della coscienza ha vinto le elezioni nazionali ed il MAS è lo strumento politico.
E non è stato soltanto un trionfo con la maggioranza semplice. Immaginate, del
100% degli iscritti che partecipano alle elezioni nazionali, l'84% è andato alle urne, credo che neppure negli Stati Uniti c'è una simile partecipazione. Questa è la vocazione democratica del popolo boliviano.
Inoltre voglio anche dirvi, nonostante la depurazione ingiusta, illegale che è stata fatta dalla Corte Nacional Electoral, signori membri della Corte Nacional Electoral, non si tratta di un crimine contro la democrazia. Non si tratta di questo. Si tratta di fortificare la democrazia, ci sono tanti documenti che continuano a spiegare come si è fatta questa depurazione illegale. Non importa, nonostante questa depurazione il popolo boliviano ha dimostrato che ha una vocazione democratica per cambiare in democrazia la situazione economica, sociale del nostro paese.
Desidero riconoscere ad alcuni mass-media, professionisti che sempre ci hanno permesso di imparare, ma anche al alcune donne giornaliste... Hanno sempre demonizzato la lotta sociale, condannandola sempre con le bugie. Siamo sottomessi da alcuni giornalisti e mass-media ad un terrorismo mediatico, come se fossimo stati animali, come se fossimo stati selvaggi.
Poi parlano di sicurezza legale. Chi non voleva la sicurezza legale? tutti vogliamo sicurezza legale, ma perché ci sia vera sicurezza legale in primo luogo deve esserci sicurezza sociale e questo si ottiene risolvendo i problemi sociali del nostro paese e se parliamo della Bolivia, risolvendo il problema economico, il problema della formazione, il problema del lavoro, principalmente, perché non ci siano proteste sociali.
Stimati parlamentari, fratelli del popolo boliviano, le elezioni del 18 dicembre dell'anno scorso ci hanno uniti; le elezioni dell'anno scorso hanno dato questo strumento economico al nostro paese.
Sono molto sorpreso, io non sono un banchiere, ho avuto una riunione col settore finanziario a La Paz, a Santa Cruz ed è dimostrato, c'è stabilità economica, non c'è nessuna paura, né di Evo Morales né dei movimenti sociali, men che meno del Movimento Al Socialismo.
Erano bugie quando dicevano: se Evo diventa presidente, non avremo aiuti economici, se Evo diventa presidente, ci sarà il blocco economico. Voglio ringraziare per la visita il rappresentante del governo degli Stati Uniti, señor Shannon. Ieri sera è venuto a farmi visita nella mia umile casa, là dove vivo, per esprimermi la volontà a rendere più forti le relazioni bilaterali, per augurare successo al nostro governo.
Parlando all'inizio del governo degli Stati Uniti, possiamo finire con il governo di Cuba di Fidel Castro: abbiamo l'appoggio internazionale, abbiamo la solidarietà internazionale, e dove sta quello che diceva: se Evo diventa presidente non avremo più l'appoggio internazionale?
Per fortuna il popolo è saggio. Questa saggezza del popolo boliviano bisogna riconoscerla, bisogna rispettarla e bisogna applicarla. Non si tratta di importare politiche economiche o ricette economiche da destra e da manca, e la comunità internazionale deve capirlo: il volere importare politiche in Bolivia è un errore. Le organizzazioni sociali, i consigli degli amautas - che stimo moltissimo - nell'Altopiano paceño, i sindacati del campo e della città, le organizzazioni chiamate capitanerie nell'Oriente boliviano sono una riserva di conoscenze, una riserva di conoscenze scientifiche sulla vita per difendere la vita, per salvare l'umanità. Si tratta di attingere da queste organizzazioni per implementare le politiche e non si tratta di imporre politiche al servizio di gruppi di potere in Bolivia o all'estero.
E questi popoli hanno fatto la vittoria nelle elezioni dell'anno scorso. La nostra profonda gratitudine a chi ha pensato di cambiare la nostra Bolivia.
Al momento di lasciare questo Congresso come parlamentare, voglio esprimere i miei brutti ricordi così come i ricordi belli. Ricordo quando arrivammo qua in quattro: Román, Néstor, Félix ed io, e presentammo disegno di legge. Cosa dicevano? Dicevano: non bisogna approvare la legge o disegno di legge di Evo Morales, se l'approviamo diamo più forza ad Evo Morales, e, come me, hanno bloccato qua i disegni di legge. Inoltre, comprendendo quello che pensavano i nostri compagni, protestavano Evo bloqueador, quando è qui che ci hanno insegnato a bloccare le cose.
Ma voglio dirvi una cosa, parlamentari che non siete del Mas, partiti o raggruppamenti, se scommettete sul cambiamento sarete i benvenuti. Il MAS non emargina, il MAS non esclude nessuno. Insieme, da questo Parlamento, cambieremo la nostra storia.
E voglio chiedere ai parlamentari del MAS: non impariamo la brutta abitudine di bloccare. Se qualche parlamentare di Un, di Podemos, del MNR, si fa portatore di una legge per il suo settore o per la sua regione, benvenuto, bisogna appoggiarla, bisogna insegnare come si approvano le leggi senza bloccarle. Questa mattina, un compagno, Héctor Arce, il nostro avvocato, mi ricordava, prima di venire qui, a questo appuntamento, mi diceva: Evo un giorno come oggi, 22 gennaio, ti hanno espulso dal Congresso Nazionale. Ricordate compagni?, Evo è un assassino, Evo è un narcotrafficante, Evo è un terrorista. Ho detto in quel momento che avrebbero anche potuto espellermi, ma che sarei tornato con 30, 40 parlamentari, anche con 70, 80. Quello che dissi un giorno nel 2002 si è realizzato. Non sono pentito. Piuttosto devo pensare che con quegli atteggiamenti hanno fatto sì che il popolo boliviano, il movimento indigeno, ha vinto le elezioni dell'anno scorso. Molte grazie.
Alcuni dicevano, proprio qui, nei loro discorsi per espellermi: bisogna metter fine al radicalismo sindacale. ora ci tocca dire: bisogna metter fine al radicalismo neoliberale, sorelle e fratelli. Ma lo facciamo senza espellere nessuno, non cerchiamo vendetta, non portiamo rancore, non vogliamo sottomettere nessuno. Qua devono comandare le ragioni, le ragioni per il paese, le ragioni per i poveri, le ragioni per i popoli indigeni che sono la maggioranza nazionale del nostro paese. Non si spaventino i compagni parlamentari eletti di altri partiti. Non vi faremo quello che ci avete fatto. L'odio, il disprezzo, l'espulsione dal Congresso Nazionale... Non preoccupatevi, non siate nervosi. Fra un poco inizieremo i lavori parlamentari. E ricordo anche quando dicevamo con alcuni compagni, dopo il 2002, siamo arrivati qua con le nostre forze, e dicevamo siamo arrivati in Parlamento, al Congresso Nazionale, non perché qualcuno ci ha aiutati ma per la coscienza del popolo, e dicevamo continuiamo ad andare avanti perché stiamo già ad un passo dal Palazzo. Quello che dicevamo si è realizzato, molte grazie a tutti i popoli indigeni originari della Bolivia. Non ci sbagliamo.
Come Parlamento hanno un'enorme responsabilità, come Parlamento hanno un compito da compiere: la domanda a gran voce del popolo boliviano, l'Assemblea Costituente, una rifondazione della Bolivia reclamata dai fratelli indigeni di tutto il paese, da tutto il movimento popolare. Tutti vogliamo un'Assemblea Costituente di rifondazione, e non una semplice riforma costituzionale. Un'Assemblea Costituente per unire i boliviani, un'Assemblea Costituente dove sia rispettata la diversità. Dico questo perché è vero che siamo diversi. Dico grazie al presidente argentino Néstor Kirchner che è qui a farci visita. Fa due, tre giorni quando visiteremo l'Argentina, converseremo molto a lungo su alcuni temi molto importanti. Grazie per le sue raccomandazioni, signor presidente. Ma dopo avere guardato a lungo il presidente Néstor Kirchner ora che siamo colleghi, l'ho guardato da vicino, lui è bianco, io scuro. Quella è la nostra diversità, siamo diversi, ma vogliamo che con l'Assemblea Costituente si possa vivere in una unità della diversità. Siamo diversi, e per questo motivo ho molta fiducia che l'Assemblea Costituente possa essere un spazio, un'istanza che permetta di unire meglio i boliviani.
Parallelamente, insieme dobbiamo garantire il Referendum sull'autonomia. Vogliamo autonomia. Storicamente, i popoli indigeni originari hanno sempre lottato per l'autodeterminazione, ben prima della vita repubblicana della Bolivia. L'Autonomia non è un'invenzione di nessuno, è la lotta dei popoli indigeni di tutta l'America per quell'autodeterminazione, appunto.
Ma vogliamo autonomia, un'autonomia solidale, un'autonomia con reciprocità, un'autonomia con ridistribuisca le ricchezze, autonomia per i popoli indigeni, per le province, per le regioni. E' questo quello che cerchiamo, e questo deve essere fatto unendo la Bolivia, questo deve essere fatto attraverso l'Assemblea Costituente.
Ne sono convinto. Se questo nuovo Parlamento, che è prodotto delle lotte sociali, risponde al popolo boliviano, questo Parlamento sarà l'esercito di liberazione nazionale; questo Parlamento sarà l'esercito per la lotta della seconda indipendenza. Per questo motivo il Parlamento ha la grande responsabilità di garantire le profonde trasformazioni, e se non sarà possibile farle da qui, continueranno i movimenti sociali, il movimento indigeno continuerà a lottare per la seconda indipendenza del nostro paese.
Per questo, con molto rispetto, vi chiedo di compiere il mandato del popolo boliviano, con il Referendum sull'Autonomia e con l' Assemblea Costituente. Sogno, magari tutti sogniamo, di aprire il 6 agosto l'Assemblea Costituente a Sucre, la capitale storica della Repubblica. Apriremo l'Assemblea Costituente alla presenza di molti governi, di molti presidenti, fin da oggi invitiamo a partecipare alla nostra Assemblea Costituente. Certamente molti governi, molti presidenti ci aiuteranno nei lavori di questa Assemblea Costituente. Sarebbe bene rifondare realmente la Bolivia alla presenza della comunità internazionale, degli organismi internazionali, dei nostri presidenti presenti e non presenti, con, come dicono in Spagna, un nuovo patto sociale. Dobbiamo arrivare a questo, è questo quello che cerchiamo con l'Assemblea Costituente. Abbiamo molta voglia e un grande desiderio di cambiare la nostra Bolivia con l'Assemblea Costituente. Io sono sicuro che dopo aver vissuto tanti anni di confronti, è importante ora cambiare i confronti.
Desidero chiedere ai movimenti sociali, alle organizzazioni sindacali di operai, di campesinos, di nativi della classe media, alle istituzioni professionali, a tutti, di scommettere su questo cambiamento. Scommettiamo d'ora in poi per l'Assemblea Costituente. Ho molti desideri, stimati parlamentari, membri del Congresso della Bolivia, ma prima di tutto approviamo la legge per la richiesta dell'Assemblea Costituente e la legge per il referendum per l'autonomia: questo è il nostro compito. Magari insieme, potere legislativo ed esecutivo, possiamo andare avanti velocemente, per far mettere radici alla democrazia cui tutti abbiamo diritto, non soltanto quello del voto, ma anche quello del vivere bene, cambiando le politiche economiche. Certamente il movimento indigeno originale, come pure i nostri antenati, ha sognato di recuperare il territorio e quando stiamo parlando di recuperare il territorio stiamo parlando di recuperare tutte le risorse naturali affinché passino nelle mani del popolo boliviano, nelle mani dello Stato boliviano.
Io sono sicuro, c'è una gran coscienza del popolo boliviano di fronte a questi cambiamenti. È vero che abbiamo bisogno dell'appoggio della comunità internazionale in questo momento. Non vogliamo un Stato mendicante - purtroppo ci hanno trasformati in mendicanti -, non vogliamo che la Bolivia, il suo governo, le sue forze economiche chiedano l'elemosina agli Stati Uniti, all'Europa o all'Asia. Vogliamo che questo termini, ed affinché finisca abbiamo l'obbligo di nazionalizzare le nostre risorse naturali. Il nuovo regime economico della nostra Bolivia deve essere basato fondamentalmente sulle risorse naturali. Questo sarà discusso dall'Assemblea Costituente.
E non solamente nazionalizzare per nazionalizzare. Sia gas naturale, petrolio, o le risorse minerarie o forestali, abbiamo l'obbligo di industrializzarli tutti.
Come è possibile?, dal 6 agosto del 1825 nessuna risorsa naturale è stata industrializzata nel nostro paese. Come è possibile che si sia permesso di esportare solo materia prima?, fino a quando la Bolivia deve continuare ad essere esportatore di materia prima?, come è possibile?, I governanti di tutto questo periodo di repubblica non hanno pensato mai al paese. Non ci si può credere, non lo si può accettare.
Dico di nuovo, ho viaggiato abbastanza discutendo di molti temi a carattere sociale, della foglia di coca, il tema dell'OIT, il diritto dei paesi indigeni, il neoliberalismo della Svizzera. La Svizzera, domando, che cosa ha?, non ha nessuna risorsa naturale, ma vive bene. Compra materia prima dei paesi latinoamericani, la industrializza e ce la vende: perché noi non possiamo vendere prodotti industrializzati all'Europa o ad altri paesi?
Per questo motivo, una sfida, un desiderio, una proposta per tutti, siano militanti del MAS o non siano militanti del MAS: se ci sentiamo di questa terra, di questa nostra patria, della nostra Bolivia, abbiamo l'obbligo di industrializzare tutte le nostre risorse naturali per salvarci dalla povertà.
Sono sicuro che la partecipazione dei nostri professionisti, dei nostri esperti, convoco i nostri esperti, chi ha imparato, intendo, sono diventati esperti su queste risorse naturali, e se ancora non abbiamo esperti in temi energetici chiediamo ai paesi vicini, ai paesi dell'Europa di aiutarci, di insegnarci. Comincio a capire che sembra che non abbiamo buoni esperti, dobbiamo imparare, devono imparare i nostri professionisti, i nostri esperti per industrializzare prima di tutto le risorse naturali come il gas, il petrolio, e scommettiamo che riusciremo a recuperare le risorse naturali.
Fratelli di Bolivia, stimati parlamentari, istituzioni tutte, movimenti sociali, in questa prima fase applicheremo una politica di forte austerità. Non è possibile che lo stipendio base sia in media di 450 bolivianos mentre noi parlamentari ne guadagnamo più di 20.000, non è presidente il presidente che guadagna 27.000, 28.000 bolivianos se lo stipendio di base è di 450 bolivianos. Per senso morale, per il nostro paese, abbiamo l'obbligo di ridurre del 50% il nostro stipendio. Non è possibile che in questo Parlamento ci siano voci fantasma. Con molto rispetto al compagno di Edmundo Novello, presidente della Camera dei Deputati, non sapete come ha vissuto nella sua infanzia, grazie ai suoi sforzi e alla sua famiglia è un professionista, un altro presidente di una delle Cemere, un quechua, un avvocato prima di questo. Desidero chiedere ai presidenti delle Camere che si faccia una ricerca approfondita, chi si è sporcato di malversazione, come sono stati spesi i soldi della presidenza, queste spese fantasma devono finire, come le voci relative alle spese riservate, che servono solo per rubare e uccidere. Come è possibile che in un governo democratico ci siano spese riservate? In ogni caso, questo deve finire e adesso questa decisione è nelle mie mani. Non ho alcun problema nell'eliminare la voce spesa riservata.
I parlamentari di Podemos, del MNR, stanno applaudendo questa politica di austerità, molto bene, molte grazie. Magari sia la prima risoluzione di questo nuovo Congresso!
Voglio anche dirvi, stimati congressisti, come cambiare le politiche sulla terra. Voglio dirvi che le terre produttive o che stanno producendo o che hanno una funzione sociale ed economica devono essere rispettate, sia che siano di 1.000 ettari, di 2.000 ettari, di 3.000, o 5.000 ettari. Ma quelle terre che servono solo per accaparrare ricchezze immobiliari o per essere rinegoziate, queste saranno rese allo Stato per essere ridistribuire alla gente che non ne ha.
Come sarebbe meglio, prima di ridistribuire le terre, per legge o per decreto, o mediante il dialogo, che le persone che si sono accaparrate terre e che le tengono improduttive le restituiscano allo Stato, in modo da risolvere il problema delle terre
Non è possibile che ci sia la schiavitú in alcuni settori del latifondo. Devono passarsi la mano sulla coscenza le persone che tengono come schiavi i nostri fratelli, specialmente nell'Oriente boliviano. Non credo che sia una menzogna quello che abbiamo appreso attraverso i mezzi di comunicazione, dalla stampa. Magari non ci sia più schiavitú, magari sia una menzogna quello che dice la stampa, ma se c'è veramente la schiavitú, dobbiamo debellarla, che quegli schiavi siano padroni di quelle terre nell'Oriente boliviano.
Visto che parliamo di temi sociali, immaginate, più del 20 % di boliviane e boliviani sono analfabeti. Non si può permettere che ci sia ancora analfabetismo. Come abbiamo detto molte volte, abbiamo molta voglia, abbiamo molti desideri, di mettere fine all'analfabetismo, e non solamente con l'appoggio nazionale, ma anche con l'appoggio internazionale.
Ci sono già i primi accordi col governo di Cuba, ci sono già i primi accordi con i governo del Venezuela, entrambi disposti ad aiutarci con esperti per mettere fine all'analfabetismo.
Non è possibile che ci siano sorelle e fratelli della campagna senza documenti d'identità, senza documento personale. In Europa perfino i cani hanno il passaporto, e nel nostro paese ci sono famiglie, purtroppo per l'assenza dello Stato, che non sanno neanche quando sono nati, dove e da chi è nato. Vogliamo che tutti le boliviane e boliviani abbiano documenti d'identità, e a questo proposito ringraziamo di avere a disposizione l'esperienza del Venezuela, di come si inizia a disporre una campagna per la documentazione personale.
Saranno azioni immediate quelle che dobbiamo fare per riparare a questo danno, a queste disuguaglianze nel nostro paese.
Perdonatemi compagni, non sono abituato parlare tanto, non pensino che Fidel o Chávez mi stanno contagiando, ma ci sentiamo obbligati a dire la verità sulla nostra Bolivia, e per non confondermi in questa mia prima volta mi ero preparato un discorsino
che non ho più seguito, perdono!
Sapete, stimati parlamentari, sorelle e fratelli boliviani, che c'è bisogno davvero di previdenza sociale
a volte bisogna riconoscere
io rispetto, stimo il Bonosol, ma non credo che dobbiamo affidarci solo al Bonosol, come succede in questi giorni, perché i nostri anziani abbiano una previdenza sociale, che sia un beneficio universale per tutti.
Come cambiare per esempio la sanità, e bisogna riconoscere che è un passo importante quello da fare sulla Legge SUMI. La rispettiamo ed l'appoggiamo, ma questi temi sociali non possono essere usati solo per la politica elettorale. Per fortuna la campagna elettorale è finita, e vogliamo dire - e qui abbiamo bisogno della cooperazione internazionale - che invece di avere solo ospedali privati, che abbiamo bisogno di ospedali mobili per il popolo.
Mi dispiace molto dire che ho capito, e che ho visto da vicino la tremenda corruzione che c'è nel Servizio Nazionale per le Strade, come se fosse una vera dogana. Magari, per senso morale, in questo momento alcuni funzionari di queste istituzioni dello Stato stiano già rinunciando al loro incarico affinché si faccia spazio a nuova gente capace di insegnare come si lavora, come si amministra con onestà
Ci sono imprese che negoziano il 15 %, il 20 %, portandoci via queste somme. Dobbiamo smetterla, e per questo, veramente, con molta onestà, con molta umiltà chiedo ai parlamentari che non sono del MAS: aiutandoci, insieme la smetteremo. Avete l'opportunità di chiedere rivendicazioni, voi parlamentari che avete sicuramente tutto il diritto di passare all'opposizione, ma contro la corruzione dobbiamo lavorare insieme per vincere. Ci saranno molte inchieste per corruzione.
Non è possibile che i nostri governi ci hanno fatto vincere il subcampionato della corruzione. Come è successo, come, Don Jaime? (il riferimento è all'ex presidente Jaime Paz Zamorra, ndt), Non puoi farlo
che cosa dice la comunità internazionale?, la comunità internazionale dice magari vinci, e tutti in coro mi dicevano che ripudiano, condannano la corruzione. Purtroppo questa è la situazione, ma non è il boliviano appiedato, non è il boliviano quechua, aymara, lavoratore della città, il corrotto. Sapete che cosa ho ascoltato, ho visto, stimati parlamentari, quando sono stato in Argentina, in Europa, Barcellona soprattutto? il boliviano che va là a cercare lavoro è considerato un lavoratore onesto, anche se non ha il certificato di residenza, e l'impresario catalano, o l'impresario cinese in Argentina, o l'impresario argentino per un boliviano il lavorò ce l'ha sicuramente perché il boliviano è onesto e lavoratore. Questi sono i veri boliviani.
E per questo chiedo aiuto a voi della comunità internazionale per sradicare la corruzione, perché non possiamo che per poche famiglie, per alcune famiglie, la Bolivia sia al secondo posto della graduatoria dei paesi più corrotti a livello latinoamericano o mondiale. Questo deve finire.
Incominciamo con il settore delle strade. Magari durante questo nostro governo riusciamo a collegare la Bolivia con i paesi vicini, questo è, per esempio, quello che chiede il popolo orureño: una strada asfaltata Oruro-Pisiga. Grazie alla CAF, a Don Enrique García, posso quasi dirvi che abbiamo garantito il finanziamento per la strada Oruro-Pisiga. Magari altri organismi possano aiutarci, cooperino per collegare Potosí con Villazón. Grazie per l'invito del presidente Kirchner che mi invita ad inaugurare la costruzione del ponte La Quiaca Villazón. Presto saremo là, con lei, presidente. Magari potremo firmare alcuni accordi per collegare la Bolivia con l'Argentina, ma per avere la strada asfaltata da Potosí, da La Paz fino a Villazón, ancora non abbiamo il finanziamento. Vogliamo che i tecnici c'aiutino a studiare progetti e a proporne. Magari il progetto più desiderato si sta già eseguendo verso il Brasile, molte grazie, prima dirigente e ora presidente compagno Lula, per insegnarmi, per orientarmi, e per esprimere anche il suo appoggio al nostro governo.
Abbiamo molta voglia di collegare La Paz, Beni con Bolpebra, la frontiera del Brasile con quella con il Perù. È vero che non abbiamo molti parlamentari di Beni e Pando. Chiedo ai parlamentari di Beni e Pando di unirci tutti insieme (stanno salutando, molte grazie) senza egoismo, senza individualismo, senza ambizioni di potere o economiche. Lavoriamo per la nostra regione, colleghiamo La Paz con l'Oriente boliviano facendo una buona strada, fratelli compagni di Pando e Beni, questo è il mio desiderio.
Possiamo continuare a parlare di molti temi relativi allo sviluppo del paese boliviano, ma fondamentalmente è importante potenziare, fortificare le micro e piccole imprese. Per fortuna la Banca Interamericana di Sviluppo e molte istituzioni, come le Nazioni Unite, ammirano come i micro e piccoli impresari qui riescano a generare fonti di lavoro, e per questo motivo dobbiamo assolvere al contro compito di creare una banca che sia stimolo per lo sviluppo del paese boliviano, che appoggi le imprese comunitarie, appoggi le cooperative, le associazioni delle micro e piccole imprese.
Dopo aver viaggiato in 10 giorni per i 4 continenti, e dopo aver incontrato circa 8 presidenti, otto governi, mi sono reso conto che c'è molta solidarietà, molto appoggio, e voglio dirvi che abbiamo la grande opportunità di approfittare di questa solidarietà, di questo appoggio internazionale, e questo non è solamente una responsabilità di Evo Morales, ma è responsabilità di tutti noi i boliviani.
E per questo convochiamo
voglio dire ancora una volta ai tecnici che è importante progettare politiche di sviluppo economico, sociale per il nostro paese.
Vogliamo anche dire alla comunità internazionale, la droga, la cocaina, il narcotraffico non fanno parte della cultura andina amazzonica. Purtroppo questo è un male che ci hanno importato, e bisogna smetterla col narcotraffico, bisogna smetterla con la cocaina, non ci sarà bisogno di coca zero se scommettiamo sul cocaina zero, narcotraffico zero.
Approfitto di questa opportunità per dire al governo o al rappresentante del governo degli Stati Uniti, che vogliamo fare un'alleanza, un accordo di lotta effettiva contro il narcotraffico, vogliamo allearci nella lotta contro il narcotraffico.
Sappiamo e siamo convinti che il narcotraffico fa male all'umanità, ma che la lotta contro il narcotraffico, che la lotta contro le droghe, che la cocaina non può essere una scusa affinché il governo degli Stati Uniti domini o sottometta i nostri paesi. Vogliamo dialogo senza sottomissione, senza ricatti, senza condizionamenti.
E per questo vogliamo fare una scommessa da qua, per mettere fine a questo male dell'umanità, una scommessa perché è importante che i prodotti delle regioni cocaleras e non cocaleras abbiano mercato. Io sono molto sorpreso
voglio dire agli agricoltori e agli allevatori di Santa Cruz che ho due proposte di due governi che vogliono comprare zucchero. Sono governi dell'Asia che, in specialmodo, vogliono comprare soia, ma mi chiedono una produzione di un milione di tonnellate all'anno: bisogna produrne tanto per vendere soia all'Asia ed altri paesi vicini.
E con tutta la mia stima, saluto il presidente del Cile. Molte grazie per la visita. E' qui presente il presidente del Cile.
Il movimento indigeno originario comincia ad essere storia, e la presenza del presidente del Cile è parte di questa storia. Ho molta fiducia nel paese cileno, nelle sue organizzazioni sociali, nella comprensione di questo stato per saldare o riparare a quel tema storico che abbiamo in pendenza col Cile.
Necessitiamo di relazioni come due paesi vicini e fratelli. Fino a quando possiamo continuare a vivere in inimicizia con un paese vicino? La presenza del presidente del Cile Ricardo Lagos genera una speranza per il paese boliviano, e per questo salutiamo ancora una volta il presidente di Cile che è presente qui, con noi.
Il movimento indigeno pratica la reciprocità. Di fronte all'invito del presidente del Cile per il passaggio dei poteri in Cile (si riferisce alle elezioni dello scorso gennaio, ndt), confermiamo che ci saremo, non abbiamo nessuna paura, e che come nostro desiderio chiediamo quello che va bene ai cileni, chiediamo di rafforzare i legami amichevoli, di approfondire i temi commerciali, in modo tale da risolvere i problemi storici. È importante, sorelle e fratelli di Bolivia, organismi internazionali, stimati parlamentari, rifondare la COMIBOL per riattivare il settore minerario nel nostro paese. È importante che la Bolivia sia nuovamente un paese minerario come lo è stato per anni - chi sa - per millenni. E' importante rendere più forti le nostre cooperative minerarie, anche loro qui presenti con i loro guardatojos. Questa è la nostra Bolivia, e questo è lo schieramento del MAS:minatori, operai, intellettuali, tutti uniti per risolvere un problema sociale ed economico del nostro paese.
In questo processo di cambiamento, voglio fare una domanda alla comunità internazionale sul debito estero. Certamente noi popoli indigeni non siamo responsabili di un simile indebitamento e per giunta senza alcun vantaggio per i popoli indigeni. Ciò non vuol dire ignorare il debito estero, ma è importante che anche la comunità internazionale guardi con responsabilità, con serietà - chiediamo con ogni rispetto - alla possibilità di condonare questo debito estero che ha fatto tanto danno e che ha causato la dipendenza del nostro paese.
Per fortuna alcuni paesi, per fortuna alcuni governi, per fortuna alcune istituzioni hanno già condonato il debito. Dico a nome del paese boliviano, a nome delle organizzazioni sociali, molte grazie per questo, per aver condonato un debito che deve crescere però in modo giusto. Grazie se potrete condonare, se è possibile, tutto il debito estero.
È importante sviluppare un'economia con sovranità, e vogliamo sfruttare questa occasione per andare avanti, studiano alcune proposte su come imprese dello Stato possono esercitare, non solamente il diritto di proprietà sulle risorse naturali, ma anche come possono entrare nel giro della produzione. Apprezziamo la richiesta di Petroamérica ed ai presidenti del Brasile, del Venezuela, dell'Argentina chiediamo di non escluderci da una politica energetica. Tutti insieme dobbiamo risolvere il tema energetico non per Evo, bensì per il popolo e per i popoli latinoamericani.
È vero che la Bolivia ha bisogno soci, non padroni delle nostre risorse naturali. Certamente il nostro governo, come già anticipato, farà investimenti pubblici, voglio dire in imprese dello Stato, sia in America, sia in Europa, sia in Asia. Ci saranno anche investimenti privati, soci dello Stato, soci delle nostre imprese. Garantiamo gli investimenti, ma garantiamo anche che le imprese hanno tutto il diritto di recuperare quello che hanno investito, garantiamo il loro diritto al guadagno, ma vogliamo solo che quel guadagno sia equilibrato, che lo Stato, il popolo si avvantaggi di queste risorse naturali.
Sono convinto che solo producendo possiamo venir fuori dalla povertà, per la Bolivia è importante fare commerci, buoni commerci. Durante il lungo viaggio che ho fatto, grazie per essere stato invitato, ho imparato che il presidente del governo deve organizzare buoni commerci per il suo paese.
Nessuno mi ha guidato, mi sono reso conto con le spiegazioni, dal lavoro che fanno, che è importante discutere, analizzare profondamente le politiche di commercio in vigore, sia l'Alca, sia il Can, MERCOSUR, il TLC, bisogna discuterli, se sono mercati buoni per i micro-piccoli imprenditori, se sono mercati per i prodotti che producono le imprese comunitarie, associazioni, cooperative. Se si hanno garanzie in questi mercati, che ben vengano, perché si tratta di garantire evidentemente mercati per i poveri, per quelle organizzazioni. Stiamo vedendo qui il distacco di alcuni governi, di alcune istituzioni che non chiedono di garantire mercati con prezzi giusti. Noi vogliamo vendere i nostri prodotti, non è un problema di produzione, almeno per alcuni prodotti. La produzione c'è, quello che manca è chi compra; qui non mancano le ricchezze, qui di ricchezze ce n'è tante. Ma queste ricchezze purtroppo stanno nelle mani di poca gente, quindi quelle risorse, quelle ricchezze devono arrivare nelle mani dei boliviani.
Sono convinto, come qualcuno detto, che nel mondo esistono paesi grandi e paesi piccoli, nel mondo esistono paesi ricchi e paesi poveri, ma in tutti questi paesi siamo tutti uguali, e sono nostri diritti il voler essere degni e sovrani, e soprattutto riconosco il valore di un messaggio dei nostri antenati. Tupac Yupanqui ha detto: un popolo che opprime un altro popolo non può essere libero. Noi non abbiamo bisogno di sottomissioni, né di condizionamenti. Vogliamo avere relazioni con tutto il mondo e non solamente con i governi ma anche con i movimenti sociali - già li abbiamo - vogliamo fortificare queste relazioni orientandoci verso la soluzione dei nostri problemi, problemi di paesi che vivono in democrazia, cercando giustizia, cercando uguaglianza. Questo è il nostro più grande desiderio.
Sorelle e fratelli presenti e non presenti in questo Congresso, dopo aver ricevuto questo grande risultato elettorale, sono molto contento, molto appoggiato, mai avrei pensato di poter arrivare fino a qui, mai ho sognato di essere presidente, molte grazie la popolo boliviano.
Ai presidenti, sono i miei fratelli più anziani, chiedo con molto rispetto, con molta umiltà, di non abbandonarmi durante questo governo con il quale voglio cambiare la mia Bolivia e con cui voglio risolvere i problemi sociali. Con vera ammirazione e rispetto, ai rappresentanti del governo spagnolo, al Principe
un saluto speciale, un saluto speciale soprattutto alla Regina
voglio dirvi che ho ricevuto molta solidarietà dalla Regina: in questo momento in Europa è inverno, e i giorni che ho passato in Spagna c'era freddo e mi sono raffreddato e la Regina ha preso il telefono ed ha chiamato il suo medico e in pochi minuti c'erano le medicine curarmi, da regina a medico di Evo Morales, molte grazie.
Voglio dire agli organi internazionali che non sono un ladro, voglio dire che cominceremo con il garantire l'onestà nel mio governo, chiedendo come prima cosa a chi formerà il gabinetto che rispetti zero nepotismo, zero corruzione perché questo sarà il segno di distinzione di questo nuovo gabinetto. Vogliamo governare con le leggi che ci hanno lasciato i nostri antenati, con i loro principi, non rubare, non mentire, non essere pigro: queste sono le nostre regole.
In verità voglio dire a voi parlamentari, voglio dire al popolo boliviano da questo Parlamento Nazionale, alla comunità internazionale, come primo presidente di provenienza indigena voglio essere il miglior presidente dei boliviani e, perché non dirlo, dei latinoamericani.
Per questo ho bisogno del vostro appoggio, di tutti voi, e sono sicuro di poter contare su questo appoggio e con questi applausi mi avete risposto.
Finalmente, per terminare questo mio intervento, ogni mio rispetto al movimento indigeno originario di Bolivia e d'America, ai movimenti sociali, ai loro dirigenti che hanno atteso questo momento, ai professionisti e agli intellettuali che si sono uniti per cambiare la nostra storia.
Voglio salutare la mia terra di origine, Orinoca, che mi accompagna sempre, la mia terra Orinoca, nel Carangas del Sud, dipartimento di Oruro, che mi ha visto nascere e che mi ha educato all'onestà. Grazie, popolo orureño, grazie orinoqueñi.
Voglio salutare e ringraziare il Sindacato di San Francisco Bassa della zona di Central Villa 14 Settembre, la Federazione del Tropico, le 6 Federazioni del Tropico di Cochabamba. Cochabamba, che è il luogo della mia nascita alla lotta sindacale e alla lotta politica. Grazie ai cochabambinos per avermi permesso di vivere a Cochabamba e imparare molto da Cochabamba.
Queste due terre mi hanno insegnato molte cose della vita, certamente adesso sarà la Bolivia che mi insegnerà a comportarmi bene.
Porterò a termine il mio compito, come dice il Subcomandante Marcos, governare obbedendo al popolo, governerò la Bolivia obbedendo al popolo boliviano.
Molte grazie.